Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
Gesù narra la metafora dei contadini omicidi. Solo al termine i sacerdoti e i farisei capiscono che era rivolta a loro, e cercano di catturarlo, temendo però la folla che lo considerava un profeta.
Francesco ben sapeva che Gesù è la Pietra angolare, scartata dai costruttori, eppur preziosa e granitica davanti a Dio.
Conosceva e ripeteva nel suo cuore il Salmo (118) che fotografa tutto questo:
«Dice loro Gesù: Non avete mai letto nelle Scritture: la pietra che i costruttori hanno riprovato, questa è diventata testata d’angolo […]» (Mt 21,42).
Nelle Fonti, infatti, troviamo il grande rispetto del Poverello per le pietre che gli richiamavano alla memoria la Pietra miliare: Cristo.
Il Celano, nella Vita seconda, sottolinea:
"Camminava con riverenza sulle pietre, per riguardo a colui, che è detto Pietra. E dovendo recitare il versetto, che dice: sulla pietra mi hai innalzato, muta così le parole per maggior rispetto: «Sotto i piedi della Pietra tu mi hai innalzato»" (FF 750).
Sull’esempio di Cristo e per opera dello Spirito, Francesco divenne pietra nell’edificio della Chiesa.
La leggenda maggiore attesta in merito:
"Durante il biennio che seguì all’impressione delle stimmate egli, come una pietra destinata all’edificio della Gerusalemme celeste, era stato squadrato dai colpi della prova, per mezzo delle sue molte e tormentate infermità, e, come un materiale duttile, era stato ridotto all’ultima perfezione sotto il martello di numerose tribolazioni" (FF 1239).
Insieme a Francesco anche Chiara fu trasformata in pietra di base per l’Ordine delle Povere Dame.
Leggiamo: "La prima opera cui Francesco pose mano […] fu di riedificare un tempio al Signore. Non pensa di costruirne uno nuovo, ma restaura una chiesa antica e diroccata; non scalza le fondamenta, ma edifica su di esse, lasciandone così, senza saperlo, il primato a Cristo. Nessuno infatti potrebbe creare un altro fondamento all’infuori di quello che già è stato posto: Gesù Cristo.
Tornato perciò nel luogo in cui, come si è detto, era stata costruita anticamente la chiesa di San Damiano, con la grazia dell’Altissimo in poco tempo la riparò con ogni diligenza" (FF 350).
"È questo il luogo beato e santo nel quale ebbe felice origine, per opera di Francesco stesso, l’Ordine glorioso delle «Povere Dame» e sante vergini, a quasi sei anni dalla sua conversione.
È là che donna Chiara, pure nativa d’Assisi, pietra preziosissima e fortissima, divenne la pietra basilare per tutte le altre pietre di questa famiglia religiosa" (FF 351).
Sulla Pietra angolare di Cristo, Colui che i vignaioli omicidi hanno perseguitato e ucciso, sono state collocate (ivi trovando luogo e senso) pietre da Lui rese vive per edificare il Regno di Dio con la forza dello Spirito.
Venerdì 2a sett. Quaresima (Mt 21,33-43.45-46)
Il Vangelo proposto dalla Liturgia odierna ci pone dinanzi tre dimensioni esistenziali importanti, che Francesco teneva in grande conto.
La parabola del povero Lazzaro e del ricco smodato evoca l’uso diligente delle ricchezze, la premura verso i bisognosi, ed è un richiamo alla conversione, poiché dopo la morte il giudizio individuale sarà irreversibile.
Francesco, il Povero d’Assisi, ebbe sempre dinanzi allo sguardo questo quadro evangelico, che lo indusse a meglio dirigere il suo cuore verso Dio e i poveri.
Le Fonti attestano, fin dagli inizi del suo cammino:
"(Francesco) aveva sempre beneficato i bisognosi, ma da quel momento si propose fermamente di non rifiutare mai l’elemosina al povero che la chiedesse per amore di Dio, e anzi di fare largizioni spontanee e generose.
A ogni misero che gli domandasse la carità, quando Francesco era fuori casa, provvedeva con denaro; se ne era sprovvisto, gli regalava il cappello o la cintura, pur di non rimandarlo a mani vuote.
O essendo privo di questi, si ritirava in disparte, si toglieva la camicia e la faceva avere di nascosto all’indigente, pregandolo di prenderla per amore di Dio.
Comperava utensili di cui abbisognavano le chiese e segretamente li donava ai sacerdoti poveri" (FF 1403).
