Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, poiché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate agli infanti» (Mt 11,25).
Questa domenica del tempo ordinario ferma l’attenzione su un tema fondamentale.
Gesù è l’unico che può veramente chiamare Padre il Signore del cielo e della terra, ma in questa familiarità egli introduce tutti.
Chiara, pianticella del beato padre Francesco, con la sua speciale caratura di semplicità e piccolezza aveva raggiunto, per Grazia, una familiarità così grande con il Signore, da muoversi in totale sintonia con Lui.
Consultando le Fonti, nella Leggenda leggiamo del grado di unione intima della Santa con lo Sposo divino.
"Quanta forza e sostegno riceveva nella fornace della preghiera ardente, quanto le sia dolce la bontà divina in quella fruizione, lo testimoniano comprovati indizi.
Allorché infatti ritornava nella gioia della santa orazione, riportava dal fuoco dell’altare del Signore parole ardenti, tali da infiammare il cuore delle sorelle.
Esse constatavano infatti con ammirazione che si irradiava dal suo volto una certa dolcezza e che la sua faccia pareva più luminosa del solito" (FF 3199).
In una lettera ad Ermentrude di Bruges* raccomanda:
«Sii sempre attenta e vigile nella preghiera. Porta alla sua consumazione il bene che hai incominciato, e adempi il mistero che hai abbracciato in santa povertà ed umiltà sincera» (FF 2916).
Tale era Chiara, creatura semplice e piccola, capace di gioire di ogni dono ricevuto, di ogni minuscola realtà che le parlava dell’Eterno.
"Accoglieva con grande letizia i frammenti di elemosina, i tozzi di pane che i questuanti riportavano e, quasi triste per i pani interi, era felice invece per quei pezzetti" (FF 3188).
Donna conformata a Cristo in tutto, si riteneva un nulla davanti a Dio.
Nel suo Testamento esortava alla mitezza ed umiltà del cuore, quale Madre amorevole:
«Ancora prego colei che sarà al governo delle sorelle, che si studi di presiedere alle altre più con le virtù e la santità della vita che per la dignità, affinché, animate dal suo esempio, le sorelle le prestino obbedienza, non tanto per l’ufficio che occupa, ma per amore.
Sia essa, inoltre, provvida e discreta verso le sue sorelle, come una buona madre verso le sue figlie […]
Sia ancora tanto affabile e alla portata di tutte, che le sorelle possano manifestarle con fiducia le loro necessità e ricorrere a lei ad ogni ora con confidenza […]» (FF 2848).
Mansuetudine ed umiltà: statura dei piccoli, cui sono rivelati i Misteri del Regno, trovando consolazione nell’amare con i sentimenti di Cristo.
*Ermentrude di Bruges: a lei si deve la diffusione dell’Ordine delle Clarisse nelle Fiandre.
14.a Domenica T.O. A (Mt 11,25-30)
Gesù risponde ai discepoli di Giovanni sul digiuno. Ora lo Sposo è con loro e non si digiuna; quando sarà loro tolto digiuneranno.
Logica che scardina la mentalità legalista.
Nelle Fonti abbiamo vari brani che evidenziano il modo di agire del Povero d’Assisi in merito a tale argomento.
Il Minimo vietava gli eccessi.
Francesco sapeva ben discernere fra importanza del digiuno ed esagerazione nel praticarlo.
Nella sua vita, mai la forma prese il posto della sostanza. Le Fonti francescane c’illustrano:
“Francesco muoveva rimproveri ai suoi fratelli troppo duri verso se stessi, e che arrivavano allo sfinimento a forza di veglie, digiuni, orazioni e penitenze corporali […]
L’uomo di Dio vietava simili eccessi, ammonendo quei fratelli con amorevolezza e richiamandoli al buonsenso, curando le loro ferite con la medicina di sagge istruzioni […]
Parlava con loro immedesimandosi nella loro situazione, non come un giudice quindi, bensì come un padre comprensivo con i suoi figli e come un medico compassionevole con i propri malati.
Sapeva essere infermo con gli infermi, afflitto con gli afflitti” (FF 1470).
