Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
Francesco, uomo di Dio ben radicato nell’umiltà e tutto dedito all’annuncio della Buona Novella, ogni giorno, nella preghiera chiedeva a Dio «Chi sei tu, Signore e chi sono io».
Gesù gli risponde attraverso le guarigioni che Lui opera, pure attraverso il suo servo.
Infatti le Fonti c’informano:
”Una donna di Coccorano, che era priva dell’uso di tutte le membra, ad eccezione della lingua, venne trasportata su barella di stuoie al sepolcro del santo. Dopo una breve sosta, si rialzò completamente guarita.
Anche un altro cittadino di Gubbio portò dentro una cesta un suo figlioletto davanti al sepolcro del Santo.
Era talmente deformato, che aveva le tibie del tutto atrofizzate e ripiegate sui femori.
Lo riebbe completamente guarito” (FF 551).
E ancora: “Un certo Albertino di Narni aveva perduto completamente la vista e le palpebre gli scendevano fino agli zigomi. Appena fece un voto al beato Francesco, fu prontamente guarito” (FF 553).
Gesù fa sapere al mondo che egli continua a guarire anche attraverso i suoi servi fedeli, perché «farete cose più grandi di queste» - ricorda.
A chi gli pone la domanda se è Lui L’ Atteso delle genti, risponde con l’eloquenza degli eventi e, nel tempo, dice a chiunque pone interrogativi:
«Andate e riferite […] i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati» (Lc 7,22).
E Francesco, che un tempo (prima della conversione) credeva alle parole mentre ora che ha incontrato il Vivente, più ai fatti e alla concretezza della vita, continua l’opera del Maestro annunciando:
«Andate a dire che…»
La Buona Novella del Regno si fa strada, e attraverso i profeti d’ogni tempo non manca d’istruire e convincere.
I fatti sono un “andate a dire” perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, a partire da Betlemme.
Mercoledì 3.a sett. di Avvento (Lc 7,19-23)
Il Vangelo odierno sottolinea l’autorevolezza di Gesù nel rispondere all’arrogante pretesa dei farisei che chiedono con quale autorità facesse le opere che compiva, sbalordendoli.
In Francesco questo tratto eloquente nasce dalla sua genuina santità, radicata nell’umiltà e che metteva a tacere ogni insubordinazione tra i frati e nella gente comune.
L’umiltà del Minimo nella comunità assisana faceva riflettere e tacere qualsiasi nascosta o palese pretesa.
Nelle Fonti ci sono passi interessanti al riguardo:
“Fin dalla conversione, Francesco, con l’aiuto del Signore, fondò se stesso e la sua casa, vale a dire l’Ordine, da sapiente architetto, sopra solida roccia, cioè sopra la massima umiltà e povertà del Figlio di Dio, e lo chiamò Ordine dei frati minori. Sopra la massima umiltà. Per questo, nei primordi, quando i frati presero a moltiplicarsi, volle che abitassero nei lazzaretti a servizio dei lebbrosi […]” (FF 1658).
E ancora: “Per conservare una più grande umiltà, pochi anni dopo la sua conversione, in un Capitolo celebrato presso la Porziuncola, egli rassegnò le dimissioni dall’incarico di prelato, dicendo alla presenza di tutti i frati convenuti:
«Da ora io sono morto per voi. Ma ecco frate Pietro Cattanio, al quale io e voi tutti obbediremo»” (FF 1661).
Una volta disse al Ministro generale:
«Voglio che tu affidi la cura che hai di me ad uno dei miei compagni. Gli obbedirò come a te stesso: ché per il buon esempio e la virtù dell’obbedienza io voglio che tu resti sempre con me, in vita e in morte».
E nella Regola di S. Chiara (1253):
«E, come al principio della sua conversione, insieme alle sue sorelle, promise obbedienza al beato Francesco, così promette di mantenerla inviolabilmente ai suoi successori» (Bolla di papa Innocenzo IV, 2752).
Ecco con quale autorità Francesco, sulle orme del suo Maestro, faceva queste cose!
«Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?» (Mt 21,23)
Lunedì 3.a sett. di Avvento (Mt 21,23-27)
Nel Vangelo di questa domenica Gesù fa presenti agli astanti chi è Giovanni Battista e come nel Regno di Dio il più piccolo sia più grande di lui.
La Sacra Scrittura, poi, rivela come la Sapienza che viene dall’alto formi amici di Dio e profeti.
Francesco, il Povero d’Assisi, trasformato dalla potenza dello Spirito, dopo la sua conversione, riceve il dono della profezia e diventa, per Grazia, «un profeta […] e ben più di un profeta» (Lc 7,26).
La perfetta unità con Dio aveva trasferito in lui le caratteristiche proprie di vero inviato, come Giovanni Battista.
