Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Gesù pronuncia una frase stupenda e impegnativa insieme: «Padre santo conservali nel tuo Nome che mi hai dato, affinché siano Uno come noi» (Gv 17,11b).

Questa espressione contiene un tesoro inesauribile ed è motore e ragion d’essere d’ogni missione.

Francesco consumò se stesso, e altrettanto fece Chiara, per la causa dell’unità nella fraternità e nel mondo, perché da essa deriva anche la pace.

Nel ‘laboratorio francescano’ delle Fonti troviamo un ventaglio di brani che, in modo diretto e indiretto, puntano l’indice sull’unità perseguita dai Poveri assisani.

Nella Lettera ai Fedeli:

«Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!

Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale Sposo!

Oh, come è santo, come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e figlio, il quale offrì la sua vita per le sue pecore e pregò il Padre per noi, dicendo:

«Padre santo custodiscili nel tuo nome […] affinché siano santificati nell’unità, come lo siamo noi» (FF 201).

Nella Vita seconda del Celano:

"Fu suo desiderio costante e vigile premura mantenere tra i figli il vincolo dell’unità, in modo che vivessero concordi nel grembo di una sola madre quelli che erano stati attratti dallo stesso spirito e generati dallo stesso padre.

Voleva che si fondessero maggiori e minori, che i dotti si legassero con affetto fraterno ai semplici, che i religiosi, pur lontani tra loro, si sentissero uniti dal cemento dell’amore" (FF 777).

Francesco raccomandava anche alle sorelle povere di San Damiano l’unità dei cuori e nella Regola di Chiara:

«Allo scopo di conservare l’unità della scambievole carità e della pace, tutte le responsabili degli uffici del monastero vengano elette di comune consenso da tutte le sorelle» (FF 2782).

A favore di tutto questo Francesco compose un canto per le sorelle damianite, sapendole contristate dalla sua infermità e, non potendo recarsi di persona da loro, mandò alcuni suoi compagni perché facessero sentire alle recluse quel canto.

"In esso Francesco si proponeva di manifestare alle sorelle, allora e per sempre, il suo ideale: che cioè fossero un solo cuore nella carità e convivenza fraterna, poiché quando i frati erano ancora pochi, esse si erano convertite a Cristo, dietro l’esempio e i consigli di lui, Francesco" (FF 1594).

Uniti a Gesù per essere uniti fra loro, sulle sue orme.

La preghiera conclusiva del Poverello, nella Lettera a tutto l’Ordine, recita:

«Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l’aiuto della tua sola Grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nell’Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen» (FF 233).

 

 

Mercoledì della 7.a sett. di Pasqua  (Gv 17,11b-19)

Lunedì, 11 Maggio 2026 12:46

Ascensione Francescana

Lunedì, 11 Maggio 2026 04:33

Nell’unità la glorificazione

Gesù si rivolge al Padre dicendoGli di glorificarLo perché il Figlio possa glorificare Lui, mentre prega per quanti gli sono stati affidati nella sua immensa e impervia missione.

L’inizio di questo capitolo, che illustra la stupenda preghiera sacerdotale di Cristo, ci trasferisce nel mondo dell’orazione di Francesco d’Assisi, liturgo dell’universo e dell’umanità.

Nelle Fonti troviamo passi equivalenti - perle della contemplazione francescana.

Nelle Lettere del Minimo assisano:

"Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!

Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale Sposo!

Oh, come è santo, come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e figlio, il quale offrì la sua vita per le pecore e pregò il Padre per noi, dicendo:

«Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato. Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me […]» (FF 201).

E ancora:

«A Colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che vive nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi, renda lode, gloria, onore e benedizione, poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza. Egli che solo è buono, solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile, glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen»  (FF 202).

Gli stessi figli di Francesco, dopo la dipartita del padre santo, li vediamo pregare con parole e atteggiamenti che richiamano la preghiera sacerdotale di Gesù.

«Ricordati, o Padre, di tutti i tuoi figli. Tu, o santissimo, conosci perfettamente come, angustiati da gravi pericoli, solo da lontano seguono le tue orme. Dà loro forza per resistere, purificali perché risplendano, rendili fecondi perché portino frutto. Ottieni che sia effuso su di loro lo spirito di grazia e di preghiera, perché abbiano la vera umiltà che tu hai avuto, osservino la povertà che tu hai seguito, meritino quella carità con cui tu hai sempre amato Cristo Crocifisso. Egli vive e regna col Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen» (FF 820).

