Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
inanzi ad una folla straordinaria, ecco un fatto sbalorditivo per gli astanti: a Cafarnao Gesù guarisce e perdona i peccati ad un paralitico calato dal tetto per mano di quattro persone.
Le Fonti attribuiscono a Francesco 10 prodigi inerenti a paralisi guarite. Nella Leggenda Maggiore se ne parla ampiamente.
Ne riportiamo qualcuno per testimoniare come il Signore operava attraverso il suo servo.
Leggiamo: “C’era vicino alla città di Orte, un bambino tutto rattrappito, che aveva la testa congiunta ai piedi e parecchie ossa rotte.
Commosso dalle lacrime e preghiere dei genitori, il Santo lo benedisse col segno della croce, e quello si rizzò con le membra ben distese, guarire all’istante” (FF 1216).
E ancora: “Nella diocesi di Rieti, una madre in lacrime gli presentò il suo bambino, da quattro anni così gonfio che non riusciva nemmeno a vedere le proprie gambe: il Santo lo toccò appena con le sue sacre mani e lo rese perfettamente sano” (FF 1215).
Laddove è viva la Fede eminente, Dio opera meraviglie con i suoi strumenti.
Francesco d’Assisi è il servo dell’Altissimo che scompare nel suo nulla per lasciare spazio alla potenza guaritrice dello Spirito.
È il giullare della Grazia su questa povera terra.
«E vedendo Gesù la loro fede, dice al paralitico: Figlio, sono perdonati i tuoi peccati» (Mc 2,5)
Venerdì 1.a sett. T.O. (Mc 2,1-12)
Gesù mostra compassione verso un lebbroso ai margini della società, nella quale intende reintegrarlo.
L’incontro del Poverello con i lebbrosi costituisce una pagina fondamentale della sua esistenza, che lo modifica profondamente e cambia le coordinate della sua vita interiore.
Per loro prova compassione e “passione”, disposto ad aiutarli in ogni modo, perché scrigno del Servo Sofferente.
Leggiamo nel suo meraviglioso Testamento:
«Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi Misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (FF 110).
Così “il Santo si reca tra i lebbrosi e vive con essi, per servirli in ogni necessità per amor di Dio. Lava i loro corpi in decomposizione e ne cura le piaghe virulente […]
La vista dei lebbrosi infatti, come egli attesta, gli era prima così insopportabile, che non appena scorgeva a due miglia di distanza il loro ricovero, si turava il naso con le mani.
Ma ecco quanto avvenne: nel tempo in cui aveva già cominciato, per Grazia e virtù dell’Altissimo, ad avere pensieri santi e salutari, mentre viveva ancora nel mondo, un giorno gli si parò innanzi un lebbroso: fece violenza a se stesso, gli si avvicinò e lo baciò. Da quel momento decise di disprezzarsi sempre più, finché per la misericordia del Redentore ottenne piena vittoria” (FF 348).
E Francesco di lebbrosi ne guarì molti:
“Nella città di Fano, un giovane di nome Bonomo, ritenuto da tutti i medici lebbroso e paralitico, appena viene offerto molto devotamente dai genitori al beato Francesco, è liberato dalla lebbra e dalla paralisi e riacquista piena salute” (FF 564).
La cura riservata da lui ai lebbrosi, quale Buon Samaritano del Vangelo, si trasformerà, per dono del Signore, in potenza ed efficacia nel guarire le malattie del corpo e dello spirito.
Aveva compassione viscerale di queste anime abbandonate a se stesse e visse alla lettera il Vangelo dei derelitti e dei messi ai margini, amando con straordinaria predilezione i Lazzaro del suo tempo e oltre.
Giovedì 1a sett. T.O. (Mc 1,40-45)
Predicazione e guarigioni.
Nel Vangelo odierno Marco presenta Gesù durante la sua missione, mentre predica e guarisce molti, a partire dalla suocera di Pietro.
Colui che fu definito il Minimo, Francesco, si era talmente conformato a Gesù da ricevere da Lui energie taumaturgiche e potere d’innumerevoli guarigioni.
