Dic 8, 2025 Scritto da 

Le “star” accantonate

Due figli: «No» e «Io!»

(Mt 21,28-32)

 

Mt scrive dopo mezzo secolo dalla morte del Maestro e constata che la maggioranza dei figli di Abramo - il suo popolo - non ha riconosciuto Gesù Messia.

Nelle sue comunità di Galilea e Siria i pagani diventavano rapidamente maggioranza - elevati al rango di figli.

Essi non si sottoponevano a trafile snervanti, ma spontaneamente riconoscevano il Signore.

È un invito ai veterani di chiesa ancora giudaizzanti, a rivedere la loro religiosità (molto di facciata) che ritiene di aver compreso tutto, ma non coglie l'essenziale del disegno divino sull’umanità - e non c’incammina al “lavoro”.

[Culti tranquillizzanti, legalismi tradizionali o sogni isterici salvano solo le apparenze].

Mt vuole che i fedeli di chiesa non avessero invece presunzione alcuna di sentirsi a posto, quasi per anagrafe.

 

Come Pietro (Mt 16,16-28) a volte i direttori anziani erano disposti a impegnarsi per un Messia che avevano solo in testa - non a testimoniare l’Agnello impegnato a trasmettere vita ai nuovi; rallegrarla, promuoverla, donarla.

[Beninteso, oggi non siamo abilitati a identificarci col “terzo figlio”, quello che... “dice «signorsì» e opera”].

È la ritenuta feccia della società, gli esclusi dal regno di Dio (vv.31b-32) che “prende il posto” dei leaders - di coloro che hanno idee sofisticate o la stessa tradizione “a posto”.

 

A paragone dei primi della classe, gli ultimi arrivati non erano più meritevoli di esperti e abitudinari, ma essendo privi di paravento perbenista diventavano man mano disposti ad amare.

Coloro che i dirigenti antichi consideravano responsabili del ritardo del Regno non erano ancora sordi alla Parola.

Del resto, anche Giuda si è pentito.

I capi che si sentono adempienti o grandi riformatori e fenomeni, non si convertiranno mai.

Ecco perché il Maestro era a suo agio coi diversi, più che coi religiosi sterilizzati o con gli idealisti disincarnati.

Insomma: bisogna lasciarsi sottoporre a valutazione.

È necessario mettersi in discussione, fermarsi, interrogarsi: «Che ve ne pare?» (v.21).

 

Dopo la cacciata dei venditori, le autorità sono furibonde, perché  Gesù ha dichiarato che il Tempio di Gerusalemme è un covo di banditi.

Che ingenuo! Non si tocca il dio unico dei luoghi santi antichi, quello vero: il sacchetto delle guide e il tesoro dei sacerdoti implicati.

I massimi responsabili degli affari in nero del recinto sacro non vogliono assolutamente perdere la faccia.

Essi appaiono credenti e leali, ma solo se scrutati di fuori.

Il loro occhio interiore e l’attività ben celata dietro le quinte si posa su tutt’altro che i beni spirituali.

Il loro dio unico si chiama convenienza. Allora è ad essi che il Maestro rivolge la parabola.

E già l’esordio è provocatorio... Nei racconti dei rabbini il «figlio» era uno solo: Israele!

Per Cristo, invece, anche uno scapestrato rimane figlio [che ce ne pare di questo, per esempio... a cominciare dal catechismo, per finire nei corsi di esercizi spirituali?].

 

Il Padrone della Vigna immagine del popolo eletto si rivolge [per la nuova traduzione CEI, inizialmente] al suo «prototipo» di uomo con tenerezza e viscere materne: «Figliolino mio».

Cerca di fargli capire: «La terra poco famigliare è piena di dissensi e rancori, invece la Vigna è tua; impegnati dunque a costruire il mondo della gioia».

Ma è in fondo normale ostinarsi: «Non ne ho voglia» - perché spesso siamo attratti non dalle Beatitudini, bensì dai criteri mondani dell’avere, potere e apparire; del trattenere per sé, salire sugli altri e dominarli.

Lavorare in favore della vita altrui, riconoscerne la dignità e promuoverla, non sorge a tutti immediato e spontaneo.

Anzi, appare oneroso - almeno sino a quando non riusciamo a comprendere il valore dei fratelli, per noi stessi (e scorgere il “nostro” nei “loro” volti).

È solo un cammino di vita nello Spirito che ci rende pronti a riconoscere che il Tu sollecita, dilata, arricchisce e completa l’Io.

Incontrare gli altri sul serio significa aver incontrato se stessi, nella poliedricità dei propri lati.

Non è semplice. Infatti, è più corrivo identificarsi o essere solidali a distanza, che fraterni.

Difficile di fatto eliminare l’egoismo, il quale è un dato creaturale che va integrato per arricchire tutti, piuttosto che fintamente esorcizzato.

 

Insomma: il “diverso” non è solo un appello, ma una ricchezza sconfinata per me stesso; parla del mio stesso essere, proprio in quel modo lì.

Ma per comprendere l’amore - appunto, anche verso di sé - tutti abbiamo bisogno di tempo, esperienza, approfondimenti, crescita dell’empatia e ulteriore esplorazione.

