Mag 5, 2026 Scritto da 

Portare il peso della Verità: dimensione martiriale

«I copti sgozzati perché cristiani» sono morti «con il nome di Gesù sulle labbra» perché avevano compreso fino in fondo «lo scandalo della croce». Ma «la strada martiriale» fa parte della vita quotidiana di ogni cristiano, anche nella famiglia, nella difesa dei diritti delle persone, nell’esperienza della malattia. Ed è lo Spirito Santo che aiuta a saper rendere testimonianza e ad accogliere «la verità tutta intera». Lo ha affermato Papa Francesco, nella messa celebrata lunedì 11 maggio nella cappella della casa Santa Marta, ricordando anche di aver telefonato, domenica, al patriarca copto Tawadros, in occasione del giorno dell’amicizia tra copti e cattolici, secondo anniversario dell’incontro che si svolse in Vaticano il 10 maggio 2013.

«Nella prima preghiera di oggi» all’inizio della messa, ha detto il Pontefice, «abbiamo chiesto la grazia di rendere sempre presente, in ogni momento, la fecondità della Pasqua». E infatti, ha spiegato, «la Pasqua è feconda» perché «è la vita che Gesù Cristo, il Signore, ci ha dato attraverso la sua croce e la sua risurrezione». Ma «come viene attuata questa fecondità?». La risposta, ha fatto notare Francesco, la troviamo proprio nel Vangelo di Giovanni (15, 26-16.4) proposto oggi dalla liturgia.

In pratica «il Signore prepara i suoi discepoli al futuro». E «c’è una parola che può sembrare un po’ strana: scandalizzare». Dice Gesù, secondo quanto riferisce Giovanni: «Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi». La questione da comprendere è: «di quale scandalo parla Gesù? Dello scandalo delle persecuzioni che avverranno, dello scandalo della croce?».

Il Signore «aggiunge una promessa» dicendo: «Quando verrà il Paraclito, lo Spirito della verità, egli darà testimonianza». E poi, «sempre nello stesso discorso», afferma ancora: «Io ho tante cose da dirvi, ma in questo momento voi non siete capaci di portarne il peso; ma quando verrà il Paraclito, lo Spirito di verità, egli vi guiderà a tutta la verità». Insomma, ha spiegato il Papa, Gesù «ci parla del futuro, della croce che ci aspetta e ci parla dello Spirito, che ci prepara a dare la testimonianza cristiana».

Del resto, ha proseguito Francesco, «in questi giorni la Chiesa ci fa riflettere tanto sullo Spirito Santo: Gesù dice che lo Spirito Santo che verrà, che lui invierà, ci guiderà alla verità piena, cioè ci insegnerà le cose che io ancora non ho insegnato, queste cose che lui — ha aggiunto il Papa citando il passo evangelico odierno — deve dire e delle quali loro, i discepoli, non sono ancora capaci di portare il peso». Inoltre il Signore afferma anche che «lo Spirito vi farà ricordare le cose che ho detto e che con la vita sono cadute nell’oblio». Ed ecco, ha spiegato Francesco, «quello che fa lo Spirito: ci fa ricordare le parole di Gesù e ci insegna le cose che ancora Gesù non ha potuto dirci, perché noi non eravamo capaci di comprenderne la portata».

«Così la vita della Chiesa è un cammino guidato dallo Spirito che ci ricorda e ci insegna, che ci porta alla verità tutta intera», ha sottolineato. E «questo Spirito, che è compagno di cammino, ci difende anche dallo scandalo della croce». San Paolo, parlando ai corinzi, dice: «Ma la Croce è una stoltezza, per quelli che vanno alla perdizione». Poi riprende e aggiunge: «I giudei chiedono segni». E «davvero quante volte nel Vangelo i giudei, i dottori della legge, hanno chiesto a Gesù» di dar loro «un segno». Da parte loro, «i greci, cioè i pagani, chiedono sapienza, idee nuove». Ma «noi predichiamo soltanto Cristo crocifisso, scandalo per voi — per gli ebrei — e stoltezza per i pagani».

La croce di Cristo, dunque, è lo scandalo. Per questo, ha chiarito il Papa, «Gesù prepara il cuore dei suoi discepoli con la promessa del Paraclito, per quello che avverrà loro». E dice: «Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi» della croce di Cristo. Giovanni riporta queste parole del Signore: «Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio». E noi oggi, ha constatato il Pontefice, «siamo testimoni di questi che uccidono i cristiani in nome di Dio perché sono miscredenti, secondo loro». Questa «è la croce di Cristo». Ecco l’attualità delle parole di Gesù nel Vangelo della liturgia del giorno: «Faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me». Gesù ricorda così che quanto è accaduto a lui, accadrà anche a noi: «le persecuzioni, le tribolazioni». Per questo non ci si deve scandalizzare, consapevoli che «sarà lo Spirito a guidarci e a farci capire».

«Ieri — ha quindi confidato Francesco — ho avuto la gioia di telefonare al patriarca copto Tawadros, perché era il giorno dell’amicizia copto-cattolica: abbiamo parlato di alcune cose». Ma, ha aggiunto, «io ricordavo i suoi fedeli, che sono stati sgozzati sulla spiaggia perché cristiani. Questi fedeli, per la forza che gli ha dato lo Spirito Santo, non si sono scandalizzati. Morivano col nome di Gesù sulle labbra. È la forza dello Spirito. La testimonianza. È vero, questo è proprio il martirio, la testimonianza suprema».

