Ago 2, 2026 Scritto da 

Trasfigurazione del Signore

Trasfigurazione del Signore (anno A)  [6 agosto 2026]

 

Prima Lettura dal libro del profeta Daniele (7, 9-10.13-14) 

Il testo commenta una visione del profeta Daniele, scritta durante la persecuzione degli ebrei da parte di Antioco IV Epifane nel II secolo a.C. Il suo scopo è incoraggiare e consolare il popolo sofferente. Daniele vede anzitutto Dio, rappresentato come un “Vegliardo” seduto su un trono di fuoco, circondato da milioni di servitori. È un’immagine di giustizia e di vittoria: Dio sta per giudicare i persecutori e rendere giustizia ai fedeli. Successivamente appare il “Figlio dell’Uomo”, che viene condotto davanti a Dio sulle nubi del cielo e riceve potere, gloria e un regno eterno. Sembra una scena di incoronazione messianica.

Chi è il Figlio dell’Uomo? La spiegazione data nel testo stesso di Daniele è sorprendente: il Figlio dell’Uomo non rappresenta inizialmente una singola persona, ma il “popolo dei santi dell’Altissimo”, cioè Israele fedele a Dio, soprattutto quel piccolo gruppo che resta fedele durante la persecuzione. Il messaggio è quindi chiaro: Oggi siete oppressi, ma Dio vi darà la vittoria e il suo Regno sarà eterno. Dopo la liberazione dalla persecuzione, molti ebrei continuarono a leggere questa profezia come riferita al futuro. Alcuni iniziarono ad attendere non un Messia individuale, ma un Messia collettivo: il popolo fedele d’Israele, chiamato appunto “Figlio dell’Uomo”. Ed ecco la novità portata da Gesù. Gesù di Nazaret riprende il titolo “Figlio dell’Uomo”, ma gli dà un significato più profondo: non indica semplicemente “un uomo”, ma l’umanità intera; Gesù lo applica a sé stesso più di ottanta volte nei Vangeli; unisce due aspetti che in Daniele erano separati: gloria e sofferenza. Per Gesù, il Figlio dell’Uomo non è soltanto il re glorioso che riceve il Regno, ma anche colui che soffre, viene rifiutato e muore prima di entrare nella gloria. Dopo la Risurrezione, i discepoli comprendono che Gesù è contemporaneamente uomo e Dio. Egli è il capo di una nuova umanità e tutti coloro che sono uniti a lui formano un solo corpo. Perciò la profezia di Daniele si compie pienamente in Cristo e nel suo popolo: i credenti sono chiamati a partecipare alla sua regalità e alla sua gloria.

Questo dunque il messaggio centrale: Dio ha creato l’umanità per condividere la sua dignità e il suo Regno. La sofferenza e la persecuzione non hanno l’ultima parola: il destino finale dei fedeli è partecipare alla vittoria di Dio e al suo regno eterno.

 

Salmo Responsoriale (96/97) 

Una lotta continua contro l’idolatria: questo potrebbe essere il commento al Salmo 96/97 (“Il Signore regna”) per sottolineare un tema fondamentale della Bibbia: la lotta costante contro l’idolatria e l’affermazione che esiste un solo Dio.

Quando il salmo proclama:Il Signore è re, esulti la terra, afferma che Dio è l’unico vero sovrano dell’universo. Le espressioni: Tu domini sopra tutti gli dèi, tutti gli dèi si prostrino davanti a lui, non significano che esistano altri dèi inferiori, ma che tutte le false divinità e gli idoli non sono nulla di fronte al Dio unico di Israele.

