Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
La Parola del Vangelo oggi evidenzia la fede incipiente e già granitica di una donna pagana che chiede pietà per la figlia, tormentata da un demonio.
Anche Francesco d’Assisi, profeta di Dio, estraneo al mondo istituzionale ufficiale, operò cose mirabili in merito.
Il Povero, campione della fede in Cristo, realizzò guarigioni per la potenza dello Spirito di Dio, in vita e in morte.
La sua vita di fede contagiò molte persone che, beneficiando della sua testimonianza, guarirono da mali e possessioni diaboliche.
A tal proposito, le Fonti ci porgono vari episodi:
“Viveva a Foligno un uomo di nome Pietro. Postosi in cammino per visitare il santuario di S. Michele arcangelo […] arrivato ad una fonte, stanco e assetato, prese a bere dell’acqua; e gli sembrò d’aver ingoiato dei demoni. Ed effettivamente da quell’istante rimase ossesso per tre anni, dicendo e compiendo cose orrende.
Si portò sulla tomba del santissimo Padre Francesco, e vi giunse ancora strapazzato dai demoni, più che mai furiosi contro di lui; appena toccò il sepolcro, fu con evidente e chiaro miracolo, liberato del tutto e per sempre” (FF 554).
E ancora il Celano nella Vita Prima narra la fede di un bimbo guarito da Francesco:
“Matteo, un bambino di Todi, da otto giorni giaceva in un letto più morto che vivo: bocca ermeticamente chiusa, occhi serrati, volto, mani e piedi anneriti come un paiolo al fuoco. Tutti pensavano che non c’era più nulla da sperare.
Un giorno la madre si prostra in preghiera, invocando il nome e l’aiuto di Francesco.
Quando si alza, il bambino comincia ad aprire gli occhi, a vederci e a succhiare il latte. Poco dopo, caduta quella pelle nera, la carne ritorna al suo colore normale e riprende vigore e sanità.
Appena lo vede fuori pericolo, la madre lo interroga: «Chi ti ha guarito, figlio mio?».
Il fanciullo balbettando risponde: «Ciccu, Ciccu».
Di nuovo lo interrogano: «A chi devi questa grazia?». E il bimbo replica: «Ciccu, Ciccu!» - dimezzando in questo modo il nome di Francesco, poiché era ancora piccino e incapace di parlare bene” (FF 556).
I piccoli, di età ma pure nel cuore, ottengono per Fede quello che i grandi neppure sanno chiedere o desiderare.
Una fede solida è oggetto di ammirazione da parte di Gesù che opera secondo il desiderio di chi la vive, generando creature nuove.
«Donna, grande la tua fede! Avvenga per te come vuoi» (Mt 15,28).
Mercoledì della 18.a sett. T.O. (Mt 15,21-28)
Gesù insegna alla folla e spiega: ciò che rende impuri è quanto esce dal cuore.
Francesco, puro di cuore, trasparente nei propositi e nelle intenzioni, aveva introdotto pure nelle Ammonizioni da lui scritte un chiaro appello orientativo per i suoi frati - nel merito dei comportamenti.
Nelle Fonti:
«Quando noi viviamo secondo la carne, il diavolo vuole toglierci l’amore del [Signore nostro] Gesù Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell’inferno; poiché noi per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari al bene, pronti invece e volenterosi al male, perché, come dice il Signore nel Vangelo: Dal cuore procedono ed escono i cattivi pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i furti, la cupidigia, la cattiveria, la frode, l’impudicizia, l’invidia, le false testimonianze, la bestemmia, [la superbia], la stoltezza. Tutte queste cose cattive procedono dal di dentro del cuore dell’uomo, e sono queste cose che contaminano l’uomo.
Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui» (FF 57).
In tal guisa istruiva i suoi fratelli nella via della purità.
E nella Vita Prima del Celano, a riguardo dei suoi frati:
"E così solevano fare sempre quando si recavano da lui; non gli nascondevano neppure il minimo pensiero e i moti involontari dell’anima, e dopo aver compiuto tutto ciò che era stato loro comandato, si ritenevano ancora servi inutili.
E veramente la «purezza di cuore» riempiva a tal punto quel primo gruppo di discepoli del beato Francesco, che, pur sapendo operare cose utili, sante e rette, si mostrava del tutto incapace di trarne vana compiacenza.
Allora il beato Francesco, stringendo a sé i figli con grande amore, cominciò a manifestare a loro il suo progetto e ciò che il Signore gli aveva rivelato" (FF 370).
Magnificenza dei piccoli!
«Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo»
Martedì 18.a sett. T.O. anno A (Mt 15,1-2.10-14)
Il brano di Vangelo proposto da Matteo presenta Gesù che, dopo aver pregato in disparte, sul finire della notte si avvicina ai discepoli sulla barca, camminando sulle acque.
Dopo la traversata, la gente si accosta a Lui per trovare guarigione nel corpo e nell’anima.
Anche il Poverello di Assisi cercava la Relazione solitaria col Padre, prima d’incontrare la folla, che chiedeva guarigione nel corpo e nell’anima, magari toccando la sua rude tonaca.
La folla accorreva devotamente, perché desiderava “stare” con Dio.
Francesco, servo del Cristo, era persona semplice ma desiderosa di "dimorare" presso il Signore, per conformarsi al suo Vangelo e fiorire e far crescere i suoi frati nella via della fede intrepida.
Per questo, appena libero, si ritirava in solitudine a pregare per ricevere illuminazione e maggiore adesione al progetto divino, senza timore.
Le Fonti ritraggono un Francesco «Alter Christus», a sua immagine anche nello stare solo ‘su il Monte’ per penetrare nell’intimità del Padre.
Leggiamo infatti:
"Desiderando il beato e venerabile padre Francesco occuparsi solo di Dio e purificare il suo spirito dalla polvere del mondo, che eventualmente l’avesse contaminato nel suo stare con gli uomini, un giorno si ritirò in un luogo di raccoglimento e di silenzio [La Verna], abbandonando le folle che ogni giorno accorrevano devotamente a lui per ascoltarlo e vederlo.
Egli era solito dividere e destinare il tempo che gli era concesso per acquistare grazie, secondo che gli sembrava più opportuno, una parte per il bene del prossimo, l’altra riservata alla contemplazione solitaria. Prese pertanto con sé pochissimi compagni, tra i più intimi e partecipi della sua vita, perché lo salvaguardassero dalle visite e dal disturbo degli uomini e fossero custodi amorosi e fedeli della sua quiete.
Rimase in quella solitudine per un certo periodo, e avendo con la preghiera intima e la frequente contemplazione raggiunta una straordinaria familiarità con Dio, bramava sapere che cosa di lui e in lui potesse essere più gradito all’eterno Re" (FF 479).
Sapeva, infatti, che avrebbe aiutato a sviluppare la fede timorosa dei discepoli solo attraverso un abbandono fiducioso in Dio, che non fa vacillare o affogare nei pericoli.
Dinanzi a venti contrari, la solidità della "barca" esistenziale in mano a Dio genera salvezza.
«E licenziate le folle, salì su il Monte in disparte a pregare» (Mt 14,23)
Martedì della 18.a sett. T.O. (Mt 14,22-36)
Il Signore prova compassione per la folla che lo segue, e vuole condivisione dei pani e pesci.
Così i suoi discepoli, invitati a dare da mangiare a tanta gente, sfamarono circa cinquemila persone con dodici ceste in avanzo.
Richiamo all’abbondanza inimmaginabile dell’Eucaristia, Pane della Vita per tutti.
Francesco, che si definiva «semplice e idiota», aveva un cuore speciale, che gli permetteva di percepire le profondità del Mistero di totale donazione del Cristo.
Sottolinea il Celano nella Vita Prima:
”Amico della semplicità, dal cuore incomparabilmente sincero e nobile. E quanto gli si addice questo nome di «Francesco», a lui che ebbe cuore franco e nobile più di ogni altro” (FF 529).
La sua compassione verso la gente bisognosa e povera era viscerale:
“Si chinava, con meravigliosa tenerezza e compassione, verso chiunque fosse afflitto da qualche sofferenza fisica e quando notava in qualcuno indigenza o necessità, nella dolce pietà del cuore, la considerava come una sofferenza di Cristo stesso” (FF 1142).
Infatti, dinanzi a Gesù, Pane disceso dal Cielo, così si esprime nelle sue Ammonizioni:
“Ecco, ogni giorno egli si umilia […] ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote […] e come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne […] e come essi con gli occhi del corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
E in tal maniera il Signore è sempre con i suoi fedeli, come egli stesso dice: «Ecco io sono con voi sino alla fine del mondo» " (FF 144-145).
E nelle sue lettere:
«O umiltà sublime! O sublimità umile […] Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. NULLA, DUNQUE, DI VOI TRATTENETE PER VOI, AFFINCHÉ TOTALMENTE VI ACCOLGA COLUI CHE TOTALMENTE A VOI SI OFFRE» (FF 221).
