Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Il Vangelo odierno sottolinea l’autorevolezza di Gesù nel rispondere all’arrogante pretesa dei farisei che chiedono con quale autorità facesse le opere che compiva, sbalordendoli.

In Francesco questo tratto eloquente nasce dalla sua genuina santità, radicata nell’umiltà e che metteva a tacere ogni insubordinazione tra i frati e nella gente comune.

L’umiltà del Minimo nella comunità assisana faceva riflettere e tacere qualsiasi nascosta o palese pretesa.

Nelle Fonti ci sono passi interessanti al riguardo:

“Fin dalla conversione, Francesco, con l’aiuto del Signore, fondò se stesso e la sua casa, vale a dire l’Ordine, da sapiente architetto, sopra solida roccia, cioè sopra la massima umiltà e povertà del Figlio di Dio, e lo chiamò Ordine dei frati minori. Sopra la massima umiltà. Per questo, nei primordi, quando i frati presero a moltiplicarsi, volle che abitassero nei lazzaretti a servizio dei lebbrosi […]” (FF 1658).

E ancora: “Per conservare una più grande umiltà, pochi anni dopo la sua conversione, in un Capitolo celebrato presso la Porziuncola, egli rassegnò le dimissioni dall’incarico di prelato, dicendo alla presenza di tutti i frati convenuti:

«Da ora io sono morto per voi. Ma ecco frate Pietro Cattanio, al quale io e voi tutti obbediremo»” (FF 1661).

Una volta disse al Ministro generale:

«Voglio che tu affidi la cura che hai di me ad uno dei miei compagni. Gli obbedirò come a te stesso: ché per il buon esempio e la virtù dell’obbedienza io voglio che tu resti sempre con me, in vita e in morte».

E nella Regola di S. Chiara (1253):

«E, come al principio della sua conversione, insieme alle sue sorelle, promise obbedienza al beato Francesco, così promette di mantenerla inviolabilmente ai suoi successori» (Bolla di papa Innocenzo IV, 2752).

Ecco con quale autorità Francesco, sulle orme del suo Maestro, faceva queste cose!

 

«Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?» (Mt 21,23)

 

 

Lunedì 3.a sett. di Avvento  (Mt 21,23-27)

Sabato, 06 Dicembre 2025 02:56

Non abiti di lusso ma profeti di Dio

Nel Vangelo di questa domenica Gesù fa presenti agli astanti chi è Giovanni Battista e come nel Regno di Dio il più piccolo sia più grande di lui.

La Sacra Scrittura, poi, rivela come la Sapienza che viene dall’alto formi amici di Dio e profeti.

Francesco, il Povero d’Assisi, trasformato dalla potenza dello Spirito, dopo la sua conversione, riceve il dono della profezia e diventa, per Grazia, «un profeta […] e ben più di un profeta» (Lc 7,26).

La perfetta unità con Dio aveva trasferito in lui le caratteristiche proprie di vero inviato, come Giovanni Battista.

Al pari del Precursore, nel periodo temporale in cui visse e oltre, ha preparato la via al Signore, facendosi battistrada di un nuovo e autentico modo di vivere la Parola, annunciata con semplicità e audacia.

Anche per Francesco vale quel che Gesù disse di Giovanni:

«Che cosa siete usciti a contemplare nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? […] Un uomo vestito di morbide [vesti]?» (Mt 11,7-8).

Francesco, nel deserto di questo mondo, non era una creatura in abiti di lusso, ma l’Araldo del Gran Re che gridava a squarciagola lo squallore clericale e civile del suo tempo.

Dice il suo biografo abruzzese, il Celano:

“Nessuno deve meravigliarsi se questo profeta del nostro tempo si distingueva per tali privilegi: il suo intelletto, libero dalla nebbia densa delle cose terrene e non più soggetto alle lusinghe della carne, saliva leggero alle altezze celesti e si immergeva puro nella luce.

Irradiato in tal modo dallo splendore della luce eterna, attingeva dalla Parola increata ciò che riecheggiava nelle parole.

Oh quanto siamo diversi oggi, noi che avvolti dalle tenebre ignoriamo anche le cose necessarie!” (FF 640).

E le Fonti continuano:

“Nessuno fu tanto avido di oro, quanto lui di povertà, né alcuno più preoccupato di custodire un tesoro, quanto lui la gemma evangelica.

Il suo sguardo in questo si sentiva particolarmente offeso, se nei frati - o in casa o fuori - vedeva qualcosa di contrario alla povertà.

