Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Sabato, 01 Agosto 2026 03:40

«Davvero sei Figlio di Dio»

Il brano del Vangelo di Matteo, proposto in questa domenica, presenta Gesù che, dopo aver pregato in disparte, sul finire della notte si avvicina ai discepoli sulla barca, camminando sulle acque.

Anche il Poverello di Assisi cercava la Relazione solitaria col Padre, prima d’incontrare la folla, che chiedeva guarigione nel corpo e nell’anima, magari toccando la sua rude tonaca.

La folla accorreva devotamente, perché desiderava “stare” con Dio.

Francesco, servo del Cristo, era persona semplice ma desiderosa di "dimorare" presso il Signore, per conformarsi al suo Vangelo e fiorire e far crescere i suoi frati nella via della fede intrepida.

Per questo, appena libero, si ritirava in solitudine a pregare per ricevere illuminazione e maggiore adesione al progetto divino, senza timore.

Le Fonti ritraggono un Francesco «Alter Christus», a sua immagine anche nello stare solo ‘su il Monte’ per penetrare nell’intimità del Padre.

Leggiamo infatti:

"Desiderando il beato e venerabile padre Francesco occuparsi solo di Dio e purificare il suo spirito dalla polvere del mondo, che eventualmente l’avesse contaminato nel suo stare con gli uomini, un giorno si ritirò in un luogo di raccoglimento e di silenzio [La Verna], abbandonando le folle che ogni giorno accorrevano devotamente a lui per ascoltarlo e vederlo.

Egli era solito dividere e destinare il tempo che gli era concesso per acquistare grazie, secondo che gli sembrava più opportuno, una parte per il bene del prossimo, l’altra riservata alla contemplazione solitaria. Prese pertanto con sé pochissimi compagni, tra i più intimi e partecipi della sua vita, perché lo salvaguardassero dalle visite e dal disturbo degli uomini e fossero custodi amorosi e fedeli della sua quiete.

Rimase in quella solitudine per un certo periodo, e avendo con la preghiera intima e la frequente contemplazione raggiunta una straordinaria familiarità con Dio, bramava sapere che cosa di lui e in lui potesse essere più gradito all’eterno Re" (FF 479).

Sapeva, infatti, che avrebbe aiutato a sviluppare la fede timorosa dei discepoli solo attraverso un abbandono fiducioso in Dio, che non fa vacillare o affogare nei pericoli.

Dinanzi a venti contrari, la solidità della "barca" esistenziale in mano a Dio genera salvezza e conduce alla professione di fede che riconosce il Figlio di Dio, senza esitazioni.

 

«E licenziate le folle, salì su il Monte in disparte a pregare» (Mt 14,23)

 

 

Domenica 19.a T.O. anno A  (Mt 14,22-33)

Venerdì, 31 Luglio 2026 04:00

Fede pari a un granello di senape

Gesù guarisce un ragazzo epilettico. Ai discepoli, che chiedevano perché loro non fossero riusciti a scacciare il demonio, egli risponde:«Per la vostra poca fede» (Mt 17,20).

Ne basterebbe tanta quanto un granello di senape per vedere cose straordinarie.

 

Il Povero d’Assisi sapeva, per esperienza diretta, che i demoni temono la preghiera fatta con fede e umiltà. Sanno, infatti, ch’essa oltrepassa le nubi ed è gradita a Dio, accrescendo il fiducioso abbandono in Lui.

Le Fonti francescane sono un pozzo di esperienza e ricchezza spirituale.

In esse leggiamo:

"Là erano continuamente intenti a pregare Iddio applicandosi all’esercizio dell’orazione e della devozione più con la mente che con la voce, per la ragione che non avevano ancora i libri liturgici […]

Ma, al posto di quei libri, leggevano ininterrottamente, sfogliandolo e risfogliandolo il libro della croce di Cristo, giorno e notte, istruiti dall’esempio e dalla parola del Padre, che continuamente faceva loro il discorso della croce di Cristo" (FF 1067).

È chiaro che su questa base granitica s’incuneava una grande fede, che rendeva possibile guarigioni d’ogni genere, liberazioni demoniache, perché fecondate da tanta Grazia.

Il Signore agiva attraverso Francesco e i suoi frati operando cose prodigiose:

"Nel borgo di Sangemini il servo di Dio ricevette ospitalità da un uomo devoto, la cui moglie era tormentata dal demonio. Dopo aver pregato, comandò, per virtù d’obbedienza, al demonio di uscire dalla donna e, con l’aiuto della potenza divina, lo costrinse ad una fuga immediata: dimostrazione chiara che l’ostinazione dei demoni non può resistere alla virtù della santa obbedienza […]" (FF 1219).

