Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".
Battesimo del Signore (anno A) [11 Gennaio 2026]
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga! Con oggi si chiude il tempo di Natale ringraziando la Provvidenza per aver potuto celebrare questo Mistero di Luce e di Pace in un clima di serenità.
*Prima Lettura dal libro del profeta Isaia (42, 1-4. 6-7)
Il Servo del Signore e la sua missione universale. Questo testo di Isaia è ricco e complesso, ma può essere diviso in due parti principali. In entrambe è Dio che parla, ma con due modalità: nella prima parte parla del suo Servo, nella seconda si rivolge direttamente a lui.Prima parte: Dio descrive il Servo come portatore di giustizia e diritto universale: “Alle nazioni porterà il diritto… non verrà meno e non si abbatterà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra vacillerà fino a stabilirlo sulla terra”. “Ti ho chiamato per la giustizia”: qui il giudizio non significa condanna, ma salvezza e liberazione. Il Servo agirà con dolcezza e rispetto per i fragili, non schiaccerà il debole né spegnerà la messa a rischio. La sua missione riguarda tutta l’umanità, perché Dio desidera che persino le isole lontane aspirino al suo diritto, alla sua salvezza. In tutto ciò, il Servo è sostenuto dallo Spirito di Dio: “Ecco il mio Servo che io sostengo… ho posto il mio spirito su di lui”. Seconda parte: Dio chiarisce la missione del Servo: “perché tu apra gli occhi dei ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri… coloro che abitano nelle tenebre”. Qui il giudizio diventa liberazione totale, un’uscita dalle tenebre alla luce. La missione è universale: il Servo è luce delle nazioni, e Dio continua a sostenerlo: “Io, il Signore, ti ho chiamato…e ti ho preso per mano”. Chi è questo Servo? Isaia non lo precisa, perché per i suoi contemporanei era chiaro: il Servo è il popolo d’Israele, chiamato a essere strumento privilegiato della salvezza. Il messianismo in Isaia non è individuale, ma collettivo: il piccolo nucleo fedele diventa luce e guida per il mondo intero. Gesù, al battesimo nel Giordano, prende la guida di questo popolo-servitore e realizza la missione annunciata dai profeti. Il messaggio chiave è questo: Il giudizio di Dio non è condanna ma liberazione e salvezza universale. Dio sostiene il Servo e affida a lui il compito di portare luce e giustizia a tutte le nazioni. La fedeltà e la potenza creatrice di Dio sono la garanzia della nostra speranza, anche nei momenti più difficili.
*Elementi importanti: +Testo diviso in due parti: Dio parla del Servo e direttamente al Servo. +Giudizio del Servo = salvezza e liberazione, non condanna e Missione universale: luce per le nazioni, apertura dei ciechi, liberazione dei prigionieri. +Dolcezza e cura per i fragili: “non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”. +Sostegno dello Spirito di Dio sul Servo inteso come I come popolo d’Israele, messianismo collettivo. +Gesù al battesimo assume la guida del popolo-servitore. + Speranza fondata sulla fedeltà e potenza creatrice di Dio
*Salmo responsoriale (28/29)
Per comprendere questo salmo, bisogna immaginare la forza di un temporale violento, che scuote il paese dal Libano e l’Hermon fino al deserto di Qadesh. Il salmo descrive la voce del Signore come potente, tonante, fulminante, capace di spezzare i cedri e di spaventare il deserto. Questa voce ricorda la rivelazione al Sinai, quando Dio fece udire la sua voce a Mosè tra fuoco e fulmini, e ogni parola della Legge appariva come lampi di fuoco. Il nome di Dio (YHWH, il Signore) è ripetuto più volte, sottolineando la presenza viva di Dio e la sua azione salvifica. La ripetizione di “voce del Signore” richiama la Parola creatrice, come nel primi capitolo del libro della Genesi: la Parola di Dio è efficace, mentre le idoli sono impotenti. Il salmo insiste sulla sovranità di Dio: Dio è l’unico re legittimo, meritevole di gloria e adorazione, e presto tutti – popolo e potenze false – riconosceranno il suo dominio. La voce potente di Dio evoca anche la vittoria sulle acque e sul caos, come al tempo del diluvio o della liberazione d’Egitto, dimostrando il suo potere salvifico e liberatore. Il tema centrale è la gloria di Dio, ripetuta più volte, e l’anticipazione di un tempo in cui tutta l’umanità riconoscerà la sua regalità. Il salmo si collega alla festa del Battesimo di Cristo, quando il Regno dei cieli si avvicina attraverso Gesù: Dio è finalmente riconosciuto re e la sua salvezza è annunciata a tutti.
*Elementi importanti: +Immagine potente del temporale: voce del Signore, fulmini, cedri spezzati e Riferimento al Sinai: Parola di Dio come fuoco, Legge e alleanza. +Ripetizione del nome di Dio: YHWH, segno di presenza e potere. +Parola creatrice: come in Genesi, la Parola è efficace, gli idoli impotenti. +Sovranità universale di Dio: unico re legittimo, meritevole di gloria. +Vittoria sulle acque e sul caos: diluvio, uscita dall’Egitto. +Gloria di Dio: tema centrale, anticipazione della sua riconoscenza universale. + Collegamento al Battesimo di Cristo: manifestazione del Regno dei cieli e della salvezza universale
*Seconda Lettura dagli Atti degli Apostoli (10,34-38)
In questo racconto di Atti 10, assistiamo a un vero momento rivoluzionario: Pietro, guidato dallo Spirito Santo, infrange tutte le regole sociali e religiose del suo tempo e varca la soglia della casa di un pagano, il centurione romano Cornelio. Cornelio è un uomo pio, che teme Dio, stimato dai Giudei per le sue elemosine e la sua giustizia, ma non circonciso. Egli riceve una visione: un angelo lo invita a mandare a chiamare Pietro a Joppe, dove soggiorna presso Simone il conciapelli. Allo stesso tempo, Pietro riceve una visione dal cielo: una grande tovaglia piena di animali gli ordina di mangiare, ma egli rifiuta perché, secondo la Legge, sono impuri. Una voce gli risponde: Ciò che Dio ha dichiarato puro, tu non lo dichiari impuro. Questo lo prepara a comprendere che nessun uomo è impuro agli occhi di Dio e che la fede non è più limitata da nazionalità o leggi rituali. Quando gli inviati di Cornelio arrivano, lo Spirito Santo conferma a Pietro: Seguili senza esitazione, sono io che li mando. Pietro scende, li accoglie e parte verso Cesarea con alcuni cristiani, consapevole dell’importanza dell’incontro. L’arrivo a casa di Cornelio è significativo: Pietro spiega a tutti che Dio è imparziale e accoglie chiunque lo teme e compie il bene, indipendentemente dalla nazione. Lo Spirito Santo cade su tutti i presenti, anche sui pagani, mostrando che il dono dello Spirito non è più riservato ai soli Giudei. Pietro conclude che anche questi pagani devono essere battezzati, perché hanno ricevuto lo Spirito Santo proprio come i credenti ebrei. Questo episodio compie quanto Gesù aveva promesso: gli apostoli sarebbero stati testimoni fino agli estremi confini della terra (At 1,8). L’elezione di Israele non è negata, ma la salvezza in Cristo è ora aperta a tutte le nazioni.