 

«Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che mi hai dato, perché sono tuoi» (Gv 17,9)

 

 

Martedì 7.a sett. di Pasqua  (Gv 17,1-11a)

Domenica, 10 Maggio 2026 04:53

Audacia evangelica

Lasciato solo dai discepoli, Gesù risponde loro ricordando e sottolineando la Comunione col Padre.

Li invita alla Pace, spronandoli a essere coraggiosi - perché Lui ha vinto il mondo.

 

Francesco affrontava con coraggio le avversità, sapendo che sono inevitabili per chi ama il Regno.

Il Poverello le incontrava ad ogni dove, ma si relazionava con le prove cantando, poiché Gesù aveva trionfato su di esse.

Le Fonti raccontano di un episodio avvenuto presso Caprignone:

"Vestito di cenci, colui che un tempo si adornava di abiti purpurei, se ne va per una selva, cantando le lodi di Dio in francese.

Ad un tratto, alcuni manigoldi si precipitano su di lui, domandandogli brutalmente chi sia.

L’uomo di Dio risponde impavido e sicuro:

«Sono l’araldo del gran Re; vi interessa questo?».

Quelli lo percuotono e lo gettano in una fossa piena di neve, dicendo:

«Stattene lì, zotico araldo di Dio!».

Ma egli, rivoltandosi di qua e di là, scossasi di dosso la neve, appena i briganti sono spariti, balza fuori dalla fossa e, tutto giulivo, riprende a cantare a gran voce, riempiendo il bosco con le lodi al Creatore di tutte le cose" (FF 346).

Esempio di coraggio e di fiducia nel Signore!

Francesco, il cui nome viene dall’antico tedesco e significa «libero», appunto liberamente continuava il suo cammino tra i marosi del mondo.

Il coraggio cui Gesù chiamava, lo chiedeva nella preghiera.

Nella Leggenda maggiore si narra:

"I concittadini, al vederlo squallido in volto e mutato nell’animo, ritenendolo uscito di senno, gli lanciavano contro il fango e i sassi delle strade, e, strepitando e schiamazzando, lo insultavano come un pazzo, un demente.

Ma il servo di Dio, senza scoraggiarsi o turbarsi per le ingiurie, passava in mezzo a loro, come se fosse sordo" (FF 1041).

 

«Nel mondo avete tribolazione. Ma fatevi coraggio! Io ho vinto il mondo» (Gv 16,33).

 

 

Lunedì della 7.a sett. di Pasqua  (Gv 16,29-33)

Sabato, 09 Maggio 2026 09:19

Evangelizzando con Lui

La liturgia dell’Ascensione del Signore ci propone un brano del Vangelo di Matteo, che sottolinea la missione universale dei discepoli.

Sul monte che Gesù aveva loro indicato lo videro, si prostrarono, ma dubitando.

Il Figlio di Dio li invia a fare suoi discepoli tutti i popoli, sapendo che Lui sarà con loro sino alla fine del mondo.

Nelle Fonti francescane è più volte narrata la missionarietà di Francesco e dei suoi.

Leggiamo:

"Allora il beato Francesco li radunò tutti insieme, e dopo aver parlato loro a lungo del Regno di Dio, del disprezzo del mondo, del rinnegamento della propria volontà, del dominio che si deve esercitare sul proprio corpo, li divise in quattro gruppi, di due ciascuno, e disse loro:

«Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la Pace e la penitenza in remissione dei peccati; e siate pazienti nelle persecuzioni, sicuri che il Signore adempirà il suo disegno e manterrà le sue promesse.

Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci viene preparato il regno eterno» (FF 366).

“Allora frate Bernardo con frate Egidio partì per Compostella, al santuario di San Giacomo, in Galizia; San Francesco con un altro compagno scelse un’altra parte; gli altri quattro, a due a due, si incamminarono verso le altre due direzioni” (FF 368).

Così misero in pratica la Parola del Vangelo, senza edulcorarla.

A tutti portavano la Buona Novella del Regno, annunciandola ancor prima che con le labbra, con il loro comportamento semplice e autentico.

Spesso accadeva che s’imbattessero in rifiuti e vessazioni:

"A motivo di tali ostilità, i frati furono costretti a fuggire da diverse nazioni. 

Così, angosciati, afflitti, non di rado spogliati delle loro vesti e battuti dai briganti, tornavano da Francesco con grande amarezza.

