Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Venerdì, 23 Ottobre 2026 04:19

Detestava la sontuosità dei primi posti

Gesù, invitato a casa di uno dei capi dei farisei, con una parabola cerca di far comprendere agli invitati la preziosità dell’ultimo posto, scelto con umiltà.

Francesco amava la povertà e l’umiltà di Dio e cercava di seguirle in ogni modo.

Detestava la sontuosità dei primi posti e voleva cibarsi di umiliazioni, sulle orme del Figlio di Dio, che questo insegnava nel suo Vangelo.

Basta leggere cosa Francesco dice ai suoi frati nella Lettera a tutto l’Ordine, per rimanere stupiti di quanto amasse l’umiltà.

«Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati.

Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga Colui che totalmente a voi si offre» (FF 221).

E ancora, nella Leggenda maggiore di S. Bonaventura:

“Francesco, tanto in se stesso quanto negli altri, preferiva l’umiltà a tutti gli onori e perciò quel Dio, che ama gli umili, lo giudicava degno della gloria più eccelsa, come mostrò la visione avuta da un frate assai virtuoso e devoto.

Questo frate, compagno di viaggio dell’uomo di Dio, pregando una volta con lui in una chiesa abbandonata, venne rapito in estasi.

Vide nel cielo molti seggi e, tra essi, uno più splendido e glorioso di tutti gli altri, costellato di pietre preziose.

Ammirando lo splendore di quel trono così eminente, cominciò a chiedersi ansiosamente chi mai fosse destinato ad occuparlo […]

Udì una voce che gli diceva:

«Questo seggio apparteneva a uno degli angeli ribelli ed ora è riservato per l’umile Francesco».

Ritornato in sé […] il frate seguì il Santo che stava uscendo dalla chiesa.

Ripresero il cammino, parlandosi a vicenda di Dio […] e allora quel frate […] colse abilmente l’occasione per chiedere a Francesco che opinione aveva di se stesso.

E l’umile servo di Cristo gli disse:

«Mi sembra di essere il più grande peccatore»

«Se Cristo avesse trattato il più scellerato degli uomini con la stessa misericordia e bontà con cui ha trattato me, sono sicuro che quello sarebbe molto più riconoscente di me a Dio».

Il frate ebbe la conferma che la sua visione era veritiera, ben sapendo che, secondo la testimonianza del Santo Vangelo, il vero umile verrà innalzato a quella gloria eccelsa, da cui il superbo viene respinto” (FF 1111).

 

«Perché chiunque s’innalza sarà abbassato, e chi si abbassa sarà innalzato» (Lc 14,11).

 

 

Sabato 30.a sett. T.O.  (Lc 14,1.7-11)

Giovedì, 22 Ottobre 2026 10:17

Guarigioni

Francesco aveva lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore della legge. La sua vera gioia era vivere come Cristo è vissuto.

Dunque non si faceva problema di aiutare, di far guarire chi era malato, indipendentemente da quel che il mondo dei benpensanti considerava giusto o meno.

Per il Minimo d’Assisi, di notte o di giorno, in qualunque momento, la carità di sanare aveva assoluta priorità. Figuriamoci se lo intimorivano le regole umane!

Guarire è lecito sempre, anche in giorno di festa.

Francesco era davvero libero da leggi aguzzine, che inchiodavano i poveri.

A testimonianza di tutto ciò le Fonti rivelano le tante guarigioni avvenute da parte di Dio, attraverso i carismi del suo servo umile e semplice.

“Un giovane della stessa città (Narni), infermo da dieci anni, s’era talmente gonfiato che era ormai inutile qualsiasi farmaco. La madre fece un voto al beato Francesco, e subito riacquistò piena salute.

Analogamente un idropico di Fano, col corpo paurosamente tumefatto, fu guarito in maniera perfetta per i meriti del glorioso servo di Dio” (FF 558).

Per Francesco i verbi salvare e guarire erano la sostanza del suo agire, sempre.

Anche Chiara, non legata a inutili consuetudini, attraverso il segno della croce operava guarigioni per Grazia del Padre delle Misericordie, come spesso lo definiva.

La Leggenda ci dice:

“V’era, in monastero, un gran numero di sorelle malate, affette da diversi malanni. Chiara va da loro, come soleva, con la sua medicina usuale e, fatto cinque volte il segno della croce, risana all’istante cinque sorelle dai loro mali.

Da questi fatti appare chiaro che nel petto della Vergine era piantato l’albero della croce che, mentre col suo frutto rinnova interiormente l’anima, con le sue foglie offre la medicina esteriore” (FF 3226).

