Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Lunedì, 10 Agosto 2026 04:25

Oh ignota ricchezza! Oh ben verace!

Gesù stupisce e spiazza i suoi discepoli, sottolineando:

«è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio» (Mt 19,24).

Subentra la domanda di Pietro: e noi che abbiamo lasciato tutto per il Vangelo, che ne avremo?

Ma Gesù assicura il cento per uno e l’esperienza della Vita dell’Eterno.

 

Guardiamo a Francesco e ai suoi nelle Fonti e in merito.

Come ricorda Dante Alighieri nella Divina Commedia (XI canto del Paradiso):

«Oh ignota ricchezza! oh ben verace!/ Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro/ dietro a lo sposo, sì la sposa piace».

Francesco aveva abbracciato Madonna Povertà quale maggiore ricchezza esistente su questa terra.

Innamorato di Cristo, per ricalcarne l’orma onde somigliarGli il più possibile, aderì con tutte le sue fibre ad Essa e altrettanto insegnò a fare ai suoi.

Infatti nelle Fonti (Leggenda dei Tre compagni) si narra:

“Andò Messer Bernardo, che era assai ricco, e vendette ogni suo avere, ricavandone molto denaro, che distribuì interamente ai poveri della città.

Anche Pietro eseguì il consiglio divino come gli fu possibile.

Privatisi di tutto, entrambi indossarono l’abito che il Santo aveva preso poco dianzi, dopo aver lasciato quello di eremita.

E da quell’ora, vissero con lui secondo la forma di vita del santo Vangelo, come il Signore aveva indicato loro.

E così Francesco poté scrivere nel suo Testamento:

«Il Signore stesso mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma di vita del santo Vangelo»” (FF 1432).

Consultando la Parola, com’era solito fare, ebbe sotto gli occhi l’espressione «Non portate nulla nei vostri viaggi» e «Chi vuol seguirmi rinunzi a se stesso» (FF 1431) trasalendo di gioia.

“Francesco, uomo di Dio, con i due fratelli di cui abbiamo parlato, non avendo un alloggio dove poter dimorare insieme, si rifugiò con loro presso Santa Maria della Porziuncola.

Là si prepararono una capanna per vivere in comunità.

Alcuni giorni più tardi, un assisano, Egidio, scese da loro, e con sincero rispetto e devozione, in ginocchio, pregò l’uomo di Dio di riceverlo con sé.

Francesco, toccato dalla fede e bontà di lui […] lo ricevette lietamente” (FF 1435).

Quanti si misero al seguito del Poverello, nella sua fraternità e per il Vangelo avevano ben compreso la portata di quella vocazione-missione e la sua conclusione felice oltre il tempo.

Lasciare per Cristo è trovare e vivere in misura più grande.

 

 

Martedì della 20.a sett. T.O.  (Mt 19,23-30)

Domenica, 09 Agosto 2026 04:25

L’altissima Povertà - o il falso feudo

Il Povero d’Assisi, aveva compreso per divina rivelazione che la vera ricchezza è la Povertà abbracciata dal Figlio di Dio, fattosi Povero per noi, perché diventassimo ricchi di Lui.

Infatti, il Donatore di ogni bene voleva che Francesco crescesse nelle ricchezze della semplicità attraverso l’amore per l’altissima povertà. 

Troviamo nelle Fonti:

“Il Santo, notando come la povertà, che era stata intima amica del Figlio di Dio, ormai veniva ripudiata da quasi tutto il mondo, volle farla sua sposa, amandola di eterno amore, e per lei non soltanto lasciò il padre e la madre ma generosamente distribuì tutto quanto poteva avere.

Nessuno fu così avido di oro, quanto Francesco della povertà; nessuno fu più bramoso di tesori, quanto Francesco di questa perla evangelica.

Niente offendeva il suo occhio più di questo: vedere nei frati qualche cosa che non fosse del tutto in armonia con la povertà.

Quanto a lui, dall’inizio della sua vita religiosa fino alla morte, ebbe queste ricchezze: una tonaca, una cordicella e le mutande, e di questo fu contento” (FF 1117).

“Spesso richiamava alla mente, piangendo, la povertà di Gesù Cristo e della Madre sua, e affermava che questa è la regina delle virtù, perché la si vede brillare così fulgidamente, più di tutte le altre, nel Re dei re e nella Regina sua Madre (FF 1118). “Insegnava, avendolo appreso per rivelazione, che il primo passo nella santa religione consiste nel realizzare quella parola del Vangelo: Se vuoi essere perfetto, va’ vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri” (FF 1121).

