Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Venerdì, 20 Marzo 2026 03:28

Uno per tutti, nel nascondimento

Il brano giovanneo di oggi sottolinea la frase del sacerdote Caifa rivolta ai Giudei e pronunciata a riguardo dell’imminente morte di Gesù:

«Voi non capite nulla né considerate che conviene a voi che un solo uomo muoia per il popolo e non perisca l’intera nazione!» (Gv 11,49-50).

Alludendo così al sacrificio di Cristo in riscatto per molti.

Atto d’amore che il passo di Vangelo lega alla motivazione che Gesù stesso traeva dal bel clima di fraternità vissuto nel focolare di Betania.

Francesco ebbe sempre a cuore L’Unità e per essa si consumò, considerandola appunto motore e stimolo di salvezza dell’umanità tutta, della Chiesa e, nel suo piccolo, delle comunità dei suoi frati.

Curò molto lo spirito di sinergia e comprensione reciproca, proprio per questo: da essa doveva uscire il profumo e lo slancio della comunione.

Per tale motivo non sopportava la detrazione, nemica della concordia.

Nelle Fonti, il Celano sottolinea l’avvedutezza dei frati nello stabilire fra loro un patto, al fine di evitare tutto ciò che potesse nuocere all’onore degli altri. Inoltre aggiunge:

"Cos’è infatti il detrattore se non il fiele degli uomini, fermento di malvagità, disonore del mondo? Cos’è l’uomo doppio di lingua, se non lo scandalo dell’Ordine, il veleno del chiostro religioso, la disgregazione dell’unità?

Ahimé, la terra abbonda di animali velenosi ed è impossibile che una persona onesta sfugga i morsi degli invidiosi!

Si promettono premi ai delatori e distrutta l’innocenza, si dà a volte la palma alla falsità.

Ecco, quando uno non riesce a vivere della sua onestà, guadagna vitto e vesti devastando l’onestà altrui" (FF 769).

Poiché la sua prole cresceva, Francesco rifletteva, preoccupato, su come la giovane pianta potesse conservarsi e progredire stretta nel vincolo dell’unità.

"Vedeva, già allora, che molti, come lupi, infierivano contro il piccolo gregge - vecchi incalliti nel male - spinti a nuocere alla novità.

Prevedeva pure che tra gli stessi figli potevano sorgere difficoltà a danno della pace e dell’unità, e lo turbava il pensiero che, come spesso avviene tra gli eletti, vi sarebbero stati alcuni inorgogliti nella loro mentalità carnale, pronti alle contese e facili allo scandalo" (FF 609).

L’inerme assisano, sulle orme di Gesù, si preoccupò di donare tutto se stesso per la causa dell’unità cara a Cristo, nell’Ordine e nella Chiesa tutta.

Tutto, nel senso della Croce vissuta nel più sacro e personale nascondimento.

 

 

Sabato 5a sett. Quaresima  (Gv 11,45-56)

Giovedì, 19 Marzo 2026 04:54

L’armonia nelle opere di Dio

Nel brano di Vangelo odierno Gesù, ai Giudei che non credevano in Lui e volevano lapidarlo, dice: «anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e io nel Padre» (Gv 10,38).

Francesco, rinnovato dall’incontro con il Signore, aveva seminato un modo nuovo di vivere e comprendere le opere di Dio.

Aveva uno sguardo a più dimensioni, che coglieva in prospettiva la grandezza di ogni evento.

Il Celano, nella Vita prima, sottolinea:

"Tramite Francesco si sono rinnovati gli antichi miracoli, quando nel deserto di questo mondo è stata piantata una vite feconda, che produce, mediante un modo di vita nuovo, ma fedele agli antichi, fiori profumati di sante virtù e stende ovunque i tralci della santa religione" (FF 476).

"Per trarre da ogni cosa incitamento ad amare Dio, esultava per tutte quante le opere delle mani del Signore e, da quello spettacolo di gioia, risaliva alla Causa e Ragione che tutto fa vivere.

Contemplava, nelle cose belle, il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto.

Di tutte le cose si faceva una scala per salire e afferrare Colui che è tutto desiderabile.

