Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Giovedì, 20 Agosto 2026 03:01

Candelabro che rifulge vividamente

Il capitolo venticinque del Vangelo di Matteo esordisce proponendo la parabola delle vergini sagge e di quelle stolte.

Le prime si procurano l’olio per la lampada in attesa dello Sposo e le altre non pensano ad averlo, tagliandosi fuori dal convito nuziale.

Nelle Fonti, il pensiero corre alla vergine Chiara, che nel suo  nome portava inscritta la personale cifra e missione.

Sia nel Processo di canonizzazione che nella Bolla papale che ne proclamava la santità, Chiara d’Assisi appare in modo concreto come vergine saggia e vigile, quella di cui parla il Vangelo.

Nelle Fonti:

“Questa fu l’eccelso candelabro di santità, che rifulge vividamente nel tabernacolo del Signore: al cui grande splendore accorsero, attratte, e tuttora accorrono moltissime, per accendere a quel lume le loro lampade.

Questa, per vero, piantò nel campo della fede e coltivò la vigna della povertà, dalla quale si raccolgono pingui e copiosi frutti di salvezza.

Questa, nel territorio della Chiesa, coltivò il giardino dell’umiltà, adorno di ogni specie di povertà, nel quale fiorisce in abbondanza ogni virtù” (Bolla di canonizzazione, Clara Claris praeclara, FF 3295).

E ancora:

“Assidua inoltre nelle veglie e intenta alla preghiera, in questo soprattutto spendeva la maggior parte del giorno e della notte” (FF 3300).

E, stupendamente, nella sua Benedizione, Chiara si rivolge alle sorelle presenti e future:

«Siate sempre amanti di Dio e delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre sollecite di osservare quanto avete promesso al Signore» (FF 2857).

Lei era davvero la vergine mai priva dell’olio dell’Amore e della Fede vigilante.

Chiara, attraverso la sua vita luminosa, ha squadernato a ciascuno il percorso lineare e generoso, prudente e attento della vergine che aspetta lo Sposo con la lampada accesa giorno e notte, sempre preparata ad accogliere il Signore.

 

«Ecco lo Sposo! Uscite incontro!» (Mt 25,6)

 

 

Venerdì della 21.a sett. T.O.  (Mt 25,1-13)

Mercoledì, 19 Agosto 2026 03:33

Tenetevi pronti. Attesa e Veglia

Il brano di Matteo, oggi, ci chiama ad una vigilante attesa del Signore, comportandoci da servi impegnati e disponibili.

Chi si lascia andare a gozzoviglie troverà viceversa amare sorprese.

Poiché non sappiamo quando arriverà è necessario vegliare.

Il Povero assisano fece dell’atteggiamento di solerte attesa e veglia il motivo conduttore del suo percorso di fede.

Non solo vegliava in preghiera, aspettando sempre la Venuta del suo Signore, ma si studiò di incarnare la Parola servendo e amando i suoi frati e ogni creatura.

In tal senso le Fonti c’informano e fanno da testimoni credibili della sua semplice vita evangelica.

Leggiamo:

“Egli alzava sempre le mani al cielo in favore dei veri Israeliti, e a volte, dimentico di sé, provvedeva prima alla salvezza dei fratelli.

Si prostrava ai piedi della Maestà divina, offriva un sacrificio spirituale per i suoi figli, e piegava Dio a beneficarli.

Vegliava con trepido amore sul piccolo gregge, che si era condotto dietro, perché non gli capitasse che, dopo aver lasciato questo mondo, perdesse anche il cielo.

Ed era convinto che un giorno sarebbe rimasto senza gloria, se nello stesso tempo non ne avesse reso meritevoli e partecipi quanti gli erano stati affidati, e che il suo spirito dava alla luce con dolore maggiore di quello provato dalle viscere materne” (FF 760).

Vegliava con amore di padre e madre sui figli spirituali che Dio gli aveva donato e con grande sollecitudine e lungimiranza.