*Elementi importanti: +Rivoluzione missionaria: Pietro varca la soglia di un pagano per volontà dello Spirito Santo. Corneliopagano pio, che teme Dio, esempio di apertura spirituale +Visione di Pietro: nulla è impuro per Dio, apertura universale della fede e lo Spirito Santo guida Pietro, conferma la chiamata dei pagani. +Accoglienza e battesimo: anche i pagani ricevono lo Spirito e il sacramento dell’acqua. +Universalità del Vangelo: compimento della missione fino agli estremi confini della terra. +Equilibrio: elezione di Israele confermata, ma salvezza accessibile a tutti.
*Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17)
Il Battesimo di Gesù segna la sua prima manifestazione pubblica: fino a quel momento, per molti, egli è solo Gesù di Nazareth. Matteo lo presenta semplicemente come Gesù, che arriva dalla Galilea e si reca da Giovanni per essere battezzato nel Giordano. Questo gesto diventa il primo rivelarsi del suo vero ruolo di Messia agli occhi di tutti. Le immagini principali in questo testo sono: La marcia verso il Giordano: Gesù percorre la Galilea fino alle rive del fiume, come fanno gli altri Giudei che si recano da Giovanni per il battesimo di conversione. Il gesto di Giovanni Battista: inizialmente sorpreso e titubante, Giovanni riconosce in Gesù colui che è più grande di lui e che battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco. I cieli che si aprono e la colomba: i cieli aperti simboleggiano l’adempimento delle attese d’Israele; la colomba rappresenta lo Spirito Santo che scende su Gesù, ricordando la presenza divina sulla Creazione e sul Messia promesso. Le parole principali sono: Giovanni esprime il suo stupore: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te!» riconoscendo la grandezza di Gesù. Gesù risponde: Lascia fare per ora, perché così è necessario compiere ogni giustizia, cioè conformarsi pienamente al progetto di Dio. Questo mostra l’umiltà di Gesù e la sua completa solidarietà con l’umanità. La voce del Padre dal cielo: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Con questa frase, Gesù è riconosciuto Messia-Re e Messia-Servo, realizzando le profezie di Isaia e la promessa davidica: Dio dichiara il suo amore e la sua missione salvifica su di lui. E questi sono i significati teologici e spirituali: Gesù si inserisce pienamente nella condizione umana, pur essendo senza peccato, prendendo il posto dei peccatori. Il Battesimo rappresenta una nuova creazione: le acque del Giordano simboleggiano la purificazione e il cammino verso la Terra promessa spirituale, guidata dallo Spirito. La scena rivela la Trinità: il Padre parla, il Figlio è battezzato, lo Spirito discende come colomba. Il Battesimo è l’inizio della costruzione del Corpo di Cristo: tutti coloro che partecipano al battesimo sono integrati a questa missione salvifica.
San Gregorio di Nazianzo scrive : “Cristo viene battezzato non per essere purificato, ma per purificare le acque.” (Oratio 39, In Sancta Lumina).
*Elementi importanti: +Prima manifestazione pubblica di Gesù: rivelazione del Messia. +Solidarietà con l’umanità: Gesù si pone tra i peccatori per compiere la giustizia di Dio. +Ruolo di Giovanni Battista: riconosce il Messia e il suo battesimo nello Spirito e nel fuoco. +Presenza dello Spirito Santo: simbolo della colomba, conferma la missione e la nuova creazione eVoce del Padre: conferma la filiazione divina e l’amore su Gesù. +Messia-Re e Messia-Servo: realizzazione delle profezie di Isaia e della promessa davitica. +Nuova creazione e cammino verso la Terra promessa spirituale: battesimo come ingresso nel Corpo di Cristo. +Rivelazione della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo presenti nel Battesimo. +Universalità del messaggio: il Battesimo apre la strada alla salvezza per tutta l’umanità.
+ Giovanni D’Ercole
Epifania del Signore (anno A) [6 gennaio 2026]
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga! Buona festa dell’Epifania
*Prima Lettura dal libro del profeta Isaia /60, 1-6)
Nei giorni oscuri ecco un annuncio di luce! Questo testo di Isaia è attraversato da immagini insistenti di luce: “Alzati, rivestiti di luce… la gloria del Signore brilla sopra te… su di te risplende il Signore… la sua gloria appare su di te… Allora guarderai e sarai raggiante”. Proprio questa abbondanza di luce ci fa capire che il clima reale è tutt’altro che luminoso. I profeti non coltivano il paradosso, ma l’arte della speranza: parlano di luce perché il popolo è immerso nella notte più cupa. Il contesto storico è quello del post-esilio (525-520 a.C.). Il ritorno da Babilonia non ha portato il benessere atteso. Le tensioni sono forti: tra chi era rimasto nel paese e chi rientrava dall’esilio; tra generazioni diverse; tra ebrei e popolazioni straniere insediate a Gerusalemme durante l’occupazione. La questione più dolorosa riguarda la ricostruzione del Tempio: i rimpatriati rifiutano l’aiuto di gruppi ritenuti religiosamente infedeli; ne nasce un conflitto che blocca i lavori e spegne l’entusiasmo. Col passare degli anni, subentra lo scoraggiamento. È qui che Isaia, insieme al profeta Aggeo (cf 1,2-8. 12-15; 2, 3-9), provoca un sussulto spirituale. La tristezza non è degna del popolo delle promesse. L’unico, grande argomento del profeta è questo: Gerusalemme è la città scelta da Dio, il luogo dove Egli ha posto il suo Nome. Per questo Isaia può osare dire: «Alzati, Gerusalemme! Risplendi». Anche quando tutto sembra buio, la fedeltà di Dio resta il fondamento della speranza. Il linguaggio quasi trionfale non descrive una situazione già risolta, ma anticipa il giorno che viene. Nella notte si scruta l’alba: il compito del profeta è ridare coraggio, ricordare la promessa. Il messaggio è chiaro: non lasciatevi abbattere; mettetevi all’opera, ricostruite il Tempio, perché la luce del Signore verrà. Tre sottolineature finali: La fede unisce lucidità ed speranza: vedere il reale non spegne la fiducia. La promessa non è un trionfo politico, ma la vittoria di Dio, la sua gloria che illumina l’umanità. Gerusalemme indica già il popolo e, oltre il popolo, tutta l’umanità chiamata alla comunione: il progetto di Dio supera ogni città e ogni confine.
