Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Nel brano di Vangelo oggi proposto, Gesù proclama di essere venuto per dare pieno compimento alla Legge.

Quindi non per demolire o trasgredire la Parola, ma osservarla amando.

L’amore è il vero compimento della Legge del Signore, che è perfetta e rinfranca l’anima.

Francesco lo aveva ben compreso vivendo e insegnando alla sua fraternità a fare altrettanto.

Le Fonti forniscono, attraverso vari tasselli, preziosi esempi di vita. Nella Lettera ai reggitori dei popoli:

«Vi supplico […] con tutta la riverenza di cui sono capace, di non dimenticare il Signore, assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo, e di non deviare dai suoi comandamenti, poiché tutti coloro che dimenticano il Signore e si allontanano dai comandamenti di lui, sono maledetti e saranno dimenticati da lui» (FF 211).

Al tempo stesso, il Poverello, con quell’equilibrio ed elasticità che lo contraddistingueva, sottolinea:

«E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di prendere tutti i cibi che gli uomini possono mangiare, così come il Signore dice di David, il quale mangiò i pani dell’offerta che non era permesso mangiare se non ai sacerdoti […] Similmente, ancora, in tempo di manifesta necessità tutti i frati provvedano per le cose loro necessarie così come il Signore darà loro la grazia, poiché la necessità non ha legge» (FF 33).

Secondo il pensiero di Francesco, ciò che danneggia l’amore è la detrazione. Infatti, nella Leggenda maggiore, leggiamo:

"Il vizio della detrazione, nemico radicale della pietà e della grazia, lo aveva in orrore come il morso del serpente e come la più dannosa pestilenza […]

«La cattiveria dei detrattori - diceva - è tanto maggiore di quella dei ladri, quanto maggiore è la forza con cui la legge di Cristo, che trova il suo compimento nell’amore, ci obbliga a bramare la salvezza delle anime più di quella dei corpi»" (FF 1141).

Chiara stessa, nella Regola, avverte:

«Ammonisco, poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino le sorelle da ogni superbia, vanagloria, invidia, avarizia, cura e sollecitudine di questo mondo, dalla detrazione e mormorazione, dalla discordia e divisione» (FF 2809).

«Siano invece sollecite di conservare sempre reciprocamente l’unità della scambievole carità, che è il vincolo della perfezione» (FF 2810).

L’Amore era la Regola dei frati e delle Povere Dame di San Damiano: «[…] e così, portando il giogo della carità vicendevole, con facilità adempiremo la legge di Cristo. Amen.» (FF 2918 - Lettera ad Ermentrude di Bruges).

 

«Non crediate che io sia venuto ad abbattere la Legge o i Profeti; non sono venuto a demolire, ma a dare compimento» (Mt 5,17)

 

 

Mercoledì 3a sett. Quaresima  (Mt 5,17-19)

Lunedì, 17 Marzo 2025 05:14

Simili a Maria

L’Annunciazione illustra l’arte dell’ascolto in Maria, visitata dall’Angelo Gabriele. Ella accetta il Mistero ma pone domande di senso, usando la sua intelligenza, in umiltà e dignità.

Dopo la conversione, Francesco e Chiara cercarono sempre la volontà di Dio proprio guardando a Maria, la serva del Signore, colei che aveva trovato favore presso l’Onnipotente, divenendo la Madre di Gesù.

 

Fin dagli inizi della sua vocazione-missione, Francesco rivolse alla Vergine speciale e devota attenzione.

Le Fonti ci mettono al corrente dello straordinario amore per Lei, espresso in un’antifona ieratica del Poverello:

«Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, figlia e ancella dell’altissimo sommo Re il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro» (FF 281).

Francesco "Circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà" (FF 786).

Ma Chiara stessa, considerata «altera Maria», quando giunse alla Porziuncola, dove  Francesco con i frati l’aspettavano per la sua totale dedizione a Dio:

"dopo che ebbe prese le insegne della santa penitenza davanti all’altare di Santa Maria e, quasi davanti al talamo nuziale della Vergine, l’umile ancella si fu sposata a Cristo, subito San Francesco la condusse alla chiesa di San Paolo*, con l’intenzione che rimanesse in quel luogo finché la Volontà dell’Altissimo non disponesse diversamente" (FF 3172).

