Mag 12, 2026 Scritto da 

Ascensione del Signore

Ascensione del Signore (anno A)

(Mt 28,16-20)

 

Matteo 28:19 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 

Matteo 28:20 insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". 

 

I vv. 19-20 sono dedicati alla missione affidata agli apostoli, i quali dovranno andare nel mondo rivestiti della stessa autorità di Gesù Cristo. Una missione che ha degli obiettivi e degli strumenti di attuazione. Innanzitutto il proselitismo, come dice il verbo “mathēteusate”, “rendere discepolo” attraverso il far conoscere. Scopo della missione è “fare discepoli”. Il cristiano è un discepolo, uno che instaura una relazione stretta e personale con Cristo: il discepolo si lega alla persona del maestro e si impegna a condividere la sua stessa visione della vita. Gli apostoli devono recarsi presso ogni popolo. Devono lasciare la Galilea. Devono uscire fuori dai confini d'Israele. Li attende il mondo intero. Dovranno insegnare a tutte le nazioni.

Quindi il messaggio di Dio, non è rivolto ad un singolo popolo, ma a tutte le nazioni perché nessuna nazione possa pretendere o rivendicare di essere la prediletta da Dio. Quando un popolo pensa di avere Dio dalla sua parte, lo adopera per dominare gli altri. Quando un popolo si sente popolo eletto, è sempre pericoloso, perché in nome di questa elezione pensa di avere un compito verso gli altri popoli: dominarli. Nella banconota da un dollaro americano c'è scritto “In God we trust” (in Dio confidiamo), quasi avessero scambiato Dio per la banca della Federal Reserve. La loro risorsa è nel dollaro, non in Dio. Fate [miei] discepoli “tutti” i popoli - dice Gesù - in modo che nessun popolo possa rivendicare una superiorità sopra gli altri.

In secondo luogo vi è il battesimo, che funge da strumento di incorporazione nella nuova fede. Il battesimo viene dato “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Si tratta, quindi, di uno strumento che conduce il nuovo credente nel seno della Trinità, mettendolo in stretta relazione con essa, di cui condivide, ora, la vita. Infatti il battesimo è “nel” nome, è un entrare “dentro il nome”, entrare in un rapporto di fedeltà. La missione viene concepita come un raccogliere le genti attorno all'annuncio di salvezza, per ricondurle tutte in seno a Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Allo stesso tempo, “nome” al singolare (non “nomi”) sottolinea l'unicità delle tre Persone trinitarie.

Il terzo momento è l'insegnamento, espresso dal verbo “didáskō”. Esso riguarda tutte quante le cose che Gesù ha comandato. Gli apostoli non devono limitarsi a battezzare. Devono insegnare a quanti sono stati battezzati, come si compie la volontà di Dio. Il loro insegnamento deve essere duplice, in tutto simile a quello di Gesù: con la parola e con le opere. Devono mostrare visibilmente – e non solo per via uditiva – come si osserva tutto ciò che Gesù ha comandato. Se l'insegnamento manca della via visibile, esso non è più vero insegnamento, è invece insegnamento monco. Non produce frutti. Come ha insegnato Cristo, così devono insegnare loro al mondo intero. È questa la legge della vera evangelizzazione. Tutto il resto è teoria sterile.

Ora Gesù fa loro una grande promessa: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Sarà con loro fino alla consumazione dei secoli. Con questa fede gli Inviati dovranno presentarsi dinanzi ad ogni uomo. La presenza di Gesù non è di compagnia. È presenza operativa. Gesù opererà in loro e per mezzo di loro le sue grandi opere di salvezza e di redenzione. Ieri e oggi, domani e sempre, così dovrà essere svolta l'evangelizzazione dei popoli.

Il vangelo di Matteo termina come era cominciato. All’inizio ci fu annunciato il nome dell’Emmanuele, Dio con noi, come era stato annunziato dal profeta Isaia (Mt 1,23). Ora ci  assicura che quella profezia è diventata realtà permanente: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. In altre parole, Gesù continua ad essere l’Emmanuele, il Dio con noi. La storia è fatta di tanti “giorni” ed ogni giorno Gesù è con noi. Non c’è giorno sì, giorno no, giorni alterni: ogni giorno, nella quotidianità della vita. Che dramma aver relegato il Signore in cielo e non essersi accorti del Signore che sta con noi tutti i giorni, un Signore che crediamo non sia diventato muto col tempo, ma che continua a parlare anche se non è ascoltato.

