Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Venerdì, 16 Gennaio 2026 01:58

Il folle di Cristo, giullare di Dio

L’evangelista Mc ritrae Gesù circondato di folla, tanto da non aver tempo neppure per sé. E i suoi lo vanno a riprendere considerandolo «fuori di sé».

Francesco d’Assisi fu spesso considerato “il folle” di Cristo.

Il suo vivere il Vangelo ‘sine glossa’ era incomprensibile a molti.

D’altra parte lui stesso si considerava pazzo per il Signore.

“Molti si facevano gioco di lui, persuasi che gli avesse dato di volta il cervello; altri invece erano impietositi fino alle lacrime, vedendo quel giovane passato così rapidamente da una vita di piaceri e di capricci a una esistenza trasfigurata dall’ebrezza dell’amore divino.

Ma lui, non badando agli scherni, rendeva con fervore grazie a Dio.

Quanto abbia tribolato in quei restauri, sarebbe lungo e difficile raccontarlo.

Abituato ad ogni delicatezza nella casa paterna, eccolo ora portare pietre sulle spalle, soffrendo molti sacrifici per servire Dio” (FF 1421).

In Francesco splendeva lo spirito di profezia, ma quando si esponeva accadeva che lo prendevano per pazzo, perché la sapienza del povero veniva disprezzata, mentre il cuore del giusto annunciava cose vere.

“Quando l’esercito cristiano stava assediando Damiata, c’era anche l’uomo di Dio, munito non di armi ma di fede.

Venne «il giorno della battaglia» in cui i cristiani avevano stabilito di dare l’assalto alla città.

Quando seppe questa decisione, il servo di Cristo, uscendo in forti lamenti, disse al  suo compagno:

«Se si tenterà l’assalto, il Signore mi ha rivelato che non andrà bene per i cristiani. Ma, se io dico questo, mi riterranno un pazzo; se tacerò non potrò sfuggire al rimprovero della coscienza. Dunque: a te che cosa sembra meglio?».

Gli rispose il suo compagno: «Fratello, non preoccuparti affatto del giudizio della gente: non è la prima volta che ti giudicano pazzo. Liberati la coscienza e abbi il timore più di Dio che degli uomini».

A queste parole, l’araldo di Cristo affronta, pieno di slancio, i crociati e, preoccupato di salvarsi dal pericolo, cerca di impedire l’attacco, preannuncia la disfatta.

Ma la verità viene presa per una favola: indurirono il loro cuore e non vollero convertirsi […].

Le schiere dei cristiani tornarono decimate da un terribile macello: circa seimila tra morti e prigionieri” (FF 1190).

 

«E viene in Casa; e di nuovo si riunisce la folla, così che essi non potevano neppure mangiare Pane. E avendo udito, i suoi [i presso di lui] uscirono per prenderlo, perché dicevano: È fuori di sé» (Mc 3,20-21)

 

 

Sabato 2.a sett. T.O.  (Mc 3,20-21)

Giovedì, 15 Gennaio 2026 02:30

Vocazione attrattiva di altre sequele

Mc ritrae Gesù che sale su il Monte e nella solitudine-preghiera chiama i Dodici alla sequela.

La vocazione di Francesco a seguire Cristo fu richiamo e attrattiva di altre sequele. La preghiera assidua di lui incentivò molte anime, per condividere l’ideale evangelico.

Francesco desiderava avere fratelli che «stessero con lui e per mandarli a predicare» (Mc 3,14).

Nelle Fonti ci sono numerosi episodi che ritraggono la chiamata di molti futuri frati e di anime disposte a seguire Chiara d’Assisi.

Leggiamo:

”Alcuni incominciarono a sentirsi invitati a penitenza dal suo esempio e ad unirsi a lui, nell’abito e nella vita, lasciando ogni cosa.

Il primo di loro fu il «venerabile Bernardo», che, reso partecipe della vocazione divina, meritò di essere il primogenito del beato padre, primo nel tempo e nella santità.

Bernardo, dopo aver costato di persona la santità del servo di Cristo, decise di seguire il suo esempio, abbandonando completamente il mondo.

Perciò si rivolse a lui, per sapere come realizzare questo proposito” (FF 1053).

E ai suoi frati, spesso ripeteva:

«Questa è la nostra vocazione: curare le ferite, fasciare le fratture, richiamare gli smarriti.

Molti, che ci sembrano membra del diavolo, possono un giorno diventare discepoli di Cristo» (FF1470).