 

«Se vuoi essere perfetto, va’, vendi i tuoi averi e dà ai poveri e avrai un tesoro nei cieli, e vieni, seguimi» (Mt 19,21)

 

 

Madonna Povertà e il falso feudo

Il brano di Matteo, che ci accompagna in questa Liturgia, evidenzia come Gesù risponde al giovane ricco che lo interroga su cosa deve fare per avere la Vita dell’Eterno.

Chi vanta di aver sempre osservato i comandamenti il Signore lo spiazza, invitandolo a vendere tutti i suoi averi per darli ai poveri.

Francesco d’Assisi era innamorato di Madonna Povertà; l’aveva sposata e stimata, perché scelta dal Figlio di Dio, che non aveva dove posare il capo.

Ne era così evangelicamente attratto da prendersi pena quando incontrava creature più povere di lui.

Le Fonti raccontano:

"Gli accadde, durante un viaggio, d’incontrare un poverello. Scorgendone la nudità, ne fu rattristato nel cuore e disse al compagno con voce di lamento:

«La miseria di costui ci ha procurato grande vergogna; perché noi, come nostra unica ricchezza, abbiamo scelto la povertà: ed ecco che essa risplende più luminosa in lui che in noi» (FF 1126).

E a Bernardo, un cittadino di Assisi, che divenne poi suo compagno nella  sequela di Cristo, consigliò  di lasciare i suoi beni, considerati un falso feudo.

Ma per essere certo, "venuto il mattino, entrarono in una chiesa e, dopo aver pregato devotamente, aprono il libro del Vangelo, disposti ad attuare il primo consiglio che si offra loro.

Aprono il libro, e il suo consiglio Cristo lo manifesta con queste parole: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quanto possiedi e dallo ai poveri». Ripetono il gesto, e si presenta il passo: «Non prendete nulla per il viaggio». Ancora una terza volta, e leggono: «Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso».

Senza indugio Bernardo eseguì tutto e non tralasciò neppure un iota. Molti altri, in breve tempo, si liberarono dalle mordacissime cure del mondo e, sotto la guida di Francesco, ritornarono all’infinito bene nella patria vera. Ma sarebbe troppo lungo dire come ciascuno abbia raggiunto il premio della chiamata divina" (FF 601).

La stessa Chiara aveva chiesto e ottenuto da papa Gregorio IX il Privilegio della povertà (17 settembre 1228) in forma scritta.

Documento che assicurava alle Povere sorelle di S. Damiano il diritto di vivere senza proprietà alcuna in questo mondo, seguendo le orme di Colui che, per noi, si è fatto povero e Via, Verità e Vita.

Nella stessa Regola, a riguardo di chi voleva entrare in Monastero per seguire Cristo, Chiara dice:

«E se sarà idonea, le si dica la parola del santo Vangelo: che vada e venda tutte le sue sostanze e procuri di distribuirle ai poveri. Se ciò non potesse fare, basta ad essa la buona volontà» (FF 2757).

E nella prima lettera alla beata Agnese di Praga sua figlia spirituale, scrive:

«O povertà beata! A chi t’ama e t’abbraccia procuri ricchezze eterne!

O povertà santa! A quanti ti possiedono e desiderano Dio promette il regno dei cieli, ed offre in modo infallibile eterna gloria e vita beata.

O povertà pia! Te il Signore Gesù Cristo […] si degnò abbracciare a preferenza di ogni altra cosa» (FF 2864).

 

«Se vuoi essere perfetto, va’, vendi i tuoi averi e dà ai poveri e avrai un tesoro nei cieli, e vieni, seguimi» (Mt 19,21)

 

 

Lunedì 20.a sett. T.O.  (Mt 19,16-22)

Sabato, 08 Agosto 2026 03:07

La Meticcia e ‘Ciccu’

La Parola del Vangelo oggi evidenzia la fede incipiente e già granitica di una donna pagana che chiede pietà per la figlia, tormentata da un demonio.

Anche Francesco d’Assisi, profeta di Dio, estraneo al mondo istituzionale ufficiale, operò cose mirabili in merito.

Il Povero, campione della fede in Cristo, realizzò guarigioni per la potenza dello Spirito di Dio, in vita e in morte.

La sua vita di fede contagiò molte persone che, beneficiando della sua testimonianza, guarirono da mali e possessioni diaboliche.