Soffrivano vessazioni del genere pressoché in tutti i paesi d’oltralpe, come in Germania, Ungheria, e in molti altri" (FF 1475).

Sopportavano ogni cosa perché tutti conoscessero il Signore che li sosteneva in ogni circostanza felice o meno.

 

«Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20b).

 

 

Ascensione (anno A) 7.a Domenica di Pasqua (Mt 28,16-20)

Venerdì, 08 Maggio 2026 04:24

Nel Nome

Gesù, nel capitolo sedici di Giovanni, rivolto ai suoi, dice loro:

«Se chiederete qualcosa al Padre, ve la darà nel mio Nome» (Gv 16,23).

Francesco e la sua comunità erano fortemente convinti che la preghiera educa l’anima all’incontro con Dio, fa chiedere cose giuste, e consente di crescere nella carità.

Domandare a Dio la Grazia, l’aiuto, era per lui sorgente di gioia piena.

Le Fonti ci offrono splendidi passi a sostegno di tutto questo, a partire dal fatto che il Poverello raccomandava l’orazione a tutti i suoi frati, costantemente.

"Quei frati ai quali il Signore ha concesso la grazia di lavorare, lavorino con fedeltà e con devozione, così che, allontanato l’ozio, nemico dell’anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte le altre cose temporali" (FF 88-Regola non bollata).

Nella stessa Lettera a frate Antonio egli sottolinea che al di sopra dello studio e dell’insegnamento della teologia, il frate deve preoccuparsi di custodire lo spirito di orazione e devozione, attraverso il quale soltanto può capire che lo stesso «lavoro» è grazia.

" «A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute.

Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spirito dell’orazione e della devozione, come sta scritto nella Regola» " (FF 251-252).

E sempre nella Leggenda maggiore troviamo:

"E l’uomo di Dio, restandosene tutto solo e in pace, riempiva i boschi di gemiti, cospargeva la terra di lacrime, si percuoteva il petto e, quasi avesse trovato un più intimo santuario, discorreva col suo Signore.

Là rispondeva al Giudice, là supplicava il Padre, là dialogava con l’Amico.

Là pure, dai frati che piamente lo osservavano, fu udito interpellare con grida e gemiti la Bontà divina a favore dei peccatori; piangere, anche ad alta voce la passione del Signore, come se l’avesse davanti agli occhi […]" (FF 1180).

Ancora:

"La preghiera era anche la sua difesa, quando si dava all’azione, poiché, mediante l’insistenza nella preghiera rifuggiva, in tutto il suo agire, dal confidare nelle proprie capacità, metteva ogni fiducia nella bontà divina, gettando nel Signore la sua ansietà.

Sopra ogni altra cosa - asseriva con fermezza - il religioso deve desiderare la grazia dell’orazione, e incitava in tutte le maniere possibili i suoi frati a praticarla con zelo, convinto che nessuno fa progressi nel servizio di Dio, senza di essa" (FF 1176).

Il Minimo assisano sapeva che chiunque chiede nel Nome di Gesù ottiene, e vive nella gioia e nell’amore.

 

 

Sabato 6.a sett. di Pasqua (Gv 16,23b-28)

Giovedì, 07 Maggio 2026 03:14

Gioia senza fine

Gesù parla ai suoi dicendo: «La vostra gioia nessuno potrà togliere da voi» (Gv 16,22).

La felicità che viene da Lui è duratura, è autentica perché fondata su pilastri non mondani.

 

Francesco trovava gioia nella povertà e fraternità. Ancor più nell’orazione, nel rapporto interiore con Cristo.

Era la sua allegrezza quella proveniente dall’essere Araldo del Gran Re, che poggiava i propri piedi sulle orme del Figlio di Dio.

Nelle Fonti, sorgente dell’esperienza originaria francescana, vi sono passi che lo avvalorano.

Il Celano, solerte biografo, nella Vita prima, informa sulla vita fraterna e gioiosa dei frati:

“Da cultori fedeli della santissima povertà, poiché non possedevano nulla, non s’attaccavano a nessuna cosa, e niente temevano di perdere.

Erano contenti di una sola tonaca, talvolta rammendata dentro e fuori, tanto povera e senza ricercatezze da apparire in quella veste dei veri crocifissi per il mondo, e la stringevano ai fianchi con una corda, e portavano rozzi calzoni.