Con il fervore di una devozione inaudita, in ciascuna delle creature, come in un ruscello, delibava quella Bontà fontale, e le esortava dolcemente, al modo di Davide profeta, alla lode di Dio, perché avvertiva come un concerto celeste nella consonanza delle varie doti e attitudini che Dio ha loro conferito" (FF 1162).

La sua fede pura e semplice gli consentiva di andare oltre le apparenze e di intravvedere sempre la Bontà di Colui che è presente in ogni cosa.

Pur essendo sempre unito in ogni sua fibra a Cristo, mai smetteva di credere nella rivelazione delle opere di Lui, abbracciandole con il suo sguardo tenero.

Le Fonti ci aiutano a comprendere:

"Quando mirava il sole, la luna, le stelle del firmamento, il suo animo s’inondava di gaudio.

O pietà semplice e semplicità pia!  Perfino per i vermi sentiva grandissimo affetto, perché la Scrittura ha detto del Signore:

«Io sono verme e non uomo»; perciò si preoccupava di toglierli dalla strada e di metterli in un posto sicuro, perché non fossero schiacciati dai passanti.

E che dire delle altre creature inferiori, quando sappiamo che, durante l’inverno, si preoccupava addirittura di far preparare per le api miele e vino perché non morissero di freddo?

Magnificava con splendida lode la  laboriosità e la finezza d’istinto che Dio aveva loro elargito, gli accadeva di trascorrere un giorno intero a lodarle, quelle e tutte le altre creature" (FF 458).

Già, un cuore di carne e non di pietra possiede quel fiuto interiore che fa riconoscere e credere che il Figlio di Dio compie le opere del Padre e con il Padre, sempre.

Chi invece chiude la propria interiorità scambia le opere di Dio per una bestemmia, offendendo lo Spirito Santo.

Francesco si guardava bene da tutto questo, e tanto cercava di trasmettere ai suoi.

 

 

Venerdì 5a sett. Quaresima  (Gv 10,31-42)

Mercoledì, 18 Marzo 2026 03:22

Parola, Spirito, Vita

Gesù rivendica la divina figliolanza, affermando di avere Dio per Padre, di onorarlo ed essere da Lui glorificato.

I capi, invece, che non conoscono il Padre, scambiano il Signore per un presuntuoso.

 

Francesco credeva profondamente nella Parola di Dio e sin dagli inizi della sua conversione s’impegnò a viverla alla lettera: "sine glossa".

Portava scritto sul cuore la  frase di Gesù: «se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno» (Gv 8,51).

Infatti nella Leggenda perugina si legge:

"I ministri, pur sapendo che secondo la Regola erano obbligati a osservare il Vangelo, fecero togliere da essa quel capitolo dove si legge: «non porterete nulla nel vostro cammino»; illudendosi di non essere tenuti a osservare la perfezione evangelica.

Francesco, conoscendo questa soppressione in virtù dello Spirito Santo, disse in presenza di alcuni frati:

«Credono i frati ministri d’ingannare Dio e me. Ebbene, affinché tutti i frati sappiano e conoscano di essere obbligati a osservare la perfezione del santo Vangelo, voglio che al principio e alla fine della Regola sia scritto che i frati sono tenuti a osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo.

E affinché siano inescusabili dinanzi a Dio, voglio con l’aiuto del Signore osservare sempre e realizzare nel mio comportamento l’ideale che Dio mi ha rivelato per la salvezza dell’anima mia e per il bene dei fratelli».

E davvero egli osservò il Vangelo alla lettera, dal tempo che cominciò ad avere dei fratelli fino al giorno della sua morte" (FF 1622).

E ancora nella Leggenda maggiore:

"Vedendo che il numero dei frati a poco a poco cresceva, il servitore di Cristo scrisse per sé e per i suoi frati, con parole semplici, una formula di vita, nella quale, posta come fondamento imprescindibile l’osservanza del santo Vangelo, inserì poche altre cose, che sembravano necessarie per vivere in modo uniforme" (FF 1061).

E nella conclusione della Lettera ai Fedeli:

«Io frate Francesco, il più piccolo servo vostro, vi prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio, e col desiderio di baciarvi i piedi, che queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo con umiltà e amore le dobbiate accogliere e attuare e osservare.

E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita» (FF 206).

