Teresa Girolami

Teresa Girolami

Teresa Girolami è laureata in Materie letterarie e Teologia. Ha pubblicato vari testi, fra cui: "Pellegrinaggio del cuore" (Ed. Piemme); "I Fiammiferi di Maria - La Madre di Dio in prosa e poesia"; "Tenerezza Scalza - Natura di donna"; co-autrice di "Dialogo e Solstizio".

Gen 29, 2026

Martirio donato

Pubblicato in Aforisma

L’evangelista Marco illustra le circostanze del martirio del Battista.

Erode voleva far uccidere Giovanni per il timore di rivolte, e  perché gli rimproverava i suoi illeciti.

Ma temeva la folla, che lo considerava un profeta.

Il tema della persecuzione abbinata al favore del popolo per l’uomo di Dio è presente pure in san Francesco.

Nelle Fonti leggiamo:

"Poiché l’araldo di Cristo era famoso per questi e molti altri prodigi, la gente prestava attenzione alle sue parole, come se parlasse un Angelo del Signore.

Infatti la prerogativa delle virtù eccelse, lo spirito di profezia, la potenza taumaturgica, la missione di predicare venuta dal cielo, l’obbedienza delle creature prive di ragione, le repentine conversioni dei cuori operate dall’ascolto della sua parola, la scienza infusa dallo Spirito Santo e superiore all’umana dottrina, l’autorizzazione a predicare concessa dal Sommo Pontefice per rivelazione divina, come pure la Regola, che definisce la forma della predicazione, confermata dallo stesso Vicario di Cristo e, infine, i segni del Sommo Re impressi come un sigillo nel suo corpo, sono come dieci testimonianze per tutto il mondo e confermano senza ombra di dubbio che Francesco, l’araldo di Cristo, è degno di venerazione per la missione ricevuta, autentico nella dottrina insegnata, ammirabile per la santità e che, perciò, egli ha predicato il Vangelo di Cristo come un vero inviato di Dio” (FF 1221).

Per questo incontrò anche lui persecuzione.

Ma ai suoi frati, nella Regola non bollata, ricorda:

"E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo.

E per il  suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore:

«Colui che perderà l’anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna» " (FF 45).

Francesco sacrificò sull’altare della carità e povertà tutto di sé per il Regno, lasciando a tutti un fulgido esempio.

 

«E subito il re mandata una guardia, ordinò di portare la testa di lui, e andò a decapitarlo nella prigione» (Mc 6,27)

 

 

Venerdì 4.a sett. T.O.  (Mc 6,14-29)

Nella Regola bollata (1223) Francesco d’Assisi scrive ai suoi frati:

«In qualunque casa entreranno dicano, prima di tutto: Pace a questa casa; e, secondo il santo Vangelo, è loro lecito mangiare di tutti i cibi che saranno loro presentati» (FF 86).

Un comportamento povero, essenziale, adatto alle circostanze, senza pretese.

Stile che riguarda pure il singolare equipaggiamento del percorso:

«E ordinò loro di non prendere nulla per via se non un bastone soltanto, né pane né bisaccia né rame per la cintura, ma calzati i sandali di non indossare due tuniche» (Mc 6,8-9).

Tutto questo costituiva "il corredo del pellegrino" per amore di Cristo e della sua Parola onnipotente.

Per sé e per i suoi primi compagni, Francesco si era molto interrogato su come seguire il Vangelo.

Un giorno, entrò nella chiesa di S. Pietro, ove si leggeva il brano relativo al mandato affidato agli Apostoli.

"Dopo la Messa, pregò il sacerdote di spiegargli il passo*. Il sacerdote glielo commentò punto per punto, e Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane […] ma soltanto predicare il Regno di Dio […] subito, esultante di Spirito Santo, esclamò:

«Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!»" (FF 356).

E senza indugio alcuno, pieno di gioia, si apprestò a realizzare il salutare ammonimento e tutti gli insegnamenti uditi.

