don Giuseppe Nespeca

don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Mercoledì, 07 Gennaio 2026 11:38

Battesimo del Signore

Battesimo del Signore (anno A) [11 Gennaio 2026]

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga! Con oggi si chiude il tempo di Natale ringraziando la Provvidenza per aver potuto celebrare questo Mistero di Luce e di Pace  in un clima di serenità.

 

*Prima Lettura dal libro del profeta Isaia (42, 1-4. 6-7)

Il Servo del Signore e la sua missione universale. Questo testo di Isaia è ricco e complesso, ma può essere diviso in due parti principali. In entrambe è Dio che parla, ma con due modalità: nella prima parte parla del suo Servo, nella seconda si rivolge direttamente a lui.Prima parte: Dio descrive il Servo come portatore di giustizia e diritto universale: “Alle nazioni porterà il diritto… non  verrà meno e non si abbatterà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra vacillerà fino a stabilirlo sulla terra”. “Ti ho chiamato per la giustizia”: qui il giudizio non significa condanna, ma salvezza e liberazione. Il Servo agirà con dolcezza e rispetto per i fragili, non schiaccerà il debole né spegnerà la messa a rischio. La sua missione riguarda tutta l’umanità, perché Dio desidera che persino le isole lontane aspirino al suo diritto, alla sua salvezza. In tutto ciò, il Servo è sostenuto dallo Spirito di Dio: “Ecco il mio Servo che io sostengo… ho posto il mio spirito  su di lui”. Seconda parte: Dio chiarisce la missione del Servo: “perché tu apra gli occhi dei ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri… coloro che abitano nelle tenebre”. Qui il giudizio diventa liberazione totale, un’uscita dalle tenebre alla luce. La missione è universale: il Servo è luce delle nazioni, e Dio continua a sostenerlo: “Io, il Signore, ti ho chiamato…e  ti ho preso per mano”. Chi è questo Servo? Isaia non lo precisa, perché per i suoi contemporanei era chiaro: il Servo è il popolo d’Israele, chiamato a essere strumento privilegiato della salvezza. Il messianismo in Isaia non è individuale, ma collettivo: il piccolo nucleo fedele diventa luce e guida per il mondo intero. Gesù, al battesimo nel Giordano, prende la guida di questo popolo-servitore e realizza la missione annunciata dai profeti. Il messaggio chiave è questo: Il giudizio di Dio non è condanna ma liberazione e salvezza universale. Dio sostiene il Servo e affida a lui il compito di portare luce e giustizia a tutte le nazioni. La fedeltà e la potenza creatrice di Dio sono la garanzia della nostra speranza, anche nei momenti più difficili.

*Elementi importanti: +Testo diviso in due parti: Dio parla del Servo e direttamente al Servo. +Giudizio del Servo = salvezza e liberazione, non condanna e Missione universale: luce per le nazioni, apertura dei ciechi, liberazione dei prigionieri. +Dolcezza e cura per i fragili: “non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”. +Sostegno dello Spirito di Dio sul Servo inteso come I come popolo d’Israele, messianismo collettivo. +Gesù al battesimo assume la guida del popolo-servitore. + Speranza fondata sulla fedeltà e potenza creatrice di Dio

 

 *Salmo responsoriale (28/29)

 Per comprendere questo salmo, bisogna immaginare la forza di un temporale violento, che scuote il paese dal Libano e l’Hermon fino al deserto di Qadesh. Il salmo descrive la voce del Signore come potente, tonante, fulminante, capace di spezzare i cedri e di spaventare il deserto. Questa voce ricorda la rivelazione al Sinai, quando Dio fece udire la sua voce a Mosè tra fuoco e fulmini, e ogni parola della Legge appariva come lampi di fuoco. Il nome di Dio (YHWH, il Signore) è ripetuto più volte, sottolineando la presenza viva di Dio e la sua azione salvifica. La ripetizione di “voce del Signore” richiama la Parola creatrice, come nel primi capitolo del libro della Genesi: la Parola di Dio è efficace, mentre le idoli sono impotenti. Il salmo insiste sulla sovranità di Dio: Dio è l’unico re legittimo, meritevole di gloria e adorazione, e presto tutti – popolo e potenze false – riconosceranno il suo dominio. La voce potente di Dio evoca anche la vittoria sulle acque e sul caos, come al tempo del diluvio o della liberazione d’Egitto, dimostrando il suo potere salvifico e liberatore. Il tema centrale è la gloria di Dio, ripetuta più volte, e l’anticipazione di un tempo in cui tutta l’umanità riconoscerà la sua regalità. Il salmo si collega alla festa del Battesimo di Cristo, quando il Regno dei cieli si avvicina attraverso Gesù: Dio è finalmente riconosciuto re e la sua salvezza è annunciata a tutti.

*Elementi importanti: +Immagine potente del temporale: voce del Signore, fulmini, cedri spezzati e Riferimento al Sinai: Parola di Dio come fuoco, Legge e alleanza. +Ripetizione del nome di Dio: YHWH, segno di presenza e potere. +Parola creatrice: come in Genesi, la Parola è efficace, gli idoli impotenti. +Sovranità universale di Dio: unico re legittimo, meritevole di gloria. +Vittoria sulle acque e sul caos: diluvio, uscita dall’Egitto. +Gloria di Dio: tema centrale, anticipazione della sua riconoscenza universale. + Collegamento al Battesimo di Cristo: manifestazione del Regno dei cieli e della salvezza universale

 

*Seconda Lettura dagli Atti degli Apostoli (10,34-38)

