Set 26, 2026 Scritto da 

Le “star” accantonate

Due figli: «No» e «Io!»

(Mt 21,28-32)

 

Mt scrive dopo mezzo secolo dalla morte del Maestro e constata che la maggioranza dei figli di Abramo - il suo popolo - non ha riconosciuto Gesù Messia.

Nelle sue comunità di Galilea e Siria i pagani diventavano rapidamente maggioranza - elevati al rango di figli.

Essi non si sottoponevano a trafile snervanti, ma spontaneamente riconoscevano il Signore.

È un invito ai veterani di chiesa ancora giudaizzanti, a rivedere la loro religiosità (molto di facciata) che ritiene di aver compreso tutto, ma non coglie l'essenziale del disegno divino sull’umanità - e non c’incammina al “lavoro”.

[Culti tranquillizzanti, legalismi tradizionali o sogni isterici salvano solo le apparenze].

Mt vuole che i fedeli di chiesa non avessero invece presunzione alcuna di sentirsi a posto, quasi per anagrafe.

 

Come Pietro (Mt 16,16-28) a volte i direttori anziani erano disposti a impegnarsi per un Messia che avevano solo in testa - non a testimoniare l’Agnello impegnato a trasmettere vita ai nuovi; rallegrarla, promuoverla, donarla.

[Beninteso, oggi non siamo abilitati a identificarci col “terzo figlio”, quello che... “dice «signorsì» e opera”].

È la ritenuta feccia della società, gli esclusi dal regno di Dio (vv.31b-32) che “prende il posto” dei leaders - di coloro che hanno idee sofisticate o la stessa tradizione “a posto”.

 

A paragone dei primi della classe, gli ultimi arrivati non erano più meritevoli di esperti e abitudinari, ma essendo privi di paravento perbenista diventavano man mano disposti ad amare.

Coloro che i dirigenti antichi consideravano responsabili del ritardo del Regno non erano ancora sordi alla Parola.

Del resto, anche Giuda si è pentito.

I capi che si sentono adempienti o grandi riformatori e fenomeni, non si convertiranno mai.

Ecco perché il Maestro era a suo agio coi diversi, più che coi religiosi sterilizzati o con gli idealisti disincarnati.

Insomma: bisogna lasciarsi sottoporre a valutazione.

È necessario mettersi in discussione, fermarsi, interrogarsi: «Che ve ne pare?» (v.21).

 

Dopo la cacciata dei venditori, le autorità sono furibonde, perché  Gesù ha dichiarato che il Tempio di Gerusalemme è un covo di banditi.

Che ingenuo! Non si tocca il dio unico dei luoghi santi antichi, quello vero: il sacchetto delle guide e il tesoro dei sacerdoti implicati.

I massimi responsabili degli affari in nero del recinto sacro non vogliono assolutamente perdere la faccia.

Essi appaiono credenti e leali, ma solo se scrutati di fuori.

Il loro occhio interiore e l’attività ben celata dietro le quinte si posa su tutt’altro che i beni spirituali.

Il loro dio unico si chiama convenienza. Allora è ad essi che il Maestro rivolge la parabola.

E già l’esordio è provocatorio... Nei racconti dei rabbini il «figlio» era uno solo: Israele!

Per Cristo, invece, anche uno scapestrato rimane figlio [che ce ne pare di questo, per esempio... a cominciare dal catechismo, per finire nei corsi di esercizi spirituali?].

 

Il Padrone della Vigna immagine del popolo eletto si rivolge [per la nuova traduzione CEI, inizialmente] al suo «prototipo» di uomo con tenerezza e viscere materne: «Figliolino mio».

Cerca di fargli capire: «La terra poco famigliare è piena di dissensi e rancori, invece la Vigna è tua; impegnati dunque a costruire il mondo della gioia».

Ma è in fondo normale ostinarsi: «Non ne ho voglia» - perché spesso siamo attratti non dalle Beatitudini, bensì dai criteri mondani dell’avere, potere e apparire; del trattenere per sé, salire sugli altri e dominarli.

Lavorare in favore della vita altrui, riconoscerne la dignità e promuoverla, non sorge a tutti immediato e spontaneo.

Anzi, appare oneroso - almeno sino a quando non riusciamo a comprendere il valore dei fratelli, per noi stessi (e scorgere il “nostro” nei “loro” volti).

È solo un cammino di vita nello Spirito che ci rende pronti a riconoscere che il Tu sollecita, dilata, arricchisce e completa l’Io.

Incontrare gli altri sul serio significa aver incontrato se stessi, nella poliedricità dei propri lati.

Non è semplice. Infatti, è più corrivo identificarsi o essere solidali a distanza, che fraterni.

Difficile di fatto eliminare l’egoismo, il quale è un dato creaturale che va integrato per arricchire tutti, piuttosto che fintamente esorcizzato.

 

Insomma: il “diverso” non è solo un appello, ma una ricchezza sconfinata per me stesso; parla del mio stesso essere, proprio in quel modo lì.

