Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
L’evangelista Marco propone il tema del pagamento delle tasse all’imperatore di Roma.
I farisei ed erodiani, per trarre Gesù in fallo, gli sottopongono una domanda:
«È lecito dare il tributo a Cesare oppure no?» (Mc 12,14).
Ma il Signore risponde con quella sapienza che viene dall’alto e che gli è propria:
«Quello [che è] di Cesare rendete a Cesare, e quello di Dio, a Dio» (Mc 12,17).
Nelle Fonti francescane il Minimo Assisano mostra nell’arco della vita la Sapienza di un Povero.
All’inizio della sua conversione dona il suo denaro ad un sacerdote per poter riparare la chiesa, comprendendo che così avrebbe reso a Dio ciò che era suo, vivendo la giustizia distributiva.
"Il nuovo cavaliere di Cristo si avvicina alla chiesa, e vedendola in quella miseranda condizione, si sente stringere il cuore.
Vi entra con timore riverenziale e, incontrandovi un povero sacerdote, con grande fede gli bacia le mani consacrate, gli offre il denaro che reca con sé e gli manifesta i suoi proponimenti.
Stupito per l’improvvisa conversione, il sacerdote quasi non crede a quanto odono le sue orecchie e ricusa di prendere quei soldi, temendo una burla.
Infatti lo aveva visto, per così dire, il giorno innanzi a far baldoria tra parenti e amici, superando tutti nella stoltezza.
Ma Francesco insiste e lo supplica ripetutamente di credere alle sue parole, e lo prega di accoglierlo con lui a servire il Signore.
E finalmente il sacerdote gli permette di rimanere con lui, pur persistendo nel rifiuto del denaro, per paura dei parenti.
Allora Francesco, vero dispregiatore della ricchezza, lo getta sopra una finestrella, incurante di esso, quanto della polvere.
Bramava, infatti, possedere la sapienza che è migliore dell’oro e ottenere la prudenza che è più preziosa dell’argento" (FF 335).
Dopo tante lascivie voleva dare il giusto peso alle cose e rendere a Dio ciò che è suo e agli uomini quanto spetta loro.
E le fonti continuano a illustrare le dinamiche del suo vivere nella verità:
"Francesco, sommamente innamorato di Dio, aveva un grande disprezzo per tutte le cose terrene, ma soprattutto detestava il denaro.
Cominciò a disprezzarlo in modo tutto particolare fin dagli inizi della sua conversione e raccomandava ai seguaci di fuggirlo come il diavolo in persona.
Aveva suggerito loro questo accorgimento, di fare lo stesso conto del denaro e dello sterco […]" (FF 651).
Come Gesù spiazza gli astanti con la sua risposta acuta, così Francesco, sulle orme di Lui, sorprende tutti con una nuova esistenza all’insegna del vero e del giusto.
Martedì 9.a sett. T.O. (Mc 12, 13-17)
Gesù narra la metafora dei contadini omicidi. Solo al termine i sacerdoti e i farisei capiscono che era rivolta a loro, e cercano di catturarlo, temendo però la folla che lo considerava un profeta.
Francesco ben sapeva che Gesù è la Pietra angolare, scartata dai costruttori, eppur preziosa e granitica davanti a Dio.
Conosceva e ripeteva nel suo cuore il Salmo (118) che fotografa tutto questo:
«Dice loro Gesù: Non avete mai letto nelle Scritture: la pietra che i costruttori hanno riprovato, questa è diventata testata d’angolo […]» (Mt 21,42).
Nelle Fonti, infatti, troviamo il grande rispetto del Poverello per le pietre che gli richiamavano alla memoria la Pietra miliare: Cristo.
Il Celano, nella Vita seconda, sottolinea:
"Camminava con riverenza sulle pietre, per riguardo a colui, che è detto Pietra. E dovendo recitare il versetto, che dice: sulla pietra mi hai innalzato, muta così le parole per maggior rispetto: «Sotto i piedi della Pietra tu mi hai innalzato»" (FF 750).
Sull’esempio di Cristo e per opera dello Spirito, Francesco divenne pietra nell’edificio della Chiesa.
La leggenda maggiore attesta in merito:
"Durante il biennio che seguì all’impressione delle stimmate egli, come una pietra destinata all’edificio della Gerusalemme celeste, era stato squadrato dai colpi della prova, per mezzo delle sue molte e tormentate infermità, e, come un materiale duttile, era stato ridotto all’ultima perfezione sotto il martello di numerose tribolazioni" (FF 1239).
Insieme a Francesco anche Chiara fu trasformata in pietra di base per l’Ordine delle Povere Dame.