Nella leggenda di S. Chiara:

”Ponendo il suo nido, quale argentea colomba, nelle cavità di questa rupe, generò una schiera di vergini di Cristo, fondò un monastero santo e diede inizio all’Ordine delle Povere Dame” (FF3176).

“La fama della santità della vergine Chiara si sparge di lì a poco, infatti, per le contrade vicine, ed è un accorrere da ogni parte di donne, dietro la fragranza del suo profumo. 

Le vergini, sul suo esempio, si affrettano a mantenersi tali per Cristo; le sposate si studiano di vivere più castamente […].

Innumerevoli vergini, spronate dalla fama di Chiara, avendo qualche impedimento per abbracciare la vita claustrale in monastero, si studiano di vivere nella loro casa paterna, pur senza regola, secondo lo spirito della regola.

Tali furono i germi di salvezza partoriti col suo esempio dalla vergine Chiara, che parve adempirsi in lei il detto del profeta: più numerosi sono i figli dell’abbandonata che non di quella che ha marito” (FF 3177).

 

«E sale su il Monte e chiama quelli che egli voleva e andarono da lui» (Mc 3,13)

 

 

Venerdì 2a sett. T.O.  (Mc 3,13-19)

Mercoledì, 14 Gennaio 2026 04:20

Dimensione precaria, umanità condivisa

Nel Vangelo di oggi Gesù, circondato da grande folla, guarisce molti, e gli spiriti impuri lo chiamano col suo Nome: «Tu sei il Figlio di Dio»

(Mc 3,11).

Le Fonti raccontano che Francesco, nella Lettera a tutto L’Ordine, così si esprime:

«Frate Francesco, uomo di poco conto e fragile, vostro piccolo servo, augura salute in Colui che ci ha redento e ci ha lavati nel suo preziosissimo sangue.

Ascoltando il nome di Lui, adoratelo con timore e riverenza, proni verso terra: Signore Gesù Cristo, Figlio dell’Altissimo è il suo nome, che è benedetto nei secoli» (FF 215).

Il Poverello presenta sempre Gesù come Colui che non ha dove porsi. Infatti, anche nel brano odierno, Cristo, a causa della folla, chiede ai discepoli di tenergli pronta una barca per non essere schiacciato.

Gesù mostra la dimensione precaria del suo vivere in ogni circostanza.

Innamorato della povertà, Francesco rivolge ai suoi frati l’espressione del Vangelo:

«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo hanno il nido; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo […]».

“[Così] ammaestrava i frati a costruire casupole poverelle […] ad abitare in esse non come case proprie, ma come in case altrui, da pellegrini e forestieri.

Diceva che il codice dei pellegrini è questo:

«Raccogliersi sotto il tetto altrui, sentir sete della patria, passar via in pace»” (FF 1120).

E poiché ripeteva che figli di Dio sono coloro che compiono le sue opere, il Minimo d’Assisi si distingueva quale figlio di Dio, e nello Spirito operava molte guarigioni.

“Gente di ogni età e d’ogni sesso correva a vedere e ad ascoltare quell’uomo nuovo, donato dal cielo al mondo.

Egli pellegrinava per le varie regioni, annunciando con fervore il Vangelo; e il Signore cooperava, confermando la Parola con i miracoli che l’accompagnavano.

Infatti, nel nome del Signore, Francesco, predicatore della verità, scacciava i demoni, risanava gli infermi, e, prodigio ancor più grande, con l’efficacia della sua parola inteneriva e muoveva a penitenza gli ostinati e, nello stesso tempo, ridonava la salute ai corpi e ai cuori» (FF 1212).

 

«Infatti curò molti così che si precipitavano su di lui per toccarlo, quanti avevano infermità» (Mc 3,10)

 

 

Giovedì 2.a sett. T.O.  (Mc 3,7-12)

Martedì, 13 Gennaio 2026 02:50

Osservanza e Persona

Il Vangelo odierno evidenzia la durezza di cuore dei farisei pronti ad accusare Gesù per la guarigione di una mano paralizzata.

Per loro l’osservanza viene prima della persona. Ed è terrificante!

Francesco, il Piccolo d’Assisi invece, sulle orme di Cristo, metteva al centro la sanità dell’uomo, fisica e interiore.

Per lui il fratello (o la sorella) da curare veniva prima di ogni criterio.

Annunciare la salvezza e attuarla era la prima ragione che regge l’universo e per questo era pronto a tutto.