Ma un esempio di ‘Pane donato’ ci viene non meno da Chiara d’Assisi:
“C’era un solo pane, in monastero, e già incalzavano l’ora del desinare e la fame. Chiamata la dispensiera, la Santa le comanda di dividere il pane e di mandarne una parte ai frati, di trattenere l’altra dentro, per le sorelle.
Da questa seconda metà serbata, ordina di tagliare cinquanta fette, quale era il numero delle Donne, e di presentarle loro sulla mensa della povertà.
E alla devota figlia, che le rispondeva: «Occorrerebbero gli antichi miracoli di Cristo, per poter tagliare così poco pane in cinquanta fette», la Madre replicò, dicendole:
«Fa’ sicura quello che ti dico figlia!».
Si affretta dunque la figlia ad eseguire il comando della Madre; e si affretta la Madre a rivolgere più sospiri al suo Cristo, per le sue figlie.
E per grazia divina quella scarsa materia cresce tra le mani di colei che la spezza, così che risulta una porzione abbondante per ciascun membro della comunità" (FF 3189).
«Ora quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare donne e bambini» (Mt 14,21)
18a Domenica T.O. (anno A) (Mt 14,13-21)
Anche l’evangelista Matteo narra l’episodio del martirio del Battista.
Erode voleva far uccidere Giovanni perché gli rimproverava i suoi illeciti, ma nel contempo temeva la folla che lo considerava un profeta.
Il tema della persecuzione abbinata al favore del popolo per l’uomo di Dio è presente pure nella vicenda di san Francesco.
Nelle Fonti:
"Poiché l’araldo di Cristo era famoso per questi e molti altri prodigi, la gente prestava attenzione alle sue parole, come se parlasse un Angelo del Signore.
Infatti la prerogativa delle virtù eccelse, lo spirito di profezia, la potenza taumaturgica, la missione di predicare venuta dal cielo, l’obbedienza delle creature prive di ragione, le repentine conversioni dei cuori operate dall’ascolto della sua parola, la scienza infusa dallo Spirito Santo e superiore all’umana dottrina, l’autorizzazione a predicare concessa dal Sommo Pontefice per rivelazione divina, come pure la Regola, che definisce la forma della predicazione, confermata dallo stesso Vicario di Cristo e, infine, i segni del Sommo Re impressi come un sigillo nel suo corpo, sono come dieci testimonianze per tutto il mondo e confermano senza ombra di dubbio che Francesco, l’araldo di Cristo, è degno di venerazione per la missione ricevuta, autentico nella dottrina insegnata, ammirabile per la santità e che, perciò, egli ha predicato il Vangelo di Cristo come un vero inviato di Dio” (FF 1221).
Per questo incontrò anche lui persecuzione.
Ma ai suoi frati, nella Regola non bollata, ricorda:
«E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo.
E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore:
“Colui che perderà l’anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna” » (FF 45).
Francesco sacrificò sull’altare della carità e povertà tutto di sé per il Regno, lasciando un fulgido esempio.
«Erode, volendo ucciderlo, ebbe paura della folla, perché lo consideravano come un profeta» (Mt 14,5)
Sabato della 17.a sett. T.O. (Mt 14,1-12)
Nel capitolo tredici del Vangelo di Matteo si evidenzia il rifiuto di Gesù da parte degli abitanti di Nazareth.
Il Signore è meravigliato dell’incredulità riscontrata nella sua patria e del disprezzo riservatogli, tanto da non potervi operare alcun prodigio.
Come Gesù, così il suo discepolo.
Sulle orme di Cristo, anche Francesco d’Assisi avrebbe voluto che la gente del suo tempo fosse stata edificatrice e corifea di altri sogni.
Ma nella sua vita ha incontrato (e con lui i suoi frati) uomini in cui abitava spesso l’incapacità di riconoscere la cifra del divino nell’umano.
Una durezza che andava a braccetto con quel disprezzo del profetico e che tende ad annullare quanto di rivoluzionario c’era nello spirito del Poverello: l’intuizione felice della valorizzazione della persona.
Troviamo nelle Fonti autorevoli sorgenti:
“Se Guido [un benefattore] li trattava con tanto riguardo, altri invece li coprivano di disprezzo. Gente di alta e modesta condizione li dileggiava e malmenava, fino a togliere loro di dosso i miserabili indumenti.