Continuano le Fonti:

"Egli infatti non era mai stato un ascoltatore sordo del Vangelo, ma, affidando ad una encomiabile memoria tutto quello che ascoltava, cercava con ogni diligenza di eseguirlo alla lettera” (FF 357).

Da allora, con grande fervore, Francesco cominciò a predicare la penitenza, edificando tutti con la  semplicità ed efficacia della sua parola e la magnificenza del suo cuore.

Iniziò la sua predicazione proprio nella chiesa di S. Giorgio, in cui ebbe i primi rudimenti del latino e dell’insegnamento religioso, dove aveva imparato a leggere e dove ebbe, in seguito, la sua prima sepoltura.

Povero, iniziò a seminare la Buona Novell; scarno di ogni cosa.

E nudo si donò alla lieta Notizia fino alla fine della vita.

 

  • Il fatto può essere accaduto o il 12 ottobre (festa di S. Luca) o il 24 febbraio 1209 (festa di S. Mattia), nei quali giorni si legge, appunto, il Vangelo della missione degli Apostoli.

 

 

Giovedì 4.a sett.T.O.  (Mc 6,7-13)

Gen 27, 2026

Altra visione, nel dileggio

Pubblicato in Aforisma

Nel cap.6 del Vangelo di Marco si evidenzia il rifiuto di Gesù da parte degli abitanti di Nazareth.

Il Signore è meravigliato dell’incredulità riscontrata nella sua patria e del disprezzo riservatogli, tanto da non potervi operare alcun prodigio.

Come Gesù, così il suo discepolo. Sulle orme di Cristo, anche Francesco d’Assisi vorrebbe che la gente del suo tempo fosse stata edificatrice e corifea di altri sogni. Ma nella sua vita incontra (e con lui i suoi frati) uomini in cui abita spesso l’incapacità di riconoscere la cifra del divino nell’umano.

Una durezza che va a braccetto con quel disprezzo del profetico e che tende ad annullare quanto di rivoluzionario c’è nello spirito del Poverello: l’intuizione felice della valorizzazione della persona.

Troviamo nelle Fonti autorevoli sorgenti:

“Se Guido [un benefattore] li trattava con tanto riguardo, altri invece li coprivano di disprezzo. Gente di alta e modesta condizione li dileggiava e malmenava, fino a togliere loro di dosso i miserabili indumenti.

I servi di Dio restavano nudi poiché, secondo l’ideale evangelico, non portavano che quel solo vestito, e inoltre non chiedevano la restituzione di ciò che loro veniva portato via […]

Certuni gettavano loro addosso il fango; altri mettevano dei dadi nelle loro mani, invitandoli a giocare; altri ancora, afferrandoli da dietro per il cappuccio, se li trascinavano sospesi sul dorso.

Queste e altre cattiverie del genere venivano loro inflitte, poiché erano ritenuti degli esseri così meschini, da poterli strapazzare a piacimento.

Insieme con la fame e la sete, con il freddo e la nudità, pativano tribolazioni e sofferenze d’ogni sorta.

Ma tutto sopportavano con imperturbabile pazienza, secondo l’ammonizione di Francesco” (FF 1444).

 

«Non c’è profeta disprezzato se non nella sua patria e tra i suoi parenti e nella sua casa» (Mc 6,4)

 

 

Mercoledì 4.a sett. T.O.  (Mc 6,1-6)

La Liturgia ci dona il racconto della guarigione dell’emorroissa, una povera donna malata - e la rianimazione della figlia di Giairo, capo della sinagoga.

Il denominatore comune di questi episodi è la fiducia sincera che il Signore chiede e trova in alcune persone.

 

Animato da indomita Fede, Francesco divenuto Alter Christus ebbe dal Signore l’Energia Divina per la guarigione, testimoniando che Dio era in lui e con lui.

Già in vita compì molti prodigi: ad esempio, quello avvenuto a Nardi. Una donna riacquistò la vista nel momento in cui Francesco fece il segno della croce. 

Oppure quello che ritrae Francesco in pena per un frate colpito da epilessia. Si recò da lui e, dopo averlo benedetto, lo guarì. 