Al pari del Precursore, nel periodo temporale in cui visse e oltre, ha preparato la via al Signore, facendosi battistrada di un nuovo e autentico modo di vivere la Parola, annunciata con semplicità e audacia.
Anche per Francesco vale quel che Gesù disse di Giovanni:
«Che cosa siete usciti a contemplare nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? […] Un uomo vestito di morbide [vesti]?» (Mt 11,7-8).
Francesco, nel deserto di questo mondo, non era una creatura in abiti di lusso, ma l’Araldo del Gran Re che gridava a squarciagola lo squallore clericale e civile del suo tempo.
Dice il suo biografo abruzzese, il Celano:
“Nessuno deve meravigliarsi se questo profeta del nostro tempo si distingueva per tali privilegi: il suo intelletto, libero dalla nebbia densa delle cose terrene e non più soggetto alle lusinghe della carne, saliva leggero alle altezze celesti e si immergeva puro nella luce.
Irradiato in tal modo dallo splendore della luce eterna, attingeva dalla Parola increata ciò che riecheggiava nelle parole.
Oh quanto siamo diversi oggi, noi che avvolti dalle tenebre ignoriamo anche le cose necessarie!” (FF 640).
E le Fonti continuano:
“Nessuno fu tanto avido di oro, quanto lui di povertà, né alcuno più preoccupato di custodire un tesoro, quanto lui la gemma evangelica.
Il suo sguardo in questo si sentiva particolarmente offeso, se nei frati - o in casa o fuori - vedeva qualcosa di contrario alla povertà.
E in realtà, dall’inizio della sua vita religiosa sino alla morte, ebbe come sua ricchezza una tonaca sola, cingolo e calzoni: non ebbe altro.
Il suo aspetto povero indicava chiaramente dove accumulasse le sue ricchezze.
Per questo, lieto, sicuro, agile alla corsa, godeva di aver scambiato con un bene che valeva cento volte le ricchezze destinate a perire” (FF 641).
Il Santo aveva posto la sua dimora in Dio, abitando con la sua fraternità in una chiesa poverella, restaurata poi dai frati: S. Maria della Porziuncola.
E Chiara d’Assisi, nel suo Testamento ricorda:
"Il beatissimo padre nostro Francesco, seguendo le sue orme, scelse per sé e per i suoi frati questa Santa povertà del Figlio di Dio, né mai, finché visse, se ne allontanò in nessuna maniera, né con la parola né con la vita" (FF 2837).
Domenica 3.a di Avvento (anno A) (Mt 11,2-11)
Today, as on the day of our Baptism, we hear the words of Jesus addressed to us: “Ephphatha, be opened!” Open your ears. Jesus, I want to open myself to your Word; Jesus, open myself to listening to you; Jesus, heal my heart from being closed, heal my heart from haste, heal my heart from impatience (Pope Francis)
Sentiamo rivolta a noi oggi, come nel giorno del Battesimo, quella parola di Gesù: “Effatà, apriti”! Apriti le orecchie. Gesù, desidero aprirmi alla tua Parola; Gesù, aprirmi al tuo ascolto; Gesù, guarisci il mio cuore dalla chiusura, guarisci il mio cuore dalla fretta, guarisci il mio cuore dall’impazienza (Papa Francesco)
And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God: in possessions, in power, in other ‘gods’ that in reality are useless, they are idols. Of course, the Law of God remains but it is no longer the most important thing, the rule of life; rather, it becomes a camouflage, a cover-up, while life follows other paths, other rules, interests that are often forms of egoism, both individual and collective. Thus religion loses its authentic meaning, which is to live listening to God in order to do his will — that is the truth of our being — and thus we live well, in true freedom, and it is reduced to practising secondary customs which instead satisfy the human need to feel in God’s place. This is a serious threat to every religion which Jesus encountered in his time and which, unfortunately, is also to be found in Christianity. Jesus’ words against the scribes and Pharisees in today’s Gospel should therefore be food for thought for us as well (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre ‘divinità’ che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo. E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà - che è la verità del nostro essere - e così vivere bene, nella vera libertà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio. Ed è questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità. Perciò le parole di Gesù nel Vangelo di oggi contro gli scribi e i farisei devono far pensare anche noi (Papa Benedetto)
Salt, in the cultures of the Middle East, calls to mind several values such as the Covenant, solidarity, life and wisdom. Light is the first work of God the Creator and is a source of life; the word of God is compared to light (Pope Benedict)
Il sale, nella cultura mediorientale, evoca diversi valori quali l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce (Papa Benedetto)
Even after his failure even in Nazareth (vv.1-6) - his heralds gladly confused the Servant [who was educating them] with the victorious, sighed, respected and glorious Messiah…
Ancora dopo il suo fallimento persino a Nazareth (vv.1-6) - i suoi banditori hanno ben volentieri confuso il Servo [che li stava educando] col Messia vincitore, sospirato, rispettato e glorioso…
don Giuseppe Nespeca
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