Poiché Francesco sapeva che tutto é possibile per chi crede, egli incessantemente ripeteva ai suoi fratelli e nei suoi scritti:

«Tutti i piccoli e i grandi […] e tutti gli uomini d’ogni parte della terra, che sono e saranno, noi tutti frati minori, servi inutili, umilmente preghiamo e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché nessuno può salvarsi in altro modo» (FF 68).

«Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze […] il Signore Iddio […] che ci ha creati, redenti e ci salverà per sua sola misericordia» (FF 69).

Il Poverello, spesso, pregava così davanti al Crocifisso:

«Altissimo glorioso Dio,

illumina le tenebre de lo core mio.

Et dame fede dricta,

speranza certa e carità perfecta

senno e cognoscemento,

Signore,

che faccia lo tuo santo e verace comandamento.

Amen»

(FF 276).

 

«Se avete fede come un granello di senapa, direte a questo monte: "Spostati da qui a là" e si sposterà, e niente per voi sarà impossibile» (Mt 17,20).

 

 

Sabato18.a sett. T.O.  (Mt 17,14-20)

Giovedì, 30 Luglio 2026 04:00

Rinnegare, prendere, seguire

Nel brano di Vangelo le condizioni per seguire Gesù sono riassunte in tre verbi e quindi in tre movimenti: rinnegare, prendere la croce, seguire Cristo.

Gesù sottolinea che non dal guadagno del mondo verrà a noi la vita, ma dalla perdita di ogni vantaggio e stima, per il Vangelo.

Francesco, all’inizio della Regola non bollata (1221), scrive che i frati desideravano vivere seguendo l’esempio del Signore Gesù.

Egli sottolinea varie espressioni del Vangelo, evidenziando l’importanza del rinnegare se stessi e del prendere la croce.

Il pio padre, spesso, raccoglieva intorno a sé i suoi figli e parlando a lungo del Regno di Dio "del disprezzo del mondo, della necessità di rinnegare la propria volontà" (FF 1058) li ammaestrava:

«Andate […] annunciate agli uomini la pace; predicate la penitenza per la remissione dei peccati. Siate pazienti nelle tribolazioni, vigilanti nell’orazione […]» (FF 1058).

Lasciare se stessi per abbracciare la chiamata in tutta la sua ampiezza, disposti a perdere la vita per ritrovarla nella Parola incarnata, costituiva il motivo conduttore del loro quotidiano.

Illuminante è un brano delle Fonti, tratto dalla Leggenda maggiore:

"Mentre un giorno pregava, così isolato dal mondo, ed era tutto assorto in Dio, nell’eccesso del suo fervore gli apparve Cristo Gesù, come uno confitto in croce.

Al vederlo, si sentì sciogliere l’anima. Il ricordo della passione di Cristo si impresse così vivamente nelle più intime viscere del suo cuore, che, da quel momento, quando gli veniva alla mente la crocifissione di Cristo, a stento poteva trattenersi, anche esteriormente, dalle lacrime e dai sospiri, come egli stesso riferì in confidenza più tardi, quando si stava avvicinando alla morte.

L’uomo di Dio comprese che, per mezzo di questa visione, Dio rivolgeva a lui quella  massima del Vangelo:

«Se vuoi venire dietro a me, rinnega te stesso, prendi la tua croce e seguimi» " (FF 1035).

E ancora, nella Vita seconda, il Celano sottolinea:

"Francesco era già morto a questo mondo, ma Cristo viveva in lui. Le delizie del mondo erano per lui una croce, perché portava radicata nel cuore la Croce di Cristo" (FF 800).

Ma pure Chiara, prima pianticella del beato padre, sempre si studiò di rinnegare se stessa, spronando la propria anima e quella delle sorelle con la meditazione assidua della Passione di Cristo.

"Per nutrire poi ininterrottamente la sua anima con le gioie ineffabili del Crocifisso, meditava assai frequentemente l’orazione delle cinque piaghe del Signore.

Imparò l’Ufficio della Croce, come l’aveva composto San Francesco, l’amante della croce, e fu solita recitarlo con pari amore" (FF 3216).