Ma per comprendere l’amore - appunto, anche verso di sé - tutti abbiamo bisogno di tempo, esperienza, approfondimenti, crescita dell’empatia e ulteriore esplorazione.

Poi lavorare è anche dispendioso, a partire dall’intimo.

Ovvio che istintivamente ci si possa tirare indietro - almeno sino a quando non s’inizi ad apprendere il legame profondo con il lontano che chiede vita [esattamente come facciamo sempre, in prima persona].

 

La percezione di ciò che appare “straniero” diventa intuizione rara della propria essenza, dilatazione dell’Ego - movimento e processo crescente che porta a comprendere il Tu nell’Io.

L’eccentricità del fratello è lo spunto paradossale per ritrovare se stessi e la propria strada.

 

Costruire il mondo nuovo può essere repellente alla natura (in alcuni lati) segnata dal peccato e dal ripiegamento.

Bisogna capire le reazioni d’istinto banali, perché le condanne preventive bloccano la crescita.

Solo passo dopo passo prendiamo coscienza che la vita autentica e piena fa emergere l’Oro divino.

Accentua la caratura squisitamente umana che anche il Padre celeste suggerisce - sorpassando il disinteresse per l’anelito che su due piedi sembra non ci riguardi.

 

Certo, all’inizio la ripulsa può affiorare; non c’è da scandalizzarsi, né additare.

Recuperare la dimensione umana profonda non è un gioco da ragazzi.

Poi è la differenza che ci dà lo spunto, non la “regola” - né il “rimprovero”. Questi ultimi non attivano nulla di autentico.

Del resto lo sappiamo per esperienza: il Sì più convinto passa attraverso un No iniziale.

La lotta interiore è da mettere in conto - infine essa stessa andrà a incidere ben oltre un’adesione formale.

Non c’è da rimanere indignati se qualcuno risponde picche.

Poi cambierà idea [v.29 della nuova traduzione CEI]: «metamellomai». E recupererà il carattere radicale di figlio e fratello.

 

Per afferrare la propria posizione e corrispondere sapientemente alle proposte del Signore bisogna che la persona passi attraverso un vaglio delle cose.

Ciò chiama un discernimento dalle proprie radici, delle relazioni, e di se stesso (nelle sue molte diversificazioni).

Insomma, il Sì più vero deriva da una richiesta di spiegazione - che porta a contatto diretto con la Fonte del nostro carattere variegato - condizione che ci completa.

La vita non è un copiare e ricalcare. Bisogna fare attenzione agli “yes-man”: stanno recitando una fiction da paravento.

Sebbene gl’identificati siano “pronti e proni” a mostrare subito le migliori intenzioni, essi diventano tutta vetrina e nessuna sostanza; infine solo parole vuote.

 

Si rivolse dunque al secondo [v.30 nella nuova traduzione CEI] in realtà primogenito delle promesse: «Io, Signore!».

Come dire: «Ci sono io, qui; perché pensare ad altri?».

La reazione esageratamente affine e positiva - in realtà qualunquista perché abitudinaria e forse calcolata - sta a indicare che il “reduce del credere e delle adesioni”, come minimo non ha capito...

Senz’altro non era d’accordo col programma del Padre - così profondo e impegnativo. E pensava a modo suo come ci si comporta nella Vigna. 

Pertanto s’illude di trovarsi avvantaggiato, invece che Salvato.

 

 

 

Fede e protocolli

 

«Peccatori manifesti e contaminati vari vi stanno passando avanti»

(Mt 21,28-32; in part. v.31)

 

Specifico della Fede, che fa differenza, è non fidarsi dell’ideologia religiosa dei migliori.

Un credo è autentico se sopporta di essere vagliato in prima persona; il resto è artificio, sfiducia col trucco.

La convinzione personale passa attraverso una spontanea richiesta di spiegazioni [tipica in tal guisa la vicenda dei due figli, che dicono entrambi sì e no]. 

Il discrimine della vita nello Spirito? L’eccezione che diventa promozione.

Comparato alle diverse credenze antiche, un lato intrinseco dell’invito di Gesù è la mente adulta.

Essa esclude soluzioni aderenti (comuni o élitarie): racchiudono le anime in una condizione di dipendenza, con progressi illusori.

Donne e uomini rispondono «Eccomi» all’appello perché intimamente persuasi, non per influsso esterno di etichette, rituali, protocolli, ufficialità, rispetto di guide canoniche; abitudini altrui, e sentito dire.

 

Alla richiesta dei discepoli di aumentare la loro fede, Gesù neppure risponde (Lc 17,6).

Non dice di migliorare questo o quello. Impossibile cesellare un amore a tappe scandite.

La Fede non è un regalo da mettere al riparo e che il Padre fa solo a qualcuno, ma una relazione di fiducia creativa che si accende in risposta all’iniziativa gratuita, rinnovata, rinvigorita, ripetutamente svecchiata, della Sorgente dell’essere - quando passo dopo passo la si accoglie invece di rifiutarla.

Non solo è una proposta personale e variegata in sé, ma vuole pure essere reinterpretata e resa lussureggiante con l’inedito tutto nostro.