Vegliava con ardore per poter vivere ogni giorno quanto Gesù gli aveva rivelato nel suo cammino.

Vegliava paternamente sulle Povere Dame di S. Damiano, su quelle pianticelle nate dalla medesima chiamata: vocazione d’incarnare il santo Vangelo, annunciandolo ad ogni creatura sotto il cielo.

 

«Anche voi tenetevi pronti, perché nell’ora che non pensate il Figlio dell’uomo Viene» (Mt 24,44)

 

 

Giovedì della 21.a sett.T.O.  (Mt 24,42-51)

Martedì, 18 Agosto 2026 03:34

Disprezzare le lodi

Gesù punta il dito su scribi e farisei ipocriti. Essi si preoccupano d’inezie, invece di praticare la giustizia e la misericordia.

Sono sepolcri imbiancati, mostrano un’apparenza che fa solo da paravento, al putridume interiore.

 

Francesco detestava l’ipocrisia rimproverata da Gesù a scribi e farisei, e se ne guardava bene dal coltivarla sotto ogni forma.

Anche quando la malattia gli imponeva di allentare i digiuni per recuperare forze, poi denunciava tutto davanti alla gente, apertamente, per guadagnarsi il disprezzo.

Infatti nella Leggenda maggiore è scritto:

“Fu una dimostrazione di umiltà perfetta, che insegna al seguace di Cristo la necessità di disprezzare gli elogi e le lodi passeggere, di reprimere il gonfiore e l’arroganza dell’ostentazione e di smascherare le menzogne fraudolenti dell’ipocrisia” (FF 1104).

Un giorno a un frate che mostrava la faccia triste disse:

«Il servo di Dio non deve mostrarsi agli altri triste e rabbuiato, ma sempre sereno.

Ai tuoi peccati, riflettici nella tua stanza e alla presenza di Dio piangi e gemi.

Ma quando ritorni tra i frati, lascia la tristezza e conformati agli altri» (FF 712).

 

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, poiché assomigliate a tombe imbiancate che all’esterno appaiono splendide, ma dentro sono piene di ossa di morti e di ogni impurità» (Mt 23,27)

 

 

Mercoledì 21.a sett. T.O  (Mt 23,27-32)

Lunedì, 17 Agosto 2026 04:07

Lotta tra esterno e interno

Continuano i «Guai» pronunciati da Gesù nel Vangelo di Matteo.

Egli sferza l’ipocrisia dilagante, rimproverando la cura dell’esteriore che cozza con la fuliggine interiore.

Guardiamo la vita del Poverello attraverso le Fonti e nel merito.

Francesco detestava l’ipocrisia rimproverata da Gesù a scribi e farisei, e se ne guardava bene dal coltivarla sotto ogni forma.

Anche quando la malattia gli imponeva di allentare i digiuni per recuperare forze, poi denunciava tutto davanti alla gente, apertamente, per guadagnarsi il disprezzo.

Infatti nella Leggenda maggiore è scritto:

“Fu una dimostrazione di umiltà perfetta, che insegna al seguace di Cristo la necessità di disprezzare gli elogi e le lodi passeggere, di reprimere il gonfiore e l’arroganza dell’ostentazione e di smascherare le menzogne fraudolenti dell’ipocrisia” (FF 1104).

Un giorno a un frate che mostrava la faccia triste disse:

" «Il servo di Dio non deve mostrarsi agli altri triste e rabbuiato, ma sempre sereno. Ai tuoi peccati, riflettici nella tua stanza e alla presenza di Dio piangi e gemi. Ma quando ritorni tra i frati, lascia la tristezza e conformati agli altri»" (FF 712).

Francesco fu cultore della verità, aborrendo ogni avidità e intemperanza.

Guardava al Padre che è nei cieli e attende da ognuno giustizia, fedeltà e misericordia.