Come Maria, Chiara pronunciò il suo "Fiat" alla volontà del Padre:

«Ecco la serva del Signore: avvenga a me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Oh quanto hanno amato la volontà di Dio entrambe!

Dimentiche di sé hanno aderito al progetto divino su di loro, ognuna nel suo tempo, ognuna nel suo solco.

Nelle Fonti ancora troviamo:

«A quel modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell’umiltà e povertà di lui, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute, e possederai ciò che è bene più duraturo e definitivo anche a paragone di tutti gli altri possessi transeunti di questo mondo» (FF 2893 - Lettera terza alla Beata Agnese di Praga).

Francesco e Chiara, sull’esempio dell’umile Maria di Nazareth, hanno amato la volontà di Dio su di loro in modo solare e duraturo.

Infatti, in una preghiera conclusiva di Francesco, contempliamo il suo costante anelito a ricercarla e assecondarla con abbandono.

«Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen» (FF 234 - Lettera a tutto l’Ordine).

 

*La chiesa e il monastero benedettino di San Paolo delle Abbadesse, dove Chiara viene condotta dopo la sua consacrazione in Porziuncola, sorgevano nei pressi di Bastìa Umbra, a 4 km da Assisi.

 

 

Annunciazione del Signore  (Lc 1,26-38)

Domenica, 16 Marzo 2025 04:52

«Non è il figlio di Giuseppe costui?»

Nel passo di Lc affiora l’incredulità e la diffidenza della gente di Nazareth nei confronti di Gesù, le provocazioni addotte e le risposte del Signore che sottolineano l’inaccoglienza sorda al suo Messaggio.

 

Francesco d’Assisi era ammirato della santità ordinaria di chiunque, ma in modo speciale dei suoi frati.

Spesso ripeteva che è da compiangere il predicatore che nella predicazione cerca la propria  gloria anziché la salvezza delle anime.

A costoro sarebbe preferibile uno semplice e privo di “lingua”, ma capace di spingere gli altri al bene.

Si rallegrava molto quando sapeva che i suoi frati sparsi per il mondo, con la santità quotidiana della vita, inducevano molti a tornare sulla retta via.

Un giorno, recatosi in una chiesa della borgata di Assisi, si mise a fare le pulizie.

Lì venne a sapere che un certo Giovanni, uomo semplice,  stava arando un suo campo vicino alla chiesa.

"E subito andò da lui e lo trovò intento a pulire. Gli disse: «Fratello, dà la scopa a me, voglio aiutarti».

Prese lui la scopa e finì di fare pulizia.

Poi si misero a sedere, e Giovanni prese a dire: «Da molto tempo ho intenzione di servire a Dio, soprattutto da quando ho inteso parlare di te e dei tuoi fratelli. Ma non sapevo come unirmi a te. Ma dal momento che è piaciuto al Signore ch’io ti vedessi, sono disposto a fare tutto quello che ti piace».

Osservando il fervore di lui, Francesco esultò nel Signore, anche perché allora aveva  pochi fratelli e perché quell’uomo con la sua semplicità gli dava affidamento che sarebbe stato un buon religioso".

Francesco lo invitò a donare ai poveri i beni posseduti, come dice il Vangelo.

Giovanni, il semplice, non se lo fece ripetere due volte e obbedì al Poverello in tutto, vendendo un bue per darlo ai poveri.

Continuano le Fonti:

"Francesco, cui piacque sempre la pura e santa semplicità in se stesso e negli altri, ebbe grande affetto per Giovanni.

E appena lo ebbe vestito del saio, prese lui come suo compagno.

Era questi talmente semplice, che si riteneva obbligato a fare qualunque cosa facesse Francesco.