 

«È lecito di sabato curare o no?»  (Lc 14,3)

 

 

Venerdì 30.a sett. T.O.  (Lc 14,1-6)

Mercoledì, 21 Ottobre 2026 02:59

Raduno di figli e abbandono

In questo brano evangelico di Luca, in cui è preannunciata la fine di Gesù e il compimento della sua opera, assistiamo al pianto di Lui su Gerusalemme, città proverbiale, che lapida e uccide i profeti.

Guardando nelle Fonti riportiamo un episodio particolare del Poverello.

Una notte Francesco fece un sogno che quasi richiamava il lamento di Gesù su Gerusalemme.

Cristo aveva pianto sulla città santa, mandante dell’uccisione di profeti (e di avere lapidato quanti sono ad essa inviati) il cui prezzo sarebbe stata una casa lasciata deserta.

L’Unità  tradita e vilipesa avrebbe generato squallore e abbandono.

Il Santo dunque "Vide una gallina piccola e nera, simile ad una colomba domestica, con zampe e piedi rivestiti di piume.

Aveva moltissimi pulcini, che per quanto si aggirassero attorno a lei, non riuscivano a raccogliersi tutti sotto le sue ali.

Quando si svegliò, l’uomo di Dio riprese i suoi pensieri, spiegò personalmente la visione.

«La gallina, commentò, sono io, piccolo di statura e di carnagione scura, e debbo unire alla innocenza della vita una semplicità di colomba: virtù, che quanto più rara nel mondo, tanto più speditamente si alza al cielo.

I pulcini sono i frati, cresciuti in numero e grazia, che la forza di Francesco non riesce a proteggere dal turbamento degli uomini e dagli attacchi delle lingue maligne»" (FF 610).

Per questo motivo Il Minimo pose l’Ordine sotto la protezione della Chiesa, poiché per lui seguire Cristo significava camminare sulle tracce della Sposa del Signore.

Il Poverello ebbe sollecitudine speciale per i suoi fratelli, studiandosi di mantenerli nel vincolo dell’unità, per la quale Cristo si fece Agnello sacrificale, immolato per la salvezza di tutto il popolo.

Infatti, nella Lettera ai Fedeli, così si esprime:

«La volontà di suo Padre fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull’altare della croce, non per sé, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, ma in espiazione dei nostri peccati, lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le orme» (FF 184).

Innamorato di Cristo in tutto, pure nelle infermità che lo colpivano Francesco volle seguire la povertà e l’esempio del Signore.

"Tanto vivo era il suo amore per la salvezza delle anime, e la sete di conquistarle a Dio, che, non avendo più la forza di camminare, se ne andava per le contrade in groppa a un asinello.

Spesso i confratelli con dolce insistenza lo invitavano a ristorare un poco il  suo corpo infermo e troppo debole, con cure mediche, ma egli, che aveva lo spirito continuamente rivolto al cielo, declinava ogni volta l’invito, poiché desiderava soltanto sciogliersi dal corpo per essere con Cristo" (FF 490).

Così si serviva di «fratello asino», preso in prestito per il viaggio alla Verna e  il suo ritorno attraverso Borgo San Sepolcro, uniti nella mitezza che li accomunava.

 

 

Giovedì 30.a sett. T.O.  (Lc 13,31-35)

Martedì, 20 Ottobre 2026 08:16

Tutta la notte pregando

Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù in preghiera per l’intera notte, prima di chiamare a sé i suoi discepoli.

La Relazione con il Padre anticipa ogni scelta importante nella vita di Cristo.

Francesco, sull’esempio di Gesù, passava intere notti a pregare in luoghi solitari e prima di assumere decisioni importanti.

Nella Vita seconda del suo biografo Celano si legge:

“Il Santo giunse una volta con il compagno ad una chiesa*, lontano dall’abitato.

Desiderando pregare tutto solo, avvisò il compagno:

«Fratello, vorrei rimanere qui da solo questa notte. Tu va’ all’ospedale* e torna da me per tempo domattina».

Rimasto tutto solo, rivolse a Dio lunghe e devotissime preghiere […]” (FF 707).

Questo intenso rapporto con Dio fece sì che in breve tempo accorressero a lui, stimolati dalla sua testimonianza, molti discepoli pronti a vivere il Vangelo allo stesso modo.

“Durante questo tempo si aggregarono a loro e si fecero discepoli di Francesco altri quattro uomini degni e virtuosi.

Perciò l’interesse per il movimento e la fama dell’uomo di Dio crescevano sempre più tra il popolo.

