Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Nel capitolo dieci del Vangelo di Matteo Gesù mette in guardia dall’ipocrisia di cui è padre colui che S. Teresa d’Avila definiva “mentitore, ipocrita, tenebroso”.

Dobbiamo temere lui, dice il Signore, capace di gettarci nella Geenna.

 

Francesco d’Assisi quando, per grazia, riesce a convertire e domare il lupo di Gubbio ricorda, poi, agli abitanti di quel luogo una cosa cruciale:

«È più pericolosa la fiamma dello inferno, la quale ci ha a durare eternalemente alli dannati, che non è la rabbia del lupo, il quale non può uccidere se non il corpo: quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d’un piccolo animale.

Tornate dunque, carissimi, a Dio e fate degna penitenza de’ vostri peccati, e Iddio vi libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale» (Fioretti. FF 1852).

Altresì l’umile Francesco teneva lontana dalla sua esistenza ogni forma di ipocrisia.

Le Fonti narrano un episodio significativo.

“Un inverno il Santo aveva il povero corpo coperto di una sola tonaca, rafforzata con pezze molto grossolane.

Il guardiano*, che era anche suo compagno, comprò una pelle di volpe e gliela portò dicendo:

«Padre tu soffri di milza e di stomaco: prego la tua carità nel Signore di permettere di cucire all’interno della tonaca questa pelle. Se non la vuoi tutta, almeno accettane una parte in corrisponde dello stomaco».

Francesco rispose:

«Se vuoi che porti sotto la tonaca questa pelliccia, fammene porre un’altra della stessa misura all’esterno. Cucita al di fuori sarà indizio della pelle nascosta sotto».

Il frate ascoltò, ma non era del parere […] Alla fine il guardiano si arrese, e fece cucire una pelliccia sull’altra, perché Francesco non apparisse di fuori diverso da quello che era dentro.

O esempio di coerenza, identico nella vita e nelle parole! Lo stesso dentro e fuori, da suddito e da superiore!

Tu non desideravi alcuna gloria né esterna né privata, perché ti gloriavi solamente del Signore” (FF 714).

 

  • Il guardiano era Frate Angelo da Rieti.

 

 

«Ma temete piuttosto colui che può far perire anima e corpo nella geenna» (Mt 10,28b)

 

 

Domenica 12.a T.O. A  (Mt 10,26-33)

Venerdì, 12 Giugno 2026 03:57

Il Padre previene e cura

Gesù pone attenzione sull’affidarsi alla Provvidenza:

«Guardate gli uccelli del cielo: poiché non seminano né mietono né raccolgono nei granai, e il Padre vostro celeste li nutre» (Mt 6,26).

Francesco e Chiara d’Assisi furono realmente gli ‘affidati alla Provvidenza’, proprio come stile di vita evangelica, poiché la fede li aveva resi ‘mani aperte alle benedizioni del Signore’ - senza preoccuparsi del domani, che avrebbe avuto cura di se stesso.

Nelle Fonti ci sono passi degni di riflessione in merito.

Nella Leggenda maggiore:

"Quando, con l’andare del tempo, i frati erano ormai diventati molto numerosi, il premuroso pastore incominciò a radunarli nel luogo di Santa Maria della Porziuncola per il Capitolo generale, in cui poteva assegnare a ciascuno di loro una porzione di obbedienza nel regno dei poveri, secondo la misura voluta da Dio.

Alla Porziuncola vi era penuria d’ogni cosa; ma, benché qualche volta vi convenisse una moltitudine di oltre cinquemila frati, non mancò mai l’aiuto della Bontà divina, che procurava il sufficiente per tutti e a tutti concedeva la salute del corpo e sovrabbondante gioia di spirito" (FF1080).

E ancora, nella Leggenda Perugina:

"Noi che siamo vissuti con lui, lo abbiamo udito dire a più riprese quella parola del Vangelo: le volpi hanno la tana e gli uccelli del cielo il nido, ma il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.

E seguitava:

«Il Signore, quando stava in disparte a pregare e digiunò quaranta giorni e quaranta notti, non si fece apprestare una cella o una casa, ma si riparò sotto le rocce della montagna».