Il Povero d’Assisi, innamorato della Parola di Dio, dimorò in essa insegnando a fare altrettanto ai suoi frati, poiché costituiva caparra di vita eterna.

E in uno scritto [collocabile al massimo all’inizio del 1213] rivolto a Chiara, Francesco così si esprime:

«Poiché, per divina ispirazione, vi siete fatte figlie e ancelle dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, voglio e prometto, da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi, come di loro, cura e sollecitudine speciale» (FF 139).

 

«È il Padre mio che mi glorifica, del quale voi dite: ‘È nostro Dio’, e non lo conoscete» (Gv 8,54b-55)

 

 

Giovedì 5a sett. Quaresima  (Gv 8,51-59)

Martedì, 17 Marzo 2026 03:20

Simili a Maria

L’Annunciazione illustra l’arte dell’ascolto in Maria, visitata dall’Angelo Gabriele. Ella accetta il Mistero ma pone domande di senso, usando la sua intelligenza, in umiltà e dignità.

Dopo la conversione, Francesco e Chiara cercarono sempre la volontà di Dio proprio guardando a Maria, la serva del Signore, colei che aveva trovato favore presso l’Onnipotente, divenendo la Madre di Gesù.

 

Fin dagli inizi della sua vocazione-missione, Francesco rivolse alla Vergine speciale e devota attenzione.

Le Fonti ci mettono al corrente dello straordinario amore per Lei, espresso in un’antifona ieratica del Poverello:

«Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, figlia e ancella dell’altissimo sommo Re il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro» (FF 281).

Francesco "Circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà" (FF 786).

Ma Chiara stessa, considerata «altera Maria», quando giunse alla Porziuncola, dove  Francesco con i frati l’aspettavano per la sua totale dedizione a Dio:

"dopo che ebbe prese le insegne della santa penitenza davanti all’altare di Santa Maria e, quasi davanti al talamo nuziale della Vergine, l’umile ancella si fu sposata a Cristo, subito San Francesco la condusse alla chiesa di San Paolo*, con l’intenzione che rimanesse in quel luogo finché la Volontà dell’Altissimo non disponesse diversamente" (FF 3172).

Come Maria, Chiara pronunciò il suo "Fiat" alla volontà del Padre:

«Ecco la serva del Signore: avvenga a me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Oh quanto hanno amato la volontà di Dio entrambe!

Dimentiche di sé hanno aderito al progetto divino su di loro, ognuna nel suo tempo, ognuna nel suo solco.

Nelle Fonti ancora troviamo:

«A quel modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell’umiltà e povertà di lui, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute, e possederai ciò che è bene più duraturo e definitivo anche a paragone di tutti gli altri possessi transeunti di questo mondo» (FF 2893 - Lettera terza alla Beata Agnese di Praga).

Francesco e Chiara, sull’esempio dell’umile Maria di Nazareth, hanno amato la volontà di Dio su di loro in modo solare e duraturo.

Infatti, in una preghiera conclusiva di Francesco, contempliamo il suo costante anelito a ricercarla e assecondarla con abbandono.

«Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen» (FF 234 - Lettera a tutto l’Ordine).

 

*La chiesa e il monastero benedettino di San Paolo delle Abbadesse, dove Chiara viene condotta dopo la sua consacrazione in Porziuncola, sorgevano nei pressi di Bastìa Umbra, a 4 km da Assisi.

 

 

Annunciazione del Signore  (Lc 1,26-38)

Lunedì, 16 Marzo 2026 05:09

Innalzato con il Figlio

Giovanni presenta la croce come l’esaltazione di Gesù e in tal modo evidenzia che la crocifissione - in apparenza solo morte e sconfitta - in realtà è rivelazione gloriosa dell’amore di Dio e l’ascendere di Gesù al Padre.

In Francesco d’Assisi il Cristo innalzato [crocifisso] fu oggetto continuo della sua meditazione e conformazione.

Il Poverello, nel tempo, fu visitato da tante infermità e dolori portati con dignità e letizia, tenendo lo sguardo fisso sul Figlio di Dio.