Quando il Santo stava a pregare in una chiesa o in un luogo appartato, Giovanni voleva vederlo e fissarlo, per ripetere tutti i gesti di lui: se Francesco piegava le ginocchia, se alzava al cielo le mani giunte, se sputava o tossiva, anche lui faceva altrettanto.

Pur essendo incantato da tale semplicità di cuore, Francesco cominciò a rimproverarlo. Ma Giovanni rispose: «Fratello ho promesso di fare tutto quello che fai tu; e perciò intendo fare tutto quello che tu fai».

Il Santo era meravigliato e felice davanti a tanta purità e semplicità. Giovanni fece tali progressi in tutte le virtù, che Francesco e gli altri restavano stupefatti della sua santità.

E dopo non molto tempo egli morì in questa santa perfezione. Francesco, colmo di letizia nell’intimo ed esteriormente, raccontava ai frati la vita di lui, e lo chiamava «san Giovanni» in luogo di «frate Giovanni» (FF 1566).

 

Gli astanti si meravigliano della santità manifesta nell’ordinario di chi vive la Parola concretamente e si chiedevano: «Non é costui il Figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22).

La vita semplice e trasparente spiazza quanti hanno della santità idee astruse; la credono legata a sontuose discendenze, dimenticando che Dio ama e annuncia nell’ordinario.

 

«Nessun profeta è accetto nella sua patria» (Lc 4,24)

 

 

Lunedì 3.a sett. Quaresima  (Lc 4,24-30)

Nella prima pericope, il Vangelo di oggi evidenzia l’urgenza della conversione profonda di ogni uomo, senza puntare il dito sulla colpevolezza altrui, bensì guardando alla propria.

In Francesco è il caso di parlare di conversione permanente, sempre cercata - e che durò finché visse.

Si considerava, infatti, il più peccatore fra gli uomini, raggiunto dalla Grazia.

Consultando le Fonti ci accorgiamo del calibro del Poverello anche a riguardo di questo tema.

Leggiamo di un frate che, rapito in estasi, vide fra i tanti seggi in cielo uno di particolare bellezza.

Chiedendo di chi fosse, una voce gli rispose che era riservato all’umile Francesco.

Il racconto continua:

"Rientrato in se stesso, il frate vede Francesco che ritorna dalla preghiera.

Gli si prostra subito dinanzi, con le braccia in forma di croce, e si rivolge non come a uno che viva sulla terra, ma quasi ad un essere che regni già in cielo:

«Prega per me il Figlio di Dio, padre, che non tenga conto dei miei peccati».

L’uomo di Dio gli tende la mano e lo rialza, sicuro che nella preghiera ha ricevuto una Visione.

Alla fine, mentre si allontanano dal luogo, il frate chiede a Francesco:

«Padre, cosa ne pensi di te stesso?».

Ed egli rispose:

«Mi sembra di essere il più grande peccatore, perché se Dio avesse usata tanta misericordia con qualche scellerato, sarebbe dieci volte migliore di me».

A queste parole, subito lo Spirito disse interiormente al frate:

«Conosci che è stata vera la tua visione da questo: perché quest’uomo umilissimo sarà innalzato per la sua umiltà a quel trono che è stato perduto per la superbia» (FF 707).

E lo stesso Francesco, parlando ai suoi frati dell’efficacia della preghiera, diceva loro:

«Invero [ci sono] coloro che si illudono d’avere edificato o convertito a penitenza con i loro discorsi; è il Signore che li edifica e converte grazie alle orazioni dei frati santi, anche se questi ultimi lo ignorano […]

Questi frati sono i miei cavalieri della tavola rotonda, che si nascondono in luoghi appartati e disabitati, per impegnarsi con più fervore nella preghiera e nella meditazione, piangendo i peccati propri e altrui […]» (FF 1624).

Il Minimo metteva in guardia dal sentirsi migliori degli altri e dal gloriarsi d’indurre a conversione con propri discorsi, gonfi di sapienza compiaciuta.

Nessuno è perfetto! Migliore è solo lo Spirito di Dio, che trasforma i cuori di pietra in cuori di carne.