Così, sull’esempio del Signore, non volle avere in questo mondo né casa né cella, e neanche voleva gli fossero edificate.

Anzi, se gli sfuggiva la raccomandazione:

«Preparatemi questa cella così», dopo non ci voleva dimorare, in ossequio alla Parola del Vangelo: non vi preoccupate" (FF 1559).

Chiara stessa nella necessità si affidava alla Provvidenza, pregando.

"Un giorno era venuto a mancare completamente l’olio alle ancelle di Cristo, al punto che non ve n’era neppure come condimento per le ammalate.

Donna Chiara prende un vasello e, maestra d’umiltà, lo lava lei stessa con le sue mani; poi mette il vaso vuoto da parte, perché lo venga a prendere il frate questuante […]

Si affretta il devoto fratello a soccorrere tanto grande indigenza e corre a prendere il vasello.

Ma non dipende dalla volontà dell’uomo né dagli sforzi di Colui che corre, ma da Dio che usa misericordia.

Infatti, per solo intervento di Dio, quel vaso si ritrova colmo d’olio: la preghiera di Santa Chiara ha prevenuto, a sollievo delle povere figlie, il servizio del frate.

Veramente, quel frate, credendo di essere stato chiamato per nulla, mormorando tra sé e sé disse:

«Per burlarsi di me mi hanno chiamato queste Donne! Perché ecco che il vaso è pieno» (FF 3190 - Leggenda).

Dio precede sempre con la sua misericordia!

Fidandosi di Dio, i Santi di Assisi acquisirono la consapevolezza della loro chiamata affidata al Signore.

 

 

Sabato dell’11.a sett. T.O.  (Mt 6,24-34)

Giovedì, 11 Giugno 2026 02:58

Abbandono dei tesori per il Tesoro!

Gesù esorta a non accumulare tesori sulla terra, presto consumati, ma in Dio perché eterni.

Nelle Fonti il tema del non accumulare è di casa, visto che Francesco, per tutta la sua vita, non pensò che a restituire quanto aveva ricevuto, a partire da suo padre a cui "restituì" persino gli abiti, seguendo ‘nudo’ la via della povertà, sua ambita ricchezza.

Il Minimo aveva mente e cuore rivolti a Dio e cercava solo il Regno dei cieli, in semplicità e purezza di cuore. Testimonianza di questo ci è data da uno dei vari passi delle Fonti Francescane.

Leggiamo:

"Queste visite ai lebbrosi accrebbero la sua bontà. Conducendo un suo compagno, che aveva molto amato, in località fuori mano, gli diceva di aver scoperto un grande e prezioso tesoro.

Quello ne fu tutto felice e volentieri si univa a Francesco, quando era invitato.

Spesso lo conduceva in una grotta, presso Assisi; ci entrava da solo, lasciando fuori l’amico, impaziente di impadronirsi del tesoro […]

Animato da un nuovo straordinario spirito, pregava in segreto il Padre […]

Pativa nell’intimo sofferenza indicibile e angoscia, poiché non riusciva ad essere sereno fino a tanto che non avesse realizzato la sua vocazione" (FF 1409).

Nel suo cammino, in pieno inverno, a Celano, il Poverello donò ad una vecchierella il suo mantello.

Le disse:

«Va’, fatti un vestito, che ne hai veramente bisogno» (FF 673).

E Chiara, nelle sue lettere, scrivendo alla sua figlia spirituale, Agnese di Boemia, attesta:

«Voi che avete preferito la povertà alle ricchezze temporali, e avete affidato i vostri tesori, piuttosto che alla terra, al cielo, ove non li corrode ruggine, non li consuma il tarlo, non li scoprono né rubano i ladri, voi riceverete abbondantissima ricompensa nei cieli […]» (FF 2866).

Il tema della ricchezza da condividere, del ‘non trattenere’ e del ‘restituire’ a Dio e ai fratelli, era molto sentito da Francesco d’Assisi; uno dei motivi conduttori del suo cammino di fede.

Nelle Fonti leggiamo:

"Una volta, mentre ritornava da Siena, incontrò un povero. Si dava il caso che Francesco a causa della malattia, avesse indosso sopra l’abito un mantello.