E ancora, la Leggenda dei tre compagni c’informa:
"La Grazia divina lo aveva profondamente cambiato. Pur non indossando un abito religioso, bramava trovarsi sconosciuto in qualche città, dove barattare i suoi abiti con gli stracci di un mendicante e provare lui stesso a chiedere l’elemosina per amor di Dio" (FF 1405).
Il Minimo sapeva che quanto riceveva un povero era rivolto a Cristo stesso e che un solo bicchiere d’acqua dato a quei piccoli ed emarginati era offerto a Gesù.
L’incontro con il lebbroso nella piana d’Assisi, infatti, aveva trasformato in lui l’amaro in vera dolcezza.
Francesco temeva il giudizio divino e desiderava corrispondere a quanto la Parola di Dio gli chiedeva.
La stessa Chiara, fin da piccola, sottraeva al suo corpo il cibo per donarlo ai poveri, mantenendo questo atteggiamento di cura e sollecitudine speciale verso i bisognosi - tutta la vita.
Entrambi fecero dei beni a loro disposizione un uso evangelico, intelligente, al servizio del Regno di Dio.
«Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni nella tua vita, e Lazzaro ugualmente i mali; ma adesso qui è consolato, tu invece sei tormentato» (Lc 16,25).
Il Poverello sempre esortò i suoi frati ad essere misericordiosi con ogni forma d’indigenza, perché il giudizio non concede vita piena a chi non la riconosce ai fratelli.
Giovedì 2a sett. Quaresima (Lc 16,19-31)
Gesù annuncia per la terza volta la sua morte e ricorda ai suoi di non fare come coloro che domina non sulle nazioni, opprimendole. Chi vuol diventare grande deve essere servitore, come Lui che non è venuto a essere servito, bensì a servire.
Grazie alla luce ricevuta dallo Spirito, Francesco e Chiara avevano imparato ad incarnare la Parola di Dio quotidianamente.
Destinatario del loro agire era il Cristo da riconoscere e servire nei frati o nelle sorelle, ma pure da soccorre in quanti bussavano alla porta o incontravano lungo la strada.
I figli del Regno dei cieli non dominano, ma servono umilmente il prossimo.
I discepoli di Gesù non ambiscono a posizioni di prestigio, bensì a conformarsi all’identikit delineato dalle Beatitudini.
Da qui la comprensione attiva di quanto le Fonti propongono.
"Occupavano [i frati] la giornata nell’orazione e lavorando con le loro mani, in maniera da evitare risolutamente l’ozio, nemico dell’anima […]
Si amavano l’un l’altro con un affetto profondo, e a vicenda si servivano e procuravano il necessario, come farebbe una madre col suo unico figlio teneramente amato.
Tale era l’affetto che ardeva loro in cuore, che erano pronti a consegnarsi alla morte senza esitare, non solo per amore di Cristo, ma anche per salvare l’anima o il corpo dei fratelli" (FF 1446).
«Come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita, riscatto per molti» (Mt 20,28).
E la stessa Chiara, chiusa fra le mura damianite, offriva in semplicità alle sorelle la testimonianza di un servizio a tutto campo.
"Da allora non respinse più alcuna incombenza servile, al punto che, per lo più, era lei a versare l’acqua sulle mani delle sorelle, se ne stava in piedi per assisterle mentre esse sedevano e le serviva a tavola mentre mangiavano.
Malvolentieri imparte appena qualche ordine: ma fa da sé spontaneamente, preferendo eseguire lei stessa piuttosto che comandare alle sorelle" (FF 3180).
"Lavava lei stessa i sedili delle inferme, li detergeva proprio lei, con quel suo nobile animo, senza rifuggire dalle sozzure né schifare il fetore" (FF 3181).
Il Minimo e la Povera di San Damiano avevano ricevuto in dono un cuore puro, infiammato dalla Carità, al servizio del Regno.
Guardando Gesù, Autore e Perfezionatore della legge, avevano acquisito la Sua fisionomia di servi, per riscattare le moltitudini disperse.
Mercoledì 2a sett. Quaresima (Mt 20,17-28)
Gesù sprona la folla ad ascoltare e osservare quanto dicono scribi e farisei, senza fare secondo le loro opere, per l’evidente contraddizione fra il loro dire e l’operare.
Il Signore invita inoltre all’umiltà e al servizio.