Leggiamo: "La prima opera cui Francesco pose mano […] fu di riedificare un tempio al Signore. Non pensa di costruirne uno nuovo, ma restaura una chiesa antica e diroccata; non scalza le fondamenta, ma edifica su di esse, lasciandone così, senza saperlo, il primato a Cristo. Nessuno infatti potrebbe creare un altro fondamento all’infuori di quello che già è stato posto: Gesù Cristo.
Tornato perciò nel luogo in cui, come si è detto, era stata costruita anticamente la chiesa di San Damiano, con la grazia dell’Altissimo in poco tempo la riparò con ogni diligenza" (FF 350).
"È questo il luogo beato e santo nel quale ebbe felice origine, per opera di Francesco stesso, l’Ordine glorioso delle «Povere Dame» e sante vergini, a quasi sei anni dalla sua conversione.
È là che donna Chiara, pure nativa d’Assisi, pietra preziosissima e fortissima, divenne la pietra basilare per tutte le altre pietre di questa famiglia religiosa" (FF 351).
Sulla Pietra angolare di Cristo, Colui che i vignaioli omicidi hanno perseguitato e ucciso, sono state collocate (ivi trovando luogo e senso) pietre da Lui rese vive per edificare il Regno di Dio con la forza dello Spirito.
«Non avete letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno riprovato, questa è diventata testata d’angolo […]» (Mc 12,10)
Lunedì 9.a sett. T.O. (Mc 12,1-12)
Nella solennità Trinitaria il pensiero corre a come Francesco e Chiara vissero tale Mistero di Unità e Condivisione.
Scorrendo le Fonti, ci accorgiamo che le esperienze delle origini erano circondate dalla benedizione del Mistero grande.
Per esempio, il Testamento di Francesco si conclude così:
" «E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione dell’Altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della benedizione del suo Figlio diletto col santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi.
Ed io frate Francesco piccolino, vostro servo, per quel poco che io posso, confermo a voi dentro e fuori questa santissima benedizione. Amen» " (FF 131).
In Regola non bollata, nello specifico [Ammonizione ai frati] così li esorta:
" «E sempre costruiamo in noi una casa e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo […] E adoriamolo con cuore puro» " (FF 61).
Nella medesima Regola, più avanti:
" «E ovunque, noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente crediamo veramente e umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo, adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e rendiamo grazie all’Altissimo e sommo eterno Dio, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose e Salvatore di tutti coloro che credono e sperano in lui e amano lui; che è senza inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile, ininvestigabile, benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato, sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole e tutto sopra tutte le cose desiderabile nei secoli dei secoli. Amen» " (FF 71).
Il Mistero trinitario è illustrato dagli attributi usati dal Poverello.
E nella Leggenda dei Tre compagni c’è un passo che evidenzia come Francesco, riguardo alla forma di vita da seguire [lui e i suoi compagni] interpellasse le Sacre Scritture.
"Vero adoratore della Trinità, volle l’appoggio di tre testimoni; per cui aprì il libro una seconda e una terza volta.
Ad ogni apertura del libro, Francesco rendeva grazie a Dio, che approvava l’ideale da lui lungamente vagheggiato" (FF 1431).
E Chiara stessa, all’inizio del suo Testamento spirituale, così esordisce:
" «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Il Signore vi benedica e vi custodisca.
Mostri a voi la sua faccia e vi usi misericordia» " (FF 2854).
I due Poveri assisani fecero della Trinità la loro dimora, il Tesoro inesauribile cui attingere Luce e Amore, Comunione e poliedricità.
«Così infatti Dio amò il mondo che diede il suo Figlio, l’Unigenito, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la Vita dell’Eterno» (Gv 3,16)
Domenica della SS. Trinità A (Gv 3,16-18)
Il Vangelo odierno sottolinea l’autorevolezza di Gesù nel rispondere all’arrogante pretesa dei farisei che chiedono con quale autorità facesse le opere che compiva, sbalordendoli.
In Francesco questo tratto eloquente nasce dalla sua genuina santità, radicata nell’umiltà e che metteva a tacere ogni insubordinazione tra i frati e nella gente comune.
L’umiltà del Minimo nella comunità assisana faceva riflettere e tacere ogni nascosta o palese pretesa.
Nelle Fonti ci sono passi interessanti al riguardo:
“Fin dalla conversione, Francesco, con l’aiuto del Signore, fondò se stesso e la sua casa, vale a dire l’Ordine, da sapiente architetto, sopra solida roccia, cioè sopra la massima umiltà e povertà del Figlio di Dio, e lo chiamò Ordine dei frati minori.