Le Fonti non mancano di ricordarcelo:

"Francesco era infermo e pieno di dolori da ogni parte. Vedendolo così, un giorno gli disse un suo compagno:

«Padre, tu hai sempre trovato un rifugio nelle Scritture; sempre ti hanno offerto un rimedio ai tuoi dolori. Ti prego, anche ora fatti leggere qualche cosa dai profeti: forse il tuo spirito esulterà nel Signore».

Rispose il Santo:

«È bene leggere le testimonianze della Scrittura, ed è bene cercare in esse il Signore nostro Dio.

Ma, per quanto mi riguarda, mi sono già preso tanto dalle Scritture, da essere più che sufficiente alla mia meditazione e riflessione.

Non ho bisogno di più, figlio: conosco Cristo povero e Crocifisso» (FF 692).

Francesco custodì sempre vivo nella coscienza l’incontro con il Crocifisso di San Damiano.

Entrato in quel luogo a pregare, condottovi dallo Spirito, quell’esperienza segnò radicalmente la sua esistenza.

"Entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla Grazia divina, si ritrova totalmente cambiato.

Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso - cosa da sempre inaudita! - l’immagine di Cristo Crocifisso, dal dipinto* gli parla, muovendo le labbra.

«Francesco, - gli dice chiamandolo per nome -  va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».

Francesco è tremante e pieno di stupore, e quasi perde i sensi a queste parole. Ma subito si dispone ad obbedire e si concentra tutto su questo invito" (FF 593).

È il Crocifisso che poi lo conforma pienamente a Sé sul monte della Verna, rivivendo nelle membra del Minimo la sua Passione.

Tutta la parabola della vita del Povero d’Assisi è intrisa della Presenza del Cristo innalzato.

Diventa così un’icona di riferimento nel cammino della fede per attirare a Gesù ogni uomo in ricerca.

La missione affidatagli dal Crocifisso di San Damiano stimmatizza la sua vita, lo innalza e lo rende amico di Dio, luogo d’incontro con il Divino.

Abbracciato a Cristo, Francesco cominciò col fare ciò che era necessario, poi ciò che era possibile e all’improvviso, sorprendentemente, si ritrovò a fare l’impossibile, creando novità e operando le cose a Dio gradite.

Così lasciò che l’Amore si rivelasse in lui e attraverso di lui.

 

«Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora riconoscerete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come il Padre mi ha insegnato, di queste cose parlo» (Gv 8,28)

 

*È una tavola a tempera di stile bizantino, ancora visibile nella basilica di Santa Chiara in Assisi.

 

 

Martedì 5a sett. Quaresima  (Gv 8,21-30)

Domenica, 15 Marzo 2026 05:11

Lapidare o misericordiare

La donna sorpresa in adulterio e condotta dagli scribi e farisei presso Gesù è la “foglia di fico" pretestuosa che essi usano per coprire i loro peccati.

Il Signore sa che è così, tanto da dire agli astanti:

«Chi di voi è senza peccato getti per primo una pietra contro di lei» (Gv 8,7).

Egli condanna la mancanza di misericordia, mostrata in modo arrogante e maldestro.

 

Francesco è stato davvero l’araldo della Compassione - colui che ha fatto prevalere sempre questa, insieme alla pazienza, davanti al peccatore, dando tempo per cambiare vita.

Nella Lettera a un Ministro scrive:

«Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedienza a ricorrere al suo guardiano.

E tutti i frati che fossero a conoscenza del peccato di lui, non gli facciano vergogna né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati» (FF 237).

Tale atteggiamento era stato trasmesso in modo profondo pure ai suoi, tanto che:

"Un giorno che due frati camminavano insieme, si imbatterono in un pazzo, che si mise a lanciare delle pietre contro di loro.

Uno di essi, vedendo che le pietre erano dirette contro il compagno, subito gli si mise davanti, preferendo essere colpito lui al posto del fratello.

Tale era l’amore reciproco che li infiammava, e così sinceramente erano pronti a dare la vita l’uno per l’altro" (FF 1447 - Leggenda dei tre compagni).

Prendere su di sé le pietre dirette all’altro: grande cuore misericordioso che vuole la salvezza del prossimo.

D’altro canto il Povero d’Assisi, pur odiando il peccato, accoglieva con grande pietà chi era caduto nell’errore.

Dio si era ricordato di lui, quand’era nei peccati, ed ora si sentiva chiamato a fare altrettanto con gli altri.

