1a Domenica di Quaresima (anno A)
(Mt 4,1-1)
Matteo 4:1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo.
Matteo 4:2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.
Matteo 4:3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane».
Matteo 4:4 Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Gesù viene condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Ci si può chiedere, per quale motivo lo Spirito deve portare qualcuno in una situazione di pericolo? Qui non ci sono dubbi, è proprio lo Spirito Santo che spinge Gesù a scontrarsi con il diavolo, e quindi con tutte le false aspettative dell'epoca riguardo la figura del Messia, che a questo punto capiamo erano aspettative diaboliche.
Il termine greco per tentazione è "peirazō", che significa principalmente "mettere alla prova, esaminare", ma anche “tentare” in senso morale di sollecitazione al male. Il verbo si può tradurre sia mettere alla prova e sia tentare. Quando è Dio che compie l'azione, allora abbiamo il senso di mettere alla prova, perché è qualcosa che serve per la crescita e la maturità della persona, in modo che la persona possa fare una verifica seria della propria vita. È qualcosa di positivo. Anche nei Vangeli troviamo che Gesù mette qualche volta alla prova i suoi discepoli, per vedere se hanno capito i suoi insegnamenti. Quando invece questo verbo ha come soggetto Satana, allora si parla di tentare, di porre la persona in una situazione di pericolo, per distoglierlo dal proprio dovere. Nel nostro testo il diavolo cerca di distogliere Gesù dal suo compito messianico.
“Diavolo”, in greco, vuol dire divisore, separatore, e il suo corrispondente ebraico, “satan”, vuol dire “avversario”. È il nemico e l'avversario dell'uomo, che vuole ostacolare Gesù e anche ogni uomo nel suo cammino con Dio. Come dire: Io voglio proseguire per questa strada, ma a un certo momento la strada mi viene sbarrata; questo è Satana, il diavolo, qualcuno che vuole sviarmi.
Gesù fu condotto nel deserto, a ovest di Gerico, sul monte della Quarantena. Ma qui non è il luogo geografico che interessa. Il deserto rappresenta il luogo della prova. È il luogo in cui il popolo d’Israele poteva dimostrare la sua fedeltà a Dio, oppure la sua infedeltà; era il luogo in cui l'uomo doveva verificare le proprie scelte. È il luogo dove possiamo scoprire la verità, perché la vera lotta non è tanto contro qualcuno, ma è in noi. Possiamo dire che il deserto è una situazione esistenziale per tutti. La verità la troviamo solo nel deserto, perché finché c’è qualcuno vicino a noi, possiamo sempre dire: è stato lui, è colpa sua. Ma se siamo soli, possiamo vedere solo i mali che sono in noi. Quindi bisogna saper fare il deserto, il silenzio, andare nella verità e non aver paura della verità. Il deserto è il luogo della ricerca, del cammino, ed è qui che troviamo il diavolo, cioè il divisore, la scissione, troviamo il male. È proprio qui che ci porta lo Spirito! Noi pensiamo che la vita spirituale sia qualcosa di privilegiato, invece è esattamente il contrario, ci porta nella realtà, ci porta nella tentazione, nella prova, nel dubbio, nella difficoltà di discernere, di decidere, nella lotta.
Il verbo peiraō (tentare) signifca anche “imparare dall'esperienza”, “fare l'esperienza”, “provare”, così è attraverso la tentazione che l’uomo passa attraverso il male, e quindi diventa esperto, fa esperienza. E la tentazione la subisce chi ha fatto la scelta giusta. Se uno sta rubando ed è tentato di smettere, quella non si chiama tentazione, ma buona ispirazione! Quindi dobbiamo considerare la prova e la tentazione come un luogo in cui se uno sceglie il bene, si scontra con il male. Ecco perché è lo Spirito che spinge nel deserto, cioè è lo Spirito stesso di Dio che mi spinge a fare una scelta, a fare chiarezza, a fare verità.
Alla fine dei quaranta giorni e delle quaranta notti Gesù ha fame. Questa fame va interpretata come uno stato di necessità. Di ogni necessità si serve il diavolo per tentare l’uomo, sempre. Anche nelle famiglie, è molto più facile litigare quando ci sono delle necessità che non quando le cose vanno bene, proprio perché il diavolo ha l’occasione di mettersi di mezzo.
“Il tentatore allora gli si accostò”. Qui viene cambiato il nome, non si parla del diavolo ma del tentatore. È un'espressione che usa solo Matteo, perché il verbo “tentare” è il verbo tipico che l'evangelista userà parlando dei farisei, dei sommi sacerdoti e dei sadducei quando vanno da Gesù per tentarlo. Sono gli esecutori materiali delle tentazioni di Gesù. Per questo motivo l'evangelista cambia il nome e presenta Satana come il tentatore, per ricordare che saranno altri che agiranno per conto del diavolo a tentare Gesù.
La prima tentazione comincia con la proposta: se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane. La tentazione può essere letta in diversi modi: Approfitta della tua posizione per il tuo bene personale, fa che questi sassi possano saziare la tua fame. Se puoi farlo, fallo.
Fatte salve le dovute eccezioni, tutte le tentazioni sono sempre a fin di bene. Nessuno di noi fa il male perché è male, ma perché ci pare un bene. Tranne quelle poche volte - o tante - che lo si fa per debolezza, quando cioè si sa che è male, ma non riesco a far diversamente, i gravi errori sono quelli che si fa a fin di bene. Dio ci liberi dal male che possiamo fare pensando che sia bene! Sono come le guerre giuste di anglo-sionista memoria: non finiscono più, proprio perché sono giuste! Quindi bisogna stare attenti quando si agisce a fin di bene: è pericolosissimo! Non bisogna agire a fin di bene, bisogna fare ciò che è bene. Si può essere diabolici a fin di bene!
Un'altra lettura della tentazione è la seguente: Gesù è sollecitato ad usare la sua autorità di Figlio di Dio, per imprimere una svolta alla storia del suo popolo o, se vogliamo, di dare ascolto alle attese messianiche di Israele, che attendeva un messia politico-militare e religioso, liberatore e restauratore della grandezza di Israele. In questa ottica, la prima tentazione è quella di un messianismo economico: pensare, cioè, di portare l’era messianica con il benessere economico terreno. In altre parole, Gesù è tentato di mutare i sassi in pane per compiere un’azione prodigiosa agli occhi dell’umanità: se è lui il Figlio di Dio, potrà estinguere il problema della fame nel mondo, potrà farsi riconoscere e acclamare come benefattore. È molto interessante la rilettura di questa tentazione fatta da Fëdor Dostoevskij, nella “Leggenda del grande inquisitore: «Vedi queste pietre nel deserto nudo e infuocato? Mutale in pane e l’umanità ti seguirà come un gregge docile e riconoscente».
La prima tentazione può essere letta anche come una falsa alternativa: o pane, o parola. Mentre noi diciamo: sì la parola di Dio è bella, adesso però c’è la vita concreta, devo pensare a questo e a quell’altro. Questo è un grande male, perché se la parola di Dio non c’entra con la vita concreta, Dio non esiste. In realtà, la prima cosa è la parola di Dio che ordina il mio modo di rapportarmi alle cose, e quindi la mia vita concreta, il mio pane. Come risposta al tentatore, Gesù gli ricorda che è nella fedeltà alla parola di Dio che l'uomo può trovare il vero significato della sua esistenza.
Argentino Quintavalle, autore dei libri
- Apocalisse – commento esegetico
- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?
- Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
- Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
- Tutte le generazioni mi chiameranno beata
- Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
- La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11
(Disponibili su Amazon)