Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
Predicazione e guarigioni.
Nel Vangelo odierno Marco presenta Gesù durante la sua missione, mentre predica e guarisce molti, a partire dalla suocera di Pietro.
Colui che fu definito il Minimo, Francesco, si era talmente conformato a Gesù da ricevere da Lui energie taumaturgiche e potere d’innumerevoli guarigioni.
Nelle Fonti sono molteplici gli episodi di lebbrosi guariti, di ciechi che riacquistano la vista, di morti risuscitati, di donne scampate ai pericoli del parto, e così via.
Ne proponiamo qualcuno.
“Un idropico di Fano, col corpo paurosamente tumefatto, fu guarito in maniera perfetta per i meriti del glorioso servo di Dio.
Un abitante di Todi soffriva di gotta artritica talmente brutta, che non poteva neppure sedersi né starsene disteso sul letto. La veemenza della malattia lo gettava in preda a continui brividi, così da sembrare prossimo alla morte. Chiamò medici, moltiplicò bagni e farmaci, ma tutto era inutile. Un giorno però, alla presenza di un sacerdote, fece voto a S. Francesco, implorando la grazia della guarigione. E subito si vide guarito” (FF 558).
“Nel contado di Arezzo, una donna da molti giorni soffriva il travaglio del parto ed era ormai vicina alla morte. In quella situazione disperata, non le restava più rimedio alcuno, se non da Dio. Ebbene, il servo di Cristo era appena passato, a cavallo, da quelle parti e capitò che, nel riportare la bestia al padrone, gli incaricati passassero dal villaggio della povera donna. La gente del luogo, visto il cavallo su cui il Santo aveva viaggiato, gli strapparono via le briglie e le andarono a porre sul corpo della donna.
A quel contatto miracoloso, scomparve ogni pericolo e la donna, sana e salva, subito partorì” (FF 1220).
Francesco “Alter Christus” sapeva che lo Spirito lo inviava a predicare ovunque la Buona Novella del Regno e per tale missione ricevuta non si risparmiava.
Leggiamo nelle Fonti:
“Aveva predicato una volta al popolo dì Terni ed il vescovo della città, mentre alla fine della predicazione gli rivolgeva parole di elogio davanti a tutti, si espresse così:
«In questa ultima ora, Dio ha illuminato la sua Chiesa con questo uomo poverello e di nessun pregio, semplice e senza cultura.
Perciò siamo tenuti a lodare sempre il Signore, ben sapendo che non ha fatto così con nessun altro popolo».
Udite queste parole, il Santo accettò con incredibile piacere parole tanto chiare, ed entrati in chiesa, si gettò ai suoi piedi, dicendo:
«In verità, signor vescovo, mi hai fatto grande onore, perché mentre altri me lo tolgono, tu solo hai lasciato intatto ciò che è mio.
Hai separato, voglio dire, il prezioso dal vile e, da uomo prudente come sei, dando lode a Dio e a me la mia miseria» (FF 725).
“Passò, poi, a predicare nei luoghi vicini” (FF 1207).
Francesco, ricco solo di Spirito Santo, viveva il suo mandato con la consapevolezza di chi sa di dover restituire a Dio il dono ricevuto.
«Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» (Mc 1,38)
Mercoledì 1.a sett. T.O. (Mc 1,29-39)
Gesù guarisce nella sinagoga un uomo posseduto da uno spirito impuro, costretto a riconoscere chi è Gesù, «il Santo di Dio»
La più grossa sconfitta del male è quella di vedersi costretto a riconoscere il Bene!
Anche Il Poverello d’Assisi, sulle orme di Cristo, attesta la grandezza di Dio che si serve del piccolo come culla del Grande.
Nelle Fonti, ricche di guarigioni avvenute per mezzo dello Spirito operante in Francesco, troviamo episodi indicativi.
“Un frate era tormentato da un male così spaventoso da far credere a molti che si trattasse piuttosto di vessazione diabolica che dì infermità naturale.
Infatti spesso si dibatteva in tutto il corpo e si rotolava con la bava alla bocca; le sue membra apparivano ora rattrappite, ora distese, ora piegate e contorte, ora rigide e dure.
