«E chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui se gli fosse messa una macina da somaro attorno al collo e fosse gettato nel mare» (Mc 9,42).
Così Gesù si pronuncia nel Vangelo odierno: guai a chi provoca gli scandali.
Francesco e Chiara li temevano molto, anche se erano persone che avevano sale in se stessi.
Vari sono i passi che c’informano accuratamente nello specifico.
Nella Leggenda maggiore:
"[…] quelli che violavano la santa Religione con opere malvagie, incorrevano nella sua condanna e nella sua tremenda maledizione:
«Da te, o Signore santissimo, e da tutta la celeste curia e da me pure, tuo piccolino, siano maledetti coloro che, con il loro cattivo esempio, sconvolgono e distruggono quanto, per mezzo dei santi frati di quest’Ordine, hai edificato e non cessi di edificare».
Spesso, pensando allo scandalo che veniva dato ai piccoli, provava una tristezza immensa, al punto da ritenere che ne sarebbe morto di dolore, se la bontà divina non l’avesse sorretto con il suo conforto" (FF1139).
E nella Vita seconda del Celano:
“«I frati più buoni - diceva - si sentono confusi per le opere dei frati cattivi, e anche se essi personalmente non hanno peccato, vengono giudicati dall’esempio dei malvagi.
Proprio per questo mi trafiggono come una spada acuta e me la ripassano tutto il giorno per le viscere».
Era soprattutto per questo motivo che si sottraeva alla compagnia dei frati, perché non gli capitasse di udire riguardo all’uno o all’altro qualcosa di spiacevole, che gli rinnovasse il dolore" (FF 741).
Chiara, poi, nella Regola, rivolta alle sorelle, dice:
«Non ardiscano riportare in monastero le chiacchiere del mondo. E di quanto si dice o si fa dentro siano tenute a non riferire fuori del monastero nulla che possa provocare scandalo […]» (FF 2805).
E ancora:
«Ammonisco poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino le sorelle da ogni superbia, vanagloria, invidia, avarizia, cura e sollecitudine di questo mondo, dalla detrazione e mormorazione, dalla discordia e divisione» (FF 2809).
E aggiungeva:
«Siano invece sollecite di conservare sempre reciprocamente l’unità della scambievole carità, che è il vincolo della perfezione» (FF 2810).
«Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri» (Mc 9,50)
Giovedì 7a sett. T.O. (Mc 9,41-50)