Sopra la massima umiltà. Per questo, nei primordi, quando i frati presero a moltiplicarsi, volle che abitassero nei lazzaretti a servizio dei lebbrosi […]” (FF 1658).
E ancora: “Per conservare una più grande umiltà, pochi anni dopo la sua conversione, in un Capitolo celebrato presso la Porziuncola, egli rassegnò le dimissioni dall’incarico di prelato, dicendo alla presenza di tutti i frati convenuti:
«Da ora io sono morto per voi. Ma ecco frate Pietro Cattanio, al quale io e voi tutti obbediremo»” (FF 1661).
Una volta disse al Ministro generale:
«Voglio che tu affidi la cura che hai di me ad uno dei miei compagni. Gli obbedirò come a te stesso: ché per il buon esempio e la virtù dell’obbedienza io voglio che tu resti sempre con me, in vita e in morte».
E nella Regola di S. Chiara (1253):
«E, come al principio della sua conversione, insieme alle sue sorelle, promise obbedienza al beato Francesco, così promette di mantenerla inviolabilmente ai suoi successori» (Bolla di papa Innocenzo IV, 2752).
Ecco con quale autorità Francesco, sulle orme del suo Maestro, faceva queste cose!
«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato questa autorità per fare queste cose?» (Mc 11,28)
Sabato dell’8.a sett. T.O (Mc 11,27-33)
Attraverso la parabola del fico sterile Gesù ci richiama a conversione, a essere alberi che portano frutti: «andò [a vedere] se mai trovasse qualcosa in esso, e andato presso di esso, non trovò nulla se non foglie» (Mc 11,13).
Francesco, umile di cuore e semplice, al riguardo ci offre un episodio che chiama a riflessione.
“Diceva che sono da compiangere i predicatori, che vendono spesso il loro ministero per un soldo di vanagloria.
E cercava a volte di guarire il loro gonfiore con questo rimedio:
«Perché vi gloriate della conversione degli uomini, quando li hanno convertiti con le loro preghiere i miei frati semplici?».
Ed anzi commentava così il passo che dice: «perfino la sterile ha partorito numerosi figli»:
«La sterile è il mio frate poverello, che non ha il compito di generare figli nella Chiesa. Ma nel giudizio ne avrà dato alla luce moltissimi, perché in quel giorno il giudice ascriverà a sua gloria quelli, che ora converte con le sue preghiere personali»” (FF 749).
E ancora:
«Ci sono molti frati che […] annunziando il Vangelo a qualche persona e al popolo, nel vedere o nel sentire che alcuni ne sono rimasti edificati o convertiti a penitenza, diventano tronfi e montano in superbia per risultati ottenuti da fatica altrui.
Invero, coloro che essi si illudono d’aver edificato o convertito a penitenza con i loro discorsi, è il Signore che li edifica e converte grazie alle orazioni dei frati santi, anche se questi ultimi lo ignorano: è la volontà di Dio, questa, che non se ne accorgano per non insuperbire.
Questi frati sono i miei cavalieri della tavola rotonda, che si nascondono in luoghi appartati e disabitati, per impegnarsi con più fervore nella preghiera e nella meditazione, piangendo i peccati propri e altrui» (FF 1624).
L’umile e quotidiana conversione del Minimo e dei suoi frati ha, nel tempo, rivoluzionato ogni modo di pensare borioso, grazie alla Parola di Cristo.
Venerdì 8.a sett. T.O. (Mc 11,11-25)
Gesù guarisce sulla strada di Gerico un cieco che crede in Lui e che, per la salvezza ricevuta, comincia a seguirLo glorificando Dio.
La cecità è tema rivisitato da Francesco in varie occasioni.
Il Minimo sapeva cosa fosse quella del corpo e dell’anima, avendola sperimentata spiritualmente e fisicamente.
Il Nome di Gesù sulle labbra del Poverello spesso aveva generato guarigioni, ridonando la vista.
Nelle Fonti troviamo:
“Nel convento dei frati minori di Napoli vi era un frate, di nome Roberto, cieco da molti anni.
Ad un certo punto sopra gli occhi gli si formò un’escrescenza carnosa, che gli impediva di muovere e sollevare le palpebre.
Un giorno si radunarono in quel convento molti frati forestieri, diretti in diverse parti del mondo.
Ebbene, il beato padre nostro Francesco, specchio di santa obbedienza, quasi per incuorarli al viaggio con la novità di un miracolo, volle guarire quel frate, alla loro presenza, nel modo che segue.