*Elementi importanti: +Contesto post-esilico (525-520 a.C.) e clima di scoraggiamento. +Conflitti interni e blocco della ricostruzione del Tempio. +Linguaggio della luce come annuncio di speranza nella notte. +Vocazione di Gerusalemme: città scelta, luogo della Presenza. +Invito profetico all’azione: rialzarsi e ricostruire. +Speranza fondata sulla fedeltà di Dio, non su successi politici. +Apertura universale: la promessa riguarda tutta l’umanità
*Salmo responsoriale (71/72)
Gli uomini sognano e Dio porta avanti il suo progetto. Il Salmo 71 ci fa entrare idealmente nella celebrazione dell’incoronazione di un re. Le preghiere che lo accompagnano esprimono i desideri più profondi del popolo: giustizia, pace, prosperità per tutti, fino ai confini della terra. È il grande sogno dell’umanità di ogni tempo. Israele, però, possiede una certezza unica: questo sogno coincide con il progetto stesso di Dio. L’ultima strofa del salmo, che benedice solo il Signore e non il re, ci offre la chiave di lettura. Il salmo è stato composto dopo l’esilio, in un’epoca in cui non c’era più un re in Israele. Questo significa che la preghiera non è rivolta a un sovrano terreno, ma al re promesso da Dio, il Messia. E poiché si tratta di una promessa divina, essa è sicura. Tutta la Bibbia è attraversata da questa speranza incrollabile: la storia ha un senso e una direzione. I profeti la chiamano “Giorno del Signore”, Matteo “Regno dei cieli”, Paolo “disegno misericordioso”. È sempre lo stesso progetto di amore che Dio propone instancabilmente all’umanità. Il Messia ne sarà il compimento, ed è Lui che Israele invoca pregando i salmi. Questo Salmo descrive il re ideale, atteso da secoli, in continuità con la promessa fatta a Davide attraverso il profeta Natan: un regno stabile per sempre, un re chiamato figlio di Dio. Col passare dei secoli, questa promessa è stata approfondita: se il re è figlio di Dio, allora il suo regno sarà fondato su giustizia e pace. Ogni nuova incoronazione riaccendeva questa attesa. Eppure, il regno ideale non si è ancora pienamente realizzato. Potrebbe sembrare un’utopia. Ma per il credente non lo è: è una promessa di Dio, quindi una certezza. La fede è l’àncora dell’anima: davanti ai fallimenti della storia, il credente non rinuncia alla speranza, ma attende con pazienza, certo della fedeltà di Dio. Il salmo annuncia un capovolgimento decisivo: potere e giustizia coincideranno finalmente. In Dio, il potere è solo amore. Per questo il re messianico libererà il povero, difenderà il debole e porterà una pace senza fine. Il suo regno non avrà confini: si estenderà a tutta la terra e durerà per sempre. Per Israele, questo salmo resta preghiera di attesa del Messia. Per i cristiani, esso si compie in Gesù Cristo, e l’episodio dei Magi è già un segno dell’universalità del suo regno: le nazioni vengono a Lui, portando doni e adorazione.
*Elementi importanti: +Il Salmo 71 come preghiera dei desideri universali di giustizia e pace. +Coincidenza tra il sogno dell’uomo e il progetto di Dio. +Composizione post-esilica: attesa del re-Messia. +Promessa fatta a Davide (2 Sam 7) come fondamento dell’attesa. +La storia ha un senso e una direzione nel disegno di Dio. +Il re ideale: giustizia, pace, difesa dei poveri. +Potere di Dio come amore e servizio. +Regno universale e senza fine. +Lettura ebraica messianica e compimento cristiano in Gesù Cristo. + I Magi come primo segno della realizzazione della promessa universale
*Seconda Lettura dalla lettera di san Paolo agli Efesini (3, 2...6)
Questo brano è tratto dalla Lettera agli Efesini (cap. 3) e riprende un tema centrale già annunciato nel capitolo 1: il “disegno/mistero misericordioso di Dio”. Paolo ricorda che Dio ha fatto conoscere il mistero della sua volontà: condurre la storia al suo compimento, ricapitolando in Cristo tutto ciò che è nei cieli e sulla terra (Ef 1,9-10). Per san Paolo, il mistero non è un segreto gelosamente custodito, ma l’intimità di Dio offerta all’uomo. È un progetto che Dio rivela progressivamente, con una paziente pedagogia, come un genitore accompagna un figlio nella scoperta della vita. Così Dio ha guidato il suo popolo lungo la storia, passo dopo passo, fino alla rivelazione decisiva in Gesù Cristo. Con Cristo si apre una nuova epoca: prima e dopo di Lui. Il cuore del mistero è questo: Cristo è il centro del mondo e della storia. Tutto l’universo è chiamato a essere riunito in Lui, come un corpo attorno al suo capo. Paolo sottolinea che questa unità riguarda tutte le nazioni: tutti sono associati a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, partecipi della stessa promessa per mezzo del vangelo. In altre parole: l’eredità è Cristo, la promessa è Cristo, il corpo è Cristo. Quando nel Padre nostro diciamo “sia fatta la tua volontà”, chiediamo proprio il compimento di questo progetto. Il disegno di Dio è dunque universale: non riguarda solo Israele, ma tutta l’umanità. Questa apertura era già presente nella promessa fatta ad Abramo: “In te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen 12,3), e proclamata dai profeti, come Isaia. Tuttavia, questa verità è stata compresa lentamente e spesso dimenticata. Al tempo di Paolo, non era affatto scontato accettare che i pagani fossero pienamente partecipi della salvezza. I primi cristiani di origine ebraica faticavano a riconoscerli come membri a pieno titolo. Paolo interviene con decisione: anche i pagani sono chiamati a essere testimoni e apostoli del Vangelo. È lo stesso messaggio che Matteo esprime nel racconto dei Magi: le nazioni vengono alla luce di Cristo. Il testo si chiude come un appello: il progetto di Dio chiede la collaborazione dell’uomo. Se per i Magi c’è stata una stella, per molti oggi la stella saranno i testimoni del Vangelo. Dio continua a realizzare il suo disegno benevolo attraverso l’annuncio e la vita dei credenti.
*Elementi importanti: +Il “mistero” come rivelazione del disegno benevolo di Dio e Rivelazione progressiva culminata in Cristo. +Cristo centro della storia e dell’universo e Tutta l’umanità riunita in Cristo: eredità, corpo e promessa. Universalità della salvezza: ebrei e pagani insieme in continuità con la promessa ad Abramo e i profeti. +Difficoltà storiche nell’accogliere i pagani. +Epifania e Magi come segno dell’universalismo e Chiamata alla testimonianza: collaborare all’annuncio del Vangelo
*Dal Vangelo secondo Matteo (2, 1-12)
Al tempo di Gesù, l’attesa del Messia era intensissima. Se ne parlava ovunque e si pregava Dio di affrettarne la venuta. La maggioranza degli Ebrei immaginava il Messia come un re discendente di Davide: avrebbe regnato da Gerusalemme, avrebbe scacciato i Romani e instaurato finalmente pace, giustizia e fraternità in Israele; alcuni speravano persino che questo rinnovamento si estendesse a tutto il mondo. Questa attesa si fondava su diverse profezie dell’Antico Testamento. Anzitutto quella di Balaam nel libro dei Numeri: chiamato a maledire Israele, egli invece annunciò una promessa di gloria, parlando di un astro che sorge da Giacobbe e di uno scettro che si leva da Israele (Nm 24,17). Con il passare dei secoli, questa profezia fu interpretata in senso messianico, fino a far pensare che la venuta del Messia sarebbe stata segnata da una stella. Per questo Erode prende molto sul serio la notizia portata dai Magi. Un’altra profezia decisiva è quella di Michea, che annuncia la nascita del Messia a Betlemme, il piccolo villaggio da cui uscirà il governatore d’Israele (Mi 5,1), in continuità con la promessa fatta a Davide di una dinastia destinata a durare.I Magi, probabilmente astrologi pagani, non conoscono in profondità le Scritture: si mettono in cammino semplicemente perché hanno visto una stella nuova. Giunti a Gerusalemme, si informano presso le autorità. Qui emerge una prima grande contrapposizione: da una parte, i Magi, che cercano senza pregiudizi e alla fine trovano il Messia; dall’altra, coloro che conoscono perfettamente le Scritture, ma non si muovono, non fanno nemmeno il breve viaggio da Gerusalemme a Betlemme, e per questo non incontrano il Bambino. Con Erode, la reazione è ancora diversa. Geloso del suo potere e noto per la sua violenza, egli vede nel Messia un rivale pericoloso. Dietro un’apparente calma, cerca informazioni precise: il luogo della nascita e l’età del bambino. La sua angoscia e la sua paura lo condurranno alla decisione crudele di eliminare tutti i bambini sotto i due anni. Nel racconto dei Magi, Matteo ci offre già una sintesi dell’intera vita di Gesù: fin dall’inizio, Egli incontra ostilità e rifiuto da parte delle autorità politiche e religiose. Non sarà riconosciuto come Messia, verrà accusato e infine eliminato. Eppure, è davvero il Messia promesso: chiunque lo cerca con cuore sincero, come i Magi, può entrare nella salvezza di Dio.