E in realtà, dall’inizio della sua vita religiosa sino alla morte, ebbe come sua ricchezza una tonaca sola, cingolo e calzoni: non ebbe altro.

Il suo aspetto povero indicava chiaramente dove accumulasse le sue ricchezze.

Per questo, lieto, sicuro, agile alla corsa, godeva di aver scambiato con un bene che valeva cento volte le ricchezze destinate a perire” (FF 641).

Il Santo aveva posto la sua dimora in Dio, abitando con la sua fraternità in una chiesa poverella, restaurata poi dai frati: S. Maria della Porziuncola.

E Chiara d’Assisi, nel suo Testamento ricorda:

"Il beatissimo padre nostro Francesco, seguendo le sue orme, scelse per sé e per i suoi frati questa Santa povertà del Figlio di Dio, né mai, finché visse, se ne allontanò in nessuna maniera, né con la parola né con la vita" (FF 2837).

 

 

Domenica 3.a di Avvento (anno A)  (Mt 11,2-11)

Le poche righe del Vangelo di oggi sono dedicate all’opera nuova dei non riconosciuti al pari di Gesù, che preparano le vie del Signore.

Senza dubbio Francesco d’Assisi, in quel tempo, estensibile ai giorni nostri, ha portato una ventata di novità evangelica notevole.

Gesù stesso glielo aveva chiesto: Rinnova la mia Chiesa che va in rovina!

Con la sua semplicità e umiltà, unito a Madonna Povertà, aveva rivoluzionato la vita civile e religiosa con i parametri del Vangelo, quale Elia redivivo.

Leggiamo nelle Fonti passi che sottolineano tale fisionomia e sviluppo:

“Come la stella del mattino, che appare in mezzo alle nubi, con i raggi fulgentissimi della sua vita e della sua dottrina attrasse verso la luce coloro che giacevano nell’ombra della morte.

Come arcobaleno che brilla tra le nubi luminose, portando in se stesso il segno del patto con il Signore, annunziò agli uomini il Vangelo della Pace e della salvezza.

Angelo della vera Pace, anch’egli, a imitazione del Precursore, fu predestinato da Dio a preparargli la strada nel deserto della altissima povertà e a predicare la penitenza con l’esempio e con la parola.

Prevenuto dapprima dai doni della Grazia celeste […] s’innalzò, poi, per i meriti di una virtù sempre vittoriosa; fu ricolmo anche di spirito profetico […]

Fu ricolmato dell’ardente amore dei serafini, finché, divenuto simile alle gerarchie angeliche, venne rapito in cielo da un carro di fuoco.

Resta così razionalmente dimostrato che egli è stato inviato fra noi con lo spirito e la potenza di Elia […]” (FF 1021 - Leggenda maggiore).

 

«Certamente, Elia viene e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto» (Mt 17,11-12)

 

 

Sabato 2.a sett. Avvento  (Mt 17,10-13)

Giovedì, 04 Dicembre 2025 04:50

Libero da schiavitù capricciose

Gesù paragona la generazione con cui aveva a che fare, a bambini capricciosi che giudicano in malo modo qualunque cosa si faccia.

Francesco è stato un discepolo e profeta di Cristo che ha testimoniato concretamente l’opera sapiente di Dio in lui.

Le Fonti, maestre di vita francescana al servizio della Parola, offrono innumerevoli episodi che racchiudono in sé una sintesi del Vangelo.

Infatti, dopo che il Povero cambiò vita, la Sapienza che viene dall’alto lo inondò:

“In mezzo all’avvilimento, in cui era caduta la dottrina evangelica, non nei particolari ma in generale, a motivo dei costumi di coloro che la insegnavano, la Provvidenza di Dio mandò nel mondo questo uomo, perché, come gli apostoli, fosse testimone della verità, davanti a tutti gli uomini. E realmente egli dimostrò con chiarezza, mediante la parola e l’esempio, quanto fosse stolta la sapienza terrena, e in breve, sotto la guida di Cristo, trascinò gli uomini, mediante la stoltezza della predicazione, alla autentica sapienza divina” (FF 474).

Dinanzi alla decadenza di una società che, povera di valori, scambiava per “mangione” o “beone” profeti autentici e lo stesso Cristo, Francesco è il ‘segno del tempo’ che smentisce ogni idea fasulla su Gesù e sulla sua sequela.