Nella stupenda lettera ad Ermentrude di Bruges*, Chiara si esprime così:

«Alza i tuoi occhi al cielo, o carissima, poiché è un invito per noi, e prendi la croce e segui Cristo che ci precede. Poiché dopo molte e varie tribolazioni, è Lui che ci introdurrà nella sua gloria.

Ama con tutto il cuore Dio, e Gesù, suo Figlio crocifisso per noi peccatori, e non cada mai dalla tua mente il ricordo di Lui.

Medita senza stancarti il mistero della croce e i dolori della Madre ritta ai piedi della croce» (FF 2915).

Chiara, sull’esempio di Francesco, visse la Parola del Vangelo chiusa in S.Damiano, per amore dello Sposo, ripudiando ogni velleità mondana.

Aveva sempre presente che lo Sposo, al suo ritorno, renderà a ciascuno secondo le sue azioni, secondo il proprio vissuto.

Nel tempo in cui visse, scelse di vivere reclusa per Colui che amava, e da cui si sentiva amata.

La dimensione penitenziale e di rinnegamento non è più così aspra e sconcertante, quando è la Carità a far trasudare dalle mura la bellezza dell’esperienza sponsale e rigenerativa da lei fatta, per Grazia, come pure da tante sue sorelle.

 

* Ad Ermentrude si deve la diffusione dell’Ordine delle Clarisse nelle Fiandre.

 

 

Venerdì della 18.a sett. T.O.  (Mt 16,24-28)

Mercoledì, 29 Luglio 2026 02:53

«Divenne altro»

Il Vangelo di Matteo sulla Trasfigurazione sottolinea come il volto di Gesù «brillò come il sole» in solitudine sul monte, davanti a Pietro, Giacomo, Giovanni - e il dialogo circa il suo esodo imminente con Mosè ed Elia, apparsi nella gloria.

 

Anche il Poverello visse nella sua parabola esistenziale la sua trasfigurazione.

Francesco aveva imparato che la presenza dello Spirito Santo si offre a chi lo invoca con familiarità, quanto più lo trova lontano dal frastuono dei mondani.

Le Fonti raccontano che “l’uomo di Dio, restandosene tutto solo e in pace, riempiva i boschi di gemiti, cospargeva la terra di lacrime, si percuoteva il petto e, quasi avesse trovato un più intimo santuario, discorreva col suo Signore […]

Là pure dai frati, che piamente lo osservavano, fu udito interpellare con grida e gemiti la Bontà divina a favore dei peccatori; piangere, anche, ad alta voce la Passione del Signore, come se l’avesse davanti agli occhi.

Là, mentre pregava di notte, fu visto con le mani stese in forma di croce, sollevato da terra con tutto il corpo e circondato da una nuvoletta luminosa: luce straordinaria diffusa intorno al suo corpo, che meravigliosamente testimoniava la luce risplendente nel suo Spirito.

Là, inoltre, come testimoniano prove sicure, gli venivano svelati i misteri nascosti della Sapienza divina, che egli, però, non divulgava all’esterno, se non nella misura in cui ve lo sforzava la carità di Cristo e lo esigeva l’utilità del prossimo […]

Quando tornava dalle sue preghiere, che lo trasformavano quasi in un altro uomo, metteva la più grande attenzione per comportarsi in uniformità con gli altri, perché non avvenisse che il vento dell’applauso, a causa di quanto lui lasciava trapelare di fuori, lo privasse della ricompensa interiore” (FF 1180 - Leggenda maggiore).

Francesco custodiva con grande discrezione la sua trasformazione in «Alter Christus», quasi vivendo nella clausura del suo cuore.

Infatti le stesse Fonti attestano:

"Da principio, quando il vero amore di Cristo aveva già trasformato nella sua stessa immagine l’amante, cominciò a celare e ad occultare il Tesoro con tanta cautela, da non farlo scoprire per lungo tempo neppure ai suoi intimi.

Ma la divina Provvidenza non permise che rimanesse sempre nascosto e non giungesse agli occhi dei suoi cari […]

Uno dei compagni una volta, vedendo le stimmate nei piedi, gli disse: «Cosa è ciò, buon fratello?».

«Pensa ai fatti tuoi» - gli rispose" (FF 719 - Vita Seconda del Celano) con la schiettezza e semplicità che lo contraddistingueva.

 

«E il suo Volto risplendette come il sole, le sue vesti divennero bianche come la luce» (Mt 17,2)

 

 

Trasfigurazione del Signore  (Mt 17,1-9)

Martedì, 28 Luglio 2026 04:12

La Meticcia attesta la sua fede

La Parola del Vangelo oggi evidenzia la fede incipiente e già granitica di una donna pagana che chiede pietà per la figlia, tormentata da un demonio.

