Nella prima pericope, il Vangelo di oggi evidenzia l’urgenza della conversione profonda di ogni uomo, senza puntare il dito sulla colpevolezza altrui, bensì guardando alla propria.
In Francesco è il caso di parlare di conversione permanente, sempre cercata - e che durò finché visse.
Si considerava, infatti, il più peccatore fra gli uomini, raggiunto dalla Grazia.
Consultando le Fonti ci accorgiamo del calibro del Poverello anche a riguardo di questo tema.
Leggiamo di un frate che, rapito in estasi, vide fra i tanti seggi in cielo uno di particolare bellezza.
Chiedendo di chi fosse, una voce gli rispose che era riservato all’umile Francesco.
Il racconto continua:
"Rientrato in se stesso, il frate vede Francesco che ritorna dalla preghiera.
Gli si prostra subito dinanzi, con le braccia in forma di croce, e si rivolge non come a uno che viva sulla terra, ma quasi ad un essere che regni già in cielo:
«Prega per me il Figlio di Dio, padre, che non tenga conto dei miei peccati».
L’uomo di Dio gli tende la mano e lo rialza, sicuro che nella preghiera ha ricevuto una Visione.
Alla fine, mentre si allontanano dal luogo, il frate chiede a Francesco:
«Padre, cosa ne pensi di te stesso?».
Ed egli rispose:
«Mi sembra di essere il più grande peccatore, perché se Dio avesse usata tanta misericordia con qualche scellerato, sarebbe dieci volte migliore di me».
A queste parole, subito lo Spirito disse interiormente al frate:
«Conosci che è stata vera la tua visione da questo: perché quest’uomo umilissimo sarà innalzato per la sua umiltà a quel trono che è stato perduto per la superbia» (FF 707).
E lo stesso Francesco, parlando ai suoi frati dell’efficacia della preghiera, diceva loro:
«Invero [ci sono] coloro che si illudono d’avere edificato o convertito a penitenza con i loro discorsi; è il Signore che li edifica e converte grazie alle orazioni dei frati santi, anche se questi ultimi lo ignorano […]
Questi frati sono i miei cavalieri della tavola rotonda, che si nascondono in luoghi appartati e disabitati, per impegnarsi con più fervore nella preghiera e nella meditazione, piangendo i peccati propri e altrui […]» (FF 1624).
Il Minimo metteva in guardia dal sentirsi migliori degli altri e dal gloriarsi d’indurre a conversione con propri discorsi, gonfi di sapienza compiaciuta.
Nessuno è perfetto! Migliore è solo lo Spirito di Dio, che trasforma i cuori di pietra in cuori di carne.
Gesù richiama alla conversione: «se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,5) è espressione ricorrente.
Francesco, umile di cuore e semplice, al riguardo offre un episodio che chiama a riflessione.
“Diceva che sono da compiangere i predicatori, che vendono spesso il loro ministero per un soldo di vanagloria. E cercava a volte di guarire il loro gonfiore con questo rimedio:
«Perché vi gloriate della conversione degli uomini, quando li hanno convertiti con le loro preghiere i miei frati semplici?».
Ed anzi commentava così il passo che dice: «perfino la sterile ha partorito numerosi figli»:
«La sterile è il mio frate poverello, che non ha il compito di generare figli nella Chiesa. Ma nel giudizio ne avrà dato alla luce moltissimi, perché in quel giorno il giudice ascriverà a sua gloria quelli, che ora converte con le sue preghiere personali»” (FF 749).
E ancora:
«Ci sono molti frati che […] annunziando il Vangelo a qualche persona e al popolo, nel vedere o nel sentire che alcuni ne sono rimasti edificati o convertiti a penitenza, diventano tronfi e montano in superbia per risultati ottenuti da fatica altrui.
L’umile e quotidiana conversione del Minimo e dei suoi frati ha, nel tempo, rivoluzionato ogni modo di pensare borioso, grazie alla Parola di Cristo.
«Credete che questi Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver sofferto queste cose? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti ugualmente» (Lc 13,2-3).
3a Domenica di Quaresima (anno C) (Lc 13,1-9)