Tutto questo pur essendo “uomo nuovo, [che] con nuove virtù rinnovava la via della perfezione ormai sparita dal mondo” (FF 3162).
Da persona matura e profondamente umana, egli sapeva aiutare i suoi frati, valutando le diverse situazioni che aveva dinanzi.
Nella Leggenda dei Tre compagni: “Tuttavia, quand’era il caso, castigava quelli che commettevano delle infrazioni" (FF 1470).
Francesco aveva ricevuto, per Grazia, il dono incommensurabile del vero discernimento.
Il Piccolo non tradiva la sostanza per la forma: custodiva entrambe in un sensato equilibrio umano e spirituale.
«Ma verranno giorni quando sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno» (Mt 9,15)
Sabato della 13.a sett. T.O. (Mt 9,14-17)
Nel primo giorno della settimana Gesù entrò a porte chiuse nel luogo dove i discepoli erano riuniti.
Affidò loro il mandato di annunciare la Buona Novella, «alitando» su di essi perché ricevessero lo Spirito Santo.
Tommaso, assente, faticò a credere e ricevette un richiamo da Gesù per aver preteso di vedere e toccare, senza accogliere la testimonianza degli altri discepoli.
Eppure Tommaso cercava l’esperienza in prima persona del Risorto.
Il Povero d’Assisi e i suoi frati crebbero nella fede anche mediante l’incontro fattivo con il Signore nella povertà vissuta, nella solitudine ed orazione sperimentata nel quotidiano.
La fede in Gesù, morto sulla croce come un malfattore per assicurarci la Vita senza fine, traboccava nella nuda esistenza minoritica di Francesco e dei suoi.
Certamente era dono divino, ma anche frutto di una relazione non formale, sviluppatasi nell’itinerario intrapreso.
Giova ricordare quanto le Fonti attestano:
"[Francesco] insegnò loro a lodare Dio in tutte le creature; ad onorare con particolare venerazione i sacerdoti, come pure a credere fermamente e a confessare schiettamente la verità della fede […]
Essi osservavano in tutto e per tutto gli insegnamenti del padre santo e, appena scorgevano qualche chiesa da lontano, o qualche croce, si volgevano verso di essa, prostrandosi umilmente a terra e pregando secondo la forma loro indicata" (FF 1069).
La stessa Chiara, nella Lettera a Ermentrude di Bruges, in merito alla vita di Fede, suggerisce:
«Rimani, dunque, o carissima, fedele fino alla morte a Colui, al quale ti sei legata per sempre. E certamente sarai da Lui coronata con la corona della vita.
Il tempo della fatica quaggiù è breve, ma la ricompensa è eterna.
Non ti abbaglino gli splendori del mondo che passa come ombra.
Non ti sorprendano le vuote immagini di questo mondo ingannatore; chiudi le tue orecchie ai sibili dell’inferno e spezza da forte le sue tentazioni.
Sostieni di buona voglia le avversità, e la superbia non rigonfi il tuo cuore nelle cose prospere; queste ti richiamano alla tua fede, quelle la richiedono» (FF 2914).
L’esperienza di Dio nella loro vita era stata così forte, incisiva e misericordiosa da poter parlare come nessuno aveva fatto mai.
"Gli rispose Tommaso e gli disse: «Il mio Signore e il mio Dio!»" (Gv 20,28)
3 luglio, s. Tommaso apostolo (Gv 20,24-29)
In virtù della fede testimoniata dagli astanti, Gesù guarisce non solo le membra di un malato ma, cosa ben più radicale, libera dai peccati; fatto che scandalizza gli scribi dall’occhio maligno.
In Francesco, conformato perfettamente a Cristo, tale prerogativa si ripeteva grazie al disegno di Dio su di lui, aperto all’Amore divino.
Le Fonti francescane costituiscono "il vocabolario" della vita del Poverello e dei primordi della sua fraternità, con molteplici episodi che rivelano l’introspezione di Francesco e la sua santa operazione mediante lo Spirito Santo in lui.
Le Fonti attribuiscono a Francesco 10 prodigi inerenti a paralisi guarite. Nella Leggenda Maggiore se ne parla ampiamente.
