Mag 9, 2026 Scritto da 

Sono Con voi

(Mt 28,16-20)

 

Mt non descrive l’Ascensione, ma propone il medesimo messaggio di At 1,1-11 (usando immagini diverse): il passaggio di consegne.

A differenza di Lc e Gv, Mt colloca l’incontro col Risorto in Galilea - non a Gerusalemme, centro sacro. L’ambientazione ha un peso teologico.

Egli non si rende presente e visibile nella città santa, bensì in ‘periferia’, e gli apostoli sono invitati a ricalcare le orme del Maestro a partire da dove la sua missione ha avuto inizio.

I componenti delle comunità di Galilea e Siria cui Mt si rivolge provenivano dal giudaismo, ma subivano il disprezzo dei giudei osservanti, che li consideravano doppiamente traditori della loro cultura.

A motivo delle invasioni da nord e dall’est, la popolazione di quelle terre era eterogenea, e gli ortodossi guardavano con sospetto tale mescolanza.

In più, con l’adesione a Cristo avevano messo in dubbio consuetudini e autorità degli insegnamenti identificativi tradizionali.

È proprio a queste persone poco stimate che viceversa si rivolge il Vangelo del Signore, e a partire dall’esperienza de «il Monte» (v.16).

Nella cultura biblica e semitica in genere, Monte è il luogo dell’esperienza speciale dell’Eterno, delle sue manifestazioni.

In Mt il termine allude allo scenario delle Beatitudini: luogo della nuova opera di salvezza di Dio che supera la Legge.

Gerusalemme non doveva più essere il centro del culto e della religiosità. Il velo del Tempio è squarciato (Mt 27,51): l’accesso al Padre non più circoscritto ad un luogo.

Ogni credente in Cristo, di qualsiasi estrazione, che decideva di soppiantare i princìpi della “pianura” [modo di pensare e agire competitivo e comune] con quelle de «il Monte», era abilitato a divenire un santuario vivente.

L'evangelista colloca appunto Gesù su «il Monte» quando intende sottolineare un richiamo o un gesto fondamentale - alternativo all’immaginario fideista.

È “luogo” nel senso dei momenti forti dello Spirito, delle coincidenze fra natura divina e umana: dove sperimentiamo Cristo manifestare la sua “autorità” esistenziale su tutto l’arco della vita.

Vetta che rende palesi i criteri della Missione - col simbolismo della Rivelazione divina e alludendo alla sua stessa condizione post-pasquale [una situazione alta, “celeste”].

E solo chi ha assimilato l’insegnamento de «il Monte» - unicamente chi ha fatto esperienza del Risorto - può svolgere tale Missione.

Infatti il mandato e l’invio dei discepoli è fatto decisivo. Introduce un cambiamento radicale nella relazione coi discepoli, che in Lui scoprono il divino (v.17a) e al contempo restano con le loro perplessità (v.17b).

Mt è consapevole dei dubbi che serpeggiano. Malgrado ciò, proprio l’incertezza e il comportamento scandaloso dei primi seguaci diretti gli consente di incoraggiare i fratelli di comunità [anche se nella sua redazione si nota la tendenza a presentare gli apostoli come modelli piuttosto integri].

Le “chiese” non sono composte di figli perfetti. Anzi, ricorda (in tal modo) un aspetto inedito che Gesù aveva introdotto nei criteri del discernimento e della vita reale: la compresenza dei volti.

Mentre l’esistenza religiosa veniva concepita in termini di procedure, cesellatura dei sentimenti, “evidenza” e progresso ascendente, il Maestro aveva insegnato l’integrazione delle etnie, degli affetti, delle misture emotive e perfino dei lati opposti.

Secondo il nuovo Rabbi, la vita nello Spirito porta Gioia perché scopre tesori nascosti proprio nei lati in ombra delle persone malferme e delle situazioni traballanti.

Lo stesso dubbio di Giuseppe è stato più che fecondo (cf Mt 1,18ss).