Dice S. Bonaventura nella sua Leggenda maggiore:

“Egli comparve ai frati, trasfigurato su un carro di fuoco e come si fece vedere presente, in figura di croce ai capitolari di Arles […]

Questo suo meraviglioso comparire in vari luoghi con la sua persona fisica stava ad indicare […] come il suo spirito fosse in perfetta comunione con la Luce dell’eterna Sapienza, quella Sapienza che è più nobile d’ogni moto e penetra dappertutto per la sua purezza, si comunica alle anime sante e forma gli amici di Dio e i profeti […]

Infatti l’eccelso Dottore suole rivelare i suoi misteri ai semplici e ai piccoli, come abbiamo visto dapprima in Davide […] successivamente in Pietro […] e finalmente in Francesco, il poverello di Cristo” (FF 1202).

 

Francesco, il mercante, vendendo e donando tutto per il Signore Gesù, compra la Perla della vita evangelica, ormai libero da capricci esistenziali frutto d’immaturità.

 

«Eppure la Sapienza è stata riconosciuta giusta dalle sue opere» (Mt 11,19)

 

 

Venerdì 2.a sett. di Avvento  (Mt 11,16-19)

Gesù fa presente agli astanti chi è Giovanni Battista e come nel Regno di Dio il più piccolo sia più grande di lui.

La Sacra Scrittura rivela infatti come la Sapienza che viene dall’alto formi amici di Dio e profeti.

Poiché il Regno dei cieli (la Comunità, la Chiesa) subisce violenza, Francesco raccomandava ai suoi frati di non ribattere colpo su colpo.

Consigliava la povertà di Cristo, quella che nulla possiede e che si fa ultima in ogni circostanza.

«I frati non si approprino di nulla […] e come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo il Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia […] Questa è la sublimità dell’altissima povertà, quella che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei cieli […] questa sia la vostra parte di eredità, quella che conduce fino alla terra dei viventi» (FF 90 - Regola bollata 1223).

L’essere minimi e all’ultimo posto - senza mai scapricciarsi e voler prevaricare - era in Francesco la componente più evidente del frate minore, la ricchezza del farsi minimi per il Regno.

Infatti raccomandava ai suoi figli di rispettare e considerare anche il pensiero dell’ultimo arrivato in comunità, perché, diceva, il Signore spesso parla e si rivela ai piccoli, a chi apparentemente non ha voce in capitolo.

E poiché ben rammentava che in cielo il più piccolo è più grande di Giovanni Battista, molto stimava la minorità: cifra d’oro per il Regno.

Nelle Fonti: “In diverse parti del mondo capitava loro di essere ricoperti di ingiurie, come persone spregevoli e sconosciute; ma l’amore del Vangelo li aveva resi così pazienti, che essi stessi andavano a cercare i luoghi in cui sapevano che sarebbero stati perseguitati ed evitavano quelli dove la loro santità era conosciuta e avrebbero trovato, perciò, onori e simpatia. 

La penuria stessa era per loro dovizia e sovrabbondanza, mentre, secondo il consiglio del Saggio, provavano piacere non nella grandezza, ma nelle cose più piccole” (FF 1075).

 

«In verità vi dico, non è sorto tra i nati di donne uno più grande di Giovanni il Battista, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Ora dai giorni di Giovanni il Battista fino adesso il regno dei cieli patisce violenza e i violenti lo rapiscono» (Mt 11,11-12)

 

 

Giovedì 2.a sett. di Avvento  (Mt 11,11-15)

Martedì, 02 Dicembre 2025 03:33

Sii propizio a me

Gesù richiama i suoi  alla mitezza ed umiltà di cuore come luogo di ristoro da ogni fatica, imparando da Lui.

A riguardo della mitezza di Dio, negli scritti del Povero d’Assisi (Lodi di Dio Altissimo) troviamo questa meravigliosa espressione:

«Tu sei umiltà […] Tu sei bellezza. Tu sei Mansuetudine» (FF 261).

Francesco, Alter Christus, era davvero un uomo mite e tutto ciò che gli richiamava la mansuetudine di Gesù lo guardava e riveriva con grande rispetto e scrupolo.

Lo stesso Tommaso da Celano, uno dei suoi principali biografi, descrive Francesco così:

“Quanto era bello, stupendo e glorioso nella sua innocenza, nella semplicità della sua parola […] Di carattere mite, di indole calmo, affabile nel parlare, cauto nell’ammonire” (FF 464).

