Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Sabato, 20 Dicembre 2025 03:44

Nuova Famiglia perseguitata

Il Vangelo di Matteo narra la fuga in Egitto della Famiglia di Nazareth a causa della persecuzione erodiana che, pur di eliminare Gesù, fece uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e nel territorio.

Questa singolare famiglia trovò rifiuto fin dal suo formarsi, modello anche di perseveranza nelle prove.

Francesco, il giullare di Dio, dopo che la Grazia lo aveva reso creatura nuova, preferì alla famiglia naturale quella datagli dal Padre delle misericordie.

Infatti, senza esitare, davanti al vescovo di Assisi e a tutti gli astanti, si denudò come segno di abbandono, aggiungendo:

«Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza» (FF 1043).

Risposta eloquente al vecchio mondo che lasciava languire nei suoi sollazzi, preferendo gustare la dolcezza respirata a casa Nazareth.

Francesco è in sintonia con la Sacra Famiglia: sia nella dimensione personale che comunitaria sviluppatasi attorno a lui.

Infatti si nutre di povertà e semplicità, crescendo in età, Sapienza e Grazia, davanti a Dio e ai suoi amati frati.

Stava sottomesso ad ogni fratello e seminava ovunque quella straordinaria Saggezza infusa, che gli veniva dall’alto, pura e arrendevole.

Maria lo accompagnava ovunque.

A Lei si stringeva in ogni evento importante, tanto da definire Avvocata dell’Ordine Colei che aveva reso nostro fratello il Signore della Maestà.

Ma non meno, Chiara faceva parte della singolare, silenziosa Famiglia di Dio - in modo così pieno da ricevere in dono (ormai malata e non più in grado di recarsi in chiesa) di partecipare sensibilmente alla Liturgia natalizia.

Il Padre delle Misericordie e l’intera Famiglia nazaretiana erano con lei.

Le Fonti c’informano:

“In quell’ora del Natale (1252), quando il mondo giubila con gli angeli per il Bambino appena nato, tutte le Donne si avviano per il Mattutino al luogo della preghiera, lasciando sola la Madre gravata dalla sua infermità.

E, avendo iniziato a pensare a Gesù piccolino e a dolersi molto di non poter partecipare al canto delle sue lodi, sospirando gli dice:

«Signore Iddio, eccomi lasciata qui sola per Te!».

Ed ecco, all’improvviso cominciò a risuonare alle sue orecchie il meraviglioso concerto che si faceva nella chiesa di S. Francesco.

Udiva i frati salmeggiare nel giubilo, seguiva le armonie dei cantori, percepiva perfino il suono degli strumenti.

Il luogo non era affatto così vicino da consentire umanamente la percezione di quei suoni: o quella celebrazione solenne fu resa divinamente sonora fino a raggiungerla, oppure il suo udito fu rafforzato oltre ogni umana possibilità.

Anzi, cosa che supera questo prodigio di udito, ella fu degna di vedere perfino il presepio del Signore.

Quando, al mattino, le figlie andarono da lei, la beata Chiara disse:

«Benedetto il Signore Gesù Cristo, che non mi ha lasciata sola, quando voi mi avete abbandonata!

Ho proprio udito, per Grazia di Cristo, tutte quelle cerimonie che sono state celebrate questa notte nella chiesa di S. Francesco» (FF 3212).

Nelle Comunità di Francesco e Chiara d’Assisi ferveva lo spirito della Famiglia di Nazareth, esperta del soffrire, ma anche luogo di virtù genuine. Chiara, come altra Maria, meditava nel suo cuore i Misteri del Figlio di Dio, ben comprendendo le apprensioni e i pericoli della fuga. Lei stessa, lasciando il vecchio mondo che la inseguiva, aveva conosciuto disagi e travagli.

Tutte esperienze che favorirono, nel suo cammino di Povera, il rivivere le vicende della famiglia di Nazareth in profondità.

 

«Ora essendo morto Erode, ecco, un angelo del Signore appare a Giuseppe in Egitto dicendo: Alzati, prendi con [te] il Bambino e sua Madre, e va’ nella terra d’Israele» (Mt 2,19-20a)

 

S. Famiglia di Nazaret (anno A)  (Mt 2,13-15.19-23)

Venerdì, 19 Dicembre 2025 06:26

Uno di noi. Prologo di Gv, Francesco e Chiara

Venerdì, 19 Dicembre 2025 04:17

L’Amore arriva prima, Inedito

Nell’ambito del Natale, ricordarsi di S. Giovanni apostolo è mettere al primo posto la contemplazione del Mistero. Lui che, come sacchetto di mirra sul petto, reclinò il capo su quello di Cristo e, per l’Amore che lo animava, arrivò per primo al sepolcro dell’Amico.

«Ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro» (Gv 20,4).

 

Francesco è colui che, per l’Amore che lo infervorava, corse per primo al Presepe; per primo vide i segni e li accolse nel suo cuore.

Senza dare spazio ad una aleatoria contemplazione, il Povero di Assisi per primo, a Greccio, volle vedere tangibilmente gli stenti, i disagi, la penuria del Signore fin dagli inizi della sua parabola umana discesa dal Cielo.

La mistica che lo informava era frutto d’unione intima con Gesù, con il Bambino di Betlemme.

