Gen 20, 2026 Scritto da 

Un nuovo Dio, senza pianificare: forse un illuso?

Nella differenza tra religiosità comune e Fede

(Mc 4,1-20)

 

Le parabole pongono a confronto la realtà vissuta e il mondo dello Spirito:

«E altri [semi] caddero sulla terra quella bella e davano frutto salendo e crescendo e portavano uno trenta e uno sessanta e uno cento» (v.8).

Il terreno sassoso e il clima rovente della Palestina non rendevano facile la vita dei lavoratori che vivevano di agricoltura.

La scarsità di piogge e l’intrusione nei campi di chi voleva abbreviare il cammino distruggeva le piante.

Un’azione faticosa e pochi risultati tangibili.

Malgrado le enormi difficoltà, ogni anno il contadino gettava chicchi a spaglio, generosamente - e arava, animato dalla fiducia nella forza vitale interna del seme e nella munificenza della natura.

L’aratura era successiva alla seminagione, per evitare che le zolle di terreno rivoltato seccassero immediatamente sotto la potente calura, e non consentissero ai grani di attecchire grazie a un minimo di umidità. 

Quindi il seminatore non selezionava anzitempo i diversi tipi di terreno.

 

Il Seme già opera: il nuovo ‘Regno che Viene’ non è glorioso, ma qua e là alligna e produce - anche dove non t’aspetti.

A norma di mentalità religiosa antica sembra una follia, ma il divino Agricoltore non sceglie il tipo di “terreno”, né lo discrimina sulla base della percentuale produttiva - che pur sembrerebbe facile prevedere.

Il Seminatore accetta persino che il suo ‘chicco’ caduto sul terreno «bello» [v.8 testo greco] frutti in maniera diversa: il cento, il sessanta, il trenta per uno.

Con il termine «bello» (in senso orientale) s’intende il terreno pieno e fecondo [l’anima e l’opera dei discepoli più intimi, anche anonimi].

 

Il Signore vuol dire che un sapiente impegno di evangelizzazione non è misurabile con pignoleria.

La sua Parola permane come Inizio gettato nel cuore umano da Colui che non è taccagno, né esclusivo - bensì magnanimo.

In tal guisa, la Chiesa suo Popolo nuovo è un piccolo mondo alternativo sia all’Impero che alle religioni selettive.

Il nuovo Rabbi non aveva intenzione di ritagliarsi discepoli migliori di altri - isolati dalla realtà della famiglia umana.

Proponeva un nuovo stile di vita, convivente.

Insomma, Dio non forza la crescita del ‘granello’ in ciascuno di noi, in modo astratto; ma attende con pazienza.

Accetta perfino che nasca male o che non spunti affatto. Conosce dove andare.

 

Visto che sparge in modo trabocchevole su tutti i generi di cuori (anche sull’asfalto), sa che verrà tacciato di essere poco accorto.

Ma Egli non si preoccupa della quantità, né dei frutti esteriori immediati della sua ‘semente’.

Non si cura che il lavoro risulti “efficace in partenza”!

Tale la amabile, umanizzante e divina, genitoriale Tolleranza che salva. Essa non ci sequestra ogni attimo, a pianificare.

Gl’interessa piuttosto farci capire che non è un Dio calcolatore e avaro, esteriore, taccagno e prevenuto; bensì Padre munifico e conciliante.

Signore del Regno che non attende prima le nostre piccole ‘perfezioni’.

 

La metafora che segue la parabola iniziale vuole sottolineare che l’eventuale scarsità di risultato non è da attribuire alla mancanza di vitalità del Seme, né all’Opera divina, bensì alla libertà dell’uomo; alla sua condizione di limite o incoerenza.

 

Purtroppo, fin dalle prime generazioni di credenti, il richiamo positivo di Gesù è stato reinterpretato un po’ al contrario: con venature moraliste e individualiste (vv.10-20) che ne hanno intaccato la genuinità.

In tal guisa, la iniziale proposta di Fede personale si è contaminata con la consuetudinaria ottica purista e di ripiego [colpevolizzante] tipica delle filosofie e religioni circostanti, come del pensiero comune.