Nella sua memoria si era fissata la frase evangelica sperimentata:

«Va’, anche tu fa’ ugualmente» (Lc 10,37).

Nel Testamento di Francesco (1226) leggiamo:

«Quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia» (FF 110).

Il biografo San Bonaventura, nella Leggenda maggiore, narra:

«Non c’è da meravigliarsi: come la pietà del cuore lo aveva reso fratello di tutte le creature, così la carità di Cristo lo rendeva ancor più intensamente fratello di coloro che portano in sé l’immagine del Creatore e sono stati redenti dal sangue del Redentore.

Non si riteneva amico di Cristo, se non curava con amore le anime da Lui redente.

Niente, diceva, si deve anteporre alla salvezza delle anime, e confermava l’affermazione soprattutto con quest’argomento: che l’Unigenito di Dio, per le anime, si era degnato di salire sulla croce" (FF 1168).

La coscienza nitida della salvezza ricevuta gratuitamente aveva fatto di Francesco l’alfiere della Misericordia, che volge lo sguardo sul misero bisognoso d’essere sanato e ridestato.

 

 

Lunedì 5a sett. di Quaresima A.B. (Gv 8,1-11)

Sabato, 14 Marzo 2026 06:34

Chi crede vive!

Il brano giovanneo di questa domenica narra la rianimazione di Lazzaro.

Dinanzi alla morte, l’umanità del Signore attesta il suo amore per noi, suoi amici.

 

Anche Francesco d’Assisi, sensibile ai mali della gente, in vita e in morte si adoperò come strumento di Dio, seminatore di vita vera.

Le Fonti, nella Leggenda maggiore, ci regalano perle di vita trasmessa.

"Nel paese di Pomaranico, situato fra i monti della Puglia, due coniugi avevano un’unica figlia, di tenera età, teneramente amata. Ma una grave malattia la condusse alla tomba.

I suoi genitori, disperando di avere altri eredi, si ritenevano morti con lei.

Vennero i parenti e gli amici per quel funerale troppo degno di pianto; ma la madre infelice, giacendo ricolma d’indicibili dolori e sommersa d’infinità tristezza, nulla avvertiva di quanto si stava facendo.

Intanto San Francesco, in compagnia di un solo frate, si degnò di visitare con un’apparizione la desolata donna, che ben conosceva come sua devota.

Pietosamente parlandole:

«Non piangere le disse, perché il lume della tua lucerna, che tu piangi come spento, ti sarà restituito per mia intercessione».

Si alzò immediatamente la donna e raccontando a tutti quanto il Santo le aveva detto, proibì che si procedesse alla sepoltura; poi, invocando con grande fede il nome di San Francesco, prese per mano la figlia morta, e, viva, sana e salva, la fece alzare, fra lo stupore universale" (FF 1264).

Il Supertestimone della fede, Francesco, operò in modo da rendere gloria all’Eterno al cospetto di tutti, attestando che Gesù è davvero

la resurrezione e la vita, poiché chi crede in Lui anche se muore vivrà.

 

«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se morisse, vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Credi questo?» (Gv 11,25-26).

 

 

5.a Domenica di Quaresima A  (Gv 11,1-45)

Venerdì, 13 Marzo 2026 03:04

Profeta contraddetto

Nel brano del Vangelo di oggi a Gesù che si era proposto come la Fonte della vera Acqua, risponde gente del popolo, che asserisce:

«Costui è davvero il profeta!» (Gv 7,40) - e farisei che controbattono:

«dalla Galilea non sorge profeta!» (Gv 7,52).

Due tesi contrapposte, ma verificate e scardinate dai fatti nel momento in cui, sulla croce, il centurione dirà che colui che era stato crocifisso era davvero il Figlio di Dio.

Gli eventi reali mettono a nudo la verità.

Così è avvenuto nella vita di Francesco d’Assisi: le vicende hanno dimostrato l’autentica ed eloquente caratura del suo nudo vivere.

Consultando le Fonti francescane, incontriamo passi che sottolineano davvero il suo carisma di profeta.

"Poiché l’araldo di Cristo era famoso per questi e molti altri prodigi, la gente prestava attenzione alle sue parole, come se parlasse un Angelo del Signore.