I servi di Dio restavano nudi poiché, secondo l’ideale evangelico, non portavano che quel solo vestito, e inoltre non chiedevano la restituzione di ciò che loro veniva portato via […]
Certuni gettavano loro addosso il fango; altri mettevano dei dadi nelle loro mani, invitandoli a giocare; altri ancora, afferrandoli da dietro per il cappuccio, se li trascinavano sospesi sul dorso.
Queste e altre cattiverie del genere venivano loro inflitte, poiché erano ritenuti degli esseri così meschini, da poterli strapazzare a piacimento.
Insieme con la fame e la sete, con il freddo e la nudità, pativano tribolazioni e sofferenze d’ogni sorta.
Ma tutto sopportavano con imperturbabile pazienza, secondo l’ammonizione di Francesco” (FF 1444).
«Non c’è profeta disprezzato se non nella patria e nella sua casa» (Mt 13,57).
Non più un bambinone del luogo:
Figlio di Pietro di Bernardone (ricco mercante) e Monna Pica, Francesco aveva lasciato ogni appartenenza mondana e di luogo per seguire Cristo e la sua Parola.
Per questo lui e i suoi frati furono scherniti e messi a margine dalla supponenza di molti, increduli verso il modello di vita che la loro testimonianza forniva.
Leggiamo nelle Fonti a riguardo di Francesco:
“Lo Spirito del Signore che lo aveva unto e inviato, assisteva il suo servo Francesco, ovunque si dirigesse lo assisteva Cristo stesso, potenza e sapienza di Dio” (FF 1210).
Nonostante la poca fede degli astanti Gesù lo conformò a sé a tal punto da rivivere nella sua carne tutti i suoi misteri.
Venerdì 17.a sett.T.O. (Mt 13,54-58)
Nei Vangeli il Regno dei Cieli viene paragonato ad una rete che raccoglie ogni sorta di pesci, selezionati poi dai pescatori.
Un giorno Francesco, in cammino con Egidio, gli confidò quanto segue:
" «Il nostro movimento religioso sarà simile al pescatore, che getta le sue reti nell’acqua e cattura una moltitudine di pesci; poi, lasciando cadere nell’acqua quelli piccoli, ammucchia nelle ceste quelli grossi».
Profetava con questa similitudine l’espansione del suo Ordine" (FF 1436).
Al tempo stesso mai dimenticava il giudizio di Dio che discerne il Bene e il Male, e i Signori che abbiamo servito. Da qui il giudizio finale sul nostro operato.
Francesco visse tutta la sua esistenza nel timore di Dio e altrettanto fece Chiara; impegnati a far sì che nel proprio Ordine ci fossero pesci buoni.
E ancora, nella Leggenda dei tre compagni:
"La Grazia divina lo aveva profondamente cambiato. Pur non indossando un abito religioso, bramava trovarsi sconosciuto in qualche città, dove barattare i suoi abiti con gli stracci di un mendicante e provare lui stesso a chiedere l’elemosina per amor di Dio" (FF 1405).
Il Minimo sapeva che quanto riceveva un povero era rivolto a Cristo stesso e che un solo bicchiere d’acqua dato a quei piccoli ed emarginati era offerto a Gesù.
L’incontro con il lebbroso nella piana d’Assisi, infatti, aveva trasformato in lui l’amaro in vera dolcezza.
Francesco temeva il giudizio divino e desiderava corrispondere a quanto la Parola di Dio gli chiedeva.
Voleva essere quel pesce buono al servizio del Regno dei cieli attraverso un’esistenza spesa per il prossimo.
«Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando fu piena e avendola tirata sulla riva, sedutisi [i pescatori] raccolsero i pesci belli in canestri ma gettarono fuori i guasti» (Mt 13,47-48)
Giovedì della 17.a sett. T.O. (Mt 13,47-53)
Francesco d’Assisi, il Sapiente e il Minimo di Dio, ebbe sempre chiara nella sua coscienza l’importanza e la necessità della vita contemplativa, temperata dal lavoro che tiene lontano l’ozio e che conforma a Cristo. Lo esigeva per sé e per i suoi frati. Arrivò a dire che servire i fratelli vale più di ogni sosta negli eremi, dove lui stesso amava recarsi, quando poteva.
Leggiamo nei suoi scritti:
«Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all’onestà. Coloro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio» (FF 119).
Inoltre: »Siamo convinti che […] siano stati rimproverati assai quelli che negli eremitori vivono in modo diverso. Molti infatti trasformano il luogo della contemplazione in ozio e il modo di vivere eremitico, istituito per consentire alle anime la perfezione, lo riducono ad un luogo di piacere […] Certo questo rimprovero non è per tutti. Sappiamo che vi sono dei Santi […] che nell’eremo seguono ottime leggi» (FF 765).
