Feb 9, 2025 Scritto da 

Segni del Regno

1. Non vi è dubbio sul fatto che nei Vangeli i miracoli di Cristo vengono presentati come segni del regno di Dio, che è entrato nella storia dell'uomo e del mondo. «Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto tra voi il regno di Dio», dice Gesù (Mt 12,28). Per quante discussioni si vogliano fare e si siano fatte sul tema del miracolo (alle quali del resto hanno risposto gli apologisti cristiani), è certo che non è possibile staccare i «miracoli, i prodigi e segni» attribuiti a Gesù, e persino ai suoi apostoli e discepoli operanti «in suo nome», dal contesto autentico del Vangelo. Nella predicazione degli apostoli, dalla quale principalmente hanno origine i Vangeli, i primi cristiani sentivano narrare da testimoni oculari quei fatti straordinari, accaduti in tempi vicini e quindi controllabili sotto l'aspetto che possiamo dire critico-storico, sicché non erano sorpresi dal loro inserimento nei vangeli. Qualunque siano state le contestazioni dei tempi successivi, da quelle fonti genuine della vita e dell'insegnamento di Cristo emerge una prima cosa certa: gli apostoli, gli evangelisti e tutta la Chiesa primitiva vedevano in ciascuno di quei miracoli il supremo potere di Cristo sulla natura e sulle sue leggi. Colui che rivela Dio come Padre, Creatore e Signore del creato, quando compie quei miracoli con il proprio potere, rivela se stesso come Figlio consostanziale al Padre e uguale a lui nella signoria sul creato.

2. Alcuni miracoli presentano però anche altri aspetti complementari al significato fondamentale di prova del potere divino del Figlio dell'uomo, in ordine all'economia della salvezza. Così, parlando del primo «segno» compiuto a Cana di Galilea, l'evangelista Giovanni nota che mediante esso Gesù «manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11). Il miracolo è dunque compiuto per una finalità di fede, ma esso avviene durante una festa di nozze. Si può dire perciò che, almeno nell'intenzione dell'evangelista, il «segno» serve a mettere in rilievo tutta l'economia divina dell'alleanza e della grazia che nei libri dell'Antico e del Nuovo Testamento viene spesso espresso con l'immagine del matrimonio. Il miracolo di Cana di Galilea potrebbe dunque essere in relazione con la parabola del banchetto di nozze che un re fece per un suo figlio, e col «regno dei cieli» escatologico che «è simile» proprio a un tale banchetto (cf. Mt 22,2). Il primo miracolo di Gesù potrebbe essere letto come un «segno» di questo regno, soprattutto se si pensa che, non essendo ancora giunta «l'ora di Gesù», ossia l'ora della sua passione e della sua glorificazione (Gv 2,4; cf. 7,30; 8,20; 12,23.27; 13,1; 17,1), che deve essere preparata dalla predicazione del «Vangelo del regno» (cf. Mt 4,23; 9,35), il miracolo ottenuto con l'intercessione di Maria può essere considerato come un «segno» e un annuncio simbolico di ciò che sta per avvenire.

3. Come un «segno» dell'economia salvifica si lascia leggere ancor più chiaramente il miracolo della moltiplicazione dei pani, avvenuto nei pressi di Cafarnao. Giovanni vi ricollega il discorso tenuto da Gesù il giorno dopo, nel quale insiste sulla necessità di procurarsi «il pane che non perisce» mediante la «fede in colui che mi ha mandato», e parla di se stesso come del pane vero che «dà la vita al mondo» e anzi di colui che dà la sua carne «per la vita del mondo». E' chiaro il preannuncio della passione e morte salvifica, non senza riferimento e preparazione all'Eucaristia che doveva essere istituita il giorno prima della sua passione, come sacramento-pane della vita eterna (Gv 6,29.33.51.52-58).

4. A sua volta, la tempesta sedata sul lago di Genesaret può essere riletta come «segno» di una costante presenza di Cristo nella «barca» della Chiesa, che molte volte nel corso della storia viene esposta alla furia dei venti nelle ore di tempesta. Gesù, svegliato dai discepoli, comanda ai venti e al mare e si fa una grande bonaccia. Poi dice loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). In questo, come in altri episodi, si vede la volontà di Gesù di inculcare negli apostoli e nei discepoli la fede nella sua presenza operatrice e protettrice anche nelle ore più tempestose della storia, nelle quali potrebbe infiltrarsi nello spirito il dubbio sulla sua divina assistenza. Di fatto nella omiletica e nella spiritualità cristiana il miracolo è stato spesso interpretato come «segno» della presenza di Gesù e garanzia della fiducia in lui da parte dei cristiani e della Chiesa.