Mirando con gli occhi misericordiosi la miseria di quell’uomo, disse al compagno:

«Bisogna che restituiamo il mantello a questo povero: perché è suo. Difatti noi lo abbiamo ricevuto in prestito, fino a quando ci sarebbe capitato di trovare qualcuno più povero di noi».

Il compagno, però, considerando lo stato in cui il padre pietoso si trovava, oppose un netto rifiuto: egli non aveva il diritto di dimenticare se stesso, per provvedere all’altro.

Ma il santo:

«Ritengo che il Grande Elemosiniere mi accuserà di furto, se non darò quel che porto indosso a chi è più bisognoso» " (FF 1143).

 

«Non accumulatevi tesori sulla terra» (Mt 6,19)

 

 

Venerdì dell’11.a sett. T.O.  (Mt 6,19-23)

Mercoledì, 10 Giugno 2026 03:35

Il Tesoro della preghiera di figli

Gesù invita i suoi ad una preghiera non prolissa, ma scarna, essenziale; da figli.

Sebbene in paradigmi diversi, Chiara e Francesco d’Assisi avevano consapevolezza che nel profondo del proprio essere si annidava un segreto da rinvenire per rinascere e guarire.

Al punto che, prendendo le distanze dal padre terreno, dinanzi al vescovo del luogo, così il Poverello si espresse:

«Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: PADRE NOSTRO, CHE SEI NEI CIELI, perché in Lui ho riposto ogni mio Tesoro e ho collocato tutta la mia Fiducia e la mia Speranza» (FF 1043).

Ai suoi frati che gli chiedevano d’insegnar loro a pregare, rispose:

«Quando pregate, dite: Padre nostro, e […] Ti adoriamo, o Cristo, in tutte le tue chiese che sono in tutto il mondo, e ti benediciamo, perché, per mezzo della tua santa Croce, hai redento il mondo» (FF 1068).

E nella parafrasi del ‘Padre nostro’:

«Sia santificato il tuo Nome: si faccia luminosa in noi la conoscenza di Te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, l’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi» (FF 268).

Una preghiera, dunque, attestata dalla vita, dalla capacità di perdono, in Ascolto.

Tutto nella cella del proprio corpo, sosteneva Francesco - come ci ricorda la Leggenda Perugina:

«Dovunque siamo o ci muoviamo, portiamo con noi la nostra cella: fratello corpo; l’anima è l’eremita che vi abita dentro a pregare Dio e meditare.

E se l’anima non vive serena e solitaria nella sua cella, ben poco giova al religioso una cella eretta da mano d’uomo» (FF 1636).

E nella Leggenda, Chiara stessa:

"Quanta forza e sostegno riceveva nella fornace della preghiera ardente […] riportava dal fuoco dell’altare del Signore parole ardenti, tali da infiammare il cuore delle sorelle" (FF 3199).

Un’orazione non segnata dal moltiplicarsi delle parole, ma dalla relazione autentica e di spessore con Dio, che conosce ogni cosa.

 

«Pregando, non blaterate come i pagani, infatti essi credono di venire esauditi per la loro verbosità» (Mt 6,7)

 

 

Giovedì dell’11.a sett. T.O.  (Mt 6,7-15)

Martedì, 09 Giugno 2026 05:35

Preghiera e digiuno segreti

Gesù suggerisce di evitare l’ipocrisia nella preghiera, la teatralità dell’apparire, amando e orando nel segreto conosciuto dal Padre.

Francesco e Chiara amarono in modo speciale la preghiera, la contemplazione nascosta.

Nella Vita seconda, stilata dal Celano, troviamo un brano che la dice lunga sulla Relazione discreta di Francesco con Dio, sempre pronto a nascondere scrupolosamente i segreti del Re.

"Cercava sempre un luogo appartato, dove potersi unire non solo con lo spirito, ma con le singole membra, al suo Dio.

E se all’improvviso si sentiva visitato dal Signore, per non rimanere senza cella, se ne faceva una piccola col mantello.

E se a volte era privo di questo, ricopriva il volto con la manica, per non svelare la manna nascosta.

Sempre frapponeva fra sé e gli astanti qualcosa, perché non si accorgessero del contatto dello sposo; così poteva pregare non visto anche se stipato tra mille, come nel cantuccio di una nave.

