Lug 31, 2026 Scritto da 

Fede, Preghiera d’attenzione, Guarigioni: senza esclusione di colpi

(rif. Mc 9,14-29)

 

Come regolarsi nell’impotenza di fronte ai drammi dell’umanità? Anche nel cammino di Fede, a un certo punto del nostro percorso cogliamo un bisogno insopprimibile di trasformarci.

Vogliamo realizzare il nostro essere in modo più completo, e fare il bene, perfino altrui. È una spinta innata.

Il bisogno di vita non nasce da ragionamenti: sorge spontaneo, affinché emergano nuove situazioni, altre parti di noi.

Cambiare è legge di natura, di ogni Seme.

Tale moto ci “chiama” dalle profondità del nostro Nucleo, affinché arriviamo a modificare equilibri, convincimenti, modi di scendere in campo che hanno fatto il loro tempo.

A tale vocazione si può rispondere rendendosi disponibili, onde scoprire differenti punti di vista. Anche esterni, ma a partire dal rinvenimento di una sorta di “nuovo io” che in realtà giaceva nell’ombra delle nostre virtù.

Energie cui non avevamo ancora concesso respiro.

Viceversa, a tale processo ci si può d’istinto opporre, causa varie paure, e allora ogni vicenda diventa ostica; come una corsa a ostacoli.

Infine, nel nostro itinerario di trasformazione si rinviene spesso anche l’opposizione degli altri, che magari appaiono più esperti di noi…

Sembrano periti e veterani, eppure anch’essi “spaventati” dal fatto che non intendiamo fermarci al palo già dettato.

In ogni caso la spinta al cambiamento non mollerà la presa intima.

Faremo azioni nuove, esprimeremo diverse opinioni, mostreremo lati opposti della personalità; lasceremo più spazio all’onda vitale.

Basta coi compromessi, anche se agli altri può sorgere il dubbio che siamo diventati “tortuosi”.

 

Insomma, che potere ha il sopraggiungere della scelta di Fede nella vita, persino fra l’incredulità della gente?

E - come nel passo di Vangelo - nello scetticismo incapace [degli stessi apostoli, che sarebbero i primi deputati a manifestarne lo spessore]?

Anche oggi alcuni vecchi “personaggi” e guide stanno tramontando, spiazzati dal nuovo incedere di consapevolezze, o da enigmi cangianti, e differenti unità di misura.

La vecchia “forma” non soddisfa più. Anzi, produce malessere. Ma c’è attorno - appunto - tutto un sistema di aspettative, anche “spirituali”, o almeno “religiose” piuttosto conformiste.

Qual è il punto, se anche noi preti non siamo più rassicuranti? E cosa ne pensa Dio?

 

La messianicità di Cristo e la stessa Salvezza appartengono alla sfera della Fede e della Preghiera.

Sono gli ambiti dell'ascolto intimo, della percezione acuta, della fiduciosa accoglienza sponsale, e della spinta liberatrice.

Il Maestro stesso - fluido e concreto - non si è immerso nel sistema delle rigide aspettative sociali [reciproche] del suo tempo, e ha deciso di uscire dal “gruppo”.

Su questo punto Gesù sbotta contro la mediocrità e l’azione senza picchi - tutta prevedibile - dei suoi (vv.18-19) ed è costretto a riprendere da zero (vv.28-29).

Certo, forse anche agli altri manca la Fede creativa senza flessioni e turbillon, ma almeno lo riconoscono (v.24) e con estrema riservatezza desiderano essere aiutati, ben prima di farsi insegnanti altrui (v.14).

Talora proprio gli intimi del vero Maestro, forse ancora scarsamente esperti dei grandi segni di Dio, ricercano solo l’osanna dei ruoli, e consenso nella spettacolarità.

Tanto che «entrato Egli in casa» ossia nella sua Chiesa (v.28) deve ricominciare a fare catechismo base [forse pre-catechismo, proprio ai suoi capi].