*San Giovanni Crisostomo sull’episodio dei Magi:”I Magi, pur essendo stranieri, si alzarono, partirono e giunsero al Bambino; così anche chi vuole incontrare Cristo deve muoversi con cuore fervente, senza attendere comodità o sicurezza.”,(Omelia VII su Matteo 2)
*Elementi più importanti: +Forte attesa messianica al tempo di Gesù e Attesa di un Messia-re, discendente di Davide. +Profezia della stella (Balaam) e nascita a Betlemme (Michea). +I Magi: cercatori sinceri guidati dalla stella. +Contrasto tra chi cerca e chi conosce ma non si muove. +Ostilità di Erode, gelosia del potere e violenza. +Gesù rifiutato fin dall’inizio della sua vita. + Universalità della salvezza: chi cerca, trova. + I Magi come modello di fede in cammino.
+ Giovanni D’Ercole
La condizione limacciosa del Giordano e la dimensione umana di Gesù
(Mt 3,13-17; Mc 1,7-11; Lc 3,21-22; Gv 1,30-34)
Il fiume Giordano non è mai stato navigabile; segnava semplicemente un confine. Nella mentalità del tempo, fra terra altrui e ambito sacro della libertà; qui il discrimine concreto dell’Incarnazione.
Tratteggiamo qualche considerazione che recuperi il senso di questo fatto storico - che per noi può essere come un ‘sole’ dentro - con cui la liturgia completa il cammino del tempo di Natale.
Gesù è stato in ricerca, desideroso di vagliare, di apprendere.
Ci sembrerà incredibile, ma si è riconosciuto ignorante; bisognoso di evolvere - non di diventare migliore e più forte, ma di ‘posare lo sguardo’ - e spostarlo.
In quell’ambiente fortemente impegnato ma serioso ha compreso in modo definitivo chi è il Soggetto del cammino spirituale: la Vita divina, che ci attira nell’esperienza della felicità, dell’amore autentico e solido.
Il Regno non può essere preparato e addirittura allestito [diventerebbe una proiezione, un riflesso condizionato, una torre esteriore, come Babele] - piuttosto, bisogna Accoglierlo. Perché Viene.
I risultati che fanno leva sul nostro genio e muscoli, prima snervano, poi risultano frustranti; quindi bloccano la crescita dell’universo innato, perché spengono le novità, ottundono la Sorgente dell’essere e dell’entusiasmo.
L’uomo religioso che non fa il salto della Fede, stagna nella constatazione deprimente della differenza tra risultati attesi e fatti concreti.
Paradossalmente, centra le vie su di sé, ma non posa lo sguardo ‘nella’ sua essenza. Obbedisce - forse - ma non Ascolta.
Avendo smarrito il senso anche relazionale del suo irripetibile Unicum - misura tutta la sua incapacità a percepire, elaborare, realizzare, disegni che guidino a pienezza i propri sogni e le risorse.
Perde tutte le sue energie facendo propositi indotti, artificiosi, fuori scala, che lo rendono supponente e acido - semplicemente perché quegli obiettivi artefatti lo inaridiscono: non lo riguardano.
Nel frattempo, la disciplina “perfetta” e stressante che s’impone, come se fosse lui il Protagonista, gli tolgono la gioia d’incontrare i suoi talenti superiori e vivere completamente ciò che la realtà porge.
Forse non estrae dalla sua stessa ‘miniera’ a portata di mano, quelle capacità che realizzano la Missione personale.
Neanche se ne accorge - tutto preso da pensieri e discipline assolutamente derivate o conformi, in grado solo di smantellarne i picchi e la rarità.
Sempre con l’occhio sul passato, o sul pensiero comune [anche glamour] delle autorità, degli altri, dell’ambiente a contorno - e quanto si ritiene “dovrebbe essere”, secondo eticismi consolidati e smorzanti.
Infine, la discrepanza fra ciò cui si è tanto dato [senza forse mai capire a cosa Dio chiama davvero] e ciò che si è ottenuto, distrugge l'eccezionalità.
Affievolisce la stessa Speranza, scatenando una inesorabile tristezza, o l’inutile tran-tran individuale ed ecclesiale.
Gesù adulto che si lascia immergere nelle acque del Giordano è icona di una proposta che valorizza le paludi vistosamente torbide della nostra condizione.
Non solo vedendone le possibilità, ma persino rendendole ‘allegre’: così in tutte le icone orientali, che ne accentuano le eleganti volute.
Come può nostro Signore affiancarsi a una folla indistinta di peccatori e sbandati, che cercano redenzione?
In ognuno di loro Gesù vedeva affiorare un talento. E siamo nel punto più basso della terra - 400 metri sotto il livello del mare.
È proprio questo il salto di qualità che discrimina una religiosità sempliciotta [anche ammantata di grandi cose] e la crescita di Fede.
Il Figlio rivela la vita divina, che si manifesta incessantemente ‘amica’. Volto di Dio che non distrugge ma si accosta, per far emergere le possibilità soffocate.
Non schiaccia, umiliando le nostre inclinazioni, e aggiungendo pesi insostenibili. Non è un Re di sottomessi e affaticati.
Entra in una realtà fatta anche di fango, ma che prepara i nostri sviluppi, e desidera crescere - producendo percorsi spesso interrotti, ma infine il Fiore inatteso.
Così impariamo a voler bene ai nostri limiti e alle tante condizioni limacciose: ci ricordano il Giordano.
La terra ha bisogno di Luce, ma la Luce ha bisogno di ‘terra’. Sono espressione di Nuova Alleanza.
[Battesimo del Signore; omelia. Per un rilievo biblico forse più pignolo e caratteristico, cf. il commento esteso, in calce al sito: www.duevie.art]
La condizione limacciosa del Giordano e la dimensione umana di Gesù
(Mt 3,13-17; Mc 1,7-11; Lc 3,21-22; Gv 1,30-34)
Il fiume Giordano non è mai stato navigabile; segnava semplicemente un confine.
Nella mentalità del tempo, fra terra altrui e ambito sacro della libertà: qui un discrimine concreto dell’«Incarnazione».
Cerchiamo di approfondire la tematica.
La predicazione popolare sul tema del Battesimo del Signore è stata gravata d’una scorza di luoghi comuni [qua e là forse insuperabili] da impedire ogni maturazione delle credenze diffuse, ancora stagnanti.
In tal guisa Gesù si è ritrovato frettolosamente collocato dietro le nuvole, e oggi si fa difficoltà a spiegare cos’abbia in comune con la nostra vita, spesso cruda, condizionata da fatica, tentativi, ricerche.
Pur fondamentale per l’interiorizzazione proficua d’un cammino che si scosti da banalità genericamente (talora autenticamente) devote, dall’ambone e nelle catechesi siamo ancora oggi costretti a dribblare il vero significato dell’evento.
Infatti, il Battesimo del Signore ha creato imbarazzo e confusioni interpretative, fin dalle prime generazioni di credenti.