Il loro santo proposito era di restare in quello stato, senza avere altro. Erano perciò sempre sereni, liberi da ogni ansietà e pensiero, senza affanni per il futuro; non si angustiavano neppure di assicurarsi un ospizio per la notte, anche se pativano grandi disagi nel viaggio. Sovente, durante il freddo più intenso, non trovando ospitalità, si rannicchiavano in un forno, o pernottavano in qualche spelonca" (FF 388).

Nella Leggenda dei Tre compagni, Francesco e frate Egidio vibrano di gioia nel Signore:

"Francesco unitamente a Egidio andò nella Marca di Ancona, gli altri due si posero in cammino verso un’altra regione. Andando verso la Marca, esultavano giocondamente nel Signore.

Francesco, a voce alta e chiara, cantava in francese le lodi del Signore, benedicendo e glorificando la bontà dell’Altissimo. Tanta era la loro gioia, che pareva avessero scoperto un magnifico tesoro nel podere evangelico della signora Povertà, per amore del quale si erano generosamente e spontaneamente sbarazzati di ogni avere materiale, considerandolo alla stregua dei rifiuti […]" (FF 1436).

E Chiara gioisce nel sapere come Agnese di Praga, sua diletta figlia nello Spirito, progredisce nella vita interiore, tanto da dire:

«All’udire la stupenda fama della vostra santa vita religiosa, che non a me soltanto è giunta, ma si è sparsa magnificamente su tutta quasi la faccia della terra, sono ripiena di gaudio nel Signore e gioisco; e di questo possono rallegrarsi non soltanto io, ma tutti coloro che servono o desiderano servire Gesù Cristo» (FF 2860).

I due Poveri d’Assisi vivevano la loro disadorna esistenza, proiettati nel Vangelo di Gesù; riposavano sulla Parola, che preparava loro la beatitudine senza fine.

In attesa del ritorno di Cristo, avevano apparecchiato la loro vita offrendola all’unione con Dio e con i fratelli.

Con letizia accoglievano le esperienze favorevoli e (almeno in apparenza) contrarie, sapendo che Dio è fedele alle sue promesse e ai semplici che lo seguono.

 

 

Venerdì della 6.a sett. di Pasqua  (Gv 16,20-23a)

Mercoledì, 06 Maggio 2026 03:40

Ogni tristezza occasione di Gioia

Nel capitolo sedici del Vangelo di Giovanni, ormai vicino al suo ritorno al Padre, Gesù dice ai suoi  discepoli:

«Voi vi rattristerete, ma la vostra tristezza diverrà gioia» (Gv 16,20).

Francesco aveva una geniale capacità ispirata dall’alto, nel trasformare ogni tristezza in gioia, in attesa della beata speranza.

Aveva insegnato, ad esempio, a frate Leone, pecorella di Dio, a trovare perfetta letizia nell’essere respinti e non riconosciuti dagli altri.

Trovava gioia nelle sofferenze al solo pensiero che Gesù le aveva vissute per primo e che quello era un nobile modo di unirsi a Lui.

Provava tristezza per le cattive testimonianze fra i suoi, ma veniva scosso da Dio stesso dinanzi a questo tipo di amarezza, poiché il Signore gli ricordava che tutto era in mano sua.

Le varie malinconie del cammino erano trasformate dal Poverello, per la forza dello Spirito, in opportunità di grazia - pensando al ritorno di Gesù e alla beata unione.

Nelle Fonti, gioiello di testimonianze originali, scopriamo la bellezza di tali dinamiche che la fede in Dio e l’efficacia della Parola elaboravano nel Minimo.

"Un giorno vide un suo compagno con una faccia triste e melanconica. Sopportando la cosa a malincuore, gli disse:

«Il servo di Dio non deve mostrarsi agli altri triste e rabbuiato, ma sempre sereno.

Ai tuoi peccati, riflettici nella tua stanza e alla presenza di Dio piangi e gemi. Ma quando ritorni tra i frati, lascia la tristezza e conformati agli altri».

E, poco dopo:

«Gli avversari della salvezza umana hanno molta invidia di me e, siccome non riescono a turbarmi direttamente, tentano sempre di farlo attraverso i miei compagni».

Amava poi tanto l’uomo pieno di letizia spirituale, che per ammonimento generale fece scrivere in un capitolo queste parole:

«Si guardino i frati di non mostrarsi tristi di fuori e rannuvolati come degli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore, ilari e convenientemente graziosi» " (FF 712).