 

Gesù richiama alla conversione: «se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,5) è espressione ricorrente.

Francesco, umile di cuore e semplice, al riguardo offre un episodio che chiama a riflessione.

“Diceva che sono da compiangere i predicatori, che vendono spesso il loro ministero per un soldo di vanagloria. E cercava a volte di guarire il loro gonfiore con questo rimedio:

«Perché vi gloriate della conversione degli uomini, quando li hanno convertiti con le loro preghiere i miei frati semplici?».

Ed anzi commentava così il passo che dice: «perfino la sterile ha partorito numerosi figli»:

«La sterile è il mio frate poverello, che non ha il compito di generare figli nella Chiesa. Ma nel giudizio ne avrà dato alla luce moltissimi, perché in quel giorno il giudice ascriverà a sua gloria quelli, che ora converte con le sue preghiere personali»” (FF 749).

E ancora:

«Ci sono molti frati che […] annunziando il Vangelo a qualche persona e al popolo, nel vedere o nel sentire che alcuni ne sono rimasti edificati o convertiti a penitenza, diventano tronfi e montano in superbia per risultati ottenuti da fatica altrui.

L’umile e quotidiana conversione del Minimo e dei suoi frati ha, nel tempo, rivoluzionato ogni modo di pensare borioso, grazie alla Parola di Cristo.

 

«Credete che questi Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver sofferto queste cose? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti ugualmente» (Lc 13,2-3).

 

 

3a Domenica di Quaresima (anno C)  (Lc 13,1-9)

Il capitolo quindici di Luca è noto per le parabole della Misericordia.

Dinanzi ai farisei e scribi che mormorano, perché vicino ai pubblicani e peccatori, Gesù risponde con parabole efficaci il cui fondamento è:

non respingere, ma andare incontro per rialzare.

Laddove si ha pietà della condizione perdente dell’uomo, ivi Cristo risorge.

 

Francesco nella sua giovane esistenza aveva incontrato la compassione paterna e materna del Signore.

Dopo una vita trascorsa in allegre brigate e un po’ dissoluta, fu folgorato dal Padre delle Misericordie o, come lui lo chiamava, dal Grande Elemosiniere.

Toccato dalla Grazia, dopo il suo evidente cambiamento di mentalità, dinanzi al Crocifisso di San Damiano gli fu rivelata la sua vocazione-missione.

Rinunciò a tutto, perfino al padre terreno, per essere libero di andare dove il Padre che è nei cieli lo inviava.

Lo spreco degli anni giovanili lo tradusse in generosità senza limiti verso lebbrosi e poveri.

L’Abbraccio benedicente dell’Onnipotente gli aveva impresso una più solida e preziosa caratura umana e spirituale.

Pianse per tutta la vita i suoi peccati, pensando alla Passione di Gesù Cristo, morto e risorto per tutti i figli perduti.

Nelle Fonti (‘Vita seconda’ del suo biografo Celano) troviamo un passo commovente:

"Una volta venne a conoscenza che un frate ammalato aveva desiderio di mangiare un po’ d’uva. Lo accompagnò in una vigna e, sedutosi sotto una vite, per infondergli coraggio, cominciò egli stesso a mangiare per primo" (FF 762).

La misericordia per i mali altrui è fondamento francescano nel  cammino spirituale.

E ancora:

"Soleva dire che è dovere del superiore, padre e non tiranno, prevenire l’occasione della colpa e non permettere che cada chi poi difficilmente potrebbe rialzarsi, una volta caduto.

Oh, quanto è degna di compassione la nostra stoltezza!

Non soltanto non rialziamo o sosteniamo i deboli, ma a volte li spingiamo a cadere.

Giudichiamo di nessuna importanza sottrarre al Sommo Pastore una pecorella, per la quale sulla Croce gettò un forte grido con lacrime.

Ma ben diversamente tu, padre santo, preferivi emendare gli erranti e non perderli!

[…] l’olio ed il vino, la verga e il bastone, lo zelo e l’indulgenza, la bruciatura e l’unzione, il carcere ed il grembo materno, ogni cosa ha il suo tempo.