Tratteggiamo qualche considerazione che recuperi il senso di questo fatto storico - per noi potrebbe essere come un sole dentro - con cui la liturgia completa il cammino del tempo di Natale.
Gesù in ricerca e desideroso di vagliare anche l’insegnamento migliore del suo tempo, entra come allievo nella scuola del Battista.
Per questo motivo è battezzato da Giovanni - e mediante tale rito d’ingresso, aggregato ad altri comuni seguaci.
Sembrerà incredibile, ma il Maestro e Signore si è riconosciuto curioso, imperfetto, ignorante, incompleto; bisognoso di evolvere. Non di diventare “migliore” e più forte, bensì d’imparare a posare lo sguardo altrimenti.
In quell’ambiente fortemente impegnato ma serioso, tagliente, spesso a senso unico, Egli ha compreso la vera grandezza della Rivelazione.
Insomma, il Soggetto del cammino spirituale è la Vita divina, con l’intero suo portato, che provvidenzialmente si riversa e smuove situazioni variegate.
Essa Viene per dilatare orizzonti; non per rattrappirci su dei modi particolari d’intendere e volere.
Già lo sappiamo: non è l’io che pensa e progetta a poterci attirare nell’esperienza della Felicità integrale, totalizzante; dell’amore autentico e solido.
Il Regno è tutt’altro: Completo. È inclusivo di ciò che non “piace” all’opinione sterilizzata, o alla moda, e comune.
Porge una energia terrestre che vale tanto quanto quella ideale, celeste.
Il Cielo non può essere preparato e addirittura allestito: diventerebbe una proiezione, un riflesso condizionato, una torre esteriore come Babele.
Piuttosto bisogna accoglierlo, ospitarlo in sé.
Si spalanca allora un altro genere di Ascesi, con meno aspettative di “perfezione”. Percorso che spiazza, e che l’impulso divino in noi - concreto - ci chiede.
Conosceremo la Gioia di vivere, la sentiremo scorrere dentro; solo in tal guisa ci coglieremo appagati.
Sposando il lato in ombra, che diventerà nostro Profumo.
I risultati che fanno leva sul genio e muscoli, prima snervano, poi risultano frustranti; quindi bloccano la crescita dell’universo innato.
Gli artifici esterni all’anima spengono le novità personalmente ispirate, la stessa Sorgente dell’essere e dell’entusiasmo.
In effetti, l’uomo religioso unilaterale resta nel malessere; inaridisce, perché non fa il salto sponsale, creativo, dell’avventura di Fede.
Diventa una fotografia o una fotocopia.
Poi stagna nella constatazione deprimente della differenza tra risultati attesi e fatti concreti.
Paradossalmente, centra le vie su di sé - ma non posa lo sguardo “nella” sua essenza.
Obbedisce forse, ma non Ascolta. Così si lascia vampirizzare da manierismi e stilemi epidermici.
Avendo smarrito il senso anche relazionale del suo irripetibile Unicum - misura tutta l’incapacità a percepire, elaborare, realizzare disegni misteriosi, che guidino a pienezza i sogni e le risorse.
Perde tutte le energie facendo propositi indotti, colmi d’artificio; fuori scala.
Si dà mete che lo rendono supponente, acido, formale, esterno - semplicemente perché quegli obiettivi sovrastanti non lo riguardano.
Nel frattempo, la disciplina perfetta e stressante che s’impone, come fosse lui il Protagonista, toglie la gioia d’incontrare talenti superiori.
Sempre gli verrà meno l’ebbrezza di vivere intensamente ciò che la realtà (più completa) porge.
Così non estrae dalla sua stessa Miniera tutta a portata di mano quelle capacità che realizzano la Missione personale.
Neanche se ne accorge - preso da idee iperboliche e grandi discipline assolutamente derivate, paradossalmente banali [in grado finalmente solo di smantellarne i picchi e la rarità].
Costui ha sempre l’occhio sul passato o sulle mode; sul pensiero comune, quello della situazione, delle autorità, degli altri, dell’ambiente che frequenta, del contorno - che appanna, o devia.
E pone il focus solo su quanto di norma si ritiene “dovrebbe essere” - secondo eticismi consolidati e smorzanti, ovvero utopie à la page, disincarnate.
Dentro il vortice dei modelli insuperabili, mai capisce a cosa davvero Dio lo chiama, anche nei disturbi.
Infine, ogni discrepanza fra ciò cui si è tanto dato e quel che viene ottenuto, distrugge l'atipicità della stessa Speranza, scatenando una inesorabile tristezza, o l’inutile tran-tran individuale ed ecclesiale.
Gesù adulto che si lascia immergere nelle acque del Giordano è icona di una proposta che valorizza le paludi vistosamente torbide della nostra condizione.
Il Signore non solo ne coglie le possibilità, ma persino rende allegre le Acque [così in tutte le icone orientali, che accentuano eleganti volute].
Ma resta l’interrogativo. Come può nostro Signore affiancarsi a una folla indistinta di peccatori e sbandati, i quali cercano redenzione?
In ognuno di loro Gesù vedeva affiorare un talento.
E siamo nel punto più basso della terra - 400 metri sotto il livello del mare.
È proprio questo il salto di qualità che discrimina l’idealismo sofisticato o la religiosità sempliciotta - anche ammantata di grandi cose - e qualsivoglia ricerca di Fede.
Il Figlio rivela la Vita divina, che irrompe sgretolando le aspettative.
Essa si manifesta incessantemente amica. Volto inconscio che non distrugge ma si accosta, per far emergere le possibilità soffocate.
Perché Dio non schiaccia, non umilia le nostre inclinazioni e risorse celate, né aggiunge pesi insostenibili.
Non è un Re di sottomessi e affaticati.
Entra in una realtà di fango, per il fatto che essa è colma di punti di tensione.
Così prepara i nostri sviluppi, e desidera crescere - producendo percorsi pur interrotti, ma infine il fiore inatteso.
Ora, finalmente, a ciascuno è possibile corrispondere in modo semplice all’invito sponsale: «Vuoi unire la tua vita alla Mia?».
Solo ciò ch’è disumanizzante non riguarda il nostro lato eterno.
Qualsiasi Dono divino attraversa la “carne”: condizione della persona così com’è, persino nella concretezza delle sue azioni minime o insicure.
La genuina crudezza della nostra indagine del vero, del bene e del bello passa - come in Gesù - attraverso sentieri da correggere nel tempo, tentativi, errori.
Niente di male: solo dai diamanti non spunta nulla.
Anche Leonardo Da Vinci scrisse che «ogni nostra convinzione principia dai sentimenti». Non da pensieri cristallini e in sé conclusi, ma da un linguaggio più debole.
Siamo allora introdotti in una spiritualità dell’Esodo costante, che però si orienta alla libertà della Terra Promessa, la Casa ch’è davvero nostra.
È qui - percepiamo dentro - lo sgorgare del Centro intrinseco, del Nucleo personale, dell’Eros fondante che chiama.
Presenza che detesta la gabbia degli schemi, avvicinando l’Irrepetibilità rara, inusuale (niente di grandioso) che siamo.
In tutto ciò, risvegliando interessi, e la vita reale, appassionata, che non è “immune”, né definitiva.
Insomma, succede anche con Dio, sbagliare appuntamento.
Ci si rialza, perché quell’humus nutre - e nell’esperienza variegata si annida un’occasione, un sapere, una competenza, un’abilità, una maggiore autenticità: un valore aggiunto.
