Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Lunedì, 03 Febbraio 2025 06:45

Esseri boschivi

Mc evidenzia il confronto tra Gesù e scribi e farisei, cui Egli rimprovera l’ipocrisia delle apparenze - adorando la loro tradizione anziché Dio stesso - e trascurando il comandamento dell’Amore.

Francesco d’Assisi detestava le apparenze, i riti osservati per mera vanità, l’onore a Dio dato con le labbra e non con l’adesione del cuore; mancando al comandamento dell’Amore, Sostanza di Dio.

Non sopportava l’ipocrisia delle ‘abluzioni’ che misconoscono la carità da estendere al prossimo.

Esortava i suoi fratelli a testimoniare il Vangelo con audacia, annunciando in ogni occasione la Parola; senza inginocchiarsi a precetti astratti.

Scorrendo gli episodi che ricordano tale nuovo senso di purità, risulta particolarmente interessante un brano delle Fonti:

I frati, nel loro ideale tutto interiore "Quando incontravano una chiesa o una croce lungo la via, s’inchinavano a recitare una preghiera e dicevano devotamente:

«Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo per tutte le tue chiese sparse nel mondo intero, poiché tu lo hai redento per mezzo della tua santa croce».

Erano convinti, di fatto, di essere in un luogo sacro, dovunque incontrassero una croce o una chiesa.

Ognuno che li vedeva, ne era fortemente meravigliato, per quel loro modo di vestire e di vivere così differente da qualunque altro: sembravano proprio degli esseri boschivi.

Dove entravano, fosse una città, un castello, un villaggio, un’abitazione, annunziavano la pace, esortando uomini e donne a temere e amare il Creatore del cielo e della terra, e ad osservare  i suoi comandamenti.

C’era chi li stava ad ascoltare volentieri e chi al contrario li beffava.

Per lo più venivano bersagliati da una tempesta di domande […]

Benché riuscisse fastidioso rispondere a tante interrogazioni, essi confessavano con semplicità di essere dei penitenti oriundi di Assisi […]" (FF 1441).

Scevri da cerimoniali, annunciavano il Regno di Dio con autenticità e non solo con le labbra, ma con la  testimonianza di vita, che

evidenziava la Parola letta e pregata.

Non schiavi d’inutili osservanze di costume, bensì tenaci servitori del Vangelo a ogni costo.

Non era diretto a loro il monito di Gesù:

«Lasciando da parte il comandamento di Dio, osservate la tradizione degli uomini» (Mc 7,8).

Tale ammonizione riguarda piuttosto  coloro che prendono gloria gli uni dagli altri, trascurando ciò che piace a Dio.

 

«Bellamente annullate il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione» (Mc 7,9)

 

 

Martedì 5.a sett. T.O. (Mc 7,1-13)

Domenica, 02 Febbraio 2025 06:06

Innumerevoli guarigioni

L’evangelista Mc evidenzia come al passaggio di Gesù, ovunque, la gente accorresse a portare sulle barelle i malati da guarire.

Sulle orme del Maestro, in ogni luogo Francesco operava guarigioni.

Aveva ricevuto speciali carismi in favore della gente, che voleva toccarlo per essere sanata.

Nelle Fonti, a tale proposito, c’è un episodio interessante e commovente.

A Susa, un giovane di Rivarolo Canavese, di nome Ubertino, entrato nell’Ordine dei frati minori, in seguito ad uno spavento terribile, divenne pazzo e colpito da paralisi nella parte destra, perdendo sensibilità, moto, udito e parola.

I frati erano erano affranti nel vederlo steso nel suo letto in quello stato.

Alla vigilia di S. Francesco ebbe un momento di lucidità e si mise ad invocare il padre in modo accorato.

All’ora del mattutino, mentre tutti i frati erano in coro, il beato padre apparve al novizio nell’infermeria, facendo risplendere una gran luce in quell’abitazione.

Il padre gli pose la mano sul fianco destro facendola scorrere fino ai piedi; gli mise le dita nell’orecchio e gli fece un segno particolare sulla spalla destra, dicendo:

«Questo sarà per te il segno che Dio, servendosi di me, che tu hai voluto imitare entrando in Religione, ti ha ridonato perfetta salute» (FF 1325).

Poi gli mise il cingolo e gli disse:

«Alzati e va’ in chiesa a celebrare devotamente, insieme con gli altri, le prescritte lodi di Dio» (FF 1325).

Il giovane cercava di toccarlo con le mani e baciargli i piedi, in segno di ringraziamento, ma il beato padre scomparve dalla sua vista.

