Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
Gesù mette in guardia dagli scribi cultori dell’esteriorità.
Egli guarda alla piccola offerta della vedova gettata nel tesoro comune, inducendo un’acuta riflessione.
Nelle Fonti francescane troviamo vari episodi del Poverello che illustrano la linfa vitale del suo cammino.
Francesco collaborava all’opera creatrice di Dio facendosi alimento vitale per i poveri e malfermi e così incitava a fare ai suoi frati.
Raccontano le Fonti:
“Un giorno venne un mendicante alla chiesa di Santa Maria della Porziuncola, presso la quale i frati dimoravano, e chiedeva l’elemosina.
Vi era conservato un mantello, appartenuto ad uno di loro quando stava ancora nel mondo.
Francesco disse a questi di consegnarlo al poverello, ed egli immediatamente e con gioia lo diede.
E subito, in premio della fede e bontà dimostrate con quel gesto, a quel fratello parve che l’elemosina fosse salita in cielo: e si sentì pervaso d’indicibile gaudio.
[…] Erano felici nel Signore, sempre, non avendo dentro di sé o tra di loro nulla che potesse in qualche modo contristarli” (FF 1451; 1454).
La stessa Chiara d’Assisi, in una stupenda lettera ad una sua figlia spirituale (Agnese di Boemia) scriveva:
«O Povertà beata! A chi t’ama e t’abbraccia procuri ricchezze eterne.
O Povertà Santa! A quanti ti possiedono e desiderano, Dio promette il Regno dei cieli, ed offre in modo infallibile eterna Gloria e vita beata.
O Povertà pia! Te il Signore Gesù Cristo si degnò abbracciare a preferenza di ogni altra cosa»
(FF 2864).
«In verità io vi dico che questa vedova povera ha gettato più di tutti quelli che hanno gettato nel tesoro» (Mc 12,43)
Sabato 9.a sett. T.O. (Mc 12,38-44)
Marco ritrae Gesù mentre insegna nel tempio, ponendo l’accento sulla rispondenza tra il Messia creduto Figlio di Davide, e il sovrano medesimo.
Lo stesso Francesco, per aiutare i suoi frati a crescere nell’orizzonte del Regno di Dio, in guisa che sofferenze e traversie potessero avere un’altra dimensione, un giorno così si espresse con un suo frate.
Recitano le Fonti:
”Lo stesso [fra’ Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria degli Angeli, chiamò frate Leone e gli disse
«Frate Leone, scrivi […] quale è la vera Letizia».
«Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, all’estremità della tonaca, si formano dei ghiaccioli d’acqua congelata […]
E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: “Chi è?”.
Io rispondo: «Frate Francesco».
E quegli dice: “Vattene, non è ora decente, questa, di andare in giro, non entrerai”.
E poiché io insisto ancora, l’altro risponde: “Vattene, tu sei un semplice e un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te”.
E io sempre resto davanti alla porta e dico:
«Per amore di Dio, accoglietemi per questa notte».
E quegli risponde: “Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là”.
«Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera Letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima».
(FF 278).
«Davide stesso disse nello Spirito Santo: ‘Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi’» (Mc 12,36).
Venerdì 9.a sett. T.O. (Mc 12,35-37)
Agli scribi che chiedono qual è il comandamento grande Gesù risponde in modo spiazzante: Ascolta! Amare Dio e il prossimo con tutto se stessi vale più di mille sacrifici!
Allo scriba, che aveva compreso tutto questo, Gesù evidenzia che non è lontano dal Regno di Dio.
La vita di Francesco d’Assisi è ricca di episodi singolari, che attestano l’ampiezza di un cuore nuovo, improntato all’Amore.
All’inizio della loro vita comunitaria, i frati vivevano a Rivotorto, a 3 Km dalla Porziuncola.
Ecco cosa accadde una sera:
“Una notte, una di quelle pecorelle, mentre le altre dormivano, si mise a gridare: «Muoio, fratelli, ecco, muoio di fame!».
Il saggio pastore si alzò immediatamente e si affrettò a portare l’aiuto opportuno alla pecorella infermiccia.