Anche Francesco d’Assisi, profeta di Dio, estraneo al mondo istituzionale ufficiale, operò cose mirabili in merito.

Il Povero, campione della fede in Cristo, realizzò guarigioni per la potenza dello Spirito di Dio, in vita e in morte.

La sua vita di fede contagiò molte persone che, beneficiando della sua testimonianza, guarirono da mali e possessioni diaboliche.

A tal proposito, le Fonti ci porgono vari episodi:

“Viveva a Foligno un uomo di nome Pietro. Postosi in cammino per visitare il santuario di S. Michele arcangelo […] arrivato ad una fonte, stanco e assetato, prese a bere dell’acqua; e gli sembrò d’aver ingoiato dei demoni. Ed effettivamente da quell’istante rimase ossesso per tre anni, dicendo e compiendo cose orrende.

Si portò sulla tomba del santissimo Padre Francesco, e vi giunse ancora strapazzato dai demoni, più che mai furiosi contro di lui; appena toccò il sepolcro, fu con evidente e chiaro miracolo, liberato del tutto e per sempre” (FF 554).

E ancora il Celano nella Vita Prima narra la fede di un bimbo guarito da Francesco:

“Matteo, un bambino di Todi, da otto giorni giaceva in un letto più morto che vivo: bocca ermeticamente chiusa, occhi serrati, volto, mani e piedi anneriti come un paiolo al fuoco. Tutti pensavano che non c’era più nulla da sperare.

Un giorno la madre si prostra in preghiera, invocando il nome e l’aiuto di Francesco.

Quando si alza, il bambino comincia ad aprire gli occhi, a vederci e a succhiare il latte. Poco dopo, caduta quella pelle nera, la carne ritorna al suo colore normale e riprende vigore e sanità.

Appena lo vede fuori pericolo, la madre lo interroga: «Chi ti ha guarito, figlio mio?».

Il fanciullo balbettando risponde: «Ciccu, Ciccu».

Di nuovo lo interrogano: «A chi devi questa grazia?». E il bimbo replica: «Ciccu, Ciccu!» - dimezzando in questo modo il nome di Francesco, poiché era ancora piccino e incapace di parlare bene” (FF 556).

I piccoli, di età ma pure nel cuore, ottengono per Fede quello che i grandi neppure sanno chiedere o desiderare.

Una fede solida è oggetto di ammirazione da parte di Gesù che opera secondo il desiderio di chi la vive, generando creature nuove.

 

«Donna, grande la tua fede! Avvenga per te come vuoi» (Mt 15,28).

 

 

Mercoledì della 18.a sett. T.O. (Mt 15,21-28)

Lunedì, 27 Luglio 2026 03:03

Dall’interno. Purità di cuore 

Gesù insegna alla folla e spiega: ciò che rende impuri è quanto esce dal cuore.

Francesco, puro di cuore, trasparente nei propositi e nelle intenzioni, aveva introdotto pure nelle Ammonizioni da lui scritte un chiaro appello orientativo per i suoi frati - nel merito dei comportamenti.

Nelle Fonti:

«Quando noi viviamo secondo la carne, il diavolo vuole toglierci l’amore del [Signore nostro] Gesù Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell’inferno; poiché noi per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari al bene, pronti invece e volenterosi al male, perché, come dice il Signore nel Vangelo: Dal cuore procedono ed escono i cattivi pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i furti, la cupidigia, la cattiveria, la frode, l’impudicizia, l’invidia, le false testimonianze, la bestemmia, [la superbia], la stoltezza. Tutte queste cose cattive procedono dal di dentro del cuore dell’uomo, e sono queste cose che contaminano l’uomo.

Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui» (FF 57).

In tal guisa istruiva i suoi fratelli nella via della purità.

E nella Vita Prima del Celano, a riguardo dei suoi frati:

"E così  solevano fare sempre quando si recavano da lui; non gli nascondevano neppure il minimo pensiero e i moti involontari dell’anima, e dopo aver compiuto tutto ciò che era stato loro comandato, si ritenevano ancora servi inutili.

E veramente la «purezza di cuore» riempiva a tal punto quel primo gruppo di discepoli del beato Francesco, che, pur sapendo operare cose utili, sante e rette, si mostrava del tutto incapace di trarne vana compiacenza.