Il Povero d’Assisi aveva fatto della povertà il motivo conduttore della sua vita. Non parliamo solo di penuria materiale, bensì in primo luogo spirituale - con le numerose “sorelle”… Umiltà, discrezione, nascondimento; fuggendo ogni forma di potere e di apparire, come invece amavano fare scribi e farisei - rintuzzati, nel brano odierno, dal Maestro Gesù.
«Essi dicono e non fanno […] Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente» (Mt 23,3.5).
Francesco era convinto che la virtù deve rimanere nascosta, lontana dalla ricerca di ammirazione.
Nelle Fonti, il Celano ribadisce:
"In questo modo Francesco aveva rifiutato ogni gloria che non sapesse di Cristo e aveva inflitto un ripudio radicale al plauso umano.
Ben sapeva che il prezzo della fama diminuiva quello segreto della coscienza, e che è di gran lunga più dannoso abusare delle virtù che mancarne affatto […]
[Noi invece] sopportiamo pazienti di non essere buoni, ma non ci rassegniamo a non sembrarlo né a non essere creduti tali.
Così viviamo completamente nella ricerca della stima degli uomini, perché non siamo altro che uomini" (FF 723).
E continua, a riguardo del Poverello:
"Umile nel contegno, più umile nel sentimento, umilissimo nella propria stima.
Da nulla si poteva distinguere che questo principe di Dio aveva la carica di superiore, se non da questa fulgidissima gemma, che cioè era il minimo tra i minori.
Questa la virtù, questo il titolo, questo il distintivo che lo indicava ministro generale.
La sua bocca non conosceva alcuna alterigia, i suoi gesti nessuna pompa, i suoi atti nessuna ostentazione" (FF 724).
Inoltre, Francesco, fedele al Signore: "non voleva dare a nessuno il titolo di ‘padre’ o di ‘maestro’, né scriverlo nelle lettere, per rispetto al Signore che disse: «non chiamate nessuno padre sulla terra, né fatevi chiamare maestri»" (FF 1615).
Dunque, il Minimo amava farsi servo sulle orme di Cristo, come la stessa Chiara praticò in San Damiano fra le sue sorelle.
Dalla Leggenda, contenuta nelle Fonti, apprendiamo:
"Chiara, pietra primaria e nobile fondamento del suo Ordine, fin da principio si studiò d’impostare l’edificio di tutte le virtù sul fondamento della santa umiltà.
Promise infatti santa obbedienza al beato Francesco, e mai si scostò in alcun modo da questa promessa […]
avrebbe voluto umilmente sottostare, piuttosto che essere a capo, e tra le ancelle di Cristo più volentieri servire che essere servita.
[…] costretta dal beato Francesco, assunse infine il governo delle Donne: e da ciò nel suo cuore nacque timore, non arroganza; e vi crebbe non l’indipendenza, ma lo spirito e la pratica del servizio.
Quanto più, infatti, si vede innalzata da queste apparenze di superiorità, tanto più in basso si ritrova nella propria stima, più pronta al dovere, più umile anche nell’aspetto esteriore" (FF 3179).
«Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo» (Mt 23,11)
Martedì 2a sett. Quaresima (Mt 23,1-12)
Gesù chiama a evitare ogni giudizio, ad essere misericordiosi, donando con larghezza.
Dopo la sua conversione, Francesco aveva sperimentato che la misura dell’Amore è il non averne.
Soccorso dal Buon Samaritano, aveva imparato a donare in modo traboccante e gioioso a chiunque chiedesse per amor di Dio.
Inoltre, conforme alla Parola del Vangelo che invita ad essere misericordiosi, era animato da vera compassione verso tutti i bisognosi, a partire dai lebbrosi, che un tempo ripudiava.
Nelle Fonti, gioiello di documentazione delle origini, in merito al giudizio condito di misericordia, leggiamo:
«Coloro poi che hanno ricevuto l’autorità di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia» (FF 191 - Lettera ai Fedeli).
Il Minimo, un tempo, aveva fatto esperienza singolare di compassione nella piana d’Assisi:
"Francesco mentre un giorno cavalcava nei paraggi di Assisi, incontrò sulla strada un lebbroso.
Di questi infelici egli provava un invincibile ribrezzo; ma stavolta, facendo violenza al proprio istinto, smontò da cavallo e offrì al lebbroso un denaro, baciandogli la mano.
E ricevendone un bacio di pace, risalì a cavallo e seguitò il suo cammino.