È un bene credere in Gesù e - al contempo - avere punti interrogativi: è la differenza tra Fede e religiosità comune.

Solo a Cristo è data ogni «Ex-ousìa» (v.18): autorità non imposta, che sprigiona dal Mistero senza forzature, quindi accettata liberamente [ovvero una sorta di autorevolezza a partire dall’essere stesso].

Il momento è decisivo, per tracciare i criteri dell’azione ecclesiale che rende presente Gesù.

Egli ci affida un compito, conferisce i suoi stessi “poteri”, introduce nella comunione di vita.

 

Sembra paradossale, ma è su una piattaforma di mescolanze [base solida e oscillante] che la Chiesa si fa capace dei recuperi inspiegabili - e che gli apostoli vengono inviati (vv.19-20).

È tale sfondo di energie competitive e plasmabili, assunte e assimilate, che cambia la vita e prepara il futuro di Dio - non la castrazione o sterilizzazione di massa.

Fede ed evidenza religiosa ora si scontrano, fanno scintille.

Per questo - su terreno insicuro - c’è l’apertura al mondo intero (v.19), mentre in un passo precedente Mt aveva limitato la missione alle pecore perdute della casa d’Israele (Mt 10,5-6).

L’esperienza viva nella coesistenza e convivialità delle differenze ha consentito di comprendere la vitalità del caos che fa spostare lo sguardo, lo amplia; obbliga a superare l’unilateralità.

Confusione e rivolgimento che - come ben sanno i missionari - risolvono i veri problemi, aprendo orizzonti imprevisti dal valore incalcolabile.

 

L’imperfezione è stata feconda di esiti inopinati e ha spalancato un’era: la novità dell’ecclesiologia dilatata.

Ora la Luce accesa sul popolo immerso nelle tenebre quando Gesù si era stabilito da Nazaret a Cafarnao (Mt 4,13-) deve dispiegarsi ovunque, attraverso un discepolato esteso ai popoli [pagani: v.19 testo greco] «tutti i giorni e sino alla consumazione del secolo» (v.20).

Il particolarismo prima riconosciuto [forse nel rispetto della qualità comunitaria e dei limiti spazio-temporali] cede il passo alla nuova Inaugurazione.

Ora i confini decadono, per un totale universalismo - senza frontiera alcuna.

L’immersione [v.19: senso greco del termine Battesimo] nella meraviglia che avvolge la Persona del Signore, impregna il discepolo di Cristo fin nelle midolla - senza più bisogno di procedure e norme vincolanti, assodate ma esterne.

Luce animata dalla promessa del Risorto che richiamando l’Emmanuele Dio-Con, chiude il Vangelo di Mt così com’era iniziato e annunciato dai Profeti (cf. Mt 1,22-23).

 

L’Ascensione non è taglio, separazione e partenza, bensì Comunione. La profezia è divenuta permanente realtà.

 

 

Per interiorizzare e vivere il messaggio:

 

Come entri nell’Alleanza Nuova? Sei attento alla dialettica tra Fede e dubbio?

Lo consideri un fatto propulsivo o meno, sia per una nuova contemplazione che per la fioritura di nuove energie?

Come trascorre in te l’autorivelazione di Gesù? Quale forza ti ha trasmesso? Che peso hanno l’esperienza e il vigore de «il Monte»?

 

 

Pasqua, Ascensione. Decollare senz’allontanarsi

 

Ci sono prove che Vive

 

Qual è il destino di una vita spesa nella fedeltà a una vocazione profetica?

L’esito terreno di Gesù - il Figlio fedele - sembrerebbe quello dei falliti d’ogni tempo e di qualsiasi cultura, filosofia o religione.

Allora vale la pena essere se stessi?

Non sarebbe più costruttivo regolarsi sulla base di convenienze personali e opportunismi di gruppo?

La Pasqua celebra una gioia: è la festa di coloro che si rendono conto che le sconfitte non restano lati oscuri. Nascondono Gemme sproporzionate.

