Gen 12, 2026 Scritto da 

2a Domenica T.O. (anno A)

(1Cor 1,1-3)

1Corinzi 1:1 Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene,

1Corinzi 1:2 alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro:


Il mittente e i destinatari della lettera ai Corinzi sono indicati in modo particolarmente solenne, cosa che rende l'inizio di questa lettera molto importante dal punto di vista teologico. Paolo non è che fa una cosa di sua iniziativa; no, lui dice di essere “chiamato”, dalla “volontà di Dio”, a fare che cosa? A essere “apostolo di Cristo”, ossia inviato di Cristo. Paolo rappresenta Cristo. Questa sua nuova vita, di essere cioè apostolo di Gesù Cristo, non nasce da lui ma lo è per volontà di Dio. Dio lo ha chiamato personalmente. Ecco perché la Chiesa deve essere apostolica, cioè fondata sulla testimonianza degli apostoli. Questo è molto importante, perché quando uno mi viene a dire: Guarda c'è uno che ha avuto una rivelazione e ha fondato una nuova chiesa; che si tenga pure la sua rivelazione e la sua chiesa!

In altre parole, noi abbiamo bisogno della testimonianza storica che si rifà a chi ha visto Gesù. La nostra fede non si rifà a visioni personali. Neanche a delle idee personali o a teorie nuove, ma è un fatto storico. Innanzitutto di Israele, della sua storia che culmina in Gesù, che è la rivelazione ultima di Dio, e gli apostoli ci testimoniano questo, cioè gli apostoli sono stati inviati per annunciare Gesù e questa tramandazione è giunta fino a noi. Per questo la chiesa è essenzialmente apostolica, non solo per il passato, ma anche per il futuro. La tramandazione continua. È così che il cristianesimo si è trasmesso. Paolo non è da solo a far questo, è insieme al fratello Sostène. Non si è mai soli, non è mai un'impresa personale.

Paolo si rivolge alla “chiesa di Dio che è in Corinto”. Non ci sono chiese, ma la “chiesa”. Ci sono più comunità dove la chiesa è presente. Corinto è l’espressione locale di una realtà universale. La parola chiesa, dal verbo greco ekkaléō, da cui il sostantivo ekklēsia vuol dire chiamare fuori, cioè i cristiani sono chiamati fuori. Da cosa e perché? Chiamati fuori ad uscire dalle categorie mondane, da una logica e da una filosofia di vita mondana. Chiamati fuori a prendere coscienza della verità. In altre parole chiamati fuori a essere “santificati in Cristo Gesù” (v. 2). Il “luogo” dove la santificazione si compie è Cristo. Siamo santificati in lui. In lui diveniamo tralci della sua vite. Cristo è la linfa della nostra santificazione. È questa la nuova coscienza cristiana che ci chiama fuori dagli altri e che poi ci manda agli altri, quasi fosse un paradosso. E allora non siamo chiamati fuori per dire che non c'importa degli altri e facciamo il nostro cammino, no! Siamo chiamati fuori per far capire anche agli altri.

Santo vuol dire separato, cioè diverso. La diversità è il fatto che noi viviamo nella misericordia di Dio. Mentre il mondo vive nel calcolo, nell'egoismo, nell'interesse, nel tornaconto, sotto il dominio della schiavitù della paura della morte, perché si sentono figli di nessuno, e quindi devono amministrare al meglio la loro vita, noi invece sappiamo che la nostra vita è nelle mani di Dio, che ci è Padre, ci ha amati, ci ha salvati, ha dato il Figlio per noi, la nostra morte è l'incontro con Lui. Questa è quella santità radicale che ci fa vivere in modo diverso.

Il senso della nostra vita allora è diventare santi, cioè diventare come Cristo. Senza avere idee di onnipotenza: Cristo è morto in croce. Siamo chiamati a sviluppare tutta la potenza di grazia e di verità insita nella Parola del Vangelo. I Corinzi – dice Paolo – sono santi per “chiamata”, cioè per iniziativa divina sono stati scelti a credere e a far parte del popolo di Dio. Il testo originale non dice "chiamati a essere santi", ma "chiamati santi". Chiamati a essere santi dà al testo un significato etico (ce la farò a diventare santo?). Invece il testo vuole esprimere un'azione di Dio: chiamati santi; i santi portano questo nome non perché sono stati bravi, ma perché sono stati santificati da Dio. La Chiesa è santa in quanto comunità di persone beneficiarie dell'azione e della vocazione divina.