E ancora, nella Vita seconda del Celano, troviamo Francesco che istruisce su come comportarsi nei turbamenti:

«Il servo di Dio - spiegava - quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime» (FF 709).

Francesco, esperto di vita nello Spirito, era solito dire ai suoi:

«I demoni non possono recare danno al servo di Cristo, quando lo vedono santamente giocondo. Se invece l’animo è malinconico, desolato e piangente, con tutta facilità o viene sopraffatto dalla tristezza o è trasportato alle gioie frivole» (FF 709).

In attesa di ricongiungersi al suo Signore, egli voleva vivere ogni cosa in unità di Spirito con Lui, che aveva donato tutto di Sé per ogni creatura.

 

 

Giovedì 6.a sett. di Pasqua  (Gv 16,16-20)

Martedì, 05 Maggio 2026 03:12

Nello Spirito

Gesù dice ai suoi che lo Spirito della Verità inviato li condurrà alla verità tutta intera, annunciando ciò che avrà udito.

Francesco, povero e semplice, era un uomo in continuo ascolto del sussurro dello Spirito.

Ed era proprio questo atteggiamento costante che gli faceva cogliere quanto agli altri talora sfuggiva.

Le primizie raccolte nelle Fonti illustrano come lo Spirito della verità lo istruiva e conduceva ogni giorno.

"In realtà, pur essendo egli perfettissimo tra i perfetti, non ammettendolo, si stimava il più imperfetto di tutti.

Aveva infatti gustato e provato personalmente quanto è dolce, soave e buono il Dio d’Israele per i retti di cuore, che lo cercano sempre con semplicità pura e con purezza vera.

La dolcezza e soavità, che egli sentiva infusa dall’alto nella sua anima, dono rarissimo concesso a pochissimi, lo spingeva a dimenticare totalmente se stesso, e allora, riboccante di tale gaudio, bramava con tutte le forze ascendere alla vita immortale degli spiriti eletti, dove, uscendo da se stesso, in parte si era già elevato.

Ripieno dello spirito di Dio, era pronto ad affrontare qualsiasi angustia di spirito, qualsiasi tormento nel corpo, a patto che gli fosse concesso quanto bramava: che si compisse in lui totalmente la misericordiosa volontà del Padre celeste" (FF 481).

Inoltre, Francesco ormai molto malato e vicino alla morte, a frate Elia che chiedeva come riuscisse ad esprimere tanta letizia in mezzo a così tanti dolori, in un impeto di fervore ebbe a dire:

«Fratello, lascia che io goda nel Signore e nelle sue Laudi in mezzo ai miei dolori, poiché, con la grazia dello Spirito Santo, sono così strettamente unito al mio Signore che, per sua misericordia, posso ben esultare nell’Altissimo» (FF 1614).

Aveva imparato che la presenza dello Spirito conduce alla verità tutta intera e che si offre a quanti lo invocano con tanta maggiore familiarità, nella solitudine e nelle sofferenze.

 

«Ma quando verrà Lui, lo Spirito della verità, vi guiderà alla verità tutta, perché non parlerà da se stesso, ma dirà quanto avrà udito, e vi annuncerà le cose che verranno» (Gv 16,13)

 

 

Mercoledì della 6.a sett. di Pasqua  (Gv 16,12-15)

Lunedì, 04 Maggio 2026 04:55

Lo Spirito inviato

Nel capitolo sedici di Giovanni, rivolto ai suoi discepoli, Gesù fa presente che è bene che Lui torni al Padre, altrimenti non giungerà loro il Paraclito: lo Spirito che rende testimonianza alla Verità.

Francesco, nell’orazione continua, lo considerava il Tesoro più grande della sua esistenza.

Senza lo Spirito Santo non sapeva parlare né agire secondo Dio.

Infatti, nella Leggenda maggiore, troviamo un episodio che conferma tutto questo:

"Una volta, che doveva predicare davanti al Papa e ai cardinali, per suggerimento del cardinale di Ostia aveva mandato a memoria un discorso stilato con ogni cura.

Se non che, quando si trovò là in mezzo, al momento di pronunciare quelle parole edificanti, dimenticò tutto e non riuscì a spiccicare nemmeno una frase.

Allora, dopo aver esposto con umiltà e sincerità il suo imbarazzo, si mise a invocare la Grazia dello Spirito Santo.