Infine, se non gli era possibile niente di tutto questo, faceva un tempio del suo petto.

Assorto in Dio e dimentico di se stesso, non gemeva né tossiva, era senz’affanno il suo respiro e scompariva ogni altro segno esteriore" (FF 681).

Meravigliosa discrezione, amante del nascondimento.

Francesco e Chiara furono gli innamorati della santa orazione, del digiuno e dell’elemosina, aderendo a tali pratiche nel senso profondo ed elevato.

Le Fonti sono illuminanti a riguardo del cammino evangelico di questi due Giganti della vita contemplativa e apostolica.

Leggiamo nella Regola di Chiara:

«Le sorelle alle quali il Signore ha dato la grazia di lavorare, lavorino, dopo l’ora terza, applicandosi a lavori decorosi e di comune utilità, con fedeltà e devozione, in modo tale che, bandito l’ozio, nemico dell’anima, non estinguano lo Spirito della santa orazione e devozione, al quale tutte le altre cose temporali devono servire» (FF 2792).

E ancora nel suo Testamento:

«Prego colei che sarà al governo delle sorelle […] si studi di provvedere a ciascuna nelle sue necessità con quelle elemosine che il Signore manderà» (FF 2848).

Francesco stesso mostrava attenzione discreta a tutto questo:

«Non sono mai stato ladro. Voglio dire che delle elemosine, le quali sono l’eredità dei poveri, ho preso sempre meno di quanto mi bisognasse, allo scopo di non intaccare la parte dovuta ad altri poveri. Fare diversamente sarebbe rubare» (FF 1670).

Inoltre in altre circostanze sappiamo che "guidato dallo Spirito Santo, salì su un monte con due compagni e là, digiunando a pane e acqua, dettò la Regola, secondo quando gli suggeriva lo Spirito divino durante la preghiera" (FF 1084).

 

«Ma tu quando preghi, entra nella tua camera e chiusa la tua porta [Is 26,20; 2Re 4,33] prega il Padre tuo che è nel segreto» (Mt 6,6)

 

 

Mercoledì dell’11.a sett. T.O.  (Mt 6,1-6.16-18)

Lunedì, 08 Giugno 2026 03:21

Bellezza che ferisce. E i veri Perfetti

Nel brano odierno Matteo presenta Gesù intento ad evidenziare la vera perfezione secondo il Vangelo.

Nostro prossimo non sono solo i connazionali - come gli Ebrei tendevano, allora, a considerare - ma ogni fratello incontrato.

Il Signore esorta ad amare e pregare per chi ci perseguita. Qui riposa l’autentica santità.

 

In Chiara d’Assisi l’avventura della fede estrema conduceva alla Bellezza che ferisce.

Aveva occhi attenti a tutte le cose, scoprendo in ogni vicenda la Presenza di Cristo, cui voleva conformarsi.

Sì, la vita di Chiara è testimonianza che grida oltre le mura del Monastero.

Dicono le Fonti:

“Lavava lei stessa i sedili delle inferme, li detergeva proprio lei, con quel suo nobile animo, senza rifuggire dalle sozzure né schifare il fetore.

Molto spesso lavava i piedi delle servigiali che tornavano da fuori e, lavatili, li baciava.

Una volta lavava i piedi di una di queste servigiali: mentre stava per baciarli, quella, non sopportando un’umiliazione così grande, ritrasse il piede e nel gesto colpì col piede in viso la sua signora.

Ma ella riprese con dolcezza il piede della servigiale e vi impresse, sotto la pianta, ben aderente un bacio” (FF 3181-3182)

Francesco e Chiara sapevano che i veri Perfetti nel Regno di Dio sono coloro che non demordono e vanno sino in fondo.

Come le stesse Fonti trasmettono, in una Ammonizione ai suoi frati, Francesco sottolinea:

«Sono dunque nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie, dolori e sofferenze […] li dobbiamo amare molto perché a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna» (FF 56).

Ma Chiara stessa vinceva il male con il bene della sua orazione umile, come fece dinanzi all’invasione di Vitale d’Aversa, al servizio dell’imperatore Federico II. Infatti guidava l’esercito contro Assisi.