Ne riportiamo qualcuno per testimoniare come il Signore operava grandemente attraverso il suo servo:
“C’era vicino alla città di Orte, un bambino tutto rattrappito, che aveva la testa congiunta ai piedi e parecchie ossa rotte.
Commosso dalle lacrime e preghiere dei genitori, il Santo lo benedisse col segno della croce, e quello si rizzò con le membra ben distese, guarire all’istante” (FF 1216).
Ancora: “Nella diocesi di Rieti, una madre in lacrime gli presentò il suo bambino, da quattro anni così gonfio che non riusciva nemmeno a vedere le proprie gambe: il Santo lo toccò appena con le sue sacre mani e lo rese perfettamente sano” (FF 1215).
Laddove è viva la Fede eminente, Dio opera meraviglie con i suoi strumenti, anzi, conferisce loro i suoi stessi poteri e li rende capaci di operare con Lui cose maggiori.
«E vedendo Gesù la loro fede, disse al paralitico: Coraggio, figlio, sono perdonati i tuoi peccati» (Mt 9,2)
Giovedì della 13.a sett. T.O. (Mt 9,1-8)
Il brano di Mt propone un Gesù alle prese coi demoni che temono di essere scacciati.
Gli spiriti impuri si coalizzano contro gli autentici servitori di Dio. Francesco ne sapeva qualcosa.
Le Fonti narrano di quanto gli accadde una volta, ospitato a Roma dal cardinal Leone di Santa Croce, che lo aveva voluto per qualche tempo presso di sé.
"I demoni superbi fuggono davanti alla eccelsa virtù degli umili, salvo in qualche caso in cui la divina clemenza permette che gli umili vengano schiaffeggiati, proprio per mantenerli in umiltà, come Paolo apostolo scrive di se stesso e come Francesco ha provato per esperienza diretta […]".
Il Santo, avendo accettato l’invito per venerazione ed amore verso il cardinale, la prima notte ebbe a sperimentare, dopo l’orazione, un vero e proprio assalto dei demoni, che lo percossero a lungo e crudelmente, e lo lasciarono, alla fine, mezzo morto.
Quando se ne furono andati, chiamò il suo compagno e gli raccontò l’accaduto.
«Fratello, i demoni non hanno alcun potere, se non nel limite predisposto dalla Provvidenza.
Perciò io credo che mi hanno assalito così ferocemente, perché la mia permanenza nella curia dei magnati non fa una impressione buona.
I miei frati che dimorano in luoghi poverelli, sentendo che io me ne sto con i cardinali sospetteranno forse che mi sia invischiato nelle cose mondane, stando in mezzo agli onori e agli agi.
Giudico, pertanto, che sia meglio, per chi viene posto come esempio, stare lontano dalle curie e trascorrere con umiltà la vita tra gli umili, in luoghi umili.
Così egli sarà di conforto, vivendo nelle loro stesse condizioni, per coloro che vivono in penuria».
Vanno, dunque, al mattino e, con umili scuse, danno l’addio al cardinale" (FF 1115).
Dinanzi alla Grazia, il male chiama i rinforzi; ma ciò che lo sbaraglia, dice Francesco, è l’umiltà.
Dunque, neppure gli spiriti «assai furiosi» (v.28) nulla possono dinanzi all’umiltà del Figlio di Dio e dei suoi servi.
Com’è scritto nelle Fonti [Sacrum Commercium]:
«Egli (satana) infatti é orgogliosissimo, e la sua superbia e la sua tracotanza sono anche maggiori della sua forza.
Nutre grande furore per causa vostra e rivolgerà contro di voi tutte le armi della sua astuzia, cercando di schizzare il veleno della sua malizia, perché dopo aver concluso la guerra sbaragliando e buttando a terra gli altri, non può sopportare di vedervi in piedi sopra di lui» (FF 2026).
Conta che, dopo essere stati salvati, annunciamo la misericordia usataci da Dio. Questo devasta il menzognero!
Francesco lo ha fatto, attestando la povertà del Figlio di Dio, la quale trasferita fra le pieghe del quotidiano, trascina gli spiriti impuri giù dalla rupe, nel mare delle loro contraddizioni, annientandoli.
