Ago 10, 2026 Scritto da 

Tutto e niente

«Contento, Señor, contento!»: il volto sorridente di un santo contemporaneo, il cileno Alberto Hurtado, il quale anche nelle difficoltà e nelle sofferenze assicura al Signore di essere «felice», si è contrapposto a quello «rattristato» del «giovane ricco» evangelico nella meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta, martedì 28 febbraio. Sono i due modi di rispondere al dono e alla proposta di vita che Dio fa all’uomo e che il Pontefice ha sintetizzato con un’espressione: «Tutto e niente».

L’omelia di Francesco ha preso le mosse da una considerazione sulla liturgia di questi «tre ultimi giorni prima della quaresima» nella quale è presentato il «rapporto fra Dio e le ricchezze». Nel vangelo di domenica, ha ricordato, «il Signore è stato chiaro: non si può servire Dio e le ricchezze. Non si possono servire due padroni, due signori: o tu servi Dio o servi le ricchezze». Lunedì, invece, «è stata proclamata la storia di quel giovane ricco, che voleva seguire il Signore ma alla fine era tanto ricco che ha scelto le ricchezze». Un passo evangelico (Marco, 10, 17-27) nel quale si sottolineava il monito di Gesù: «Quanto difficile è che un ricco entri nel regno dei cieli. È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago», e la reazione dei discepoli «un po’ spaventati: “Ma chi si può salvare?”».

Martedì la liturgia ha continuato a proporre il brano di Marco prendendo in esame la reazione di Pietro (10, 28-31), che dice a Gesù: «Va bene e noi?». Sembra quasi, ha commento il Papa, che Pietro con la sua domanda — «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Cosa tocca a noi?» — presentasse «il conto al Signore», come in una «negoziazione di affari». In realtà, ha spiegato il Pontefice, non era probabilmente «quella l’intenzione di Pietro», il quale, evidentemente, «non sapeva cosa dire: “Sì, questo se ne è andato, ma noi?”». In ogni caso, «la risposta di Gesù è chiara: “Io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato tutto senza ricevere tutto”». Non ci sono mezze misure: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto», «Riceverete tutto». C’è invece «quella misura traboccante con la quale Dio dà i suoi doni: “Riceverete tutto. Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madri o padri o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora in questo tempo cento volte tanto in case, fratelli, sorelle, madri, campi, e la vita eterna nel tempo che verrà”. Tutto».

Questa è la risposta, ha detto il Pontefice: «Il Signore non sa dare meno di tutto. Quando lui dona qualcosa, dona se stesso, che è tutto».

Una risposta, però, dove emerge una parola che «ci fa riflettere». Gesù infatti afferma che si «riceve già ora in questo tempo cento volte in case, fratelli insieme a persecuzioni». Quindi «tutto e niente». Ha spiegato il Papa: «Tutto in croce, tutto in persecuzioni, insieme alle persecuzioni». Perché si tratta di «entrare in un altro modo di pensare, in un altro modo di agire». Infatti «Gesù dà se stesso tutto, perché la pienezza, la pienezza di Dio è una pienezza annientata in croce». Ecco quindi il «dono di Dio: la pienezza annientata». Ed ecco allora anche «lo stile del cristiano: cercare la pienezza, di ricevere la pienezza annientata e seguire per quella strada». Certamente un impegno che «non è facile».

Ma il Papa, seguendo la sua meditazione, è andato oltre e si è chiesto: «Qual è il segno, qual è il segnale che io vado avanti in questo dare tutto e ricevere tutto?». Cosa fa capire, insomma, che si è sulla strada giusta? La risposta, ha detto, si trova nella prima lettura del giorno (Siracide 35, 1-15), dove è scritto: «Glorifica il Signore con occhio contento. In ogni offerta mostra lieto il tuo volto, con gioia, consacra la tua decima. Dà all’Altissimo secondo il dono da lui ricevuto e con occhio contento secondo la tua volontà». Quindi, «occhi contenti, lieto il volto, gioia...». Ha spiegato il Pontefice: «Il segno che noi andiamo su questa strada del tutto e niente, della pienezza annientata, è la gioia». Non a caso «il giovane ricco si fece scuro in volto e se ne andò rattristato». Non era stato «capace di ricevere, di accogliere questa pienezza annientata». Invece, ha spiegato il Papa, «i santi, Pietro stesso, l’hanno accolta. E in mezzo alle prove, alle difficoltà avevano lieto il volto, l’occhio contento e la gioia del cuore. Questo è il segno».