Ma secondo le Fonti:

“Quando lo venne a sapere Chiara, serva di Cristo, fu scossa da profondo dolore, chiamate a sé le sorelle disse:

«Da questa città riceviamo ogni giorno molti beni […] sarebbe grande empietà non portarle soccorso, come possiamo, ora che è il momento opportuno.

Andate dal Signore nostro e domandategli con tutto il cuore la liberazione della città» (FF 3203).

Il mattino seguente quell’uomo superbo fu costretto ad andarsene, contrariamente ai suoi disegni - e l’esercito disperso.

 

«Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché diventiate figli del Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,44a)

 

 

Martedì 11.a sett. T.O.  (Mt 5,43-48)

Domenica, 07 Giugno 2026 19:15

Bellezza che ferisce

Nel Vangelo di oggi Gesù lancia un messaggio ben preciso: donare a chi ha bisogno:

«A chi ti chiede, dà, e a chi vuole avere un prestito da te non voltare le spalle» (Mt 5,42).

Francesco era uomo semplice e vero; sussultava al solo nominare l’amore di Dio e faceva di tutto per aiutare chi si trovasse in necessità.

Innumerevoli passi delle Fonti descrivono la sua incredibile carità verso chiunque gli chiedesse aiuto in nome di Dio, rimanendo nudo pur di sfamare l’esigenza altrui.

La Vita seconda del Celano c’informa nel merito:

"Una volta un povero gli chiese la carità per amore di Dio. Siccome non aveva nulla, il Santo prese di nascosto le forbici e si preparò a spartire la sua misera tonaca.

E l’avrebbe certamente fatto se non fosse stato scoperto dai frati, ai quali però ordinò di provvedere con altro compenso al povero" (FF 784).

E un giorno, incontrando due frati francesi, accadde quanto segue:

"Capitò a due frati della Francia, uomini di grande santità, d’incontrare Francesco; ne provarono una gioia incredibile, tanto più che da lungo tempo erano tormentati da questo desiderio.

Dopo tenere effusioni di affetto ed uno scambio soave di parole, furono spinti dalla loro ardente devozione a chiedere a Francesco la tonaca.

Il Santo se ne spogliò subito, rimanendo seminudo e gliela diede devotissimamente; poi indossò, con pio scambio, quella più povera di uno di loro.

Era pronto a dare non soltanto simili cose, ma a dare tutto se stesso, e quanto gli veniva chiesto, lo donava con la massima gioia" (FF 767).

 

Anche Chiara d’Assisi, serafica pianta di Francesco, fu sempre generosa con le sorelle e con i poveri.

In lei l’avventura della fede estrema conduceva alla Bellezza che ferisce. Aveva occhi attenti a tutte le cose, scoprendo in ogni vicenda la Presenza di Cristo, cui voleva conformarsi. Sì, la vita di Chiara è testimonianza che grida oltre le mura del Monastero.

La Leggenda narra che, ancor giovanetta, donava a chi aveva bisogno di tutto, senza esitazione.

"Stendeva volentieri la mano ai poveri e dall’abbondanza della sua casa traeva di che supplire all’indigenza di moltissimi […]

Così crescendo con lei, fin dall’infanzia, la misericordia, aveva un animo sensibile alla sofferenza altrui, e si piegava compassionevole sulle miserie degli infelici" (FF 3158).

Il donare se stessi e ciò di cui il prossimo necessitava era inscritto nel loro DNA spirituale, esaltato dalla potenza dello Spirito di Dio in modo mirabile.

Alla mentalità dell’avere i Due Poveri contrapposero quella evangelica del ‘dare senza contare’, gratuitamente.

 

 

Lunedì dell’11.a sett. T.O.  (Mt 5,38-42)

Sabato, 06 Giugno 2026 05:29

Gratuità: cifra del Regno annunciato

Nel Vangelo odierno Gesù, vedendo la folla numerosa che lo seguiva, sottolinea la necessità di pregare perché siano più numerosi gli operai nella sua messe per annunciare il Regno e guarire i malati, nel segno della gratuità.

 

Nelle Fonti troviamo passi diversi riferiti all’annuncio del Regno di Dio e della sua Gratuità da parte di Francesco e dei suoi frati. Leggiamo infatti:

“I suoi discorsi non erano vani, ma ripieni della potenza dello Spirito Santo: penetravano nell’intimo del cuore e suscitavano forte stupore negli ascoltatori.

