L’istrione.
Nel vocabolario Treccani alla voce istrione si legge: “chi recita in azioni sceniche”. Nell’uso comune e in senso figurato: “chi nella vita assume atteggiamenti esageratamente teatrali; chi simula in modo plateale e poco dignitoso”.
Anni fa (tanti), quando ero ancora adolescente, Charles Aznavour pubblicò una bellissima canzone che pronunciava queste parole: “Io sono un istrione. Ma la genialità è nata insieme a me […] ma la teatralità scorre dentro di me”.
Canzone che se non erro dovrebbe essere stata riproposta dopo un lasso di tempo da Massimo Ranieri.
Forse i meno giovani ricorderanno anche la prima pubblicazione.
Giorni fa incontro un giovane con atteggiamento da Vip che conosco fin dalla sua nascita.
Egli si ferma, mi saluta cordialmente e inizia a raccontarmi della sua vita, del suo lavoro nel mondo della politica e dei suoi viaggi .
Dice che un suo obiettivo è quello di visitare le meraviglie del mondo e che è appena tornato da una di queste mete. Dice solennemente che ne ha già visitate diverse.
Il tutto senza che io avessi chiesto qualcosa, anche perché non me ne ha dato il tempo.
Era troppo impegnato nel suo soliloquio e io ero solo uno spettatore.
Al termine del suo discorso mi comunica che ha concluso una cura odontoiatrica per un dente che gli ha dato parecchi problemi e che è ancora sofferente […] mi elenca le medicine che sta assumendo. Poi mi guarda e ironicamente ribadisce che quando i medici trovano delle difficoltà nel loro lavoro, dicono sempre che è colpa della psiche .
E qui una fragorosa risata, unitamente a tutto il “pathos” con cui aveva tessuto la narrazione.
Mancava solo l’applauso finale, che non c’è stato. Solo un cordiale arrivederci. La mia deformazione professionale si è messa in moto, riflettendo su quanto era accaduto.
Ci sono delle persone che hanno bisogno più che di incontrare l’altro, di esibirsi e di cercare l’approvazione altrui.
Cosa che nei limiti accettabili, facciamo un po’ tutti e che ci dà piacere. Questi soggetti a volte vanno a caccia di un “pubblico” dove esternare ed esibire i propri sentimenti, vissuti, senza preoccuparsi di costruire una relazione, un incontro - e una volta comunicato le proprie emozioni, se ne vanno in modo rapido e spesso alla ricerca di un altro “pubblico”.
Devono stare sempre al centro dell’attenzione ed esprimono spesso le loro emozioni in maniera plateale. Tutto quello che realizzano è qualcosa di grandioso, tutto il loro operare è “un trionfo”.
Dietro questo atteggiamenti di solito si incontra una enorme paura di restare soli, di essere abbandonati. Certo tutti noi abbiamo un po’ queste paure, ma non ricorriamo a meccanismi compensatori di quel tipo.
A volte abbiamo timore di certe emozioni che proviamo, come se temessimo che quello che proviamo non sia salutare.
Dobbiamo tenere sempre presente che quello che succede nella nostra psiche non è tutto casuale e patologico, ma finalistico e costruttivo. Non ci sono solo i demoni, ci sono anche gli angeli.
Non ricordo se questo concetto lo ho già espresso, comunque lo ribadisco perché lo ritengo importante e perché penso che ci si spaventi meno se ci accorgiamo di provare certe sensazioni.
Senza citare manuali e classificazioni psicologiche… a noi tutti sarà capitato di aver provato in particolari periodi della vita sensazioni come quelle descritte sopra.
Gli individui che hanno queste caratteristiche sono “teatrali” e esprimono le loro esperienze in maniera ingrandita.
Possono essere seduttivi o anche provocatori.
Usano il loro aspetto fisico in maniera esagerata per essere notati e sembrare interessanti.
Si basano più sull’emozione che sulla riflessione, e tendono all’esteriorità, alla banalità.
Sono anche persone condizionabili e idealizzano le persone che ammirano; a volte fino ad imitarle.
Sognano l’amore ideale, ma spesso si coinvolgono in affetti inadatti e irrealizzabili.
Ingigantiscono ogni sensazione corporea, senza che ci sia un reale dolore organico.
In casi gravi diverse sono le persone che convertono e scaricano queste emozioni su parti del corpo psichicamente significative per il soggetto e per la sua storia.
E allora come umoristicamente diceva il giovane Vip di cui sopra entra in gioco la psiche .
Non vorrei annoiare i lettori o essere io stesso plateale, ma spesso diversi individui hanno manifestato il loro malessere col corpo.
Alcuni in maniera più visibile, altri in una forma più velata, ma forse più interessante e affascinante per un “addetto ai lavori”.
In letteratura si parla spesso di cecità isterica.
Questa gente non riesce a vedere bene - in misura più o meno grave. Ricordo che giunse all’osservazione psicologica del nostro servizio un adolescente con problemi visivi (mandato dal reparto oculistico).
Non sempre però si accetta che i problemi obiettivi possono avere una causa “interiore” e allora sovente o si abbandona l’ indagine psicologica ritenuta come offensiva, o si cercano altre soluzioni che possono dare l’illusione di una via d’uscita.
Capita anche che alcuni soggetti, avendo avuto come indicazione un’indagine “interiore” da centri di eccellenza italiani, poi non accettando ciò che e stato loro suggerito, si rivolgano a privati che propongono soluzioni a volte purtroppo dannose.
Dr. Francesco Giovannozzi, Psicologo Psicoterapeuta.