Anche tra i frati si discuteva se vivere di contemplazione o azione, infatti nella Leggenda Maggiore è scritto:
”Mentre, saldi nel santo proposito, affrontavano la valle Spoletana, si misero a discutere se dovevano passare la vita in mezzo alla gente oppure dimorare in luoghi solitari.
Ma Francesco, il servo di Cristo, non confidando nell’esperienza propria o in quella dei suoi, si affidò alla preghiera, per ricercare con insistenza quale fosse su questo punto la disposizione della volontà divina.
Venne così illuminato con una risposta dal Cielo e comprese che egli era stato mandato dal Signore a questo scopo: guadagnare a Cristo le anime […] E perciò scelse di vivere per tutti, anziché per sé solo, stimolato dall’esempio di Colui che si degnò di morire, Lui solo, per tutti gli uomini” (FF1066).
Ma l’amore per l’orazione e l’ascolto della Parola accompagnò sempre il suo agire e quello dei suoi frati.
“La dedizione instancabile alla preghiera […] aveva fatto pervenire l’uomo di Dio a così grande chiarezza di spirito che […] scrutava le profondità delle Scritture con intelletto limpido e acuto.
Leggeva i libri sacri e riteneva tenacemente impresso nella memoria quanto aveva una volta assimilato: giacché ruminava continuamente con affettuosa devozione ciò che aveva ascoltato con mente attenta” (FF1187).
Il Poverello e Chiara d’Assisi avevano ben compreso che alla base della loro vita vi era la scelta della parte buona che nessuno avrebbe mai tolto loro.
L’ascolto della Parola e la relazione con Gesù erano motivi propulsori di ogni gesto, che prendeva sapore dallo stare con Dio e con fede.
Chiara, infatti, in una lettera alla sua figlia spirituale, Agnese di Boemia, scrive:
«L’amore di Lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma. La soavità di lui pervade tutta l’anima, il ricordo brilla dolce nella memoria» (FF 2901 - lettera quarta).
Ss. Marta, Maria e Lazzaro (rif. Lc 10,38-42)
In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)
Nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia; lo sappiamo (Papa Francesco)
The Second Vatican Council's Constitution on the Sacred Liturgy refers precisely to this Gospel passage to indicate one of the ways that Christ is present: "He is present when the Church prays and sings, for he has promised "where two or three are gathered together in my name there am I in the midst of them' (Mt 18: 20)" [Sacrosanctum Concilium, n. 7]
La Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II si riferisce proprio a questo passo del Vangelo per indicare uno dei modi della presenza di Cristo: "Quando la Chiesa prega e canta i Salmi, è presente Lui che ha promesso: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18, 20)" [Sacrosanctum Concilium, 7]
For Jesus we are not a "mass", a "multitude"! We are individual "persons" with an eternal value, both as creatures and as re-deemed persons! He knows us! He knows me, and loves me and gave himself for me! (Gal 2:20) [John Paul II]
Non siamo “massa”, “moltitudine”, per Gesù! Siamo “persone” singole con un valore eterno, sia come creature sia come persone redente! lui ci conosce! lui mi conosce, e mi ama e ha dato se stesso per me! (Gal 2,20) [Giovanni Paolo II]
The grain of wheat that "falls to the ground and dies" becomes the promise of bread (Pope John Paul II)
Il chicco di grano che “cade in terra e muore” diventa la promessa del pane (Papa Giovanni Paolo II)
The power of faith can move mountains (cf. Mt 17:20): the Lord can illuminate even the deepest darkness [Pope Benedict]
La forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda [Papa Benedetto]
By willingly accepting death, Jesus carries the cross of all human beings and becomes a source of salvation for the whole of humanity. St Cyril of Jerusalem commented: “The glory of the Cross led those who were blind through ignorance into light, loosed all who were held fast by sin and brought redemption to the whole world of mankind” (Catechesis Illuminandorum XIII, 1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Pope Benedict]
Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. San Cirillo di Gerusalemme commenta: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Papa Benedetto]
In the New Testament, it is Christ who constitutes the full manifestation of God's light [Pope Benedict]
Nel Nuovo Testamento è Cristo a costituire la piena manifestazione della luce di Dio [Papa Benedetto]
Faith opens us to knowing and welcoming the real identity of Jesus, his newness and oneness, his word, as a source of life, in order to live a personal relationship with him (Pope Benedict)
don Giuseppe Nespeca
Tel. 333-1329741
Disclaimer
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
Le immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.