Nel processo di canonizzazione sono stati riconosciuti dalle Autorità più di 40 miracoli.

Ne riportiamo uno, tratto dalle Fonti e relativo a dopo la sua morte.

“Il figlioletto appena settenne d’un notaio di Roma, si era messo in testa, come usano i bambini, di seguire la mamma che stava andando alla chiesa di S. Marco.

Siccome la mamma lo aveva costretto a restare a casa, si buttò dalla finestra del palazzo […] La madre, vedendo che aveva improvvisamente perduto il figlio […] incominciò a straziarsi con le proprie mani […]

Ma un frate dell’Ordine dei Minori, di nome Rao, che si stava recando in quel luogo a predicare, si avvicinò al bambino e poi, pieno di fede, disse al padre:

«Credi tu che Francesco, il santo di Dio, può risuscitare dai morti tuo figlio, in forza di quell’amore che ha sempre avuto verso Gesù Cristo, morto in croce per ridare la vita agli uomini?».

Il padre rispose che lo credeva fermamente. Quel frate si prostrò in orazione con il frate suo compagno e incitò tutti i presenti a pregare.

Come fu terminata la preghiera, il bambino incominciò a sbadigliare un poco, aprì gli occhi e sollevò le braccia, finalmente si alzò da solo e subito, alla presenza di tutti, si mise a camminare, sano e salvo, restituito alla vita e, insieme, alla salvezza per la mirabile potenza del Santo” (FF 1266).

 

Preghiera di Francesco davanti al Crocifisso (FF 276).

 

«Altissimo glorioso Dio,

illumina le tenebre de lo core mio.

Et dame fede dricta 

speranza certa e carità perfecta,

senno e cognoscemento,

Signore,

che faccia lo tuo santo e verace comandamento.

Amen».

 

 

Martedì 4.a sett. T.O.  (Mc 5,21-43)

Il passo di Lc narra della Presentazione di Gesù al Tempio - quale Luce autentica delle nazioni e salvezza dei popoli, rivelata alle moltitudini.

Raccontano le Fonti che Francesco aveva, fra l’altro, uno straordinario riguardo per le lucerne, lampade e candele, e non voleva mai spegnerne di sua mano lo splendore, perché simbolo della Luce eterna.

Parimenti Chiara, in una lettera alla Beata Agnese da Praga:

«E poiché questa visione di Lui è splendore dell’eterna gloria, chiarore della luce perenne e specchio senza macchia, ogni giorno porta l’anima tua, o regina, sposa di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto […]» (FF 2902).

Il Santo, uomo fatto preghiera, sempre riceveva dallo Spirito del Signore che lo guidava, tutta la luce necessaria per essere scrutatore di coscienze, smantellatore di pseudo verità.

Infatti, l’episodio che riprendiamo sempre dalle Fonti, lo attesta:

“C’era un frate, a giudicare dal di fuori più che santo.

I confratelli parlarono a lungo di lui a Francesco, che era di passaggio.

Ma il Poverello rispose così alle loro lodi:

«Smettetela, fratelli, di lodarmi in costui le finzioni del diavolo. Sappiate che si tratta di tentazione diabolica e d’inganno fraudolento».

Male accolsero i frati questa risposta: secondo loro era impossibile che la falsità e la frode potessero imbellettarsi sotto tanti indizi di perfezione.

Ma, di lì a non molti giorni, quando quel tale se ne andò dall’Ordine, fu ben chiaro a tutti che l’uomo di Dio aveva letto, col suo sguardo luminoso, nell’intimo segreto di quel cuore.

Era questo il modo in cui egli prevedeva infallibilmente anche la caduta di tanti, che sembravano star dritti; come pure la conversione a Cristo di molti peccatori.

Perciò sembrava che egli contemplasse ormai da vicino lo specchio della luce eterna, nel cui mirabile splendore l’occhio del suo spirito poteva vedere le cose fisicamente lontane come se fossero presenti" (FF 1198).

Francesco aveva incontrato la Luce nella sua esistenza, ne era stato compenetrato al punto da divenire, in Cristo, lui stesso "segno" per molti.