Per la fede ebraica, il principio fondamentale è: “Ascolta, Israele: il Signore nostro Dio è l’unico Signore.” Israele visse sempre a contatto con popoli politeisti e spesso fu tentato di adottarne i culti. Per questo i profeti denunciarono l’infedeltà del popolo, paragonandola a quella di una sposa che tradisce il proprio marito. Tuttavia, insieme al rimprovero, annunciarono sempre il perdono e la misericordia di Dio. Il testo ricorda che il primo capitolo della Libro della Genesi fu scritto in contrasto con le credenze religiose di Babilonia. Mentre i miti babilonesi parlavano di molti dèi in lotta tra loro e di un’umanità creata per essere schiava, la Bibbia afferma che: esiste un solo Dio;  la creazione è buona; l’uomo e la donna sono creati a immagine di Dio; l’essere umano è chiamato a governare il creato e non a esserne schiavo. Persino il sole e la luna non vengono nominati per evitare che siano adorati come divinità: sono semplicemente “luminari” al servizio della vita. Dio Signore dell’universo e il  salmo descrive la manifestazione di Dio con immagini grandiose: fuoco, lampi,  nuvole, terremoti, montagne che si sciolgono come cera. Queste immagini richiamano la teofania di Mosè sul Monte Sinai e servono a mostrare la potenza e la maestà divina. Emerge un messaggio universale di gioia e l’espressione “Il Signore è re, esulti la terra”

significa che il regno di Dio non riguarda soltanto Israele, ma tutta l’umanità.

La Bibbia in effetti unisce sempre due idee: l’elezione di Israele; a salvezza destinata a tutti i popoli. Il progetto di Dio è universale e orientato alla gioia, alla giustizia e alla pace. Infine, il salmo invita a credere che Dio guida la storia verso un futuro di pace e di felicità per tutti. Anche quando il mondo sembra dominato da guerre, violenze e ingiustizie, il credente è chiamato a mantenere la speranza e a collaborare perché il progetto di Dio si realizzi. L’ultima osservazione del commento è molto concreta: La pace e la gioia sono possibili, ma bisogna desiderarle davvero. In altre parole, non basta aspettare l’intervento di Dio: occorre anche impegnarsi personalmente per costruire un mondo più giusto e fraterno.

 

Seconda Lettura dalla seconda lettera di san Pietro apostolo (1,16-19)

il filo conduttore di questo brano potrebbe così sintetizzarsi: Restare fermi nella fede e guardarsi dai falsi profeti che può considerarsi il testamento spirituale di Pietro. La seconda lettera di Pietro somiglia a un discorso d’addio: nel momento di partire, chi se ne va ricorda le verità fondamentali che l’hanno animato e dà orientamenti per il futuro a chi si è raccolto attorno alla sua testimonianza.  I versetti proposti sono l’introduzione all’intera lettera e ne riassumono i temi principali: 1) restate fermi nella fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio; 2) guardatevi dai falsi profeti. Tutto questo senza perdere di vista l’orizzonte della fede: la speranza del ritorno di Cristo. Anzi tutto: restate fermi nella fede in Gesù Figlio di Dio.  Al momento della nascita di Gesù, non sarebbe venuto in mente a nessuno che Dio potesse avere un Figlio; il Dio unico era solitario. Quando Giovanni Battista sente la voce dal cielo che designa Gesù come Figlio, traduce certo “Messia”; perché, tradizionalmente, il re d’Israele riceveva il titolo di Figlio di Dio il giorno dell’incoronazione, con la formula “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”( Sal 2,7). Per gli ebrei credenti, dirsi Figlio di Dio era menzogna, pretesa o addirittura bestemmia. È uno dei motivi della condanna di Gesù (Mc 14,64). Poco a poco, molto più tardi, meditando il mistero di Cristo alla luce della Risurrezione, gli apostoli hanno scoperto questa verità inattesa: Gesù è davvero il Figlio di Dio, è Dio. L’evento della Trasfigurazione appare ora in piena luce: Cristo “ricevette da Dio Padre onore e gloria: gli giunse quella voce dalla maestosa gloria: Questi è il Figlio mio amato, nel quale mi sono compiaciuto”.  

Ora, la gloria in tutto l’AT è prerogativa di Dio:ad esempio “Date al Signore la gloria del suo nome” (Sal 28/29,2). Eppure, secondo Matteo e Marco, la voce dal cielo alla Trasfigurazione non disse altro che al Battesimo; ciò che cambia è proprio la gloria che avvolge Gesù alla Trasfigurazione: è solo, sul monte, circondato solo dalle due più alte figure dell’AT; al Battesimo era immerso nella folla, mescolato al popolo dei peccatori. È lo stesso Gesù che i discepoli hanno imparato a conoscere poco a poco, Figlio dell’uomo, certo, ma anche Figlio di Dio. Inoltre questa fede non tradisce la fede passata. Questa fede rinnovata non è per i discepoli tradimento della fede passata: nessuno pensa di aver cambiato religione riconoscendo in Gesù il Messia tanto atteso dal suo popolo. Al contrario, rileggendo le Scritture scoprono che Gesù è proprio colui che esse annunciavano.  