 

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta e dell’aneto e del comino, e [tra]lasciate i [punti] più gravi della Legge: il giudizio e la misericordia e la fedeltà» (Mt 23,23)

 

 

Martedì della 21.a sett. T.O.  (Mt 23,23-26)

Domenica, 16 Agosto 2026 02:56

Cambiare vita, diventare Araldi

Nel Vangelo di Giovanni è messa in evidenza la figura di Natanaele (forse l’Apostolo Bartolomeo) definito da Gesù «un Israelita in cui non c’è inganno» (Gv 1,47) e che fa la sua professione di fede nel Signore:

«Rabbì, Tu sei il Figlio di Dio, tu sei re d’Israele» (Gv 1,49).

 

Avvinto dalla novità dello Spirito, Francesco cambia vita e diventa segno di contraddizione per un mondo che non aveva voglia di scostarsi dai luoghi comuni, dalla strada delle tradizioni.

Il suo cuore libero affronta ogni disprezzo, pur di essere leale con Cristo e il suo Vangelo.

Le Fonti ci informano:

"Francesco, l’illetterato, l’amico della semplicità, dal cuore incomparabilmente sincero e nobile […] quanto gli si addice questo nome di Francesco, a lui che ebbe cuore franco e nobile più di ogni altro" (FF 529).

Abbracciando il nuovo stato di vita, un giorno, ai briganti che lo assalgono chiedendogli chi fosse, in sincerità, risponde:

«Sono l’araldo del gran Re; vi interessa questo?» (FF 346).

Ancora:

"Con eguale fervore subito svelava e confessava candidamente davanti a tutti il sentimento di vanagloria, che a volte si impossessava del suo spirito.

Un giorno, una vecchierella gli andò incontro, mentre attraversava Assisi e gli chiese l’elemosina.

Il Santo non aveva altro che il mantello e subito glielo donò generosamente.

Ma, avvertendo che nell’animo stava infiltrandosi un sentimento di vano compiacimento, subito davanti a tutti confessò di averne provato vanagloria" (FF 716).

Lui sì può essere considerato “un figlio della Promessa” in cui non dimorava falsità alcuna!

Araldo e Testimone della sincerità al servizio del Vangelo.

 

 

S.Bartolomeo ap. (Gv 1,45-51)

Sabato, 15 Agosto 2026 05:04

Quale Messia

Dinanzi alla gente che lo scambia per il Battista o Elia o uno dei profeti,

Gesù chiede ai suoi:

«Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15).

E Pietro fa la sua stupenda professione di fede.

 

Francesco d’Assisi, uomo di fede granitica, Araldo del Gran Re, parlava spesso ai suoi frati delle sofferenze patite dal Cristo, della sua Passione, per la quale piangeva molto.

Testimoniava la sua fede in Gesù, Figlio di Dio, con grande fervore.

Infatti “insegnò loro […] a confessare schiettamente la verità della fede, così come la tiene e la insegna la Santa Chiesa romana.

Essi osservavano in tutto e per tutto gli insegnamenti del padre santo e, appena scorgevano qualche chiesa da lontano, o qualche croce, si volgevano verso di essa, prostrandosi umilmente a terra e pregando secondo la forma loro indicata” (FF 1069).

Le Fonti ci ammaestrano al riguardo:

“Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere.

Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro” (FF 467).

E nei suoi scritti:

“A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro […] Egli che solo è buono, solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile […] degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen” (FF 202).

Ancora: “Si fissò nella sua anima santa la compassione del Crocifisso e […] le venerande stimmate della Passione, quantunque non ancora nella carne, gli si impressero profondamente nel cuore […] e non riesce più a trattenere le lacrime e piange anche ad alta voce la passione di Cristo, che gli sta sempre davanti agli occhi. Riempie di gemiti le vie, rifiutando di essere consolato al ricordo delle piaghe di Cristo.

Incontrò, un giorno, un suo intimo amico, ed avendogli manifestato la causa del dolore, subito anche questi proruppe in lacrime amare” (FF 594).