Alcune configurazioni di ordine ecclesiale hanno di seguito normalizzato la stessa potenza eccezionale del Messaggio; così inedito. In particolare, il nuovo senso di adeguatezza, fiducia e autostima che il Figlio di Dio intendeva comunicare ai suoi amici, e al mondo dei piccoli.

 

 

[Mercoledì 3.a sett. T.O.  28 gennaio 2026]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

Christ compares himself to the sower and explains that the seed is the word (cf. Mk 4: 14); those who hear it, accept it and bear fruit (cf. Mk 4: 20) take part in the Kingdom of God, that is, they live under his lordship. They remain in the world, but are no longer of the world. They bear within them a seed of eternity a principle of transformation [Pope Benedict]
Cristo si paragona al seminatore e spiega che il seme è la Parola (cfr Mc 4,14): coloro che l’ascoltano, l’accolgono e portano frutto (cfr Mc 4,20) fanno parte del Regno di Dio, cioè vivono sotto la sua signoria; rimangono nel mondo, ma non sono più del mondo; portano in sé un germe di eternità, un principio di trasformazione [Papa Benedetto]
In one of his most celebrated sermons, Saint Bernard of Clairvaux “recreates”, as it were, the scene where God and humanity wait for Mary to say “yes”. Turning to her he begs: “[…] Arise, run, open up! Arise with faith, run with your devotion, open up with your consent!” [Pope Benedict]
San Bernardo di Chiaravalle, in uno dei suoi Sermoni più celebri, quasi «rappresenta» l’attesa da parte di Dio e dell’umanità del «sì» di Maria, rivolgendosi a lei con una supplica: «[…] Alzati, corri, apri! Alzati con la fede, affrettati con la tua offerta, apri con la tua adesione!» [Papa Benedetto]
«The "blasphemy" [in question] does not really consist in offending the Holy Spirit with words; it consists, instead, in the refusal to accept the salvation that God offers to man through the Holy Spirit, and which works by virtue of the sacrifice of the cross [It] does not allow man to get out of his self-imprisonment and to open himself to the divine sources of purification» (John Paul II, General Audience July 25, 1990)
«La “bestemmia” [di cui si tratta] non consiste propriamente nell’offendere con le parole lo Spirito Santo; consiste, invece, nel rifiuto di accettare la salvezza che Dio offre all’uomo mediante lo Spirito Santo, e che opera in virtù del sacrificio della croce [Esso] non permette all’uomo di uscire dalla sua autoprigionia e di aprirsi alle fonti divine della purificazione» (Giovanni Paolo II, Udienza Generale 25 luglio 1990)
Seen from the capital Jerusalem, that land is geographically peripheral and religiously impure because it was full of pagans, having mixed with those who did not belong to Israel. Great things were not expected from Galilee for the history of salvation. Instead, right from there — precisely from there — radiated that “light” on which we meditated in recent Sundays: the light of Christ. It radiated right from the periphery (Pope Francis)
Vista dalla capitale Gerusalemme, quella terra è geograficamente periferica e religiosamente impura perché era piena di pagani, per la mescolanza con quanti non appartenevano a Israele. Dalla Galilea non si attendevano certo grandi cose per la storia della salvezza. Invece proprio da lì - proprio da lì - si diffonde quella “luce” sulla quale abbiamo meditato nelle scorse domeniche: la luce di Cristo. Si diffonde proprio dalla periferia (Papa Francesco)
Christ and his intimates tried to strengthen the sense of sharing, returning to the profound spirit of what once the clan, the family, the community were - expressions of God's love that manifests itself...
Cristo e i suoi intimi tentavano di rafforzare il senso di condivisione, tornando allo spirito profondo di ciò che un tempo erano appunto il clan, la famiglia, la comunità - espressioni dell’amore di Dio che si manifesta…
The Church was built on the foundation of the Apostles as a community of faith, hope and charity. Through the Apostles, we come to Jesus himself (Pope Benedict)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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don Giuseppe Nespeca

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