Il giovane andò, poi, in chiesa a celebrare le lodi ormai guarito, fra lo stupore degli astanti.

Francesco, apostolo di resurrezione, in vita e in morte operò tante guarigioni nei corpi e nei cuori di molte persone.

Queste volevano toccare la sua tunica, il suo mantello, il suo cappuccio, credendo fermamente di poter essere sanate e ritrovando la fede nel Dio che lo aveva inviato.

 

«E lo supplicavano di toccare anche solo la frangia del suo mantello; e quanti lo toccarono erano salvati» (Mc 6,56).

 

 

Lunedì 5.a sett.T.O. (Mc 6,53-56)

 Francesco aveva compreso che le parole del Crocifisso di S. Damiano non si riferivano alla ricostruzione del piccolo tempio, ma al rinnovamento della Chiesa nei suoi membri.

Aveva deposto i panni della penitenza per assumere la veste "minoritica", cingendosi i fianchi con una rude corda e coprendosi il capo con il cappuccio in uso presso i contadini del tempo, camminando a piedi scalzi.

Aveva iniziato la sua missione apostolica sposando Madonna Povertà per divenire, come suggeriva Gesù, pescatore di uomini, nella fede.

Le Fonti, in modo trasversale, forniscono quadretti significativi di questo farsi "pescatore" nell’annuncio della Parola di salvezza.

Leggiamo, infatti, nel suo rivolgersi ai frati:

«Fratelli carissimi, consideriamo la nostra vocazione. Dio, nella sua misericordia, ci ha chiamati non solo per la nostra salvezza, ma anche per quella di molti altri.

Andiamo dunque per il mondo, esortando tutti, con l’esempio più che con le parole, a fare penitenza dei loro peccati e a ricordare i comandamenti di Dio».

E proseguì:

«Non abbiate paura di essere ritenuti insignificanti o squilibrati, ma annunciate con coraggio e semplicità la penitenza. Abbiate fiducia nel Signore, che ha vinto il mondo!» (FF 1440).

Francesco aveva gettato le reti nel mare della società del tempo per portare anime a Dio e questo insegnava a fare ai suoi frati.

Questi ultimi "Camminavano tutti giulivi, parlando tra loro le parole del Signore, nulla dicendo che non servisse a lode e gloria di Dio e a profitto dell’anima.

Frequentemente si abbandonavano alla preghiera. Il Signore s’incaricava di preparare loro l’ospitalità e procurava fossero serviti del necessario” (FF 1455).

Lo stupore li accompagna, nella loro purezza di spirito, per le anime che conducevano a Dio - felici che l’Amore non amato, come diceva Francesco, attraverso l’annuncio venisse più conosciuto.

 

I discepoli che credevano sperimentavano immediatamente la fecondità dei gesti compiuti in unità con Cristo.

Con capacità introspettiva unita alla Grazia, Francesco divenne missionario fecondo, che operava prodigi con la forza del Risorto, gettando la rete dalla parte giusta.

Le Fonti narrano un episodio significativo, avvenuto presso un eremo, vicino Rieti (Fonte Colombo).

Visitato dal medico per la cura degli occhi, Francesco chiese ai  suoi compagni di accoglierlo a pranzo, preparando qualcosa di buono per lui.

"«Padre - rispose il guardiano - te lo diciamo con rossore, ci vergogniamo ad invitare, tanto siamo poveri in questo momento».

«Volete forse che ve lo ripeta?» insistette il Santo.

Il medico era presente e intervenne: «Io, fratelli carissimi, stimerò delizia la vostra penuria».

I frati in tutta fretta dispongono sulla tavola quanto c’è in dispensa: un po’ di pane, non molto vino e per rendere più sontuoso il pranzo, la cucina manda un po’ di legumi.

Ma la mensa del Signore nel frattempo si muove a compassione della mensa dei servi.

Bussano alla porta e corrono ad aprire: c’è una donna che porge un canestro pieno zeppo di bel pane, di pesci e pasticci di gamberi, e sopra abbondanza di miele ed uva.

A tale vista i poveri commensali sfavillarono di gioia, e messa da parte per il giorno dopo quella miseria, mangiarono di quei cibi prelibati.

Il medico commosso esclamò:

«Né noi secolari e neppure voi frati conoscete veramente la santità di questo uomo».

E si sarebbero di certo pienamente sfamati, ma più che il cibo li aveva saziati il miracolo.

Così l’occhio amoroso del Padre non disprezza mai i suoi, anzi assiste con più generosa provvidenza chi è più bisognoso.