L’appello del Padre rimane estraneo sia alle idee consuete del verticismo di obbiettivi, che a meccanismi adultoidi di purificazione - non mirati all’esistenza ordinaria (tipici delle ascesi filosofiche o moraliste).
Dunque il Battesimo in Spirito è una Luce - per noi un incremento interiore, una sublimazione della consapevolezza di sé e della propria mèta.
Non più un traguardo pallido, solo adeguato a ruoli, procedure, posizioni che la persona non sente proprie.
Lo stesso «squarcio dei cieli» non più sigillati da una distanza (severa) o dal paradigma culturale, dice una Comunicazione oramai ininterrotta e crescente del divino con la natura umana.
Esplorando possiamo errare, nei due sensi.
Ma assai peggio è sentirsi spenti e demotivati, nonché agire secondo nomenclature e concatenazioni fisse, ovvero per calcolo.
Effettivamente, nella cultura religiosa antica, perfezione e indegnità sono incomponibili.
Viceversa, in Cristo torniamo al momento della Creazione, dove “l’ulivo” narra di un’armonia ricostruita proprio sui limiti del peccato.
Gen 8,21: «Non maledirò più, perché l’istinto del cuore umano è incline al male sin dall’adolescenza».
Ecco la Colomba, nuovo simbolo dello Spirito.
Figura netta e virtù di concerto, di recupero, che anima il credente - il quale non è più chiamato a sforzi titanici, né obbligato a riprodurre futili clamori che non vuole e non gli appartengono.
I regni antichi esprimevano e suscitavano l’energia aggressiva delle belve.
La donna e l’uomo autentici sono viceversa i rivoluzionari della carezza, della gentilezza concessa anche ai propri e altrui limiti.
Fedeli, non della sfera bensì del poliedro: non più i duri e sicuri, piantati su banali euforie autocelebrative.
Nella scuola del grande Precursore, Gesù aveva notato il proliferare degli attriti corrucciati e “spirituali” che sorgevano tra allievi (del Battista) - i quali facevano a gara per mettere a punto il Regno.
Avendone valutato la vacua freddezza e il pericolo di omologazione - il nuovo Rabbi capisce definitivamente che la malattia peggiore delle persone è non avere pulsioni umanizzanti.
Impeti forse poco temperati, certo, ma che predispongono non all’Esodo, bensì a una sorta di scalata a tappe prevedibili, con sosta perpetua; a temperatura-ambiente.
Qui nessun lato in ombra diventa nuova ricchezza per tutti.
Per questo motivo, su «il Monte» non proclamerà alcun “No” comandato che rinneghi i nostri ardori - bensì, Beatitudini.
Esse aprono il respiro e l’esistenza tutta. Perfino degli incerti.
Insomma, non sapere ancora chi siamo e dove andiamo, vuol dire possibilità di reinventarsi.
Così impariamo a voler bene ai nostri limiti e alle tante condizioni limacciose: ci ricordano il Giordano.
La terra ha bisogno di Luce, ma la Luce ha bisogno di terra. Sono espressione di Nuova Alleanza.
Per interiorizzare e vivere il messaggio:
Hai mai incontrato un saggio accompagnatore spirituale che invece di farti precipitare nella sua soluzione t’insegna a voler bene ai tuoi limiti, sapendo che presto o tardi spiazzeranno e sbalordiranno sia te che lui?
Secondo il racconto dell’evangelista Matteo (3,13-17), Gesù venne dalla Galilea al fiume Giordano, per farsi battezzare da Giovanni; infatti, da tutta la Palestina accorrevano per ascoltare la predicazione di questo grande profeta, l’annuncio dell’avvento del Regno di Dio, e per ricevere il battesimo, cioè per sottoporsi a quel segno di penitenza che richiamava alla conversione dal peccato. Pur chiamandosi battesimo, esso non aveva il valore sacramentale del rito che celebriamo oggi; come ben sapete, è infatti con la sua morte e risurrezione che Gesù istituisce i Sacramenti e fa nascere la Chiesa. Quello amministrato da Giovanni, era un atto penitenziale, un gesto che invitava all’umiltà di fronte a Dio, invitava ad un nuovo inizio: immergendosi nell’acqua, il penitente riconosceva di avere peccato, implorava da Dio la purificazione dalle proprie colpe ed era inviato a cambiare i comportamenti sbagliati, quasi morendo nell’acqua e risorgendo a una nuova vita.
Per questo, quando il Battista vede Gesù che, in fila con i peccatori, viene a farsi battezzare, rimane sbalordito; riconoscendo in Lui il Messia, il Santo di Dio, Colui che è senza peccato, Giovanni manifesta il suo sconcerto: egli stesso, il battezzatore avrebbe voluto farsi battezzare da Gesù. Ma Gesù lo esorta a non opporre resistenza, ad accettare di compiere questo atto, per operare ciò che è conveniente ad «adempiere ogni giustizia». Con questa espressione, Gesù manifesta di essere venuto nel mondo per fare la volontà di Colui che lo ha mandato, per compiere tutto ciò che il Padre gli chiede; è per obbedire al Padre che Egli ha accettato di farsi uomo. Questo gesto rivela anzitutto chi è Gesù: è il Figlio di Dio, vero Dio come il Padre; è Colui che “si è abbassato” per farsi uno di noi, Colui che si è fatto uomo e ha accettato di umiliarsi fino alla morte di croce (cfr Fil 2,7). Il battesimo di Gesù, di cui oggi facciamo memoria, si colloca in questa logica dell’umiltà e della solidarietà: è il gesto di Colui che vuole farsi in tutto uno di noi e si mette realmente in fila con i peccatori; Lui, che è senza peccato, si lascia trattare come peccatore (cfr 2Cor 5,21), per portare sulle sue spalle il peso della colpa dell’intera umanità, anche della nostra colpa. È il “servo di Dio” di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima lettura (cfr 42,1). La sua umiltà è dettata dal voler stabilire una comunione piena con l’umanità, dal desiderio di realizzare una vera solidarietà con l’uomo e con la sua condizione. Il gesto di Gesù anticipa la Croce, l’accettazione della morte per i peccati dell’uomo. Questo atto di abbassamento, con cui Gesù vuole uniformarsi totalmente al disegno d’amore del Padre e conformarsi con noi, manifesta la piena sintonia di volontà e di intenti che vi è tra le persone della Santissima Trinità. Per tale atto d’amore, lo Spirito di Dio si manifesta e viene come una colomba sopra di Lui, e in quel momento l’amore che unisce Gesù al Padre viene testimoniato a quanti assistono al battesimo da una voce dall’alto che tutti odono. Il Padre manifesta apertamente agli uomini, a noi, la comunione profonda che lo lega al Figlio: la voce che risuona dall’alto attesta che Gesù è obbediente in tutto al Padre e che questa obbedienza è espressione dell’amore che li unisce tra di loro. Perciò, il Padre ripone il suo compiacimento in Gesù, perché riconosce nell’agire del Figlio il desiderio di seguire in tutto alla sua volontà: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). E questa parola del Padre allude anche, in anticipo, alla vittoria della risurrezione e ci dice come dobbiamo vivere per stare nel compiacimento del Padre, comportandoci come Gesù.
[Papa Benedetto, omelia Cappella Sistina 9 gennaio 2011]
“Tu sei il mio Figlio prediletto; in Te mi sono compiaciuto”.
2. La cerimonia, che in questa tipica domenica del ciclo liturgico stiamo per svolgere, richiama alla nostra mente alcune verità di essenziale importanza nella dottrina cristiana.