Ordinò di preparare la mensa, anche se con cibi alla buona […]
Proprio lui cominciò a mangiare per primo ed invitò a quel dovere di carità gli altri frati, perché il poverino non avesse ad arrossire.
Preso il cibo col timore del Signore, affinché fosse completo l’atto di carità, il Padre tenne ai figli un lungo discorso sulla virtù della discrezione.
Prescrisse di offrire sempre a Dio un sacrificio condito di prudenza, ammonendoli accortamente di tener conto, nel servizio divino, delle proprie forze […]
Poi soggiunse:
«Carissimi, ciò che ho fatto mangiando, sappiate che è stato fatto non per bramosia, ma per doverosa attenzione e perché me lo ha imposto la carità fraterna.
La carità vi sia di esempio, non il cibo, perché questo soddisfa la gola, quella invece lo spirito». (FF 608).
Il Povero Assisano aveva le idee ben chiare sulle priorità da dare nel cammino spirituale.
Per lui l’amore a Dio con tutte le fibre del suo essere e al prossimo era una dolcissima verità scolpita nel cuore a lettere di fuoco.
Nel merito ci assistono le Fonti, ricche di episodi di vita.
Chiara, fedele discepola di Francesco, faceva la medesima cosa fra le mura damianite, pronta sempre a servire amorevolmente le sorelle della sua comunità e quanti bussavano alla porta del Monastero.
"Lavava lei stessa i sedili delle inferme, li detergeva proprio lei, con quel suo nobile animo, senza rifuggire dalle sozzure né schifare il fetore" (FF 3181).
"Molto spesso lavava i piedi delle servigiali che tornavano da fuori e, lavatili, li baciava" (FF 3182).
Amare il Signore con tutte le forze e il prossimo come se stessi vale più degli olocausti; i due Giganti assisani lo avevano ben compreso testimoniandolo a tutti.
«E amerai il Signore Dio tuo da tutto il tuo cuore e da tutta la tua vita e da tutta la tua mente e da tutta la tua forza […] Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mc 12,30-31)
Giovedì 9.a sett. T.O. (Mc 12,28b-34)
Gesù ricorda che coloro che sono considerati degni della vita futura non avranno per sempre moglie né marito.
Al riguardo le Fonti hanno un episodio molto significativo che fa riflettere.
“Nell’eremo dei frati di Sarteano, il maligno che sempre invidia il progresso spirituale dei figli di Dio, ebbe addirittura questa presunzione.
Vedendo che il Santo attendeva continuamente alla sua santificazione, e non tralasciava il guadagno di oggi soddisfatto di quello del giorno precedente, una notte, mentre pregava nella sua celletta, lo chiamò per tre volte: “Francesco, Francesco, Francesco”.
«Cosa vuoi?».
E quello: “Nel mondo non vi è nessun peccatore, che non ottenga la misericordia di Dio, se pentito. Ma chiunque causa la propria morte con una penitenza rigorosa non troverà misericordia in eterno”.
Il Santo riconobbe subito, per rivelazione, l’astuzia del nemico, come cercava di indurlo alla tiepidezza […]
Vedendo che in tal modo non era riuscito a nascondere il laccio, ne prepara un altro, cioè uno stimolo carnale […]
Appena il Padre nota [tale tentazione] si spoglia della veste e si flagella con estrema durezza con un pezzo di corda.
«Orsù frate asino - esclama - così tu devi sottostare, così subire il flagello! La tonaca è dell’Ordine, non è lecito appropriarsene indebitamente […]».
Ma poiché vedeva che con i colpi della disciplina la tentazione non se ne andava […] uscito nell’orto si immerse nudo nella neve alta.
Prendendo poi la neve a piene mani la stringe e ne fa sette mucchi a forma di manichini, si colloca poi dinanzi ad essi e comincia a parlare così al corpo:
«Ecco, questa più grande è tua moglie, questi quattro, due sono i figli e due le tue figlie; gli altri due sono il servo e la domestica, necessari al servizio».
