Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".
Oggi la liturgia propone, attraverso il Vangelo di Marco, la metamorfosi di Levi, divenuto Matteo per seguire Gesù nell’avventura della sua vocazione.
È messa in evidenza la premura di Gesù, venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori.
Quando la Luce divina gli fece comprendere che il Signore lo chiamava a seguirne le orme, Francesco lasciò tutto immediatamente e si dedicò a come fare per meglio vivere il Vangelo.
Gesù gli aveva fatto capire che la Misericordia deve avere sempre la meglio nelle vicende.
Nelle Fonti:
“L’olio ed il vino, la verga e il bastone, lo zelo e l’indulgenza […] ogni cosa ha il suo tempo. Tutto ciò richiede il Dio delle vendette e il Padre delle misericordie: però preferisce la misericordia al sacrificio” (FF 763).
Un giorno mentre stava pregando sentì dirsi:
«Francesco, se vuoi conoscere la mia volontà, devi disprezzare e odiare tutto quello che mondanamente amavi e bramavi possedere. Quando avrai cominciato a fare così, ti parrà insopportabile e amaro quanto per l’innanzi ti era attraente» (FF 1407).
Da qui il suo amore per i lebbrosi:
“Trascorsi pochi giorni, prese con sé molto denaro e si recò all’ospizio dei lebbrosi; li riunì e distribuì a ciascuno l’elemosina, baciandogli la mano.
Nel ritorno, il contatto che dianzi gli riusciva repellente, quel vedere cioè e toccare dei lebbrosi, gli si trasformò veramente in dolcezza” (FF 1408).
Già, il divin Maestro fa convito con i malati, non li abborrisce, perché sono essi ad avere bisogno del medico e da essi Francesco fu guarito nell’anima.
“Un giorno, pieno di ammirazione per la misericordia del Signore in tutti i benefici a lui elargiti, desiderava conoscere dal Signore che cosa sarebbe stato della sua vita e di quella dei suoi frati.
A questo scopo si ritirò, come spesso faceva, in un luogo adatto alla preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza gli anni passati malamente e ripetendo:
«O Dio, sii propizio a me peccatore!».
A poco a poco si sentì inondare nell’intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza.
Cominciò come a uscire da sé: l’angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell’animo per timore del peccato, scomparvero, e gli fu infusa la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia” (FF 363).
«Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17b)
Sabato 1.a sett. T.O. (Mc 2,13-17)
inanzi ad una folla straordinaria, ecco un fatto sbalorditivo per gli astanti: a Cafarnao Gesù guarisce e perdona i peccati ad un paralitico calato dal tetto per mano di quattro persone.
Le Fonti attribuiscono a Francesco 10 prodigi inerenti a paralisi guarite. Nella Leggenda Maggiore se ne parla ampiamente.
Ne riportiamo qualcuno per testimoniare come il Signore operava attraverso il suo servo.
Leggiamo: “C’era vicino alla città di Orte, un bambino tutto rattrappito, che aveva la testa congiunta ai piedi e parecchie ossa rotte.
Commosso dalle lacrime e preghiere dei genitori, il Santo lo benedisse col segno della croce, e quello si rizzò con le membra ben distese, guarire all’istante” (FF 1216).
E ancora: “Nella diocesi di Rieti, una madre in lacrime gli presentò il suo bambino, da quattro anni così gonfio che non riusciva nemmeno a vedere le proprie gambe: il Santo lo toccò appena con le sue sacre mani e lo rese perfettamente sano” (FF 1215).
Laddove è viva la Fede eminente, Dio opera meraviglie con i suoi strumenti.
Francesco d’Assisi è il servo dell’Altissimo che scompare nel suo nulla per lasciare spazio alla potenza guaritrice dello Spirito.
È il giullare della Grazia su questa povera terra.
«E vedendo Gesù la loro fede, dice al paralitico: Figlio, sono perdonati i tuoi peccati» (Mc 2,5)
Venerdì 1.a sett. T.O. (Mc 2,1-12)
Gesù mostra compassione verso un lebbroso ai margini della società, nella quale intende reintegrarlo.
L’incontro del Poverello con i lebbrosi costituisce una pagina fondamentale della sua esistenza, che lo modifica profondamente e cambia le coordinate della sua vita interiore.
Per loro prova compassione e “passione”, disposto ad aiutarli in ogni modo, perché scrigno del Servo Sofferente.
Leggiamo nel suo meraviglioso Testamento:
«Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi Misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (FF 110).