Prima di tutto ricorda l’episodio – letto nel Vangelo odierno – del Battesimo di Gesù, che volle inserirsi, come penitente, tra i seguaci di Giovanni Battista per ricevere da lui il battesimo di acqua. Tale rito era un segno di penitenza; ma Gesù volle assoggettarvisi, per dimostrare apertamente che egli accoglieva il messaggio religioso del popolo d’Israele, espresso in modo conclusivo dall’ultimo dei Profeti. Da Abramo a Mosè, a Elia, a Isaia, attraverso tutti i Profeti, fino a Giovanni Battista, lungo la misteriosa e drammatica “storia della salvezza” la “parola di Dio” aveva camminato con il popolo ebraico, fino a sfociare nell’arcana voce dal cielo che su Gesù, battezzato da Giovanni, diceva: “Tu sei il mio Figlio prediletto; in te mi sono compiaciuto” (Lc 3, 22). In Gesù, il Messia atteso dal popolo eletto, avveniva il passaggio definitivo dall’Antico al Nuovo Testamento e Giovanni Battista ne era l’austero e illuminato testimone.
Ma l’odierna Liturgia vuole insieme e soprattutto sottolineare il valore del nuovo Battesimo, istituito da Gesù. Giovanni Battista, annunziando la venuta del Messia, diceva: “Viene uno che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Gesù, iniziando la nuova “economia” della salvezza, dice agli Apostoli: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate e ammaestrate tutte le Nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 18-19). Questo è il nuovo e definitivo Battesimo, che elimina dall’anima il “peccato originale”, inerente alla natura umana decaduta per il rifiuto di amore delle prime due creature razionali, e ridona all’anima la “grazia santificante”, e cioè la partecipazione alla stessa vita della Santissima Trinità. Tutte le volte che si conferisce il Battesimo avviene un fatto strepitoso e meraviglioso; il rito è semplice, ma il significato è sublime! Il fuoco dell’amore creatore e redentore di Dio brucia il peccato e lo distrugge e prende possesso dell’anima, che diventa abitazione dell’Altissimo! L’Evangelista san Giovanni afferma che Gesù ci ha dato il potere di diventare figli di Dio, perché da Dio siamo stati generati (cf. Gv 1, 12-13); e san Paolo parla ripetutamente della nostra grandezza e della nostra dignità di membra del Corpo di Cristo (Col 2, 19; Ef 3, 11. 17. 19-22; 4, 12).
3. Il Battesimo è dono soprannaturale, trasformazione radicale della natura umana, inserimento dell’anima nella vita stessa di Dio, realizzazione concreta e personale della Redenzione, perciò impegna conseguentemente il battezzato a vivere in modo nuovo, e cioè alla sequela di Cristo. Non è mai stato facile vivere da cristiani e tanto meno lo è nella società moderna. La Chiesa è lieta di accogliere questi fanciulli neo-battezzati; ma vuole che i genitori, i padrini e le madrine, e anche tutta la comunità, si assumano i gravi doveri del buon esempio, del retto insegnamento e dell’autentica formazione cristiana, in modo che il bambino nello sviluppo graduale della sua esistenza sia fedele ai suoi impegni battesimali.
4. Sant’Agostino, ricordando nelle Confessioni l’episodio del suo Battesimo, scrive: “In quei giorni, tutto pieno di straordinaria dolcezza, non mi saziavo di considerare la profondità del tuo consiglio per la salvezza del genere umano” (S. Agostino, Confessiones, IX, cap. VI). Questa immensa gioia interiore io auguro di cuore anche a voi e ai vostri bambini, ora e per sempre, mentre invoco la propiziatrice intercessione di Maria santissima, affinché per suo aiuto la luce e il candore del Battesimo, che questi piccoli ora ricevono, risplendano in essi per tutta la vita.
[Papa Giovanni Paolo II, omelia gennaio 1983]
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Oggi, festa liturgica del Battesimo del Signore, si conclude il tempo di Natale, che quest'anno abbiamo vissuto con un'intensità ed una partecipazione del tutto singolari. Infatti, nella Santa Notte, con l'apertura in San Pietro della Porta Santa, è iniziato il Grande Giubileo.
Questo tempo natalizio ci ha offerto la rinnovata occasione di far memoria del «fatto», accaduto venti secoli fa, che ha definitivamente cambiato il corso della storia: la nascita di Gesù a Betlemme.
Facendo memoria del Natale di Gesù, abbiamo celebrato il grande mistero della Redenzione, a cui particolarmente guardiamo durante l'intero itinerario giubilare. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, perché l'uomo potesse essere elevato alla dignità di figlio adottivo di Dio.
2. A questa intima unione con la vita divina ci richiama l'odierna festa del Battesimo del Signore.
[Papa Giovanni Paolo II, Angelus 9 gennaio 2000]
La liturgia di quest’anno ci propone l’evento del battesimo di Gesù secondo il racconto del Vangelo di Matteo (cfr 3,13-17). L’evangelista descrive il dialogo fra Gesù, che chiede il battesimo, e Giovanni Battista, che vuole rifiutarsi e osserva: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» (v. 14). Questa decisione di Gesù sorprende il Battista: infatti, il Messia non ha bisogno di essere purificato; è Lui invece che purifica. Ma Dio è il Santo, le sue vie non sono le nostre, e Gesù è la Via di Dio, una via imprevedibile. Ricordiamo che Dio è il Dio delle sorprese.
Giovanni aveva dichiarato che fra lui e Gesù esisteva una distanza abissale, incolmabile. «Non sono degno di portargli i sandali» (Mt 3,11), aveva detto. Ma il Figlio di Dio è venuto proprio per colmare questa distanza fra l’uomo e Dio. Se Gesù è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo Egli replica a Giovanni: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia» (v. 15). Il Messia chiede di essere battezzato, perché si compia ogni giustizia, si realizzi il disegno del Padre che passa attraverso la via dell’obbedienza filiale e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore. È la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli.
Anche il profeta Isaia annuncia la giustizia del Servo di Dio, che realizza la sua missione nel mondo con uno stile contrario allo spirito mondano: «Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta» (42,2-3). È l’atteggiamento della mitezza – è questo che ci insegna Gesù con la sua umiltà, la mitezza –, l’atteggiamento della semplicità, del rispetto, della moderazione e del nascondimento, richiesto anche oggi ai discepoli del Signore. Quanti – è triste dirlo – quanti discepoli del Signore si pavoneggiano di essere discepoli del Signore. Non è un buon discepolo quello che si pavoneggia. Il buon discepolo è quello umile, mite, quello che fa il bene senza farsi vedere. Nell’azione missionaria, la comunità cristiana è chiamata ad andare incontro agli altri sempre proponendo e non imponendo, dando testimonianza, condividendo la vita concreta della gente.
Appena Gesù fu battezzato nel fiume Giordano, si aprirono i cieli e scese su di Lui lo Spirito Santo come una colomba, mentre dall’alto risuonò una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). Nella festa del Battesimo di Gesù riscopriamo il nostro Battesimo. Come Gesù è il Figlio amato del Padre, anche noi rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo sappiamo di essere figli amati – il Padre ci ama tutti! –, oggetto del compiacimento di Dio, fratelli di tanti altri fratelli, investiti di una grande missione per testimoniare e annunziare a tutti gli uomini l’amore sconfinato del Padre.