Senza voler concedere alle turbe nessun festival d’avanspettacolo esterno, come probabilmente avrebbero fatto gli “intimi”.

 

Il brano è strutturato sulla falsariga delle prime liturgie catecumenali.

Il Signore vuole che le persone schiavizzate da pensieri normali, dall’ideologia di potere e dalla falsa religione vengano portate a Lui (v.19) ed esige la Fede di coloro che le guidano (vv.23-24).

Il principiante passa attraverso una revisione di vita che «contorce» e «conduce a terra».

Questo perché si può rimanere appunto plagiati da guide “spirituali” dirigiste, poco sagge, nascostamente manipolanti - malgrado inefficaci e sotto sotto insicure.

Poi è un vero strazio scoprire di essersi fin dall’infanzia (v.21) regolati su un modello mortificante - fatto di facili classificazioni, che però non realizzano, bensì disumanizzano.

Forse anche noi siamo stati condizionati da direttori poco accorti.

E solo con faticose, strazianti esperienze, abbiamo scoperto che proprio quanto ci era stato insegnato come sublime - e in grado di assicurarci comunione con Dio - era viceversa la prima causa del distacco da Lui, nonché da un’esistenza personale ed ecclesiale più armonica e colma.

 

Per essere liberato e risorgere a nuova vita (v.27) il candidato del cammino di Fede passa come attraverso una morte - sorta d’immersione battesimale, che affoga la sua antica formazione [di fatto] paganeggiante.

Al tempo di Mc molti parlavano di espulsione dei demoni.

Nella tipologia del nuovo Battesimo, la comunità di Roma voleva esprimere l’obbiettivo della Lieta Notizia dei Vangeli: aiutare le persone a levarsi su - liberandosi dalle paure condizionanti del male.

Non è quello il vero potere.

 

Nel brano, sordità e mutismo del fanciullo stanno a indicare la mancanza della «Parola» che si fa «evento» - vita incessante, crescente, in grado di tramutare la sorte segnata, standard, di “terra”.

Carenza che sussiste sia in mezzo al popolo disorientato che - purtroppo - in primis tra i discepoli, malati di protagonismo e unilateralità.

Lo stesso comportamento del giovane (vv.18.20.26) ricalca le modalità esistenziali di persone soggiogate da forze invincibili, perché autodistruttive - quindi in preda a lacerazioni ossessive, senza posa.

Contrarie alla quintessenza del carattere personale.

È una situazione appunto straziante: quella di chi scopre di essere stato ingannato da una religiosità di convincimenti troppo comuni - col trucco epidermico, persuasivo, delle direzioni di branco o di massa.

 

L’avvento del Regno di Dio significava sin d’allora la venuta d’un potere “interno” più forte dello stesso esercito romano, le cui legioni venivano usate appunto per mantenere situazioni d’oppressione civile, persino di timore religioso.

Anche oggi, tra le spinte che inducono malattie profonde [come un qualcosa che si è impadronito di noi] e la presenza del Messia, si scatena una lotta senza esclusione di colpi.

I due poli opposti non si sopportano; fanno scintille.

Ma la soluzione non è meravigliare le folle, né viceversa tentare di rifare cose che infine tornino a sacralizzare lo status quo.

Così, talora sembra che non siamo in condizione di avviare processi di guarigione autentica (v.18b).

Eppure il male non cede per miracolo e con clamore, né per forza o insistenza dell’uomo, bensì per sintonia e Dono (v.29). A partire da potenze-evento interne.

Ecco lo spazio dell’orazione-ascolto.

La preghiera fa uscire dai confini e pone in contatto con altre energie e sorprese di cui non ci si è accorti: virtù innate e della Grazia, le quali permettono di vedere ogni situazione con altri occhi, liberati.

 

Per le soluzioni che risolvono i veri problemi, da dentro, abbiamo bisogno costante non di regole conformiste, bensì di una nuova Lettura

Ecco lo sguardo dissimmetrico.

