Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Lunedì, 08 Dicembre 2025 05:49

«Chi sei tu, Signore e chi sono io?»

Francesco, uomo di Dio ben radicato nell’umiltà e tutto dedito all’annuncio della Buona Novella, ogni giorno, nella preghiera chiedeva a Dio «Chi sei tu, Signore e chi sono io».

Gesù gli risponde attraverso le guarigioni che Lui opera, pure attraverso il suo servo.

Infatti le Fonti c’informano:

”Una donna di Coccorano, che era priva dell’uso di tutte le membra, ad eccezione della lingua, venne trasportata su barella di stuoie al sepolcro del santo. Dopo una breve sosta, si rialzò completamente guarita.

Anche un altro cittadino di Gubbio portò dentro una cesta un suo figlioletto davanti al sepolcro del Santo. 

Era talmente deformato, che aveva le tibie del tutto atrofizzate e ripiegate sui femori. 

Lo riebbe completamente guarito” (FF 551).

E ancora: “Un certo Albertino di Narni aveva perduto completamente la vista e le palpebre gli scendevano fino agli zigomi. Appena fece un voto al beato Francesco, fu prontamente guarito” (FF 553).

 

Gesù fa sapere al mondo che egli continua a guarire anche attraverso i suoi servi fedeli, perché «farete cose più grandi di queste» - ricorda.

A chi gli pone la domanda se è Lui L’ Atteso delle genti, risponde con l’eloquenza degli eventi e, nel tempo, dice a chiunque pone interrogativi:

«Andate e riferite […] i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati» (Lc 7,22).

E Francesco, che un tempo (prima della conversione) credeva alle parole mentre ora che ha incontrato il Vivente, più ai fatti e alla concretezza della vita, continua l’opera del Maestro annunciando:

«Andate a dire che…»

La Buona Novella del Regno si fa strada, e attraverso i profeti d’ogni tempo non manca d’istruire e convincere.

I fatti sono un “andate a dire” perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, a partire da Betlemme.

 

 

Mercoledì 3.a sett. di Avvento  (Lc 7,19-23)

Il Vangelo odierno sottolinea l’autorevolezza di Gesù nel rispondere all’arrogante pretesa dei farisei che chiedono con quale autorità facesse le opere che compiva, sbalordendoli.

In Francesco questo tratto eloquente nasce dalla sua genuina santità, radicata nell’umiltà e che metteva a tacere ogni insubordinazione tra i frati e nella gente comune.

L’umiltà del Minimo nella comunità assisana faceva riflettere e tacere qualsiasi nascosta o palese pretesa.

Nelle Fonti ci sono passi interessanti al riguardo:

“Fin dalla conversione, Francesco, con l’aiuto del Signore, fondò se stesso e la sua casa, vale a dire l’Ordine, da sapiente architetto, sopra solida roccia, cioè sopra la massima umiltà e povertà del Figlio di Dio, e lo chiamò Ordine dei frati minori. Sopra la massima umiltà. Per questo, nei primordi, quando i frati presero a moltiplicarsi, volle che abitassero nei lazzaretti a servizio dei lebbrosi […]” (FF 1658).

E ancora: “Per conservare una più grande umiltà, pochi anni dopo la sua conversione, in un Capitolo celebrato presso la Porziuncola, egli rassegnò le dimissioni dall’incarico di prelato, dicendo alla presenza di tutti i frati convenuti:

«Da ora io sono morto per voi. Ma ecco frate Pietro Cattanio, al quale io e voi tutti obbediremo»” (FF 1661).

Una volta disse al Ministro generale:

«Voglio che tu affidi la cura che hai di me ad uno dei miei compagni. Gli obbedirò come a te stesso: ché per il buon esempio e la virtù dell’obbedienza io voglio che tu resti sempre con me, in vita e in morte».

E nella Regola di S. Chiara (1253):

«E, come al principio della sua conversione, insieme alle sue sorelle, promise obbedienza al beato Francesco, così promette di mantenerla inviolabilmente ai suoi successori» (Bolla di papa Innocenzo IV, 2752).

Ecco con quale autorità Francesco, sulle orme del suo Maestro, faceva queste cose!