Allora il beato Francesco, stringendo a sé i figli con grande amore, cominciò a manifestare a loro il suo progetto e ciò che il Signore gli aveva rivelato" (FF 370).

Magnificenza dei piccoli!

 

«Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo»

 

 

Martedì 18.a sett. T.O. anno A  (Mt 15,1-2.10-14)

Domenica, 26 Luglio 2026 02:52

Fede irrobustita dalla preghiera

Il brano di Vangelo proposto da Matteo presenta Gesù che, dopo aver pregato in disparte, sul finire della notte si avvicina ai discepoli sulla barca, camminando sulle acque.

Dopo la traversata, la gente si accosta a Lui per trovare guarigione nel corpo e nell’anima.

Anche il Poverello di Assisi cercava la Relazione solitaria col Padre, prima d’incontrare la folla, che chiedeva guarigione nel corpo e nell’anima, magari toccando la sua rude tonaca.

La folla accorreva devotamente, perché desiderava “stare” con Dio.

Francesco, servo del Cristo, era persona semplice ma desiderosa di "dimorare" presso il Signore, per conformarsi al suo Vangelo e fiorire e far crescere i suoi frati nella via della fede intrepida.

Per questo, appena libero, si ritirava in solitudine a pregare per ricevere illuminazione e maggiore adesione al progetto divino, senza timore.

Le Fonti ritraggono un Francesco «Alter Christus», a sua immagine anche nello stare solo ‘su il Monte’ per penetrare nell’intimità del Padre.

Leggiamo infatti:

"Desiderando il beato e venerabile padre Francesco occuparsi solo di Dio e purificare il suo spirito dalla polvere del mondo, che eventualmente l’avesse contaminato nel suo stare con gli uomini, un giorno si ritirò in un luogo di raccoglimento e di silenzio [La Verna], abbandonando le folle che ogni giorno accorrevano devotamente a lui per ascoltarlo e vederlo.

Egli era solito dividere e destinare il tempo che gli era concesso per acquistare grazie, secondo che gli sembrava più opportuno, una parte per il bene del prossimo, l’altra riservata alla contemplazione solitaria. Prese pertanto con sé pochissimi compagni, tra i più intimi e partecipi della sua vita, perché lo salvaguardassero dalle visite e dal disturbo degli uomini e fossero custodi amorosi e fedeli della sua quiete.

Rimase in quella solitudine per un certo periodo, e avendo con la preghiera intima e la frequente contemplazione raggiunta una straordinaria familiarità con Dio, bramava sapere che cosa di lui e in lui potesse essere più gradito all’eterno Re" (FF 479).

Sapeva, infatti, che avrebbe aiutato a sviluppare la fede timorosa dei discepoli solo attraverso un abbandono fiducioso in Dio, che non fa vacillare o affogare nei pericoli.

Dinanzi a venti contrari, la solidità della "barca" esistenziale in mano a Dio genera salvezza.

 

«E licenziate le folle, salì su il Monte in disparte a pregare» (Mt 14,23)

 

 

Martedì della 18.a sett. T.O.  (Mt 14,22-36)

Il Signore prova compassione per la folla che lo segue, e vuole condivisione dei pani e pesci.

Così i suoi discepoli, invitati a dare da mangiare a tanta gente, sfamarono circa cinquemila persone con dodici ceste in avanzo.

Richiamo all’abbondanza inimmaginabile dell’Eucaristia, Pane della Vita per tutti.

Francesco, che si definiva «semplice e idiota», aveva un cuore speciale, che gli permetteva di percepire le profondità del Mistero di totale donazione del Cristo.

Sottolinea il Celano nella Vita Prima:

”Amico della semplicità, dal cuore incomparabilmente sincero e nobile. E quanto gli si addice questo nome di «Francesco», a lui che ebbe cuore franco e nobile più di ogni altro” (FF 529).

La sua compassione verso la gente bisognosa e povera era viscerale:

“Si chinava, con meravigliosa tenerezza e compassione, verso chiunque fosse afflitto da qualche sofferenza fisica e quando notava in qualcuno indigenza o necessità, nella dolce pietà del cuore, la considerava come una sofferenza di Cristo stesso” (FF 1142).

Infatti, dinanzi a Gesù, Pane disceso dal Cielo, così si esprime nelle sue Ammonizioni:

Ecco, ogni giorno egli si umilia […] ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote […] e come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne […] e come essi con gli occhi del corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.

E in tal maniera il Signore è sempre con i suoi fedeli, come egli stesso dice: «Ecco io sono con voi sino alla fine del mondo» " (FF 144-145).