La vita santa di lui e della sua fraternità ai primordi li rendeva annunciatori della Misericordia, cantori dell’Onnipotente.
«I demoni lo supplicavano dicendo: Se ci scacci, inviaci nella mandria dei porci» (Mt 8,31)
Mercoledì 13.a sett. T.O. (Mt 8,28-34)
Nel Vangelo di oggi Gesù chiede ai suoi, nella tempesta sul mare, un supplemento di fede.
«Perché siete paurosi, [uomini] di poca fede?» (Mt 8,26).
Anche a Francesco, in determinate situazioni della vita, Gesù chiese una maggiore fede, libero dalla paura, poiché sulla sua barca assediata dalle onde della tentazione c’era Lui: Cristo, il Grande Timoniere.
Nelle Fonti, nella Vita seconda del Celano, troviamo un ammaestramento in proposito:
"Ad un certo momento della sua vita, il Padre subì una violentissima tentazione di spirito, sicuramente a vantaggio della sua corona.
Per questo era angustiato e pieno di sofferenza, mortificava e macerava il suo corpo, pregava e piangeva nel modo più penoso. Questa lotta durò più anni.
Un giorno, mentre pregava in Santa Maria della Porziuncola, udì in spirito una voce:
«Francesco, se avrai fede quanto un granellino di senapa, dirai al monte che si sposti ed esso si muoverà».
«Signore, - rispose il Santo - qual è il monte, che io vorrei trasferire?».
E la voce di nuovo:
«Il monte è la tua tentazione».
«O Signore, - rispose il Santo in lacrime - avvenga a me, come hai detto».
Subito sparì ogni tentazione e si sentì libero e del tutto sereno nel più profondo del cuore" (FF 702).
Affidandosi a Gesù il Poverello non naufragò tra i marosi della vita e con la Grazia riuscì a superare ogni grave ostacolo.
Chiara stessa, dinanzi a impellenti pericoli, trovò nella Fede la via d’uscita ed esortò in tal senso pure le sue sorelle.
Lo attesta una sua Lettera ad Ermentrude di Bruges cui dice, fra l’altro:
«Sostieni di buona voglia le avversità, e la superbia non rigonfi il tuo cuore nelle cose prospere; queste ti richiamano alla tua fede, quelle la richiedono».
Martedì della 13.a sett. T.O. (Mt 8,23-27)
Francesco d’Assisi aveva grande rispetto per la Chiesa che considerava madre, santa, cattolica, apostolica, romana:
«Agli inizi della mia nuova vita, quando mi separai dal mondo e dal mio padre terreno, il Signore pose la sua Parola sulle labbra del vescovo d’Assisi, affinché mi consigliasse saggiamente nel servizio del Cristo e mi donasse conforto.
Per questa ragione e per le altre eminenti qualità che riconosco […] io voglio amare […] e considerare miei signori non soltanto i vescovi, ma anche gli umili sacerdoti» (FF 1562).
Inoltre le Fonti attestano come Francesco si recò con undici compagni alla Curia del Papa per informarlo del suo nuovo e originale progetto di vita ed ottenere conferma alla Regola da lui composta.
Leggiamo: “Vedendo Francesco che il Signore accresceva i suoi fratelli […] si rivolse agli undici del gruppo:
«Fratelli vedo che il Signore misericordioso vuole aumentare la nostra comunità.
Andiamo dunque dalla nostra madre, la santa Chiesa romana, e comunichiamo al sommo pontefice ciò che il Signore ha cominciato a fare per mezzo di noi, al fine di continuare la nostra missione, secondo il suo volere e le sue disposizioni» " (FF1455).
Fu così presentato al sommo pontefice che pregò Francesco di chiedere a Dio se davvero quel genere di vita corrispondesse al suo volere.
In obbedienza a quanto chiestogli, il Poverello, dopo lunga orazione, confermò il santo proposito come veniente da Dio, convincendo il Papa con una parabola ricevuta per divina ispirazione.
Egli abbracciò il santo e approvò la Regola.