In ogni sua predica, all’esordio del discorso, salutava il popolo con l’augurio di Pace, dicendo:

«Il Signore vi dia la pace!».

Aveva imparato questa forma di saluto per rivelazione del Signore.

Come i profeti, annunciava la pace, predicava la salvezza” (FF 1052).

Ma è sorprendente trovare episodi che evidenziano la sua nuda gratuità, ricevuta e restituita.

“Francesco, uomo di Dio, nudo delle cose del mondo, si consacrava al culto divino e, non facendo più caso del proprio tornaconto, s’impegna nel servire Dio in tutti i modi possibili.

Di ritorno alla chiesa di S. Damiano, rientrando in città, incominciò ad attraversare piazze e strade, elevando lodi al Signore.

Come finiva le lodi, si dava da fare per ottenere le pietre necessarie al restauro della chiesa.

Diceva: «Chi mi dà una pietra avrà una ricompensa; chi due pietre, due ricompense; chi tre, altrettante ricompense!». (FF 1420).

Inoltre: “Un mattino d’inverno, mentre pregava coperto di miseri indumenti, il suo fratello carnale, passandogli vicino, osservò con ironia rivolgendosi a un concittadino:

Di’ a Francesco che ti venda almeno un soldo del suo sudore!”.

L’uomo di Dio, sentite le parole beffarde, fu preso da gioia sovrumana e rispose in francese:

«Venderò questo sudore, e molto caro, al mio Signore» (FF 1424).

 

 

11.a Domenica T.O.  (Mt 9,36-10,8)

Venerdì, 05 Giugno 2026 03:16

Nuova Famiglia

Francesco, il giullare di Dio, dopo che la Grazia lo aveva reso creatura nuova, preferì alla famiglia naturale quella datagli dal Padre delle misericordie. 

Infatti, senza esitare, davanti al vescovo di Assisi e a tutti gli astanti, si denudò come segno di abbandono, aggiungendo:

«Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza» (FF 1043).

Come dire: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49).

Risposta eloquente al vecchio mondo che lasciava languire nei suoi sollazzi, preferendo gustare la dolcezza respirata a casa Nazareth.

Francesco è in sintonia con la Sacra Famiglia: sia nella dimensione personale che comunitaria sviluppatasi attorno a lui.

Infatti si nutre di povertà e semplicità, crescendo in età, Sapienza e Grazia, davanti a Dio e ai suoi amati frati.

Stava sottomesso ad ogni fratello e seminava ovunque quella straordinaria Sapienza infusa, che gli viene dall’alto, pura e arrendevole.

Maria lo accompagna ovunque.

A Lei si stringeva in ogni evento importante, tanto da definire Avvocata dell’Ordine Colei che aveva reso nostro fratello il Signore della Maestà.

E non meno Chiara faceva parte della singolare, silenziosa Famiglia di Dio, in modo così pieno da ricevere in dono [ormai malata e non più in grado di recarsi in chiesa] di partecipare sensibilmente alla Liturgia natalizia.

Il Padre delle Misericordie e l’intera Famiglia nazaretiana erano con lei. 

Le Fonti c’informano:

“In quell’ora del Natale (1252), quando il mondo giubila con gli angeli per il Bambino appena nato, tutte le Donne si avviano per il Mattutino al luogo della preghiera, lasciando sola la Madre gravata dalla sua infermità. 

E, avendo iniziato a pensare a Gesù piccolino e a dolersi molto di non poter partecipare al canto delle sue lodi, sospirando gli dice:

«Signore Iddio, eccomi lasciata qui sola per Te!».

Ed ecco, all’improvviso cominciò a risuonare alle sue orecchie il meraviglioso concerto che si faceva nella chiesa di S. Francesco.

Udiva i frati salmeggiare nel giubilo, seguiva le armonie dei cantori, percepiva perfino il suono degli strumenti.

Il luogo non era affatto così vicino da consentire umanamente la percezione di quei suoni: o quella celebrazione solenne fu resa divinamente sonora fino a raggiungerla, oppure il suo udito fu rafforzato oltre ogni umana possibilità.