 

«Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?» (Mt 21,23)

 

 

Lunedì 3.a sett. di Avvento  (Mt 21,23-27)

Sabato, 06 Dicembre 2025 02:56

Non abiti di lusso ma profeti di Dio

Nel Vangelo di questa domenica Gesù fa presenti agli astanti chi è Giovanni Battista e come nel Regno di Dio il più piccolo sia più grande di lui.

La Sacra Scrittura, poi, rivela come la Sapienza che viene dall’alto formi amici di Dio e profeti.

Francesco, il Povero d’Assisi, trasformato dalla potenza dello Spirito, dopo la sua conversione, riceve il dono della profezia e diventa, per Grazia, «un profeta […] e ben più di un profeta» (Lc 7,26).

La perfetta unità con Dio aveva trasferito in lui le caratteristiche proprie di vero inviato, come Giovanni Battista.

Al pari del Precursore, nel periodo temporale in cui visse e oltre, ha preparato la via al Signore, facendosi battistrada di un nuovo e autentico modo di vivere la Parola, annunciata con semplicità e audacia.

Anche per Francesco vale quel che Gesù disse di Giovanni:

«Che cosa siete usciti a contemplare nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? […] Un uomo vestito di morbide [vesti]?» (Mt 11,7-8).

Francesco, nel deserto di questo mondo, non era una creatura in abiti di lusso, ma l’Araldo del Gran Re che gridava a squarciagola lo squallore clericale e civile del suo tempo.

Dice il suo biografo abruzzese, il Celano:

“Nessuno deve meravigliarsi se questo profeta del nostro tempo si distingueva per tali privilegi: il suo intelletto, libero dalla nebbia densa delle cose terrene e non più soggetto alle lusinghe della carne, saliva leggero alle altezze celesti e si immergeva puro nella luce.

Irradiato in tal modo dallo splendore della luce eterna, attingeva dalla Parola increata ciò che riecheggiava nelle parole.

Oh quanto siamo diversi oggi, noi che avvolti dalle tenebre ignoriamo anche le cose necessarie!” (FF 640).

E le Fonti continuano:

“Nessuno fu tanto avido di oro, quanto lui di povertà, né alcuno più preoccupato di custodire un tesoro, quanto lui la gemma evangelica.

Il suo sguardo in questo si sentiva particolarmente offeso, se nei frati - o in casa o fuori - vedeva qualcosa di contrario alla povertà.

E in realtà, dall’inizio della sua vita religiosa sino alla morte, ebbe come sua ricchezza una tonaca sola, cingolo e calzoni: non ebbe altro.

Il suo aspetto povero indicava chiaramente dove accumulasse le sue ricchezze.

Per questo, lieto, sicuro, agile alla corsa, godeva di aver scambiato con un bene che valeva cento volte le ricchezze destinate a perire” (FF 641).

Il Santo aveva posto la sua dimora in Dio, abitando con la sua fraternità in una chiesa poverella, restaurata poi dai frati: S. Maria della Porziuncola.

E Chiara d’Assisi, nel suo Testamento ricorda:

"Il beatissimo padre nostro Francesco, seguendo le sue orme, scelse per sé e per i suoi frati questa Santa povertà del Figlio di Dio, né mai, finché visse, se ne allontanò in nessuna maniera, né con la parola né con la vita" (FF 2837).

 

 

Domenica 3.a di Avvento (anno A)  (Mt 11,2-11)

Le poche righe del Vangelo di oggi sono dedicate all’opera nuova dei non riconosciuti al pari di Gesù, che preparano le vie del Signore.

Senza dubbio Francesco d’Assisi, in quel tempo, estensibile ai giorni nostri, ha portato una ventata di novità evangelica notevole.

Gesù stesso glielo aveva chiesto: Rinnova la mia Chiesa che va in rovina!

Con la sua semplicità e umiltà, unito a Madonna Povertà, aveva rivoluzionato la vita civile e religiosa con i parametri del Vangelo, quale Elia redivivo.

Leggiamo nelle Fonti passi che sottolineano tale fisionomia e sviluppo:

“Come la stella del mattino, che appare in mezzo alle nubi, con i raggi fulgentissimi della sua vita e della sua dottrina attrasse verso la luce coloro che giacevano nell’ombra della morte.