E veramente in quel tempo Francesco e i suoi compagni provavano una immensa allegrezza e una gioia inesplicabile quando qualcuno dei fedeli, chiunque e di qualunque condizione fosse, ricco, povero, nobile, popolano, spregevole, onorato […] guidato dallo Spirito di Dio veniva a prendere l’abito della loro Santa religione […]” (FF 371).

La sua santità era talmente evidente che tutti erano felici di poter toccare la sua povera tonaca e riceverne benefici.

Infatti tutti coloro che erano malati o posseduti, avvicinati dal Povero venivano guariti.

Ad esempio “a Città di Castello una donna era posseduta da uno spirito maligno e furioso: appena il Santo glielo ebbe ingiunto per obbedienza, il demonio fuggì pieno di sdegno, lasciando libera nell’anima e nel corpo la povera ossessa” (FF 1219).

L’umile discepolo di Gesù era divenuto, per Grazia, «Alter Christus».

 

«Egli uscì verso il monte per pregare e passò la notte nella preghiera a Dio» (Lc 6,12).

 

• FF 707= il frate che lo accompagnava era frate Pacifico.

• La Chiesa presso cui si fermano a pregare è San Pietro in Bovara, presso le Fonti del Clitunno.

• L’ospedale a cui Francesco indirizza il suo compagno era un lebbrosario a pochi chilometri dalla chiesa.

 

 

Ss. Simone e Giuda  (Lc 6,12-19)

Lunedì, 19 Ottobre 2026 03:28

Ingredienti minuti per il Regno

Le due parabole illustrate nel brano di Luca mettono in rilievo le caratteristiche del Regno di Dio: nascondimento e piccolezza, in grado di far lievitare la Buona Novella.

Francesco aveva compreso che Gesù nel Vangelo chiama a divenire uomini e donne capaci di far regnare la Parola, nella propria vita e in quella degli altri.

Il nascondimento è tema portante dell’odierno Vangelo e i due Poveri d’Assisi avevano intuito che la grandezza di Dio è contenere nel piccolo e nell’insignificante l’incontenibile che è Dio stesso.

Nelle Fonti ci sono descrizioni che mettono in evidenza tutto questo.

Ad esempio nella Bolla papale di canonizzazione di S. Chiara leggiamo:

«Invero questa luce si teneva chiusa nel nascondimento della vita claustrale, e fuori irradiava bagliori luminosi […]

Si custodiva dentro: e si diffondeva fuori.

Chiara, infatti si nascondeva: ma la sua vita era nota a tutti.

Chiara taceva: ma la sua fama gridava.

Si teneva nascosta nella sua cella: eppure nelle città si predicava di lei» (FF 3284).

«Questo fu l’albero alto, proteso verso il cielo, dai rami dilatati […] e alla cui ombra piacevole e amena molte seguaci accorsero da ogni parte, e tuttora accorrono per gustarne i frutti» (FF 3294).

Lo stesso Francesco rifuggiva quando poteva dalla compagnia degli uomini, trovando dimora negli eremi, ben sapendo che nella solitudine e sepoltura il seme gettato produce germogli copiosi.

Le Fonti c’informano:

“Mentre Francesco, rifuggendo come era sua abitudine dalla vista e dalla compagnia degli uomini si trovava in un eremo, un falco che aveva lì il suo nido strinse con lui un solenne patto di amicizia” (FF 754).

In realtà il Regno dei cieli s’annida laddove risplende l’apparente piccolezza, dando sapore ad ogni cosa.

 

«A che cosa paragonerò il Regno di Dio? È simile a del lievito, che una donna avendo preso nascose in tre staia di farina, finché tutta fu lievitata» (Lc 13,20-21)

 

 

Martedì 30.a sett. T.O.  (Lc 13,18-21)

Domenica, 18 Ottobre 2026 02:48

Liberazione o schiavitù

Gesù pone gli astanti dinanzi ad una domanda, a motivo della guarigione di una donna curva:

«Ora costei essendo figlia di Abramo […] non doveva essere sciolta da questo legame il giorno di sabato?» (Lc 13,16).

Quando si parla di Francesco d’Assisi bisogna sempre aver presente una creatura vera, anticonformista.

Divorato dall’amore per Dio e per il prossimo, il Poverello era disposto a qualunque sacrificio, capace di andare oltre le convenzioni pur di salvare, di condurre le anime a Cristo.

Ricalcando le orme di Gesù che guariva pure in giorno di sabato, ridicolizzando i capi ligi alla loro tradizione, Francesco esprimeva un nuovo modo di essere e vivere secondo il Vangelo.

Le Fonti, sorgente ricca di episodi, c’informano in merito.

“Nella città di Narni viveva una donna che da otto anni aveva una mano inaridita, del tutto inutilizzabile.