Ed è a questo punto che il Papa è ricorso a un esempio tratto dalla vita della Chiesa contemporanea: «Mi viene in mente — ha detto — una frase piccolina di un santo, san Alberto Hurtado, cileno. Lavorava sempre, difficoltà dietro difficoltà, dietro difficoltà... Lavorava per i poveri». È un santo che «è stato perseguitato» e ha dovuto affrontare «tante sofferenze». Ma «lui quando era proprio lì, annientato in croce» diceva: «Contento, Señor, contento, “Felice, Signore, felice”».

Che sant’Alberto, ha concluso il Pontefice, «ci insegni ad andare su questa strada, ci dia la grazia di andare su questa strada un po’ difficile del tutto e niente, della pienezza annientata di Gesù Cristo e dire sempre, soprattutto nelle difficoltà: “Contento, Signore, contento”».

[Papa Francesco, in L’Osservatore Romano 01.03.2017]

 

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Mary "Girl" [...] point of convergence and arrival of a complex of divine promises, mysteriously echoed in the very heart of history (Pope John Paul II)
Maria “Bambina” […] punto di convergenza e di arrivo di un complesso di promesse divine, echeggiate misteriosamente nel cuore stesso della storia (Papa Giovanni Paolo II)
Luke’s passage puts before the eyes a double slavery: that of man «with his hand paralyzed, slave of his illness», and that of the «Pharisees, scribes, slaves of their rigid, legalistic attitudes» (Pope Francis)
Il racconto di Luca mette davanti agli occhi una duplice schiavitù: quella dell’uomo «con la mano paralizzata, schiavo della sua malattia», e quella «dei farisei, degli scribi, schiavi dei loro atteggiamenti rigidi, legalistici» (Papa Francesco)
Origen says “we should practise this symphony” (Commentary on the Gospel according to Matthew, 14,1), in other words this harmony within the Christian community [Pope Benedict]
Dice Origene che “dobbiamo esercitarci in questa sinfonia” (Commento al Vangelo di Matteo 14, 1), cioè in questa concordia all’interno della comunità cristiana [Papa Benedetto]
Thus in communion with Christ, in a faith that creates charity, the entire Law is fulfilled. We become just by entering into communion with Christ who is Love (Pope Benedict)
Così nella comunione con Cristo, nella fede che crea la carità, tutta la Legge è realizzata. Diventiamo giusti entrando in comunione con Cristo che è l'amore (Papa Benedetto)
«Francis was reproaching his brethren too harsh towards themselves, and who came to exhaustion by means of vigils, fasts, prayers and corporal penances» [FS 1470]
«Francesco muoveva rimproveri ai suoi fratelli troppo duri verso se stessi, e che arrivavano allo sfinimento a forza di veglie, digiuni, orazioni e penitenze corporali» [FF 1470]
From a human point of view, he thinks that there should be distance between the sinner and the Holy One. In truth, his very condition as a sinner requires that the Lord not distance Himself from him, in the same way that a doctor cannot distance himself from those who are sick (Pope Francis)
Da un punto di vista umano, pensa che ci debba essere distanza tra il peccatore e il Santo. In verità, proprio la sua condizione di peccatore richiede che il Signore non si allontani da lui, allo stesso modo in cui un medico non può allontanarsi da chi è malato (Papa Francesco)
The life of the Church in the Third Millennium will certainly not be lacking in new and surprising manifestations of "the feminine genius" (Pope John Paul II)
Il futuro della Chiesa nel terzo millennio non mancherà certo di registrare nuove e mirabili manifestazioni del « genio femminile » (Papa Giovanni Paolo II)
And it is not enough that you belong to the Son of God, but you must be in him, as the members are in their head. All that is in you must be incorporated into him and from him receive life and guidance (Jean Eudes)
E non basta che tu appartenga al Figlio di Dio, ma devi essere in lui, come le membra sono nel loro capo. Tutto ciò che è in te deve essere incorporato in lui e da lui ricevere vita e guida (Giovanni Eudes)
Consequently, just as for Christ carrying the cross was not an option but a mission to be embraced for love, so it is for Christians too. In our world today, where the forces that divide and destroy seem to dominate, Christ does not cease to offer to all his clear invitation [Pope Benedict]

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