Ago 6, 2026 Scritto da 

19a Domenica T.O.

19a Domenica T.O.  (anno A)  [9 agosto 2026]

Prima Lettura dal primo libro dei Re (19, 9a.11-13a)  

Nel IX secolo a.C., nel regno d’Israele, la regina Gezabele, moglie del re Acab, introduce il culto del dio Baal a Samaria,. Di fronte alla diffusione dell’idolatria, il profeta Elia si erge con grande zelo per difendere la fede del suo popolo ed è convinto che la superiorità di Dio debba manifestarsi attraverso segni di potenza, Elia annuncia una lunga siccità e successivamente organizza una sfida sul Monte Carmelo tra i sacerdoti di Baal e il Dio d’Israele. Vengono preparati due altari e si decide che il vero Dio sarà colui che risponderà con il fuoco dal cielo. I sacerdoti di Baal pregano invano; quando invece Elia invoca il Signore, il fuoco divino consuma il sacrificio. Il popolo riconosce la vittoria del Dio d’Israele. Tuttavia, Elia, spinto dal suo fervore, fa uccidere i sacerdoti di Baal, un gesto che Dio non gli aveva chiesto. Quando Gezabele viene a sapere l’accaduto, giura di vendicarsi e di uccidere Elia. Il profeta fugge nel deserto e, stremato, arriva a desiderare la morte. Durante il cammino verso il Monte Oreb, inizia una profonda crisi interiore che diventa il punto di partenza della sua conversione. Elia comprende gradualmente di aver immaginato Dio come una divinità della forza e della potenza, non molto diversa da quelle che combatteva. Sul monte Oreb, dove un tempo anche Mosè aveva incontrato Dio, il Signore gli si manifesta in modo inatteso. Non è nell’uragano, né nel terremoto, né nel fuoco, ma nel “mormorio di una brezza leggera” Il testo ebraico usa l’espressione: קוֹל דְּמָמָה דַקָּה
Qôl demāmāh daqqāh Letteralmente significa: qôl = voce, suono; demāmāh = silenzio, quiete profonda, calma daqqāh = sottile, delicata, tenue. Una traduzione molto fedele potrebbe essere: “una voce di silenzio sottile”,oppure “il suono di un silenzio delicato”.

Elia scopre così che la vera potenza divina non si esprime nella violenza, nel fragore o nella coercizione, ma nella mitezza, nella pazienza, nella misericordia e nella discrezione. Il racconto rappresenta una tappa fondamentale della rivelazione biblica: Dio educa il suo profeta a passare da una religiosità fondata sulla forza a una fede basata sulla fiducia e sulla dolcezza. La grande scoperta di Elia è che Dio non conquista con la paura, ma con l’amore..

 

Salmo Responsoriale (84/85)  Il Salmo 84/85 nasce dopo quasi 50 anni dal ritorno del popolo d’Israele dall’esilio di Babilonia (538 a.C.). Quando gli esuli rientrano nella loro terra pieni di entusiasmo e di speranza: credono che stia iniziando una vita nuova, che Dio abbia cancellato il passato e che tutto possa ricominciare da zero. Tuttavia la realtà si rivela più difficile del previsto. Le infedeltà all’Alleanza riappaiono, la conversione non è automatica e i rimpatriati, spesso nati in esilio o partiti da giovani, trovano ostacoli, incomprensioni e resistenze, persino nella ricostruzione del Tempio. Per questo il salmista esprime sentimenti contrastanti. Da una parte ringrazia Dio per aver riportato il suo popolo nella terra promessa e per aver perdonato i peccati; dall’altra, vedendo che le difficoltà continuano, si chiede se l’ira divina non sia ancora presente e supplica: «Mostraci il tuo amore, Signore, e donaci la tua salvezza». Il tema centrale del salmo è il doppio significato del verbo “ritornare”: il popolo è già tornato fisicamente nella propria terra, ma deve ancora compiere il ritorno più importante, quello del cuore verso Dio. La vera conversione è un dono di Dio, ma richiede anche l’impegno dell’uomo, disposto ad ascoltare e a seguire la sua parola. Per questo il salmista afferma: «Ascolterò ciò che dice il Signore», riconoscendo che la pace nasce dall’obbedienza fiduciosa a Dio. La parte finale del salmo è un magnifico canto di speranza. Il poeta contempla in anticipo il giorno in cui il progetto di Dio sarà pienamente realizzato: «Amore e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno». Non si tratta di un sogno ingenuo, ma della certezza che Dio conduce la storia verso un futuro di riconciliazione, fraternità e pace tra gli uomini. 