E nelle sue lettere:

«O umiltà sublime! O sublimità umile […] Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. NULLA, DUNQUE, DI VOI TRATTENETE PER VOI, AFFINCHÉ TOTALMENTE VI ACCOLGA COLUI CHE TOTALMENTE A VOI SI OFFRE» (FF 221).

Ma un esempio di ‘Pane donato’ ci viene non meno da Chiara d’Assisi:

“C’era un solo pane, in monastero, e già incalzavano l’ora del desinare e la fame. Chiamata la dispensiera, la Santa le comanda di dividere il pane e di mandarne una parte ai frati, di trattenere l’altra dentro, per le sorelle.

Da questa seconda metà serbata, ordina di tagliare cinquanta fette, quale era il numero delle Donne, e di presentarle loro sulla mensa della povertà.

E alla devota figlia, che le rispondeva: «Occorrerebbero gli antichi miracoli di Cristo, per poter tagliare così poco pane in cinquanta fette», la Madre replicò, dicendole:

«Fa’ sicura quello che ti dico figlia!».

Si affretta dunque la figlia ad eseguire il comando della Madre; e si affretta la Madre a rivolgere più sospiri al suo Cristo, per le sue figlie.

E per grazia divina quella scarsa materia cresce tra le mani di colei che la spezza, così che risulta una porzione abbondante per ciascun membro della comunità" (FF 3189).

 

«Ora quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare donne e bambini» (Mt 14,21)

 

 

18a Domenica T.O. (anno A)  (Mt 14,13-21)

Pagina 1 di 11
The power of faith can move mountains (cf. Mt 17:20): the Lord can illuminate even the deepest darkness [Pope Benedict]
La forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda [Papa Benedetto]
By willingly accepting death, Jesus carries the cross of all human beings and becomes a source of salvation for the whole of humanity. St Cyril of Jerusalem commented: “The glory of the Cross led those who were blind through ignorance into light, loosed all who were held fast by sin and brought redemption to the whole world of mankind” (Catechesis Illuminandorum XIII, 1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Pope Benedict]
Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. San Cirillo di Gerusalemme commenta: «La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 B) [Papa Benedetto]
In the New Testament, it is Christ who constitutes the full manifestation of God's light [Pope Benedict]
Nel Nuovo Testamento è Cristo a costituire la piena manifestazione della luce di Dio [Papa Benedetto]
Faith opens us to knowing and welcoming the real identity of Jesus, his newness and oneness, his word, as a source of life, in order to live a personal relationship with him. Knowledge of the faith grows, it grows with the desire to find the way and in the end it is a gift of God who does not reveal himself to us as an abstract thing without a face or a name, because faith responds to a Person who wants to enter into a relationship of deep love with us and to involve our whole life (Pope Benedict)
La fede ci apre a conoscere e ad accogliere la reale identità di Gesù, la sua novità e unicità, la sua Parola, come fonte di vita, per vivere una relazione personale con Lui. Il conoscere della fede cresce, cresce con il desiderio di trovare la strada, ed è finalmente un dono di Dio, che si rivela a noi non come una cosa astratta senza volto e senza nome, ma la fede risponde a una Persona, che vuole entrare in un rapporto di amore profondo con noi e coinvolgere tutta la nostra vita (Papa Benedetto)
Jesus Christ clearly indicates that even acts of devotion and penance (such as fasting, almsgiving, prayer), which by their religious purpose are primarily 'interior', can succumb to current 'externalism', and can therefore be falsified [John Paul II]
Gesù Cristo indica chiaramente che anche gli atti di devozione e di penitenza (come digiuno, elemosina, preghiera) che per la loro finalità religiosa sono principalmente “interiori”, possono cedere all’“esteriorismo” corrente, e quindi possono essere falsificati [Giovanni Paolo II]
Today’s Gospel reminds us that faith in the Lord and in his Word does not open a way for us where everything is easy and calm; it does not rescue us from life’s storms. Faith gives us the assurance of a Presence (Pope Francis)
He does so in many situations of daily life - He holds his hand out to us. And only if we take the Lord's hand, if we let ourselves be guided by him, will the path we take be right and good [Pope Benedict]
Lo fa in molteplici situazioni della vita quotidiana - Egli ci porge la mano. E soltanto se noi prendiamo la mano del Signore, se ci lasciamo guidare da Lui, la nostra sarà una strada giusta e buona [Papa Benedetto]

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