Nelle Fonti sono molteplici gli episodi di lebbrosi guariti, di ciechi che riacquistano la vista, di morti risuscitati, di donne scampate ai pericoli del parto, e così via.
Ne proponiamo qualcuno.
“Un idropico di Fano, col corpo paurosamente tumefatto, fu guarito in maniera perfetta per i meriti del glorioso servo di Dio.
Un abitante di Todi soffriva di gotta artritica talmente brutta, che non poteva neppure sedersi né starsene disteso sul letto. La veemenza della malattia lo gettava in preda a continui brividi, così da sembrare prossimo alla morte. Chiamò medici, moltiplicò bagni e farmaci, ma tutto era inutile. Un giorno però, alla presenza di un sacerdote, fece voto a S. Francesco, implorando la grazia della guarigione. E subito si vide guarito” (FF 558).
“Nel contado di Arezzo, una donna da molti giorni soffriva il travaglio del parto ed era ormai vicina alla morte. In quella situazione disperata, non le restava più rimedio alcuno, se non da Dio. Ebbene, il servo di Cristo era appena passato, a cavallo, da quelle parti e capitò che, nel riportare la bestia al padrone, gli incaricati passassero dal villaggio della povera donna. La gente del luogo, visto il cavallo su cui il Santo aveva viaggiato, gli strapparono via le briglie e le andarono a porre sul corpo della donna.
A quel contatto miracoloso, scomparve ogni pericolo e la donna, sana e salva, subito partorì” (FF 1220).
Francesco “Alter Christus” sapeva che lo Spirito lo inviava a predicare ovunque la Buona Novella del Regno e per tale missione ricevuta non si risparmiava.
Leggiamo nelle Fonti:
“Aveva predicato una volta al popolo dì Terni ed il vescovo della città, mentre alla fine della predicazione gli rivolgeva parole di elogio davanti a tutti, si espresse così:
«In questa ultima ora, Dio ha illuminato la sua Chiesa con questo uomo poverello e di nessun pregio, semplice e senza cultura.
Perciò siamo tenuti a lodare sempre il Signore, ben sapendo che non ha fatto così con nessun altro popolo».
Udite queste parole, il Santo accettò con incredibile piacere parole tanto chiare, ed entrati in chiesa, si gettò ai suoi piedi, dicendo:
«In verità, signor vescovo, mi hai fatto grande onore, perché mentre altri me lo tolgono, tu solo hai lasciato intatto ciò che è mio.
Hai separato, voglio dire, il prezioso dal vile e, da uomo prudente come sei, dando lode a Dio e a me la mia miseria» (FF 725).
“Passò, poi, a predicare nei luoghi vicini” (FF 1207).
Francesco, ricco solo di Spirito Santo, viveva il suo mandato con la consapevolezza di chi sa di dover restituire a Dio il dono ricevuto.
«Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» (Mc 1,38)
Mercoledì 1.a sett. T.O. (Mc 1,29-39)
Gesù guarisce nella sinagoga un uomo posseduto da uno spirito impuro, costretto a riconoscere chi è Gesù, «il Santo di Dio»
La più grossa sconfitta del male è quella di vedersi costretto a riconoscere il Bene!
Anche Il Poverello d’Assisi, sulle orme di Cristo, attesta la grandezza di Dio che si serve del piccolo come culla del Grande.
Nelle Fonti, ricche di guarigioni avvenute per mezzo dello Spirito operante in Francesco, troviamo episodi indicativi.
“Un frate era tormentato da un male così spaventoso da far credere a molti che si trattasse piuttosto di vessazione diabolica che dì infermità naturale.
Infatti spesso si dibatteva in tutto il corpo e si rotolava con la bava alla bocca; le sue membra apparivano ora rattrappite, ora distese, ora piegate e contorte, ora rigide e dure.
Talvolta, tutto teso e irrigidito, con i piedi all’altezza della testa, si slanciava in aria, per ricadere poi subito con un tonfo orrendo.
Il servo di Cristo, pieno di misericordia e di compassione per quell’infelice, così miserabilmente e irrimediabilmente colpito, gli fece portare un boccone del pane che stava mangiando.