Infatti la prerogativa delle virtù eccelse, lo spirito di profezia, la potenza taumaturgica, la missione di predicare venuta dal cielo, l’obbedienza delle creature prive di ragione, le repentine conversioni dei cuori operate dall’ascolto della sua parola, la scienza infusa dallo Spirito Santo e superiore all’umana dottrina, l’autorizzazione a predicare concessa dal sommo Pontefice per rivelazione divina, come pure la Regola, che definisce la forma della predicazione, confermata dallo stesso Vicario di Cristo e, infine, i segni del Sommo Re impressi come un sigillo nel suo corpo, sono come dieci testimonianze per tutto il mondo e confermano senza ombra di dubbio che Francesco, l’araldo di Cristo, è degno di ogni venerazione per la missione ricevuta, autentico nella dottrina insegnata, ammirabile per la santità e che, perciò, egli ha predicato il Vangelo di Cristo come un vero inviato di Dio" (FF 1221).

Se per il cambiamento totale di vita c’era chi lo definiva un pazzo, gli eventi di cui si fece latore lo confermano nel suo carisma profetico.

 

Nel Testamento di Chiara, compilato sulla traccia di quello del Poverello, troviamo qualcosa che avvalora quanto sopra è stato detto.

"Mentre infatti, lo stesso Santo, che non aveva ancora né frati né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, era intento a riparare la chiesa di San Damiano, dove, ricevendo quella visita del Signore nella quale fu inebriato di celeste consolazione, sentì la spinta decisiva ad abbandonare del tutto il mondo, in un trasporto di grande letizia e illuminato dallo Spirito Santo, profetò a nostro riguardo ciò che in seguito il Signore ha realizzato" (FF 2826).

E ancora:

"Salito sopra il muro di detta chiesa, così infatti allora gridava, a voce spiegata e in lingua francese, rivolto ad alcuni poverelli che stavano lì appresso:

«Venite ed aiutatemi in quest’opera del monastero di San Damiano, perché tra poco verranno ad abitarlo delle donne, e per la fama e santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celeste in tutta la sua Santa Chiesa» (FF 2827).

Da Assisi poteva sorgere un profeta?

Si, un grande profeta, se ancora oggi tutti lo riconoscono e lo seguono con stupore per l’umiltà straordinaria fiorita in molteplici doni evangelici, a lode di Dio.

 

«Quelli della folla dicevano: Costui è davvero il profeta!» (Gv 7,40) […]

«Studia, e vedi che dalla Galilea non sorge profeta!» (Gv 7,52)

 

 

Sabato 4a sett. Quaresima  (Gv 7,40-53)

Giovedì, 12 Marzo 2026 03:00

Egli mi ha mandato

Il brano del Vangelo odierno ritrae Gesù che va, quasi nascostamente, alla festa delle Capanne, in un clima persecutorio.

Egli non va nel momento che ai parenti sembrava opportuno, né intendeva manifestarsi nel modo da essi voluto.

Vi sale invece dopo, e in modo diverso: per compiere la propria missione come stabilito da Dio, non per cercare la propria gloria.

Anche Francesco non ha ricalcato la strada voluta dal padre, ma la missione affidatagli dal Signore, secondo il "canovaccio" della volontà divina.

Infatti, consultando le Fonti, comprendiamo molte cose, al riguardo.

Per esempio, ci accorgiamo della ostinata persecuzione del padre, che non sopportava il ripudio di Francesco della vita precedente, trascorsa in allegre brigate.

Desiderava che il figlio vivesse in altro modo, lontano com’era dai disegni di Dio.

"Mentre il servo di Dio dimorava in compagnia di questo sacerdote, suo padre lo venne a sapere e corse là con l’animo sconvolto.

Ma Francesco, atleta ancora agli inizi, informato delle minacce dei persecutori e presentendo la loro venuta, volle lasciare tempo all’ira e si nascose in una fossa segreta.

Vi rimase nascosto per alcuni giorni, e intanto supplicava incessantemente, tra fiumi di lacrime, il Signore, che lo liberasse dalle mani dei persecutori e portasse a compimento, con la sua bontà e il suo favore i pii propositi che gli aveva ispirato" (FF 1040).