Talvolta, tutto teso e irrigidito, con i piedi all’altezza della testa, si slanciava in aria, per ricadere poi subito con un tonfo orrendo.
Il servo di Cristo, pieno di misericordia e di compassione per quell’infelice, così miserabilmente e irrimediabilmente colpito, gli fece portare un boccone del pane che stava mangiando.
All’assaggiare quel pane, il malato sentì dentro di sé una forza così miracolosa, che da quel momento non soffrì più di quell’infermità” (FF 1219/11).
Quel pane, segno d’intima convivialità, lo aveva liberato!
Ancora le Fonti ricordano:
“Poiché l’araldo di Cristo era famoso per questi e molti altri prodigi, la gente prestava attenzione alle sue parole, come se parlasse un Angelo del Signore.
Infatti la prerogativa delle virtù eccelse, lo spirito di profezia, la potenza taumaturgica, la missione di predicare venuta dal cielo, l’obbedienza delle creature prive di ragione, le repentine conversioni dei cuori operate dall’ascolto della sua parola, la scienza infusa dello Spirito Santo e superiore all’umana dottrina, l’autorizzazione a predicare concessa dal Sommo Pontefice per rivelazione divina, come pure la Regola, che definisce la forma delle predicazione, confermata dallo stesso Vicario di Cristo e, infine, i segni del Sommo Re impressi come sigillo nel suo corpo, sono come dieci testimonianze per tutto il mondo e confermano senza ombra di dubbio che Francesco, l’araldo di Cristo, è degno di venerazione per la missione ricevuta, autentico nella dottrina insegnata, ammirabile per la santità e che, perciò, egli ha predicato il Vangelo di Cristo come un vero inviato di Dio” (FF1221- Leggenda maggiore).
La Parola sottolinea: «So chi sei tu, il Santo di Dio» (Mc 1,24).
Già! I cieli narrano la Gloria di Dio; la Santità di Lui si espande sulle opere delle sue Mani!
Martedì 1.a sett. T.O. (Mc 1,21b-28)
Gesù, durante la sua predicazione e passando sul mare di Galilea, chiama al suo seguito i primi quattro discepoli che, lasciate le reti, si approssimano a coinvolgersi nell’avventura evangelica per il Regno.
La chiamata a divenire “pescatore” di uomini Francesco l’avverte fin dagli inizi della sua parabola evangelica.
“Francesco, che, non fidandosi mai di se stesso, in ogni decisione cercava ispirazione da Dio nella preghiera, scelse di vivere non per sé soltanto, ma per Colui che morì per tutti, ben consapevole di essere stato inviato da Dio a conquistare le anime che il diavolo tentava di rapire” (FF 381).
La chiamata esplicita che Cristo gli aveva rivolto lo aveva indotto a lasciare le reti della vita mondana per farsi annunciatore della Verità del Vangelo.
“Nella chiesa della Vergine Madre di Dio dimorava, dunque, il suo servo Francesco e supplicava insistentemente con gemiti continui Colei che concepì il Verbo pieno di grazia e di verità, perché si degnasse di farsi sua avvocata. E la Madre della misericordia ottenne con i suoi meriti che lui stesso concepisse e partorisse lo spirito della verità evangelica.
Mentre un giorno ascoltava devotamente la messa degli Apostoli, sentì recitare il brano del Vangelo in cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di vita evangelica, dicendo:
«Non tenete né oro né argento né denaro nelle vostre cinture; non abbiate bisaccia da viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone».
Questo udì, comprese e affidò alla memoria l’amico della povertà apostolica e, subito, ricolmo d’indicibile letizia, esclamò: «Questo è ciò che desidero, questo è ciò che bramo con tutto il cuore!».
Si toglie i calzari dai piedi; lascia il bastone; maledice bisaccia e denaro e, contento di una sola tonachetta, butta via la cintura e la sostituisce con una corda e mette ogni sua preoccupazione nello scoprire come realizzare a pieno le parole sentite e adattarsi in tutto alla regola della santità, dettata dagli apostoli” (FF 1051).
“Da quel momento l’uomo di Dio, per divino incitamento, si dedicò ad emulare la perfezione evangelica e ad invitare tutti gli altri alla penitenza” (FF 1052).