Questa festa del battesimo di Gesù ci fa ricordare il nostro Battesimo. Anche noi siamo rinati nel Battesimo. Nel Battesimo è venuto lo Spirito Santo per rimanere in noi. Per questo è importante sapere qual è la data del mio Battesimo. Noi sappiamo qual è la data della nostra nascita, ma non sempre sappiamo qual è la data del nostro Battesimo. Sicuramente qualcuno di voi non lo sa… Un compito da fare a casa. Quando tornerete domandate: quando sono stata battezzata? Quando sono stato battezzato? E festeggiare nel cuore la data del battesimo ogni anno. Fatelo. È anche un dovere di giustizia verso il Signore che è stato tanto buono con noi.
Maria Santissima ci aiuti a comprendere sempre più il dono del Battesimo e a viverlo con coerenza nelle situazioni di ogni giorno.
[Papa Francesco, Angelus 12 gennaio 2020]
In Sinagoga e dal precipizio
(Lc 4,14-22)
Anticamente in Israele la famiglia patriarcale, il clan e la comunità erano la base della convivenza sociale.
Garantivano la trasmissione dell’identità di popolo e assicuravano protezione agli afflitti.
Ma al tempo di Gesù la Galilea soffriva la segregazione dettata dalla politica di Erode, e pativa l'oppressione della religiosità ufficiale.
La congiuntura politica ed economica obbligava le persone a ripiegarsi su problemi materiali e individuali o di famiglia ristretta.
Situazione che stava portando al collasso le fasce di popolazione meno tutelate.
Gesù vuole invece tornare al Sogno del Padre: quello ineliminabile della Fraternità, unico suggello alla storia della salvezza.
Così, secondo Lc la prima volta che Gesù entra in una Sinagoga combina un bel pasticcio.
Non va a pregare, ma a Insegnare cosa sia la Grazia di Dio [non svigorita da chiose o false istruzioni] nell’esistenza reale delle persone.
Sceglie un passo che riflette la situazione della sua gente, oppressa dal potere dei dominatori, che ai deboli stava facendo patire confusione e povertà.
Ma la sua prima Lettura non tiene conto del calendario liturgico.
Poi osa predicare a modo suo e personalizzando il brano d’Isaia, da cui si permette di censurare il versetto che annuncia la “vendetta” di Dio.
Quindi neanche proclama il passo previsto della Legge.
Inoltre per il Figlio di Dio lo Spirito non si rivela nei fenomeni straordinari del cosmo, ma nell’Anno di Grazia [«un anno accetto al Signore»: v.19].
Possibile che la Somiglianza divina possa manifestarsi in un uomo premuroso verso i meno facoltosi, che disattende le consuetudini ufficiali, non crede alle ritorsioni, e palesa forme di spontaneità incontrollata?
È un richiamo per noi.
Al pari del Maestro, invece di ragionare con pensieri indotti e farci sequestrare dalla pesantezza di rifiuti e timori, in Lui iniziamo a pensare con i codici empatici della nostra Chiamata che irrompe.
La Visione-Relazione (v.18a) irripetibile e a maglie larghe - senza riduzioni - diventa allora strategica, perché possiede in se stessa il ‘richiamo’ dell’essenza radicale, e tutte le risorse per risolvere i veri problemi.
Ascoltare la proclamazione dei Vangeli (v.18b) è ascoltare l’eco di se stessi e del popolo minuto: scelta intima e fraterna.
E starci dentro senza le foglie morte dell’unilateralità - per vagare liberamente in quel medesimo Appello; non trascurando parti preziose di sé, né amputando le eccentricità, o l’intuito proprio dei ceti subalterni.
In tal guisa, permaniamo nell’istinto di essere e fare felici, senza mai lasciarsi imprigionare dalla brama di sicurezze a contorno: ricerca stagnante.
Il Regno nello Spirito (cf. vv.14.18) sa cosa ci serve. Esso ha cessato di essere una mèta di semplice avvenire.
È la sorpresa che Cristo in noi suscita grazie al suo Sogno, intorno alla sua proposta dalla marcia in più.
Il Signore non ci trascura: spegne il rimuginare accusatorio e ridisegna in modo creativo.
Egli fa nascere ancora e motiva, recupera le dispersioni e rinsalda la trama.
È divina perché personale e sociale l’Energia nuova, abilitata a creare l’uomo autentico.
Questa la piattaforma che opera la svolta.
[Feria propria del 10 gennaio]
The fire of God's creative and redeeming love burns sin and destroys it and takes possession of the soul, which becomes the home of the Most High! (Pope John Paul II)
Il fuoco dell’amore creatore e redentore di Dio brucia il peccato e lo distrugge e prende possesso dell’anima, che diventa abitazione dell’Altissimo! (Papa Giovanni Paolo II)
«The Spirit of the Lord is upon me, because he has anointed me to preach good news to the poor» (Lk 4:18). Every minister of God has to make his own these words spoken by Jesus in Nazareth [John Paul II]
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare un lieto messaggio» (Lc 4, 18). Ogni ministro di Dio deve far sue nella propria vita queste parole pronunciate da Gesù di Nazareth [Giovanni Paolo II]
It is He himself who comes to meet us, who lowers Heaven to stretch out his hand to us and raise us to his heights [Pope Benedict]
È Lui stesso che ci viene incontro, abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza [Papa Benedetto]
As said st. Augustine: «The Word of God which is explained to you every day and in a certain sense "broken" is also daily Bread». Complete food: basic and “compote” food - historical and ideal, in actuality
Come diceva s. Agostino: «La Parola di Dio che ogni giorno viene a voi spiegata e in un certo senso “spezzata” è anch’essa Pane quotidiano». Alimento completo: cibo base e “companatico” - storico e ideale, in atto
What begins as a discovery of Jesus moves to a greater understanding and commitment through a prayerful process of questions and discernment (John Paul II)
Quel che inizia come una scoperta di Gesù conduce a una maggiore comprensione e dedizione attraverso un devoto processo di domande e discernimento (Giovanni Paolo II)
John's Prologue is certainly the key text, in which the truth about Christ's divine sonship finds its full expression (John Paul II)
Il Prologo di Giovanni è certamente il testo chiave, nel quale la verità sulla divina figliolanza di Cristo trova la sua piena espressione (Giovanni Paolo II)
Innocence prepares, invokes, hastens Peace. But are these things of so much value and so precious? The answer is immediate, explicit: they are very precious gifts (Pope Paul VI)
L’innocenza prepara, invoca, affretta la Pace. Ma si tratta di cose di tanto valore e così preziose? La risposta è immediata, esplicita: sono doni preziosissimi (Papa Paolo VI)
We will not find a wall, no. We will find a way out […] Let us not fear the Lord (Pope Francis)
Non troveremo un muro, no, troveremo un’uscita […] Non abbiamo paura del Signore (Papa Francesco)
Raw life is full of powers: «Be grateful for everything that comes, because everything was sent as a guide to the afterlife» [Gialal al-Din Rumi]
La vita grezza è colma di potenze: «Sii grato per tutto quel che arriva, perché ogni cosa è stata mandata come guida dell’aldilà» [Gialal al-Din Rumi]
It is not enough to be a pious and devoted person to become aware of the presence of Christ - to see God himself, brothers and things with the eyes of the Spirit. An uncomfortable vision, which produces conflict with those who do not want to know
Non basta essere persone pie e devote per rendersi conto della presenza di Cristo - per vedere Dio stesso, i fratelli e le cose con gli occhi dello Spirito. Visione scomoda, che produce conflitto con chi non ne vuol sapere
don Giuseppe Nespeca
Tel. 333-1329741
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