Immediatamente le parole incominciarono ad affluire così abbondanti, così efficaci nel commuovere e piegare il cuore di quegli illustri personaggi, da far vedere chiaramente che non era lui a parlare, ma lo Spirito del Signore" (FF 1211).

E ancora:

"Lo Spirito del Signore, che lo aveva unto e inviato assisteva il suo servo Francesco, ovunque si dirigesse; lo assisteva Cristo stesso, potenza e sapienza di Dio.

Per questo le sue parole sovrabbondavano di sana dottrina e i suoi miracoli erano così splendidi ed efficaci.

Era, la sua parola, come un fuoco ardente, che penetrava l’intimo del cuore e ricolmava d’ammirazione le menti; non sfoggiava l’eleganza della retorica, ma aveva il profumo e l’afflato della rivelazione divina" (FF 1210).

La vocazione di Francesco e la sua missione furono davvero una Epifania dello Spirito, che dimorava presso di lui e la sua fraternità. Manifestazione che ancora oggi attesta la santa operazione avvenuta nel suo percorso di fede sorprendente, incoraggiando ogni creatura nel suo cammino.

 

«Se non vado, il Paraclito non verrà a voi; se invece parto, lo manderò a voi» (Gv 16,7)

 

 

Martedì 6.a sett. di Pasqua  (Gv 16,5-11)

Pagina 2 di 11
«Ask Jesus for the grace to follow him closely», so as not to leave him alone, thus overcoming the temptations of looking at ourselves to «share the cake» of personal interests [Pope Francis]
«Chiedere a Gesù la grazia di seguirlo da vicino», per non lasciarlo solo, superando così le tentazioni di guardare noi stessi per «spartirsi la torta» degli interessi personali [Papa Francesco]
First, in Nazareth, he makes him grow, raises him, educates him, but then follows him: "Your mother is there" (Pope Francis)
Prima, a Nazareth, lo fa crescere, lo alleva, lo educa, ma poi lo segue: “La tua madre è lì” (Papa Francesco)
Unity is not made with glue [...] The great prayer of Jesus is to «resemble» the Father (Pope Francis)
L’Unità non si fa con la colla […] La grande preghiera di Gesù» è quella di «assomigliare» al Padre (Papa Francesco)
Divisions among Christians, while they wound the Church, wound Christ; and divided, we cause a wound to Christ: the Church is indeed the body of which Christ is the Head (Pope Francis)
Le divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo, e noi divisi provochiamo una ferita a Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è capo (Papa Francesco)
The glorification that Jesus asks for himself as High Priest, is the entry into full obedience to the Father, an obedience that leads to his fullest filial condition [Pope Benedict]
La glorificazione che Gesù chiede per se stesso, quale Sommo Sacerdote, è l'ingresso nella piena obbedienza al Padre, un'obbedienza che lo conduce alla sua più piena condizione filiale [Papa Benedetto]
All this helps us not to let our guard down before the depths of iniquity, before the mockery of the wicked. In these situations of weariness, the Lord says to us: “Have courage! I have overcome the world!” (Jn 16:33). The word of God gives us strength [Pope Francis]
Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell’iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). E questa parola ci darà forza [Papa Francesco]
It does not mean that the Lord has departed to some place far from people and from the world. Christ's Ascension is not a journey into space toward the most remote stars […] Christ's Ascension means that he no longer belongs to the world of corruption and death that conditions our life. It means that he belongs entirely to God (Pope Benedict)
Non vuol dirci che il Signore se ne è andato in qualche luogo lontano dagli uomini e dal mondo. L’Ascensione di Cristo non è un viaggio nello spazio verso gli astri più remoti […] L’Ascensione di Cristo significa che Egli non appartiene più al mondo della corruzione e della morte che condiziona la nostra vita. Significa che Egli appartiene completamente a Dio (Papa Benedetto)
Faith, as we have seen with Bartimaeus, is a cry; not believing is stifling that cry [Pope Francis]
Pacify my soul, make it your Heaven, your beloved Dwelling Place, your Resting Place [Elizabeth of the Trinity]
La fede, lo abbiamo visto in Bartimeo, è grido; la non-fede è soffocare quel grido [Papa Francesco]
Pacifica la mia anima, rendila tuo Cielo, tua Dimora prediletta, Luogo del tuo riposo [Elisabetta della Trinità]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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