Chiara, quale pianticella del Serafico padre, nel suo straordinario Testamento dice:
«Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello della nostra vocazione.
E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate.
Perciò l’Apostolo ammonisce: Conosci bene la tua vocazione» (FF 2823).
Lunedì 1.a sett. T.O (Mc 1,14-20)
Nel Vangelo di Matteo oggi ci è narrato il Battesimo del Signore.
A Giovanni, che avverte il disagio di chi sa di aver bisogno lui di essere battezzato dal Figlio di Dio, Gesù risponde che è bene lasciare che si adempia ogni giustizia.
Nelle Fonti a riguardo della nascita e del battesimo di Francesco leggiamo:
“Il servo e amico dell’Altissimo, Francesco, ebbe questo nome dalla divina Provvidenza, affinché per la sua originalità e novità si diffondesse più facilmente in tutto il mondo la fama della sua missione.
La madre lo aveva chiamato Giovanni, quando rinascendo dall’acqua e dallo Spirito Santo, da figlio d’ira era divenuto figlio della Grazia” (FF 583).
Altresì le Fonti ci rivelano cose meravigliose riguardo Chiara d’Assisi, partorita da Madonna Ortolana.
Nella Leggenda: “Dal frutto si conosce l’albero e il frutto trae pregio dall’albero.
L’abbondanza della Grazia divina si riversò preveniente nella radice, perché nel ramoscello fiorisse copiosa la santità.
Infine, mentre la donna gravida è ormai vicina a partorire, pregava intensamente il Crocifisso in chiesa, davanti alla croce, che la salvasse dai pericoli del parto, udì una voce che le diceva:
«Non temere, donna, perché sana e salva darai al mondo una luce, che aggiungerà chiarore alla luce stessa».
Illuminata da questa profezia, volle che la neonata, rinascendo al fonte battesimale, si chiamasse Chiara, sperando che si realizzasse in qualche modo in seguito la chiarezza di luce promessa, conformemente al disegno d’amore della divina volontà.
Lo Spirito Santo, simboleggiato dalla colomba e di cui parla il Vangelo, riempì Francesco della sua potenza e lo guidò per tutta la vita quale “Manifestatore” del Figlio di Dio:
“Lo Spirito del Signore, che lo aveva unto e inviato assisteva il suo servo Francesco, ovunque si dirigesse; lo assisteva Cristo stesso, potenza e sapienza di Dio […]
Era, la sua parola, come un fuoco ardente, che penetrava l’intimo del cuore e ricolmava d’ammirazione le menti” (FF 1210).
E la stessa Chiara, animata dallo Spirito Santo effuso su di lei in abbondanza “fu la nuova donna della valle Spoletana che aprì una novella sorgente d’acqua vitale a ristoro e benessere delle anime” (FF 3294).
Attraverso i suoi profeti il Signore manifesta la rivoluzione operata dallo Spirito che rende figli del compiacimento divino e intrepidi testimoni della sua Parola salvifica.
«Ora, essendo stato immerso, Gesù subito salì dall’acqua ed ecco si aprirono i cieli e vide Spirito di Dio discendere come colomba venire su di lui» (Mt 3,16).
Battesimo del Signore A (Mt 3,13-17)
Francesco era stato deriso e trattato da pazzo nella sua Assisi, guardato come un panno immondo dalla “gente bene” del luogo, sprofondata nei sollazzi e divertimenti feudali.
Dopo la conversione, investito dalla potenza dello Spirito, aveva compreso che la sua missione era quella di annunciare ai poveri il lieto messaggio del Padre, proclamando l’anno di grazia del Signore con la testimonianza concreta della vita.
Questo lo aveva posto sul binario della povertà del Figlio di Dio, facendosi uno con essa, ovunque la scorgesse.
Le Fonti, maestre di vita vissuta, c’informano:
“Si chinava, con meravigliosa tenerezza e compassione, verso chiunque fosse afflitto da qualche sofferenza fisica e quando notava in qualcuno indigenza o necessità, nella dolce pietà del cuore, la considerava come una sofferenza di Cristo stesso.