All’assaggiare quel pane, il malato sentì dentro di sé una forza così miracolosa, che da quel momento non soffrì più di quell’infermità” (FF 1219/11).
Quel pane, segno d’intima convivialità, lo aveva liberato!
Ancora le Fonti ricordano:
“Poiché l’araldo di Cristo era famoso per questi e molti altri prodigi, la gente prestava attenzione alle sue parole, come se parlasse un Angelo del Signore.
Infatti la prerogativa delle virtù eccelse, lo spirito di profezia, la potenza taumaturgica, la missione di predicare venuta dal cielo, l’obbedienza delle creature prive di ragione, le repentine conversioni dei cuori operate dall’ascolto della sua parola, la scienza infusa dello Spirito Santo e superiore all’umana dottrina, l’autorizzazione a predicare concessa dal Sommo Pontefice per rivelazione divina, come pure la Regola, che definisce la forma delle predicazione, confermata dallo stesso Vicario di Cristo e, infine, i segni del Sommo Re impressi come sigillo nel suo corpo, sono come dieci testimonianze per tutto il mondo e confermano senza ombra di dubbio che Francesco, l’araldo di Cristo, è degno di venerazione per la missione ricevuta, autentico nella dottrina insegnata, ammirabile per la santità e che, perciò, egli ha predicato il Vangelo di Cristo come un vero inviato di Dio” (FF1221- Leggenda maggiore).
La Parola sottolinea: «So chi sei tu, il Santo di Dio» (Mc 1,24).
Già! I cieli narrano la Gloria di Dio; la Santità di Lui si espande sulle opere delle sue Mani!
Martedì 1.a sett. T.O. (Mc 1,21b-28)
Gesù, durante la sua predicazione e passando sul mare di Galilea, chiama al suo seguito i primi quattro discepoli che, lasciate le reti, si approssimano a coinvolgersi nell’avventura evangelica per il Regno.
La chiamata a divenire “pescatore” di uomini Francesco l’avverte fin dagli inizi della sua parabola evangelica.
“Francesco, che, non fidandosi mai di se stesso, in ogni decisione cercava ispirazione da Dio nella preghiera, scelse di vivere non per sé soltanto, ma per Colui che morì per tutti, ben consapevole di essere stato inviato da Dio a conquistare le anime che il diavolo tentava di rapire” (FF 381).
La chiamata esplicita che Cristo gli aveva rivolto lo aveva indotto a lasciare le reti della vita mondana per farsi annunciatore della Verità del Vangelo.
“Nella chiesa della Vergine Madre di Dio dimorava, dunque, il suo servo Francesco e supplicava insistentemente con gemiti continui Colei che concepì il Verbo pieno di grazia e di verità, perché si degnasse di farsi sua avvocata. E la Madre della misericordia ottenne con i suoi meriti che lui stesso concepisse e partorisse lo spirito della verità evangelica.
Mentre un giorno ascoltava devotamente la messa degli Apostoli, sentì recitare il brano del Vangelo in cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di vita evangelica, dicendo:
«Non tenete né oro né argento né denaro nelle vostre cinture; non abbiate bisaccia da viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone».
Questo udì, comprese e affidò alla memoria l’amico della povertà apostolica e, subito, ricolmo d’indicibile letizia, esclamò: «Questo è ciò che desidero, questo è ciò che bramo con tutto il cuore!».
Si toglie i calzari dai piedi; lascia il bastone; maledice bisaccia e denaro e, contento di una sola tonachetta, butta via la cintura e la sostituisce con una corda e mette ogni sua preoccupazione nello scoprire come realizzare a pieno le parole sentite e adattarsi in tutto alla regola della santità, dettata dagli apostoli” (FF 1051).
“Da quel momento l’uomo di Dio, per divino incitamento, si dedicò ad emulare la perfezione evangelica e ad invitare tutti gli altri alla penitenza” (FF 1052).
Chiara, quale pianticella del Serafico padre, nel suo straordinario Testamento dice:
«Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello della nostra vocazione.
E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate.
Perciò l’Apostolo ammonisce: Conosci bene la tua vocazione» (FF 2823).