 

«Ecco, questi è posto a rovina e risurrezione di molti in Israele e a segno contraddetto […] affinché siano rivelati da molti cuori i pensieri» (Lc 2,34-35)

 

 

2 febbraio, Presentazione del Signore (Lc 2,22-40)

In questa domenica la liturgia propone lo splendido brano delle Beatitudini di Matteo.

Il passo inizia con quella della povertà in spirito e conclude con la beatitudine dei perseguitati, di quanti cioè vogliono vivere il Vangelo e l’amore sino in fondo.

Per Francesco e Chiara d’Assisi l’umiltà del cuore, la povertà interiore ed esteriore costituiva la chiave di volta di tutte le altre beatitudini, identikit di Gesù e di ogni discepolo che vuole camminare sulle sue orme.

Incantevole è un passo del «Sacrum Commercium» (operetta allegorica di autore ignoto) contenuto nelle Fonti e che qui riportiamo, a riguardo della  povertà.

«Così, innamorato della tua bellezza, il Figlio dell’Altissimo Padre a te sola si unì strettamente nel mondo e ti conobbe per prova fedelissima in ogni cosa.

Prima ancora che dallo splendore della sua patria Egli venisse sulla terra, tu gli preparasti un’abitazione degna, un trono su cui assidersi e un talamo dove riposare, cioè la Vergine poverissima, dalla quale Egli nacque a risplendere su questo mondo.

A lui appena nato con sollecitudine corresti incontro, perché egli trovasse in te, e non nelle mollezze, un posto che gli fosse gradito.

Fu deposto, dice l’evangelista, in una mangiatoia, perché non c’era posto per lui nell’albergo.

Allo stesso modo, senza mai separarti da lui, l’hai sempre accompagnato, tanto che in tutta la sua vita, quando apparve sulla terra e visse fra gli uomini, mentre le volpi avevano le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, egli però non aveva dove posare il capo.

E in seguito quando egli, che un tempo aveva dischiuso la bocca dei profeti, aprì la sua bocca per insegnare, te per prima volle lodare, te per prima esaltò con le parole: Beati i poveri in ispirito, perché di essi è il Regno dei cieli» (FF 1977).

Francesco poi, nelle sue Ammonizioni, fra l’altro esalta il cuore puro, appunto povero, quando dice:

«Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio. Veramente puri di cuore sono coloro che disdegnano le cose terrene e cercano le cose celesti, e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio, vivo e vero, con cuore e animo puro» (FF 165).

Gli fa eco Chiara, nel suo Testamento:

«Se vivremo secondo la predetta forma di vita, lasceremo alle altre un nobile esempio e, attraverso una fatica di brevissima durata, ci guadagneremo il palio della beatitudine eterna» (FF 2830).

 

«Beati i poveri per lo Spirito poiché di essi è il Regno dei cieli» (Mt 5,3)

 

 

4.a domenica T.O. A  (Mt 5,12a)

Gen 23, 2026

«Chi è costui?»

Pubblicato in Aforisma

In questo brano del Vangelo di Marco viene narrato l’episodio della tempesta sedata dal Signore della storia e della gloria.

Gesù comanda ai venti e dice al mare: «Taci, sta’ zitto!» (Mc 4,39) e, dinanzi alla paura dei suoi, chiama in causa la loro fede.

Francesco, Araldo del Vangelo, dopo pochi anni dalla sua conversione, guidato dallo Spirito che spinge la vela dell’esistenza umana, desiderava morire per Cristo nell’annuncio della Parola, oltremare.

L’incontro con Gesù lo avevo reso coraggioso e tenace, tanto da esortare i suoi stessi frati ad abbandonare ogni timore navigando nei marosi del mondo.

Interessante è fermarsi a meditare su un brano riportato dalle Fonti e che ritrae Francesco nell’esperienza dei venti contrari.

"A sei anni dalla sua conversione, infiammato dal desiderio del martirio, decise di passare il mare e recarsi nelle parti della Siria, per predicare la fede cristiana e la penitenza ai saraceni e agli altri infedeli.