In questo racconto di Atti 10, assistiamo a un vero momento rivoluzionario: Pietro, guidato dallo Spirito Santo, infrange tutte le regole sociali e religiose del suo tempo e varca la soglia della casa di un pagano, il centurione romano Cornelio. Cornelio è un uomo pio, che teme Dio, stimato dai Giudei per le sue elemosine e la sua giustizia, ma non circonciso. Egli riceve una visione: un angelo lo invita a mandare a chiamare Pietro a Joppe, dove soggiorna presso Simone il conciapelli. Allo stesso tempo, Pietro riceve una visione dal cielo: una grande tovaglia piena di animali gli ordina di mangiare, ma egli rifiuta perché, secondo la Legge, sono impuri. Una voce gli risponde: Ciò che Dio ha dichiarato puro, tu non lo dichiari impuro. Questo lo prepara a comprendere che nessun uomo è impuro agli occhi di Dio e che la fede non è più limitata da nazionalità o leggi rituali. Quando gli inviati di Cornelio arrivano, lo Spirito Santo conferma a Pietro: Seguili senza esitazione, sono io che li mando. Pietro scende, li accoglie e parte verso Cesarea con alcuni cristiani, consapevole dell’importanza dell’incontro. L’arrivo a casa di Cornelio è significativo: Pietro spiega a tutti che Dio è imparziale e accoglie chiunque lo teme e compie il bene, indipendentemente dalla nazione. Lo Spirito Santo cade su tutti i presenti, anche sui pagani, mostrando che il dono dello Spirito non è più riservato ai soli Giudei. Pietro conclude che anche questi pagani devono essere battezzati, perché hanno ricevuto lo Spirito Santo proprio come i credenti ebrei. Questo episodio compie quanto Gesù aveva promesso: gli apostoli sarebbero stati testimoni fino agli estremi confini della terra (At 1,8). L’elezione di Israele non è negata, ma la salvezza in Cristo è ora aperta a tutte le nazioni.

*Elementi importanti: +Rivoluzione missionaria: Pietro varca la soglia di un pagano per volontà dello Spirito Santo. Corneliopagano pio, che teme Dio, esempio di apertura spirituale +Visione di Pietro: nulla è impuro per Dio, apertura universale della fede e lo Spirito Santo guida Pietro, conferma la chiamata dei pagani. +Accoglienza e battesimo: anche i pagani ricevono lo Spirito e il sacramento dell’acqua. +Universalità del Vangelo: compimento della missione fino agli estremi confini della terra. +Equilibrio: elezione di Israele confermata, ma salvezza accessibile a tutti.

 

*Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17)

Il Battesimo di Gesù segna la sua prima manifestazione pubblica: fino a quel momento, per molti, egli è solo Gesù di Nazareth. Matteo lo presenta semplicemente come Gesù, che arriva dalla Galilea e si reca da Giovanni per essere battezzato nel Giordano. Questo gesto diventa il primo rivelarsi del suo vero ruolo di Messia agli occhi di tutti. Le immagini principali in questo testo sono: La marcia verso il Giordano: Gesù percorre la Galilea fino alle rive del fiume, come fanno gli altri Giudei che si recano da Giovanni per il battesimo di conversione. Il gesto di Giovanni Battista: inizialmente sorpreso e titubante, Giovanni riconosce in Gesù colui che è più grande di lui e che battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco. I cieli che si aprono e la colomba: i cieli aperti simboleggiano l’adempimento delle attese d’Israele; la colomba rappresenta lo Spirito Santo che scende su Gesù, ricordando la presenza divina sulla Creazione e sul Messia promesso. Le parole principali sono: Giovanni esprime il suo stupore: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te!» riconoscendo la grandezza di Gesù. Gesù risponde: Lascia fare per ora, perché così è necessario compiere ogni giustizia, cioè conformarsi pienamente al progetto di Dio. Questo mostra l’umiltà di Gesù e la sua completa solidarietà con l’umanità. La voce del Padre dal cielo: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Con questa frase, Gesù è riconosciuto Messia-Re e Messia-Servo, realizzando le profezie di Isaia e la promessa davidica: Dio dichiara il suo amore e la sua missione salvifica su di lui. E questi sono i significati teologici e spirituali: Gesù si inserisce pienamente nella condizione umana, pur essendo senza peccato, prendendo il posto dei peccatori. Il Battesimo rappresenta una nuova creazione: le acque del Giordano simboleggiano la purificazione e il cammino verso la Terra promessa spirituale, guidata dallo Spirito. La scena rivela la Trinità: il Padre parla, il Figlio è battezzato, lo Spirito discende come colomba. Il Battesimo è l’inizio della costruzione del Corpo di Cristo: tutti coloro che partecipano al battesimo sono integrati a questa missione salvifica.

 

San Gregorio di Nazianzo scrive : “Cristo viene battezzato non per essere purificato, ma per purificare le acque.” (Oratio 39, In Sancta Lumina).

*Elementi importanti: +Prima manifestazione pubblica di Gesù: rivelazione del Messia. +Solidarietà con l’umanità: Gesù si pone tra i peccatori per compiere la giustizia di Dio. +Ruolo di Giovanni Battista: riconosce il Messia e il suo battesimo nello Spirito e nel fuoco. +Presenza dello Spirito Santo: simbolo della colomba, conferma la missione e la nuova creazione eVoce del Padre: conferma la filiazione divina e l’amore su Gesù. +Messia-Re e Messia-Servo: realizzazione delle profezie di Isaia e della promessa davitica. +Nuova creazione e cammino verso la Terra promessa spirituale: battesimo come ingresso nel Corpo di Cristo. +Rivelazione della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo presenti nel Battesimo. +Universalità del messaggio: il Battesimo apre la strada alla salvezza per tutta l’umanità.

+ Giovanni D’Ercole

Lunedì, 05 Gennaio 2026 10:10

Epifania del Signore

Epifania del Signore (anno A) [6 gennaio 2026]

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga! Buona festa dell’Epifania

 

*Prima Lettura dal libro del profeta Isaia /60, 1-6)

