Gen 25, 2026 Scritto da 

3a Domenica T.O.

III Domenica del Tempo Ordinario (anno A)  [25 Gennaio 2026]

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga! Si chiude oggi la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. La parola di Dio offre spunti per alcune considerazioni, specialmente  la seconda lettura  (narra la situazione della comunità a Corinto con le divisioni dovute alla presenza di vari predicatori).

Il vangelo mostra l’avvio della predicazione di Gesù con i discepoli, che lo accompagneranno lungo tutto il cammino fino a Gerusalemme.

 

*Prima Lettura dal libro del profeta Isaia (8, 23b - 9, 3)

Al tempo di Isaia, il regno di Israele era diviso in due: il Nord (Israele, capitale Samaria) e il Sud (Giuda, capitale Gerusalemme), legittimo perché erede della dinastia di Davide. Isaia predica a Gerusalemme ma parla soprattutto di luoghi del Nord, come Zabulon, Nephtali, la Galilea e la Transgiordania, territori che furono conquistati dall’impero assiro tra il 732 e il 721 a.C.Il profeta annuncia che Dio trasformerà la situazione: le regioni inizialmente umiliate saranno onorate, come un segno di liberazione e rinascita. Queste promesse interessano anche il Sud, perché la vicinanza geografica fa sì che le minacce sull’uno pesino sull’altro, e perché il Sud spera in una futura riunificazione sotto la propria guida. Isaia descrive la nascita di un re, associando la sua venuta a formule reali di incoronazione: “Un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato”(Is.9,5-6). Si tratta del giovane Ezechia, associato al regno del padre, re Achaz, e considerato il «principe della pace». La certezza del profeta si fonda sulla fedeltà di Dio: anche nelle prove e nell’oppressione, Dio non abbandonerà mai la dinastia di Davide. La vittoria promessa ricorda quella di Gedeone sui Madianiti: pur con pochi mezzi, la fede in Dio porta alla liberazione. Il messaggio finale è di speranza: Non temere, Dio non abbandona il suo progetto d’amore sull’umanità, anche nei momenti più oscuri.

 

*Salmo responsoriale (26/(27)

“Il Signore è la mia luce e la mia salvezza” non è solo un’espressione individuale: riflette la fiducia invincibile del popolo d’Israele in Dio, in ogni circostanza della vita, dalle gioie alle difficoltà. Il salmo utilizza immagini concrete per raccontare la storia collettiva di Israele, un procedimento frequente nei Salmi chiamato rivestimento: il popolo è paragonato a un malato guarito da Dio, a un innocente ingiustamente condannato, a un bambino abbandonato o a un re assediato. Dietro queste immagini individuali si riconoscono situazioni storiche precise: minacce esterne, assedi di città e crisi interne del regno, come l’attacco degli Amaleciti nel deserto, i re di Samaria e Damasco contro Achaz, o il celebre assedio di Gerusalemme da parte di Sennacherib. Il popolo può reagire come Davide, uomo normale e peccatore, ma saldo nella fede, o come Achaz, che cede al panico e perde la fiducia in Dio. In ogni caso, il salmo mostra che la fede collettiva si nutre della fiducia in Dio e della memoria delle sue opere. Un’altra immagine chiave è quella del levita, servo del Tempio: così come i leviti servono Dio quotidianamente, tutto il popolo d’Israele è consacrato al servizio del Signore e appartiene a Lui. Infine, il salmo si conclude con una promessa di speranza: “Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi”; la fiducia è radicata nella memoria delle azioni di Dio e si traduce in coraggio e speranza attiva: “Spera nel Signore, sii forte  si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore”. Questa speranza è come la “memoria del futuro”, cioè la certezza che Dio interverrà anche nelle circostanze più oscure. Il salmo è perciò molto adatto alle celebrazioni funebri, perché rinvigorisce la fede e la speranza dei fedeli anche nei momenti di dolore, ricordando loro che Dio non abbandona mai il suo popolo e sostiene sempre coloro che confidano in Lui.