A tal proposito, le Fonti ci porgono vari episodi:

“Viveva a Foligno un uomo di nome Pietro. Postosi in cammino per visitare il santuario di S. Michele arcangelo […] arrivato ad una fonte, stanco e assetato, prese a bere dell’acqua; e gli sembrò d’aver ingoiato dei demoni. Ed effettivamente da quell’istante rimase ossesso per tre anni, dicendo e compiendo cose orrende.

Si portò sulla tomba del santissimo Padre Francesco, e vi giunse ancora strapazzato dai demoni, più che mai furiosi contro di lui; appena toccò il sepolcro, fu con evidente e chiaro miracolo, liberato del tutto e per sempre” (FF 554).

E ancora il Celano nella Vita prima narra la fede di un bimbo guarito da Francesco:

“Matteo, un bambino di Todi, da otto giorni giaceva in un letto più morto che vivo: bocca ermeticamente chiusa, occhi serrati, volto, mani e piedi anneriti come un paiolo al fuoco. Tutti pensavano che non c’era più nulla da sperare.

Un giorno la madre si prostra in preghiera, invocando il nome e l’aiuto di Francesco.

Quando si alza, il bambino comincia ad aprire gli occhi, a vederci e a succhiare il latte. Poco dopo, caduta quella pelle nera, la carne ritorna al suo colore normale e riprende vigore e sanità.

Appena lo vede fuori pericolo, la madre lo interroga: «Chi ti ha guarito, figlio mio?».

Il fanciullo balbettando risponde: «Ciccu, Ciccu».

Di nuovo lo interrogano: «A chi devi questa grazia?». E il bimbo replica: «Ciccu, Ciccu!» - dimezzando in questo modo il nome di Francesco, poiché era ancora piccino e incapace di parlare bene” (FF 556).

I piccoli, di età ma pure nel cuore, ottengono per Fede quello che i grandi neppure sanno chiedere o desiderare.

Una fede solida è oggetto di ammirazione da parte di Gesù che opera secondo il desiderio di chi la vive, generando creature nuove.

 

«Donna, grande la tua fede! Avvenga per te come vuoi» (Mt 15,28)

 

 

20.a Domenica T.O. anno A  (Mt 15,21-28)

Giovedì, 06 Agosto 2026 23:30

Con Maria, Francesco e Chiara

Il Vangelo lucano evidenzia la Visita di Maria ad Elisabetta sua cugina e la danza dei due Piccoli portati in grembo da donne speciali, abbracciate in modo diverso dalla Grazia.

Maria, la Madre di Gesù, si  esprime nel  canto di lode del Magnificat, che rimanda a Dio i benefici straordinari ricevuti.

 

Fin dagli inizi della sua chiamata, Francesco ebbe particolare e profonda venerazione per Maria Vergine, Madre del Signore.

Di lei contemplava sempre i misteri nelle varie stagioni della sua vita.

Le Fonti forniscono stupendi quadretti in merito.

“Circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà.

A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere.

Ma ciò che maggiormente riempie di gioia, la costituì Avvocata dell’Ordine e pose sotto le sue ali i figli […] perché vi trovassero calore e protezione sino alla fine” (FF 786).

“In lei, principalmente, dopo Cristo, riponeva la sua fiducia […] In suo onore digiunava con grande devozione, dalla festa degli apostoli Pietro e Paolo fino alla festa dell’Assunzione […]” (FF 1165).

E alle figlie, dimoranti a S. Damiano, Francesco in una sua composizione a loro dedicata, conclude dicendo:

«Quelle ke sunt adgravate de infirmitate/ et l’altre ke per loro suó adfatigate/ tutte quante lo sostengate en pace./ Ka multo venderi(te) cara questa fatica,/ lka ciascuna serà regina/ en celo coronata cum la Vergine Maria» (FF 263).

E Chiara, quando iniziò il suo cammino di fede seguendo Francesco, fu ricevuta da lui e dai suoi frati presso l’altare della S.ta Vergine alla Porziuncola. Inoltre, quella stessa Madre, al momento del trapasso, venne a prenderla apparendole presso il suo giaciglio.

Maria fu per Chiara modello da seguire per tutta la sua esistenza, tanto che nella Lettera d’introduzione alla Leggenda, nelle Fonti, si legge:

"Seguano dunque gli uomini i nuovi seguaci del Verbo incarnato: imitino le donne Chiara, impronta della Madre di Dio, nuova guida delle donne" (FF 3153).