Lunedì 1.a sett. T.O (Mc 1,14-20)
Nel Vangelo di Matteo oggi ci è narrato il Battesimo del Signore.
A Giovanni, che avverte il disagio di chi sa di aver bisogno lui di essere battezzato dal Figlio di Dio, Gesù risponde che è bene lasciare che si adempia ogni giustizia.
Nelle Fonti a riguardo della nascita e del battesimo di Francesco leggiamo:
“Il servo e amico dell’Altissimo, Francesco, ebbe questo nome dalla divina Provvidenza, affinché per la sua originalità e novità si diffondesse più facilmente in tutto il mondo la fama della sua missione.
La madre lo aveva chiamato Giovanni, quando rinascendo dall’acqua e dallo Spirito Santo, da figlio d’ira era divenuto figlio della Grazia” (FF 583).
Altresì le Fonti ci rivelano cose meravigliose riguardo Chiara d’Assisi, partorita da Madonna Ortolana.
Nella Leggenda: “Dal frutto si conosce l’albero e il frutto trae pregio dall’albero.
L’abbondanza della Grazia divina si riversò preveniente nella radice, perché nel ramoscello fiorisse copiosa la santità.
Infine, mentre la donna gravida è ormai vicina a partorire, pregava intensamente il Crocifisso in chiesa, davanti alla croce, che la salvasse dai pericoli del parto, udì una voce che le diceva:
«Non temere, donna, perché sana e salva darai al mondo una luce, che aggiungerà chiarore alla luce stessa».
Illuminata da questa profezia, volle che la neonata, rinascendo al fonte battesimale, si chiamasse Chiara, sperando che si realizzasse in qualche modo in seguito la chiarezza di luce promessa, conformemente al disegno d’amore della divina volontà.
Lo Spirito Santo, simboleggiato dalla colomba e di cui parla il Vangelo, riempì Francesco della sua potenza e lo guidò per tutta la vita quale “Manifestatore” del Figlio di Dio:
“Lo Spirito del Signore, che lo aveva unto e inviato assisteva il suo servo Francesco, ovunque si dirigesse; lo assisteva Cristo stesso, potenza e sapienza di Dio […]
Era, la sua parola, come un fuoco ardente, che penetrava l’intimo del cuore e ricolmava d’ammirazione le menti” (FF 1210).
E la stessa Chiara, animata dallo Spirito Santo effuso su di lei in abbondanza “fu la nuova donna della valle Spoletana che aprì una novella sorgente d’acqua vitale a ristoro e benessere delle anime” (FF 3294).
Attraverso i suoi profeti il Signore manifesta la rivoluzione operata dallo Spirito che rende figli del compiacimento divino e intrepidi testimoni della sua Parola salvifica.
«Ora, essendo stato immerso, Gesù subito salì dall’acqua ed ecco si aprirono i cieli e vide Spirito di Dio discendere come colomba venire su di lui» (Mt 3,16).
Battesimo del Signore A (Mt 3,13-17)
Francesco era stato deriso e trattato da pazzo nella sua Assisi, guardato come un panno immondo dalla “gente bene” del luogo, sprofondata nei sollazzi e divertimenti feudali.
Dopo la conversione, investito dalla potenza dello Spirito, aveva compreso che la sua missione era quella di annunciare ai poveri il lieto messaggio del Padre, proclamando l’anno di grazia del Signore con la testimonianza concreta della vita.
Questo lo aveva posto sul binario della povertà del Figlio di Dio, facendosi uno con essa, ovunque la scorgesse.
Le Fonti, maestre di vita vissuta, c’informano:
“Si chinava, con meravigliosa tenerezza e compassione, verso chiunque fosse afflitto da qualche sofferenza fisica e quando notava in qualcuno indigenza o necessità, nella dolce pietà del cuore, la considerava come una sofferenza di Cristo stesso.
Aveva innato il sentimento della clemenza, che la pietà di Cristo, infusa dall’alto, moltiplicava.
Sentiva sciogliersi il cuore alla presenza dei poveri e dei malati, e quando non poteva offrire l’aiuto, offriva il suo affetto.
Un giorno, un frate rispose piuttosto duramente ad un povero, che chiedeva l’elemosina in maniera importuna.