Nei giorni oscuri ecco un annuncio di luce! Questo testo di Isaia è attraversato da immagini insistenti di luce: “Alzati, rivestiti di luce… la gloria del Signore brilla sopra te… su di te risplende il Signore… la sua gloria appare su di te… Allora guarderai e sarai raggiante”. Proprio questa abbondanza di luce ci fa capire che il clima reale è tutt’altro che luminoso. I profeti non coltivano il paradosso, ma l’arte della speranza: parlano di luce perché il popolo è immerso nella notte più cupa. Il contesto storico è quello del post-esilio (525-520 a.C.). Il ritorno da Babilonia non ha portato il benessere atteso. Le tensioni sono forti: tra chi era rimasto nel paese e chi rientrava dall’esilio; tra generazioni diverse; tra ebrei e popolazioni straniere insediate a Gerusalemme durante l’occupazione. La questione più dolorosa riguarda la ricostruzione del Tempio: i rimpatriati rifiutano l’aiuto di gruppi ritenuti religiosamente infedeli; ne nasce un conflitto che blocca i lavori e spegne l’entusiasmo. Col passare degli anni, subentra lo scoraggiamento. È qui che Isaia, insieme al profeta Aggeo (cf 1,2-8. 12-15; 2, 3-9), provoca un sussulto spirituale. La tristezza non è degna del popolo delle promesse. L’unico, grande argomento del profeta è questo: Gerusalemme è la città scelta da Dio, il luogo dove Egli ha posto il suo Nome. Per questo Isaia può osare dire: «Alzati, Gerusalemme! Risplendi». Anche quando tutto sembra buio, la fedeltà di Dio resta il fondamento della speranza. Il linguaggio quasi trionfale non descrive una situazione già risolta, ma anticipa il giorno che viene. Nella notte si scruta l’alba: il compito del profeta è ridare coraggio, ricordare la promessa. Il messaggio è chiaro: non lasciatevi abbattere; mettetevi all’opera, ricostruite il Tempio, perché la luce del Signore verrà. Tre sottolineature finali: La fede unisce lucidità ed speranza: vedere il reale non spegne la fiducia. La promessa non è un trionfo politico, ma la vittoria di Dio, la sua gloria che illumina l’umanità. Gerusalemme indica già il popolo e, oltre il popolo, tutta l’umanità chiamata alla comunione: il progetto di Dio supera ogni città e ogni confine.

*Elementi importanti: +Contesto post-esilico (525-520 a.C.) e clima di scoraggiamento. +Conflitti interni e blocco della ricostruzione del Tempio. +Linguaggio della luce come annuncio di speranza nella notte. +Vocazione di Gerusalemme: città scelta, luogo della Presenza. +Invito profetico all’azione: rialzarsi e ricostruire. +Speranza fondata sulla fedeltà di Dio, non su successi politici. +Apertura universale: la promessa riguarda tutta l’umanità

 

*Salmo responsoriale (71/72)

Gli uomini sognano e Dio porta avanti il suo progetto. Il Salmo 71 ci fa entrare idealmente nella celebrazione dell’incoronazione di un re. Le preghiere che lo accompagnano esprimono i desideri più profondi del popolo: giustizia, pace, prosperità per tutti, fino ai confini della terra. È il grande sogno dell’umanità di ogni tempo. Israele, però, possiede una certezza unica: questo sogno coincide con il progetto stesso di Dio. L’ultima strofa del salmo, che benedice solo il Signore e non il re, ci offre la chiave di lettura. Il salmo è stato composto dopo l’esilio, in un’epoca in cui non c’era più un re in Israele. Questo significa che la preghiera non è rivolta a un sovrano terreno, ma al re promesso da Dio, il Messia. E poiché si tratta di una promessa divina, essa è sicura. Tutta la Bibbia è attraversata da questa speranza incrollabile: la storia ha un senso e una direzione. I profeti la chiamano “Giorno del Signore”, Matteo “Regno dei cieli”, Paolo “disegno misericordioso”. È sempre lo stesso progetto di amore che Dio propone instancabilmente all’umanità. Il Messia ne sarà il compimento, ed è Lui che Israele invoca pregando i salmi. Questo Salmo descrive il re ideale, atteso da secoli, in continuità con la promessa fatta a Davide attraverso il profeta Natan: un regno stabile per sempre, un re chiamato figlio di Dio. Col passare dei secoli, questa promessa è stata approfondita: se il re è figlio di Dio, allora il suo regno sarà fondato su giustizia e pace. Ogni nuova incoronazione riaccendeva questa attesa. Eppure, il regno ideale non si è ancora pienamente realizzato. Potrebbe sembrare un’utopia. Ma per il credente non lo è: è una promessa di Dio, quindi una certezza. La fede è l’àncora dell’anima: davanti ai fallimenti della storia, il credente non rinuncia alla speranza, ma attende con pazienza, certo della fedeltà di Dio. Il salmo annuncia un capovolgimento decisivo: potere e giustizia coincideranno finalmente. In Dio, il potere è solo amore. Per questo il re messianico libererà il povero, difenderà il debole e porterà una pace senza fine. Il suo regno non avrà confini: si estenderà a tutta la terra e durerà per sempre. Per Israele, questo salmo resta preghiera di attesa del Messia. Per i cristiani, esso si compie in Gesù Cristo, e l’episodio dei Magi è già un segno dell’universalità del suo regno: le nazioni vengono a Lui, portando doni e adorazione.

*Elementi importanti: +Il Salmo 71 come preghiera dei desideri universali di giustizia e pace. +Coincidenza tra il sogno dell’uomo e il progetto di Dio. +Composizione post-esilica: attesa del re-Messia. +Promessa fatta a Davide (2 Sam 7) come fondamento dell’attesa. +La storia ha un senso e una direzione nel disegno di Dio. +Il re ideale: giustizia, pace, difesa dei poveri. +Potere di Dio come amore e servizio. +Regno universale e senza fine. +Lettura ebraica messianica e compimento cristiano in Gesù Cristo. + I Magi come primo segno della realizzazione della promessa universale

 

*Seconda Lettura dalla lettera di san Paolo agli Efesini (3, 2...6)