Il pensiero che Gesù doveva soffrire molto lo tormentava rendendolo compreso di tale Mistero giorno e notte.

Anche a lui, come a Pietro, Cristo diede le chiavi: quelle dell’Ordine minoritico, sapientemente addestrato alla testimonianza evangelica.

 

 

Domenica 21.a T.O. A  (Mt 16,13-20)

Venerdì, 14 Agosto 2026 01:38

Nemico dell’apparire

Nel brano evangelico proposto oggi, Gesù si rivolge alla gente comune e ai suoi discepoli mettendoli in guardia dai criteri usati dagli scribi e farisei:

«Non fate secondo le loro opere, perché  dicono e non fanno» (Mt 23,3). 

In quanto operano c’è la ricerca dell’apparire e dell’essere ammirati, vivendo fuori di sé anziché dentro.

Cercatori dei primi posti e dell’essere chiamati "rabbì" dalla gente.

No, dice Gesù, fra voi non sia così, la logica del Regno è altra e chi si umilia sarà esaltato.

In questo contesto guardiamo dentro le Fonti.

Francesco aveva un grande rispetto concreto per Dio, tanto che leggiamo nelle Fonti:

"Non voleva chiamare col loro nome quanti avessero nome «Buono», per riverenza al Signore che ha detto: Nessuno è buono, fuorché Dio solo.

Allo stesso modo, non voleva dare a nessuno il titolo di «padre» o di «maestro», né scriverlo nelle lettere, per rispetto al Signore che disse: Non chiamate nessuno «padre» sulla terra, né fatevi chiamare «maestri», ecc" (FF 1615).

Il Povero d’ Assisi inoltre aborriva l’ipocrisia, la malattia dell’apparire e non essere, e non fare.

Infatti nella Vita seconda del Celano leggiamo:

“Costoro si preoccupano di apparire buoni, non di diventarlo, accusano i vizi altrui ma non depongono i propri […] vendono a prezzo di lodi funeste il pallore della loro faccia emaciata per sembrare spirituali, in modo da giudicare tutto e non essere giudicati da nessuno.

Godono della fama di essere santi, senza averne le opere, del nome di angeli ma non ne hanno la virtù” (FF 770).

Il Poverello era in modo evidente nemico di ogni forma di ostentazione e mancata trasparenza.

Infatti, nelle Fonti: "Una volta, intorno a Natale, si era radunata molta folla per la predica presso l’eremo di Poggio [Bustone].

Francesco esordì a questo modo:

«Voi mi credete un uomo santo e perciò siete venuti con devozione. Ebbene, ve lo confesso, in tutta questa quaresima, ho mangiato cibi conditi con lardo».

E così più di una volta attribuì a gola, ciò che invece aveva concesso alla malattia” (FF 715).

L’interiorità di Francesco andava a braccetto con la forma esterna, in un sapiente equilibrio esistenziale.

 

 

Sabato della 20.a sett. T.O.  (Mt 23,1-12)

Giovedì, 13 Agosto 2026 07:02

Amore particolarmente intimo

Matteo evidenzia la risposta data da Gesù ai leaders che tentavano di metterlo alla prova, in merito al più grande comandamento.

E il Signore li spiazza: amare Dio con tutto se stesso, e il prossimo come se stesso, è quanto di meglio si possa fare.

Francesco d’Assisi era infiammato da un profondo amore per Dio e per il prossimo, poiché, per grazia, aveva compreso che in questi due comandamenti era racchiuso tutto il Vangelo.

Le Fonti lo attestano in modo lampante.

“Fra le altre parole, che ricorrevano spesso nel parlare, non poteva udire l’espressione «amore di Dio» senza provare una certa commozione. Subito infatti, al suono di questa espressione «amore di Dio» si eccitava, si commuoveva e si infiammava, come se venisse toccata col plettro della voce la corda interiore del cuore.

«È una prodigalità da nobili - ripeteva - offrire questa ricchezza in cambio dell’elemosina e sono quanto mai stolti quelli che l’apprezzano meno del denaro».