Udendo ciò, il pietoso amatore dei poveri comandò al frate di prostrarsi nudo ai piedi del povero, di dichiararsi colpevole, di chiedergli in carità che pregasse per lui e lo perdonasse.
Il frate così fece, e il Padre commentò con dolcezza:
«Fratello, quando vedi un povero, ti vien messo davanti lo specchio del Signore e della sua Madre povera. Così pure negli infermi, sappi vedere le infermità di cui Gesù si è rivestito».
In tutti i poveri, egli, a sua volta povero e cristianissimo, vedeva l’immagine di Cristo. Perciò quando li incontrava, dava generosamente tutto quanto avevano donato a lui, fosse pure il necessario per vivere; anzi era convinto che doveva restituirglielo a loro, come se fosse loro proprietà” (FF 1142).
La voce del Signore si era fatta sentire nel suo cuore da tempo, invitandolo a compiere una precisa e nuova missione, per opera dello Spirito.
Dopo una visione donatagli dall’alto, una Voce divina gli aveva parlato e Francesco aveva risposto:
«Signore, che vuoi che io faccia?».
«Ritorna nella tua terra - rispose il Signore - perché la visione, che tu hai avuto, raffigura una missione spirituale, che si deve compiere in te, non per disposizione umana, ma per disposizione divina» (FF 1032).
Francesco davvero poté ripetere forte:
«Lo Spirito del Signore su di me, perciò mi ha unto per annunciare la Buona Notizia ai poveri» (Lc 4,18).
Ovunque venne a trovarsi, in chiesa o all’aperto, davanti ai poveri o agli altolocati, mai temette d’incarnare la profezia-missione che lo aveva toccato e scelto.
Ai diseredati del suo tempo come a quelli di ogni epoca annunciava la Buona Novella del Regno con tenace attualità.
Feria propria del 10 gennaio
Il passo di Mc mette in evidenza il timore dei discepoli che sul mare agitato vedono il Signore sopraggiungere.
Ma Egli li rassicura: «Coraggio, Io Sono, non abbiate paura!».
Francesco, Araldo del Vangelo, dopo pochi anni dalla sua conversione, guidato dallo Spirito che in ogni occasione spinge la vela dell’esistenza umana, desiderava morire per Cristo nell’annuncio della Parola - oltremare.
L’incontro con Gesù lo avevo reso coraggioso e tenace, tanto da esortare i suoi stessi frati ad abbandonare ogni timore navigando nei marosi del mondo.
Interessante è fermarsi a meditare su un brano riportato dalle Fonti e che ritrae Francesco nell’esperienza dei venti contrari.
"A sei anni dalla sua conversione, infiammato dal desiderio del martirio, decise di passare il mare e recarsi nelle parti della Siria, per predicare la fede cristiana e la penitenza ai saraceni […] Ma la nave su cui si era imbarcato, per raggiungere quel paese, fu costretto dai venti contrari a sbarcare dalle parti della Schiavonia. Vi rimase per qualche tempo; ma poi, non riuscendo a trovare una nave che andasse nei paesi d’oltremare, defraudato nel suo desiderio, pregò alcuni marinai, diretti ad Ancona, di prenderlo con sé, per amore di Dio. Ne ebbe un netto rifiuto, perché non aveva il denaro necessario.
Allora l’uomo di Dio, riponendo tutta la sua fiducia nella bontà del Signore, salì ugualmente, di nascosto, sulla nave, col suo compagno. Si presentò un tale - certo mandato da Dio in soccorso del suo poverello - portando con sé il vitto necessario. Chiamò uno dei marinai, che aveva timor di Dio, e gli parlò così: «Tutta questa roba tienila per i poveri frati che sono nascosti sulla nave: gliela darai quando ne avranno bisogno».
Se non che, capitò che, per la violenza, i marinai, per moltissimi giorni, non poterono sbarcare e così consumarono tutte le provviste. Era rimasto solo il cibo offerto in elemosina, dall’alto, a Francesco poverello. Era molto scarso, in verità; ma la potenza divina lo moltiplicò in modo tale che bastò per soddisfare pienamente le necessità di tutti, per tutti quei giorni di tempesta, finché poterono raggiungere il porto di Ancona.