 

*Seconda Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Corinti (1, 10 - 13. 17)

Il porto di Corinto, per la sua posizione strategica tra i due mari e per la vivacità dei traffici, era un vero crocevia di culture, idee e popoli. Questo spiega perché i cristiani appena convertiti reagivano in modi diversi agli insegnamenti dei predicatori: ogni viaggiatore portava testimonianze della fede cristiana secondo la propria esperienza, e i Corinzi erano molto sensibili, forse troppo, alle parole belle e alle argomentazioni persuasive. In questo contesto nacquero divisioni nella comunità: alcuni si richiamavano a Paolo, altri ad Apollos, altri a Pietro, e infine un gruppo si diceva “del Cristo”. Paolo non condanna solo i comportamenti sbagliati, ma vede nel fenomeno il rischio di compromettere il senso stesso del battesimo. Apollos, ebreo di Alessandria, è un esempio emblematico: intellettuale, colto nelle Scritture, eloquente e fervente, è stato battezzato con il solo battesimo di Giovanni e perfezionato da Priscilla e Aquila a Efeso. Giunto a Corinto, ottenne un grande successo, ma non cercò mai di diventare un leader personale e, per non alimentare le divisioni, si spostò poi a Efeso. Questo episodio mostra come la passione e le competenze non devono diventare fonte di divisione, ma essere messe al servizio della comunità. Paolo richiama i Corinzi alla verità del battesimo: essere battezzati significa appartenere a Cristo, non a un predicatore umano. Il battesimo è una unione reale e definitiva con Cristo, che agisce attraverso il sacramento: come dice il Concilio Vaticano II, “quando il sacerdote battezza, è Cristo che battezza”. Paolo sottolinea inoltre che la predicazione non deve basarsi sull’eloquenza o su argomenti persuasivi, perché la croce di Cristo e l’amore non si impongono con la forza della parola, ma si vivono e si testimoniano. L’immagine dell’innesto, chiarisce bene questo punto: l’importante è il risultato – l’unione a Cristo – non chi ha amministrato il battesimo. Ciò che conta è la fedeltà al messaggio e all’amore di Cristo, non la competenza retorica o il prestigio personale. In definitiva, il messaggio di Paolo ai Corinzi è universale e attuale: l’unità della comunità cristiana si fonda sulla fede comune in Cristo, non su leader o eloquenze umane, e la vera grandezza della Chiesa sta nella sua coesione spirituale, fondata sul battesimo e sull’appartenenza a Cristo.

 

*Dal Vangelo secondo Matteo (4, 12-23)

Siamo al capitolo 4 del Vangelo di Matteo. Nei tre capitoli precedenti, Matteo ci ha presentato: prima una lunga genealogia che colloca Gesù nella storia del suo popolo, in particolare nella discendenza di Davide; poi l’annuncio dell’angelo a Giuseppe: “Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio e gli sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi”, citazione di Isaia, con la precisazione che tutto ciò avvenne perché si adempisse ciò che il Signore aveva detto per mezzo del profeta, sottolineando che le promesse sono finalmente compiute e il Messia è arrivato. Gli episodi successivi ribadiscono questo messaggio di compimento: la visita dei Magi, la fuga in Egitto, il massacro dei bambini di Betlemme, il ritorno dall’Egitto e l’installazione a Nazareth, la predicazione di Giovanni Battista, il battesimo di Gesù e le Tentazioni. Tutti questi racconti sono pieni di citazioni e allusioni bibliche. Ora siamo pronti ad ascoltare il testo di oggi, anch’esso ricco di riferimenti: fin dall’inizio, Matteo cita Isaia per mostrare l’importanza dell’insediamento di Gesù a Cafarnao. Cafarnao si trova in Galilea, sulle rive del lago di Tiberiade. Matteo precisa che appartiene ai territori di Zabulon e Neftali: nomi antichi, non più di uso comune, legati alla promessa di Isaia secondo cui queste terre, un tempo umiliate, sarebbero state illuminate dalla gloria della Galilea, «crocevia dei pagani» (Is 8,23). Il profeta continua: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto sorgere una grande luce”, formula che ricordava il sacro rituale dell’incoronazione di un re, simbolo di una nuova era. Matteo applica queste parole all’arrivo di Gesù: il vero Re del mondo è venuto; la luce è sorta su Israele e sull’umanità. La Galilea, crocevia delle nazioni, diventa porta aperta al mondo, da cui il Messia diffonderà la salvezza. Inoltre, Matteo prefigura già gli eventi futuri: Gesù si dirige verso la Galilea dopo l’arresto di Giovanni Battista, mostrando che la vita di Cristo sarà segnata dalla persecuzione, ma anche dalla vittoria finale sul male: da ogni ostacolo, Dio farà nascere il bene. Giunto a Cafarnao, Matteo usa l’espressione “Da  allora” unica nel Vangelo insieme a un’altra al capitolo 16, segnalando un grande punto di svolta. Qui indica l’inizio della predicazione pubblica: “Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino”. L’altro riferimento al capitolo 16 riguarderà la passione e la risurrezione. Questo episodio segna il passaggio dal tempo della promessa al tempo del compimento. Il Regno è presente, non solo a parole, ma in azione: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando inelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo  la del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo”. La profezia di Isaia si realizza pienamente: il Regno di Dio è tra noi. Per diffondere questa Buona Novella, Gesù sceglie dei testimoni, uomini comuni, da associare alla missione salvifica. Li chiama “pescatori di uomini”, cioè colui che salva dall’annegamento, simbolo del loro compito di salvezza. Così gli apostoli diventano partecipi della missione del Salvatore.