Del nostro passaggio rimane una fioritura piena. E non è vero che una vita distrutta sia sciupata o finisca male.

Nelle icone orientali la Pasqua è raffigurata come Discesa agli Inferi: vittoria della donna e dell’uomo comuni.

Ancora nelle icone, il Mistero dell’Ascensione è in genere raffigurato con due angeli in bianche vesti che indicano agli Apostoli il nimbo glorioso del Signore, seduto in trono.

Come a dire: contemplate dove è giunta una vita sprecata secondo gli uomini ma realizzata secondo il Padre.

 

Obbedire alla nostra Chiamata senza compromessi e in modo integrale può sembrare imprudente e temerario. Invece è pieno rispetto di sé, e ci porta alla nostra Patria.

La natura delle nostre fibre animate dall’Amico interiore fa appello non a traguardi sociali da raggiungere, ma a ciò che siamo davvero.

E la nostra identità profonda dispiegata nel cammino di Fede conduce infallibilmente alla Culla dell’essere.

Lasciarsi influenzare e diventare esterni è perdere la guida, rovinando la completezza delle capacità innate.

Malgrado l’apparente fallimento e i rimproveri che l’inedito personale e sociale suscita, ascoltando la nostra Chiamata per Nome e quel Fuoco inestinguibile che ci abita, realizziamo la vita.

 

Oggi più che mai siamo nell’era delle vetrine sociali, che palesano ogni aspetto della storia e della cronaca anche personali.

Ma il tronco, i rami, i fiori, i germogli e i frutti nascono dalle radici. Esse vivono ben nascoste.

Il nostro Cielo è intrecciato alla nostra terra e alla nostra polvere: sta dentro e in basso, non dietro le nuvole.

Se non c’è tempo per un’accurata percezione e un’intima riflessione, manca il modo di rinascere alla Novità di Dio.

Su tutte le pieghe dell’andare, anche spirituale, diventiamo sempre più sensibili ai commenti e giudizi che giungono in tempo reale.

Diventati membri a pieno titolo della società dell’epidermide, perdiamo la meridiana, spesso la capacità di evolvere e far crescere gli altri.

Non rinvenendo il lato segreto che c’inabita, scoraggiamo.

Perdendo lo sguardo nei meandri del giudizio diffuso e tutto esteriore, si smarrisce la capacità di gestazione del Gesù personale, e non lo si partorisce più.

Al massimo lo si farà assomigliare a una sua paradigmatica parvenza; magari convincendo che sia effettivamente quello, tutto esteriore.

 

In tal guisa, il Signore diventa un Gesù parere degli altri, dattorno; del gruppo, degli stendardi patronali; o quello della “diretta” [il parere di chi fa audience].

Se valorizziamo l’aspetto dell’anima che comunica con le scorze dei target, la tagliamo o squilibriamo con pensieri dominanti, lasciando che venga plagiata da manipolatori - anche spirituali.

Ma il cuore che perde l’intero non guida più l’anima in ciò che caratterizza la Vocazione e il nostro Seme.

L’intimo pretende di esprimersi. Ovvero procedemmo a vanvera, o a cliché.

Manon siamo un giudizio, un’opinione, una crisi, un ricordo, bensì inventori di strade che attingono a un’acqua sempre sorgiva.

Non a un pozzo, né ad una palude, dove tutto è già accaduto - ma a una Sorgente.

 

Se l'attenzione non è sullo scenario conformista di ciò che un tempo è stato o attorno accade, trasaliamo per la nuova consapevolezza d’una genesi in atto.

Una ri-nascita della nostra personalità e missione: un prototipo e modalità di noi stessi che stanno misteriosamente fiorendo e hanno valore.

A meno che non ci lasciamo condizionare e soverchiare da interferenze culturali o calcolo di circostanze, avvertiamo che c’è un binario caratterizzante che ci chiama.

Ci si accorge che possiamo stare con noi stessi e crescere senza preclusioni d’inatteso, o codici già comunemente paradigmatici.