Un giorno le apparve il beato Padre e, toccandole la mano malata, gliela rese atta al lavoro come l’altra” (FF 558).

Francesco si preoccupava non dell’ora, del giorno in cui poter aiutare o far guarire, no; a lui interessava che la persona conoscesse la salvezza dell’anima e del corpo, restituendo figli di Dio a Dio.

Libero da ogni ipocrisia agiva così:

“Una volta, dimorando Francesco in quello stesso luogo*, un frate, uomo di profonda spiritualità e già da parecchi anni vivente nell’Ordine, si trovava molto deperito e infermo.

Francesco al vederlo ne ebbe compassione.

Ma i frati, a quei tempi non ricorrevano a medicine; anzi, volentieri sceglievano quanto contrariava il corpo.

Francesco si disse:

«Se questo fratello mangiasse di buon mattino dell’uva matura, credo che ne trarrebbe giovamento».

Un giorno si alzò all’albeggiare e chiamò di nascosto quel fratello, lo condusse nella vigna vicina a quella chiesa e, scelta una vite ricca di bei grappoli invitanti, vi sedette sotto assieme al fratello e cominciò a mangiare l’uva, affinché il malato non si vergognasse di piluccarle da solo.

Mentre faceva lo spuntino, quel frate lodava il Signore Dio.

E finché visse, egli ricordava spesso ai fratelli, con devozione e piangendo di tenerezza, il gesto affettuoso del padre santo verso di lui” (FF 1549).

Giustamente Francesco, rammentando la Parola di Dio, metteva in pratica la misericordia superiore ad ogni norma, e che vale più dell’essere umanamente sterilizzati.

 

 

Lunedì 30.a sett. T.O.  (Lc 13,10-17)

Sabato, 17 Ottobre 2026 03:54

Amore particolarmente intimo

Matteo evidenzia la risposta data da Gesù ai leaders che tentavano di metterlo alla prova, in merito al più grande comandamento.

E il Signore li spiazza: amare Dio con tutto se stesso, e il prossimo come se stesso, è quanto di meglio si possa fare.

Francesco d’Assisi era infiammato da un profondo amore per Dio e per il prossimo, poiché, per grazia, aveva compreso che in questi due comandamenti era racchiuso tutto il Vangelo.

Le Fonti lo attestano in modo lampante.

“Fra le altre parole, che ricorrevano spesso nel parlare, non poteva udire l’espressione «amore di Dio» senza provare una certa commozione. Subito infatti, al suono di questa espressione «amore di Dio» si eccitava, si commuoveva e si infiammava, come se venisse toccata col plettro della voce la corda interiore del cuore.

«È una prodigalità da nobili - ripeteva - offrire questa ricchezza in cambio dell’elemosina e sono quanto mai stolti quelli che l’apprezzano meno del denaro».

Da parte sua, osservò infallibilmente sino alla morte il proposito che aveva fatto quando era ancora nel mondo, di non respingere alcun povero che gli chiedesse per amore di Dio.

Una volta un povero gli chiese la carità per amore di Dio. Siccome non aveva nulla, il Santo prese di nascosto le forbici e si preparò a spartire la sua misera tonaca.

E l’avrebbe certamente fatto se non fosse stato scoperto dai frati, ai quali però ordinò di provvedere con altro compenso al povero” (FF 784).

“La forza dell’amore aveva reso Francesco fratello di tutte le altre creature; non è quindi meraviglia se la carità di Cristo lo rendeva ancora più fratello di quanti sono insigniti della immagine del Creatore.

Diceva infatti che niente è più importante della salvezza delle anime, e lo provava molto spesso col fatto che l’Unigenito di Dio si è degnato di essere appeso alla croce per le anime.

Da qui derivava il suo impegno nella preghiera, il suo trasferirsi da un luogo all’altro per predicare, la sua grande preoccupazione di dare il buon esempio.

Non si riteneva amico di Cristo, se non amava le anime che Egli ha amato […]

Ma al di sopra di ogni misura, amava di un amore particolarmente intimo con tutto l’affetto del cuore, i frati, come familiari di una fede speciale e uniti dalla partecipazione alla eredità eterna” (FF 758).

Francesco sapeva che l’amore fraterno era riprova di quello attestato a Dio in tutta la sua concretezza.

 

 

30.a Domenica T.O. anno A  (Mt 22,34-40)

Venerdì, 16 Ottobre 2026 03:12

Conversione: rivoluzione, e dare tempo

Gesù richiama alla conversione: «se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,5) è espressione ricorrente.

Francesco, umile di cuore e semplice, al riguardo offre un episodio che chiama a riflessione.