Da quel giorno cominciò a svincolarsi dal proprio egoismo, fino al punto di sapersi vincere perfettamente, con l’aiuto di Dio" (FF 1407).
Questo incontro rivoluzionò la sua mentalità, trasformandolo profondamente.
Sollecitava con l’esempio i suoi compagni a farsi dono continuo ad ogni indigente.
"Nessuna cosa ritenevano proprietà privata […] erano spontaneamente generosi di tutto quello che venisse loro offerto in nome di Dio. Donavano con gioia, per amore di Lui, le elemosine raccolte, a quanti ne facessero richiesta, massime ai poveri" (FF 1450).
La salvezza ricevuta gratuitamente era divenuta per loro metro di misura nel relazionarsi con il prossimo.
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati» (Lc 6,36-37)
Lunedì 2ª sett. Quaresima (Lc 6,36-38)
In questa domenica di Quaresima il Vangelo propone la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni. I discepoli, stupefatti, cadono con la faccia a terra dinanzi a tanto fulgore, mentre dalla nube che li copre la Voce del Padre chiama ad ascoltare il Figlio oggetto del suo compiacimento.
Le Fonti raccontano che “l’uomo di Dio, restandosene tutto solo e in pace, riempiva i boschi di gemiti, cospargeva la terra di lacrime, si percuoteva il petto e, quasi avesse trovato un più intimo santuario, discorreva col suo Signore […]
Là pure dai frati, che piamente lo osservavano, fu udito interpellare con grida e gemiti la Bontà divina a favore dei peccatori; piangere, anche, ad alta voce la Passione del Signore, come se l’avesse davanti agli occhi.
Là, mentre pregava di notte, fu visto con le mani stese in forma di croce, sollevato da terra con tutto il corpo e circondato da una nuvoletta luminosa: luce meravigliosa diffusa intorno al suo corpo, che meravigliosamente testimoniava la luce risplendente nel suo Spirito.
Là, inoltre, come testimoniano prove sicure, gli venivano svelati i misteri nascosti della Sapienza divina, che egli, però, non divulgava all’esterno, se non nella misura in cui ve lo sforzava la carità di Cristo e lo esigeva l’utilità del prossimo […]
Quando tornava dalle sue preghiere, che lo trasformavano quasi in un altro uomo, metteva la più grande attenzione per comportarsi in uniformità con gli altri, perché non avvenisse che il vento dell’applauso, a causa di quanto lui lasciava trapelare di fuori, lo privasse della ricompensa interiore” (FF 1180 - Leggenda maggiore).
Francesco custodiva con grande discrezione la sua trasformazione in «Alter Christus», quasi vivendo nella clausura del suo cuore.
Infatti le stesse Fonti attestano:
“Da principio, quando il vero amore di Cristo aveva già trasformato nella sua stessa immagine l’amante, cominciò a celare e ad occultare il Tesoro con tanta cautela, da non farlo scoprire per lungo tempo neppure ai suoi intimi.
Ma la divina Provvidenza non permise che rimanesse sempre nascosto e non giungesse agli occhi dei suoi cari […]
Uno dei compagni una volta, vedendo le stimmate nei piedi, gli disse: «Cosa è ciò, buon fratello?».
«Pensa ai fatti tuoi» - gli rispose” (FF 719 - Vita Seconda del Celano) con la schiettezza e semplicità che lo contraddistingueva.
«Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto. Lui ascoltate» (Mt 17,5)
Trasfigurazione del Signore A (Mt 17,1-9)
Gesù propone la Perfezione secondo il Padre: amare e perdonare anche i nemici, ci rende figli.
Francesco d’Assisi spesso ripeteva che l’Amore non era amato. Oltrepassando le considerazioni dell’Antico Testamento (cf. Lv 19,18), per lui si era chiamati ad amare tutti e a non ritenere prossimo solo i connazionali.
«Avete udito che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ora io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Mt 5,43-44).
Negli scritti del Povero assisano [Parafrasi del Padre nostro] leggiamo:
«Come noi li rimettiamo ai nostri debitori:
e quello che non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo, sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti» (FF 273).
Nella Lettera ad un Ministro:
«Io ti dico […] ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devo ritenere come una grazia […]
E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori» (FF 234).
Tutto ciò per essere figli del Padre celeste, che fa sorgere il sole su tutti: buoni e cattivi.
Francesco, infatti, dinanzi ai manigoldi incontrati in una selva - mentre cantava le lodi di Dio in francese - e che lo assalgono chiedendogli chi fosse, reagisce così:
"«Sono l’araldo del gran Re; vi interessa questo?».