Nelle Fonti troviamo vicende di vita che pongono attenzione alla compassione di Francesco per chi aspetta d’essere guarito.

“Una bambina di Gubbio dalle mani rattrappite, già da un anno aveva perduto l’uso di tutte le membra. La balia, fiduciosa di ottenerne la guarigione, la porta sulla tomba di S. Francesco, recando con sé anche una figura di cera della misura della bimba*.

Dopo otto giorni di attesa, ecco avverarsi il miracolo: la piccola inferma recupera l’uso delle sue membra, così da essere ritenuta idonea alle faccende di prima” (FF 549). 

“Una donna della città di Gubbio aveva tutt’e due le mani rattrappite e secche, tanto che non poteva assolutamente farne uso. Appena il Santo le fece il segno della croce nel nome del Signore, guarì così perfettamente che, tornata subito a casa, si mise a preparare con le proprie mani il cibo, come un tempo la suocera di Simone, a servizio di Francesco e dei poveri” (FF 1217).

Ma il Santo, come anzidetto, fu colpito dalla durezza di cuore mostrata da alcuni romani, dinanzi alla predicazione della Parola.

Nelle Testimonianze successive alla morte di Francesco:

“Ma il popolo romano […] lo coprì di disprezzo, a tal punto che non solo non voleva ascoltarlo, ma disertava anche le sue prediche. E per molti giorni continuò a schernire la predicazione di lui. Allora Francesco li rimproverò per la durezza dei loro cuori, dicendo:

«Mi compiango assai per la vostra miseria, perché non soltanto coprite di disprezzo me, servo del Signore, ma in me fate vergogna a quel Redentore di cui vi annuncio la buona novella […]

Me ne andrò ad annunciare Cristo agli animali bruti e agli uccelli dell’aria; essi ascolteranno queste parole di salvezza e obbediranno a Dio con tutto il cuore» (FF 2288).

 

*Era una forma devozionale abbastanza diffusa nel Medioevo, quella di offrire, come ex voto, per strappare una grazia, figure di cera, di pane, di metallo, dello stesso peso o misura del supplicante.

 

 

Mercoledì 2.a sett. T.O.  (Mc 3,1-6)

Lunedì, 12 Gennaio 2026 06:40

L’uomo è importante, più dei codici

Il sabato é stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato, dice il Signore. La priorità è la persona, non la legge che va pur rispettata.

In Francesco d’Assisi questa verità è alla base del suo cammino, motivo conduttore del suo squisito agire.

Libero da pastoie legaliste, pur sempre in una obbedienza fattiva alla Parola, dinanzi alle necessità della creatura era capace di andare oltre le apparenze a modo, che in realtà lo costernavano nell’impellenza dell’essenziale. 

Basta ricordare un episodio:

”Una volta venne a conoscenza che un frate ammalato aveva desiderio di mangiare un po’ d’uva.

Lo accompagnò in una vigna e, sedutosi sotto una vite, per infondergli coraggio, cominciò egli stesso a mangiare per primo” (FF 762).

 

Allo stesso modo Chiara evidenziava le medesime prerogative, comportandosi come colei che “signoreggiava” sulle regole,  perché la Regola per eccellenza è la Carità del Signore.

E alla luce di questa si comportava di conseguenza con le povere Dame di S. Damiano.

Le Fonti attestano:

«Le sorelle […] osservino ancora silenzio continuo in chiesa, in dormitorio e in refettorio soltanto quando mangiano.

Si eccettua l’infermeria, dove, per sollievo e servizio delle ammalate, sarà sempre permesso alle sorelle di parlare con moderazione. 

Possano tuttavia, sempre e ovunque, comunicare quanto necessario, ma con brevità e sottovoce» (FF 2783).

 

«Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27)

 

 

Martedì 2a sett. T.O.  (Mc 2,23-28)

Domenica, 11 Gennaio 2026 05:20

Il nuovo degli otri e del vino

Mc sottolinea il non senso del digiuno mentre lo Sposo Gesù è ancora con i suoi ed è festa!

Quando sarà tolto lo Sposo allora digiuneranno.

Inoltre non si ripone il vino nuovo in otri vecchi, dice il Signore, altrimenti si perdono entrambi.

Guardiamo nelle Fonti.

Francesco pur essendo una creatura che ha praticato innumerevoli digiuni, sapeva ben discernere il come e il quando fosse opportuno farlo.

