Nel Vangelo odierno Gesù chiama coloro che ascoltano ad amare quanti si comportano da nemici.
«Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano» (Lc 6,27).
Francesco amava con predilezione quelli che lo deridevano e giudicavano - e invitava i suoi frati a fare altrettanto.
Nelle Fonti:
"Profondamente umili e maturi nella carità, ognuno nutriva per il fratello i sentimenti che si hanno verso un padre e signore […] Stavano attenti a non cadere vittime di desideri sregolati. Erano giudici implacabili di se stessi, preoccupati di non nuocersi l’un l’altro in nessuna maniera" (FF 1448).
"Se talora accadeva che a un fratello sfuggisse una parola capace di ferire, il rimorso di coscienza non gli lasciava aver pace, finché non confessava il suo sbaglio, gettandosi a terra umilmente e pregando l’offeso a mettergli un piede sulla bocca" (FF 1449).
E nella Lettera ai Fedeli, Francesco, a proposito dei nemici, così si esprime:
«Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano. Dobbiamo anche rinnegare noi stessi e porre i nostri corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbedienza, così come ciascuno ha promesso al Signore» (FF196).
Il padre santo, se veniva giudicato male dagli uomini o i suoi frati erano additati, ricordava a se stesso e a loro che in questo risiede la perfetta letizia di chi è povero nel cuore.
Le Fonti illustrano:
"Su questi uomini evangelici correvano perciò opinioni contrastanti. Alcuni li consideravano dei pazzoidi e dei fissati; altri sostenevano che i loro discorsi provenivano tutt’altro che da demenza.
Uno degli uditori osservò: «Questi qui o sono uniti a Dio in modo straordinariamente perfetto, o sono dei veri insensati, poiché menano una vita disperata: non mangiano quasi niente, camminano a piedi nudi, hanno dei vestiti miserabili»" (FF 1437).
Inoltre Francesco aborriva come fosse peste la detrazione.
Infatti leggiamo:
"Il vizio della detrazione, nemico radicale della pietà e della Grazia, lo aveva in orrore come il morso del serpente e come la più dannosa pestilenza.
Affermava che Dio pietosissimo l’ha in abominio, perché il detrattore si pasce col sangue delle anime, dopo averle uccise con la spada della lingua […]
Qualche volta giudicava che si doveva spogliare dell’abito chi aveva spogliato il proprio fratello della sua buona fama e non voleva che costui elevasse gli occhi a Dio, se prima non aveva procurato con ogni mezzo di restituire quanto aveva sottratto.
«La cattiveria dei detrattori - diceva- è tanto maggiore di quella dei ladri, quanto maggiore é la forza con cui la legge di Cristo, che trova il suo compimento nell’amore, ci obbliga a bramare la salvezza delle anime più di quella dei corpi»" (FF 1141).
«…perché con la misura con la quale misurate, sarà rimisurato a voi» (Lc 6,38).
7a Domenica T.O. (C) (Lc 6,27-38)