Questo brano è tratto dalla Lettera agli Efesini (cap. 3) e riprende un tema centrale già annunciato nel capitolo 1: il “disegno/mistero  misericordioso di Dio”. Paolo ricorda che Dio ha fatto conoscere il mistero della sua volontà: condurre la storia al suo compimento, ricapitolando in Cristo tutto ciò che è nei cieli e sulla terra (Ef 1,9-10). Per san Paolo, il mistero non è un segreto gelosamente custodito, ma l’intimità di Dio offerta all’uomo. È un progetto che Dio rivela progressivamente, con una paziente pedagogia, come un genitore accompagna un figlio nella scoperta della vita. Così Dio ha guidato il suo popolo lungo la storia, passo dopo passo, fino alla rivelazione decisiva in Gesù Cristo. Con Cristo si apre una nuova epoca: prima e dopo di Lui. Il cuore del mistero è questo: Cristo è il centro del mondo e della storia. Tutto l’universo è chiamato a essere riunito in Lui, come un corpo attorno al suo capo. Paolo sottolinea che questa unità riguarda tutte le nazioni: tutti sono associati a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, partecipi della stessa promessa per mezzo del vangelo. In altre parole: l’eredità è Cristo, la promessa è Cristo, il corpo è Cristo. Quando nel Padre nostro diciamo “sia fatta la tua volontà”, chiediamo proprio il compimento di questo progetto. Il disegno di Dio è dunque universale: non riguarda solo Israele, ma tutta l’umanità. Questa apertura era già presente nella promessa fatta ad Abramo: “In te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen 12,3), e proclamata dai profeti, come Isaia. Tuttavia, questa verità è stata compresa lentamente e spesso dimenticata. Al tempo di Paolo, non era affatto scontato accettare che i pagani fossero pienamente partecipi della salvezza. I primi cristiani di origine ebraica faticavano a riconoscerli come membri a pieno titolo. Paolo interviene con decisione: anche i pagani sono chiamati a essere testimoni e apostoli del Vangelo. È lo stesso messaggio che Matteo esprime nel racconto dei Magi: le nazioni vengono alla luce di Cristo. Il testo si chiude come un appello: il progetto di Dio chiede la collaborazione dell’uomo. Se per i Magi c’è stata una stella, per molti oggi la stella saranno i testimoni del Vangelo. Dio continua a realizzare il suo disegno benevolo attraverso l’annuncio e la vita dei credenti.

*Elementi importanti: +Il “mistero” come rivelazione del disegno benevolo di Dio e Rivelazione progressiva culminata in Cristo. +Cristo centro della storia e dell’universo e Tutta l’umanità riunita in Cristo: eredità, corpo e promessa. Universalità della salvezza: ebrei e pagani insieme in continuità con la promessa ad Abramo e i profeti. +Difficoltà storiche nell’accogliere i pagani. +Epifania e Magi come segno dell’universalismo e Chiamata alla testimonianza: collaborare all’annuncio del Vangelo

 

*Dal Vangelo secondo Matteo (2, 1-12)

Al tempo di Gesù, l’attesa del Messia era intensissima. Se ne parlava ovunque e si pregava Dio di affrettarne la venuta. La maggioranza degli Ebrei immaginava il Messia come un re discendente di Davide: avrebbe regnato da Gerusalemme, avrebbe scacciato i Romani e instaurato finalmente pace, giustizia e fraternità in Israele; alcuni speravano persino che questo rinnovamento si estendesse a tutto il mondo. Questa attesa si fondava su diverse profezie dell’Antico Testamento. Anzitutto quella di Balaam nel libro dei Numeri: chiamato a maledire Israele, egli invece annunciò una promessa di gloria, parlando di un astro che sorge da Giacobbe e di uno scettro che si leva da Israele (Nm 24,17). Con il passare dei secoli, questa profezia fu interpretata in senso messianico, fino a far pensare che la venuta del Messia sarebbe stata segnata da una stella. Per questo Erode prende molto sul serio la notizia portata dai Magi. Un’altra profezia decisiva è quella di Michea, che annuncia la nascita del Messia a Betlemme, il piccolo villaggio da cui uscirà il governatore d’Israele (Mi 5,1), in continuità con la promessa fatta a Davide di una dinastia destinata a durare.I Magi, probabilmente astrologi pagani, non conoscono in profondità le Scritture: si mettono in cammino semplicemente perché hanno visto una stella nuova. Giunti a Gerusalemme, si informano presso le autorità. Qui emerge una prima grande contrapposizione: da una parte, i Magi, che cercano senza pregiudizi e alla fine trovano il Messia; dall’altra, coloro che conoscono perfettamente le Scritture, ma non si muovono, non fanno nemmeno il breve viaggio da Gerusalemme a Betlemme, e per questo non incontrano il Bambino. Con Erode, la reazione è ancora diversa. Geloso del suo potere e noto per la sua violenza, egli vede nel Messia un rivale pericoloso. Dietro un’apparente calma, cerca informazioni precise: il luogo della nascita e l’età del bambino. La sua angoscia e la sua paura lo condurranno alla decisione crudele di eliminare tutti i bambini sotto i due anni. Nel racconto dei Magi, Matteo ci offre già una sintesi dell’intera vita di Gesù: fin dall’inizio, Egli incontra ostilità e rifiuto da parte delle autorità politiche e religiose. Non sarà riconosciuto come Messia, verrà accusato e infine eliminato. Eppure, è davvero il Messia promesso: chiunque lo cerca con cuore sincero, come i Magi, può entrare nella salvezza di Dio.

*San Giovanni Crisostomo sull’episodio dei Magi:”I Magi, pur essendo stranieri, si alzarono, partirono e giunsero al Bambino; così anche chi vuole incontrare Cristo deve muoversi con cuore fervente, senza attendere comodità o sicurezza.”,(Omelia VII su Matteo 2)

*Elementi più importanti: +Forte attesa messianica al tempo di Gesù e Attesa di un Messia-re, discendente di Davide. +Profezia della stella (Balaam) e nascita a Betlemme (Michea). +I Magi: cercatori sinceri guidati dalla stella. +Contrasto tra chi cerca e chi conosce ma non si muove. +Ostilità di Erode, gelosia del potere e violenza. +Gesù rifiutato fin dall’inizio della sua vita. + Universalità della salvezza: chi cerca, trova. + I Magi come modello di fede in cammino.

+ Giovanni D’Ercole

Giovedì, 01 Gennaio 2026 20:44

2a Domenica Natale (anno A)

II Domenica dopo Natale (anno A)  [4 Gennaio 2026]

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Nel clima del Natale la liturgia ci conduce costantemente  alla meditazione sul mistero dell’Incarnazione.