Come arcobaleno che brilla tra le nubi luminose, portando in se stesso il segno del patto con il Signore, annunziò agli uomini il Vangelo della Pace e della salvezza.

Angelo della vera Pace, anch’egli, a imitazione del Precursore, fu predestinato da Dio a preparargli la strada nel deserto della altissima povertà e a predicare la penitenza con l’esempio e con la parola.

Prevenuto dapprima dai doni della Grazia celeste […] s’innalzò, poi, per i meriti di una virtù sempre vittoriosa; fu ricolmo anche di spirito profetico […]

Fu ricolmato dell’ardente amore dei serafini, finché, divenuto simile alle gerarchie angeliche, venne rapito in cielo da un carro di fuoco.

Resta così razionalmente dimostrato che egli è stato inviato fra noi con lo spirito e la potenza di Elia […]” (FF 1021 - Leggenda maggiore).

 

«Certamente, Elia viene e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto» (Mt 17,11-12)

 

 

Sabato 2.a sett. Avvento  (Mt 17,10-13)

Giovedì, 04 Dicembre 2025 04:50

Libero da schiavitù capricciose

Gesù paragona la generazione con cui aveva a che fare, a bambini capricciosi che giudicano in malo modo qualunque cosa si faccia.

Francesco è stato un discepolo e profeta di Cristo che ha testimoniato concretamente l’opera sapiente di Dio in lui.

Le Fonti, maestre di vita francescana al servizio della Parola, offrono innumerevoli episodi che racchiudono in sé una sintesi del Vangelo.

Infatti, dopo che il Povero cambiò vita, la Sapienza che viene dall’alto lo inondò:

“In mezzo all’avvilimento, in cui era caduta la dottrina evangelica, non nei particolari ma in generale, a motivo dei costumi di coloro che la insegnavano, la Provvidenza di Dio mandò nel mondo questo uomo, perché, come gli apostoli, fosse testimone della verità, davanti a tutti gli uomini. E realmente egli dimostrò con chiarezza, mediante la parola e l’esempio, quanto fosse stolta la sapienza terrena, e in breve, sotto la guida di Cristo, trascinò gli uomini, mediante la stoltezza della predicazione, alla autentica sapienza divina” (FF 474).

Dinanzi alla decadenza di una società che, povera di valori, scambiava per “mangione” o “beone” profeti autentici e lo stesso Cristo, Francesco è il ‘segno del tempo’ che smentisce ogni idea fasulla su Gesù e sulla sua sequela.

Dice S. Bonaventura nella sua Leggenda maggiore:

“Egli comparve ai frati, trasfigurato su un carro di fuoco e come si fece vedere presente, in figura di croce ai capitolari di Arles […]

Questo suo meraviglioso comparire in vari luoghi con la sua persona fisica stava ad indicare […] come il suo spirito fosse in perfetta comunione con la Luce dell’eterna Sapienza, quella Sapienza che è più nobile d’ogni moto e penetra dappertutto per la sua purezza, si comunica alle anime sante e forma gli amici di Dio e i profeti […]

Infatti l’eccelso Dottore suole rivelare i suoi misteri ai semplici e ai piccoli, come abbiamo visto dapprima in Davide […] successivamente in Pietro […] e finalmente in Francesco, il poverello di Cristo” (FF 1202).

 

Francesco, il mercante, vendendo e donando tutto per il Signore Gesù, compra la Perla della vita evangelica, ormai libero da capricci esistenziali frutto d’immaturità.

 

«Eppure la Sapienza è stata riconosciuta giusta dalle sue opere» (Mt 11,19)

 

 

Venerdì 2.a sett. di Avvento  (Mt 11,16-19)

Gesù fa presente agli astanti chi è Giovanni Battista e come nel Regno di Dio il più piccolo sia più grande di lui.

La Sacra Scrittura rivela infatti come la Sapienza che viene dall’alto formi amici di Dio e profeti.

Poiché il Regno dei cieli (la Comunità, la Chiesa) subisce violenza, Francesco raccomandava ai suoi frati di non ribattere colpo su colpo.