Anzi, cosa che supera questo prodigio di udito, ella fu degna di vedere perfino il presepio del Signore.

Quando, al mattino, le figlie andarono da lei, la beata Chiara disse:

«Benedetto il Signore Gesù Cristo, che non mi ha lasciata sola, quando voi mi avete abbandonata!

Ho proprio udito, per Grazia di Cristo, tutte quelle cerimonie che sono state celebrate questa notte nella chiesa di S. Francesco» (FF 3212).

 

Nelle Comunità di Francesco e Chiara d’Assisi ferveva lo spirito della Famiglia di Nazareth, esperta del soffrire ma anche luogo di virtù genuine. Chiara, come ‘altra Maria’, meditava nel suo cuore Tutti i Misteri del Figlio di Dio.

 

 

Cuore Immacolato di Maria  (Lc 2,41-51)

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Christ reveals his identity of Messiah, Israel's bridegroom, who came for the betrothal with his people. Those who recognize and welcome him are celebrating. However, he will have to be rejected and killed precisely by his own; at that moment, during his Passion and death, the hour of mourning and fasting will come (Pope Benedict)
Cristo rivela la sua identità di Messia, Sposo d'Israele, venuto per le nozze con il suo popolo. Quelli che lo riconoscono e lo accolgono con fede sono in festa. Egli però dovrà essere rifiutato e ucciso proprio dai suoi: in quel momento, durante la sua passione e la sua morte, verrà l'ora del lutto e del digiuno (Papa Benedetto)
For the prodigious and instantaneous healing of the paralytic, the apostle St. Matthew is more sober than the other synoptics, St. Mark and St. Luke. These add broader details, including that of the opening of the roof in the environment where Jesus was, to lower the sick man with his lettuce, given the huge crowd that crowded at the entrance. Evident is the hope of the pitiful companions: they almost want to force Jesus to take care of the unexpected guest and to begin a dialogue with him (Pope Paul VI)
Per la prodigiosa ed istantanea guarigione del paralitico, l’apostolo San Matteo è più sobrio degli altri sinottici, San Marco e San Luca. Questi aggiungono più ampi particolari, tra cui quello dell’avvenuta apertura del tetto nell’ambiente ove si trovava Gesù, per calarvi l’infermo col suo lettuccio, data l’enorme folla che faceva ressa all’entrata. Evidente è la speranza dei pietosi accompagnatori: essi vogliono quasi obbligare Gesù ad occuparsi dell’inatteso ospite e ad iniziare un dialogo con lui (Papa Paolo VI)
A life without love and without truth would not be life. The Kingdom of God is precisely the presence of truth and love and thus is healing in the depths of our being. One therefore understands why his preaching and the cures he works always go together: in fact, they form one message of hope and salvation (Pope Benedict)
Una vita senza amore e senza verità non sarebbe vita. Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza (Papa Benedetto)
His slumber causes us to wake up. Because to be disciples of Jesus, it is not enough to believe God is there, that he exists, but we must put ourselves out there with him; we must also raise our voice with him. Hear this: we must cry out to him. Prayer is often a cry: “Lord, save me!” (Pope Francis)
Il suo sonno provoca noi a svegliarci. Perché, per essere discepoli di Gesù, non basta credere che Dio c’è, che esiste, ma bisogna mettersi in gioco con Lui, bisogna anche alzare la voce con Lui. Sentite questo: bisogna gridare a Lui. La preghiera, tante volte, è un grido: “Signore, salvami!” (Papa Francesco)
"The girl is not dead, but asleep". These words, deeply revealing, lead me to think of the mysterious presence of the Lord of life in a world that seems to succumb to the destructive impulse of hatred, violence and injustice; but no. This world, which is yours, is not dead, but sleeps (Pope John Paul II)
Let our prayer spread out and continue in the churches, communities, families, the hearts of the faithful, as though in an invisible monastery from which an unbroken invocation rises to the Lord (John Paul II)
La nostra preghiera si diffonda e continui nelle chiese, nelle comunità, nelle famiglie, nei cuori credenti, come in un monastero invisibile, da cui salga al Signore una invocazione perenne (Giovanni Paolo II)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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