 

*Prima Lettura dal libro del Siracide (24,1-4.12-16)

La Sapienza di Dio alza la voce nell’assemblea e racconta la sua origine e la sua missione. Essa proviene dall’Altissimo, esce dalla sua bocca come Parola creatrice, precede il tempo e attraversa tutto il cosmo: nulla le è estraneo, nulla esiste senza il suo ordine. Eppure, questa Sapienza universale non resta senza dimora. Dio le affida una destinazione concreta:

“Fissa la tenda in Giacobbe”. La Sapienza pianta la sua tenda nel popolo eletto, prende eredità in Israele e mette radici in Gerusalemme, la città della presenza di Dio. Il luogo della sua abitazione è la Torah: non una legge fredda, ma Parola viva, in cui Dio parla e l’uomo risponde. Qui la Sapienza diventa nutrimento, luce, fecondità, come un albero che cresce, fiorisce e dona frutto a chi l’accoglie. In questo inno si intravede già il mistero che il Vangelo di Giovanni proclamerà apertamente: la Sapienza che pone la sua tenda anticipa il Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi. Ciò che era dimora nella Legge e nel popolo di Israele trova il suo compimento pieno in Cristo, Sapienza incarnata del Padre. Accogliere la Sapienza significa allora abitare la Parola, lasciare che Dio dimori in noi e fare della nostra vita una tenda aperta alla sua presenza salvifica. 

*Elementi più importanti: +La Sapienza proviene da Dio ed esce dalla sua bocca. +Ha una dimensione cosmica: attraversa e ordina tutto il creato. +Dio le assegna una destinazione concreta. La Sapienza fissa la tenda in Giacobbe. +La sua patria è Israele e la sua dimora Gerusalemme. Si identifica con la Torah, Parola viva di Dio. +La Torah è luogo di incontro: Dio parla, l’uomo risponde. +La Sapienza diventa fecondità e vita per il popolo. +Il testo anticipa il Prologo di Giovanni. Fondamento biblico del mistero dell’Incarnazione

 

*Salmo responsoriale (147 vv. 12-15; 19-20)

Gerusalemme è invitata a lodare il Signore, perché Dio ricostruisce la città, raduna i dispersi e custodisce il suo popolo. La sua azione non è solo spirituale: egli rende salde le porte, benedice i figli, garantisce la pace ai confini e nutre con il frumento migliore. La salvezza di Dio tocca la vita concreta, la sicurezza, il pane quotidiano. La sua parola è efficace e sovrana: Dio la invia sulla terra e corre veloce, governa la natura e la storia. Colui che ha potere sul cosmo sceglie di manifestarsi come difensore di un popolo fragile, che vive sotto la sua protezione. Ma il cuore del salmo è questo: Dio ha rivelato la sua Parola a Giacobbe, i suoi decreti e giudizi a Israele. Nessun’altra nazione ha ricevuto un dono simile. La vera grandezza di Israele non è la forza, ma l’intimità con Dio, che parla, guida e istruisce. Questo salmo diventa così un invito alla lode riconoscente: un Dio che governa l’universo ha scelto di entrare in alleanza, di parlare e di abitare nella storia del suo popolo. È questa Parola accolta che costruisce la pace e rende stabile la vita.

*Elementi più importanti: +Invito alla lode rivolto a Gerusalemme. +Dio ricostruisce, protegge e raduna il suo popolo. +Benedizione concreta: pace, sicurezza, nutrimento. +La Parola di Dio è potente ed efficace e Dio governa cosmo e storia. +Rivelazione unica fatta a Israele:La Torah come privilegio e responsabilità. +La vera forza del popolo è ascoltare la Parola di Dio

 

*Seconda Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (1,3-6.15-18)

Paolo apre la lettera con una grande benedizione: tutta la vita cristiana nasce da un unico movimento che sale verso Dio, perché prima la grazia è scesa verso di noi. Dio è benedetto perché ci ha benedetti in Cristo con ogni benedizione spirituale: non doni frammentari, ma una salvezza piena e definitiva. Il fondamento di tutto è la scelta gratuita di Dio: prima ancora della creazione, siamo stati eletti in Cristo per essere santi e immacolati nell’amore. L’elezione non è privilegio esclusivo, ma vocazione alla comunione e alla vita nuova. Questa elezione si esprime come adozione filiale: Dio ci ha predestinati a essere figli nel Figlio, secondo il suo disegno d’amore. La salvezza non nasce dal nostro merito, ma dalla benevolenza della sua volontà, e tutto converge nella lode della gloria della sua grazia. Nella seconda parte Paolo passa dalla lode alla preghiera di intercessione. Avendo ascoltato della fede e della carità dei credenti, egli ringrazia Dio e chiede un dono decisivo: lo Spirito di sapienza e di rivelazione, perché i cristiani conoscano davvero Dio, non solo con la mente ma con il cuore. Paolo prega che gli occhi del cuore siano illuminati, per comprendere: la speranza della chiamata, la ricchezza della gloria dell’eredità, la grandezza del dono ricevuto in Cristo. La fede cristiana è dunque memoria di una grazia ricevuta e cammino di conoscenza illuminata, che conduce a vivere da figli nella libertà e nella lode.

*Elementi più importanti. +Benedizione a Dio per la salvezza in Cristo. +Elezione eterna prima della creazione. +Vocazione alla santità nell’amore e Adozione filiale nel Figlio. +Salvezza come grazia gratuita. +Tutto orientato alla lode della gloria di Dio e Ringraziamento per fede e carità. +Preghiera per lo Spirito di sapienza. +Illuminazione del cuore. +Speranza, eredità e pienezza della vita cristiana.

