Gesù chiama a una testimonianza essenziale, da dare con tutta la vita, per essere sale e luce per ciascuno.
Francesco, nel suo percorso di fede, si studiò di piacere a Dio con un’esistenza sapida e un vivere luminoso, irrigato dalla Grazia.
La stessa Chiara, sempre unita allo Sposo Gesù, fu profeticamente eletta per essere quanto il suo stesso nome significava: luce, chiarore per il mondo.
Nelle Fonti la loro testimonianza rifulge.
Nella Lettera di frate Elia, scritta subito dopo la morte di Francesco, è evidente l’esperienza dei frati fatta accanto al loro padre e il profumo di vita respirato.
"Veramente era la vera luce la presenza del fratello e padre nostro Francesco, non solo per noi che gli eravamo compagni nella medesima professione di vita, ma anche per quelli che erano lontani.
Era, infatti, una luce suscitata dalla luce vera, quella che illumina quanti erano nelle tenebre e sedevano nell’ombra della morte, per dirigere i loro passi sulla via della pace.
Questo egli ha fatto, come vera luce meridiana.
La luce che veniva dall’alto illuminava il suo cuore e riscaldava la volontà di lui col fuoco del suo amore" (FF 307).
Questa l’esperienza di chi lo conobbe da vicino.
Ma Chiara stessa, nell’epistolario compilato per il meraviglioso dialogo con Agnese di Boemia, offre dei passi che sono la misura del suo cuore e della sua vita luminosa.
Nella quarta lettera leggiamo:
«E poiché questa visione di lui è splendore dell’eterna gloria, chiarore della luce perenne e specchio senza macchia, ogni giorno porta l’anima tua, o regina, sposa di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti tutta all’interno e all’esterno, vestita e circondata di varietà, e sii parimenti adorna con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a te, figlia e sposa carissima del sommo Re» (FF 2902).
In Francesco e Chiara la purezza aveva raggiunto livelli tali da far sì che tutta la macchina del mondo, come dice San Bonaventura, si era messa al servizio dei sensi santificati di queste due splendide figure.
Nella loro povera e semplice esistenza, tutto diveniva testimonianza chiara e di spessore, a lode di Dio.
Chiara d’Assisi fu, al pari del suo maestro e padre, fulgore incarnato della Santa Parola. Con la sua chiarità senza fine fu eco del Risorto, Luce da Luce.
Francesco fu sale che rese sapida la vita quotidiana dei poveri e dei ricchi; un sale che rivoluzionò la sua epoca e che ancora oggi, dopo ottocento anni dalla sua morte, dà senso al vivere di ogni uomo, interrogandolo su ciò che cerca e segue.
La sua pazzia - così considerata ai suoi tempi - si è rivelata saggezza evangelica.
Ancora il suo sale attesta la validità della strada abbracciata in unità con Cristo; la sua scelta è sapore di sale in un mondo talora insipido.
«Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre opere belle e glorifichino il Padre vostro che [è] nei cieli» (Mt 5,16)
5.a Domenica T.O. A. (Mt 5,13-16)