«Fa’ presto, occorre vestirli tutti perché muoiono dal freddo. Se poi questa molteplice preoccupazione ti è di peso, servi con diligenza il Signore».
“[…] e il Santo tornò nella sua cella glorificando Dio” (FF 703).
«Quando infatti risorgeranno dai morti, né prendono moglie né prendono marito, ma sono come angeli nei cieli» (Mc 12,25)
Mercoledì 9.a sett. T.O (Mc 12,18-27)
L’evangelista Marco propone il tema del pagamento delle tasse all’imperatore di Roma.
I farisei ed erodiani, per trarre Gesù in fallo, gli sottopongono una domanda:
«È lecito dare il tributo a Cesare oppure no?» (Mc 12,14).
Ma il Signore risponde con quella sapienza che viene dall’alto e che gli è propria:
«Quello [che è] di Cesare rendete a Cesare, e quello di Dio, a Dio» (Mc 12,17).
Nelle Fonti francescane il Minimo Assisano mostra nell’arco della vita la Sapienza di un Povero.
All’inizio della sua conversione dona il suo denaro ad un sacerdote per poter riparare la chiesa, comprendendo che così avrebbe reso a Dio ciò che era suo, vivendo la giustizia distributiva.
"Il nuovo cavaliere di Cristo si avvicina alla chiesa, e vedendola in quella miseranda condizione, si sente stringere il cuore.
Vi entra con timore riverenziale e, incontrandovi un povero sacerdote, con grande fede gli bacia le mani consacrate, gli offre il denaro che reca con sé e gli manifesta i suoi proponimenti.
Stupito per l’improvvisa conversione, il sacerdote quasi non crede a quanto odono le sue orecchie e ricusa di prendere quei soldi, temendo una burla.
Infatti lo aveva visto, per così dire, il giorno innanzi a far baldoria tra parenti e amici, superando tutti nella stoltezza.
Ma Francesco insiste e lo supplica ripetutamente di credere alle sue parole, e lo prega di accoglierlo con lui a servire il Signore.
E finalmente il sacerdote gli permette di rimanere con lui, pur persistendo nel rifiuto del denaro, per paura dei parenti.
Allora Francesco, vero dispregiatore della ricchezza, lo getta sopra una finestrella, incurante di esso, quanto della polvere.
Bramava, infatti, possedere la sapienza che è migliore dell’oro e ottenere la prudenza che è più preziosa dell’argento" (FF 335).
Dopo tante lascivie voleva dare il giusto peso alle cose e rendere a Dio ciò che è suo e agli uomini quanto spetta loro.
E le fonti continuano a illustrare le dinamiche del suo vivere nella verità:
"Francesco, sommamente innamorato di Dio, aveva un grande disprezzo per tutte le cose terrene, ma soprattutto detestava il denaro.
Cominciò a disprezzarlo in modo tutto particolare fin dagli inizi della sua conversione e raccomandava ai seguaci di fuggirlo come il diavolo in persona.
Aveva suggerito loro questo accorgimento, di fare lo stesso conto del denaro e dello sterco […]" (FF 651).
Come Gesù spiazza gli astanti con la sua risposta acuta, così Francesco, sulle orme di Lui, sorprende tutti con una nuova esistenza all’insegna del vero e del giusto.
Martedì 9.a sett. T.O. (Mc 12, 13-17)
Gesù narra la metafora dei contadini omicidi. Solo al termine i sacerdoti e i farisei capiscono che era rivolta a loro, e cercano di catturarlo, temendo però la folla che lo considerava un profeta.
Francesco ben sapeva che Gesù è la Pietra angolare, scartata dai costruttori, eppur preziosa e granitica davanti a Dio.
Conosceva e ripeteva nel suo cuore il Salmo (118) che fotografa tutto questo:
«Dice loro Gesù: Non avete mai letto nelle Scritture: la pietra che i costruttori hanno riprovato, questa è diventata testata d’angolo […]» (Mt 21,42).