 

*Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) Prologo

Il Vangelo di Giovanni si apre riportandoci “in principio”, là dove tutto ha origine. Prima di ogni tempo era il Verbo (Logos): non una parola qualunque, ma la Parola eterna di Dio, in relazione viva con il Padre e della stessa natura divina. In lui tutto è stato creato; nulla esiste senza di lui. Il Verbo è vita, e questa vita è luce degli uomini, una luce che splende nelle tenebre e che le tenebre non riescono a soffocare. Dentro la storia entra una testimonianza: Giovanni il Battista. Egli non è la luce, ma è mandato per rendere testimonianza alla luce, perché l’uomo possa credere. La luce vera viene nel mondo che è stato fatto per mezzo di lei, ma il mondo non la riconosce. Anche il suo popolo fatica ad accoglierla. Tuttavia, a quanti la accolgono, il Verbo dona una possibilità inaudita: diventare figli di Dio, non per discendenza umana, ma per dono gratuito. Il cuore del Prologo è l’annuncio decisivo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.” Dio non rimane distante: entra nella fragilità umana, nella storia concreta, e rende visibile la sua gloria, una gloria che ha il volto dell’amore fedele, della grazia e della verità. In Gesù, l’Invisibile si lascia vedere. Giovanni attesta che colui che viene dopo di lui era prima di lui. Da questa pienezza noi tutti riceviamo grazia su grazia: la Legge, dono santo, trova il suo compimento nella persona di Cristo, che non solo parla di Dio, ma lo rivela pienamente. Nessuno ha mai visto Dio, ma il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lo ha fatto conoscere. Il Prologo ci invita così a una scelta: riconoscere nella carne di Gesù la Parola eterna, accogliere la luce, vivere da figli e lasciarci trasformare dalla grazia che abita in mezzo a noi.

* Sant’Agostino – Commento al Prologo di Giovanni «Il Verbo si è fatto carne perché l’uomo potesse comprendere il Verbo.» (In Ioannis Evangelium Tractatus, 2,2). In una sola frase Agostino riassume il senso di Giovanni 1,14: Dio non abbassa la sua verità, ma si rende accessibile, entrando nella nostra condizione perché l’uomo possa conoscere e accogliere la luce divina.

*Elementi importanti: +In principio”: continuità con la creazione. Il Verbo eterno, presso Dio e Dio. Tutto creato per mezzo del Verbo. +Verbo come vita e luce. Luce e tenebre: conflitto e rifiuto. +Testimonianza di Giovanni Battista. +Accoglienza del Verbo = diventare figli di Dio. +Incarnazione: il Verbo si fa carne. Dimora di Dio tra gli uomini. +Gloria, grazia e verità in Cristo. +Cristo come rivelazione definitiva del Padre.

+Giovanni D’Ercole

Ossessione e Compulsione

Un signore mi confida che da tempo ha bisogno di controllare se ha chiuso il portone della sua casa. Una signora  invece deve essere certa che ha chiuso il gas in cucina.

Dopo aver controllato, sia il gas che il portone stavano bene e in ordine.

Un altro signore di mezza età sente il bisogno di dover vedere se la sua auto è a posto, poi deve andare a controllarla, deve fare un giro intorno alla stessa, toccarla in diversi punti, e solo dopo aver compiuto queste sequenze comportamentali, può rientrare tranquillamente. A volte sente il bisogno di farlo più volte in una giornata.

Nel vocabolario Treccani al termine «ossessione» si legge: «rappresentazione mentale che la volontà non riesce ad eliminare accompagnata da ansia». 

Alla voce «compulsione»: «costrizione, l’essere spinto da necessità a fare qualcosa».

Molte persone hanno dei pensieri verso i quali non hanno alcun interesse; spesso sono delle idee     senza alcun senso, ma che richiedono loro un notevole sforzo mentale.

Senza volerlo queste idee ci invadono, e fanno “lambiccare” il cervello come se fossero questioni fondamentali.

Possono trattarsi di pensieri, immagini che generano preoccupazione - e di solito vengono seguiti da costrizioni che la persona deve compiere per calmare l’inquietudine. 

Tra l’idea ”fissa” e il bisogno di compiere qualche atto, gesto per far sì che non succeda nulla di male, insorge spesso un dubbio, che intacca le nostre convinzioni più certe .

Il tutto sfocia in una indecisione sempre più grande che limita la propria libertà di azione: per fare una scelta anche semplice si impiega tanto tempo.  

A volte ci fa giungere a non saper prendere una decisione. Il dubbio può riguardare un pensiero, un ricordo, un’azione, ecc. e può sconfinare da un contenuto all’altro.

Una persona con questi problemi, uscendo di casa a volte si sente costretta a tornarci per  essere certa di non aver lasciato la luce accesa, e per essere sicura a volte lo deve fare parecchie volte.

In letteratura vengono citati esempi di persone che nello spedire una lettera sentivano poi il bisogno di riaprirla per controllare ciò che avevano scritto.

In quadri psicologici come questo si parla anche di «ruminazione», che è sempre associato al dubbio.

In campo biologico essa si configura quale processo digestivo di alcuni animali, tipo i bovini. Il cibo ingerito viene riportato in bocca per essere masticato nuovamente, in maniera migliore; quindi inghiottito di nuovo per ultimare la digestione.

In campo psicologico la «ruminazione» descrive un pensiero ripetitivo e durevole focalizzato su eventi passati, diverso dal «rimuginio» che invece riguarda più gli eventi futuri.

Vengono descritti anche dei cerimoniali. In essi l’individuo deve fare una sequenza di atti come lavarsi sovente le mani, pulire tante volte oggetti della vita quotidiana.

Interviene qui un aspetto del quadro psicologico descritto: la «rupofobia» e contaminazione. La rupofobia è la paura morbosa dello sporco e di poter essere infettati. Può riguardare qualsiasi aspetto della nostra vita: sia oggetti che persone, o luoghi pubblici. È un aspetto che può nuocere anche all’intimità.

Il periodo del Covid ha aumentato la paura del contagio, ma questo era un evento reale. Anche tanti anni fa intorno agli anni 1986 ci fu il fenomeno di Chernobyl e lì veramente dovevamo essere attenti a ciò che si mangiava poiché il cibo e soprattutto le verdure potevano essere state contaminate.

Chiunque ha  queste idee, passeggiando potrà contare le auto nel parcheggio, o toccare i pali dei lampioni, oppure cercare di evitare le fenditure dei pavimenti, ecc.

Nei casi gravi queste persone possono sentire di far del male a qualcuno; così questi pensieri lo fanno “indietreggiare”. Costoro devono darsi uno “scossone” onde cercare di scacciare tali idee che terrorizzano.

Le persone con  queste caratteristiche generalmente sono delle persone rigorose, si preoccupano dei particolari, osservano minuziosamente regole e formalità. 

Tuttavia dando importanza ai dettagli, spesso trascurano l’essenziale.      

Quanta gente nel loro ambito lavorativo sente  il bisogno di mettere in fila e in eccessivo ordine i loro oggetti.      