Il povero si pasce ad una mensa più ricca di quella del re, quanto Dio supera in generosità l’uomo" (FF 629).

 

«Infatti stupore aveva afferrato lui e tutti quelli che con lui nella pesca dei pesci che avevano presi» (Lc 5,9)

 

 

5.a Domenica T.O. (anno C) (Lc 5,1-11)

Venerdì, 31 Gennaio 2025 05:54

Per i suoi e per le folle

Nel Vangelo odierno Gesù invita i suoi in un luogo deserto, in disparte. La calca della folla non consentiva loro neppure più di mangiare.

Ma il Signore prova anzitutto compassione per la gente che lo seguiva, perché erano come pecore senza pastore.

 

L’assidua contemplazione e la purezza della vita avevano reso Francesco potente, per grazia, anche sulle forze del male, rendendolo testimone credibile del Signore attraverso numerose guarigioni.

Le Fonti illuminano in proposito, in modo eloquente:

“Gente di ogni età […] correva a vedere e ad ascoltare quell’uomo nuovo.

Egli pellegrinava per le varie regioni, annunciando con fervore il Vangelo; e il Signore cooperava, confermando la Parola con i miracoli che l’accompagnavano.

Infatti, nel nome del Signore, Francesco, predicatore della verità, scacciava i demoni, risanava gli infermi” (FF 1212).

Una volta ”non so come qualificare la malattia orrenda di cui soffriva un confratello, alcuni l’attribuivano alla presenza di un diavolo maligno.

Il poveretto spesso si gettava a terra e, stralunando gli occhi in modo orribile, si ravvoltolava tutto con la schiuma alla bocca; le sue membra ora si contraevano, ora si distendevano, or rigide, or piegate e contorte […]

Il santo Francesco ne ebbe compassione immensa, si recò da lui, lo benedisse, pregando umilmente Iddio, e il malato ottenne pronta e completa salute e non patì più un male del genere” (FF 440).

“A Città di Castello una donna era posseduta da uno spirito maligno e furioso: appena il Santo […] ebbe ingiunto per obbedienza [di uscire da lei], il demonio fuggì pieno di sdegno, lasciando libera nell’anima e nel corpo la povera ossessa” (FF 1219)

Francesco aveva sposato la Luce, oscurando la forza del male.

Il Minimo aveva compassione delle folle stanche e sfinite che lo seguivano e, nella preghiera, suo costante rifugio, chiedeva a Dio operai per la messe abbondante.

Chiedeva pure ai suoi frati di pregare molto per questa causa.

Come Gesù, il Santo percorreva tutte le città e i villaggi, predicando il Vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.

 

«E uscendo vide molta folla ed ebbe compassione di loro poiché erano come pecore che non hanno pastore, e cominciò a insegnare loro molte cose» (Mc 6,34)

 

 

Sabato 4.a sett. T.O. (Mc 6,30-34)

Giovedì, 30 Gennaio 2025 07:31

Martirio donato

L’evangelista Marco illustra le circostanze del martirio del Battista.

Erode voleva far uccidere Giovanni per il timore di rivolte, e  perché gli rimproverava i suoi illeciti.

Ma temeva la folla, che lo considerava un profeta.

Il tema della persecuzione abbinata al favore del popolo per l’uomo di Dio è presente pure in san Francesco.

Nelle Fonti leggiamo:

"Poiché l’araldo di Cristo era famoso per questi e molti altri prodigi, la gente prestava attenzione alle sue parole, come se parlasse un Angelo del Signore.

Infatti la prerogativa delle virtù eccelse, lo spirito di profezia, la potenza taumaturgica, la missione di predicare venuta dal cielo, l’obbedienza delle creature prive di ragione, le repentine conversioni dei cuori operate dall’ascolto della sua parola, la scienza infusa dallo Spirito Santo e superiore all’umana dottrina, l’autorizzazione a predicare concessa dal Sommo Pontefice per rivelazione divina, come pure la Regola, che definisce la forma della predicazione, confermata dallo stesso Vicario di Cristo e, infine, i segni del Sommo Re impressi come un sigillo nel suo corpo, sono come dieci testimonianze per tutto il mondo e confermano senza ombra di dubbio che Francesco, l’araldo di Cristo, è degno di venerazione per la missione ricevuta, autentico nella dottrina insegnata, ammirabile per la santità e che, perciò, egli ha predicato il Vangelo di Cristo come un vero inviato di Dio” (FF 1221).

Per questo incontrò anche lui persecuzione.

Ma ai suoi frati, nella Regola non bollata, ricorda:

"E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo.

E per il  suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore:

«Colui che perderà l’anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna» " (FF 45).