Ma la nave su cui si era imbarcato, per raggiungere quel paese, fu costretto dai venti contrari a sbarcare dalle parti della Schiavonia.

Vi rimase per qualche tempo; ma poi, non riuscendo a trovare una nave che andasse nei paesi d’oltremare, defraudato nel suo desiderio, pregò alcuni marinai, diretti ad Ancona, di prenderlo con sé, per amore di Dio. Ne ebbe un netto rifiuto, perché non aveva il denaro necessario.

Allora l’uomo di Dio, riponendo tutta la sua fiducia nella bontà del Signore, salì ugualmente, di nascosto, sulla nave, col suo compagno.

Si presentò un tale - certo mandato da Dio in soccorso del suo poverello - portando con sé il vitto necessario.

Chiamò uno dei marinai, che aveva timor di Dio, e gli parlò così: «Tutta questa roba tienila per i poveri frati che sono nascosti sulla nave: gliela darai quando ne avranno bisogno».

Se non che, capitò che, per la violenza, i marinai, per moltissimi giorni, non poterono sbarcare e così consumarono tutte le provviste.

Era rimasto solo il cibo offerto in elemosina, dall’alto, a Francesco poverello.

Era molto scarso, in verità; ma la potenza divina lo moltiplicò in modo tale che bastò per soddisfare pienamente le necessità di tutti, per tutti quei giorni di tempesta, finché poterono raggiungere il porto di Ancona.

I marinai, vedendo che erano scampati molte volte alla morte, per i meriti del servo di Dio, resero grazie a Dio onnipotente, che si mostra sempre mirabile e amabile nei suoi amici e nei suoi servi.

Ben a ragione, perché avevano provato da vicino gli spaventosi pericoli del mare e avevano visto le ammirabili opere di Dio nelle acque profonde" (FF 1170).

Leggiamo ancora del Poverello:

"Lasciato il mare, incominciò a pellegrinare sulla terra spargendovi il seme della salvezza e raccogliendo una messe abbondante di buoni frutti" (FF 1171).

“Confortandosi nel Signore, pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: infatti anche se dovessi  camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me" (FF 1172).

La sua fede nel Cristo gli faceva superare ogni timore, dormendo a poppa delle situazioni incresciose, sapendo in Chi aveva posto ogni speranza.

 

«Perché siete paurosi? Non avete ancora Fede?»

 

 

Sabato 3.a sett.T.O.  (Mc 4,35-41)

Gesù narra parabole sul Regno di Dio, prendendo lo spunto dagli elementi della natura: seme, spiga, granello di senape e altro.

Con agganci naturali e reali spiega la fisionomia del Regno.

Francesco e Chiara d’Assisi sono stati due granelli di senapa che crescendo nell’umiltà e nascondimento sono divenuti alberi talmente grandi che sui loro rami hanno trovato riparo molteplici creature.

Nello specifico, di Chiara così parla la  Bolla papale di canonizzazione ‘Clara Claris praeclara’:

«Questo fu l’albero alto, proteso verso il cielo, dai rami dilatati, che nel campo della Chiesa produsse soavi frutti […] e alla cui ombra piacevole e amena molte seguaci accorsero da ogni parte, e tuttora accorrono per gustarne i frutti» (FF 3294).

Il Regno di Dio trova sviluppo in queste singolari metafore di cui il Povero d’Assisi e Chiara reclusa sono testimonianze plastiche e concrete.

Ma pure Francesco, come Gesù, parlava ai suoi frati in parabole. Le Fonti lo attestano in vari passi.

Quando voleva far intendere loro il cammino che li attendeva per accogliere il Regno di Dio, richiamava alla mente varie parabole, attraversate dal tessuto evangelico.

Ne ricordiamo una fra le tante, con le quali annunciava la Parola che il Signore gli affidava.

Presentandosi al Papa Gesù gli aveva fatto comprendere come doveva esprimersi.

"Egli, infatti, raccontò al Pontefice come Dio gliel’aveva suggerita, la parabola di un ricco re che con gran gioia aveva sposato una donna bella e povera e ne aveva avuto dei figli che avevano la stessa fisionomia del re, loro padre e che, perciò, vennero allevati alla mensa stessa del re.