Tutto ciò richiede il Dio delle vendette e il Padre delle misericordie: però preferisce la misericordia al sacrificio" (FF 763).

 

La stessa Chiara, madre amorevole, aveva ricevuto un cuore generoso e pieno di compassione, specie verso le sorelle bisognose.

Le Fonti, attraverso la Regola, attestano che come  guida della comunità, la Prima Pianta di Francesco non si faceva imprigionare dalla legge, ma su tutto regnava l’inconfondibile Carità.

Leggiamo infatti:

"[L’abbadessa] consoli le afflitte. Sia ancora l’ultimo rifugio delle tribolate perché, se mancassero presso di lei i rimedi di salute, non abbia a prevalere nelle inferme il morbo della disperazione" (FF 2778).

 

Francesco e Chiara trasformati dalla Misericordia del Padre fecero tesoro del dono ricevuto riversandolo gratuitamente su tutte le creature. Mai ingabbiati dalla inamovibilità dei codici, furono testimoni di quella singolare accoglienza che recupera chi ha sbagliato e lo reintroduce nella vita nuova dei risorti.

«Dov’è misericordia e discrezione,

ivi non è superfluità né durezza» (FF 177).

 

«Mentre ancora era lontano, lo vide suo padre, ebbe compassione, e correndo cadde al suo collo e lo strabaciò» (Lc 15,20)

 

 

Sabato 2.a sett. Quaresima, (Lc 15,1-3.11-32)

Giovedì, 13 Marzo 2025 04:12

Pietre base

Gesù narra la metafora dei contadini omicidi. Solo al termine i sacerdoti e i farisei capiscono che era rivolta a loro, e cercano di catturarlo, temendo però la folla che lo considerava un profeta.

Francesco ben sapeva che Gesù è la Pietra angolare, scartata dai costruttori, eppur preziosa e granitica davanti a Dio.

Conosceva e ripeteva nel suo cuore il Salmo (118) che fotografa tutto questo: 

«Dice loro Gesù: Non avete mai letto nelle Scritture: la pietra che i costruttori hanno riprovato, questa è diventata testata d’angolo […]» (Mt 21,42).

Nelle Fonti, infatti, troviamo il grande rispetto del Poverello per le pietre che gli richiamavano alla memoria la Pietra miliare: Cristo.

Il Celano, nella Vita seconda, sottolinea:

"Camminava con riverenza sulle pietre, per riguardo a colui, che è detto Pietra. E dovendo recitare il versetto, che dice: sulla pietra mi hai innalzato, muta così le parole per maggior rispetto: «Sotto i piedi della Pietra tu mi hai innalzato»" (FF 750).

 

Sull’esempio di Cristo e per opera dello Spirito, Francesco divenne pietra nell’edificio della Chiesa.

La leggenda maggiore attesta in merito:

"Durante il biennio che seguì all’impressione delle stimmate egli,  come una pietra destinata all’edificio della Gerusalemme celeste, era stato squadrato dai colpi della prova, per mezzo delle sue molte e tormentate infermità, e, come un materiale duttile, era stato ridotto all’ultima perfezione sotto il martello di numerose tribolazioni" (FF 1239).

Insieme a Francesco anche Chiara fu trasformata in pietra di base per l’Ordine delle Povere Dame.

Leggiamo: "La prima opera cui Francesco pose mano […] fu di riedificare un tempio al Signore. Non pensa di costruirne uno nuovo, ma restaura una chiesa antica e diroccata; non scalza le fondamenta, ma edifica su di esse, lasciandone così, senza saperlo, il primato a Cristo. Nessuno infatti potrebbe creare un altro fondamento all’infuori di quello che già è stato posto: Gesù Cristo.

Tornato perciò nel luogo in cui, come si è detto, era stata costruita anticamente la chiesa di San Damiano, con la grazia dell’Altissimo in poco tempo la riparò con ogni diligenza" (FF 350).