Consigliava la povertà di Cristo, quella che nulla possiede e che si fa ultima in ogni circostanza.

«I frati non si approprino di nulla […] e come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo il Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia […] Questa è la sublimità dell’altissima povertà, quella che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei cieli […] questa sia la vostra parte di eredità, quella che conduce fino alla terra dei viventi» (FF 90 - Regola bollata 1223).

L’essere minimi e all’ultimo posto - senza mai scapricciarsi e voler prevaricare - era in Francesco la componente più evidente del frate minore, la ricchezza del farsi minimi per il Regno.

Infatti raccomandava ai suoi figli di rispettare e considerare anche il pensiero dell’ultimo arrivato in comunità, perché, diceva, il Signore spesso parla e si rivela ai piccoli, a chi apparentemente non ha voce in capitolo.

E poiché ben rammentava che in cielo il più piccolo è più grande di Giovanni Battista, molto stimava la minorità: cifra d’oro per il Regno.

Nelle Fonti: “In diverse parti del mondo capitava loro di essere ricoperti di ingiurie, come persone spregevoli e sconosciute; ma l’amore del Vangelo li aveva resi così pazienti, che essi stessi andavano a cercare i luoghi in cui sapevano che sarebbero stati perseguitati ed evitavano quelli dove la loro santità era conosciuta e avrebbero trovato, perciò, onori e simpatia. 

La penuria stessa era per loro dovizia e sovrabbondanza, mentre, secondo il consiglio del Saggio, provavano piacere non nella grandezza, ma nelle cose più piccole” (FF 1075).

 

«In verità vi dico, non è sorto tra i nati di donne uno più grande di Giovanni il Battista, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Ora dai giorni di Giovanni il Battista fino adesso il regno dei cieli patisce violenza e i violenti lo rapiscono» (Mt 11,11-12)

 

 

Giovedì 2.a sett. di Avvento  (Mt 11,11-15)

Martedì, 02 Dicembre 2025 03:33

Sii propizio a me

Gesù richiama i suoi  alla mitezza ed umiltà di cuore come luogo di ristoro da ogni fatica, imparando da Lui.

A riguardo della mitezza di Dio, negli scritti del Povero d’Assisi (Lodi di Dio Altissimo) troviamo questa meravigliosa espressione:

«Tu sei umiltà […] Tu sei bellezza. Tu sei Mansuetudine» (FF 261).

Francesco, Alter Christus, era davvero un uomo mite e tutto ciò che gli richiamava la mansuetudine di Gesù lo guardava e riveriva con grande rispetto e scrupolo.

Lo stesso Tommaso da Celano, uno dei suoi principali biografi, descrive Francesco così:

“Quanto era bello, stupendo e glorioso nella sua innocenza, nella semplicità della sua parola […] Di carattere mite, di indole calmo, affabile nel parlare, cauto nell’ammonire” (FF 464).

Per la sua malattia agli occhi, dinanzi al chirurgo che arroventava il ferro per cauterizzare la parte malata, Francesco così si rivolge a «frate focu»:

"Il Padre per confortare il corpo già scosso dal terrore, così parla al fuoco:

«Frate mio fuoco, di bellezza invidiabile fra tutte le creature, l’Altissimo ti ha creato vigoroso, bello e utile. Sii propizio a me in quest’ora, sii cortese! Perché da gran tempo ti ho amato nel Signore. Prego il Signore grande, che ti ha creato di temperare ora il tuo calore in modo che io possa sopportarlo, se mi bruci con dolcezza».

Terminata la preghiera, traccia un segno di croce sul fuoco e poi aspetta intrepido. Il Santo si offre pronto e sorridente al ferro.

I frati presenti, inorriditi e tremanti si erano allontanati. Tornati che furono, dopo l’operazione, Francesco si rivolge loro:

«Pusillanimi e di poco coraggio, perché siete fuggiti? In verità vi dico, non ho provato né l’ardore del fuoco né alcun dolore della carne».

E rivolto al medico:

«Se la carne non è bene cauterizzata, brucia di nuovo».

Con stupore di questi che, rivolto ai frati, disse: “Vi dico, frati, che oggi ho visto cose mirabili" (FF 752).