Francesco e Chiara assunsero Maria, la Madre di Dio, nel loro vivere quotidiano per essere assunti da Cristo nella gloria celeste.

 

«L’anima mia magnifica il Signore […] poiché ha rivolto lo sguardo alla bassezza della sua serva. Ecco infatti, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,46.48a)

 

 

Assunzione B.V. Maria  (Lc 1,39-56)

Gesù evidenzia agli occhi dei farisei che vogliono incastrarlo, la bontà fontale del matrimonio, ma altresì il valore di una vita donata direttamente al Signore e che per questo si rende «eunuca» per il Regno dei cieli.

Guardando nelle Fonti francescane notiamo che il Povero d’Assisi stimava il matrimonio, nella vita cristiana, come luogo di testimonianza dell’amore sorgivo di Dio per l’uomo e la donna, sapendo accogliere e attendere in ogni situazione i tempi della Provvidenza.

Nelle Fonti è narrato che, una volta, si recò da lui una nobildonna per chiedere al Santo il rimedio verso un marito molto cattivo, che la osteggiava nel servizio di Cristo.

“Dopo averla ascoltata, le disse: «Va’ in pace e sta’ sicura che fra poco avrai dal tuo uomo la consolazione che desideri».

E aggiunse: «Gli dirai da parte di Dio e mia che ora è tempo di misericordia, poi, di giustizia».

Ricevuta la benedizione, la donna ritorna, trova il marito e gli riferisce quelle parole.

Scende sopra di lui lo Spirito Santo che, trasformandolo in un uomo nuovo, così lo induce a rispondere con tutta mansuetudine:

«Signora mettiamoci a servire il Signore e salviamo l’anima nostra».

Dietro esortazione della santa moglie, condussero una vita da celibi per parecchi anni, finché ambedue nello stesso giorno tornarono al Signore” (FF 1193 - Leggenda maggiore).

Ma per chi, come Francesco e Chiara d’Assisi, segue la propria chiamata a farsi discepolo/a in povertà al seguito di Cristo [eunuchi per il Regno di Dio] la vita si svolge diversamente.

Leggiamo a riguardo di S. Chiara:

“Quando dunque cominciò ad avvertire i primi stimoli del santo amore, ritenne spregevole il perituro e falso fiore della mondanità, istruita dall’unzione dello Spirito Santo ad attribuire scarso valore alle cose che ne hanno poco.

E infatti sotto le vesti preziose e morbide portava nascostamente un piccolo cilicio, apparendo al di fuori adorna per il mondo, ma rivestendosi interiormente di Cristo.

Infine, volendola i suoi accasare nobilmente, non acconsentì in alcun modo: ma, fingendo di voler rimandare a più tardi le nozze terrene, affidava al Signore la sua verginità” (FF 3160).

Francesco e Chiara ci attestano con i fatti quanto sia importante rispondere e vivere bene la chiamata specifica e irripetibile, rivolta a ciascuno.

 

«Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non separi […] E ci sono eunuchi che hanno fatto eunuchi se stessi per il regno dei cieli» (Mt 19,6b.12b)

 

 

Venerdì della 19.a sett. T.O.  (Mt 19,3-12)

Mercoledì, 05 Agosto 2026 01:46

Mutua Carità

Il brano di Matteo fa richiamo al perdono e ad una correzione che, se davvero fraterna, non guarda dall’alto in basso, ma l’esatto contrario.

Senza dimenticare che quanto vogliamo sia condonato a noi siamo chiamati a farlo anche con il prossimo, dando tempo per riscattarsi.

Chiara d’Assisi amava definirsi «pianticella del Serafico Padre Francesco».

Fu sempre Madre sollecita e di grande esempio per le sue figlie e sorelle nel Monastero di S. Damiano.

Anche quando era necessario esortare o riprendere sapeva correggere con amorevolezza e sapienza che le venivano dall’Alto.

Le Fonti attestano (Regola di S. Chiara):

«L’abbadessa ammonisca e visiti le sue sorelle e le corregga con umiltà e carità, non comandando loro cosa alcuna che sia contro la sua anima e la forma della nostra professione» (FF 2806).

E ancora, con uno sguardo lungimirante estensivo, la stessa Chiara continua:

«Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le mie sorelle, presenti e future, che si studino sempre di imitare la via della santa semplicità, dell’umiltà e della povertà, ed anche l’onestà di quella santa vita, che ci fu insegnata dal beato Padre nostro Francesco fin dal principio della nostra conversione a Cristo» (FF 2845 - Testamento).