Aveva innato il sentimento della clemenza, che la pietà di Cristo, infusa dall’alto, moltiplicava.
Sentiva sciogliersi il cuore alla presenza dei poveri e dei malati, e quando non poteva offrire l’aiuto, offriva il suo affetto.
Un giorno, un frate rispose piuttosto duramente ad un povero, che chiedeva l’elemosina in maniera importuna.
Udendo ciò, il pietoso amatore dei poveri comandò al frate di prostrarsi nudo ai piedi del povero, di dichiararsi colpevole, di chiedergli in carità che pregasse per lui e lo perdonasse.
Il frate così fece, e il Padre commentò con dolcezza:
«Fratello, quando vedi un povero, ti vien messo davanti lo specchio del Signore e della sua Madre povera. Così pure negli infermi, sappi vedere le infermità di cui Gesù si è rivestito».
In tutti i poveri, egli, a sua volta povero e cristianissimo, vedeva l’immagine di Cristo. Perciò quando li incontrava, dava generosamente tutto quanto avevano donato a lui, fosse pure il necessario per vivere; anzi era convinto che doveva restituirglielo a loro, come se fosse loro proprietà” (FF 1142).
La voce del Signore si era fatta sentire nel suo cuore da tempo, invitandolo a compiere una precisa e nuova missione, per opera dello Spirito.
Dopo una visione donatagli dall’alto, una Voce divina gli aveva parlato e Francesco aveva risposto:
«Signore, che vuoi che io faccia?».
«Ritorna nella tua terra - rispose il Signore - perché la visione, che tu hai avuto, raffigura una missione spirituale, che si deve compiere in te, non per disposizione umana, ma per disposizione divina» (FF 1032).
Francesco davvero poté ripetere forte:
«Lo Spirito del Signore su di me, perciò mi ha unto per annunciare la Buona Notizia ai poveri» (Lc 4,18).
Ovunque venne a trovarsi, in chiesa o all’aperto, davanti ai poveri o agli altolocati, mai temette d’incarnare la profezia-missione che lo aveva toccato e scelto.
Ai diseredati del suo tempo come a quelli di ogni epoca annunciava la Buona Novella del Regno con tenace attualità.
Feria propria del 10 gennaio
Il passo di Mc mette in evidenza il timore dei discepoli che sul mare agitato vedono il Signore sopraggiungere.
Ma Egli li rassicura: «Coraggio, Io Sono, non abbiate paura!».
Francesco, Araldo del Vangelo, dopo pochi anni dalla sua conversione, guidato dallo Spirito che in ogni occasione spinge la vela dell’esistenza umana, desiderava morire per Cristo nell’annuncio della Parola - oltremare.
L’incontro con Gesù lo avevo reso coraggioso e tenace, tanto da esortare i suoi stessi frati ad abbandonare ogni timore navigando nei marosi del mondo.
Interessante è fermarsi a meditare su un brano riportato dalle Fonti e che ritrae Francesco nell’esperienza dei venti contrari.
"A sei anni dalla sua conversione, infiammato dal desiderio del martirio, decise di passare il mare e recarsi nelle parti della Siria, per predicare la fede cristiana e la penitenza ai saraceni […] Ma la nave su cui si era imbarcato, per raggiungere quel paese, fu costretto dai venti contrari a sbarcare dalle parti della Schiavonia. Vi rimase per qualche tempo; ma poi, non riuscendo a trovare una nave che andasse nei paesi d’oltremare, defraudato nel suo desiderio, pregò alcuni marinai, diretti ad Ancona, di prenderlo con sé, per amore di Dio. Ne ebbe un netto rifiuto, perché non aveva il denaro necessario.
Allora l’uomo di Dio, riponendo tutta la sua fiducia nella bontà del Signore, salì ugualmente, di nascosto, sulla nave, col suo compagno. Si presentò un tale - certo mandato da Dio in soccorso del suo poverello - portando con sé il vitto necessario. Chiamò uno dei marinai, che aveva timor di Dio, e gli parlò così: «Tutta questa roba tienila per i poveri frati che sono nascosti sulla nave: gliela darai quando ne avranno bisogno».