Aveva ben chiaro il digiuno non come fine a se stesso ma funzionale al valore della persona dinanzi a Dio.

Non fedeltà alla legge in sé, ma al Vangelo.

In tale contesto possiamo ben comprendere gli episodi offerti dalle Fonti.

Leggiamo:

“Molto egli aveva faticato nella vigna del Signore, sollecito e fervente nelle orazioni, nei digiuni, nelle veglie, nelle predicazioni e peregrinazioni evangeliche, nella cura e compassione verso il prossimo, nel disprezzo verso se stesso: e ciò dai primordi della conversione fino al giorno che migrò a Cristo.

Aveva amato Gesù con tutto il cuore, tenendo costantemente nel pensiero il suo ricordo, sempre lodando con la parola e glorificandolo con le sue opere fruttuose” (FF 1482).

Ancora:

“Dimostrava una grande compassione per gli infermi e una tenera sollecitudine per le loro necessità.

Se a volte la bontà dei secolari gli mandava qualche corroborante per la sua salute, lo regalava agli altri ammalati, mentre ne aveva bisogno più di tutti.

Faceva proprie le loro sofferenze e li consolava con parole di compassione, quando non poteva recare loro soccorso.

Mangiava perfino nei giorni di digiuno, perché gli infermi non provassero rossore, e non si vergognava nei luoghi pubblici della città di questuare carne per un fratello ammalato” (FF 761).

 

Chiara fece del digiuno il luogo della manifestazione della gioia per amore dello Sposo, esercizio di grande sollecitudine.

Le Fonti c’informano:

“E mentre avviene di solito che un’aspra macerazione fisica produce per conseguenza depressione di spirito, ben diverso era l’effetto che splendeva in Chiara: in ogni sua mortificazione manteneva infatti un aspetto gioioso e sereno, così che sembrava non avvertire o ridere delle angustie del corpo.

Da ciò si può chiaramente intuire che traboccava all’esterno la santa letizia di cui abbondava il suo intimo perché ai flagelli del corpo toglie ogni asprezza l’amore del cuore” (FF 3196).

 

Francesco e Chiara hanno testimoniato il vero digiuno;  cosa significa nel quotidiano vivere la Parola ‘vino nuovo in otri nuovi’ (Mc 2,22).

 

 

Lunedì 2a sett. T.O.  (Mc 2,18-22)

Sabato, 10 Gennaio 2026 04:27

Testimone

Il Battista volge l’indice su Gesù-Agnello che toglie il peccato del mondo.

Egli è il Testimone della colomba che si posa e rimane sul Figlio di Dio.

Francesco, dono del Cielo inviato a preparare le vie di Dio, dopo che la Provvidenza lo condusse a una completa conversione, fu trasformato dallo Spirito in Profeta per il suo tempo e oltre.

Nella Leggenda maggiore s. Bonaventura ci porge la figura e l’esperienza del Povero assisano.

Come Giovanni, nato per additare l’Agnello di Dio, così il giovane figlio di mercante.

Rinnovato dalla nuova nascita spirituale, cantò il Mistero dell’Incarnazione nelle fibre della sua stessa carne.

Nelle Fonti:

“La Grazia di Dio, nostro Salvatore, in questi ultimi tempi è apparsa nel suo servo Francesco, a tutti coloro che sono veramente umili e veramente amici della Santa povertà.

Essi, infatti, mentre venerano in lui la sovrabbondanza della misericordia di Dio, vengono istruiti dal suo esempio a rinnegare radicalmente l’empietà e i desideri mondani, a vivere in conformità con Cristo e a bramare, con sete e desiderio insaziabili, la beata speranza.

Su di lui, veramente poverello e contrito di cuore, Dio posò il suo sguardo con grande accondiscendenza e bontà; non soltanto lo sollevò, mendico, dalla polvere della vita mondana, ma lo rese campione, guida e araldo della perfezione evangelica e lo scelse come luce, per i credenti, affinché divenuto testimone della luce, preparasse per il Signore la via della luce e della pace nel cuore dei fedeli” (FF 1020).

 

“Come la stella del mattino, che appare in mezzo alle nubi, con i raggi fulgentissimi della sua vita e della sua dottrina, attrasse verso la luce coloro che giacevano nell’ombra della morte; come l’arcobaleno che brilla tra le nubi luminose, portando in se stesso il segno del patto con il Signore, annunziò agli uomini il Vangelo della Pace e della salvezza.