Così “il Santo si reca tra i lebbrosi e vive con essi, per servirli in ogni necessità per amor di Dio. Lava i loro corpi in decomposizione e ne cura le piaghe virulente […]
La vista dei lebbrosi infatti, come egli attesta, gli era prima così insopportabile, che non appena scorgeva a due miglia di distanza il loro ricovero, si turava il naso con le mani.
Ma ecco quanto avvenne: nel tempo in cui aveva già cominciato, per Grazia e virtù dell’Altissimo, ad avere pensieri santi e salutari, mentre viveva ancora nel mondo, un giorno gli si parò innanzi un lebbroso: fece violenza a se stesso, gli si avvicinò e lo baciò. Da quel momento decise di disprezzarsi sempre più, finché per la misericordia del Redentore ottenne piena vittoria” (FF 348).
E Francesco di lebbrosi ne guarì molti:
“Nella città di Fano, un giovane di nome Bonomo, ritenuto da tutti i medici lebbroso e paralitico, appena viene offerto molto devotamente dai genitori al beato Francesco, è liberato dalla lebbra e dalla paralisi e riacquista piena salute” (FF 564).
La cura riservata da lui ai lebbrosi, quale Buon Samaritano del Vangelo, si trasformerà, per dono del Signore, in potenza ed efficacia nel guarire le malattie del corpo e dello spirito.
Aveva compassione viscerale di queste anime abbandonate a se stesse e visse alla lettera il Vangelo dei derelitti e dei messi ai margini, amando con straordinaria predilezione i Lazzaro del suo tempo e oltre.
Giovedì 1a sett. T.O. (Mc 1,40-45)
Predicazione e guarigioni.
Nel Vangelo odierno Marco presenta Gesù durante la sua missione, mentre predica e guarisce molti, a partire dalla suocera di Pietro.
Colui che fu definito il Minimo, Francesco, si era talmente conformato a Gesù da ricevere da Lui energie taumaturgiche e potere d’innumerevoli guarigioni.
Nelle Fonti sono molteplici gli episodi di lebbrosi guariti, di ciechi che riacquistano la vista, di morti risuscitati, di donne scampate ai pericoli del parto, e così via.
Ne proponiamo qualcuno.
“Un idropico di Fano, col corpo paurosamente tumefatto, fu guarito in maniera perfetta per i meriti del glorioso servo di Dio.
Un abitante di Todi soffriva di gotta artritica talmente brutta, che non poteva neppure sedersi né starsene disteso sul letto. La veemenza della malattia lo gettava in preda a continui brividi, così da sembrare prossimo alla morte. Chiamò medici, moltiplicò bagni e farmaci, ma tutto era inutile. Un giorno però, alla presenza di un sacerdote, fece voto a S. Francesco, implorando la grazia della guarigione. E subito si vide guarito” (FF 558).
“Nel contado di Arezzo, una donna da molti giorni soffriva il travaglio del parto ed era ormai vicina alla morte. In quella situazione disperata, non le restava più rimedio alcuno, se non da Dio. Ebbene, il servo di Cristo era appena passato, a cavallo, da quelle parti e capitò che, nel riportare la bestia al padrone, gli incaricati passassero dal villaggio della povera donna. La gente del luogo, visto il cavallo su cui il Santo aveva viaggiato, gli strapparono via le briglie e le andarono a porre sul corpo della donna.
A quel contatto miracoloso, scomparve ogni pericolo e la donna, sana e salva, subito partorì” (FF 1220).
Francesco “Alter Christus” sapeva che lo Spirito lo inviava a predicare ovunque la Buona Novella del Regno e per tale missione ricevuta non si risparmiava.
Leggiamo nelle Fonti:
“Aveva predicato una volta al popolo dì Terni ed il vescovo della città, mentre alla fine della predicazione gli rivolgeva parole di elogio davanti a tutti, si espresse così:
«In questa ultima ora, Dio ha illuminato la sua Chiesa con questo uomo poverello e di nessun pregio, semplice e senza cultura.
Perciò siamo tenuti a lodare sempre il Signore, ben sapendo che non ha fatto così con nessun altro popolo».
Udite queste parole, il Santo accettò con incredibile piacere parole tanto chiare, ed entrati in chiesa, si gettò ai suoi piedi, dicendo:
«In verità, signor vescovo, mi hai fatto grande onore, perché mentre altri me lo tolgono, tu solo hai lasciato intatto ciò che è mio.
Hai separato, voglio dire, il prezioso dal vile e, da uomo prudente come sei, dando lode a Dio e a me la mia miseria» (FF 725).
“Passò, poi, a predicare nei luoghi vicini” (FF 1207).
