Mar 2, 2026 Scritto da 

3a Domenica di Quaresima

3a Domenica di Quaresima (anno A)

(Rm 5,1-2.5-8)

 

Romani 5:1 Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo;

Romani 5:2 per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.

 

Paolo vede il credente in Gesù in una situazione di grazia. Questo stato di grazia lo esprime con la parola "giustificati". La giustificazione è compiuta. È questa la verità che Paolo proclama. Il passaggio dalla vita alla morte, dal peccato alla grazia, avviene, è avvenuto, avverrà sempre per la fede in Gesù Cristo. Usando l'aoristo participio passivo (= essendo stati giustificati) Paolo sottolinea che quest'opera ormai ci appartiene. Allude a un momento preciso della vita dei cristiani che appartiene al passato: si tratta del battesimo. Siamo giustificati “ek pisteōs” - dalla fede. Gesù Cristo morto-risorto è il luogo sacramentale dove si attua questa giustificazione, a cui si accede per mezzo della fede. Siamo giustificati nel momento in cui crediamo e accogliamo Gesù Cristo come unica e sola Parola di vita eterna.

Cosa avviene nel momento in cui si compie la nostra giustificazione? Siamo in pace con Dio. L'autore della salvezza è anche l'autore della pace: non c'è vera pace se non in Cristo. Questa pace si è instaurata quando noi, nemici di Dio, siamo stati riconciliati con Dio da Gesù Cristo. La pace non è uno stato di equilibrio interiore e neppure il nostro comportamento pacifico. La pace è il ristabilimento della relazione con Dio, perché riappacificati a seguito della giustificazione. Quando si è in pace con Dio si ritrova anche la pace con gli uomini; si ritrova anche la pace con il creato, da custodire e da coltivare, in quanto bene affidato da Dio alle nostre cure perché sappiamo farne la casa dove l'uomo possa abitare con dignità, sapienza, e nella gioia. L'errore dell'uomo, oggi, è pensare che vi possa essere pace tra gli uomini e con il creato, rimanendo l'uomo nella sua falsità e nel suo peccato. La pace nasce solo dalla giustificazione e solo finché l'uomo vive da giustificato.

Si è nella pace se si è in Cristo, si è nella pace se si vive nella parola di Cristo, si è nella pace solo per mezzo di Cristo. Questo è il grido che Paolo fa risuonare nelle sue chiese, perché si convincano che fuori di Cristo nessuna pace sarà mai possibile. L'illusione è pensare una pace senza giustificazione, pensare una pace fuori di Cristo. La Pace è Cristo, è in Cristo, è per mezzo di Cristo. È lui la via attraverso la quale un uomo può andare in pace verso un altro uomo. Chi esclude Cristo, si preclude la strada della vera pace. Senza Cristo non vi potrà mai essere pace, perché l'uomo non è nella verità.

La fede pertanto è fede in Dio che ha costituito Cristo unica via per avere la salvezza. La nostra fede in Dio diventa però operativa solo se è fede nell'opera di Cristo. Dio Padre e Gesù Cristo sono un unico principio di fede, un'unica fede che salva. È attraverso questa fede che si ottiene il dono della pace, perché è attraverso questa fede che siamo giustificati, Dio cioè cancella il nostro debito, ci fa suoi figli in Cristo, ci ristabilisce nella sua amicizia. Questa è la pace.

"Per suo mezzo": Cristo è lo strumento e la chiave di accesso alla nuova condizione di vita che si è realizzata in Lui. La pace di cui si parla al v. 1, viene considerata sotto un altro aspetto nel v. 2: è una grazia. Paolo dice di aver avuto accesso a "questa grazia nella quale ci troviamo". La grazia va intesa come la redenzione operata da Cristo attraverso la sua morte e risurrezione. Paolo va molto fiero di questa grazia. E quel "ci vantiamo" non è frutto di presunzione umana, ma è la gioia che nasce dalla coscienza di essere stati eletti e salvati per mezzo di Cristo e in Cristo, nonostante la miserevole condizione di peccatori, e che fa in qualche modo pregustare lo stato della gloria piena e definitiva. Paolo si vanta per magnificare e lodare il Signore, per benedirlo ed esaltarlo per il suo grande amore. Tutto quello che Paolo è, tutto quello che i credenti sono e diventeranno è solo per grazia, e di questo bisogna vantarsi, non per i propri meriti.