Ordine e controllo  sono strettamente  interconnessi, perché l’ordine esterno può essere una modalità per raggiungere un ordine interno che può ridurre lo stress. 

Parliamo però di ordine eccessivo. Un minimo di ordine è necessario per non creare confusione e poter ritrovare le nostre cose

Anche la balbuzie è un’alterazione del linguaggio collegata a questo quadro psicologico.

La persona che balbetta si impegna all’inizio, alla prima lettera o sillaba, e la ripete finché non finisce la parola. 

Come si sa, il suo linguaggio è sciolto quando è solo o quando recita, quando canta.

Altrimenti mortificato dal suo difetto tenderà a isolarsi e a parlare il meno possibile. Oppure  insisterà ostinatamente a parlare con intensi sforzi fisici.

La balbuzie «è un conflitto tra la tendenza erotico uretrale all’espulsione e la tendenza erotico-anale alla ritenzione, spostata alla bocca» (Manuale di Psichiatria, Arieti, vol. I pag.353).

 

Dott. Francesco Giovannozzi, Psicologo-Psicoterapeuta.

Uno sguardo nel «buio».

Come ho già detto in precedenza molti poeti e scrittori hanno descritto il fluire dell’animo umano.

Eugenio Montale lo esprime in una sua poesia del 1925, sul male di vivere, fornendoci l’immagine di un ruscello che non riesce a far scorrere le sue acque, di una foglia accartocciata dal troppo calore, di un cavallo sfinito a terra.

Immagini che nella nostra mente non passano senza lasciare una riflessione e qualche interrogativo.

Momenti di “buio” nella nostra vita ce ne sono stati e forse ci saranno ancora.

Sensazioni di scoraggiamento e di non  sapere quale strada prendere - ognuno di noi lo ha sperimentato sulla propria pelle.

L’intensità e la durata del “buio” variano a seconda  delle circostanze e dalle capacità di reagire personali.

Di fronte a sconfitte o delusioni reagiamo in modo differente; ciò che disturba un soggetto, può lasciare un altro individuo del tutto indifferente.

Un incontro col “ buio” può essere usuale di fronte a gravi difficoltà come un lutto, la perdita del lavoro, l’insorgere di una malattia, la  fine di relazioni affettive, e altro.

Tale  stato d’animo è provvisorio e finisce spontaneamente, senza portare cambiamenti nella vita di una persona.

In casi diversi è bene non sottovalutare lo stato d’animo, perché potrebbe essere un segno di una sofferenza psicosomatica o psichica.

In questi casi spesso si provano delle sensazioni inspiegabili di preoccupazione, di apatia; e ci sentiamo più affaticati.

Ricordiamoci che la reazione al “buio” segue sovente un’esperienza traumatica, la quale in circostanze ordinarie della vita non avrebbe causato nessuna sensazione temporanea di cattivo umore.

Una reazione maggiore e più protratta nel tempo, una reazione che l’individuo non riesce a superare da solo, è una condizione non usuale.

Nelle persone anziane le scosse emotive possono far insorgere momenti di “buio” più facilmente che nei giovani.

Talora gli anziani vengono messi da parte, hanno meno relazioni sociali, e spesso ne viene a soffrire il loro prestigio; principalmente quando viene meno la speranza.

Ma anche gli adolescenti [con la loro precarietà] non sono immuni a questi momenti di inquietudine.

Non è vero che l’adolescenza è un periodo felice della vita; anzi, forse è uno dei più travagliati.

In questi momenti di “buio” che la clinica chiama «depressione», notiamo: le persone che attraversano questa fase riducono di molto le loro attività, hanno meno fiducia in se stessi, si intesseranno a poche cose.

Sono capaci di conservare il lavoro anche se devono intensificare gli sforzi. Di solito la memoria e il rapporto con la realtà non sono alterati - a meno che non è insorto uno stato grave («psicosi»).

Arieti parla della depressione che qui abbiamo chiamato “buio” come una combinazione di tristezza e pessimismo.

Quest’ultimo costituisce l’elemento essenziale della combinazione; l’idea non sana sta nel credere che ciò che è accaduto a una persona gli succederà sempre, o che lo stato d’animo in cui si trova non muterà mai.

Il disfattismo, l’illusione di saper cosa ci succederà in futuro, consolida la tristezza in “buio”.

Spesso il “buio” dell’anima viene scaricato sul corpo.

Possiamo subire perdita di peso, sensazioni di oppressione a livello cardiaco; diminuzione delle secrezioni corporee; insonnia; e sovente mal di testa.

Nel comportamento con gli altri il “buio” ci fa tendere a sfruttare e condizionare il prossimo; ci fa  essere poco inclini a essere persuasi. Difficilmente diamo soddisfazione al prossimo, e spesso l’ostilità ci invade.

Faber Andrew ha scritto una poesia intitolata ‘A chi sta attraversando il suo buio’…

Il poeta invita il lettore a «credere nella poesia. Negli occhi di chi quella strada l’ha già ritrovata».

Poi ancora: «C’è un cielo di qua che vi aspetta, con un panorama di sogni da togliere il fiato».

Per un poeta la poesia è la strada maestra, ma noi che non siamo poeti abbiamo qualcosa in cui Credere, e che costituisce il pilastro della nostra  realtà.

Ricordiamoci sempre che quando la notte raggiunge il suo punto più oscuro, lì inizia l’alba di un nuovo giorno.

 

Francesco Giovannozzi psicologo psicoterapeuta.

Nella società odierna i fattori che procurano affanno e inquietudine sono molteplici e sovente le strategie per combatterle sono più difficili da trovare. 

Questo tempo caratterizza il  “barcollare” di valori fondamentali, di norme, di aspirazioni, che spingevano l’uomo verso la sua realizzazione, verso una sana relazione con gli altri.

Le attuali guerre nel mondo, il ricordo di esse per i meno giovani, le minacce atomiche, si aggiungono alla lista.

In un clima  così ostile l’isolamento dell’uomo si accentua.

Ogni persona  ha il proprio modo di reagire: quello più usuale è un senso di disagio, di ansietà, di sentirsi in pericolo senza sapere quale esso sia; di rovina, o altro.