E Chiara, nel suo Testamento, raccomanda alle sorelle, in primo luogo a chi presiede la comunità, l’atteggiamento e lo stile del Vangelo:

«Sia ancora tanto affabile e alla portata di tutte, che le sorelle possano manifestarle con fiducia le loro necessità e ricorrere a lei ad ogni ora con confidenza, come crederanno meglio, per sé o a favore delle sorelle» (FF 2848).

Questi due Giganti del Vangelo si nutrirono di umiltà e mitezza trovando in esse la loro difesa.

 

«Imparate da me, che sono mite e tapino di cuore, e troverete riposo per le vite vostre» (Mt 11,29)

 

 

Mercoledì 2.a sett. Avvento  (Mt 11,28-30)

Lunedì, 01 Dicembre 2025 04:06

Per una sola pecorella

Chissà quante volte Francesco, l’Araldo del Gran Re, nel leggere l’episodio della pecora smarrita si sarà soffermato su quel «Che ve ne pare?» (Mt 18,12). Come a dire: «Lo fareste voi?». 

Francesco di certo se la sarà posta questa disarmante domanda, cui tutta la sua eloquente esistenza ha risposto «Sì, senza alcun dubbio».

Per una sola pecorella del suo gregge avrebbe certo lasciato le altre al sicuro alla ricerca di quella perduta.

«Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon Pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce» (FF 155 - Ammonizioni).

Lui, che era solito chiamare frate Leone «pecorella di Dio» avrebbe affrontato ogni avversità pur di ritrovarla, e per questo cercava il martirio perfino presso il Sultano d’Egitto per guadagnarlo a Cristo.

Ricco di tenerezza e misericordia è un episodio che mette in evidenza il cuore di pastore di Francesco. 

Troviamo nelle Fonti:

“Attraversando una volta la Marca d’Ancona, dopo aver predicato nella stessa città, e dirigendosi verso Osimo, in compagnia di frate Paolo, che aveva eletto ministro di tutti i frati di quella provincia, incontrò nella campagna un pastore, che pascolava il suo gregge di montoni e di capre.

In mezzo al branco c’era una sola pecorella, che tutta quieta e umile brucava l’erba.

Appena la vide, Francesco si fermò, e quasi avesse avuto una stretta al cuore, pieno di compassione disse al fratello:

«Vedi quella pecorella sola e mite tra i caproni? Il Signore nostro Gesù Cristo, circondato e braccato dai farisei e dai sinedriti doveva proprio apparire come quell’umile creatura.

Per questo ti prego, figlio mio, per amore di Lui, sii anche tu pieno di compassione, compriamola e portiamola via da queste capre e da questi caproni» (FF 456).

 

«Che cosa vi pare? Lo fareste?» (Mt 18,12)

 

 

Martedì 2.a sett. di Avvento  (Mt 18,12-14)

Domenica, 30 Novembre 2025 05:55

«Tu pure, seguendo le sue vestigia»

Il brano dell’Annunciazione alla Vergine Maria, scelta per essere la Madre di Gesù, è singolarmente caro alla Liturgia nella solennità dell’Immacolata.

Maria la «colmata di grazia», così come sottolinea Lc nel suo Vangelo, trovò sempre presso Francesco d’Assisi un indicibile amore perché, come lui ripeteva: «aveva reso nostro fratello il Signore della maestà».

“A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere” (FF 786).

E nella Lettera ai Fedeli:

«L’Altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele, annunciò questo Verbo del Padre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della Santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità» (FF 181).

Il Poverello, innamorato di Maria, al termine della recita dei salmi sempre concludeva con una stupenda antifona mariana, che esalta tutte le prerogative di Dio in Lei:

«Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, figlia e ancella dell’Altissimo sommo Re il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro. Gloria al Padre […]» (FF 281).

Ma ciò che, a mio avviso, più esalta la Bellezza di Maria “colei che ha trovato Grazia presso Dio” (Lc 1,30) è la stupenda preghiera di Francesco conosciuta come «Saluto alla Beata Vergine Maria»:

Leggiamo nei suoi scritti:

«Ave, Signora, Santa regina,/ santa madre di Dio, Maria,/ che sei vergine fatta Chiesa/ ed eletta dal santissimo Padre celeste,/ che ti ha consacrata/ insieme col santissimo suo Figlio diletto/ e con lo Spirito Santo Paraclito;/ tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia/ e ogni bene.

