Il «monte» dentro, da spostare
(Mt 17,14-20)
La messianicità del Cristo e la stessa Salvezza appartengono sia ai tratti caratteristici della Fede che ai passaggi della Preghiera.
Fede e Preghiera sono ambiti dell’ascolto intimo, della percezione acuta, dell’accoglienza sponsale [fiduciosa, propulsiva, liberante].
Su questo punto Gesù sbotta contro la mediocrità dei suoi (vv.16-17) ed è costretto a ricominciare da zero (vv.19-20).
Certo, forse anche ad altri manca la Fede, ma con estrema riservatezza desiderano essere aiutati, ben prima di farsi maestri della folla (v.14a).
Tanto che nella sua Chiesa ancora rimasta a distanza di sicurezza e titubante (v.19) il Signore deve riprendere a introdurre il catechismo base - rivolto proprio ai suoi intimi.
Il brano è strutturato sulla falsariga delle prime liturgie catecumenali: il Messia autentico vuole che le persone schiavizzate dall’ideologia del potere e dalla falsa religione vengano portate solo a Lui (v.17; v.19a).
Il principiante passa attraverso una revisione di vita a Tu per tu con Cristo - altrimenti potrebbe rimanere plagiato da guide poco sagge; alcune forse disumanizzanti.
Lo stesso comportamento del giovane (v.15) ricalca le modalità esistenziali delle persone soggiogate da forze autodistruttive - quindi in preda a lacerazioni ossessive, senza posa.
È una situazione straziante: quella di chi scopre di essere stato da sempre ingannato [pure nella vita spirituale] da tutta un’ideologia di mediatori poco accorti, i quali piuttosto allontanano dall’Unico Salvatore.
Ci sono convinzioni e forze che inducono malattie profonde... come un qualcosa che si è impadronito di noi.
Fra potenze convulse e ‘presenza’ del Messia, che reca esclusivamente vita, si scatena una lotta senza esclusione di colpi.
Talora, anche oggi sembra che non siamo in condizione di allargare la dimensione esistenziale, darle respiro, e risolvere tanti problemi.
Ma il male non cede d’improvviso e con clamore, né per forza o insistenza dell’uomo - bensì per sintonia e Dono [v.21: «Ma questa specie di demoni non esce se non con preghiera e digiuno»].
L’orazione fa fare esodo dai confini e pone in ascolto; in contatto con gli stati profondi dell’essere, con ben altre energie e sorprese di cui non ci si è accorti: virtù della Grazia, che permette di vedere la situazione con occhi liberati.
Per le soluzioni che sciolgono i rivolgimenti, abbiamo bisogno costante non di regole conformiste, bensì di una Nuova Lettura (v.21).
La nostra vita non si gioca sull’iniziativa di ciò che siamo già in grado di allestire e praticare - o interpretare, disegnare, prevedere (vv.14-17) - bensì sull’Attenzione (v.21), primo principio di emancipazione.
Anche la rinascita dalla crisi attuale, non è tanto una questione di “tenuta” e “resilienza”: perché il «monte» (v.20) da smuovere non è fuori, bensì dentro di noi.
E ce lo chiede la ricca complessità della nostra essenza.
Così gli ostacoli e i toni acidi o apparentemente mortiferi della realtà - invece di nuocere, farci cadere e soffrire malamente (v.15) - saranno di nutrimento.
Preziose occasioni di metamorfosi, rigenerazione, crescita.
[Sabato 18.a sett. T.O. 8 agosto 2026]