L’unico vigore da introdurre negli eventi è un diverso volto, per nulla difensivo, né finalizzato ad aumentare la situazione.

Perché chiamati a divenire ciò che siamo.

L’anima ci guida a incontrare noi stessi, schiettamente e non ricalcando un complesso di procedure esterne - però, di onda in onda.

Quindi non c’è chi ha già molta fede, altri così così; alcuni in misura giusta, o carente e per niente - magari aspettando di trovare il Dono da qualche parte per rimetterlo in cassaforte e moltiplicare il gruzzolo - conservandolo sempre nel medesimo buco del muro.

 

Va dunque sradicata l’idea conformista, ingessata e ambigua di progresso spirituale.

Esso non è contenuto nei limiti dei “lavori in breccia” da muratore che segue pedissequamente un progetto. E suda suda per inserire in un qualche loculo raffazzonato l’identico scrigno di tutti - ricevuto come pacchetto completo.

Poi, non esistono prediletti, né riferimenti d’avamposto per difenderlo.

Non vi sono scartati collocati a margine, né truppe “medie” secondo capacità di guardia e performance.

Nell’itinerario autentico non esiste una traiettoria o una via d’uscita unilaterali [come fosse un solo varco, già preformato in ogni dettaglio].

Neppure qualche arricchimento pedissequo, a modello - ritenuto eventualmente possibile per eroi a parte, su base ascetica convenzionale.

Non sono questi i veri amici dell’energia vitale.

 

Morale - a contrario: mai fidarsi di coloro che si precipitano a dire: «Sissignore!».

7
don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

And «each of us can say: "for love to me"» (Pope Francis)
E «ognuno di noi può dire: “per amore a me”» (Papa Francesco)
We too, to reach a more conscious confession of Jesus Christ must follow, like Peter, a path made of attentive, caring listening (Pope John Paul II)
Anche noi per giungere a una più consapevole confessione di Gesù Cristo dobbiamo percorrere, come Pietro, un cammino fatto di ascolto attento, premuroso (Papa Giovanni Paolo II)
It is a word that must be witnessed to and proclaimed explicitly, because without a consistent witness it proves to be less comprehensible and credible [Pope Benedict]
E’ una Parola che deve essere testimoniata e proclamata esplicitamente, perché senza una testimonianza coerente essa risulta meno comprensibile e credibile [Papa Benedetto]
The “reading and meditation of the word of God root us more deeply in Christ and guide our ministry as servants of reconciliation, justice and peace” (second Synod for Africa, Propositio 46)
La lettura e la meditazione della Parola di Dio ci radicano più profondamente in Cristo e orientano il nostro ministero di servitori della riconciliazione, della giustizia e della pace (Secondo Sinodo per l’Africa, Propositio 46)
The Gospel of Matthew written in Hebrew or Aramaic is no longer extant, but in the Greek Gospel that we possess we still continue to hear, in a certain way, the persuasive voice of the publican Matthew, who, having become an Apostle, continues to proclaim God's saving mercy to us. And let us listen to St Matthew's message, meditating upon it ever anew also to learn to stand up and follow Jesus with determination (Pope Benedict)
Non abbiamo più il Vangelo scritto da Matteo in ebraico o in aramaico, ma nel Vangelo greco che abbiamo continuiamo a udire ancora, in qualche modo, la voce persuasiva del pubblicano Matteo che, diventato Apostolo, séguita ad annunciarci la salvatrice misericordia di Dio e ascoltiamo questo messaggio di san Matteo, meditiamolo sempre di nuovo per imparare anche noi ad alzarci e a seguire Gesù con decisione (Papa Benedetto)
That denarius clearly represents eternal life, a gift that God reserves for all. Indeed those who are considered the "last", if they accept, become the "first", whereas the "first" can risk becoming the "last" [Pope Benedict]
Quel denaro rappresenta la vita eterna, dono che Dio riserva a tutti. Anzi, proprio quelli che sono considerati "ultimi", se lo accettano, diventano "primi", mentre i "primi" possono rischiare di finire "ultimi" [Papa Benedetto]
The sower is Jesus. With this image, we can see that he presents himself as one who does not impose himself, but rather offers himself. He does not attract us by conquering us, but by donating himself: he casts seeds. With patience and generosity, he spreads his Word, which is not a cage or a trap, but a seed which can bear fruit (Pope Francis)
Il seminatore è Gesù. Notiamo che, con questa immagine, Egli si presenta come uno che non si impone, ma si propone; non ci attira conquistandoci, ma donandosi: butta il seme. Egli sparge con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto (Papa Francesco)
The Church desires to give thanks to the Most Holy Trinity for the "mystery of woman" and for every woman - for that which constitutes the eternal measure of her feminine dignity, for the "great works of God", which throughout human history have been accomplished in and through her (Mulieris Dignitatem n.31)

Due Fuochi due Vie - Vol. 1 Due Fuochi due Vie - Vol. 2 Due Fuochi due Vie - Vol. 3 Due Fuochi due Vie - Vol. 4 Due Fuochi due Vie - Vol. 5 Dialogo e Solstizio I fiammiferi di Maria

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