È interessante, poi, che questa santità non è un fatto privato, ma siamo chiamati insieme con tutti quelli che in ogni luogo hanno ricevuto la stessa chiamata. Non con quelli che ci scegliamo, ma “con tutti” quelli che sono “in ogni luogo”. La vocazione alla santità è di tutti insieme. Insieme dobbiamo tendere alla santità, ognuno con l’altro. La solitudine non è del cristiano. Qui si fonda la cattolicità della Chiesa che è aperta. La mia fraternità è aperta, ma se non vivo da fratello e comincio a pestare i piedi a chi mi sta a destra e chi a sinistra, che fraternità cristiana vivo? La fraternità la realizzo innanzitutto con i fratelli che non ho scelto. Chi non ama il fratello che non ha scelto, non ama nessuno.

E cosa fanno questi chiamati ad essere santi? “Invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo”. L'elezione non è più solo per il popolo di Israele, ma è per tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore. Questa è una bella definizione di cristiano: colui che invoca il nome del Signore Gesù Cristo. L’invocazione non è semplicemente un fatto formale, ma è qualcosa di esistenziale, vitale, cioè un riferimento di vita a Lui. È lui che dà senso e significato alla mia esistenza. Questo poi si traduce nella pratica con l’acclamazione liturgica a Cristo, glorificato quale Signore della comunità cristiana e del mondo.

Nell’antichità invocare il nome significava avere relazione, entrare in comunione con quella persona. Il cristiano è colui che è in comunione con Gesù come suo Signore, come colui che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Lui mi ama e io rispondo col mio amore, e questo mi rende simile a Lui: figlio. Per questo, invocare il nome di Gesù è sinonimo di salvezza, non per qualcosa di magico, ma se entro in comunione con Lui che è il Figlio, divento figlio, e attraverso Lui sono in comunione con il Padre e con i fratelli. 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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The Kingdom of God is precisely the presence of truth and love and thus is healing in the depths of our being. One therefore understands why his preaching and the cures he works always go together: in fact, they form one message of hope and salvation (Pope Benedict)
Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza (Papa Benedetto)
To repent and believe in the Gospel are not two different things or in some way only juxtaposed, but express the same reality (Pope Benedict)
Convertirsi e credere al Vangelo non sono due cose diverse o in qualche modo soltanto accostate tra loro, ma esprimono la medesima realtà (Papa Benedetto)
The fire of God's creative and redeeming love burns sin and destroys it and takes possession of the soul, which becomes the home of the Most High! (Pope John Paul II)
Il fuoco dell’amore creatore e redentore di Dio brucia il peccato e lo distrugge e prende possesso dell’anima, che diventa abitazione dell’Altissimo! (Papa Giovanni Paolo II)
«The Spirit of the Lord is upon me, because he has anointed me to preach good news to the poor» (Lk 4:18). Every minister of God has to make his own these words spoken by Jesus in Nazareth [John Paul II]
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare un lieto messaggio» (Lc 4, 18). Ogni ministro di Dio deve far sue nella propria vita queste parole pronunciate da Gesù di Nazareth [Giovanni Paolo II]
It is He himself who comes to meet us, who lowers Heaven to stretch out his hand to us and raise us to his heights [Pope Benedict]
È Lui stesso che ci viene incontro, abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza [Papa Benedetto]
As said st. Augustine: «The Word of God which is explained to you every day and in a certain sense "broken" is also daily Bread». Complete food: basic and “compote” food - historical and ideal, in actuality
Come diceva s. Agostino: «La Parola di Dio che ogni giorno viene a voi spiegata e in un certo senso “spezzata” è anch’essa Pane quotidiano». Alimento completo: cibo base e “companatico” - storico e ideale, in atto
What begins as a discovery of Jesus moves to a greater understanding and commitment through a prayerful process of questions and discernment (John Paul II)
Quel che inizia come una scoperta di Gesù conduce a una maggiore comprensione e dedizione attraverso un devoto processo di domande e discernimento (Giovanni Paolo II)
John's Prologue is certainly the key text, in which the truth about Christ's divine sonship finds its full expression (John Paul II)
Il Prologo di Giovanni è certamente il testo chiave, nel quale la verità sulla divina figliolanza di Cristo trova la sua piena espressione (Giovanni Paolo II)
Innocence prepares, invokes, hastens Peace. But are these things of so much value and so precious? The answer is immediate, explicit: they are very precious gifts (Pope Paul VI)
L’innocenza prepara, invoca, affretta la Pace. Ma si tratta di cose di tanto valore e così preziose? La risposta è immediata, esplicita: sono doni preziosissimi (Papa Paolo VI)
We will not find a wall, no. We will find a way out […] Let us not fear the Lord (Pope Francis)

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