Ave, suo palazzo,/ ave, suo tabernacolo,/ ave, sua casa./ 

Ave, suo vestimento,/ ave, sua ancella,/ ave, sua Madre […]» (FF 259).

Anche in Chiara, “àltera Maria”, troviamo espressioni che attestano come la santa Vergine fosse il modello del suo quotidiano vivere.

Leggiamo nella 3.a lettera rivolta alla sua figlia spirituale:

«A quel modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell’umiltà e povertà di lui, puoi sempre […] portarlo spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute» (FF 2893).

 

«Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35)

 

 

Immacolata Concezione Beata Vergine Maria  (Lc 1,26-38)

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Raw life is full of powers: «Be grateful for everything that comes, because everything was sent as a guide to the afterlife» [Gialal al-Din Rumi]
La vita grezza è colma di potenze: «Sii grato per tutto quel che arriva, perché ogni cosa è stata mandata come guida dell’aldilà» [Gialal al-Din Rumi]
It is not enough to be a pious and devoted person to become aware of the presence of Christ - to see God himself, brothers and things with the eyes of the Spirit. An uncomfortable vision, which produces conflict with those who do not want to know
Non basta essere persone pie e devote per rendersi conto della presenza di Cristo - per vedere Dio stesso, i fratelli e le cose con gli occhi dello Spirito. Visione scomoda, che produce conflitto con chi non ne vuol sapere
An eloquent and peremptory manifestation of the power of the God of Israel and the submission of those who did not fulfill the Law was expected. Everyone imagined witnessing the triumphal entry of a great ruler, surrounded by military leaders or angelic ranks...
Ci si attendeva una manifestazione eloquente e perentoria della potenza del Dio d’Israele e la sottomissione di coloro che non adempivano la Legge. Tutti immaginavano di assistere all’ingresso trionfale d’un condottiero, circondato da capi militari o schiere angeliche…
May the Holy Family be a model for our families, so that parents and children may support each other mutually in adherence to the Gospel, the basis of the holiness of the family (Pope Francis)
La Santa Famiglia possa essere modello delle nostre famiglie, affinché genitori e figli si sostengano a vicenda nell’adesione al Vangelo, fondamento della santità della famiglia (Papa Francesco)
John is the origin of our loftiest spirituality. Like him, ‘the silent ones' experience that mysterious exchange of hearts, pray for John's presence, and their hearts are set on fire (Athinagoras)
Giovanni è all'origine della nostra più alta spiritualità. Come lui, i ‘silenziosi’ conoscono quel misterioso scambio dei cuori, invocano la presenza di Giovanni e il loro cuore si infiamma (Atenagora)
Stephen's story tells us many things: for example, that charitable social commitment must never be separated from the courageous proclamation of the faith. He was one of the seven made responsible above all for charity. But it was impossible to separate charity and faith. Thus, with charity, he proclaimed the crucified Christ, to the point of accepting even martyrdom. This is the first lesson we can learn from the figure of St Stephen: charity and the proclamation of faith always go hand in hand (Pope Benedict)
La storia di Stefano dice a noi molte cose. Per esempio, ci insegna che non bisogna mai disgiungere l'impegno sociale della carità dall'annuncio coraggioso della fede. Era uno dei sette incaricato soprattutto della carità. Ma non era possibile disgiungere carità e annuncio. Così, con la carità, annuncia Cristo crocifisso, fino al punto di accettare anche il martirio. Questa è la prima lezione che possiamo imparare dalla figura di santo Stefano: carità e annuncio vanno sempre insieme (Papa Benedetto)
“They found”: this word indicates the Search. This is the truth about man. It cannot be falsified. It cannot even be destroyed. It must be left to man because it defines him (John Paul II)
We will not find a wall, no. We will find a way out […] Let us not fear the Lord (Pope Francis)
Non troveremo un muro, no, troveremo un’uscita […] Non abbiamo paura del Signore (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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