Dice il Tao Tê Ching (i): «Il Tao [modo di condursi] che può esser detto non è l’Eterno Tao. Il nome che può esser nominato, non è l’Eterno Nome». Commenta il maestro Wang Pi: «Un Tao effabile indica una pratica».

La nostra vita non si gioca sull’iniziativa di ciò che siamo già in grado di allestire e praticare - o interpretare, disegnare e prevedere (vv.14-19) - ma sull’Attenzione (v.29).

Il «monte» da smuovere [v. parallelo Mt 17,20 - cf. Mt 19,20ss; Mc10,20ss; Lc 18,21ss] non è fuori, ma dentro di noi.

In tal guisa, l’idea conformista che ci scoraggia, o tutti gli ostacoli (invece di nuocere) saranno preziose occasioni di crescita.

 

Saremo al centro della realtà d’Incarnazione: come un mettere la carne al fuoco.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Come vivi i tuoi conflitti? Qual è la tua esperienza di guarigione?

 

 

Superare quel “qualcosa di incredulità”,

e “mettere la carne al fuoco”

 

I miracoli esistono ancora oggi. Ma per consentire al Signore di compierli c'è bisogno di una preghiera coraggiosa, capace di superare quel "qualcosa di incredulità" che alberga nel cuore di ogni uomo, anche se uomo di fede. Una preghiera soprattutto per coloro che soffrono a causa delle guerre, delle persecuzioni e di ogni altro dramma che scuote la società di oggi. Ma la preghiera deve "mettere carne al fuoco", cioè coinvolgere la nostra persona e impegnare tutta la nostra vita, per superare l'incredulità [...]

Tornando all'episodio evangelico, il Santo Padre ha riproposto la domanda dei discepoli che non erano riusciti a scacciare lo spirito maligno dal giovane: "Ma perché noi non abbiamo potuto cacciarlo? Questa specie di demoni, spiega Gesù, non si può cacciare in alcun modo se non con la preghiera". E il padre del fanciullo "ha detto: Credo Signore, aiuta la mia incredulità". La sua è stata "una preghiera forte; e questa preghiera, umile e forte, fa sì che Gesù possa fare il miracolo. La preghiera per chiedere un'azione straordinaria - ha spiegato il Pontefice - deve essere una preghiera che ci coinvolge tutti, come se impegnassimo tutta la nostra vita in quel senso. Nella preghiera bisogna mettere la carne al fuoco".

Il Pontefice ha poi raccontato un episodio avvenuto in Argentina: "Mi ricordo una cosa che è successa tre anni fa nel santuario di Luján". Una bambina di sette anni si era ammalata, ma i medici non trovavano la soluzione. Andava peggiorando sempre, sino a quando, una sera, i medici dissero che non c'era più niente da fare e che le rimanevano poche ore di vita. "Il papà, che era un elettricista, un uomo di fede, è diventato come pazzo. E spinto da quella pazzia ha preso il bus ed è andato al santuario di Luján, due ore e mezzo di bus, a settanta chilometri di distanza. È arrivato alle nove di sera e ha trovato tutto chiuso. E lui ha cominciato a pregare con le mani aggrappate al cancello di ferro. Pregava e piangeva. Così è rimasto tutta la notte. Quest'uomo lottava con Dio. Lottava proprio con Dio per la guarigione della sua fanciulla. Poi alle sei di mattina è andato al terminal e ha preso il bus. È arrivato all'ospedale alle nove, più o meno. Ha trovato la moglie che piangeva e ha pensato al peggio: cosa è successo? Non capisco. Cosa è successo? Sono venuti i dottori, gli ha risposto la moglie, e mi hanno detto che la febbre è scomparsa, respira bene, non c'è niente... La terranno ancora solo due giorni. Ma non capiscono quello che è successo. E questo - ha commentato il Papa - succede ancora. I miracoli ci sono. Ma serve la preghiera! Una preghiera coraggiosa, che lotta per arrivare a quel miracolo, non quelle preghiere per cortesia: Ah, io pregherò per te! Poi un Pater Noster, un'Ave Maria e mi dimentico. No! Ci vuole una preghiera coraggiosa, come quella di Abramo che lottava con il Signore per salvare la città; come quella di Mosè che pregava con le mani in alto e si stancava pregando il Signore; come quella di tanta gente che ha fede e con la fede prega, prega".