Per la sua malattia agli occhi, dinanzi al chirurgo che arroventava il ferro per cauterizzare la parte malata, Francesco così si rivolge a «frate focu»:

"Il Padre per confortare il corpo già scosso dal terrore, così parla al fuoco:

«Frate mio fuoco, di bellezza invidiabile fra tutte le creature, l’Altissimo ti ha creato vigoroso, bello e utile. Sii propizio a me in quest’ora, sii cortese! Perché da gran tempo ti ho amato nel Signore. Prego il Signore grande, che ti ha creato di temperare ora il tuo calore in modo che io possa sopportarlo, se mi bruci con dolcezza».

Terminata la preghiera, traccia un segno di croce sul fuoco e poi aspetta intrepido. Il Santo si offre pronto e sorridente al ferro.

I frati presenti, inorriditi e tremanti si erano allontanati. Tornati che furono, dopo l’operazione, Francesco si rivolge loro:

«Pusillanimi e di poco coraggio, perché siete fuggiti? In verità vi dico, non ho provato né l’ardore del fuoco né alcun dolore della carne».

E rivolto al medico:

«Se la carne non è bene cauterizzata, brucia di nuovo».

Con stupore di questi che, rivolto ai frati, disse: “Vi dico, frati, che oggi ho visto cose mirabili" (FF 752).

E Chiara, nel suo Testamento, raccomanda alle sorelle, in primo luogo a chi presiede la comunità, l’atteggiamento e lo stile del Vangelo:

«Sia ancora tanto affabile e alla portata di tutte, che le sorelle possano manifestarle con fiducia le loro necessità e ricorrere a lei ad ogni ora con confidenza, come crederanno meglio, per sé o a favore delle sorelle» (FF 2848).

Questi due Giganti del Vangelo si nutrirono di umiltà e mitezza trovando in esse la loro difesa.

 

«Imparate da me, che sono mite e tapino di cuore, e troverete riposo per le vite vostre» (Mt 11,29)

 

 

Mercoledì 2.a sett. Avvento  (Mt 11,28-30)

Lunedì, 01 Dicembre 2025 04:06

Per una sola pecorella

Chissà quante volte Francesco, l’Araldo del Gran Re, nel leggere l’episodio della pecora smarrita si sarà soffermato su quel «Che ve ne pare?» (Mt 18,12). Come a dire: «Lo fareste voi?». 

Francesco di certo se la sarà posta questa disarmante domanda, cui tutta la sua eloquente esistenza ha risposto «Sì, senza alcun dubbio».

Per una sola pecorella del suo gregge avrebbe certo lasciato le altre al sicuro alla ricerca di quella perduta.

«Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon Pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce» (FF 155 - Ammonizioni).

Lui, che era solito chiamare frate Leone «pecorella di Dio» avrebbe affrontato ogni avversità pur di ritrovarla, e per questo cercava il martirio perfino presso il Sultano d’Egitto per guadagnarlo a Cristo.

Ricco di tenerezza e misericordia è un episodio che mette in evidenza il cuore di pastore di Francesco. 

Troviamo nelle Fonti:

“Attraversando una volta la Marca d’Ancona, dopo aver predicato nella stessa città, e dirigendosi verso Osimo, in compagnia di frate Paolo, che aveva eletto ministro di tutti i frati di quella provincia, incontrò nella campagna un pastore, che pascolava il suo gregge di montoni e di capre.

In mezzo al branco c’era una sola pecorella, che tutta quieta e umile brucava l’erba.

Appena la vide, Francesco si fermò, e quasi avesse avuto una stretta al cuore, pieno di compassione disse al fratello:

«Vedi quella pecorella sola e mite tra i caproni? Il Signore nostro Gesù Cristo, circondato e braccato dai farisei e dai sinedriti doveva proprio apparire come quell’umile creatura.

Per questo ti prego, figlio mio, per amore di Lui, sii anche tu pieno di compassione, compriamola e portiamola via da queste capre e da questi caproni» (FF 456).

 

«Che cosa vi pare? Lo fareste?» (Mt 18,12)

 

 

Martedì 2.a sett. di Avvento  (Mt 18,12-14)

Domenica, 30 Novembre 2025 05:55

«Tu pure, seguendo le sue vestigia»

Il brano dell’Annunciazione alla Vergine Maria, scelta per essere la Madre di Gesù, è singolarmente caro alla Liturgia nella solennità dell’Immacolata.

Maria la «colmata di grazia», così come sottolinea Lc nel suo Vangelo, trovò sempre presso Francesco d’Assisi un indicibile amore perché, come lui ripeteva: «aveva reso nostro fratello il Signore della maestà».

“A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere” (FF 786).

E nella Lettera ai Fedeli:

«L’Altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele, annunciò questo Verbo del Padre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della Santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità» (FF 181).

