‘Pescare’: portare alla vita. Attrazione e attenzione feriali
(Lc 5,1-11)
L’episodio della Chiamata dei discepoli in Lc indica l’attrazione della Parola di Gesù - che agisce in noi, come una sorta di Sé eminente.
Nella relazione di Fede, l’Amicizia e il fidarsi sponsale diventa più determinante di ciò che la mentalità comune e i convincimenti normali suggeriscono all’io inferiore.
Pertanto chi guida la Chiesa deve scostarsi dalla “riva” che sa, e ha l’obbligo di condurre «nel profondo» [v.4 testo greco] anche dei marosi.
Nella cultura semitica il mare è simbolo del caos, della morte, del demoniaco, delle forze contrarie alla vita. È il contesto in cui si affoga.
La Missione è «tirar fuori vivi» [v.10 testo greco] gli uomini sopraffatti da liquami putridi, sommersi da onde impetuose, trascinati sul fondo, a profondità abissali, dalla violenza di forze inumane.
Il verbo greco non indica un “pescare” bensì un «catturare vivi», il «prendere per mantenere in vita», dunque «portare alla vita»: recuperare alla luce, al respiro; essere tirati fuori da abissi inquinati e soffocanti.
Portare avanti l’opera del Maestro significa aiutare le persone coinvolte in contesti mortiferi, travolte da gorghi e onde che trascinano in basso, affinché possano tuffarsi in un’acqua non più torbida, ma sana.
Opera che si configura nella sinergia plurale delle chiese, perché nessuna di esse riesce a farsi completa da sola (v.7).
Malgrado le incertezze e l’ora forse inadatta, credere che la Parola di Cristo possa realizzare l’impossibile vale più dell’abilità e delle opinioni.
Pronti o meno, quel Logos farà succedere ciò che afferma.
Ecco manifestarsi la forza e l’azione della Fede, rispetto alla logica comune - quando nelle scelte diventa determinante l’Appello di Dio.
Richiamo che irrompe nel caos, con una carica umanizzante e di totale novità: consente di far entrare nel mondo un’altra potenza; discreta, ma che fa quel che dice.
Qui la soluzione dei problemi non rinnega il portato umano, bensì tenta di farlo parlare - nei disagi di tutti, nell’ascoltarne i sintomi, nel dargli piena voce: sono spie che già sanno in se stesse cosa non va (v.8).
Così coinvolti, capiremo per quale motivo il Signore non disdegna le stravaganze dei trasgressivi.
Se anche per noi tutti i giorni sembrano uguali, inserendo nelle frustrazioni e nella fatica questa Novità di Luce non conformista, daremo respiro e renderemo nitido, marcato e fecondo qualsiasi lavoro.
Comprenderemo la Vocazione di Gesù, che insegna in ogni luogo e a ciascuno - operando recuperi inspiegabili.
Da «Maestro» (v.5) a «Signore» (v.8): l’Amico interiore si fa presenza, relazione intima, sistema di riconoscimento e autostima; appoggio non esterno, e trampolino.
Principio e Motore di Pace, pienezza d’essere, temerarietà e sequela (vv.10-11) - quindi Annuncio, fantasia, incisività e conciliazione.
Senza sforzo, riusciremo a far scivolar via le opinioni condizionanti la ‘natura’ e la stessa Chiamata.
Per interiorizzare e vivere il messaggio:
Qual è stato l’impulso che ti ha incalzato, e dato frutto?
Qual è stata la tua esperienza di prospettive allargate sul mondo, e di recupero inspiegabile?
Credi che tutto ciò possa avvenire anche nel tempo della crisi globale?
[5.a Domenica T.O. (anno C), 9 febbraio 2025]