(Mt 21,33-43.45-46)
Cristo introduce tutti in un cammino avventuroso, scomodante, non privo d’insidie che buttano all’aria la situazione e destabilizzano - ma è la Via perché ciascuno di noi si riconosca.
Non ci riavvicineremmo altrimenti alla Fonte della percezione, dell’immaginazione, della realtà e della creatività - virtù che si rendono necessarie per la rinascita, persino dall’emergenza globale.
Gesù ricorre alla figura della Vigna per descrivere l’opera di Dio e la risposta degli uomini - anzitutto delle guide spirituali (v.23).
I capi religiosi erano così: ostili all’azione divina; attrezzati nel sembrare, ciononostante violenti e sclerotici.
I direttori cui Gesù si rivolge seguono l’intera metafora passo passo - sembra si trovino sguarniti - e rimangono a bocca aperta solo alla fine.
Come mai li interpella in modo imperativo: «Ascoltate» [che non è un semplice invito]?
Sin dall’inizio parla con tono da padrone. Perché?
Egli è Signore di coloro cui in realtà si rivolge: il Cristo tanto invocato dalla nuova casta dei “farisei” di ritorno nelle comunità, dove già i primi della classe pretendevano gestire la Vigna a modo proprio.
Senza mezzi termini la parabola denuncia l’abuso di autorità perpetrato nelle assemblee di terza generazione, in specie da parte dei loro responsabili.
Anziani di chiesa che già avevano fastidio di occuparsi della gente minuta, la quale d’altro canto si presentava alla soglia delle comunità con speranza di essere accolta.
Viceversa erano proprio questi «ultimi» i nuovi profeti chiamati da Dio a svegliare la situazione d’immobilismo [dei reduci] - paragonabile alla medesima realtà paludosa di altre religioni d’allora.
Dappertutto e anche oggi alcuni potentati discriminano e manipolano le coscienze per tutelare il proprio mondo - facendo fuori il Gesù Presente, che si ripropone nei piccoli, innocenti e trasparenti.
I veterani abituati a dirigere non si accorgono che stanno decretando la loro stessa condanna (v.41).
Beninteso, Cristo non intende ridicolizzare nessuno: voleva portare le persone a ‘dire la verità’ su se stesse.
Nel Vangelo il comportamento dei titolati non cambia, anzi sentendosi smascherati peggiora, e solo la remora di perdere la faccia in pubblico può frenarli (vv.45-46).
Ma ora sanno chi sono - tanto da vergognarsi di tramare apertamente.
Categorie che si ritengono più vicine al Paradiso - quelle che producono uva immangiabile - escluse dalla testimonianza del Regno, innervato di folla minuta.
Ci sarà giocoforza un nuovo inizio, e la sostituzione dei coloni inetti (v.43).
È «lieta notizia»: l’Eterno raggiunge il suo scopo malgrado i ripetuti rifiuti di chi dovrebbe servirlo, e invece Lo usa.
Insomma, per Gesù il grande nemico di Dio è la convenienza.
Pur fra brutalità ingenerose e accuse di essere dei sognatori illusi, nuovi e più fedeli Araldi dello Spirito sono pronti alla successione.
Un corso inarrestabile, irrorato dal ruscello di sangue dei profeti (v.46).
Reietti, depennati, espulsi, e da stritolare - ma non chiusi dentro schemi mentali: in grado di dare campo libero a energie rigeneranti.
Coscienza del mondo, avulsi dal compromesso.
[Venerdì 2.a sett. Quaresima, 21 marzo 2025]