Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Giovedì, 18 Dicembre 2025 04:05

Il dono dei testimoni perseguitati

In questa ottava di Natale, il primo cristiano santificatosi con la persecuzione è il giovane Stefano.

La liturgia propone nel merito un brano di Matteo.

In esso Gesù invita ad essere coraggiosi testimoni, sapendo che, condotti dinanzi ai tribunali degli uomini, lo Spirito parlerà in ogni credente votato al Vangelo.

Francesco d’Assisi sperimentò nella sua vita, rinnovata da Cristo, il pungolo della persecuzione, estesa ai suoi frati in nome della Parola vissuta alla lettera.

Nelle Fonti leggiamo:

"Gente di alta e modesta condizione li dileggiava e malmenava, fino a togliere loro di dosso i miserabili indumenti.

I servi di Dio restavano nudi poiché, secondo l’ideale evangelico, non portavano che quel solo vestito, e inoltre non chiedevano la restituzione di ciò che loro veniva portato via […]

Certuni gettavano loro addosso il fango; altri mettevano dei dadi nelle loro mani, invitandoli a giocare; altri ancora, afferrandoli da dietro per il cappuccio, se li trascinavano sospesi sul dorso.

Queste e altre cattiverie del genere venivano loro inflitte, poiché erano ritenuti degli esseri così meschini, da poterli strapazzare a piacimento.

Insieme con la fame e la sete, con il freddo e la nudità, pativano tribolazioni e sofferenze di ogni sorta.

Ma tutto sopportavano con imperturbabile pazienza, secondo l’ammonizione di Francesco, senza lasciarsi abbattere dalla tristezza o ferire dal risentimento, senza rivolgere male parole a chi li affliggeva.

Al contrario, da perfetti uomini evangelici, messi nell’occasione di realizzare grandi guadagni spirituali, esultavano nel Signore, ritenendo una felicità l’essere esposti a tali prove e durezze; e, fedeli alla Parola del Vangelo, pregavano solleciti e ferventi per i loro persecutori" (FF 1444).

Francesco come Stefano considerava la persecuzione sorella della povertà e coronamento virtuoso di una vita dedita a Dio senza risparmio.

A riguardo di essa troviamo nelle Fonti, nella Leggenda di S. Chiara, come i parenti si precipitassero al monastero per riportare a casa Agnese, sorella di Chiara, intenta a  seguirla in questo nuovo cammino di fede.

"«Sbrigati a tornare subito a casa con noi!».

Ma lei risponde di non volersi separare dalla sua sorella Chiara: allora le si scaglia addosso un cavaliere d’animo crudele e, senza risparmiare pugni e calci, tenta di trascinarla via per i capelli, mentre gli altri la spingono e la sollevano a braccia.

A ciò la giovinetta grida, mentre viene strappata dalla mano del Signore, come in preda a leoni:

«Aiutami, sorella carissima, e non permettere che io sia tolta a Cristo Signore!» " (FF 3205).

Ma la preghiera potente di Chiara e la sua determinazione ebbero la meglio sui prepotenti.

"Mentre quelli si allontanavano con amarezza per l’insuccesso dell’impresa, Agnese si rialzò lieta e godendo ormai della croce di Cristo, per il quale aveva combattuto in questa prima battaglia, si consegnò per sempre al servizio divino" (FF 3206).

Chi persevera nel suo cammino evangelico sarà salvato.

 

«E sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato sino alla fine, questi sarà salvato» (Mt 10,22)

 

 

Ottava di Natale. S. Stefano  (Mt 10,17-22)

Mercoledì, 17 Dicembre 2025 04:26

Perfino gli animali dovevano ‘festeggiare’

«Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo, oggi […] è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,10).

La gioia di Francesco era talmente grande al pensiero della Nascita di Gesù che, in quel giorno, perfino gli animali dovevano ‘festeggiare’ un tale Evento:

“Francesco aveva per il Natale del Signore più devozione per qualunque altra festività dell’anno.

Invero, benché il Signore abbia operato la nostra salvezza nelle altre solennità, diceva il Santo che fu dal giorno della sua nascita che egli si impegnò a salvarci.

E voleva che a Natale ogni cristiano esultasse nel Signore e per amore di lui, il quale ha dato a noi tutto se stesso, fosse gioiosamente generoso non solo con i bisognosi, ma anche con gli animali e gli uccelli” (FF 1669).

"Al di sopra di tutte le solennità, celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano.

Baciava con animo avido le immagini di quelle membra infantili, e la compassione del Bambino, riversandosi nel cuore, gli faceva anche balbettare parole di dolcezza alla maniera dei bambini" (FF 787).

Tre anni prima della sua morte, a Francesco dobbiamo la prima originale e autentica rappresentazione dal vivo del Natale del Signore, a Greccio (la notte del 25 dicembre 1223), con tanto di autorizzazione papale, e la collaborazione di un fedele e pio amico.

A questi aveva detto di procurare un piccolo bimbo “per vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza di cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno […]” (FF 468).

Le Fonti stupendamente raccontano:

“E giunse il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza!

Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi.

Arriva alla fine Francesco e vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia.

Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello.

In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà.

Greccio è divenuto nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali!

La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero.

La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi.

I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì di fronte al Presepio, pieno di sospiri, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile.

Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepe e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali, perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo.

Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme.

Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora.

E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole […]

Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia” (FF 468 - 470).