C’è anche, ha proseguito il Papa, «la testimonianza di ogni giorno, la testimonianza di rendere presente la fecondità della Pasqua — che abbiamo chiesto oggi all’inizio della messa — quella fecondità che ci dà lo Spirito Santo, che ci guida verso la verità piena, la verità intera, e ci fa ricordare quello che Gesù ci dice».

Perciò, ha rimarcato Francesco, «un cristiano che non prende sul serio questa dimensione “martiriale” della vita non ha capito ancora la strada che Gesù ci ha insegnato: strada “martiriale” di ogni giorno; strada “martiriale” nel difendere i diritti delle persone; strada “martiriale” nel difendere i figli: papà, mamma che difendono la loro famiglia; strada “martiriale” di tanti, tanti ammalati che soffrono per amore di Gesù. Tutti noi abbiamo la possibilità di portare avanti questa fecondità pasquale su questa strada “martiriale”, senza scandalizzarci».

Nel proseguire la celebrazione eucaristica — «memoriale di quella croce» nella quale «si rende presente la fecondità pasquale» — il Pontefice ha chiesto «al Signore la grazia di ricevere lo Spirito Santo che ci farà ricordare le cose di Gesù, che ci guiderà alla verità tutta intera e ci preparerà ogni giorno a rendere questa testimonianza, a dare questo piccolo martirio di ogni giorno o un grande martirio, secondo la volontà del Signore».

[Papa Francesco, omelia s. Marta, in L’Osservatore Romano 12/05/2015]

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don Giuseppe Nespeca

Giuseppe Nespeca è architetto e sacerdote. Cultore della Sacra scrittura è autore della raccolta "Due Fuochi due Vie - Religione e Fede, Vangeli e Tao"; coautore del libro "Dialogo e Solstizio".

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Whoever is inscribed in God's name participates in God's life, and lives. Therefore to believe is to be inscribed in the name of God. Thus we are alive. Whoever has a share in God's name is not dead but rather belongs to the living God. In this sense we should be able to understand the dynamism of faith, which entails enrolling our names in the name of God and in this way entering into life [Pope Benedict]
Chi è scritto nel nome di Dio partecipa alla vita di Dio, vive. E così credere è essere iscritti nel nome di Dio. E così siamo vivi. Chi appartiene al nome di Dio non è un morto, appartiene al Dio vivente. In questo senso dovremmo capire il dinamismo della fede, che è un iscrivere il nostro nome nel nome di Dio e così un entrare nella vita [Papa Benedetto]
As sometimes happens in the Gospel, faced with the trap set for him by his enemies, Jesus, with his response, rises above the contingent controversy and goes far beyond the particular and mutually divergent positions (John Paul II)
Come talora accade nel Vangelo, di fronte al tranello mossogli dai suoi nemici, Gesù, con la sua risposta, s’innalza al di sopra della polemica contingente e va ben oltre le posizioni particolari e tra loro divergenti (Giovanni Paolo II)
This Name clearly expresses that the God of the Bible is not some kind of monad closed in on itself and satisfied with his own self-sufficiency but he is life that wants to communicate itself, openness, relationship [Pope Benedict]
Questo nome esprime dunque chiaramente che il Dio della Bibbia non è una sorta di monade chiusa in se stessa e soddisfatta della propria autosufficienza, ma è vita che vuole comunicarsi, è apertura, relazione [Papa Benedetto]
There, however, in the place that should have been taken up by the encounter between God and man, he found livestock merchants and money-changers who occupied this place of prayer with their commerce […] In the temple's purification, however, it was a matter of more than fighting abuses. A new time in history was foretold (Pope Benedict)
Ma là dove doveva esservi lo spazio dell’incontro tra Dio e l’uomo, Egli trova commercianti di bestiame e cambiavalute che occupano con i loro affari il luogo di preghiera […] Nella purificazione del tempio, però, si tratta di più che della lotta agli abusi. È preconizzata una nuova ora della storia (Papa Benedetto)
«Ask Jesus for the grace to follow him closely», so as not to leave him alone, thus overcoming the temptations of looking at ourselves to «share the cake» of personal interests [Pope Francis]
«Chiedere a Gesù la grazia di seguirlo da vicino», per non lasciarlo solo, superando così le tentazioni di guardare noi stessi per «spartirsi la torta» degli interessi personali [Papa Francesco]
First, in Nazareth, he makes him grow, raises him, educates him, but then follows him: "Your mother is there" (Pope Francis)
Prima, a Nazareth, lo fa crescere, lo alleva, lo educa, ma poi lo segue: “La tua madre è lì” (Papa Francesco)
Unity is not made with glue [...] The great prayer of Jesus is to «resemble» the Father (Pope Francis)
L’Unità non si fa con la colla […] La grande preghiera di Gesù» è quella di «assomigliare» al Padre (Papa Francesco)
Divisions among Christians, while they wound the Church, wound Christ; and divided, we cause a wound to Christ: the Church is indeed the body of which Christ is the Head (Pope Francis)

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