5. Gesù, che va verso i discepoli camminando sulle acque, offre un altro «segno» della sua presenza, e assicura una costante vigilanza sui discepoli e sulla Chiesa. «Coraggio, sono io, non temete», dice Gesù agli apostoli, che lo avevano preso per un fantasma (cf. Mc 6,49-50). Marco fa notare lo stupore degli apostoli «perché non avevano capito il fatto dei pani e il loro cuore era indurito» (Mc 6,52). Matteo riporta la domanda di Pietro che vuole scendere sulle acque per andare incontro a Gesù e registra la sua paura e la sua invocazione di aiuto, quando si sente sprofondare: Gesù lo salva, ma lo rimprovera dolcemente: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Mt 14,31). Aggiunge pure che «quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti esclamando: Tu sei veramente il Figlio di Dio» (Mt 14,33).

6. Le pesche miracolose sono per gli apostoli e per la chiesa i «segni» della fecondità della loro missione se si manterranno profondamente uniti alla potenza salvifica di Cristo (cf. Lc 5,4-10; Gv 21,3-6). Difatti Luca inserisce nella narrazione il fatto di Simon Pietro che si getta alle ginocchia di Gesù esclamando: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore» (Lc 5,10). Giovanni a sua volta fa seguire alla narrazione della pesca dopo la risurrezione, il mandato di Cristo a Pietro. «Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle» (cf. Gv 21,15-17). E' un accostamento significativo.

7. Si può dunque dire che i miracoli di Cristo, manifestazione della onnipotenza divina nei riguardi della creazione, che si rivela nel suo potere messianico su uomini e cose, sono nello stesso tempo i «segni» mediante i quali si rivela l'opera divina della salvezza, l'economia salvifica che con Cristo viene introdotta e si attua in modo definitivo nella storia dell'uomo e viene così inscritta in questo mondo visibile, che è pure sempre opera divina. La gente che - così come gli apostoli sul lago - vedendo i «miracoli» di Cristo s'interroga: «Chi è... costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?» (Mc 4,41), mediante questi «segni» viene preparata ad accogliere la salvezza offerta all'uomo da Dio nel suo Figlio.

Questo è lo scopo essenziale di tutti i miracoli e segni fatti da Cristo agli occhi dei suoi contemporanei, e di quei miracoli che nel corso della storia saranno compiuti dai suoi apostoli e discepoli in riferimento alla potenza salvifica del suo nome: «Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (At 3,6).

[Papa Giovanni Paolo II, Udienza Generale 2 dicembre 1987]

https://disf.org/giovanni-paolo-ii-salvezza-miracoli

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Christians are a priestly people for the world. Christians should make the living God visible to the world, they should bear witness to him and lead people towards him. When we speak of this task in which we share by virtue of our baptism, it is no reason to boast (Pope Benedict)
I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui. Quando parliamo di questo nostro comune incarico, in quanto siamo battezzati, ciò non è una ragione per farne un vanto (Papa Benedetto)
Because of this unique understanding, Jesus can present himself as the One who reveals the Father with a knowledge that is the fruit of an intimate and mysterious reciprocity (John Paul II)
In forza di questa singolare intesa, Gesù può presentarsi come il rivelatore del Padre, con una conoscenza che è frutto di un'intima e misteriosa reciprocità (Giovanni Paolo II)
Yes, all the "miracles, wonders and signs" of Christ are in function of the revelation of him as Messiah, of him as the Son of God: of him who alone has the power to free man from sin and death. Of him who is truly the Savior of the world (John Paul II)
Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo (Giovanni Paolo II)
It is known that faith is man's response to the word of divine revelation. The miracle takes place in organic connection with this revealing word of God. It is a "sign" of his presence and of his work, a particularly intense sign (John Paul II)
È noto che la fede è una risposta dell’uomo alla parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico con questa parola di Dio rivelante. È un “segno” della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire, particolarmente intenso (Giovanni Paolo II)
That was not the only time the father ran. His joy would not be complete without the presence of his other son. He then sets out to find him and invites him to join in the festivities (cf. v. 28). But the older son appeared upset by the homecoming celebration. He found his father’s joy hard to take; he did not acknowledge the return of his brother: “that son of yours”, he calls him (v. 30). For him, his brother was still lost, because he had already lost him in his heart (Pope Francis)
Ma quello non è stato l’unico momento in cui il Padre si è messo a correre. La sua gioia sarebbe incompleta senza la presenza dell’altro figlio. Per questo esce anche incontro a lui per invitarlo a partecipare alla festa (cfr v. 28). Però, sembra proprio che al figlio maggiore non piacessero le feste di benvenuto; non riesce a sopportare la gioia del padre e non riconosce il ritorno di suo fratello: «quel tuo figlio», dice (v. 30). Per lui suo fratello continua ad essere perduto, perché lo aveva ormai perduto nel suo cuore (Papa Francesco)
Doing a good deed almost instinctively gives rise to the desire to be esteemed and admired for the good action, in other words to gain a reward. And on the one hand this closes us in on ourselves and on the other, it brings us out of ourselves because we live oriented to what others think of us or admire in us (Pope Benedict)
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione. E questo, da una parte rinchiude in se stessi, dall’altra porta fuori da se stessi, perché si vive proiettati verso quello che gli altri pensano di noi e ammirano in noi (Papa Benedetto)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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