 

 

[Natale del Signore]

Martedì, 16 Dicembre 2025 03:21

Lo scelse come profeta di Luce

«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,/ perché ha visitato e redento il suo popolo» (Lc 1,68).

Francesco, dono del Cielo inviato a preparare le vie di Dio, dopo che la Provvidenza lo condusse a una completa conversione, fu trasformato dallo Spirito in Profeta per il suo tempo e oltre.

Nella Leggenda maggiore, s. Bonaventura ci offre la figura e l’esperienza originarie e originali del Povero assisano.

Come Giovanni, nato per additare l’Agnello di Dio, così il giovane figlio di mercante. Rinnovato dalla nuova nascita spirituale, ha cantato il Mistero dell’Incarnazione nelle fibre della sua stessa carne.

Nelle Fonti leggiamo:

“La Grazia di Dio, nostro Salvatore, in questi ultimi tempi è apparsa nel suo servo Francesco, a tutti coloro che sono veramente umili e veramente amici della Santa povertà.

Essi, infatti, mentre venerano in lui la sovrabbondanza della misericordia di Dio, vengono istruiti dal suo esempio a rinnegare radicalmente l’empietà e i desideri mondani, a vivere in conformità con Cristo e a bramare, con sete e desiderio insaziabili, la beata speranza.

Su di lui, veramente poverello e contrito di cuore, Dio posò il suo sguardo con grande accondiscendenza e bontà; non soltanto lo sollevò, mendico, dalla polvere della vita mondana, ma lo rese campione, guida e araldo della perfezione evangelica e lo scelse come luce, per i credenti, affinché divenuto testimone della luce, preparasse per il Signore la via della luce e della pace nel cuore dei fedeli” (FF 1020).

“Come la stella del mattino, che appare in mezzo alle nubi, con i raggi fulgentissimi della sua vita e della sua dottrina, attrasse verso la luce coloro che giacevano nell’ombra della morte; come l’arcobaleno che brilla tra le nubi luminose, portando in se stesso il segno del patto con il Signore, annunziò agli uomini il Vangelo della Pace e della salvezza.

Angelo della vera pace, anch’egli, a imitazione del Precursore, fu predestinato da Dio a preparargli la strada nel deserto della altissima povertà e a predicare la penitenza con l’esempio e la parola” (FF 1021).

 

«E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo/ perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade» (Lc 1,76)

 

 

Feria propria del 24 dicembre - vigilia del Natale  (Lc 1,67-79)

Sabato, 13 Dicembre 2025 15:28

Natale di Francesco e Chiara

Sabato, 29 Novembre 2025 06:41

Immacolata, Francesco e Chiara

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In today’s Gospel passage, Jesus identifies himself not only with the king-shepherd, but also with the lost sheep, we can speak of a “double identity”: the king-shepherd, Jesus identifies also with the sheep: that is, with the least and most needy of his brothers and sisters […] And let us return home only with this phrase: “I was present there. Thank you!”. Or: “You forgot about me” (Pope Francis)
Nella pagina evangelica di oggi, Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute. Potremmo parlare come di una “doppia identità”: il re-pastore, Gesù, si identifica anche con le pecore, cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi […] E torniamo a casa soltanto con questa frase: “Io ero presente lì. Grazie!” oppure: “Ti sei scordato di me” (Papa Francesco)
Thus, in the figure of Matthew, the Gospels present to us a true and proper paradox: those who seem to be the farthest from holiness can even become a model of the acceptance of God's mercy and offer a glimpse of its marvellous effects in their own lives (Pope Benedict))
Nella figura di Matteo, dunque, i Vangeli ci propongono un vero e proprio paradosso: chi è apparentemente più lontano dalla santità può diventare persino un modello di accoglienza della misericordia di Dio e lasciarne intravedere i meravigliosi effetti nella propria esistenza (Papa Benedetto)
Man is involved in penance in his totality of body and spirit: the man who has a body in need of food and rest and the man who thinks, plans and prays; the man who appropriates and feeds on things and the man who makes a gift of them; the man who tends to the possession and enjoyment of goods and the man who feels the need for solidarity that binds him to all other men [CEI pastoral note]
Nella penitenza è coinvolto l'uomo nella sua totalità di corpo e di spirito: l'uomo che ha un corpo bisognoso di cibo e di riposo e l'uomo che pensa, progetta e prega; l'uomo che si appropria e si nutre delle cose e l'uomo che fa dono di esse; l'uomo che tende al possesso e al godimento dei beni e l'uomo che avverte l'esigenza di solidarietà che lo lega a tutti gli altri uomini [nota pastorale CEI]
St John Chrysostom urged: “Embellish your house with modesty and humility with the practice of prayer. Make your dwelling place shine with the light of justice; adorn its walls with good works, like a lustre of pure gold, and replace walls and precious stones with faith and supernatural magnanimity, putting prayer above all other things, high up in the gables, to give the whole complex decorum. You will thus prepare a worthy dwelling place for the Lord, you will welcome him in a splendid palace. He will grant you to transform your soul into a temple of his presence” (Pope Benedict)
San Giovanni Crisostomo esorta: “Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza” (Papa Benedetto)
And He continues: «Think of salvation, of what God has done for us, and choose well!». But the disciples "did not understand why the heart was hardened by this passion, by this wickedness of arguing among themselves and seeing who was guilty of that forgetfulness of the bread" (Pope Francis)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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