Il Poverello, innamorato di Maria, al termine della recita dei salmi sempre concludeva con una stupenda antifona mariana, che esalta tutte le prerogative di Dio in Lei:

«Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, figlia e ancella dell’Altissimo sommo Re il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro. Gloria al Padre […]» (FF 281).

Ma ciò che, a mio avviso, più esalta la Bellezza di Maria “colei che ha trovato Grazia presso Dio” (Lc 1,30) è la stupenda preghiera di Francesco conosciuta come «Saluto alla Beata Vergine Maria»:

Leggiamo nei suoi scritti:

«Ave, Signora, Santa regina,/ santa madre di Dio, Maria,/ che sei vergine fatta Chiesa/ ed eletta dal santissimo Padre celeste,/ che ti ha consacrata/ insieme col santissimo suo Figlio diletto/ e con lo Spirito Santo Paraclito;/ tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia/ e ogni bene.

Ave, suo palazzo,/ ave, suo tabernacolo,/ ave, sua casa./ 

Ave, suo vestimento,/ ave, sua ancella,/ ave, sua Madre […]» (FF 259).

Anche in Chiara, “àltera Maria”, troviamo espressioni che attestano come la santa Vergine fosse il modello del suo quotidiano vivere.

Leggiamo nella 3.a lettera rivolta alla sua figlia spirituale:

«A quel modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell’umiltà e povertà di lui, puoi sempre […] portarlo spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute» (FF 2893).

 

«Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35)

 

 

Immacolata Concezione Beata Vergine Maria  (Lc 1,26-38)

Sabato, 29 Novembre 2025 06:41

Immacolata, Francesco e Chiara

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Being considered strong, capable of commanding, excellent, pristine, magnificent, performing, extraordinary, glorious… harms people. It puts a mask on us, makes us one-sided; takes away understanding. It floats the character we are sitting in, above reality
Essere considerati forti, capaci di comandare, eccellenti, incontaminati, magnifici, performanti, straordinari, gloriosi… danneggia le persone. Ci mette una maschera, rende unilaterali; toglie la comprensione. Fa galleggiare il personaggio in cui siamo seduti, al di sopra della realtà
The paralytic is not a paralytic
Il paralitico non è un paralitico
The Kingdom of God is precisely the presence of truth and love and thus is healing in the depths of our being. One therefore understands why his preaching and the cures he works always go together: in fact, they form one message of hope and salvation (Pope Benedict)
Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza (Papa Benedetto)
To repent and believe in the Gospel are not two different things or in some way only juxtaposed, but express the same reality (Pope Benedict)
Convertirsi e credere al Vangelo non sono due cose diverse o in qualche modo soltanto accostate tra loro, ma esprimono la medesima realtà (Papa Benedetto)
The fire of God's creative and redeeming love burns sin and destroys it and takes possession of the soul, which becomes the home of the Most High! (Pope John Paul II)
Il fuoco dell’amore creatore e redentore di Dio brucia il peccato e lo distrugge e prende possesso dell’anima, che diventa abitazione dell’Altissimo! (Papa Giovanni Paolo II)
«The Spirit of the Lord is upon me, because he has anointed me to preach good news to the poor» (Lk 4:18). Every minister of God has to make his own these words spoken by Jesus in Nazareth [John Paul II]
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare un lieto messaggio» (Lc 4, 18). Ogni ministro di Dio deve far sue nella propria vita queste parole pronunciate da Gesù di Nazareth [Giovanni Paolo II]
It is He himself who comes to meet us, who lowers Heaven to stretch out his hand to us and raise us to his heights [Pope Benedict]
È Lui stesso che ci viene incontro, abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza [Papa Benedetto]
As said st. Augustine: «The Word of God which is explained to you every day and in a certain sense "broken" is also daily Bread». Complete food: basic and “compote” food - historical and ideal, in actuality
Come diceva s. Agostino: «La Parola di Dio che ogni giorno viene a voi spiegata e in un certo senso “spezzata” è anch’essa Pane quotidiano». Alimento completo: cibo base e “companatico” - storico e ideale, in atto
What begins as a discovery of Jesus moves to a greater understanding and commitment through a prayerful process of questions and discernment (John Paul II)
Quel che inizia come una scoperta di Gesù conduce a una maggiore comprensione e dedizione attraverso un devoto processo di domande e discernimento (Giovanni Paolo II)
John's Prologue is certainly the key text, in which the truth about Christ's divine sonship finds its full expression (John Paul II)

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