Le Fonti ci ricordano:

“Avendo con la preghiera intima e la frequente contemplazione raggiunta una straordinaria familiarità con Dio, bramava sapere che cosa di lui e in lui potesse essere più gradito all’eterno Re” (FF 479).

Dice il Celano, suo noto biografo: 

“Non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente” (FF 682). 

Già… la stessa orazione, trasferita nello spirito che aveva animato la rappresentazione vivente, palpitante, di Greccio.

 

La Bellezza che attraversa le vicende narrate dalle Fonti ce ne dà atto:

“Al di sopra di tutte le solennità, celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano […]

Questo Nome era per lui dolce come favo di miele in bocca.

Un giorno i frati discutevano assieme se rimaneva l’obbligo di non mangiare carne, dato che il Natale quell’anno cadeva di venerdì. 

Francesco rispose a frate Morico:

«Tu pecchi fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino.

Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all’esterno»” (FF 787).

“Voleva che in questo giorno i poveri e i mendicanti fossero saziati dai ricchi, e che i buoi e gli asini ricevessero una razione di cibo e di fieno più abbondante del solito.

«Se potrò parlare all’imperatore - diceva - lo supplicherò di emanare un editto generale, per cui tutti quelli che ne hanno possibilità, debbano spargere per le vie frumento e granaglie, affinché in un giorno di tanta solennità gli uccellini e particolarmente le sorelle allodole ne abbiano in abbondanza» (FF 788).

L’Amore rendeva Francesco capace di oltrepassare il consueto, e in grado di tradurre la novità che varcava i confini del già saputo.

Perché l’Amore arriva prima, ha fretta, porta con sé sorella sollecitudine e partorisce l’Inedito.

 

«Ora, correvano i due insieme, e l’altro discepolo corse avanti più presto di Pietro e venne per primo al sepolcro, e chinatosi vede i panni di lino ravvolti a parte; tuttavia non entrò» (Gv 20,4-5)

 

 

Ottava di Natale, s. Giovanni ap. ev.  (Gv 20,2-8)

Sabato, 13 Dicembre 2025 15:28

Natale di Francesco e Chiara

Sabato, 29 Novembre 2025 06:41

Immacolata, Francesco e Chiara

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You ought not, however, to be satisfied merely with knocking and seeking: to understand the things of God, what is absolutely necessary is oratio. For this reason, the Saviour told us not only: ‘Seek and you will find’, and ‘Knock and it shall be opened to you’, but also added, ‘Ask and you shall receive’ [Verbum Domini n.86; cit. Origen, Letter to Gregory]
Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete” [Verbum Domini n.86; cit. Origene, Lettera a Gregorio]
In the crucified Jesus, a kind of transformation and concentration of the signs occurs: he himself is the “sign of God” (John Paul II)
In Gesù crocifisso avviene come una trasformazione e concentrazione dei segni: è Lui stesso il "segno di Dio" (Giovanni Paolo II)
Only through Christ can we converse with God the Father as children, otherwise it is not possible, but in communion with the Son we can also say, as he did, “Abba”. In communion with Christ we can know God as our true Father. For this reason Christian prayer consists in looking constantly at Christ and in an ever new way, speaking to him, being with him in silence, listening to him, acting and suffering with him (Pope Benedict)
Solo in Cristo possiamo dialogare con Dio Padre come figli, altrimenti non è possibile, ma in comunione col Figlio possiamo anche dire noi come ha detto Lui: «Abbà». In comunione con Cristo possiamo conoscere Dio come Padre vero. Per questo la preghiera cristiana consiste nel guardare costantemente e in maniera sempre nuova a Cristo, parlare con Lui, stare in silenzio con Lui, ascoltarlo, agire e soffrire con Lui (Papa Benedetto)
In today’s Gospel passage, Jesus identifies himself not only with the king-shepherd, but also with the lost sheep, we can speak of a “double identity”: the king-shepherd, Jesus identifies also with the sheep: that is, with the least and most needy of his brothers and sisters […] And let us return home only with this phrase: “I was present there. Thank you!”. Or: “You forgot about me” (Pope Francis)
Nella pagina evangelica di oggi, Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute. Potremmo parlare come di una “doppia identità”: il re-pastore, Gesù, si identifica anche con le pecore, cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi […] E torniamo a casa soltanto con questa frase: “Io ero presente lì. Grazie!” oppure: “Ti sei scordato di me” (Papa Francesco)
Thus, in the figure of Matthew, the Gospels present to us a true and proper paradox: those who seem to be the farthest from holiness can even become a model of the acceptance of God's mercy and offer a glimpse of its marvellous effects in their own lives (Pope Benedict))
Nella figura di Matteo, dunque, i Vangeli ci propongono un vero e proprio paradosso: chi è apparentemente più lontano dalla santità può diventare persino un modello di accoglienza della misericordia di Dio e lasciarne intravedere i meravigliosi effetti nella propria esistenza (Papa Benedetto)
Man is involved in penance in his totality of body and spirit: the man who has a body in need of food and rest and the man who thinks, plans and prays; the man who appropriates and feeds on things and the man who makes a gift of them; the man who tends to the possession and enjoyment of goods and the man who feels the need for solidarity that binds him to all other men [CEI pastoral note]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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