Da qui la frase di Pietro: “Così abbiamo conferma della parola profetica” e il consiglio ai lettori: Fate bene a volgere l’attenzione ad essa, come a una lampada che brilla in un luogo oscuro. Bella immagine: nelle tenebre dell’umanità che attende il suo salvatore, brilla già la luce dei profeti. Da ora i cristiani dovranno ricordare sempre questa Parola che annunciava Gesù. Altro punto importante: guardatevi dai falsi profeti. Se Pietro si esprime così è perché il timore non era infondato e molti passi del NT mostrano la stessa preoccupazione. Ad esempio 

leggiamo nel vangelo di Matteo: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete” (7,15-16).  Stesso problema torna nelle lettere di Giovann: “Carissimi, non prestate fede a ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti per saggiare se provengono da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo”(1Gv 4,1).  E pure Paolo ne parla: “Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche” (1Tm 4,1);“Verrà giorno in cui non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, si cercheranno maestri in gran numero… e si volgeranno alle favole” (2Tm 4,3-4).  Di fronte a questi falsi profeti si ergono i testimoni autentici, quelli che hanno conosciuto Gesù di Nazareth e hanno, solo loro, diritto di parola. Questa preoccupazione per l’autenticità della testimonianza è costante nei primi apostoli e in Pietro in particolare. Da qui le condizioni per scegliere il sostituto di Giuda (cfAt1,21-22). Da qui anche l’insistenza di Pietro sulla sua presenza alla Trasfigurazione: “Noi fummo testimoni oculari della sua grandezza… Questa voce, venuta dal cielo, l’abbiamo udita noi stessi, mentre eravamo con lui sul monte santo”.  È perché sono stati testimoni della venuta del Figlio di Dio tra gli uomini che i suoi apostoli possono ora, con piena fiducia, attendere la sua venuta alla fine dei tempi “finché non spunti il giorno e non sorga la stella del mattino nei vostri cuori”( 2Pt 1,19).

 

Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)

In questo testo emergono due punti essenziali: la scelta dei testimoni e il monte della Trasfigurazione: Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello: siamo di nuovo davanti al mistero delle scelte di Dio. A Pietro Gesù aveva detto poco prima a Cesarea: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa; e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa (Mt 16,18). Ma Pietro, investito di questa missione capitale, non è solo con Gesù: è accompagnato dai due fratelli, Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo. E li condusse in disparte, su un alto mont»: su un alto monte Mosè aveva avuto la Rivelazione del Dio dell’Alleanza e aveva ricevuto le tavole della Legge, quella legge che doveva educare progressivamente il popolo dell’Alleanza a vivere nell’amore di Dio e dei fratelli. Sullo stesso monte Elia aveva avuto la Rivelazione del Dio di tenerezza nella brezza leggera… Mosè ed Elia, le due colonne dell’AT. Sul monte alto della Trasfigurazione, Pietro, Giacomo e Giovanni, le colonne della Chiesa, hanno la Rivelazione del Dio di tenerezza incarnato in Gesù: Questi è il Figlio mio amato, nel quale mi sono compiaciuto. E questa rivelazione è data per rafforzare la loro fede prima della bufera della Passione. Pietro scriverà più tardi: Non siamo andati dietro a favole ingegnose, quando vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza.(2Pt 1,16-18).  “Facciamo tre tende”: questa frase di Pietro suggerisce che l’episodio della Trasfigurazione sia avvenuto durante la Festa delle Capanne o almeno nell’atmosfera della festa che si celebrava in memoria del passaggio del deserto durante l’Esodo e dell’Alleanza conclusa con Dio. Durante la festa molti salmi celebravano le promesse messianiche e imploravano Dio di affrettare la sua venuta. Sul monte della Trasfigurazione i tre apostoli si trovano d’improvviso davanti a questa rivelazione del mistero di Gesù: niente di strano se sono presi dal timore che coglie ogni uomo davanti alla manifestazione del Dio santo. Non stupisce nemmeno che Gesù li rialzi e li rassicuri: già l’AT ha rivelato al popolo dell’Alleanza che il Dio santissimo è il Dio vicinissimo all’uomo e che la paura non è il caso. Ma questa rivelazione del mistero del Messia, in tutti i suoi aspetti, non è ancora alla portata di tutti; Gesù ordina di non raccontare nulla per ora, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti. Dicendo questa frase Gesù conferma la rivelazione che i tre discepoli hanno appena avuto: è davvero il Messia che il profeta Daniele vedeva sotto le sembianze di un uomo, che veniva sulle nubi del cielo (cf Dn 7,13-14). Occorre ricordare che lo stesso Daniele presenta il Figlio dell’uomo non come individuo solitario, ma come un popolo, che chiama il popolo dei santi dell’Altissimo. La realizzazione è ancora più bella della promessa: in Gesù, l’Uomo-Dio, è tutta l’umanità che riceverà questa regalità eterna e sarà eternamente trasfigurata. Ma Gesù ha detto bene: Non dite nulla a nessuno prima della Risurrezione…. Solo dopo la risurrezione di Gesù gli apostoli saranno capaci di esserne testimoni.