Francesco sacrificò sull’altare della carità e povertà tutto di sé per il Regno, lasciando a tutti un fulgido esempio.

 

«E subito il re mandata una guardia, ordinò di portare la testa di lui, e andò a decapitarlo nella prigione» (Mc 6,27)

 

 

Venerdì 4.a sett. T.O. (Mc 6,14-29)

Mercoledì, 29 Gennaio 2025 05:43

Nient’altro che un bastone

Nella Regola bollata (1223) Francesco d’Assisi scrive ai suoi frati:

«In qualunque casa entreranno dicano, prima di tutto: Pace a questa casa; e, secondo il santo Vangelo, è loro lecito mangiare di tutti i cibi che saranno loro presentati» (FF 86).

Un comportamento povero, essenziale, adatto alle circostanze, senza pretese.

Stile che riguarda pure il singolare equipaggiamento del percorso:

«E ordinò loro di non prendere nulla per via se non un bastone soltanto, né pane né bisaccia né rame per la cintura, ma calzati i sandali di non indossare due tuniche» (Mc 6,8-9).

Tutto questo costituiva "il corredo del pellegrino" per amore di Cristo e della sua Parola onnipotente.

Per sé e per i suoi primi compagni, Francesco si era molto interrogato su come seguire il Vangelo.

Un giorno, entrò nella chiesa di S. Pietro, ove si leggeva il brano relativo al mandato affidato agli Apostoli.

"Dopo la Messa, pregò il sacerdote di spiegargli il passo*. Il sacerdote glielo commentò punto per punto, e Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane […] ma soltanto predicare il Regno di Dio […] subito, esultante di Spirito Santo, esclamò:

«Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!»" (FF 356).

E senza indugio alcuno, pieno di gioia, si apprestò a realizzare il salutare ammonimento e tutti gli insegnamenti uditi.

Continuano le Fonti:

"Egli infatti non era mai stato un ascoltatore sordo del Vangelo, ma, affidando ad una encomiabile memoria tutto quello che ascoltava, cercava con ogni diligenza di eseguirlo alla lettera” (FF 357).

Da allora, con grande fervore, Francesco cominciò a predicare la penitenza, edificando tutti con la  semplicità ed efficacia della sua parola e la magnificenza del suo cuore.

Iniziò la sua predicazione proprio nella chiesa di S. Giorgio, in cui ebbe i primi rudimenti del latino e dell’insegnamento religioso, dove aveva imparato a leggere e dove ebbe, in seguito, la sua prima sepoltura.

Povero, iniziò a seminare la Buona Novell; scarno di ogni cosa.

E nudo si donò alla lieta Notizia fino alla fine della vita.

 

  • Il fatto può essere accaduto o il 12 ottobre (festa di S. Luca) o il 24 febbraio 1209 (festa di S. Mattia), nei quali giorni si legge, appunto, il Vangelo della missione degli Apostoli.

 

 

Giovedì 4.a sett.T.O. (Mc 6,7-13)

Martedì, 28 Gennaio 2025 04:22

Altra visione, nel dileggio

Nel cap.6 del Vangelo di Marco si evidenzia il rifiuto di Gesù da parte degli abitanti di Nazareth.

Il Signore è meravigliato dell’incredulità riscontrata nella sua patria e del disprezzo riservatogli, tanto da non potervi operare alcun prodigio.

Come Gesù, così il suo discepolo. Sulle orme di Cristo, anche Francesco d’Assisi vorrebbe che la gente del suo tempo fosse stata edificatrice e corifea di altri sogni. Ma nella sua vita incontra (e con lui i suoi frati) uomini in cui abita spesso l’incapacità di riconoscere la cifra del divino nell’umano.

Una durezza che va a braccetto con quel disprezzo del profetico e che tende ad annullare quanto di rivoluzionario c’è nello spirito del Poverello: l’intuizione felice della valorizzazione della persona.

Troviamo nelle Fonti autorevoli sorgenti:

“Se Guido [un benefattore] li trattava con tanto riguardo, altri invece li coprivano di disprezzo. Gente di alta e modesta condizione li dileggiava e malmenava, fino a togliere loro di dosso i miserabili indumenti.

I servi di Dio restavano nudi poiché, secondo l’ideale evangelico, non portavano che quel solo vestito, e inoltre non chiedevano la restituzione di ciò che loro veniva portato via […]

Certuni gettavano loro addosso il fango; altri mettevano dei dadi nelle loro mani, invitandoli a giocare; altri ancora, afferrandoli da dietro per il cappuccio, se li trascinavano sospesi sul dorso.