Angelo della vera pace, anch’egli, a imitazione del Precursore, fu predestinato da Dio a preparargli la strada nel deserto della altissima povertà e a predicare la penitenza con l’esempio e la parola” (FF 1021).

 

«Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo, e rimase su di lui» (Gv 1,32)

 

 

2a domenica T.O. anno A  (Gv 1,29-34)

Venerdì, 09 Gennaio 2026 02:09

Vocazione Conversione

Oggi la liturgia propone, attraverso il Vangelo di Marco, la metamorfosi di Levi, divenuto Matteo per seguire Gesù nell’avventura della sua vocazione.

È messa in evidenza la premura di Gesù, venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori.

 

Quando la Luce divina gli fece comprendere che il Signore lo chiamava a seguirne le orme, Francesco lasciò tutto immediatamente e si dedicò a come fare per meglio vivere il Vangelo.

Gesù gli aveva fatto capire che la Misericordia deve avere sempre la meglio nelle vicende.

Nelle Fonti:

“L’olio ed il vino, la verga e il bastone, lo zelo e l’indulgenza […] ogni cosa ha il suo tempo. Tutto ciò richiede il Dio delle vendette e il Padre delle misericordie: però preferisce la misericordia al sacrificio” (FF 763). 

Un giorno mentre stava pregando sentì dirsi:

«Francesco, se vuoi conoscere la mia volontà, devi disprezzare e odiare tutto quello che mondanamente amavi e bramavi possedere. Quando avrai cominciato a fare così, ti parrà insopportabile e amaro quanto per l’innanzi ti era attraente» (FF 1407). 

Da qui il suo amore per i lebbrosi:

“Trascorsi pochi giorni, prese con sé molto denaro e si recò all’ospizio dei lebbrosi; li riunì e distribuì a ciascuno l’elemosina, baciandogli la mano.

Nel ritorno, il contatto che dianzi gli riusciva repellente, quel vedere cioè e toccare dei lebbrosi, gli si trasformò veramente in dolcezza” (FF 1408).

Già, il divin Maestro fa convito con i malati, non li abborrisce, perché sono essi ad avere bisogno del medico e da essi Francesco fu guarito nell’anima.

“Un giorno, pieno di ammirazione per la misericordia del Signore in tutti i benefici a lui elargiti, desiderava conoscere dal Signore che cosa sarebbe stato della sua vita e di quella dei suoi frati.

A questo scopo si ritirò, come spesso faceva, in un luogo adatto alla preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza gli anni passati malamente e ripetendo:

«O Dio, sii propizio a me peccatore!».

A poco a poco si sentì inondare nell’intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza.

Cominciò come a uscire da sé: l’angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell’animo per timore del peccato, scomparvero, e gli fu infusa la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia” (FF 363).

 

«Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17b)

 

 

Sabato 1.a sett. T.O.  (Mc 2,13-17)

Pagina 7 di 11
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
In the rite of Baptism, the presentation of the candle lit from the large Paschal candle, a symbol of the Risen Christ, is a sign that helps us to understand what happens in the Sacrament. When our lives are enlightened by the mystery of Christ, we experience the joy of being liberated from all that threatens the full realization (Pope Benedict)
Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione (Papa Benedetto)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)
Since God has first loved us (cf. 1 Jn 4:10), love is now no longer a mere “command”; it is the response to the gift of love with which God draws near to us [Pope Benedict]
Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro [Papa Benedetto]
Another aspect of Lenten spirituality is what we could describe as "combative" […] where the "weapons" of penance and the "battle" against evil are mentioned. Every day, but particularly in Lent, Christians must face a struggle […] (Pope Benedict)
Un altro aspetto della spiritualità quaresimale è quello che potremmo definire "agonistico" […] là dove si parla di "armi" della penitenza e di "combattimento" contro lo spirito del male. Ogni giorno, ma particolarmente in Quaresima, il cristiano deve affrontare una lotta […] (Papa Benedetto)
Jesus wants to help his listeners take the right approach to the prescriptions of the Commandments given to Moses, urging them to be open to God who teaches  us true freedom and responsibility through the Law. It is a matter of living it as an instrument of freedom (Pope Francis)
Gesù vuole aiutare i suoi ascoltatori ad avere un approccio giusto alle prescrizioni dei Comandamenti dati a Mosè, esortando ad essere disponibili a Dio che ci educa alla vera libertà e responsabilità mediante la Legge. Si tratta di viverla come uno strumento di libertà (Papa Francesco)
In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)

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