La preghiera fa miracoli, "ma - ha concluso Papa Francesco - dobbiamo crederlo. Io penso che noi possiamo fare una bella preghiera, non una preghiera per cortesia, ma una preghiera con il cuore, e dirgli oggi per tutta la giornata: Credo Signore! Aiuta la mia incredulità. Tutti noi abbiamo nel cuore qualcosa di incredulità. Diciamo al Signore: Credo, credo! Tu puoi! Aiuta la mia incredulità. E quando ci chiedono di pregare per tanta gente che soffre nelle guerre, nelle loro condizioni di rifugiati, in tutti questi drammi preghiamo, ma con il cuore, e diciamo: Signore, fallo. Credo, Signore. Ma aiuta la mia incredulità".

[Papa Francesco, s. Marta, in L’Osservatore Romano 20-21/05/2013]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

We see this great figure, this force in the Passion, in resistance to the powerful. We wonder: what gave birth to this life, to this interiority so strong, so upright, so consistent, spent so totally for God in preparing the way for Jesus? The answer is simple: it was born from the relationship with God (Pope Benedict)
Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio (Papa Benedetto)
The lamp is a symbol of the faith that illuminates our life, while the oil is a symbol of the charity that nourishes the light of faith, making it fruitful and credible (Pope Francis)
La lampada è il simbolo della fede che illumina la nostra vita, mentre l’olio è il simbolo della carità che alimenta, rende feconda e credibile la luce della fede (Papa Francesco)
Jesus wants our existence to be laborious, that we never lower our guard, so as to welcome with gratitude and wonder each new day given to us by God. Every morning is a blank page on which a Christian begins to write with good works (Pope Francis)
Gesù vuole che la nostra esistenza sia laboriosa, che non abbassiamo mai la guardia, per accogliere con gratitudine e stupore ogni nuovo giorno donatoci da Dio. Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano comincia a scrivere con le opere di bene (Papa Francesco)
And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore (Papa Benedetto)
Despite the scarcity of information about him, St Bartholomew stands before us to tell us that attachment to Jesus can also be lived and witnessed to without performing sensational deeds. Jesus himself, to whom each one of us is called to dedicate his or her own life and death, is and remains extraordinary (Pope Benedict)
La figura di san Bartolomeo, pur nella scarsità delle informazioni che lo riguardano, resta comunque davanti a noi per dirci che l'adesione a Gesù può essere vissuta e testimoniata anche senza il compimento di opere sensazionali. Straordinario è e resta Gesù stesso, a cui ciascuno di noi è chiamato a consacrare la propria vita e la propria morte (Papa Benedetto)
Faith is more than just empirical or historical facts; it is an ability to grasp the mystery of Christ’s person in all its depth [Pope Benedict]
La fede va al di là dei semplici dati empirici o storici, ed è capace di cogliere il mistero della persona di Cristo nella sua profondità [Papa Benedetto]
More than 600 precepts are mentioned in the Law of Moses. How should the great commandment be distinguished among these? (Pope Francis)
Nella Legge di Mosè sono menzionati oltre seicento precetti. Come distinguere, tra tutti questi, il grande comandamento? (Papa Francesco)
The invitation has three characteristics: freely offered, breadth and universality. Many people were invited, but something surprising happened: none of the intended guests came to take part in the feast, saying they had other things to do; indeed, some were even indifferent, impertinent, even annoyed (Pope Francis)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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