5a Domenica di Quaresima (anno A)
(Rm 8,8-11)
Romani 8:8 Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
Romani 8:9 Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Romani 8:10 E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione.
Paolo non vuole che qualcuno si faccia illusioni: quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Dall'accettazione di questa verità nasce in noi la possibilità di un cammino nuovo. Se invece ci lasciamo conquistare dall'illusione, ogni cammino verso l'alto diventa impossibile, ed è sempre impossibile finché l'uomo avrà l'illusione di piacere a Dio mentre invece a Dio non piace, perché è guidato e condotto dalla sua carne. Non può piacere a Dio perché la carne vuole l'affermazione di sé e l'annullamento di Dio, vuole la divinizzazione dell'uomo e di conseguenza la sottrazione dell'uomo a Dio. Chi vive secondo la carne è in rivolta a Dio, anzi Dio gli è nemico, è colui che toglie spazio all'uomo perché ne vuole governare la vita. Costui per affermarsi nella sua carne vuole la morte di Dio.
Questa drammaticità nella scelta divenne realtà con Gesù Cristo. Egli fu messo in croce, perché la sua presenza richiedeva la morte della carne nella quale si era caduti. La carne uccise Dio, lo appese al legno della croce, lo tolse di mezzo. Questa opposizione accompagnerà l'uomo per tutti i giorni della sua vita, poi si trasformerà o in morte eterna o in vita eterna, o per sempre lontano da Dio, o per sempre vicino a Dio.
Ma noi possiamo e dobbiamo piacere a Dio. Lo possiamo e lo dobbiamo perché non siamo sotto il dominio della carne, ma sotto il dominio dello Spirito Santo che abita in noi. “Voi però non siete sotto il dominio della carne”, afferma San Paolo. Questa è la verità che deve essere fatta propria da ogni cristiano. L'uscita dal dominio della carne significa che l'uomo è stato veramente riscattato, liberato, è iniziato il cammino lungo, faticoso, pieno di pericoli che dovrà condurlo verso la patria del cielo, nella completa libertà da ogni schiavitù.
Altra verità che Paolo non smette mai di ricordare è che il cristiano è sotto il dominio dello Spirito e lo attesta il fatto che lo Spirito di Dio abita in lui. La carne è menzogna, egoismo, disobbedienza, allontanamento da Dio. Lo Spirito invece crea libertà, amore, comunione, obbedienza, sottomissione a Dio. Pertanto, “se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene”: Affermazione ovvia e banale, se non fosse per il fatto che troppo facilmente si presume di essere di Cristo. Se lo Spirito opera la distruzione della carne, se lo Spirito crea l'uomo nuovo, se lo Spirito conduce il credente verso la pienezza della vita e della verità, è anche vero che chi è senza lo Spirito di Cristo non può appartenere a Cristo. Non appartiene a Cristo perché appartiene alla carne, e anche se Cristo lo ha comprato a caro prezzo spargendo il suo sangue sulla croce, se l'uomo è ritornato per sua volontà sotto il dominio della carne, quest'uomo non può appartenere a Cristo. Appartenere a Cristo non è semplicemente una appartenenza dovuta al fatto che con il sacramento del battesimo l'uomo è uscito dal dominio della carne per entrare in quello dello Spirito. Questa è appartenenza iniziale, incipiente. È necessario che questa appartenenza si trasformi in dimora abituale dello Spirito dentro di noi. Siamo di Cristo, apparteniamo a Lui perché Lui ci ha comprati con il suo sangue preziosissimo, ma noi possiamo liberamente uscire da questa appartenenza attraverso la nostra consegna al peccato e alla morte.
“E se Cristo è in voi”: Cristo è in noi se il suo Spirito abita in noi. Lo Spirito vi abita se l'uomo rimane nella verità. Se il credente ha conformato veramente il proprio modo di vivere allo Spirito di Cristo, allora “Il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione”. Lo spirito dell'uomo è stato ricolmato della vita di Cristo, ma questa vita non è un frutto prodotto dall'interno dell'uomo, come l'albero produce naturalmente i suoi frutti. Questa vita gli viene dall'esterno, gli viene a causa della giustificazione, cioè della volontà di Dio di rendere l'uomo giusto in Cristo.
La giustificazione non avviene automaticamente, senza la partecipazione della volontà dell'uomo. Essa si compie nell'uomo attraverso un atto di fede in Cristo. La giustificazione non è senza fede, perché altrimenti l'uomo sarebbe privato della sua volontà. Ora, ciò che rende uomini è proprio la volontà, tolta la quale non si è più uomini. Dio permette che un uomo finisca nelle tenebre eterne anziché privarlo della sua essenza di uomo. È questo il mistero tremendo della costituzione ontologica dell'uomo ed è in questa costituzione ontologica anche il mistero del peccato. Quelli che propugnano una giustificazione puramente oggettiva nella quale ogni uomo viene salvato e redento, quelli che propongono l'abolizione dell'inferno o la sua temporaneità, costoro non sanno che propugnando tali teorie essi distruggono se stessi nella loro realtà ontologica, perché si dichiarano non uomini, esseri cioè non dotati di volontà e di autodeterminazione.
Purtroppo oggi l'uomo non si conosce più, e non si conosce perché non conosce Dio, e non conoscendo Dio non può neanche conoscere se stesso. Che l'uomo non si conosca, lo attesta proprio il fatto che si è autodistrutto nella sua realtà ontologica. Ma la distruzione dell'uomo attesta un'altra tremenda realtà. Se l'uomo non si conosce è perché lo Spirito di verità non abita in lui. Se il cristiano non si conosce è il segno manifesto che è ritornato nella carne, perché solo chi è nella carne non conosce Dio, e l'ignoranza nella quale egli vive è a suo gravissimo danno.
Il cristiano non ha una vocazione alla mediocrità, o semplicemente a non peccare. Il cristiano possiede una vocazione alla più alta santità. Egli è chiamato a sviluppare ogni dono di grazia e di verità per farlo fruttificare al massimo. Il minimalismo, la mediocrità, la superficialità, non sono la vocazione del cristiano. La sua vocazione è invece il raggiungimento della conformazione a Gesù Signore. Oggi ci stiamo dimenticando della vocazione che abbiamo ricevuto. Stiamo vivendo come se fossimo senza alcuna vocazione da realizzare, addirittura come se il nostro corpo fosse condannato a peccare. Invece San Paolo ci dice che il cristiano o è uno che è preso e condotto dallo Spirito Santo, o non è cristiano.
Argentino Quintavalle, autore dei libri
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