Apr 21, 2026 Scritto da 

4a Domenica di Pasqua

4a Domenica di Pasqua (anno A)

 

(1Pt 2,20b-25)

(Sal 22)

 

1Pietro 2:20 ... Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio.

1Pietro 2:21 A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme:

1Pietro 2:22 egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca,

1Pietro 2:23 oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia.

1Pietro 2:24 Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; 

1Pietro 2:25 dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.

 

È una grazia per chi conosce Dio soffrire ingiustamente. È grazia non la sofferenza, ma la possibilità che Dio dona, attraverso l’ingiustizia subita, di liberarsi dalla propria superbia. Che gloria ci sarebbe infatti a sopportare la sofferenza perché abbiamo sbagliato? Se si soffre perché uno ha peccato, ha trasgredito la legge di Dio e degli uomini, questa afflizione o sofferenza non è per grazia, è per colpa. Questa sofferenza, se vissuta nella conversione, nella pazienza di Cristo,  diviene e si trasforma anche in grazia. È grazia però in quanto aiuta a redimere la propria colpa, aiuta anche a liberarci dalla nostra superbia, se tutto viene accolto nell'umiltà. La gloria non è nel castigo, ma nella redenzione del castigo e nella santità che nasce dal castigo redento e santificato dall’umiltà con la quale si vive.

“Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio”. Il cristiano non deve fare il male. Il cristiano è colui che vive di verità, nella santità di Cristo, nell'imitazione di Cristo. Deve restare nel bene, e dal bene nel quale dimora deve sopportare con pazienza ogni sofferenza. È questa la via della sua santificazione, come lo fu anche di Cristo.

Pietro ora dice che questa è la nostra chiamata (v. 21). La sofferenza ha lo scopo di liberarci da ogni vanagloria, orgoglio, arroganza spirituale. “Poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme”: La differenza tra noi e Cristo c’è ed è grande. Noi soffriamo a causa dei nostri peccati e delle nostre iniquità. Noi soffriamo per noi. Cristo invece non soffrì per i suoi peccati. Cristo ha sofferto per noi. Per noi ha subito la passione, la croce, la morte. Soffrendo per noi ci ha lasciato un esempio, perché noi lo seguiamo sulla via dolorosa, portando la nostra croce. Cristo è il nostro modello. Egli soffrì da giusto, a causa della giustizia che proclamava. Questa è la verità di Cristo e queste sono le orme che dobbiamo seguire.

Gesù rimase sempre nella più grande giustizia: quella di amare sempre, di non rispondere al male con il male, agli oltraggi con oltraggi, astenendosi da ogni minaccia di vendetta. Lui al male rispondeva con il bene, all’odio con l’amore, agli oltraggi con la preghiera, agli insulti con il perdono. Questo è l’esempio che Lui ci ha lasciato. Gesù “rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia”: sarà il Padre a difendere la sua causa. Dio però difende la causa di Cristo alla maniera divina, non alla maniera umana. La maniera divina è la risurrezione gloriosa del suo corpo e la trasformazione del suo corpo di carne in corpo di spirito, per cui Cristo risorto ormai non muore più.

Anche il cristiano è chiamato a rimettere la sua causa nelle mani di Dio. Saprà il Signore cosa fare e quando farlo per ristabilire il giusto nella sua giustizia, il giusto che ora soffre ingiustamente a causa del peccato dell’uomo. Chi dona la vita a Dio sia nella gioia che nella sofferenza, da Dio la sua vita sarà custodita. Come? Questo nessuno lo potrà mai sapere. Questa scienza è solo di Dio e di nessun altro.

Così continua Pietro: “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”: Gesù non è solo esempio di come si vive la sofferenza. Egli è anche sacramento di vita eterna. Gesù non portò sul legno della croce i suoi peccati. Egli era innocente, santo, senza macchia. Sulla croce, nel suo corpo, portò i nostri peccati, per toglierli dal mondo. Lui li tolse appendendoli alla croce, affiggendoli su di essa, e così li ha distrutti per sempre. Chi vuole, ora può distruggere i propri peccati. Li distrugge lasciandoseli perdonare nel nome di Cristo, ma anche portando la radice della superbia e della concupiscenza sulla croce della sofferenza. Questa verità ogni cristiano è chiamato a farla sua, “Perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia”: Cristo ha portato i nostri peccati sulla croce per toglierli, affinché noi non vivessimo più per il peccato, ma per la giustizia.