 

Seconda Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (9,1-5)

Nei capitoli 9-11 della Lettera ai Romani, san Paolo affronta una questione che gli sta particolarmente a cuore: se molti ebrei non hanno riconosciuto Gesù Cristo come Messia, significa forse che Dio ha rigettato il suo popolo? Paolo conosce bene questo problema perché lui stesso, prima della sua conversione sulla via di Damasco, era stato un ebreo rigoroso e persino persecutore dei cristiani. Dopo l’incontro con Cristo, comprese che la fede cristiana non contraddice la fede d’Israele, ma ne rappresenta il compimento. Tuttavia la maggioranza del popolo ebraico non accoglie questa convinzione e, anzi, spesso si oppone alla predicazione di Paolo. Da qui nasce la sua domanda: se Israele non riconosce il Messia, è forse escluso dall’Alleanza? E se Dio potesse revocare le sue promesse a Israele, come potrebbero i cristiani confidare nella sua fedeltà? Per rispondere, Paolo ripercorre tutta la storia sacra. Ricorda che Israele ha ricevuto doni unici: l’adozione come figlio di Dio, la gloria della sua presenza, le alleanze, la Legge, il culto, le promesse, i patriarchi e persino il privilegio che il Messia sia nato dal suo popolo. Tutta la storia biblica testimonia l’impegno irrevocabile di Dio verso Israele. La conclusione di Paolo è netta: Dio non ha abbandonato il popolo ebraico. Le sue promesse sono definitive, perché Dio è fedele a se stesso. L’Alleanza non è stata annullata. Per Paolo, il rifiuto di Gesù da parte di molti ebrei rimane un mistero, ma non mette in discussione l’elezione di Israele. La certezza finale è espressa da una frase decisiva: «Dio rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso» (2Tm 2,13). Il messaggio centrale del testo è dunque che la fedeltà di Dio è più forte delle infedeltà umane. 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)

Questo episodio evangelico si svolge subito dopo la moltiplicazione dei pani. Dopo aver sfamato la folla, Gesù Cristo ordina ai discepoli di allontanarsi e sale da solo sul monte a pregare. Da una parte, la sua missione non può fermarsi al successo del momento; dall’altra, Gesù vuole evitare il rischio del trionfalismo e dello spettacolare, una tentazione che aveva già affrontato nel deserto. La preghiera gli permette di rimanere in profonda comunione con il Padre e di discernere la strada da seguire. Nel frattempo, la barca dei discepoli è agitata dalle onde del Lago di Tiberiade. Durante la notte vedono una figura camminare sulle acque e, terrorizzati, pensano a un fantasma. Ma Gesù li rassicura con parole che attraversano tutto il Vangelo: «Coraggio! Sono io, non abbiate paura». A quel punto Pietro, fidandosi della voce del Maestro, chiede di poter andare verso di lui camminando sulle acque. Gesù gli risponde semplicemente: «Vieni». Pietro compie allora l’impossibile e cammina sull’acqua, ma quando distoglie lo sguardo da Gesù e si concentra sulla forza del vento, viene preso dalla paura e comincia ad affondare. In questo gesto Pietro rappresenta ogni discepolo: generoso e sincero nel suo slancio, ma fragile nella prova. La sua caduta non nasce dalla mancanza di amore, bensì dal dubbio e dalla paura. Tuttavia compie la scelta giusta: grida «Signore, salvami!». Gesù tende la mano, lo afferra e lo mette in salvo, chiedendogli: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Il racconto insegna che la fede consiste nel mantenere lo sguardo fisso su Cristo anche quando le difficoltà sembrano travolgerci. Le fragilità, i dubbi e persino le cadute non sono l’ultima parola: ciò che conta è continuare a invocare il suo aiuto. Quando Gesù sale sulla barca, il vento si calma e i discepoli comprendono più profondamente chi egli sia. Si prostrano davanti a lui e proclamano: “Davvero tu sei il Figlio di Dio”. Il messaggio centrale del brano è che la vita di fede alterna slanci e debolezze, come accadde a Pietro. Ma ogni volta che l’uomo rischia di affondare, può affidarsi a Cristo e la mano di Dio è sempre pronta a sostenerlo.