Nelle Fonti, infatti, troviamo il grande rispetto del Poverello per le pietre che gli richiamavano alla memoria la Pietra miliare: Cristo.
Il Celano, nella Vita seconda, sottolinea:
"Camminava con riverenza sulle pietre, per riguardo a colui, che è detto Pietra. E dovendo recitare il versetto, che dice: sulla pietra mi hai innalzato, muta così le parole per maggior rispetto: «Sotto i piedi della Pietra tu mi hai innalzato»" (FF 750).
Sull’esempio di Cristo e per opera dello Spirito, Francesco divenne pietra nell’edificio della Chiesa.
La leggenda maggiore attesta in merito:
"Durante il biennio che seguì all’impressione delle stimmate egli, come una pietra destinata all’edificio della Gerusalemme celeste, era stato squadrato dai colpi della prova, per mezzo delle sue molte e tormentate infermità, e, come un materiale duttile, era stato ridotto all’ultima perfezione sotto il martello di numerose tribolazioni" (FF 1239).
Insieme a Francesco anche Chiara fu trasformata in pietra di base per l’Ordine delle Povere Dame.
Leggiamo: "La prima opera cui Francesco pose mano […] fu di riedificare un tempio al Signore. Non pensa di costruirne uno nuovo, ma restaura una chiesa antica e diroccata; non scalza le fondamenta, ma edifica su di esse, lasciandone così, senza saperlo, il primato a Cristo. Nessuno infatti potrebbe creare un altro fondamento all’infuori di quello che già è stato posto: Gesù Cristo.
Tornato perciò nel luogo in cui, come si è detto, era stata costruita anticamente la chiesa di San Damiano, con la grazia dell’Altissimo in poco tempo la riparò con ogni diligenza" (FF 350).
"È questo il luogo beato e santo nel quale ebbe felice origine, per opera di Francesco stesso, l’Ordine glorioso delle «Povere Dame» e sante vergini, a quasi sei anni dalla sua conversione.
È là che donna Chiara, pure nativa d’Assisi, pietra preziosissima e fortissima, divenne la pietra basilare per tutte le altre pietre di questa famiglia religiosa" (FF 351).
Sulla Pietra angolare di Cristo, Colui che i vignaioli omicidi hanno perseguitato e ucciso, sono state collocate (ivi trovando luogo e senso) pietre da Lui rese vive per edificare il Regno di Dio con la forza dello Spirito.
«Non avete letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno riprovato, questa è diventata testata d’angolo […]» (Mc 12,10)
Lunedì 9.a sett. T.O. (Mc 12,1-12)
Nella solennità Trinitaria il pensiero corre a come Francesco e Chiara vissero tale Mistero di Unità e Condivisione.
Scorrendo le Fonti, ci accorgiamo che le esperienze delle origini erano circondate dalla benedizione del Mistero grande.
Per esempio, il Testamento di Francesco si conclude così:
" «E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione dell’Altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della benedizione del suo Figlio diletto col santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi.
Ed io frate Francesco piccolino, vostro servo, per quel poco che io posso, confermo a voi dentro e fuori questa santissima benedizione. Amen» " (FF 131).
In Regola non bollata, nello specifico [Ammonizione ai frati] così li esorta:
" «E sempre costruiamo in noi una casa e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo […] E adoriamolo con cuore puro» " (FF 61).
Nella medesima Regola, più avanti:
" «E ovunque, noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente crediamo veramente e umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo, adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e rendiamo grazie all’Altissimo e sommo eterno Dio, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose e Salvatore di tutti coloro che credono e sperano in lui e amano lui; che è senza inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile, ininvestigabile, benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato, sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole e tutto sopra tutte le cose desiderabile nei secoli dei secoli. Amen» " (FF 71).
Il Mistero trinitario è illustrato dagli attributi usati dal Poverello.
E nella Leggenda dei Tre compagni c’è un passo che evidenzia come Francesco, riguardo alla forma di vita da seguire [lui e i suoi compagni] interpellasse le Sacre Scritture.