Se non che, capitò che, per la violenza, i marinai, per moltissimi giorni, non poterono sbarcare e così consumarono tutte le provviste. Era rimasto solo il cibo offerto in elemosina, dall’alto, a Francesco poverello. Era molto scarso, in verità; ma la potenza divina lo moltiplicò in modo tale che bastò per soddisfare pienamente le necessità di tutti, per tutti quei giorni di tempesta, finché poterono raggiungere il porto di Ancona.
I marinai, vedendo che erano scampati molte volte alla morte, per i meriti del servo di Dio, resero grazie a Dio onnipotente, che si mostra sempre mirabile e amabile nei suoi amici e nei suoi servi. Ben a ragione, perché avevano provato da vicino gli spaventosi pericoli del mare e avevano visto le ammirabili opere di Dio nelle acque profonde" (FF 1170).
Leggiamo ancora del Poverello:
"Lasciato il mare, incominciò a pellegrinare sulla terra spargendovi il seme della salvezza e raccogliendo una messe abbondante di buoni frutti" (FF 1171).
“Confortandosi nel Signore, pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me" (FF 1172).
La sua fede nel Cristo gli faceva superare ogni timore, anche in situazioni incresciose, sapendo in Chi aveva posto ogni speranza.
Feria propria del 9 gennaio
Al solo pensiero della Cena del Signore, fuor di retorica.
Come pure Chiara, il Povero d’Assisi, ebbe sempre sollecitudine e venerazione speciale per l’Eucaristia.
Il solo pensiero della Cena del Signore, di come e quanto Gesù avesse fatto per ogni anima, lo faceva fremere nel corpo e nello spirito. Considerava fondamentale, per vivere pienamente il Vangelo, che lui e i suoi frati si facessero dono al prossimo in ogni modo e in ogni circostanza.
Francesco aveva compreso perfettamente che tutto è retorica se non c’è l’effettivo Dono di sé ai fratelli, che hanno bisogno di concreta testimonianza per riconoscere Cristo.
Le Fonti, scrigno francescano, ci attestano questa verità da lui vissuta:
“Pertanto, scongiuro tutti voi fratelli, baciandovi i piedi e con tutto l’amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto potete […] tutta la riverenza e tutto l’onore al Santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo, nel quale tutte le cose che sono in cielo e in terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente” (FF 217).
E ancora: ”Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla Parola. Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e sangue, i nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti «da morte a vita»” (Lettera di Francesco a tutti i chierici; FF 207).
“Ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del Corpo del Signore, preso da stupore oltre ogni misura per tanta benevolente degnazione e generosissima carità […] Offriva il sacrificio di tutte le sue membra, e, quando riceveva l’Agnello immolato, immolava lo spirito in quel fuoco, che ardeva sempre sull’altare del suo cuore” (FF 789).
Essendo, dunque, penetrato per grazia nel Mistero, Francesco era divenuto Eucaristia vivente, donazione effettiva di Chi lo abitava.
Feria propria, 8 gennaio
Nel Vangelo odierno Gesù predica la conversione e annuncia la vicinanza del Regno, mentre percorrendo tutta la Galilea guarisce ogni sorta di malattie e infermità, recando la sua Luce.
Per Francesco s. Maria degli Angeli fu il luogo più caro, poiché qui conobbe l’umiltà delle origini.
Riguardo ad esso un frate, molto devoto a Dio, prima della sua conversione ebbe questa visione.
“Gli sembrò di vedere innumerevoli uomini, colpiti da cecità, che stavano attorno a questa chiesa, in ginocchio e con la faccia rivolta al cielo.
Tutti protendevano le mani verso l’alto e, piangendo, invocavano da Dio misericordia e luce.
Ed ecco, venne dal cielo uno splendore immenso, che, penetrando in loro tutti, portò a ciascuno la luce e la salvezza desiderate” (FF 1049).
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4,17).
Francesco raggiunto dalla Grazia e cambiata vita “incominciò a rimproverare se stesso per la propria pusillanimità e viltà e, lasciato il nascondiglio e scacciata la paura, affrontò il cammino verso Assisi.