"È questo il luogo beato e santo nel quale ebbe felice origine, per opera di Francesco stesso, l’Ordine glorioso delle «Povere Dame» e sante vergini, a quasi sei anni dalla sua conversione.

È là che donna Chiara, pure nativa d’Assisi, pietra preziosissima e fortissima, divenne la pietra basilare per tutte le altre pietre di questa famiglia religiosa" (FF 351).

Sulla Pietra angolare di Cristo, Colui che i vignaioli omicidi hanno perseguitato e ucciso, sono state collocate (ivi trovando luogo e senso) pietre da Lui rese vive per edificare il Regno di Dio con la forza dello Spirito.

 

 

Venerdì 2a sett. Quaresima  (Mt 21,33-43.45-46)

Mercoledì, 12 Marzo 2025 04:57

Briciole

Il Vangelo proposto dalla Liturgia odierna ci pone dinanzi tre dimensioni esistenziali importanti, che Francesco teneva in grande conto.

La parabola del povero Lazzaro e del ricco smodato evoca l’uso diligente delle ricchezze, la premura verso i bisognosi, ed è un richiamo alla conversione, poiché dopo la morte il giudizio individuale sarà irreversibile.

Francesco, il Povero d’Assisi, ebbe sempre dinanzi allo sguardo questo quadro evangelico, che lo indusse a meglio dirigere il suo cuore verso Dio e i poveri.

Le Fonti attestano, fin dagli inizi del suo cammino:

"(Francesco) aveva sempre beneficato i bisognosi, ma da quel momento si propose fermamente di non rifiutare mai l’elemosina al povero che la chiedesse per amore di Dio, e anzi di fare largizioni spontanee e generose.

A ogni misero che gli domandasse la carità, quando Francesco era fuori casa, provvedeva con denaro; se ne era sprovvisto, gli regalava il cappello o la cintura, pur di non rimandarlo a mani vuote.

O essendo privo di questi, si ritirava in disparte, si toglieva la camicia e la faceva avere di nascosto all’indigente, pregandolo di prenderla per amore di Dio.

Comperava utensili di cui abbisognavano le chiese e segretamente li donava ai sacerdoti poveri" (FF 1403).

E ancora, la Leggenda dei tre compagni c’informa:

"La Grazia divina lo aveva profondamente cambiato. Pur non indossando un abito religioso, bramava trovarsi sconosciuto in qualche città, dove barattare i suoi abiti con gli stracci di un mendicante e provare lui stesso a chiedere l’elemosina per amor di Dio" (FF 1405).

 

Il Minimo sapeva che quanto riceveva un povero era rivolto a Cristo stesso e che un solo bicchiere d’acqua dato a quei piccoli ed emarginati era offerto a Gesù.

L’incontro con il lebbroso nella piana d’Assisi, infatti, aveva trasformato in lui l’amaro in vera dolcezza.

Francesco temeva il giudizio divino e desiderava corrispondere a quanto la Parola di Dio gli chiedeva.

 

La stessa Chiara, fin da piccola, sottraeva al suo corpo il cibo per donarlo ai poveri, mantenendo questo atteggiamento di cura e sollecitudine speciale verso i bisognosi - tutta la vita.

Entrambi fecero dei beni a loro disposizione un uso evangelico, intelligente, al servizio del Regno di Dio.

 

«Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni nella tua vita, e Lazzaro ugualmente i mali; ma adesso qui è consolato, tu invece sei tormentato» (Lc 16,25).

 

Il Poverello sempre esortò i suoi frati ad essere misericordiosi con ogni forma d’indigenza, perché il giudizio non concede vita piena a chi non la riconosce ai fratelli.

 

 

Giovedì 2a sett. Quaresima  (Lc 16,19-31)

Martedì, 11 Marzo 2025 04:42

Accolse Chiara

Il Vangelo odierno narra dell’annuncio fatto dall’angelo a Giuseppe, invitandolo a prendere con sé Maria, poiché il bambino generato in lei era frutto dello Spirito Santo.