Cosa è la giustizia? È il compimento perfetto della volontà del Padre nella nostra vita. Noi viviamo per compiere la volontà del Padre. Viviamo per realizzare la Parola nella nostra vita. Possiamo fare questo grazie a Cristo che ha portato i nostri peccati sulla croce, nel suo corpo, per toglierli dal mondo. Dopo che Cristo è morto sulla croce, chiunque lo vuole e lo desidera può vivere senza peccato, può vivere esclusivamente per la giustizia. “Dalle sue piaghe siete stati guariti”: Siamo stati guariti dalle piaghe del peccato. Se siamo stati guariti, possiamo vivere da sani e si vive da sani operando la volontà di Dio. Se siamo stati guariti, possiamo portare la croce come Cristo, possiamo andare fino in fondo nel compimento della volontà di Dio. Se siamo stati guariti, possiamo dominare, sottomettere alla volontà di Dio ogni moto di superbia, di vanagloria, di orgoglio. Se siamo stati guariti, possiamo affrontare la sofferenza portando anche noi come Cristo la nostra croce.

“Eravate erranti come pecore”: senza Cristo si è come pecore sbandate, senza pastore, pecore abbandonate a se stesse, esposte ad ogni tentazione e ad ogni peccato. Questa è la condizione di chi non conosce il Signore. È senza ovile, senza pastore, senza pascolo, senza meta, continuamente esposto all’uccisione. Senza Cristo, si è già nel regno del tenebre e del male. “Ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime”: Abbracciando la fede, accogliendo la Parola, Cristo viene accolto come pastore e guardiano, guida, sostegno della propria anima. Con Cristo, pastore e guardiano, l’anima cristiana cammina sicura. Per questo il Salmo 22 dice: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni”. 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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3 Ultima modifica il Martedì, 21 Aprile 2026 16:25
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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In addition to physical hunger man carries within him another hunger — all of us have this hunger — a more important hunger, which cannot be satisfied with ordinary food. It is a hunger for life, a hunger for eternity which He alone can satisfy, as he is «the bread of life» (Pope Francis)
Oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame – tutti noi abbiamo questa fame – una fame più importante, che non può essere saziata con un cibo ordinario. Si tratta di fame di vita, di fame di eternità che Lui solo può appagare, in quanto è «il pane della vita» (Papa Francesco)
The Eucharist draws us into Jesus' act of self-oblation. More than just statically receiving the incarnate Logos, we enter into the very dynamic of his self-giving [Pope Benedict]
L'Eucaristia ci attira nell'atto oblativo di Gesù. Noi non riceviamo soltanto in modo statico il Logos incarnato, ma veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione [Papa Benedetto]
Jesus, the true bread of life that satisfies our hunger for meaning and for truth, cannot be “earned” with human work; he comes to us only as a gift of God’s love, as a work of God (Pope Benedict)
Gesù, vero pane di vita che sazia la nostra fame di senso, di verità, non si può «guadagnare» con il lavoro umano; viene a noi soltanto come dono dell’amore di Dio, come opera di Dio (Papa Benedetto)
The locality of Emmaus has not been identified with certainty. There are various hypotheses and this one is not without an evocativeness of its own for it allows us to think that Emmaus actually represents every place: the road that leads there is the road every Christian, every person, takes. The Risen Jesus makes himself our travelling companion as we go on our way, to rekindle the warmth of faith and hope in our hearts and to break the bread of eternal life (Pope Benedict)
La località di Emmaus non è stata identificata con certezza. Vi sono diverse ipotesi, e questo non è privo di una sua suggestione, perché ci lascia pensare che Emmaus rappresenti in realtà ogni luogo:  la strada che vi conduce è il cammino di ogni cristiano, anzi, di ogni uomo. Sulle nostre strade Gesù risorto si fa compagno di viaggio, per riaccendere nei nostri cuori il calore della fede e della speranza e spezzare il pane della vita eterna (Papa Benedetto)
Romano Guardini wrote that the Lord “is always close, being at the root of our being. Yet we must experience our relationship with God between the poles of distance and closeness. By closeness we are strengthened, by distance we are put to the test” (Pope Benedict)
Romano Guardini scrive che il Signore “è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova” (Papa Benedetto)
In recounting the "sign" of bread, the Evangelist emphasizes that Christ, before distributing the food, blessed it with a prayer of thanksgiving (cf. v. 11). The Greek term used is eucharistein and it refers directly to the Last Supper, though, in fact, John refers here not to the institution of the Eucharist but to the washing of the feet. The Eucharist is mentioned here in anticipation of the great symbol of the Bread of Life [Pope Benedict]
Narrando il “segno” dei pani, l’Evangelista sottolinea che Cristo, prima di distribuirli, li benedisse con una preghiera di ringraziamento (cfr v. 11). Il verbo è eucharistein, e rimanda direttamente al racconto dell’Ultima Cena, nel quale, in effetti, Giovanni non riferisce l’istituzione dell’Eucaristia, bensì la lavanda dei piedi. L’Eucaristia è qui come anticipata nel grande segno del pane della vita [Papa Benedetto]

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