 

+Giovanni D’Ercole

143 Ultima modifica il Giovedì, 06 Agosto 2026 19:50
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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The Church invites believers to regard the mystery of death not as the "last word" of human destiny but rather as a passage to eternal life (Pope John Paul II)
La Chiesa invita i credenti a guardare al mistero della morte non come all'ultima parola sulla sorte umana, ma come al passaggio verso la vita eterna (Papa Giovanni Paolo II)
The saints: they are our precursors, they are our brothers, they are our friends, they are our examples, they are our lawyers. Let us honour them, let us invoke them and try to imitate them a little (Pope Paul VI)
I santi: sono i precursori nostri, sono i fratelli, sono gli amici, sono gli esempi, sono gli avvocati nostri. Onoriamoli, invochiamoli e cerchiamo di imitarli un po’ (Papa Paolo VI)
Man rightly fears falling victim to an oppression that will deprive him of his interior freedom, of the possibility of expressing the truth of which he is convinced, of the faith that he professes, of the ability to obey the voice of conscience that tells him the right path to follow [Dives in Misericordia, n.11]
L'uomo ha giustamente paura di restar vittima di una oppressione che lo privi della libertà interiore, della possibilità di esternare la verità di cui è convinto, della fede che professa, della facoltà di obbedire alla voce della coscienza che gli indica la retta via da seguire [Dives in Misericordia, n.11]
We find ourselves, so to speak, roped to Jesus Christ together with him on the ascent towards God's heights (Pope Benedict)
Ci troviamo, per così dire, in una cordata con Gesù Cristo – insieme con Lui nella salita verso le altezze di Dio (Papa Benedetto)
There are also serious, dangerous omissions and we have to recognize with healthy realism that in this way things are not all right, it is not all right when errors are made. However, we must also be certain at the same time that if, here and there, the Church is dying because of the sins of men and women, because of their non-belief, at the same time she is reborn (Pope Benedict)
Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo (Papa Benedetto)
The question makes apparent the concern, present in ancient Jewish tradition, over finding a unifying principle in the various formulations of God's will […] Emphasis is placed on the totality of this dedication to God, listing the three faculties that define man in his deep psychological structures: heart, soul and mind. The word mind, diánoia, contains the rational element (Pope Benedict)
La domanda lascia trasparire la preoccupazione, presente nell’antica tradizione giudaica, di trovare un principio unificatore delle varie formulazioni della volontà di Dio […] L’accento è posto sulla totalità di questa dedizione a Dio, elencando le tre facoltà che definiscono l’uomo nelle sue strutture psicologiche profonde: cuore, anima e mente. Il termine mente, diánoia, contiene l’elemento razionale (Papa Benedetto)
A “year” of grace: the period of Christ’s ministry, the time of the Church before his glorious return, an interval of our life (Pope Francis)
Un “anno” di grazia: il tempo del ministero di Cristo, il tempo della Chiesa prima del suo ritorno glorioso, il tempo della nostra vita (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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