I concittadini, al vederlo squallido in volto e mutato nell’animo, ritenendolo uscito di senno, gli lanciavano contro il fango e i sassi delle strade, e, strepitando e schiamazzando, lo insultavano come un pazzo, un demente” (FF 1041).
Ma chi ha incontrato Cristo sul serio ha sempre reputato tutto questo “spazzatura”.
Anche Chiara aveva fatto spazio al regno dei cieli vicino, vivendolo sin dalla giovinezza.
Infatti leggiamo dagli Atti del processo di canonizzazione:
«De la conversazione de santa Chiara in casa del suo padre.
1. Sora Pacifica de Guelfuccio de Assisi, monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che essa cognosceva santa Chiara mentre che essa santa era nel seculo in casa del suo padre; e che da tutti quelli che la cognoscevano, era tenuta de grande onestà e de molto bona vita; e che era intenta et occupata circa le opere de la pietà.
De la sua conversione.
2. E disse che santa Chiara per ammonizione de santo Francesco incominciò l’Ordine che ora è in Santo Damiano […]
3. E disse che essa madonna Chiara amava molto li poveri; e per la sua bona conversazione tutti li cittadini la avevano in grande venerazione […]
Feria propria del 7 gennaio (Mt 4,12-17.23-25)
The Kingdom of God is precisely the presence of truth and love and thus is healing in the depths of our being. One therefore understands why his preaching and the cures he works always go together: in fact, they form one message of hope and salvation (Pope Benedict)
Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza (Papa Benedetto)
To repent and believe in the Gospel are not two different things or in some way only juxtaposed, but express the same reality (Pope Benedict)
Convertirsi e credere al Vangelo non sono due cose diverse o in qualche modo soltanto accostate tra loro, ma esprimono la medesima realtà (Papa Benedetto)
The fire of God's creative and redeeming love burns sin and destroys it and takes possession of the soul, which becomes the home of the Most High! (Pope John Paul II)
Il fuoco dell’amore creatore e redentore di Dio brucia il peccato e lo distrugge e prende possesso dell’anima, che diventa abitazione dell’Altissimo! (Papa Giovanni Paolo II)
«The Spirit of the Lord is upon me, because he has anointed me to preach good news to the poor» (Lk 4:18). Every minister of God has to make his own these words spoken by Jesus in Nazareth [John Paul II]
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare un lieto messaggio» (Lc 4, 18). Ogni ministro di Dio deve far sue nella propria vita queste parole pronunciate da Gesù di Nazareth [Giovanni Paolo II]
It is He himself who comes to meet us, who lowers Heaven to stretch out his hand to us and raise us to his heights [Pope Benedict]
È Lui stesso che ci viene incontro, abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza [Papa Benedetto]
As said st. Augustine: «The Word of God which is explained to you every day and in a certain sense "broken" is also daily Bread». Complete food: basic and “compote” food - historical and ideal, in actuality
Come diceva s. Agostino: «La Parola di Dio che ogni giorno viene a voi spiegata e in un certo senso “spezzata” è anch’essa Pane quotidiano». Alimento completo: cibo base e “companatico” - storico e ideale, in atto
What begins as a discovery of Jesus moves to a greater understanding and commitment through a prayerful process of questions and discernment (John Paul II)
Quel che inizia come una scoperta di Gesù conduce a una maggiore comprensione e dedizione attraverso un devoto processo di domande e discernimento (Giovanni Paolo II)
John's Prologue is certainly the key text, in which the truth about Christ's divine sonship finds its full expression (John Paul II)
Il Prologo di Giovanni è certamente il testo chiave, nel quale la verità sulla divina figliolanza di Cristo trova la sua piena espressione (Giovanni Paolo II)
Innocence prepares, invokes, hastens Peace. But are these things of so much value and so precious? The answer is immediate, explicit: they are very precious gifts (Pope Paul VI)
L’innocenza prepara, invoca, affretta la Pace. Ma si tratta di cose di tanto valore e così preziose? La risposta è immediata, esplicita: sono doni preziosissimi (Papa Paolo VI)
We will not find a wall, no. We will find a way out […] Let us not fear the Lord (Pope Francis)
don Giuseppe Nespeca
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