+ Giovanni D’Ercole

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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«The "blasphemy" [in question] does not really consist in offending the Holy Spirit with words; it consists, instead, in the refusal to accept the salvation that God offers to man through the Holy Spirit, and which works by virtue of the sacrifice of the cross [It] does not allow man to get out of his self-imprisonment and to open himself to the divine sources of purification» (John Paul II, General Audience July 25, 1990)
«La “bestemmia” [di cui si tratta] non consiste propriamente nell’offendere con le parole lo Spirito Santo; consiste, invece, nel rifiuto di accettare la salvezza che Dio offre all’uomo mediante lo Spirito Santo, e che opera in virtù del sacrificio della croce [Esso] non permette all’uomo di uscire dalla sua autoprigionia e di aprirsi alle fonti divine della purificazione» (Giovanni Paolo II, Udienza Generale 25 luglio 1990)
Seen from the capital Jerusalem, that land is geographically peripheral and religiously impure because it was full of pagans, having mixed with those who did not belong to Israel. Great things were not expected from Galilee for the history of salvation. Instead, right from there — precisely from there — radiated that “light” on which we meditated in recent Sundays: the light of Christ. It radiated right from the periphery (Pope Francis)
Vista dalla capitale Gerusalemme, quella terra è geograficamente periferica e religiosamente impura perché era piena di pagani, per la mescolanza con quanti non appartenevano a Israele. Dalla Galilea non si attendevano certo grandi cose per la storia della salvezza. Invece proprio da lì - proprio da lì - si diffonde quella “luce” sulla quale abbiamo meditato nelle scorse domeniche: la luce di Cristo. Si diffonde proprio dalla periferia (Papa Francesco)
Christ and his intimates tried to strengthen the sense of sharing, returning to the profound spirit of what once the clan, the family, the community were - expressions of God's love that manifests itself...
Cristo e i suoi intimi tentavano di rafforzare il senso di condivisione, tornando allo spirito profondo di ciò che un tempo erano appunto il clan, la famiglia, la comunità - espressioni dell’amore di Dio che si manifesta…
The Church was built on the foundation of the Apostles as a community of faith, hope and charity. Through the Apostles, we come to Jesus himself. Therefore, a slogan that was popular some years back:  "Jesus yes, Church no", is totally inconceivable with the intention of Christ (Pope Benedict)
La Chiesa è stata costituita sul fondamento degli Apostoli come comunità di fede, di speranza e di carità. Attraverso gli Apostoli, risaliamo a Gesù stesso. È pertanto del tutto inconciliabile con l'intenzione di Cristo uno slogan di moda alcuni anni fa: "Gesù sì, Chiesa no" (Papa Benedetto)
Intimidated by the nightmare of demons and concrete dangers, the crowds could not see the possibility of emancipation from an existence of obsessions - slavish, frightened, lost, overwhelmed...
Intimidite dall’incubo di demoni e pericoli concreti, le folle non riuscivano a vedere possibilità di emancipazione da un’esistenza di ossessioni - pedissequa, spaventata, smarrita, sopraffatta…
Justification incorporates us into the long history of salvation that demonstrates God’s justice: faced with our continual falls and inadequacies, he did not give up, but wanted to make us righteous (Pope Francis)
La giustificazione ci inserisce nella lunga storia della salvezza, che mostra la giustizia di Dio: di fronte alle nostre continue cadute e alle nostre insufficienze, Egli non si è rassegnato, ma ha voluto renderci giusti (Papa Francesco)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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