Da parte sua, osservò infallibilmente sino alla morte il proposito che aveva fatto quando era ancora nel mondo, di non respingere alcun povero che gli chiedesse per amore di Dio.

Una volta un povero gli chiese la carità per amore di Dio. Siccome non aveva nulla, il Santo prese di nascosto le forbici e si preparò a spartire la sua misera tonaca.

E l’avrebbe certamente fatto se non fosse stato scoperto dai frati, ai quali però ordinò di provvedere con altro compenso al povero” (FF 784).

“La forza dell’amore aveva reso Francesco fratello di tutte le altre creature; non è quindi meraviglia se la carità di Cristo lo rendeva ancora più fratello di quanti sono insigniti della immagine del Creatore.

Diceva infatti che niente è più importante della salvezza delle anime, e lo provava molto spesso col fatto che l’Unigenito di Dio si è degnato di essere appeso alla croce per le anime.

Da qui derivava il suo impegno nella preghiera, il suo trasferirsi da un luogo all’altro per predicare, la sua grande preoccupazione di dare il buon esempio.

Non si riteneva amico di Cristo, se non amava le anime che Egli ha amato […]

Ma al di sopra di ogni misura, amava di un amore particolarmente intimo con tutto l’affetto del cuore, i frati, come familiari di una fede speciale e uniti dalla partecipazione alla eredità eterna” (FF 758).

Francesco sapeva che l’amore fraterno era riprova di quello attestato a Dio in tutta la sua concretezza.

 

 

Venerdì della 20.a sett. T.O.  (Mt 22,34-40)

Mercoledì, 12 Agosto 2026 02:14

Al Banchetto

Gesù paragona il Regno dei cieli a un banchetto di nozze.

Gli invitati non si curano di partecipare al banchetto del re, e i servi vengono inviati a raccogliere quanti trovano nelle strade, ma con l’abito nuziale.

«Molti infatti sono chiamati, ma pochi eletti» (Mt 22,14).

Guardiamo ora al Poverello d’Assisi: come vive tutto questo, secondo il racconto delle Fonti.

Innamorato di Madonna Povertà, Francesco invitò con insistenza la Medesima a prendere cibo con i frati [cf. Sacrum Commercium Beati Francisci cum Domina Paupertate]:

“Poi la condussero al luogo dove era preparata la mensa. Come fu arrivata ella si guardò attorno e, non vedendo nulla all’infuori di tre o quattro tozzi di pane d’orzo e di crusca posti sull’erba fu presa da grande ammirazione” (FF 2020).

Quindi "ordinò loro di essere tutti insieme e rivolse ad essi parole di vita, dicendo:

«Siate Benedetti, figli miei, dal Signore Iddio che ha creato il cielo e la terra, perché mi avete accolta nella vostra casa con tale pienezza di carità, che oggi stando con voi mi è parso di stare nel paradiso del Signore […]

Ecco quello che ho tanto cercato, ora lo contemplo […] perché in terra mi sono unita a uomini che sono per me immagine fedele di Colui che è mio sposo nel cielo.

Benedica il Signore il vostro coraggio e gradisca il lavoro delle vostre mani»" (FF 2024).

Chiamati/e ed eletti/e in compagnia di Madonna Povertà, a ricalcare le orme del Figlio di Dio.

La stessa Chiara, nel suo Testamento spirituale, vera perla francescana, si rivolge alle figlie presenti e future invitandole a custodire il tesoro inestimabile dell’elezione. Leggiamo in esso:

«Tra gli altri benefici che abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle Misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate. Perciò l’Apostolo ammonisce: ‘Conosci bene la tua vocazione’» (FF 2823).

E ancora:

«Il Figlio di Dio si è fatto nostra Via; e questa con la parola e l’esempio ci indicò e insegnò il beato padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di Lui» (FF 2824).

A questo punto Chiara ricorda quando il Santo, sotto ispirazione divina, profetò a loro riguardo.

