Gen 7, 2026 Scritto da 

Disagio: luogo del Contatto

Il lebbroso e il Tocco

(Mc 1,40-45)

 

Il Tocco di Gesù ne riassume vita, insegnamento e missione. Dio è tutto fuori dei binari, e non teme di contaminarsi - neppure con un individuo coperto di malattia e incrinature (v.40).

Nessun lebbroso poteva avvicinare qualcuno - tantomeno un uomo di Dio - ma Mc vuole sottolineare che è il modo consueto d’intendere la “religione” che rende impuri.

Le norme legaliste emarginano le persone e le colpevolizzano, le fanno sentire sporche dentro - inculcando quel senso d’indegnità che incide negativamente sull’evoluzione.

Certo, resi trasparenti in Dio, tutti ci cogliamo pieni di mali. Ma ciò non deve segnare la nostra storia.

In Cristo la povertà diventa più che una speranza (vv.40-42).

Il suo Amore è sintomatico e coinvolgente, perché non attende prima le perfezioni.

La Fonte del Gratis trasforma, e non modula la generosità sulla base di meriti - al contrario, dei bisogni.

La direttiva religiosa accentuava le esclusioni e castigava alla solitudine. Il lebbroso doveva vivere lontano.

Ma avendo capito che solo la Persona del Signore poteva mondarlo, accantona la Legge che lo aveva messo in castigo per vacui pregiudizi.

Mc vuol dire: non bisogna aver timore di denunciare con la propria iniziativa che alcuni costumi sono contrari al progetto di Dio.

Attenzione ai modelli!

Per aiutare il prossimo giudicato impuro, precario e contaminato, anche il Figlio trasgredisce la prescrizione religiosa.

Essa imponeva di stare in guardia dai lebbrosi - affetti da un male che corrode dentro, immagine stessa del peccato.

Quel gesto impone la ‘pratica del rischio’, sebbene per norma di religione Egli stesso col suo Tocco divenga un inquinato da sanare e tenere distante (v.45) - privo di diritti.

Ma rivela il volto del Padre: vuole che ciascuno di noi possa vivere con gli altri ed essere accettato, non segregato - reinterpretando le prescrizioni dei primordi (v.44).

Sta dicendo ai suoi, che già nelle prime comunità dimostravano tendenze strane: siete obbligati ad accogliere in tutto anche i disadattati, fuori del giro e miserabili, e lasciarli prendere parte attiva alle liturgie, agli incontri, alla gioia delle feste.

Bella tale sovversione! Essa unisce i tratti divini e umani, in modo incomparabile.

Rovesciamento che offre a noi la purità di Dio e affida a Lui la nostra incertezza: appunto, unica eversione che raccoglie molte folle «da ogni parte» (v.45).

Proposta davvero amabile, priva di forzature e dissociazioni. Per ciascuno, senza tare isteriche.

Sapienza che trasmette autostima e ci stupirà di fioriture. Complicità d’un Dio finalmente non sgradevole.

Eterno che si rende Presente nel fondamento e nel senso stesso del luogo divino-umano sulla terra, la sua Vigna d’inapparenti.

In tal guisa può abbattere le barriere dei difetti “religiosi”, e far sentire ciascuno ‘adeguato’.

 

 

[Giovedì 1.a sett. T.O.  15 gennaio 2026]

216 Ultima modifica il Giovedì, 15 Gennaio 2026 11:59
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

You ought not, however, to be satisfied merely with knocking and seeking: to understand the things of God, what is absolutely necessary is oratio. For this reason, the Saviour told us not only: ‘Seek and you will find’, and ‘Knock and it shall be opened to you’, but also added, ‘Ask and you shall receive’ [Verbum Domini n.86; cit. Origen, Letter to Gregory]
Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete” [Verbum Domini n.86; cit. Origene, Lettera a Gregorio]
In the crucified Jesus, a kind of transformation and concentration of the signs occurs: he himself is the “sign of God” (John Paul II)
In Gesù crocifisso avviene come una trasformazione e concentrazione dei segni: è Lui stesso il "segno di Dio" (Giovanni Paolo II)
Only through Christ can we converse with God the Father as children, otherwise it is not possible, but in communion with the Son we can also say, as he did, “Abba”. In communion with Christ we can know God as our true Father. For this reason Christian prayer consists in looking constantly at Christ and in an ever new way, speaking to him, being with him in silence, listening to him, acting and suffering with him (Pope Benedict)
Solo in Cristo possiamo dialogare con Dio Padre come figli, altrimenti non è possibile, ma in comunione col Figlio possiamo anche dire noi come ha detto Lui: «Abbà». In comunione con Cristo possiamo conoscere Dio come Padre vero. Per questo la preghiera cristiana consiste nel guardare costantemente e in maniera sempre nuova a Cristo, parlare con Lui, stare in silenzio con Lui, ascoltarlo, agire e soffrire con Lui (Papa Benedetto)
In today’s Gospel passage, Jesus identifies himself not only with the king-shepherd, but also with the lost sheep, we can speak of a “double identity”: the king-shepherd, Jesus identifies also with the sheep: that is, with the least and most needy of his brothers and sisters […] And let us return home only with this phrase: “I was present there. Thank you!”. Or: “You forgot about me” (Pope Francis)
Nella pagina evangelica di oggi, Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute. Potremmo parlare come di una “doppia identità”: il re-pastore, Gesù, si identifica anche con le pecore, cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi […] E torniamo a casa soltanto con questa frase: “Io ero presente lì. Grazie!” oppure: “Ti sei scordato di me” (Papa Francesco)
Thus, in the figure of Matthew, the Gospels present to us a true and proper paradox: those who seem to be the farthest from holiness can even become a model of the acceptance of God's mercy and offer a glimpse of its marvellous effects in their own lives (Pope Benedict))
To love God is therefore a journeying with one's heart to God. A wonderful journey! When I was a boy, I was thrilled by the journeys described by Jules Verne ("Twenty Thousand Leagues Under The Sea", "From The Earth To The Moon", "Round The World In Eighty Days", etc). But the journeys of love for God are far more interesting. You read them in the lives of the Saints [Pope John Paul I]
Amare Dio è dunque un viaggiare col cuore verso Dio. Viaggio bellissimo. Ragazzo, mi estasiavo nei viaggi descritti da Giulio Verne (« Ventimila leghe sotto i mari », « Dalla terra alla luna », « Il giro del mondo in ottanta giorni », ecc.). Ma i viaggi dell'amore a Dio sono molto più interessanti. Li si legge nella vita dei Santi [Papa Giovanni Paolo I]

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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