“Ricevuta la benedizione da Innocenzo III, si recarono a visitare le tombe degli Apostoli […] Allora l’uomo di Dio partì da Roma con i fratelli, dirigendosi alla evangelizzazione del mondo" (FF 1460-1462).
D’altra parte Francesco, pregando davanti al Crocifisso della chiesa di S. Damiano "che minacciava rovina, vecchia com’era […] udì con gli orecchi del corpo una voce scendere verso di lui e dirgli per tre volte:
«Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina!» " (FF 1038).
Ciò facendo riferimento non solo e non tanto alle mura quanto “a quella Chiesa che Cristo acquistò col suo Sangue, come lo Spirito Santo gli avrebbe fatto capire e come egli stesso rivelò in seguito ai frati"
(FF 1038).
Ss. Pietro e Paolo Ap. (Mt 16,13-19)
Gesù è intento a sottolineare la priorità dell’Amore a Lui dovuto, il saper accogliere la propria croce, come pure l’ospitalità riservata ai piccoli, anche con un minimo gesto.
Per esperienza, il Povero d’Assisi conosceva la magnanimità di Dio, sollecito verso i suoi figli persino per un bicchiere d’acqua offerto nel suo Nome a chi è di Cristo.
E con Fede accesa viveva tale verità.
Nelle Fonti è raccontato un episodio eloquente:
“Francesco, uomo di Dio, nudo delle cose del mondo […] s’impegna nel servire Dio in tutti modi possibili.
Di ritorno alla chiesa di S. Damiano, tutto felice e fervente, si confezionò un abito da eremita e confortò il prete di quella chiesa con le stesse parole d’incoraggiamento rivolte a lui dal vescovo.
Indi, rientrando in città, incominciò ad attraversare piazze e strade elevando lodi al Signore con l’anima inebriata.
Come finiva le lodi, si dava da fare per ottenere le pietre necessarie al restauro della chiesa.
Diceva:
«Chi mi dà una pietra, avrà una ricompensa; chi due pietre, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense».
Con ardente entusiasmo rivolgeva questo e simili appelli pieni di ingenuità, poiché questo eletto di Dio aveva un animo candido e fanciullo, non faceva ricorso al dotto linguaggio della sapienza umana, ma era semplice e immediato in tutto” (FF 1420).
Altresì temeva essere di scandalo alla gente, ai fratelli, disonorando Dio.
Infatti leggiamo ancora:
“Spesso ripeteva ai suoi compagni:
«In questo sta il mio dolore, la mia afflizione: le indicazioni che con intensa preghiera e riflessione ottengo dalla Misericordia di Dio per l’utilità presente e futura della fraternità, e che Dio mi assicura essere conformi al suo volere, ecco che alcuni frati la vanificano, fondandosi sull’arroganza e sui lumi della loro scienza, dicendo: queste direttive vanno mantenute e osservate, e queste altre no».
Ma il Santo, come già si è detto, tanto temeva lo scandalo, da permettere che molte cose si facessero, e si adattava alla volontà dei fratelli, per quanto ciò ripugnasse alle sue convinzioni” (FF 1632).
“Lo turbava il pensiero che, come spesso avviene tra gli eletti, vi sarebbero stati alcuni inorgogliti nella loro mentalità carnale, pronti alle contese e facili allo scandalo” (FF 609).
«E chi avrà dato da bere a uno di questi piccoli un bicchiere solo di [acqua] fresca a titolo di discepolo, in verità vi dico non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,42)
13.a Domenica T.O. anno A (Mt 10,37-42)
Matteo ci parla della fede straordinaria del centurione che nella guarigione del suo servo operata da Gesù, crede senza vedere.
Il Signore, poi, entrato in casa di Pietro, guarisce la suocera malata e tutti gli infermi condotti a Lui.
Il Poverello di Assisi, fra i tanti doni ricevuti dall’Alto, aveva quello di prediligere l’Annuncio del Vangelo, perché tutti potessero gustare l’incontro con Cristo Salvatore, coniugato a tante guarigioni.
Infatti leggiamo nelle Fonti, nella Vita Prima del Celano:
“In mezzo all’avvilimento in cui era caduta la dottrina evangelica, non nei particolari ma in generale, la Provvidenza di Dio mandò nel mondo quest’uomo, perché, come gli apostoli, fosse testimone della verità davanti a tutti gli uomini.