Francesco, ricco solo di Spirito Santo, viveva il suo mandato con la consapevolezza di chi sa di dover restituire a Dio il dono ricevuto.
«Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» (Mc 1,38)
Mercoledì 1.a sett. T.O. (Mc 1,29-39)
Gesù guarisce nella sinagoga un uomo posseduto da uno spirito impuro, costretto a riconoscere chi è Gesù, «il Santo di Dio»
La più grossa sconfitta del male è quella di vedersi costretto a riconoscere il Bene!
Anche Il Poverello d’Assisi, sulle orme di Cristo, attesta la grandezza di Dio che si serve del piccolo come culla del Grande.
Nelle Fonti, ricche di guarigioni avvenute per mezzo dello Spirito operante in Francesco, troviamo episodi indicativi.
“Un frate era tormentato da un male così spaventoso da far credere a molti che si trattasse piuttosto di vessazione diabolica che dì infermità naturale.
Infatti spesso si dibatteva in tutto il corpo e si rotolava con la bava alla bocca; le sue membra apparivano ora rattrappite, ora distese, ora piegate e contorte, ora rigide e dure.
Talvolta, tutto teso e irrigidito, con i piedi all’altezza della testa, si slanciava in aria, per ricadere poi subito con un tonfo orrendo.
Il servo di Cristo, pieno di misericordia e di compassione per quell’infelice, così miserabilmente e irrimediabilmente colpito, gli fece portare un boccone del pane che stava mangiando.
All’assaggiare quel pane, il malato sentì dentro di sé una forza così miracolosa, che da quel momento non soffrì più di quell’infermità” (FF 1219/11).
Quel pane, segno d’intima convivialità, lo aveva liberato!
Ancora le Fonti ricordano:
“Poiché l’araldo di Cristo era famoso per questi e molti altri prodigi, la gente prestava attenzione alle sue parole, come se parlasse un Angelo del Signore.
Infatti la prerogativa delle virtù eccelse, lo spirito di profezia, la potenza taumaturgica, la missione di predicare venuta dal cielo, l’obbedienza delle creature prive di ragione, le repentine conversioni dei cuori operate dall’ascolto della sua parola, la scienza infusa dello Spirito Santo e superiore all’umana dottrina, l’autorizzazione a predicare concessa dal Sommo Pontefice per rivelazione divina, come pure la Regola, che definisce la forma delle predicazione, confermata dallo stesso Vicario di Cristo e, infine, i segni del Sommo Re impressi come sigillo nel suo corpo, sono come dieci testimonianze per tutto il mondo e confermano senza ombra di dubbio che Francesco, l’araldo di Cristo, è degno di venerazione per la missione ricevuta, autentico nella dottrina insegnata, ammirabile per la santità e che, perciò, egli ha predicato il Vangelo di Cristo come un vero inviato di Dio” (FF1221- Leggenda maggiore).
La Parola sottolinea: «So chi sei tu, il Santo di Dio» (Mc 1,24).
Già! I cieli narrano la Gloria di Dio; la Santità di Lui si espande sulle opere delle sue Mani!
Martedì 1.a sett. T.O. (Mc 1,21b-28)
Gesù, durante la sua predicazione e passando sul mare di Galilea, chiama al suo seguito i primi quattro discepoli che, lasciate le reti, si approssimano a coinvolgersi nell’avventura evangelica per il Regno.
La chiamata a divenire “pescatore” di uomini Francesco l’avverte fin dagli inizi della sua parabola evangelica.
“Francesco, che, non fidandosi mai di se stesso, in ogni decisione cercava ispirazione da Dio nella preghiera, scelse di vivere non per sé soltanto, ma per Colui che morì per tutti, ben consapevole di essere stato inviato da Dio a conquistare le anime che il diavolo tentava di rapire” (FF 381).
La chiamata esplicita che Cristo gli aveva rivolto lo aveva indotto a lasciare le reti della vita mondana per farsi annunciatore della Verità del Vangelo.
“Nella chiesa della Vergine Madre di Dio dimorava, dunque, il suo servo Francesco e supplicava insistentemente con gemiti continui Colei che concepì il Verbo pieno di grazia e di verità, perché si degnasse di farsi sua avvocata. E la Madre della misericordia ottenne con i suoi meriti che lui stesso concepisse e partorisse lo spirito della verità evangelica.
Mentre un giorno ascoltava devotamente la messa degli Apostoli, sentì recitare il brano del Vangelo in cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di vita evangelica, dicendo:
«Non tenete né oro né argento né denaro nelle vostre cinture; non abbiate bisaccia da viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone».
