In questa quarta domenica di Quaresima il Vangelo di Giovanni presenta la guarigione del cieco nato, messa in discussione dai farisei ai quali Gesù, dinanzi alla loro incredulità, fa la fotografia della grave condizione in cui versano:
«Se foste ciechi, non avreste peccato; ma adesso dite: "Vediamo", il vostro peccato rimane» (Gv 9,41).
Francesco ogni giorno andava spiritualmente "a Siloe", piangendo i suoi peccati e quelli di tutto il mondo, danneggiando così gli occhi e divenendo cieco.
Ma temeva la cecità interiore prodotta dal peccato, più di quella fisica. Egli guarì, durante e dopo la sua vita terrena, molte persone cieche fin dalla nascita, rendendo gloria a Dio.
Nelle Fonti leggiamo:
"A una bambina cieca di Bevagna restituì la vista desiderata, spalmandole gli occhi con lo sputo per tre volte, nel nome della Trinità" (FF1218).
"Una donna di nome Sibilla, da molti anni cieca, viene un giorno condotta, cieca e triste, sulla tomba del Santo. Recupera istantaneamente la vista e se ne torna a casa lieta e giuliva.
Così anche un uomo di Spello recupera la vista, da tempo perduta, davanti al sepolcro del Santo" (FF 553).
Chiara d’Assisi, inoltre, spesso piangeva la Passione di Cristo e il demonio, ricorrendo alle sue astuzie, le fece notare che sarebbe divenuta cieca per questo.
Ma lei, con arditezza di spirito, rispose:
«Non sarà cieco chi vedrà Dio» (FF 3198), confondendo il nemico.
A riprova della sua solida fede.
Il cuore farisaico non crede ai miracoli, ma quello fondato sulla salda roccia della Parola sperimenta guarigione e gioia, come i due Poveri d’Assisi, strumenti di salute per il popolo nelle mani di Dio.
4.a Domenica Quaresima A (Gv 9,1-41)