E realmente egli dimostrò con chiarezza, mediante la Parola e l’esempio, quanto fosse stolta la sapienza terrena, e in breve, sotto la guida di Cristo, trascinò gli uomini, mediante la stoltezza della predicazione, all’autentica Sapienza divina” (FF 474).
Grazie a questo stretto connubio con Cristo egli operò molte guarigioni, di quanti ricorrevano a lui.
Infatti: “Una donna, inferma da molti anni e completamente immobilizzata nel suo letto, appena ebbe fatto un voto a Dio e al beato Francesco, si rialzò guarita e in grado di attendere a tutte le sue occupazioni.
Nella città di Narni viveva una donna che da otto anni aveva una mano inaridita, del tutto inutilizzabile. Un giorno le apparve il beato Padre e, toccandole la mano malata, gliela rese atta al lavoro come l’altra” (FF 558).
Così il Signore operava prodigi di ogni genere mediante il suo servo Francesco.
«E venuto Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui coricata e febbricitante, e toccò la sua mano e la febbre la lasciò ed ella si alzò e lo serviva» (Mt 8,14-15)
Sabato12.a sett. T.O. (Mt 8,5-17)
Jesus invites us to discern the words and deeds which bear witness to the imminent coming of the Father’s kingdom. Indeed, he indicates and concentrates all the signs in the enigmatic “sign of Jonah”. By doing so, he overturns the worldly logic aimed at seeking signs that would confirm the human desire for self-affirmation and power (Pope John Paul II)
Gesù invita al discernimento in rapporto alle parole ed opere, che testimoniano l'imminente avvento del Regno del Padre. Anzi, Egli indirizza e concentra tutti i segni nell'enigmatico "segno di Giona". E con ciò rovescia la logica mondana tesa a cercare segni che confermino il desiderio di autoaffermazione e di potenza dell'uomo (Papa Giovanni Paolo II)
In reality, an abstract, distant god is more comfortable, one that doesn’t get himself involved in situations and who accepts a faith that is far from life, from problems, from society. Or we would even like to believe in a ‘special effects’ god (Pope Francis)
In realtà, è più comodo un dio astratto, distante, che non si immischia nelle situazioni e che accetta una fede lontana dalla vita, dai problemi, dalla società. Oppure ci piace credere a un dio “dagli effetti speciali” (Papa Francesco)
It is as though you were given a parcel with a gift inside and, rather than going to open the gift, you look only at the paper it is wrapped in: only appearances, the form, and not the core of the grace, of the gift that is given! (Pope Francis)
È come se a te regalassero un pacchetto con dentro un dono e tu, invece di andare a cercare il dono, guardi soltanto la carta nel quale è incartato: soltanto le apparenze, la forma, e non il nocciolo della grazia, del dono che viene dato! (Papa Francesco)
The Lord has our good at heart, that is, that every person should have life, and that especially the "least" of his children may have access to the banquet he has prepared for all (Pope Benedict)
Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più "piccoli" possano accedere al banchetto che lui ha preparato per tutti (Papa Benedetto)
This Parable of the Sower is somewhat the ‘mother’ of all parables […] Such is the heart of God! Each one of us is ground on which the seed of the Word falls; no one is excluded! [Pope Francis]
Questa del seminatore è un po’ la “madre” di tutte le parabole […] Così è il cuore di Dio! Ognuno di noi è un terreno su cui cade il seme della Parola, nessuno è escluso [Papa Francesco]
Are we not perhaps all afraid in some way? If we let Christ enter fully into our lives, if we open ourselves totally to him, are we not afraid that He might take something away from us? Are we not perhaps afraid to give up something significant, something unique, something that makes life so beautiful? Do we not then risk ending up diminished and deprived of our freedom? (Pope Benedict)
Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? (Papa Benedetto)
«Is there an attitude for those who want to follow Jesus» so that «they do not end badly, that they do not end up eaten alive - as my mother used to say: "Eat raw" - by others»? (Pope Francis)
don Giuseppe Nespeca
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