«E amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità» (FF 2847 - Testamento).

Nella Regola, poi:

«L’abbadessa si studi inoltre di riconciliare le sorelle, se mai avvenisse che alcune per qualche motivo od occasione si turbassero tra loro.

Quella sorella, poi, che con parole o con cenni avrà dato occasione di turbamento o di scandalo a un’altra, subito, prima di offrire a Dio il dono della sua orazione, chiedendo perdono alla sorella che ha offesa, si inginocchi umilmente dinanzi a lei e la preghi di intercedere per lei presso il Signore, affinché le perdoni la colpa commessa.

L’altra, poi, memore della parola del Signore:

«Se non perdonerete di cuore, nemmeno il Padre vostro celeste perdonerà a voi», generosamente perdoni l’offesa alla sorella che chiede perdono»” (FF 3358).

Chiara fu per tutte le sorelle maestra di vita, pedagoga della vera carità che ricostruisce sempre, nonostante l’operare malevolo.

 

«Abbi pazienza con me e ti restituirò tutto» (Mt  18,26)

 

 

Giovedì 19.a sett.T.O.  (Mt 18,21-19,1)

Martedì, 04 Agosto 2026 01:24

Correzione fraterna in mezzo

Nella Liturgia odierna Gesù richiama a correggere in modo discreto e fraterno, prima di assumere misure più drastiche.

 

I due Poveri d’Assisi furono persone esemplari nell’amore fraterno e nelle eventuali correzioni da fare, sempre condite di saggezza, umanità e carità. 

Severi con se stessi; attenti e misericordiosi con il prossimo.

Francesco prima d’intervenire verso i frati pregava e ancor prima esaminava se stesso.

 

Chiara d’Assisi amava definirsi «pianticella del Serafico Padre Francesco».

Fu sempre Madre sollecita e di grande esempio per le sue figlie e sorelle nel Monastero di S. Damiano.

Anche quando era necessario esortare o riprendere sapeva correggere con amorevolezza e sapienza che le venivano dall’alto.

Le Fonti attestano [Regola di S. Chiara]:

«L’abbadessa ammonisca e visiti le sue sorelle e le corregga con umiltà e carità, non comandando loro cosa alcuna che sia contro la sua anima e la forma della nostra professione» (FF 2806).

E ancora, con uno sguardo lungimirante estensivo, la stessa Chiara continua:

«Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le mie sorelle, presenti e future, che si studino sempre di imitare la via della santa semplicità, dell’umiltà e della povertà, ed anche l’onestà di quella santa vita, che ci fu insegnata dal beato Padre nostro Francesco fin dal principio della nostra conversione a Cristo» (FF 2845 - Testamento).

«E amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità» (FF 2847 - Testamento).

 

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt 18,15)

 

 

Mercoledì 19.a sett. T.O.  (Mt 18,15-20)

Lunedì, 03 Agosto 2026 04:01

Per una sola pecorella. Chiara Pianticella

Chissà quante volte Francesco, l’Araldo del Gran Re, nel leggere l’episodio della pecora smarrita si sarà soffermato su quel «Che ve ne pare?» (Mt 18,12). Come a dire: «Lo fareste voi?». 

Francesco di certo se la sarà posta questa disarmante domanda, cui tutta la sua eloquente esistenza ha risposto «Sì, senza alcun dubbio».

Per una sola pecorella del suo gregge avrebbe certo lasciato le altre al sicuro alla ricerca di quella perduta.

«Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon Pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce» (FF 155 - Ammonizioni).

Lui, che era solito chiamare frate Leone «pecorella di Dio» avrebbe affrontato ogni avversità pur di ritrovarla, e per questo cercava il martirio perfino presso il Sultano d’Egitto per guadagnarlo a Cristo.

Ricco di tenerezza e misericordia è un episodio che mette in evidenza il cuore di pastore di Francesco. 

Troviamo nelle Fonti:

“Attraversando una volta la Marca d’Ancona, dopo aver predicato nella stessa città, e dirigendosi verso Osimo, in compagnia di frate Paolo, che aveva eletto ministro di tutti i frati di quella provincia, incontrò nella campagna un pastore, che pascolava il suo gregge di montoni e di capre.

In mezzo al branco c’era una sola pecorella, che tutta quieta e umile brucava l’erba.

Appena la vide, Francesco si fermò, e quasi avesse avuto una stretta al cuore, pieno di compassione disse al fratello:

«Vedi quella pecorella sola e mite tra i caproni? Il Signore nostro Gesù Cristo, circondato e braccato dai farisei e dai sinedriti doveva proprio apparire come quell’umile creatura.