“Diceva che sono da compiangere i predicatori, che vendono spesso il loro ministero per un soldo di vanagloria. E cercava a volte di guarire il loro gonfiore con questo rimedio:

«Perché vi gloriate della conversione degli uomini, quando li hanno convertiti con le loro preghiere i miei frati semplici?».

Ed anzi commentava così il passo che dice: «perfino la sterile ha partorito numerosi figli»:

«La sterile è il mio frate poverello, che non ha il compito di generare figli nella Chiesa. Ma nel giudizio ne avrà dato alla luce moltissimi, perché in quel giorno il giudice ascriverà a sua gloria quelli, che ora converte con le sue preghiere personali»” (FF 749).

E ancora:

«Ci sono molti frati che […] annunziando il Vangelo a qualche persona e al popolo, nel vedere o nel sentire che alcuni ne sono rimasti edificati o convertiti a penitenza, diventano tronfi e montano in superbia per risultati ottenuti da fatica altrui.

Invero, coloro che essi si illudono d’aver edificato o convertito a penitenza con i loro discorsi, è il Signore che li edifica e converte grazie alle orazioni dei frati santi, anche se questi ultimi lo ignorano: è la volontà di Dio, questa, che non se ne accorgano per non insuperbire.

Questi frati sono i miei cavalieri della tavola rotonda, che si nascondono in luoghi appartati e disabitati, per impegnarsi con più fervore nella preghiera e nella meditazione, piangendo i peccati propri e altrui» (FF 1624).

L’umile e quotidiana conversione del Minimo e dei suoi frati ha, nel tempo, rivoluzionato ogni modo di pensare borioso, grazie alla Parola di Cristo.

 

 

Sabato della 29.a sett. T.O. (Lc 13,1-9) 

Pagina 1 di 11
Man rightly fears falling victim to an oppression that will deprive him of his interior freedom, of the possibility of expressing the truth of which he is convinced, of the faith that he professes, of the ability to obey the voice of conscience that tells him the right path to follow [Dives in Misericordia, n.11]
L'uomo ha giustamente paura di restar vittima di una oppressione che lo privi della libertà interiore, della possibilità di esternare la verità di cui è convinto, della fede che professa, della facoltà di obbedire alla voce della coscienza che gli indica la retta via da seguire [Dives in Misericordia, n.11]
We find ourselves, so to speak, roped to Jesus Christ together with him on the ascent towards God's heights (Pope Benedict)
Ci troviamo, per così dire, in una cordata con Gesù Cristo – insieme con Lui nella salita verso le altezze di Dio (Papa Benedetto)
There are also serious, dangerous omissions and we have to recognize with healthy realism that in this way things are not all right, it is not all right when errors are made. However, we must also be certain at the same time that if, here and there, the Church is dying because of the sins of men and women, because of their non-belief, at the same time she is reborn (Pope Benedict)
Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo (Papa Benedetto)
The question makes apparent the concern, present in ancient Jewish tradition, over finding a unifying principle in the various formulations of God's will […] Emphasis is placed on the totality of this dedication to God, listing the three faculties that define man in his deep psychological structures: heart, soul and mind. The word mind, diánoia, contains the rational element (Pope Benedict)
La domanda lascia trasparire la preoccupazione, presente nell’antica tradizione giudaica, di trovare un principio unificatore delle varie formulazioni della volontà di Dio […] L’accento è posto sulla totalità di questa dedizione a Dio, elencando le tre facoltà che definiscono l’uomo nelle sue strutture psicologiche profonde: cuore, anima e mente. Il termine mente, diánoia, contiene l’elemento razionale (Papa Benedetto)
A “year” of grace: the period of Christ’s ministry, the time of the Church before his glorious return, an interval of our life (Pope Francis)
Un “anno” di grazia: il tempo del ministero di Cristo, il tempo della Chiesa prima del suo ritorno glorioso, il tempo della nostra vita (Papa Francesco)
The Church, having before her eyes the picture of the generation to which we belong, shares the uneasiness of so many of the people of our time (Dives in Misericordia n.12)
Avendo davanti agli occhi l'immagine della generazione a cui apparteniamo, la Chiesa condivide l'inquietudine di tanti uomini contemporanei (Dives in Misericordia n.12)
Nec quisquam sumit sibi honorem, sed qui vocatur a Deo, there is no one who assumes this dignity for himself, if he is not called by God (Heb 5:4) [Pope Paul VI]
Nec quisquam sumit sibi honorem, sed qui vocatur a Deo, non vi è alcuno che assuma da sé questa dignità, se non è chiamato da Dio (He 5,4) [Papa Paolo VI]

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