Quelli lo percuotono e lo gettano in una fossa piena di neve, dicendo:
«Stattene lì, zotico araldo di Dio!».
Ma egli, rivoltandosi di qua e di là, scossasi di dosso la neve, appena i briganti sono spariti, balza fuori dalla fossa e, tutto giulivo, riprende a cantare a gran voce, riempiendo il bosco con le lodi al Creatore di tutte le cose" (FF 346).
Amare i nemici in Perfetta Letizia!
Sabato 1a sett. Quaresima (Mt 5,43-48)
Gesù chiede una giustizia non formale, che segue il criterio del Padre: condita di misericordia, rispettosa.
Francesco fu un grande maestro spirituale, quasi senza accorgersene.
Era convinto, per Grazia, che la giustizia va sempre a braccetto con la misericordia.
Una giustizia lontana dal rigidismo legalista, desiderosa di esprimersi nel compimento della volontà di Dio, nel rispetto del fratello sempre.
Le Fonti francescane insegnano:
"Se talora accadeva che a un fratello sfuggisse una parola capace di ferire, il rimorso di coscienza non gli lasciava aver pace, finché non confessava il suo sbaglio, gettandosi a terra umilmente e pregando l’offeso a mettergli un piede sulla bocca.
Se quel fratello si rifiutava di compiere quel gesto, quando l’offensore era il suo superiore, gli comandava di mettergli il piede sulla bocca; quando era un suddito, glielo faceva ordinare dal responsabile.
In questo modo i frati s’impegnavano a scacciare qualunque rancore e incompatibilità, e a conservare intatto l’amore scambievole.
Facevano il possibile per sostituire a ogni vizio la virtù corrispondente, ispirati e coadiuvati in questo dalla Grazia di Gesù Cristo" (FF 1449).
Giustizia e Misericordia da cercare, da chiedere a Dio innanzitutto nella preghiera e nel silenzio, poiché un cuore nuovo è dono del Signore, di un esodo continuo.
Nella Regola degli eremi, scritta da Francesco, infatti, leggiamo:
«E questi [i frati] abbiano un chiostro, nel quale ciascuno abbia una sua piccola cella, nella quale possa pregare e dormire […] e si alzino per il mattutino, e prima di tutto ricerchino il regno di Dio e la sua giustizia» (FF 137).
Nelle stesse Lodi di Dio Altissimo, Francesco così si esprime:
«[…] Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza» (FF 261).
Il Poverello, sapendo che il Signore-Giustizia chiamava ad averne una più grande di quella di maniera, s’impegnò a fondo per il Regno dei cieli e cercò di insegnare ai suoi frati a fare altrettanto.
Mai dimenticò che la misericordia ha sempre la meglio nel giudizio dinanzi a Dio.
«Vi dico infatti che se la vostra giustizia non abbonderà di più [quella] degli scribi e farisei, non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 5,20)
Venerdì 1a sett. Quaresima (Mt 5,20-26)
Il passo di Mt sottolinea la bontà del Padre, che non dà una pietra al figlio che chiede un pane. Poi ecco la regola d’oro: quanto si vuole per se stessi, è bene fare agli altri.
Per Francesco d’Assisi donare a chi era nel bisogno costituiva legge di vita. Questo verbo, "donare", era spesso sostituito da un altro tipicamente francescano: "restituire".
Per lui consegnare il mantello ad un povero che bussava alla porta del suo cuore, significava restituirgli quanto dato in prestito.
D’altra parte, come dice il Vangelo, quanto desideriamo sia fatto a noi, anche noi dobbiamo farlo al prossimo (cfr. Mt 7,12).
Al tempo stesso, riteneva importante e segno di umiltà il saper chiedere.
Dopo il suo cambiamento di vita, obbedendo alla voce del Crocifisso di S. Damiano e vincendo se stesso, si diede a innumerevoli fatiche.
Le Fonti narrano:
"Francesco, uomo di Dio, nudo delle cose del mondo, si consacra al culto divino e, non facendo più caso del proprio tornaconto, s’impegna nel servire Dio in tutti i modi possibili.
Di ritorno alla chiesa di S. Damiano, tutto felice e fervente, si confezionò un abito da eremita e confortò il prete di quella chiesa con le stesse parole d’incoraggiamento rivolte a lui dal Vescovo.
Indi, rientrando in città, incominciò ad attraversare piazze e strade, elevando lodi al Signore con l’anima inebriata.
