Mag 12, 2026 Scritto da 

Testamento in preghiera: Mistica dell’Uno (contromano)

La vita reale in Gesù - il condannato per aver vissuto controcorrente

(Gv 17,11-19)

 

«Padre santo conservali nel tuo Nome che mi hai dato, affinché siano Uno come noi» (Gv 17,11b).

Nel tempo in cui si facevano avanti ceti sociali intermedi, in un ambiente disincantato come Roma capitale, Domiziano si attribuiva titoli divini anche per tentare di arginare le congiure dell’invidiosa aristocrazia senatoriale da sempre conservatrice, vanitosa e complottista.

In oriente - per questioni culturali - la divinizzazione dell’imperatore era presa più sul serio, sia dai funzionari che dai ranghi dell’esercito, nonché dall’immaginario religioso e sociale delle folle che per consuetudine misterica tendevano a identificare il potere con connubi sacrali.

Per questi motivi, in Asia Minore si prendevano facilmente di mira le fraternità dei figli di Dio - innocue, eppure considerate una bomba per quel sistema, il quale non voleva che qualsivoglia verità alternativa entrasse nel suo mondo.

Immesse nella morte-risurrezione del Cristo, le comunità di Fede vivevano come una grande famiglia, unita nella carità e comprensione vicendevole - non secondo obblighi sociali già configurati.

Nelle chiese si percepiva il calore dei rapporti fraterni: un nucleo di società alternativa a quella dell’impero, che all’orizzonte del suo universo ben gestito escludeva l’accesso di umili e bisognosi.

La Fede giocava al limite.

Così Gesù chiede al Padre un’intima custodia dei credenti, consacrati in Lui (vv.11-13.17.19)... non per toglierli dalle tribolazioni, bensì per l’evangelizzazione.

Procedendo il cammino di esodo nei suoi e immergendosi nelle situazioni, la sua Persona, Parola e vicenda prolungava l’atto gesuano della consacrazione del mondo secondo categorie semitiche.

Non una sorta di protezione di sorelle e fratelli, alla stessa maniera d’una divinità pagana, ma per vivere la pienezza delle Beatitudini.

Tutto ciò, nell’arco di un discernimento profondo, e capacità d’azione incisiva - indotta dal clima fraterno e dal senso di approvazione divino, senza più diktat esterni.

Era il “potere” del «Nome» (vv.11-12): la realtà del nuovo Volto dell’Altissimo, come svelato nella vicenda problematica del Figlio.

Energia primordiale, intima ed empatica, che nei medesimi termini - gloriosi e paradossali - investiva i discepoli, i chiamati a manifestare la condizione divina, diventati come Cristo.

Persino di fronte alle fatiche, a beffe e ripulse altrui, nell’amore scambievole vissuto in comunità, nella convivialità delle differenze di fedeli e chiese, si manifestava la terapia e il rilancio di Dio.

Il Padre si svelava amore imprevedibile, proprio nella manifestazione di questa unità.

 

Ma anche la presenza di Gesù non riuscì a proteggere Giuda dall’autodistruzione.

Il suo caso è un risultato speciale, proprio perché non ha avuto fiducia nell’amore e nella Parola della Vita. Vittima d’influsso e calcolo di false guide esterne.

Qui si spiega l’esclusione del «mondo» dalla preghiera di Gesù (v.9).

In un ambiente chiuso, segnato dal connubio “potere religione interesse”, non si può essere segni umanizzanti.

Senza onda vitale, non si riesce a vivere il senso del Mistero nella vertigine della condivisione, né qualsiasi insegnamento.

Sorelle e fratelli amici devono sempre avere la grazia di essere liberati dal mondo dei doveri conformisti, che talora prendono il sopravvento.

In ciò: «santificati nella verità» - per la missione che riscopre la densità, il ritmo interno e l’effetto a cascata della reciprocità vissuta.

In Gv è pressante tale nitida icona del Signore.

Nel suo congedo non pretende che qualcuno si metta in ginocchio di fronte a Lui; sogna bensì uno spirito di unità fra discepoli, e - appunto - le chiese.

Era l’unica attitudine che potesse consentire di resistere agli attacchi, all’emarginazione e alle lusinghe del mondo romano-ellenistico, in particolare di Efeso, quarta città dell’impero.

Gesù promette una gioia contromano: la felicità autentica, delle radicali “differenze”.

Non la gioia garantita dall’ambiente opulento e dispersivo (soprattutto del porto) dell’emporio cosmopolita di riferimento.

Cristo non desiderava assicurare l’ilare frenesia d’una religiosità contaminata da ambivalenze e tornaconti.

A al proposito, si pensi al grande commercio garantito dall’Artemision, e molti altri luoghi sacri eminenti, spettacolari, radicati nell’impianto urbanistico e nel tessuto della vita cittadina.

