«Se non vedete segni e prodigi, non credete»
(Gv 4,43-54)
Gesù prende il ritmo del viaggio interiore del catecumeno (v.47) per introdurci nella sua Visione, la quale rigenera la nostra carne e ci rimette nell’Esodo (v.50) che scatena tutto un dinamismo attorno (v.51).
Sulla Via si restituisce ogni creatura a se stessa e alla bontà radicale del progetto originario - riscoperto prima dentro, poi fuori di sé.
Avere Fede è partire, e lasciarsi traumatizzare. «Infatti Gesù stesso aveva attestato che un profeta nella propria patria non ha onore» (v.44).
Dopo aver mostrato nell’episodio della samaritana (vv.1-42) il significato di Cristo come nuovo Tempio sia per ebrei che per “eretici”, Gv ne illustra il senso per i pagani.
Come se la dimensione di Risurrezione [«dopo i due giorni»: v.43] spostasse la Casa di Dio a tutto il mondo.
Agli osservanti del giudaismo era fatto divieto passare per la Samaria e trattenersi coi samaritani (cf. Gv 4,9) considerati meticci [teologicamente poligami: Gv 4,17-18].
Gesù non si limita alla propria stirpe, e neppure alla sua religione.
In Galilea riceve un super-pagano, che implora aiuto perché si accorge che il mondo da cui proviene non è in grado di generare vita (vv.46-47.49.53).
Gli auspici banali del bagaglio culturale bloccano la libertà di pensiero da ciò che ancora non si prevede, fissando stereotipi.
L’impregnato d’idoli non vede più nulla; non incontra neppure se stesso e i suoi intimi.
E non sperimenta forze ignote. Al massimo crede nel dio pagano protettore, che fa miracoli a lotteria.
Chi si regola a occhio nudo... suppone di vedere il Signore che guarisce attraverso gesti straordinari [v.48: «se non vedete segni e prodigi, non credete»].
Gli sfugge il potere vivificante della Parola, che tocca senza essere vista, ma rende presente Gesù nella sua opera e nella sua interezza incisiva, efficace.
Al Cristo interessa far capire come “funziona” la Fede nella sua pura qualità: quali dinamismi attiva - non lo show della religione spettacolo, tutta esterna.
Le espressioni epidermiche chiudono la folla nell’intimismo, o suscitano interesse per bizzarrie che fanno trasalire i sensi, destando sì un attimo di entusiasmo, non il centro di ciascuna persona.
La novità di Cristo non viene trasmessa per contatto, bensì accogliendo a fondo la sua inattesa Parola-evento. Non è soggetta a un principio di località o altra ‘garanzia’.
Lo sguardo esteriore si fa convincere da miracoli, ma non coglie il senso profondo del Segno che ci parla della Persona del Signore - il vero ‘spettacolo’. Tutto ancora da sperimentare.
I curiosi aspettano di vedere e constatare. Così muoiono di speranze relative, senza ‘radice’ in se stessi.
Solo nella Fede si scopre ciò che a occhio nudo ancora non si vede, né sapevamo ci fosse.
Per interiorizzare e vivere il messaggio:
Come l’adesione alla Parola di Cristo aiuta a vincere il desiderio banale di clamore o evasione?
[Lunedì 4.a sett. Quaresima, 31 marzo 2025]