Questo frate Roberto era ammalato a morte, tanto che ormai gli era stata raccomandata l’anima; quand’ecco gli si presentò il beato Padre, in compagnia di tre frati, modelli d’ogni santità: sant’Antonio, frate Agostino e frate Giacomo d’Assisi, che ora, dopo la morte, lo accompagnavano premurosamente, così come lo avevano seguito perfettamente durante la vita.
Prendendo un coltello, San Francesco gli tagliò via la carne superflua, restituendogli la vista e strappandolo alle fauci della morte; poi gli disse:
«O figlio Roberto, la grazia che ti ho fatto è un segno per i frati che partono per lontane genti: è il segno che io li precederò e guiderò nel loro cammino. Partano con gioia e adempiano con animo pronto l’obbedienza ricevuta!» (FF 1299).
Il Cantico scritto da S. Francesco [Cantico di frate Sole] è un inno alla vita e alla luce nel momento in cui aveva perso la vista ed era stato guarito nel cuore.
Francesco, dopo la conversione, tornò a vederci di nuovo e divenne luce per tutti, faro nella notte dei tempi.
Cristo ridonava la vista attraverso di lui.
«E Gesù gli disse: Va’, la tua fede ti ha salvato» (Mc 10,52).
Giovedì dell’8.a sett. T.O. (Mc 10,46-52)
Francesco e i suoi frati volevano uniformarsi a Cristo-Servo e in tutto s’impegnavano a seguirne le orme.
Recitano le Fonti: “Occupavano la giornata nell’orazione e lavorando con le loro mani […] si amavano l’un l’altro con un affetto profondo, e a vicenda si servivano e procuravano il necessario, come farebbe una madre col suo unico figlio teneramente amato” (FF 1446).
Ma anche Chiara d’Assisi, pianticella del Serafico padre, nel Monastero di S. Damiano dava straordinaria testimonianza di umile servizio verso tutte le sorelle, specie le ammalate.
Leggiamo: «L’abbadessa sia fermamente tenuta […] a informarsi con sollecitudine di quanto richiede la loro infermità, sia quanto a consigli, sia quanto a cibi e alle altre necessità e a provvedere con carità e Misericordia […] poiché tutte sono tenute a provvedere e a servire le loro sorelle ammalate, come vorrebbero essere servite esse stesse nel caso che incorressero in qualche infermità» (FF 2797).
Tutte le Fonti, poi, abbondano ripetutamente dell’espressione [riferita sia a Francesco che a Chiara] che sottolinea l’essere a servizio di Cristo e dei fratelli.
Spesso incontriamo l’espressione: «Chiara serva di Cristo e delle Sorelle povere» o anche: «il servo di Dio Francesco […]» a testimonianza del loro essere sottomessi per il Regno.
Mercoledì 8.a sett. T.O. (Mc 10,32-45)
Il Minimo di Assisi per seguire Gesù e vivere il suo Vangelo, dopo la conversione, rinunciò a tutto (alla lettera) per essere libero di seguire le orme del suo Signore.
Aveva compreso che i beni terreni sono un inciampo alla libertà evangelica di ‘farsi uno’ con il Maestro.
Per questo leggiamo nelle Fonti:
"Dietro consiglio del vescovo della città, uomo molto pio, che non riteneva giusto utilizzare per usi sacri denaro di male acquisto, l’uomo di Dio restituì al padre la somma, che voleva spendere per il restauro della chiesa. E davanti a molti che si erano lì riuniti e in ascolto:
«D’ora in poi - esclamò - potrò dire liberamente: Padre nostro, che sei nei cieli, non padre Pietro di Bernardone. Ecco, non solo gli restituisco il denaro, ma gli rendo pure tutte le vesti. Così, andrò nudo incontro al Signore».
O anima nobile di un uomo, al quale ormai basta solo Cristo!" (FF 597).
Quando incominciarono ad arrivare i primi compagni, che volevano vivere come lui, Francesco "insegnava, avendolo appreso per rivelazione, che il primo passo nella santa religione consiste nel realizzare quella parola del Vangelo: se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri.
Perciò ammetteva all’Ordine solo chi aveva rinunciato alla proprietà e non aveva tenuto assolutamente nulla per sé.
Così faceva, in omaggio alla parola del Vangelo, ma anche per evitare lo scandalo delle borse private" (FF 1121).