L’ideale del Risorto doveva fermentare nel cuore di tutti, anche in quel punto, ambiguo e mondano; non… fuggire in un domani irraggiungibile.

Legame che aveva il suo specchio nell’intensità di relazione Padre-Figlio e nella dignità dei malfermi e fuori-gioco che si aprivano all’Azione dello Spirito.

Come dire: ciò che veniva spacciato per venerando non aveva alcun fondamento umano-divino.

Unico ambito sacro doveva essere la Persona e il rispetto della Verità profonda, difforme, propria dell’intima semenza dei figli; quella senza belletto.

«Custodire nel Nome» era dunque avere accesso al Padre, nel Figlio. In Lui - irradiando la sua eccentricità, trasparenza e disinteresse - costruire Unità.

Solo nella consapevolezza di tale concatenazione i discepoli potevano dedicare la vita a testimoniare altre convinzioni - pur in clima d’intimidazione sociale.

 

Gesù ha trasformato la sua preoccupazione in preghiera.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Cosa pensi di un Gesù condannato per aver vissuto controcorrente? Qual è l'anima e il fondamento che in te vedi riflessi nel Figlio? Come ti apri alla santità di Dio? In che modo ti lanci nel mondo? Per cosa preghi?

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

His slumber causes us to wake up. Because to be disciples of Jesus, it is not enough to believe God is there, that he exists, but we must put ourselves out there with him; we must also raise our voice with him. Hear this: we must cry out to him. Prayer is often a cry: “Lord, save me!” (Pope Francis)
Il suo sonno provoca noi a svegliarci. Perché, per essere discepoli di Gesù, non basta credere che Dio c’è, che esiste, ma bisogna mettersi in gioco con Lui, bisogna anche alzare la voce con Lui. Sentite questo: bisogna gridare a Lui. La preghiera, tante volte, è un grido: “Signore, salvami!” (Papa Francesco)
May we obtain this gift [the full unity of all believers in Christ] through the Apostles Peter and Paul, who are remembered by the Church of Rome on this day that commemorates their martyrdom and therefore their birth to life in God. For the sake of the Gospel they accepted suffering and death, and became sharers in the Lord's Resurrection […] Today the Church again proclaims their faith. It is our faith (Pope John Paul II)
Ci ottengano questo dono [la piena unità di tutti i credenti in Cristo] gli Apostoli Pietro e Paolo, che la Chiesa di Roma ricorda in questo giorno, nel quale si fa memoria del loro martirio, e perciò della loro nascita alla vita in Dio. Per il Vangelo essi hanno accettato di soffrire e di morire e sono diventati partecipi della risurrezione del Signore […] Oggi la Chiesa proclama nuovamente la loro fede. E' la nostra fede (Papa Giovanni Paolo II)
God's grace does not suppress or suffocate the freedom of those who face martyrdom; on the contrary it enriches and exalts them: the Martyr is an exceedingly free person, free as regards power, as regards the world; a free person [Pope Benedict]
La grazia di Dio non sopprime o soffoca la libertà di chi affronta il martirio, ma al contrario la arricchisce e la esalta: il martire è una persona sommamente libera, libera nei confronti del potere, del mondo; una persona libera [Papa Benedetto]
For Jesus, faith has a decisive importance for the purposes of salvation. St Paul will develop Christ's teaching when, in conflict with those who wished to base the hope of salvation on observance of the Jewish law, he forcefully affirms that faith in Christ is the only source of salvation: "We hold that a man is justified by faith apart from works of law" (Rom 3:28) [John Paul II]
Ai fini della salvezza, la fede ha per Gesù un'importanza decisiva. San Paolo svilupperà l'insegnamento di Cristo quando, in contrasto con quanti volevano fondare la speranza di salvezza sull'osservanza della legge giudaica, affermerà con forza che la fede in Cristo è la sola fonte di salvezza: "Noi riteniamo, infatti, che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge" (Rm 3,28) [Giovanni Paolo II]
Jesus did not shun contact with that man; on the contrary, impelled by deep participation in his condition, he stretched out his hand and touched the man — overcoming the legal prohibition [Pope Benedict]
Gesù non sfugge al contatto con quell’uomo, anzi, spinto da intima partecipazione alla sua condizione, stende la mano e lo tocca – superando il divieto legale [Papa Benedetto]
In the heart of every man there is the desire for a house [...] My friends, this brings about a question: “How do we build this house?” (Pope Benedict)
Nel cuore di ogni uomo c'è il desiderio di una casa [...] Amici miei, una domanda si impone: "Come costruire questa casa?" (Papa Benedetto)
Every time we open ourselves to God's call, we prepare, like John, the way of the Lord among men (John Paul II)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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