Questo udì, comprese e affidò alla memoria l’amico della povertà apostolica e, subito, ricolmo d’indicibile letizia, esclamò: «Questo è ciò che desidero, questo è ciò che bramo con tutto il cuore!».
Si toglie i calzari dai piedi; lascia il bastone; maledice bisaccia e denaro e, contento di una sola tonachetta, butta via la cintura e la sostituisce con una corda e mette ogni sua preoccupazione nello scoprire come realizzare a pieno le parole sentite e adattarsi in tutto alla regola della santità, dettata dagli apostoli” (FF 1051).
“Da quel momento l’uomo di Dio, per divino incitamento, si dedicò ad emulare la perfezione evangelica e ad invitare tutti gli altri alla penitenza” (FF 1052).
Chiara, quale pianticella del Serafico padre, nel suo straordinario Testamento dice:
«Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello della nostra vocazione.
E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate.
Perciò l’Apostolo ammonisce: Conosci bene la tua vocazione» (FF 2823).
Lunedì 1.a sett. T.O (Mc 1,14-20)
Nel Vangelo di Matteo oggi ci è narrato il Battesimo del Signore.
A Giovanni, che avverte il disagio di chi sa di aver bisogno lui di essere battezzato dal Figlio di Dio, Gesù risponde che è bene lasciare che si adempia ogni giustizia.
Nelle Fonti a riguardo della nascita e del battesimo di Francesco leggiamo:
“Il servo e amico dell’Altissimo, Francesco, ebbe questo nome dalla divina Provvidenza, affinché per la sua originalità e novità si diffondesse più facilmente in tutto il mondo la fama della sua missione.
La madre lo aveva chiamato Giovanni, quando rinascendo dall’acqua e dallo Spirito Santo, da figlio d’ira era divenuto figlio della Grazia” (FF 583).
Altresì le Fonti ci rivelano cose meravigliose riguardo Chiara d’Assisi, partorita da Madonna Ortolana.
Nella Leggenda: “Dal frutto si conosce l’albero e il frutto trae pregio dall’albero.
L’abbondanza della Grazia divina si riversò preveniente nella radice, perché nel ramoscello fiorisse copiosa la santità.
Infine, mentre la donna gravida è ormai vicina a partorire, pregava intensamente il Crocifisso in chiesa, davanti alla croce, che la salvasse dai pericoli del parto, udì una voce che le diceva:
«Non temere, donna, perché sana e salva darai al mondo una luce, che aggiungerà chiarore alla luce stessa».
Illuminata da questa profezia, volle che la neonata, rinascendo al fonte battesimale, si chiamasse Chiara, sperando che si realizzasse in qualche modo in seguito la chiarezza di luce promessa, conformemente al disegno d’amore della divina volontà.
Lo Spirito Santo, simboleggiato dalla colomba e di cui parla il Vangelo, riempì Francesco della sua potenza e lo guidò per tutta la vita quale “Manifestatore” del Figlio di Dio:
“Lo Spirito del Signore, che lo aveva unto e inviato assisteva il suo servo Francesco, ovunque si dirigesse; lo assisteva Cristo stesso, potenza e sapienza di Dio […]
Era, la sua parola, come un fuoco ardente, che penetrava l’intimo del cuore e ricolmava d’ammirazione le menti” (FF 1210).
E la stessa Chiara, animata dallo Spirito Santo effuso su di lei in abbondanza “fu la nuova donna della valle Spoletana che aprì una novella sorgente d’acqua vitale a ristoro e benessere delle anime” (FF 3294).
Attraverso i suoi profeti il Signore manifesta la rivoluzione operata dallo Spirito che rende figli del compiacimento divino e intrepidi testimoni della sua Parola salvifica.
«Ora, essendo stato immerso, Gesù subito salì dall’acqua ed ecco si aprirono i cieli e vide Spirito di Dio discendere come colomba venire su di lui» (Mt 3,16).
Battesimo del Signore A (Mt 3,13-17)
Francesco era stato deriso e trattato da pazzo nella sua Assisi, guardato come un panno immondo dalla “gente bene” del luogo, sprofondata nei sollazzi e divertimenti feudali.
Dopo la conversione, investito dalla potenza dello Spirito, aveva compreso che la sua missione era quella di annunciare ai poveri il lieto messaggio del Padre, proclamando l’anno di grazia del Signore con la testimonianza concreta della vita.
Questo lo aveva posto sul binario della povertà del Figlio di Dio, facendosi uno con essa, ovunque la scorgesse.