"Vero adoratore della Trinità, volle l’appoggio di tre testimoni; per cui aprì il libro una seconda e una terza volta.
Ad ogni apertura del libro, Francesco rendeva grazie a Dio, che approvava l’ideale da lui lungamente vagheggiato" (FF 1431).
E Chiara stessa, all’inizio del suo Testamento spirituale, così esordisce:
" «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Il Signore vi benedica e vi custodisca.
Mostri a voi la sua faccia e vi usi misericordia» " (FF 2854).
I due Poveri assisani fecero della Trinità la loro dimora, il Tesoro inesauribile cui attingere Luce e Amore, Comunione e poliedricità.
«Così infatti Dio amò il mondo che diede il suo Figlio, l’Unigenito, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la Vita dell’Eterno» (Gv 3,16)
Domenica della SS. Trinità A (Gv 3,16-18)
Il Vangelo odierno sottolinea l’autorevolezza di Gesù nel rispondere all’arrogante pretesa dei farisei che chiedono con quale autorità facesse le opere che compiva, sbalordendoli.
In Francesco questo tratto eloquente nasce dalla sua genuina santità, radicata nell’umiltà e che metteva a tacere ogni insubordinazione tra i frati e nella gente comune.
L’umiltà del Minimo nella comunità assisana faceva riflettere e tacere ogni nascosta o palese pretesa.
Nelle Fonti ci sono passi interessanti al riguardo:
“Fin dalla conversione, Francesco, con l’aiuto del Signore, fondò se stesso e la sua casa, vale a dire l’Ordine, da sapiente architetto, sopra solida roccia, cioè sopra la massima umiltà e povertà del Figlio di Dio, e lo chiamò Ordine dei frati minori.
Sopra la massima umiltà. Per questo, nei primordi, quando i frati presero a moltiplicarsi, volle che abitassero nei lazzaretti a servizio dei lebbrosi […]” (FF 1658).
E ancora: “Per conservare una più grande umiltà, pochi anni dopo la sua conversione, in un Capitolo celebrato presso la Porziuncola, egli rassegnò le dimissioni dall’incarico di prelato, dicendo alla presenza di tutti i frati convenuti:
«Da ora io sono morto per voi. Ma ecco frate Pietro Cattanio, al quale io e voi tutti obbediremo»” (FF 1661).
Una volta disse al Ministro generale:
«Voglio che tu affidi la cura che hai di me ad uno dei miei compagni. Gli obbedirò come a te stesso: ché per il buon esempio e la virtù dell’obbedienza io voglio che tu resti sempre con me, in vita e in morte».
E nella Regola di S. Chiara (1253):
«E, come al principio della sua conversione, insieme alle sue sorelle, promise obbedienza al beato Francesco, così promette di mantenerla inviolabilmente ai suoi successori» (Bolla di papa Innocenzo IV, 2752).
Ecco con quale autorità Francesco, sulle orme del suo Maestro, faceva queste cose!
«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato questa autorità per fare queste cose?» (Mc 11,28)
Sabato dell’8.a sett. T.O (Mc 11,27-33)
Attraverso la parabola del fico sterile Gesù ci richiama a conversione, a essere alberi che portano frutti: «andò [a vedere] se mai trovasse qualcosa in esso, e andato presso di esso, non trovò nulla se non foglie» (Mc 11,13).
Francesco, umile di cuore e semplice, al riguardo ci offre un episodio che chiama a riflessione.
“Diceva che sono da compiangere i predicatori, che vendono spesso il loro ministero per un soldo di vanagloria.
E cercava a volte di guarire il loro gonfiore con questo rimedio:
«Perché vi gloriate della conversione degli uomini, quando li hanno convertiti con le loro preghiere i miei frati semplici?».
Ed anzi commentava così il passo che dice: «perfino la sterile ha partorito numerosi figli»:
«La sterile è il mio frate poverello, che non ha il compito di generare figli nella Chiesa. Ma nel giudizio ne avrà dato alla luce moltissimi, perché in quel giorno il giudice ascriverà a sua gloria quelli, che ora converte con le sue preghiere personali»” (FF 749).
