Gen 8, 2026 Scritto da 

Un altro tipo di mondo: la risorsa degli impedimenti. Religiosità e Fede

Scoperchiare e spalancare “sinagoghe”: bivio insolito della Tenerezza

(Mc 2,1-12)

 

Gesù insegna e guarisce. Non annuncia il Sovrano delle religioni, ma un Padre - figura attraente, che non minaccia, né mette in castigo, ma accoglie, dialoga, perdona, fa crescere.

Il contrario di ciò che trasmettevano le guide ufficiali, legate all’idea di una divinità arcaica, sospettosa e prevenuta, la quale discriminava tra amici e nemici.

Dio si esprime non in forme oppressive, ma nel modo dell’Alleanza famigliare e interumana: non gode dei perfetti, sterilizzati e puri, ma offre a tutti il suo Amore senza requisiti.

L’imperfezione infatti non è espressione di peccato, e in ogni caso il peccato non è una forza assoluta (v.7).

I collaboratori del Signore portano a Lui tutti i paralitici, ossia coloro che si sono bloccati e continuano a stare nelle loro barelle - dove forse li hanno sdraiati quelli dell’opinione comune.

Sono persone le quali nella vita sembra non procedano né in direzione dell’Eterno, né vanno agli altri. Neanche riescono a incontrare se stesse.

Solo il contatto personale col Cristo può slegare questi cadaveri che vegetano, dal loro stagno deprimente.

 

Gli amici di Dio «vengono portando a lui un paralitico sorretto da quattro» (Mc 2,3): provengono da ogni dove, dai quattro punti cardinali; da origini diversissime, anche opposte - che non t’aspetti.

Essi fanno di tutto per condurre i bisognosi dal Maestro, ma talora si ritrovano davanti una folla impermeabile, che non consente un rapporto personale diretto (vv.3-4).

Cosa fare? Un’azione di smantellamento. Opera assai gradita al Padre - e che il Figlio valuta come espressione di Fede (v.5)!

Fede che pensa e crede «un mondo aperto dove ci sia posto per tutti» [FT n.155].

Le “sinagoghe” insopportabili propugnano viceversa «una divisione binaria» [FT n.156] che tenta di «classificare».

Insomma, vi sono club refrattari che pretendono di appropriarsi del povero Gesù. Perciò le loro “sedi” vanno scoperchiate e spalancate (v.4) - con estrema decisione, per non far impallidire la vita.

Notiamo che non tappe azzeccate, ma solo l’iniziativa inusitata supera lo stagno delle strutture prese in ostaggio - dove ci si dovrebbe solo mettere in fila, aspettare il turno, accontentarsi... e assopire.

L’impeto per le esigenze di vita piena, perspicace, può e deve vincere ogni senso di finta compattezza collettiva.

Nessun segno di gioia da parte delle autorità (vv.7-8) che tracciano solo diagnosi negative - invece la gente è entusiasta (v.12).

 

Il passo di Mc fa comprendere che il problema del ‘paralitico’ non è il suo disagio, il senso di oppressione, l’apparente sventura.

Non sono queste le rotture del rapporto con la vita e con Dio.

Anzi, l’impedimento diventa paradossale motivo di ricerca della terapia, e del ‘vis-à-vis’.

Le configurazioni eccentriche - ritenute miserabili - contengono infatti porte segrete, virtù immense, e la cura stessa.

Addirittura, guidano verso una esistenza nuova. Sollecitano, e ci obbligano al rapporto a tu per tu con nostro Signore. Quasi a cercarne la Somiglianza.

Insomma, siamo chiamati a scegliere in modo davvero insolito, rispetto ai cliché.

E secondo i Vangeli l’iniziativa di Fede personale è crocevia decisivo - strada del desiderio impellente e universale di vivere completamente.

Bivio insolito della Tenerezza e della Fede.

 

 

[Venerdì 1.a sett. T.O. 16 gennaio 2026]

322 Ultima modifica il Venerdì, 16 Gennaio 2026 12:00
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Anyone who welcomes the Lord into his life and loves him with all his heart is capable of a new beginning. He succeeds in doing God’s will: to bring about a new form of existence enlivened by love and destined for eternity (Pope Benedict)
Chi accoglie il Signore nella propria vita e lo ama con tutto il cuore è capace di un nuovo inizio. Riesce a compiere la volontà di Dio: realizzare una nuova forma di esistenza animata dall’amore e destinata all’eternità (Papa Benedetto)
You ought not, however, to be satisfied merely with knocking and seeking: to understand the things of God, what is absolutely necessary is oratio. For this reason, the Saviour told us not only: ‘Seek and you will find’, and ‘Knock and it shall be opened to you’, but also added, ‘Ask and you shall receive’ [Verbum Domini n.86; cit. Origen, Letter to Gregory]
Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete” [Verbum Domini n.86; cit. Origene, Lettera a Gregorio]
In the crucified Jesus, a kind of transformation and concentration of the signs occurs: he himself is the “sign of God” (John Paul II)
In Gesù crocifisso avviene come una trasformazione e concentrazione dei segni: è Lui stesso il "segno di Dio" (Giovanni Paolo II)
Only through Christ can we converse with God the Father as children, otherwise it is not possible, but in communion with the Son we can also say, as he did, “Abba”. In communion with Christ we can know God as our true Father. For this reason Christian prayer consists in looking constantly at Christ and in an ever new way, speaking to him, being with him in silence, listening to him, acting and suffering with him (Pope Benedict)
Solo in Cristo possiamo dialogare con Dio Padre come figli, altrimenti non è possibile, ma in comunione col Figlio possiamo anche dire noi come ha detto Lui: «Abbà». In comunione con Cristo possiamo conoscere Dio come Padre vero. Per questo la preghiera cristiana consiste nel guardare costantemente e in maniera sempre nuova a Cristo, parlare con Lui, stare in silenzio con Lui, ascoltarlo, agire e soffrire con Lui (Papa Benedetto)
In today’s Gospel passage, Jesus identifies himself not only with the king-shepherd, but also with the lost sheep, we can speak of a “double identity”: the king-shepherd, Jesus identifies also with the sheep: that is, with the least and most needy of his brothers and sisters […] And let us return home only with this phrase: “I was present there. Thank you!”. Or: “You forgot about me” (Pope Francis)
Nella pagina evangelica di oggi, Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute. Potremmo parlare come di una “doppia identità”: il re-pastore, Gesù, si identifica anche con le pecore, cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi […] E torniamo a casa soltanto con questa frase: “Io ero presente lì. Grazie!” oppure: “Ti sei scordato di me” (Papa Francesco)
Thus, in the figure of Matthew, the Gospels present to us a true and proper paradox: those who seem to be the farthest from holiness can even become a model of the acceptance of God's mercy and offer a glimpse of its marvellous effects in their own lives (Pope Benedict))
Nella figura di Matteo, dunque, i Vangeli ci propongono un vero e proprio paradosso: chi è apparentemente più lontano dalla santità può diventare persino un modello (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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