“Salito sopra il muro di detta chiesa […] rivolto ad alcuni poverelli che stavano lì appresso:

«Venite ed aiutatemi in quest’opera del monastero di S. Damiano, perché tra poco verranno ad abitarli delle donne, e per la fama della santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa».

Possiamo, dunque, ammirare in questo fatto la grande bontà di Dio verso di noi: Egli si è degnato, nella sovrabbondante sua misericordia e carità, di ispirare tali parole al suo Santo a proposito della nostra vocazione ed elezione» (FF 2827-2828).

 

 

[Giovedì della 20.a sett.T.O.  (Mt 22,1-14)]

Pagina 3 di 11
The Cross of Jesus is our one true hope! That is why the Church “exalts” the Holy Cross, and why we Christians bless ourselves with the sign of the cross. That is, we don’t exalt crosses, but the glorious Cross of Christ, the sign of God’s immense love, the sign of our salvation and path toward the Resurrection. This is our hope (Pope Francis)
La Croce di Gesù è la nostra unica vera speranza! Ecco perché la Chiesa “esalta” la santa Croce, ed ecco perché noi cristiani benediciamo con il segno della croce. Cioè, noi non esaltiamo le croci, ma la Croce gloriosa di Gesù, segno dell’amore immenso di Dio, segno della nostra salvezza e cammino verso la Risurrezione. E questa è la nostra speranza (Papa Francesco)
In the divine attitude justice is pervaded with mercy, whereas the human attitude is limited to justice. Jesus exhorts us to open ourselves with courage to the strength of forgiveness, because in life not everything can be resolved with justice. We know this (Pope Francis)
Nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia; lo sappiamo (Papa Francesco)
The basis of Christian construction is listening to and the fulfilment of the word of Christ (Pope John Paul II)
Alla base della costruzione cristiana c’è l’ascolto e il compimento della parola di Cristo (Papa Giovanni Paolo II)
These divisions are seen in the relationships between individuals and groups, and also at the level of larger groups: nations against nations and blocs of opposing countries in a headlong quest for domination [Reconciliatio et Paenitentia n.2]
Queste divisioni si manifestano nei rapporti fra le persone e fra i gruppi, ma anche a livello delle più vaste collettività: nazioni contro nazioni, e blocchi di paesi contrapposti, in un'affannosa ricerca di egemonia [Reconciliatio et Paenitentia n.2]
Mary "Girl" [...] point of convergence and arrival of a complex of divine promises, mysteriously echoed in the very heart of history (Pope John Paul II)
Maria “Bambina” […] punto di convergenza e di arrivo di un complesso di promesse divine, echeggiate misteriosamente nel cuore stesso della storia (Papa Giovanni Paolo II)
Luke’s passage puts before the eyes a double slavery: that of man «with his hand paralyzed, slave of his illness», and that of the «Pharisees, scribes, slaves of their rigid, legalistic attitudes» (Pope Francis)
Il racconto di Luca mette davanti agli occhi una duplice schiavitù: quella dell’uomo «con la mano paralizzata, schiavo della sua malattia», e quella «dei farisei, degli scribi, schiavi dei loro atteggiamenti rigidi, legalistici» (Papa Francesco)
Origen says “we should practise this symphony” (Commentary on the Gospel according to Matthew, 14,1), in other words this harmony within the Christian community [Pope Benedict]
Dice Origene che “dobbiamo esercitarci in questa sinfonia” (Commento al Vangelo di Matteo 14, 1), cioè in questa concordia all’interno della comunità cristiana [Papa Benedetto]
Thus in communion with Christ, in a faith that creates charity, the entire Law is fulfilled. We become just by entering into communion with Christ who is Love (Pope Benedict)
Così nella comunione con Cristo, nella fede che crea la carità, tutta la Legge è realizzata. Diventiamo giusti entrando in comunione con Cristo che è l'amore (Papa Benedetto)

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