«In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del Vangelo, che non riceva il centuplo adesso, in questo tempo, in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel secolo che viene, la vita dell’Eterno» (Mc 10,29-30)
Alla luce del Vangelo, nel tempo:
"parecchi uomini della cultura e celebri letterati, sia del laicato che del clero, rinunciando al fascino dei piaceri, al peccato e alle cupidità mondane, entrarono a loro volta nell’Ordine, impegnandosi a seguire, ognuno secondo la particolare grazia ricevuta da Dio, la povertà e gli esempi di Cristo e del suo servo Francesco" (FF 1487- leggenda dei tre compagni).
Nella sezione delle Fonti: «Cronache e altre testimonianze» scopriamo, a riguardo dei frati:
"Si adoperavano poi con tanta diligenza a rinnovare in sé la religione, la povertà e l’umiltà della Chiesa primitiva, attingendo con sete e ardore di spirito alle acque pure che sgorgano dalla sorgente del Vangelo […] rinunciando ad ogni proprietà, rinnegando se stessi e, prendendo la loro croce, nudi seguono Cristo nudo.
Come Giuseppe, depongono il mantello*; come la Samaritana, la loro anfora, e corrono liberi e leggeri, davanti al Volto del Signore, senza mai guardare indietro. Dimentichi delle cose passate, si protendono sempre in avanti […]" (FF 2218).
Il santo amore è contento del frutto dell’orazione ed è sua caratteristica non tener conto dei doni terreni, pensando unicamente a servire la Parola nei fratelli, con libertà di spirito.
*Giacomo da Vitry ha colto, in particolare, l’impegno apostolico dei frati minori.
Martedì 8a sett. T.O. (Mc 10,28-31)
God's grace does not suppress or suffocate the freedom of those who face martyrdom; on the contrary it enriches and exalts them: the Martyr is an exceedingly free person, free as regards power, as regards the world; a free person [Pope Benedict]
La grazia di Dio non sopprime o soffoca la libertà di chi affronta il martirio, ma al contrario la arricchisce e la esalta: il martire è una persona sommamente libera, libera nei confronti del potere, del mondo; una persona libera [Papa Benedetto]
For Jesus, faith has a decisive importance for the purposes of salvation. St Paul will develop Christ's teaching when, in conflict with those who wished to base the hope of salvation on observance of the Jewish law, he forcefully affirms that faith in Christ is the only source of salvation: "We hold that a man is justified by faith apart from works of law" (Rom 3:28) [John Paul II]
Ai fini della salvezza, la fede ha per Gesù un'importanza decisiva. San Paolo svilupperà l'insegnamento di Cristo quando, in contrasto con quanti volevano fondare la speranza di salvezza sull'osservanza della legge giudaica, affermerà con forza che la fede in Cristo è la sola fonte di salvezza: "Noi riteniamo, infatti, che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge" (Rm 3,28) [Giovanni Paolo II]
Jesus did not shun contact with that man; on the contrary, impelled by deep participation in his condition, he stretched out his hand and touched the man — overcoming the legal prohibition [Pope Benedict]
Gesù non sfugge al contatto con quell’uomo, anzi, spinto da intima partecipazione alla sua condizione, stende la mano e lo tocca – superando il divieto legale [Papa Benedetto]
In the heart of every man there is the desire for a house [...] My friends, this brings about a question: “How do we build this house?” (Pope Benedict)
Nel cuore di ogni uomo c'è il desiderio di una casa [...] Amici miei, una domanda si impone: "Come costruire questa casa?" (Papa Benedetto)
Every time we open ourselves to God's call, we prepare, like John, the way of the Lord among men (John Paul II)
Tutte le volte che ci apriamo alla chiamata di Dio, prepariamo, come Giovanni, la via del Signore tra gli uomini (Giovanni Paolo II)
Christian beatitude, as a synonym for holiness, is not separated from a component of suffering or at least of difficulty [...] But the kingdom of heaven is for the nonconformists (John Paul II)
La beatitudine cristiana, come sinonimo di santità, non è disgiunta da una componente di sofferenza o almeno di difficoltà […] Ma il regno dei cieli è per gli anticonformisti (Giovanni Paolo II)
Paolo VI stated that the world today is suffering above all from a lack of brotherhood: “Human society is sorely ill. The cause is not so much the depletion of natural resources, nor their monopolistic control by a privileged few; it is rather the weakening of brotherly ties between individuals and nations” (Pope Benedict)
Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Papa Benedetto)
Our commitment does not consist exclusively of activities or programmes of promotion and assistance; what the Holy Spirit mobilizes is not an unruly activism, but above all an attentiveness that considers the other in a certain sense as one with ourselves (Pope Francis)
don Giuseppe Nespeca
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