Il Poverello non si preoccupava di accontentare le prerogative  parentali, ma il progetto e la missione preparati da Dio, pur nel vituperio della città assisana.

"I concittadini, al vederlo squallido in volto e mutato nell’animo, ritenendolo uscito di senno, gli lanciavano contro il fango e i sassi delle strade, e, strepitando e schiamazzando, lo insultavano come un pazzo, un demente.

Ma il servo di Dio, senza scoraggiarsi o turbarsi per le ingiurie, passava in mezzo a loro, come se fosse sordo.

Quando suo padre sentì quello strano baccano, accorse immediatamente, non per liberare il figlio, ma piuttosto per rovinarlo: messo da parte ogni sentimento di pietà, lo trascina a casa e lo perseguita, prima con le parole e le percosse, poi mettendolo in catene.

Però quest’esperienza rendeva il giovane più pronto e più deciso nel mandare a compimento l’impresa incominciata, perché gli richiamava quel detto del Vangelo:

«Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli»” (FF 1041).

Anche così il Minimo d’Assisi, alla stregua di Gesù, non volle servire quanto l’opinione comune riteneva opportuno e conveniente fare.

Preferì seguire, per altra via, ciò che la Provvidenza gli aveva rivelato e con una modalità sconcertante per la mentalità del mondo in cui viveva.

 

La sua famiglia, i suoi concittadini conoscevano Francesco, ma non comprendevano che era figlio prediletto del Padre celeste.

Creatura cui era stata affidata una inequivocabile missione di rinnovamento nel cammino cristiano.

 

«[Certo] e mi conoscete e conoscete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma è veritiero colui che mi ha mandato, che voi non conoscete. Io lo conosco, perché sono da lui ed egli mi ha mandato» (Gv 7,28-29)

 

 

Venerdì 4a sett. Quaresima  (Gv 7,1-2.10.25-30)

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[Nicodemus] felt the fascination of this Rabbi, so different from the others, but could not manage to rid himself of the conditioning of his environment that was hostile to Jesus, and stood irresolute on the threshold of faith (Pope Benedict)
[Nicodemo] avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente contrario a Gesù e resta titubante sulla soglia della fede (Papa Benedetto)
Those wounds that, in the beginning were an obstacle for Thomas’s faith, being a sign of Jesus’ apparent failure, those same wounds have become in his encounter with the Risen One, signs of a victorious love. These wounds that Christ has received for love of us help us to understand who God is and to repeat: “My Lord and my God!” Only a God who loves us to the extent of taking upon himself our wounds and our pain, especially innocent suffering, is worthy of faith (Pope Benedict)
Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede (Papa Benedetto)
We see that the disciples are still closed in their thinking […] How does Jesus answer? He answers by broadening their horizons […] and he confers upon them the task of bearing witness to him all over the world, transcending the cultural and religious confines within which they were accustomed to think and live (Pope Benedict)
Vediamo che i discepoli sono ancora chiusi nella loro visione […] E come risponde Gesù? Risponde aprendo i loro orizzonti […] e conferisce loro l’incarico di testimoniarlo in tutto il mondo oltrepassando i confini culturali e religiosi entro cui erano abituati a pensare e a vivere (Papa Benedetto)
The Fathers made a very significant commentary on this singular task. This is what they say: for a fish, created for water, it is fatal to be taken out of the sea, to be removed from its vital element to serve as human food. But in the mission of a fisher of men, the reverse is true. We are living in alienation, in the salt waters of suffering and death; in a sea of darkness without light. The net of the Gospel pulls us out of the waters of death and brings us into the splendour of God’s light, into true life (Pope Benedict)
I Padri […] dicono così: per il pesce, creato per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita (Papa Benedetto)
There is the path of those who, like those two on the outbound journey, allow themselves to be paralysed by life’s disappointments and proceed sadly; and there is the path of those who do not put themselves and their problems first, but rather Jesus who visits us, and the brothers who await his visit (Pope Francis)
C’è la via di chi, come quei due all’andata, si lascia paralizzare dalle delusioni della vita e va avanti triste; e c’è la via di chi non mette al primo posto se stesso e i suoi problemi, ma Gesù che ci visita, e i fratelli che attendono la sua visita (Papa Francesco)

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