I marinai, vedendo che erano scampati molte volte alla morte, per i meriti del servo di Dio, resero grazie a Dio onnipotente, che si mostra sempre mirabile e amabile nei suoi amici e nei suoi servi. Ben a ragione, perché avevano provato da vicino gli spaventosi pericoli del mare e avevano visto le ammirabili opere di Dio nelle acque profonde" (FF 1170).
Leggiamo ancora del Poverello:
"Lasciato il mare, incominciò a pellegrinare sulla terra spargendovi il seme della salvezza e raccogliendo una messe abbondante di buoni frutti" (FF 1171).
“Confortandosi nel Signore, pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me" (FF 1172).
La sua fede nel Cristo gli faceva superare ogni timore, anche in situazioni incresciose, sapendo in Chi aveva posto ogni speranza.
Feria propria del 9 gennaio
An ancient hermit says: “The Beatitudes are gifts of God and we must say a great ‘thank you’ to him for them and for the rewards that derive from them, namely the Kingdom of God in the century to come and consolation here; the fullness of every good and mercy on God’s part … once we have become images of Christ on earth” (Peter of Damascus) [Pope Benedict]
Afferma un antico eremita: «Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio … una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra» (Pietro di Damasco) [Papa Benedetto]
And quite often we too, beaten by the trials of life, have cried out to the Lord: “Why do you remain silent and do nothing for me?”. Especially when it seems we are sinking, because love or the project in which we had laid great hopes disappears (Pope Francis)
E tante volte anche noi, assaliti dalle prove della vita, abbiamo gridato al Signore: “Perché resti in silenzio e non fai nulla per me?”. Soprattutto quando ci sembra di affondare, perché l’amore o il progetto nel quale avevamo riposto grandi speranze svanisce (Papa Francesco)
The Kingdom of God grows here on earth, in the history of humanity, by virtue of an initial sowing, that is, of a foundation, which comes from God, and of a mysterious work of God himself, which continues to cultivate the Church down the centuries. The scythe of sacrifice is also present in God's action with regard to the Kingdom: the development of the Kingdom cannot be achieved without suffering (John Paul II)
Il Regno di Dio cresce qui sulla terra, nella storia dell’umanità, in virtù di una semina iniziale, cioè di una fondazione, che viene da Dio, e di un misterioso operare di Dio stesso, che continua a coltivare la Chiesa lungo i secoli. Nell’azione di Dio in ordine al Regno è presente anche la falce del sacrificio: lo sviluppo del Regno non si realizza senza sofferenza (Giovanni Paolo II)
For those who first heard Jesus, as for us, the symbol of light evokes the desire for truth and the thirst for the fullness of knowledge which are imprinted deep within every human being. When the light fades or vanishes altogether, we no longer see things as they really are. In the heart of the night we can feel frightened and insecure, and we impatiently await the coming of the light of dawn. Dear young people, it is up to you to be the watchmen of the morning (cf. Is 21:11-12) who announce the coming of the sun who is the Risen Christ! (John Paul II)
Per quanti da principio ascoltarono Gesù, come anche per noi, il simbolo della luce evoca il desiderio di verità e la sete di giungere alla pienezza della conoscenza, impressi nell'intimo di ogni essere umano. Quando la luce va scemando o scompare del tutto, non si riesce più a distinguere la realtà circostante. Nel cuore della notte ci si può sentire intimoriti ed insicuri, e si attende allora con impazienza l'arrivo della luce dell'aurora. Cari giovani, tocca a voi essere le sentinelle del mattino (cfr Is 21, 11-12) che annunciano l'avvento del sole che è Cristo risorto! (Giovanni Paolo II)
Christ compares himself to the sower and explains that the seed is the word (cf. Mk 4: 14); those who hear it, accept it and bear fruit (cf. Mk 4: 20) take part in the Kingdom of God, that is, they live under his lordship. They remain in the world, but are no longer of the world. They bear within them a seed of eternity a principle of transformation [Pope Benedict]
don Giuseppe Nespeca
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