Poi lavorare è anche dispendioso, a partire dall’intimo.

Ovvio che istintivamente ci si possa tirare indietro - almeno sino a quando non s’inizi ad apprendere il legame profondo con il lontano che chiede vita [esattamente come facciamo sempre, in prima persona].

 

La percezione di ciò che appare “straniero” diventa intuizione rara della propria essenza, dilatazione dell’Ego - movimento e processo crescente che porta a comprendere il Tu nell’Io.

L’eccentricità del fratello è lo spunto paradossale per ritrovare se stessi e la propria strada.

 

Costruire il mondo nuovo può essere repellente alla natura (in alcuni lati) segnata dal peccato e dal ripiegamento.

Bisogna capire le reazioni d’istinto banali, perché le condanne preventive bloccano la crescita.

Solo passo dopo passo prendiamo coscienza che la vita autentica e piena fa emergere l’Oro divino.

Accentua la caratura squisitamente umana che anche il Padre celeste suggerisce - sorpassando il disinteresse per l’anelito che su due piedi sembra non ci riguardi.

 

Certo, all’inizio la ripulsa può affiorare; non c’è da scandalizzarsi, né additare.

Recuperare la dimensione umana profonda non è un gioco da ragazzi.

Poi è la differenza che ci dà lo spunto, non la “regola” - né il “rimprovero”. Questi ultimi non attivano nulla di autentico.

Del resto lo sappiamo per esperienza: il Sì più convinto passa attraverso un No iniziale.

La lotta interiore è da mettere in conto - infine essa stessa andrà a incidere ben oltre un’adesione formale.

Non c’è da rimanere indignati se qualcuno risponde picche.

Poi cambierà idea [v.29 della nuova traduzione CEI]: «metamellomai». E recupererà il carattere radicale di figlio e fratello.

 

Per afferrare la propria posizione e corrispondere sapientemente alle proposte del Signore bisogna che la persona passi attraverso un vaglio delle cose.

Ciò chiama un discernimento dalle proprie radici, delle relazioni, e di se stesso (nelle sue molte diversificazioni).

Insomma, il Sì più vero deriva da una richiesta di spiegazione - che porta a contatto diretto con la Fonte del nostro carattere variegato - condizione che ci completa.

La vita non è un copiare e ricalcare. Bisogna fare attenzione agli “yes-man”: stanno recitando una fiction da paravento.

Sebbene gl’identificati siano “pronti e proni” a mostrare subito le migliori intenzioni, essi diventano tutta vetrina e nessuna sostanza; infine solo parole vuote.

 

Si rivolse dunque al secondo [v.30 nella nuova traduzione CEI] in realtà primogenito delle promesse: «Io, Signore!».

Come dire: «Ci sono io, qui; perché pensare ad altri?».

La reazione esageratamente affine e positiva - in realtà qualunquista perché abitudinaria e forse calcolata - sta a indicare che il “reduce del credere e delle adesioni”, come minimo non ha capito...

Senz’altro non era d’accordo col programma del Padre - così profondo e impegnativo. E pensava a modo suo come ci si comporta nella Vigna. 

Pertanto s’illude di trovarsi avvantaggiato, invece che Salvato.

 

 

 

Fede e protocolli

 

«Peccatori manifesti e contaminati vari vi stanno passando avanti»

(Mt 21,28-32; in part. v.31)

 

Specifico della Fede, che fa differenza, è non fidarsi dell’ideologia religiosa dei migliori.

Un credo è autentico se sopporta di essere vagliato in prima persona; il resto è artificio, sfiducia col trucco.

La convinzione personale passa attraverso una spontanea richiesta di spiegazioni [tipica in tal guisa la vicenda dei due figli, che dicono entrambi sì e no]. 

Il discrimine della vita nello Spirito? L’eccezione che diventa promozione.

Comparato alle diverse credenze antiche, un lato intrinseco dell’invito di Gesù è la mente adulta.

Essa esclude soluzioni aderenti (comuni o élitarie): racchiudono le anime in una condizione di dipendenza, con progressi illusori.

Donne e uomini rispondono «Eccomi» all’appello perché intimamente persuasi, non per influsso esterno di etichette, rituali, protocolli, ufficialità, rispetto di guide canoniche; abitudini altrui, e sentito dire.

 

Alla richiesta dei discepoli di aumentare la loro fede, Gesù neppure risponde (Lc 17,6).

Non dice di migliorare questo o quello. Impossibile cesellare un amore a tappe scandite.

La Fede non è un regalo da mettere al riparo e che il Padre fa solo a qualcuno, ma una relazione di fiducia creativa che si accende in risposta all’iniziativa gratuita, rinnovata, rinvigorita, ripetutamente svecchiata, della Sorgente dell’essere - quando passo dopo passo la si accoglie invece di rifiutarla.

Non solo è una proposta personale e variegata in sé, ma vuole pure essere reinterpretata e resa lussureggiante con l’inedito tutto nostro.