Queste e altre cattiverie del genere venivano loro inflitte, poiché erano ritenuti degli esseri così meschini, da poterli strapazzare a piacimento.

Insieme con la fame e la sete, con il freddo e la nudità, pativano tribolazioni e sofferenze d’ogni sorta.

Ma tutto sopportavano con imperturbabile pazienza, secondo l’ammonizione di Francesco” (FF 1444).

 

«Non c’è profeta disprezzato se non nella sua patria e tra i suoi parenti e nella sua casa» (Mc 6,4)

 

 

Mercoledì 4.a sett. T.O. (Mc 6,1-6)

La Liturgia ci dona il racconto della guarigione dell’emorroissa, una povera donna malata - e la rianimazione della figlia di Giairo, capo della sinagoga.

Il denominatore comune di questi episodi è la fiducia sincera che il Signore chiede e trova in alcune persone.

 

Animato da indomita Fede, Francesco divenuto Alter Christus ebbe dal Signore l’Energia Divina per la guarigione, testimoniando che Dio era in lui e con lui.

Già in vita compì molti prodigi: ad esempio, quello avvenuto a Nardi. Una donna riacquistò la vista nel momento in cui Francesco fece il segno della croce. 

Oppure quello che ritrae Francesco in pena per un frate colpito da epilessia. Si recò da lui e, dopo averlo benedetto, lo guarì. 

Nel processo di canonizzazione sono stati riconosciuti dalle Autorità più di 40 miracoli.

Ne riportiamo uno, tratto dalle Fonti e relativo a dopo la sua morte.

“Il figlioletto appena settenne d’un notaio di Roma, si era messo in testa, come usano i bambini, di seguire la mamma che stava andando alla chiesa di S. Marco.

Siccome la mamma lo aveva costretto a restare a casa, si buttò dalla finestra del palazzo […] La madre, vedendo che aveva improvvisamente perduto il figlio […] incominciò a straziarsi con le proprie mani […]

Ma un frate dell’Ordine dei Minori, di nome Rao, che si stava recando in quel luogo a predicare, si avvicinò al bambino e poi, pieno di fede, disse al padre:

«Credi tu che Francesco, il santo di Dio, può risuscitare dai morti tuo figlio, in forza di quell’amore che ha sempre avuto verso Gesù Cristo, morto in croce per ridare la vita agli uomini?».

Il padre rispose che lo credeva fermamente. Quel frate si prostrò in orazione con il frate suo compagno e incitò tutti i presenti a pregare.

Come fu terminata la preghiera, il bambino incominciò a sbadigliare un poco, aprì gli occhi e sollevò le braccia, finalmente si alzò da solo e subito, alla presenza di tutti, si mise a camminare, sano e salvo, restituito alla vita e, insieme, alla salvezza per la mirabile potenza del Santo” (FF 1266).

 

Preghiera di Francesco davanti al Crocifisso (FF 276).

 

Altissimo glorioso Dio,

illumina le tenebre de lo core mio.

Et dame fede dricta 

speranza certa e carità perfecta,

senno e cognoscemento,

Signore,

che faccia lo tuo santo e verace comandamento.

Amen.

 

 

Martedì 4.a sett. T.O. (Mc 5,21-43)

Lunedì, 27 Gennaio 2025 10:43

Festa della Luce

Pagina 7 di 10
Christians are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him. When we speak of this task in which we share by virtue of our baptism, it is no reason to boast (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui. Quando parliamo di questo nostro comune incarico, in quanto siamo battezzati, ciò non è una ragione per farne un vanto (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who reveals the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
That was not the only time the father ran. His joy would not be complete without the presence of his other son. He then sets out to find him and invites him to join in the festivities (cf. v. 28). But the older son appeared upset by the homecoming celebration. He found his father’s joy hard to take; he did not acknowledge the return of his brother: “that son of yours”, he calls him (v. 30). For him, his brother was still lost, because he had already lost him in his heart (Pope Francis)
Ma quello non è stato l’unico momento in cui il Padre si è messo a correre. La sua gioia sarebbe incompleta senza la presenza dell’altro figlio. Per questo esce anche incontro a lui per invitarlo a partecipare alla festa (cfr v. 28). Però, sembra proprio che al figlio maggiore non piacessero le feste di benvenuto; non riesce a sopportare la gioia del padre e non riconosce il ritorno di suo fratello: «quel tuo figlio», dice (v. 30). Per lui suo fratello continua ad essere perduto, perché lo aveva ormai perduto nel suo cuore (Papa Francesco)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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