E ancora:
«Ci sono molti frati che […] annunziando il Vangelo a qualche persona e al popolo, nel vedere o nel sentire che alcuni ne sono rimasti edificati o convertiti a penitenza, diventano tronfi e montano in superbia per risultati ottenuti da fatica altrui.
Invero, coloro che essi si illudono d’aver edificato o convertito a penitenza con i loro discorsi, è il Signore che li edifica e converte grazie alle orazioni dei frati santi, anche se questi ultimi lo ignorano: è la volontà di Dio, questa, che non se ne accorgano per non insuperbire.
Questi frati sono i miei cavalieri della tavola rotonda, che si nascondono in luoghi appartati e disabitati, per impegnarsi con più fervore nella preghiera e nella meditazione, piangendo i peccati propri e altrui» (FF 1624).
L’umile e quotidiana conversione del Minimo e dei suoi frati ha, nel tempo, rivoluzionato ogni modo di pensare borioso, grazie alla Parola di Cristo.
Venerdì 8.a sett. T.O. (Mc 11,11-25)
Paolo VI stated that the world today is suffering above all from a lack of brotherhood: “Human society is sorely ill. The cause is not so much the depletion of natural resources, nor their monopolistic control by a privileged few; it is rather the weakening of brotherly ties between individuals and nations” (Pope Benedict)
Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Papa Benedetto)
Our commitment does not consist exclusively of activities or programmes of promotion and assistance; what the Holy Spirit mobilizes is not an unruly activism, but above all an attentiveness that considers the other in a certain sense as one with ourselves (Pope Francis)
Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro considerandolo come un’unica cosa con se stesso (Papa Francesco)
The drama of prayer is fully revealed to us in the Word who became flesh and dwells among us. To seek to understand his prayer through what his witnesses proclaim to us in the Gospel is to approach the holy Lord Jesus as Moses approached the burning bush: first to contemplate him in prayer, then to hear how he teaches us to pray, in order to know how he hears our prayer (Catechism of the Catholic Church n.2598)
L’evento della preghiera ci viene pienamente rivelato nel Verbo che si è fatto carne e dimora in mezzo a noi. Cercare di comprendere la sua preghiera, attraverso ciò che i suoi testimoni ci dicono di essa nel Vangelo, è avvicinarci al santo Signore Gesù come al roveto ardente: dapprima contemplarlo mentre prega, poi ascoltare come ci insegna a pregare, infine conoscere come egli esaudisce la nostra preghiera (Catechismo della Chiesa Cattolica n.2598)
“Love is an excellent thing”, we read in the book the Imitation of Christ. “It makes every difficulty easy, and bears all wrongs with equanimity…. Love tends upward; it will not be held down by anything low… love is born of God and cannot rest except in God” (III, V, 3) [Pope Benedict]
«Grande cosa è l’amore – leggiamo nel libro dell’Imitazione di Cristo –, un bene che rende leggera ogni cosa pesante e sopporta tranquillamente ogni cosa difficile. L’amore aspira a salire in alto, senza essere trattenuto da alcunché di terreno. Nasce da Dio e soltanto in Dio può trovare riposo» (III, V, 3) [Papa Benedetto]
For Christians, non-violence is not merely tactical behaviour but a person's way of being (Pope Benedict)
La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere (Papa Benedetto)
The Angel does not enter our room visibly, but the Lord has a plan for each of us, he calls each one of us by name (Pope Benedict)
Nella nostra camera l’Angelo non entra in modo visibile, ma con ciascuno di noi il Signore ha un suo progetto, ciascuno viene da Lui chiamato per nome (Papa Benedetto)
A mysterious love, which in the texts of the New Testament is revealed to us as God’s boundless and passionate love for mankind. God does not lose heart in the face of ingratitude (Pope Benedict)
Un amore misterioso, che nei testi del Nuovo Testamento ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l'uomo. Egli non si arrende dinanzi all'ingratitudine (Papa Benedetto)
don Giuseppe Nespeca
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