Meravigliosa obbedienza di Giuseppe che richiama quella dinanzi al Crocifisso di San Damiano di Francesco, e che invita quest’ultimo ad accogliere una nuova chiamata.

Consultando le Fonti francescane leggiamo:

"Mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu ispirato a entrarvi. Andatoci, prese a fare orazione fervidamente davanti all’immagine del Crocifisso, che gli parlò con commovente bontà:

«Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela». Tremante e stupefatto, il giovane rispose:

«Lo farò volentieri, Signore».

Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole di Cristo egli si fece immensamente lieto e raggiante; sentì nell’anima ch’era stato veramente il Crocifisso a rivolgergli il messaggio.

Uscito dalla chiesa, trovò il sacerdote seduto lì accanto, e mettendo mano alla borsa, gli offrì del denaro dicendo:

«Messere, ti prego di comprare l’olio per fare ardere una lampada dinanzi a quel Crocifisso.

Finiti questi soldi te ne porterò degli altri, secondo il bisogno»" (FF1411).

"In seguito a questa visione, il suo cuore si struggeva, come ferito, al ricordo della passione del Signore […]" (FF1412).

Consapevole della sua chiamata, Francesco si destò dalla visione avuta e, poco dopo la sua conversione, accolse alla Porziuncola Chiara d’Assisi, sua pianticella e fedele discepola:

"Abbandonati, dunque casa, città e parenti, si affrettò verso Santa Maria della Porziuncola, dove i frati, che vegliavano in preghiera presso il piccolo altare di Dio, accolsero la vergine Chiara con torce accese.

Lì subito, rinnegate le sozzure di Babilonia, consegnò al mondo il libello del ripudio; lì lasciando cadere i suoi capelli per mano dei frati, depose per sempre i variegati ornamenti" (FF 3170).

Giuseppe, attraverso la sua speciale chiamata, aderì alla volontà di Dio e Francesco, mediante l’appello del Crocifisso, comprese a cosa il Signore lo destinava. Giuseppe accolse Maria, la Madre di Gesù e

l’uomo nuovo della piana d’Assisi accolse Chiara, che divenne la Madre del secondo Ordine francescano (clariano). Per questo dono lo Spirito di Dio si servì di entrambi, per portarlo alla luce. Chiara generò in S. Damiano molte vergini a Cristo.

La Leggenda c’informa:

"È questa la famosa chiesa per il cui restauro Francesco si affaticò con mirabile zelo […]" (FF 3175).

In questo minuscolo luogo Chiara si rinchiuse e:

"Ponendo il suo nido, quale argentea colomba, nella cavità di questa rupe, generò una schiera di vergini di Cristo, fondò un monastero santo e diede inizio all’Ordine delle Povere Dame" (FF 3176).

 

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Perché quello generato in lei è da Spirito Santo» (Mt 1,20)

 

 

[S. Giuseppe (Mt 1,16.18-21.24a)]

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Christians are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him. When we speak of this task in which we share by virtue of our baptism, it is no reason to boast (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui. Quando parliamo di questo nostro comune incarico, in quanto siamo battezzati, ciò non è una ragione per farne un vanto (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who reveals the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
That was not the only time the father ran. His joy would not be complete without the presence of his other son. He then sets out to find him and invites him to join in the festivities (cf. v. 28). But the older son appeared upset by the homecoming celebration. He found his father’s joy hard to take; he did not acknowledge the return of his brother: “that son of yours”, he calls him (v. 30). For him, his brother was still lost, because he had already lost him in his heart (Pope Francis)
Ma quello non è stato l’unico momento in cui il Padre si è messo a correre. La sua gioia sarebbe incompleta senza la presenza dell’altro figlio. Per questo esce anche incontro a lui per invitarlo a partecipare alla festa (cfr v. 28). Però, sembra proprio che al figlio maggiore non piacessero le feste di benvenuto; non riesce a sopportare la gioia del padre e non riconosce il ritorno di suo fratello: «quel tuo figlio», dice (v. 30). Per lui suo fratello continua ad essere perduto, perché lo aveva ormai perduto nel suo cuore (Papa Francesco)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)

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