Perché Dio non si esprime emanando normative tuttologhe, ma creando rinnovati cieli dentro di noi e già sulla terra.

 

Insomma, con la Pasqua e Ascensione di Gesù cosa è cambiato?

Apparentemente nulla, perché la gente continua come prima a viaggiare o stare ferma, a comprare e vendere, a lavorare o fare festa, a gioire o piangere...

Eppure, come in un paesaggio caratterizzato da nebbie, d’improvviso sorge il sole e vediamo profili netti, godiamo della brillantezza di colori, persino delle sfumature.

Si acuisce l’ascolto e tutta la percezione.

Impariamo ad accogliere l’oggettivo degli altri e la loro-nostra irripetibilità.

Apprendiamo a dialogare con la realtà e anzitutto con noi stessi; così finalmente ad onorare l’Eterno, rispettandoci in modo integrale.

 

Il Cielo: decollare senz’allontanarsi. Non siamo soli. E il meglio deve ancora Venire.

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

It does not mean that the Lord has departed to some place far from people and from the world. Christ's Ascension is not a journey into space toward the most remote stars […] Christ's Ascension means that he no longer belongs to the world of corruption and death that conditions our life. It means that he belongs entirely to God (Pope Benedict)
Non vuol dirci che il Signore se ne è andato in qualche luogo lontano dagli uomini e dal mondo. L’Ascensione di Cristo non è un viaggio nello spazio verso gli astri più remoti […] L’Ascensione di Cristo significa che Egli non appartiene più al mondo della corruzione e della morte che condiziona la nostra vita. Significa che Egli appartiene completamente a Dio (Papa Benedetto)
«When the servant of God is troubled, as it happens, by something, he must get up immediately to pray, and persevere before the Supreme Father until he restores to him the joy of his salvation. Because if it remains in sadness, that Babylonian evil will grow and, in the end, will generate in the heart an indelible rust, if it is not removed with tears» (St Francis of Assisi, FS 709)
«Il servo di Dio quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime» (san Francesco d’Assisi, FF 709)
Wherever people want to set themselves up as God they cannot but set themselves against each other. Instead, wherever they place themselves in the Lord’s truth they are open to the action of his Spirit who sustains and unites them (Pope Benedict
Dove gli uomini vogliono farsi Dio, possono solo mettersi l’uno contro l’altro. Dove invece si pongono nella verità del Signore, si aprono all’azione del suo Spirito che li sostiene e li unisce (Papa Benedetto)
But our understanding is limited: thus, the Spirit's mission is to introduce the Church, in an ever new way from generation to generation, into the greatness of Christ's mystery. The Spirit places nothing different or new beside Christ; no pneumatic revelation comes with the revelation of Christ - as some say -, no second level of Revelation (Pope Benedict)
Ma la nostra capacità di comprendere è limitata; perciò la missione dello Spirito è di introdurre la Chiesa in modo sempre nuovo, di generazione in generazione, nella grandezza del mistero di Cristo. Lo Spirito non pone nulla di diverso e di nuovo accanto a Cristo; non c’è nessuna rivelazione pneumatica accanto a quella di Cristo - come alcuni credono - nessun secondo livello di Rivelazione (Papa Benedetto)
Chi ha toccato il cuore di Lidia? La risposta è: «lo Spirito Santo». È lui che ha fatto sentire a questa donna che Gesù era il Signore; ha fatto sentire a questa donna che la salvezza era nelle parole di Paolo; ha fatto sentire a questa donna una testimonianza (Papa Francesco)
But what does it mean to love Christ?  It means trusting him even in times of trial, following him faithfully even on the Via Crucis, in the hope that soon the morning of the Resurrection will come.  Entrusting ourselves to Christ, we lose nothing, we gain everything.  In his hands our life acquires its true meaning.  Love for Christ expresses itself in the will to harmonize our own life with the thoughts and sentiments of his Heart.  This is achieved through interior union [Pope Benedict]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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