Concludendo il suo vangelo, Matteo ha formulato le ultime parole di Gesù ai suoi discepoli sul modello di quello che chiudeva la bibbia ebraica, la quale termina con il secondo libro delle Cronache,  con  le  parole  di  Ciro  re  di  Persia,  quello  che  concesse  la  libertà  agli  ebrei deportati in Babilonia: 

2Cronache 36:23 «Dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio dei cieli, mi ha consegnato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e parta!».

Con il decreto di Ciro gli israeliti da Babilonia, terra di prigionia, erano invitati ad andare in Giudea, terra di libertà; con Gesù, i discepoli, dalla Giudea devono andare verso tutte le nazioni. Il decreto di Ciro era per andare a costruire un tempio; tramite gli apostoli Gesù costruirà un nuovo tempio – la chiesa  - e questo è il finale straordinario di questo vangelo.

In aggiunta, il vangelo di Matteo inizia con le parole: “Biblos geneseōs Iēsou Christou” (Mt 1,1), “Libro della genesi di Gesù Cristo”. Inizia cioè con le parole del primo libro della bibbia (Genesi), e lo chiude con quelle dell’ultimo libro della bibbia ebraica (2Cronache): è una maniera per racchiudere in Gesù tutta la storia del popolo di Israele. Dall’inizio della bibbia alla fine della bibbia tutto è racchiuso in Gesù, e adesso non è finito, bisogna rimboccarsi le maniche - e coscienti che lui è presente, andare verso tutti gli uomini.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

(Disponibili su Amazon)

140 Ultima modifica il Martedì, 12 Maggio 2026 05:11
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Christian beatitude, as a synonym for holiness, is not separated from a component of suffering or at least of difficulty [...] But the kingdom of heaven is for the nonconformists (John Paul II)
La beatitudine cristiana, come sinonimo di santità, non è disgiunta da una componente di sofferenza o almeno di difficoltà […] Ma il regno dei cieli è per gli anticonformisti (Giovanni Paolo II)
Paolo VI stated that the world today is suffering above all from a lack of brotherhood: “Human society is sorely ill. The cause is not so much the depletion of natural resources, nor their monopolistic control by a privileged few; it is rather the weakening of brotherly ties between individuals and nations” (Pope Benedict)
Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Papa Benedetto)
Our commitment does not consist exclusively of activities or programmes of promotion and assistance; what the Holy Spirit mobilizes is not an unruly activism, but above all an attentiveness that considers the other in a certain sense as one with ourselves (Pope Francis)
Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro considerandolo come un’unica cosa con se stesso (Papa Francesco)
The drama of prayer is fully revealed to us in the Word who became flesh and dwells among us. To seek to understand his prayer through what his witnesses proclaim to us in the Gospel is to approach the holy Lord Jesus as Moses approached the burning bush: first to contemplate him in prayer, then to hear how he teaches us to pray, in order to know how he hears our prayer (Catechism of the Catholic Church n.2598)
L’evento della preghiera ci viene pienamente rivelato nel Verbo che si è fatto carne e dimora in mezzo a noi. Cercare di comprendere la sua preghiera, attraverso ciò che i suoi testimoni ci dicono di essa nel Vangelo, è avvicinarci al santo Signore Gesù come al roveto ardente: dapprima contemplarlo mentre prega, poi ascoltare come ci insegna a pregare, infine conoscere come egli esaudisce la nostra preghiera (Catechismo della Chiesa Cattolica n.2598)
“Love is an excellent thing”, we read in the book the Imitation of Christ. “It makes every difficulty easy, and bears all wrongs with equanimity…. Love tends upward; it will not be held down by anything low… love is born of God and cannot rest except in God” (III, V, 3) [Pope Benedict]
«Grande cosa è l’amore – leggiamo nel libro dell’Imitazione di Cristo –, un bene che rende leggera ogni cosa pesante e sopporta tranquillamente ogni cosa difficile. L’amore aspira a salire in alto, senza essere trattenuto da alcunché di terreno. Nasce da Dio e soltanto in Dio può trovare riposo» (III, V, 3) [Papa Benedetto]
For Christians, non-violence is not merely tactical behaviour but a person's way of being (Pope Benedict)
La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere (Papa Benedetto)
The Angel does not enter our room visibly, but the Lord has a plan for each of us, he calls each one of us by name (Pope Benedict)

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