Per questo ti prego, figlio mio, per amore di Lui, sii anche tu pieno di compassione, compriamola e portiamola via da queste capre e da questi caproni» (FF 456).

 

«Che cosa vi pare? Lo fareste?»  (Mt 18,12)

 

Clara Claris Praeclara, Pianticella

Chiara d’Assisi amava definirsi «pianticella del Serafico Padre Francesco».

Fu sempre Madre sollecita e di grande esempio per le sue figlie e sorelle nel Monastero di S. Damiano.

Anche quando era necessario esortare o riprendere sapeva correggere con amorevolezza e sapienza che le venivano dall’alto.

Le Fonti attestano (Regola di S. Chiara):

“L’abbadessa ammonisca e visiti le sue sorelle e le corregga con umiltà e carità, non comandando loro cosa alcuna che sia contro la sua anima e la forma della nostra professione” (FF 2806).

E ancora, con uno sguardo lungimirante estensivo, la stessa Chiara continua:

”Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le mie sorelle, presenti e future, che si studino sempre di imitare la via della santa semplicità, dell’umiltà e della povertà, ed anche l’onestà di quella santa vita, che ci fu insegnata dal beato Padre nostro Francesco fin dal principio della nostra conversione a Cristo” (FF 2845 - Testamento).

“E amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità” (FF 2847 - Testamento).

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And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore (Papa Benedetto)
Despite the scarcity of information about him, St Bartholomew stands before us to tell us that attachment to Jesus can also be lived and witnessed to without performing sensational deeds. Jesus himself, to whom each one of us is called to dedicate his or her own life and death, is and remains extraordinary (Pope Benedict)
La figura di san Bartolomeo, pur nella scarsità delle informazioni che lo riguardano, resta comunque davanti a noi per dirci che l'adesione a Gesù può essere vissuta e testimoniata anche senza il compimento di opere sensazionali. Straordinario è e resta Gesù stesso, a cui ciascuno di noi è chiamato a consacrare la propria vita e la propria morte (Papa Benedetto)
Faith is more than just empirical or historical facts; it is an ability to grasp the mystery of Christ’s person in all its depth [Pope Benedict]
La fede va al di là dei semplici dati empirici o storici, ed è capace di cogliere il mistero della persona di Cristo nella sua profondità [Papa Benedetto]
More than 600 precepts are mentioned in the Law of Moses. How should the great commandment be distinguished among these? (Pope Francis)
Nella Legge di Mosè sono menzionati oltre seicento precetti. Come distinguere, tra tutti questi, il grande comandamento? (Papa Francesco)
The invitation has three characteristics: freely offered, breadth and universality. Many people were invited, but something surprising happened: none of the intended guests came to take part in the feast, saying they had other things to do; indeed, some were even indifferent, impertinent, even annoyed (Pope Francis)
L’invito ha tre caratteristiche: la gratuità, la larghezza, l’universalità. Gli invitati sono tanti, ma avviene qualcosa di sorprendente: nessuno dei prescelti accetta di prendere parte alla festa, dicono che hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano indifferenza, estraneità, perfino fastidio (Papa Francesco)
Those who are considered the "last", if they accept, become the "first", whereas the "first" can risk becoming the "last" (Pope Benedict)
Proprio quelli che sono considerati "ultimi", se lo accettano, diventano "primi", mentre i "primi" possono rischiare di finire "ultimi" (Papa Benedetto)
The dialogue of Jesus with the rich young man, related in the nineteenth chapter of Saint Matthew's Gospel, can serve as a useful guide for listening once more in a lively and direct way to his moral teaching [Veritatis Splendor n.6]
Il dialogo di Gesù con il giovane ricco, riferito nel capitolo 19 del Vangelo di san Matteo, può costituire un'utile traccia per riascoltare in modo vivo e incisivo il suo insegnamento morale [Veritatis Splendor n.6]
St Augustine rightly commented: “Christ showed himself indifferent to her, not in order to refuse her his mercy but rather to inflame her desire for it” (Sermo 77, 1: PL 38, 483) [Pope Benedict]
These words are full of the disarming power of truth that pulls down the wall of hypocrisy and opens consciences [Pope Benedict]
Queste parole sono piene della forza disarmante della verità, che abbatte il muro dell’ipocrisia e apre le coscienze [Papa Benedetto]

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