Le Fonti, maestre di vita vissuta, c’informano:
“Si chinava, con meravigliosa tenerezza e compassione, verso chiunque fosse afflitto da qualche sofferenza fisica e quando notava in qualcuno indigenza o necessità, nella dolce pietà del cuore, la considerava come una sofferenza di Cristo stesso.
Aveva innato il sentimento della clemenza, che la pietà di Cristo, infusa dall’alto, moltiplicava.
Sentiva sciogliersi il cuore alla presenza dei poveri e dei malati, e quando non poteva offrire l’aiuto, offriva il suo affetto.
Un giorno, un frate rispose piuttosto duramente ad un povero, che chiedeva l’elemosina in maniera importuna.
Udendo ciò, il pietoso amatore dei poveri comandò al frate di prostrarsi nudo ai piedi del povero, di dichiararsi colpevole, di chiedergli in carità che pregasse per lui e lo perdonasse.
Il frate così fece, e il Padre commentò con dolcezza:
«Fratello, quando vedi un povero, ti vien messo davanti lo specchio del Signore e della sua Madre povera. Così pure negli infermi, sappi vedere le infermità di cui Gesù si è rivestito».
In tutti i poveri, egli, a sua volta povero e cristianissimo, vedeva l’immagine di Cristo. Perciò quando li incontrava, dava generosamente tutto quanto avevano donato a lui, fosse pure il necessario per vivere; anzi era convinto che doveva restituirglielo a loro, come se fosse loro proprietà” (FF 1142).
La voce del Signore si era fatta sentire nel suo cuore da tempo, invitandolo a compiere una precisa e nuova missione, per opera dello Spirito.
Dopo una visione donatagli dall’alto, una Voce divina gli aveva parlato e Francesco aveva risposto:
«Signore, che vuoi che io faccia?».
«Ritorna nella tua terra - rispose il Signore - perché la visione, che tu hai avuto, raffigura una missione spirituale, che si deve compiere in te, non per disposizione umana, ma per disposizione divina» (FF 1032).
Francesco davvero poté ripetere forte:
«Lo Spirito del Signore su di me, perciò mi ha unto per annunciare la Buona Notizia ai poveri» (Lc 4,18).
Ovunque venne a trovarsi, in chiesa o all’aperto, davanti ai poveri o agli altolocati, mai temette d’incarnare la profezia-missione che lo aveva toccato e scelto.
Ai diseredati del suo tempo come a quelli di ogni epoca annunciava la Buona Novella del Regno con tenace attualità.
Feria propria del 10 gennaio
And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God: in possessions, in power, in other ‘gods’ that in reality are useless, they are idols. Of course, the Law of God remains but it is no longer the most important thing, the rule of life; rather, it becomes a camouflage, a cover-up, while life follows other paths, other rules, interests that are often forms of egoism, both individual and collective. Thus religion loses its authentic meaning, which is to live listening to God in order to do his will — that is the truth of our being — and thus we live well, in true freedom, and it is reduced to practising secondary customs which instead satisfy the human need to feel in God’s place. This is a serious threat to every religion which Jesus encountered in his time and which, unfortunately, is also to be found in Christianity. Jesus’ words against the scribes and Pharisees in today’s Gospel should therefore be food for thought for us as well (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre ‘divinità’ che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo. E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà - che è la verità del nostro essere - e così vivere bene, nella vera libertà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio. Ed è questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità. Perciò le parole di Gesù nel Vangelo di oggi contro gli scribi e i farisei devono far pensare anche noi (Papa Benedetto)
Salt, in the cultures of the Middle East, calls to mind several values such as the Covenant, solidarity, life and wisdom. Light is the first work of God the Creator and is a source of life; the word of God is compared to light (Pope Benedict)
Il sale, nella cultura mediorientale, evoca diversi valori quali l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce (Papa Benedetto)
Even after his failure even in Nazareth (vv.1-6) - his heralds gladly confused the Servant [who was educating them] with the victorious, sighed, respected and glorious Messiah…
Ancora dopo il suo fallimento persino a Nazareth (vv.1-6) - i suoi banditori hanno ben volentieri confuso il Servo [che li stava educando] col Messia vincitore, sospirato, rispettato e glorioso…
During more than 40 years of his reign, Herod Antipas had created a class of functionaries and a system of privileged people who had in their hands the government, the tax authorities, the economy, the justice, every aspect of civil and police life, and his command covered the territory extensively…
Durante più di 40 anni di regno, Erode Antipa aveva creato una classe di funzionari e un sistema di privilegiati che avevano in pugno il governo, il fisco, l’economia, la giustizia, ogni aspetto della vita civile e di polizia, e il suo comando copriva capillarmente il territorio…
don Giuseppe Nespeca
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