Come finiva le lodi, si dava da fare per ottenere le pietre necessarie al restauro della chiesa. Diceva:
«Chi mi dà una pietra, avrà una ricompensa; chi due pietre, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense!».
Con ardente entusiasmo rivolgeva questo e simili appelli pieni di ingenuità, poiché questo eletto di Dio aveva un animo candido e fanciullo, non faceva ricorso al dotto linguaggio della sapienza umana, ma era semplice e immediato in tutto” (FF 1420).
Secondo il Poverello, chiedere l’elemosina per amore di Dio era il gesto più nobile e dignitoso davanti al Signore e al mondo.
"E infatti, tutto ciò che il Padre celeste ha creato per l’utilità degli uomini, continua a donarcelo gratuitamente anche dopo il peccato, ai degni come agli indegni, per l’amore ch’Egli porta al suo Figlio diletto" (FF 1610).
«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7)
Giovedì 1a sett. Quaresima (Mt 7,7-12)
The school of faith is not a triumphal march but a journey marked daily by suffering and love, trials and faithfulness. Peter, who promised absolute fidelity, knew the bitterness and humiliation of denial: the arrogant man learns the costly lesson of humility (Pope Benedict)
La scuola della fede non è una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di sofferenze e di amore, di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno. Pietro che aveva promesso fedeltà assoluta, conosce l’amarezza e l’umiliazione del rinnegamento: lo spavaldo apprende a sue spese l’umiltà (Papa Benedetto)
If, in his prophecy about the shepherd, Ezekiel was aiming to restore unity among the dispersed tribes of Israel (cf. Ez 34: 22-24), here it is a question not only of the unification of a dispersed Israel but of the unification of all the children of God, of humanity - of the Church of Jews and of pagans [Pope Benedict]
Se Ezechiele nella sua profezia sul pastore aveva di mira il ripristino dell'unità tra le tribù disperse d'Israele (cfr Ez 34, 22-24), si tratta ora non solo più dell'unificazione dell'Israele disperso, ma dell'unificazione di tutti i figli di Dio, dell'umanità - della Chiesa di giudei e di pagani [Papa Benedetto]
St Teresa of Avila wrote: «the last thing we should do is to withdraw from our greatest good and blessing, which is the most sacred humanity of Our Lord Jesus Christ» (cf. The Interior Castle, 6, ch. 7). Therefore, only by believing in Christ, by remaining united to him, may the disciples, among whom we too are, continue their permanent action in history [Pope Benedict]
Santa Teresa d’Avila scrive che «non dobbiamo allontanarci da ciò che costituisce tutto il nostro bene e il nostro rimedio, cioè dalla santissima umanità di nostro Signore Gesù Cristo» (Castello interiore, 7, 6). Quindi solo credendo in Cristo, rimanendo uniti a Lui, i discepoli, tra i quali siamo anche noi, possono continuare la sua azione permanente nella storia [Papa Benedetto]
Just as he did during his earthly existence, so today the risen Jesus walks along the streets of our life and sees us immersed in our activities, with all our desires and our needs. In the midst of our everyday circumstances he continues to speak to us; he calls us to live our life with him, for only he is capable of satisfying our thirst for hope (Pope Benedict)
Come avvenne nel corso della sua esistenza terrena, anche oggi Gesù, il Risorto, passa lungo le strade della nostra vita, e ci vede immersi nelle nostre attività, con i nostri desideri e i nostri bisogni. Proprio nel quotidiano continua a rivolgerci la sua parola; ci chiama a realizzare la nostra vita con Lui, il solo capace di appagare la nostra sete di speranza (Papa Benedetto)
"Beloved" of God (cf. Lk 1: 28). Origen observes that no such title had ever been given to a human being, and that it is unparalleled in all of Sacred Scripture (cf. In Lucam 6: 7). It is a title expressed in passive form, but this "passivity" of Mary, who has always been and is for ever "loved" by the Lord, implies her free consent, her personal and original response: in being loved, in receiving the gift of God, Mary is fully active, because she accepts with personal generosity the wave of God's love poured out upon her [Pope Benedict]
"Amata" da Dio (cfr Lc 1,28). Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6,7). E’ un titolo espresso in forma passiva, ma questa "passività" di Maria, che da sempre e per sempre è l’"amata" dal Signore, implica il suo libero consenso, la sua personale e originale risposta [Papa Benedetto]
don Giuseppe Nespeca
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