Il vanto di Paolo riposa su una verità: lui è ben saldo "nella speranza della gloria di Dio", cioè gioisce nella speranza di partecipare un giorno alla gloria di Dio, che per i giustificati sarà la corona e il fine di tutte le cose. Paolo sa che lo attende una smisurata gloria eterna. È questa la sua forza: la speranza che nasce in lui dalla fede. Una speranza che non va pensata come semplice desiderio umano; ma essa è già certezza, poiché definisce una realtà che già c'è e in cui già ci si trova, anche se non è ancora raggiunta in modo pieno e definitivo: però fin d'ora siamo chiamati a viverla, conformando la nostra vita a questa nuova realtà di cui viviamo. Così che la nostra vita è una vita escatologica, profondamente segnata da un già e un non ancora.

Chi non ha questa speranza, si impelaga nelle cose di questo mondo e viene soffocato come le spine soffocano il buon grano. Oggi stiamo perdendo quasi tutti la speranza della gloria di Dio. Stiamo  quasi tutti costruendo un cristianesimo orizzontale, senza la sua verità portante. Dobbiamo riprenderci, rafforzarci nella specificità della nostra fede. Dobbiamo trovare la fierezza del nostro essere cattolici, discepoli, ministri, ambasciatori, araldi di Gesù Cristo, nella speranza della gloria futura. Se il credente perde di vista la speranza, il suo essere cristiano è senza scopo. Quando invece nel credente dimora la vera fede, c'è anche una speranza forte; quando manca la speranza è segno evidente che la sua fede è debole, o inesistente. È una fede che non riesce ad aprire la porta dell'eternità e senza l'apertura di questa porta, la poca fede che vi risiede, prima o poi si perderà, poiché la caratteristica della fede è camminare verso la gloria eterna di Dio nel suo regno di luce e di pace eterna.

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

(Disponibili su Amazon)

8 Ultima modifica il Lunedì, 02 Marzo 2026 12:33
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Brothers and sisters, a frequent flaw of those in authority, whether civil or ecclesiastic authority, is that of demanding of others things — even righteous things — that they do not, however, put into practise in the first person. They live a double life. Jesus says: “They bind heavy burdens, hard to bear, and lay them on men’s shoulders; but they themselves will not move them with their finger (v.4). This attitude sets a bad example of authority, which should instead derive its primary strength precisely from setting a good example. Authority arises from a good example, so as to help others to practise what is right and proper, sustaining them in the trials that they meet on the right path. Authority is a help, but if it is wrongly exercised, it becomes oppressive; it does not allow people to grow, and creates a climate of distrust and hostility, and also leads to corruption (Pope Francis)
Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (v.4). Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità, che invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio. L’autorità nasce dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione (Papa Francesco)
This is the road Jesus points out to all who want to be his disciples: "Judge not... condemn not... forgive, and you will be forgiven; give, and it will be given to you.... Be merciful, even as your Father is merciful" (Lk 6: 36-38). In these words we find very practical instructions for our daily conduct as believers [Pope Benedict]
Questa è la strada che Gesù mostra a quanti vogliono essere suoi discepoli: "Non giudicate... non condannate... perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato... Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro" (Lc 6, 36-38). In queste parole troviamo indicazioni assai concrete per il nostro quotidiano comportamento di credenti [Papa Benedetto]
Path of Lent, learning a  little more how to “ascend” with prayer and listen to Jesus and to “descend” with brotherly love, proclaiming Jesus (Pope Francis)
Itinerario della Quaresima, imparando un po’ di più a “salire” con la preghiera e ascoltare Gesù e a “scendere” con la carità fraterna, annunciando Gesù (Papa Francesco)
Anyone who welcomes the Lord into his life and loves him with all his heart is capable of a new beginning. He succeeds in doing God’s will: to bring about a new form of existence enlivened by love and destined for eternity (Pope Benedict)
Chi accoglie il Signore nella propria vita e lo ama con tutto il cuore è capace di un nuovo inizio. Riesce a compiere la volontà di Dio: realizzare una nuova forma di esistenza animata dall’amore e destinata all’eternità (Papa Benedetto)
You ought not, however, to be satisfied merely with knocking and seeking: to understand the things of God, what is absolutely necessary is oratio. For this reason, the Saviour told us not only: ‘Seek and you will find’, and ‘Knock and it shall be opened to you’, but also added, ‘Ask and you shall receive’ [Verbum Domini n.86; cit. Origen, Letter to Gregory]

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