 

Nota: Il testo greco inizia con Sei giorni dopo: si suppone Sei giorni dopo Yom Kippur, il giorno del Grande Perdono. Invita a immaginare un legame con la festa delle Capanne, da cui la proposta di Pietro: facciamo qui tre tende. Inoltre   perché sono presenti Mosè ed Elia? Gli stessi due che ebbero la rivelazione del Padre sul Sinai hanno qui la rivelazione del Figlio. Il mosaico della basilica della Trasfigurazione al monastero di Santa Caterina nel Sinai conferma questa interpretazione: Mosè è rappresentato scalzo, i sandali slacciati accanto a lui, come davanti al roveto ardente (cf Es 3).

 

+Giovanni D’Ercole

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Today’s Gospel reminds us that faith in the Lord and in his Word does not open a way for us where everything is easy and calm; it does not rescue us from life’s storms. Faith gives us the assurance of a Presence (Pope Francis)
Il Vangelo di oggi ci ricorda che la fede nel Signore e nella sua parola non ci apre un cammino dove tutto è facile e tranquillo; non ci sottrae alle tempeste della vita. La fede ci dà la sicurezza di una Presenza (Papa Francesco)
Dear friends, “in the Eucharist Jesus also makes us witnesses of God’s compassion towards all our brothers and sisters. The Eucharistic mystery thus gives rise to a service of charity towards neighbour” (Post-Synodal Apostolic Exhortation Sacramentum Caritatis, 88) [Pope Benedict]
Cari amici, “nell’Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo” (Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 88) [Papa Benedetto]
We see this great figure, this force in the Passion, in resistance to the powerful. We wonder: what gave birth to this life, to this interiority so strong, so upright, so consistent, spent so totally for God in preparing the way for Jesus? The answer is simple: it was born from the relationship with God (Pope Benedict)
Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio (Papa Benedetto)
Christian's are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui (Papa Benedetto)
Christ says: the kingdom of heaven is similar "to a net thrown into the sea, which gathers all kinds of fish" (Mt 13:47). These simple words completely change the physiognomy of the world: the physiognomy of our human world, as we make it [Pope John Paul II]
Cristo dice: il regno dei cieli è simile “a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci” (Mt 13,47). Queste semplici parole mutano completamente la fisionomia del mondo: la fisionomia del nostro mondo umano, come noi ce la facciamo [Papa Giovanni Paolo II]
Christ is not resigned to the tombs that we have built for ourselves (Pope Francis)
Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti (Papa Francesco)
Many situations, then, which unfortunately do not conform to the legitimate predictions and rules established, are anything but negative; and instead of taking away confidence for the harassment they cause, They should have it more generous and far-sighted in favor of their process of responsible decantation (Pope Paul VI)
Molte situazioni, poi, che non sono purtroppo conformi alle legittime previsioni e alle norme stabilite, sono tutt’altro che del tutto negative; e invece di togliere la fiducia per la molestia che arrecano, esse dovrebbero averla più generosa e lungimirante in favore del loro processo di responsabile decantazione (Papa Paolo VI)
We must not fear the humility of taking little steps, but trust in the leaven that penetrates the dough and slowly causes it to rise (cf. Mt 13:33) [Pope Benedict]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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