Sovente ci sfugge la causa di tutto questo. La persona si sente disarmata, e se questa inquietudine è forte, può essere scaricata sul corpo.

Si noterà una rigidità muscolare, o possono essere presenti tremori, un sentirsi deboli, stanchi; anche la voce può tremare.

A livello cardio-circolatorio possono manifestarsi palpitazioni, svenimenti, aumento del battito cardiaco, aumento della pressione. 

Anche a  livello dell’intestino possono manifestarsi nausee, vomiti, mal di pancia - che non hanno origine organica. 

Vi possono essere anche altre manifestazioni tipiche della storia di ogni persona, e non c’è organo su cui non può essere scaricata la tensione interna.

Ricordo che nella mia attività  professionale ho incontrato soggetti con problematiche psicologiche “scaricate” in diverse parti del corpo; a volte, le più impensabili.

Mi sono ritrovato di fronte alopecie (perdita di capelli), arti bloccati, disturbi della vista, svenimenti, e negli ultimi tempi adolescenti che si tagliavano…

Se la persona si sente sopraffare da un’onda anomala di malessere interiore, può reagire in maniera inadeguata o addirittura pericolosa (alcol, droghe, corse in auto, gioco d’azzardo, ecc.).

La comprensione di queste agitazioni, preoccupazioni, ansie, è importante per stabilire quando esse sono nella norma o meno.

Gli stati di ansia non comuni si distinguono da una apprensione più o meno persistente, con crisi acute.

Questi stati sono da distinguersi dallo stato di preoccupazione diffusa che troviamo come usuale nella nostra vita quotidiana.

Ricordiamoci che per definire la nostra ansia, agitazione, dobbiamo convincerci che essa è qualcosa di normale quando l’individuo si sente minacciato.

L’agitazione va distinta dalla paura, dove il pericolo è reale: l’individuo può valutare la situazione e scegliere se affrontarla, o fuggire.

Quando parliamo di agitazione nella norma, vogliamo dire che è nella natura umana provarla di fronte ad un pericolo, a una malattia, etc.

Rappresenta il modo di vivere più profondo della nostra esistenza umana,

Ci fa trovare dinanzi ai nostri limiti, alle nostre debolezze, che non sono  manifestazioni del malessere interiore o di malattia, ma espressioni della natura umana. 

Più siamo coscienti dei nostri limiti, più riusciamo a vivere con le nostre ansie.

Per i nostri simili che si sentono onnipotenti l’agitazione, l’ansia, risultano insopportabili, poiché vengono alla coscienza i limiti che sono una ferita al proprio “sentirsi una creatura superiore”. 

Sperimentiamo una normale inquietudine anche quando lasciamo una “strada vecchia per una nuova”.

Sotto questo punto di vista essa ci accompagna nei nostri cambiamenti, nella nostra evoluzione, e nel trovare un significato nella nostra vita.

 

Dott Francesco Giovannozzi  psicologo-psicoterapeuta

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Work is part of God’s loving plan, we are called to cultivate and care for all the goods of creation and in this way share in the work of creation! Work is fundamental to the dignity of a person. Work, to use a metaphor, “anoints” us with dignity, fills us with dignity, makes us similar to God, who has worked and still works, who always acts (cf. Jn 5:17); it gives one the ability to maintain oneself, one’s family, to contribute to the growth of one’s own nation [Pope Francis]
Il lavoro fa parte del piano di amore di Dio; noi siamo chiamati a coltivare e custodire tutti i beni della creazione e in questo modo partecipiamo all’opera della creazione! Il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità di una persona. Il lavoro, per usare un’immagine, ci “unge” di dignità, ci riempie di dignità; ci rende simili a Dio, che ha lavorato e lavora, agisce sempre (cfr Gv 5,17); dà la capacità di mantenere se stessi, la propria famiglia, di contribuire alla crescita della propria Nazione [Papa Francesco]
Dear friends, the mission of the Church bears fruit because Christ is truly present among us in a quite special way in the Holy Eucharist. His is a dynamic presence which grasps us in order to make us his, to liken us to him. Christ draws us to himself, he brings us out of ourselves to make us all one with him. In this way he also inserts us into the community of brothers and sisters: communion with the Lord is always also communion with others (Pope Benedict)
Cari amici, la missione della Chiesa porta frutto perché Cristo è realmente presente tra noi, in modo del tutto particolare nella Santa Eucaristia. La sua è una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a Sé. Cristo ci attira a Sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli: la comunione con il Signore è sempre anche comunione con gli altri (Papa Benedetto)
«Doctrina eius (scilicet Catharinae) non acquisita fuit; prius magistra visa est quam discipula» [Pope Pius II, Canonization Edict]
«Doctrina eius (scilicet Catharinae) non acquisita fuit; prius magistra visa est quam discipula» [Papa Pio II, Bolla di Canonizzazione]
In this passage, the Lord tells us three things about the true shepherd:  he gives his own life for his sheep; he knows them and they know him; he is at the service of unity [Pope Benedict]
In questo brano il Signore ci dice tre cose sul vero pastore: egli dà la propria vita per le pecore; le conosce ed esse lo conoscono; sta a servizio dell'unità [Papa Benedetto]
Let us permit St Augustine to speak once more: "If only good shepherds be not lacking! Far be it from us that they should be lacking, and far be it from divine mercy not to call them forth and establish them. It is certain that if there are good sheep, there are also good shepherds: in fact it is from good sheep that good shepherds are derived." (Sermones ad populum, Sermo XLIV, XIII, 30) [John Paul II]
Lasciamo ancora una volta parlare Sant’Agostino: “Purché non vengano a mancare buoni pastori! Lungi da noi che manchino, e lungi dalla misericordia divina il non farli sorgere e stabilirli. Certo è che se ci sono buone pecore, ci sono anche buoni pastori: infatti è dalle buone pecore che derivano i buoni pastori” (S. Agostino, Sermones ad populum, I, Sermo XLIV, XIII, 30) [Giovanni Paolo II]
Jesus, Good Shepherd and door of the sheep, is a leader whose authority is expressed in service, a leader who, in order to command, gives his life and does not ask others to sacrifice theirs. One can trust in a leader like this (Pope Francis)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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