L’unico vigore da introdurre negli eventi è un diverso volto, per nulla difensivo, né finalizzato ad aumentare la situazione.

Perché chiamati a divenire ciò che siamo.

L’anima ci guida a incontrare noi stessi, schiettamente e non ricalcando un complesso di procedure esterne - però, di onda in onda.

Quindi non c’è chi ha già molta fede, altri così così; alcuni in misura giusta, o carente e per niente - magari aspettando di trovare il Dono da qualche parte per rimetterlo in cassaforte e moltiplicare il gruzzolo - conservandolo sempre nel medesimo buco del muro.

 

Va dunque sradicata l’idea conformista, ingessata e ambigua di progresso spirituale.

Esso non è contenuto nei limiti dei “lavori in breccia” da muratore che segue pedissequamente un progetto. E suda suda per inserire in un qualche loculo raffazzonato l’identico scrigno di tutti - ricevuto come pacchetto completo.

Poi, non esistono prediletti, né riferimenti d’avamposto per difenderlo.

Non vi sono scartati collocati a margine, né truppe “medie” secondo capacità di guardia e performance.

Nell’itinerario autentico non esiste una traiettoria o una via d’uscita unilaterali [come fosse un solo varco, già preformato in ogni dettaglio].

Neppure qualche arricchimento pedissequo, a modello - ritenuto eventualmente possibile per eroi a parte, su base ascetica convenzionale.

Non sono questi i veri amici dell’energia vitale.

 

Morale - a contrario: mai fidarsi di coloro che si precipitano a dire: «Sissignore!».

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

The Kingdom of God grows here on earth, in the history of humanity, by virtue of an initial sowing, that is, of a foundation, which comes from God, and of a mysterious work of God himself, which continues to cultivate the Church down the centuries. The scythe of sacrifice is also present in God's action with regard to the Kingdom: the development of the Kingdom cannot be achieved without suffering (John Paul II)
Il Regno di Dio cresce qui sulla terra, nella storia dell’umanità, in virtù di una semina iniziale, cioè di una fondazione, che viene da Dio, e di un misterioso operare di Dio stesso, che continua a coltivare la Chiesa lungo i secoli. Nell’azione di Dio in ordine al Regno è presente anche la falce del sacrificio: lo sviluppo del Regno non si realizza senza sofferenza (Giovanni Paolo II)
For those who first heard Jesus, as for us, the symbol of light evokes the desire for truth and the thirst for the fullness of knowledge which are imprinted deep within every human being. When the light fades or vanishes altogether, we no longer see things as they really are. In the heart of the night we can feel frightened and insecure, and we impatiently await the coming of the light of dawn. Dear young people, it is up to you to be the watchmen of the morning (cf. Is 21:11-12) who announce the coming of the sun who is the Risen Christ! (John Paul II)
Per quanti da principio ascoltarono Gesù, come anche per noi, il simbolo della luce evoca il desiderio di verità e la sete di giungere alla pienezza della conoscenza, impressi nell'intimo di ogni essere umano. Quando la luce va scemando o scompare del tutto, non si riesce più a distinguere la realtà circostante. Nel cuore della notte ci si può sentire intimoriti ed insicuri, e si attende allora con impazienza l'arrivo della luce dell'aurora. Cari giovani, tocca a voi essere le sentinelle del mattino (cfr Is 21, 11-12) che annunciano l'avvento del sole che è Cristo risorto! (Giovanni Paolo II)
Christ compares himself to the sower and explains that the seed is the word (cf. Mk 4: 14); those who hear it, accept it and bear fruit (cf. Mk 4: 20) take part in the Kingdom of God, that is, they live under his lordship. They remain in the world, but are no longer of the world. They bear within them a seed of eternity a principle of transformation [Pope Benedict]
Cristo si paragona al seminatore e spiega che il seme è la Parola (cfr Mc 4,14): coloro che l’ascoltano, l’accolgono e portano frutto (cfr Mc 4,20) fanno parte del Regno di Dio, cioè vivono sotto la sua signoria; rimangono nel mondo, ma non sono più del mondo; portano in sé un germe di eternità, un principio di trasformazione [Papa Benedetto]
In one of his most celebrated sermons, Saint Bernard of Clairvaux “recreates”, as it were, the scene where God and humanity wait for Mary to say “yes”. Turning to her he begs: “[…] Arise, run, open up! Arise with faith, run with your devotion, open up with your consent!” [Pope Benedict]
San Bernardo di Chiaravalle, in uno dei suoi Sermoni più celebri, quasi «rappresenta» l’attesa da parte di Dio e dell’umanità del «sì» di Maria, rivolgendosi a lei con una supplica: «[…] Alzati, corri, apri! Alzati con la fede, affrettati con la tua offerta, apri con la tua adesione!» [Papa Benedetto]
«The "blasphemy" [in question] does not really consist in offending the Holy Spirit with words; it consists, instead, in the refusal to accept the salvation that God offers to man through the Holy Spirit, and which works by virtue of the sacrifice of the cross [It] does not allow man to get out of his self-imprisonment and to open himself to the divine sources of purification» (John Paul II, General Audience July 25, 1990)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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