Diede, poi, l’interpretazione della parabola, giungendo a questa conclusione:

«Non c’è da temere che muoiano di fame i figli ed eredi dell’eterno Re; perché essi, a somiglianza di Cristo, sono nati da una madre povera, per virtù dello Spirito Santo e sono stati generati, per virtù dello spirito di povertà, in una religione poverella.

Se, infatti, il Re del cielo promette ai suoi imitatori il Regno eterno, quanto più provvederà per loro quelle cose che elargisce senza distinzione ai buoni e ai cattivi».

Il Vicario di Cristo ascoltò attentamente questa parabola e la sua interpretazione e, pieno di meraviglia, riconobbe senza ombra di dubbio che, in quell’uomo, aveva parlato Cristo.

Ma si sentì rassicurato anche da una visione, da lui avuta in quella circostanza, nella quale lo Spirito di Dio gli aveva mostrato la missione a cui Francesco era destinato.

Infatti, come egli raccontò, in sogno vedeva che la Basilica del Laterano ormai stava per rovinare e che, un uomo poverello, piccolo e di aspetto spregevole, la sosteneva, mettendoci sotto le spalle, perché non cadesse.

«Veramente - concluse il Pontefice - questi è colui che con la sua opera e la sua dottrina sosterrà la Chiesa di Cristo» (FF1064).

"Contando sulla grazia divina e sull’autorità papale, Francesco, pieno di fiducia, si diresse verso la valle Spoletana, pronto a praticare e insegnare il Vangelo" (FF 1065).

Anche queste parabole sono la narrazione dell’avvento del Regno di Dio, la sua espansione nel chicco di senapa di Francesco e di Chiara, e i loro incredibili sviluppi.

 

«E diceva: Come paragoneremo il Regno di Dio? O in quale parabola lo metteremo? Come a un granello di senapa che quando è seminato sulla terra è più piccolo di tutti i semi sulla terra» (Mc 4,30-31)

 

 

Venerdì 3.a sett.T.O.  (Mc 4,26-34)

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Today, as on the day of our Baptism, we hear the words of Jesus addressed to us: “Ephphatha, be opened!” Open your ears. Jesus, I want to open myself to your Word; Jesus, open myself to listening to you; Jesus, heal my heart from being closed, heal my heart from haste, heal my heart from impatience (Pope Francis)
Sentiamo rivolta a noi oggi, come nel giorno del Battesimo, quella parola di Gesù: “Effatà, apriti”! Apriti le orecchie. Gesù, desidero aprirmi alla tua Parola; Gesù, aprirmi al tuo ascolto; Gesù, guarisci il mio cuore dalla chiusura, guarisci il mio cuore dalla fretta, guarisci il mio cuore dall’impazienza (Papa Francesco)
And this is the problem: when the People put down roots in the land and are the depository of the Law, they are tempted to place their security and joy in something that is no longer the Word of God: in possessions, in power, in other ‘gods’ that in reality are useless, they are idols. Of course, the Law of God remains but it is no longer the most important thing, the rule of life; rather, it becomes a camouflage, a cover-up, while life follows other paths, other rules, interests that are often forms of egoism, both individual and collective. Thus religion loses its authentic meaning, which is to live listening to God in order to do his will — that is the truth of our being — and thus we live well, in true freedom, and it is reduced to practising secondary customs which instead satisfy the human need to feel in God’s place. This is a serious threat to every religion which Jesus encountered in his time and which, unfortunately, is also to be found in Christianity. Jesus’ words against the scribes and Pharisees in today’s Gospel should therefore be food for thought for us as well (Pope Benedict)
Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre ‘divinità’ che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo. E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà - che è la verità del nostro essere - e così vivere bene, nella vera libertà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio. Ed è questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità. Perciò le parole di Gesù nel Vangelo di oggi contro gli scribi e i farisei devono far pensare anche noi (Papa Benedetto)
Salt, in the cultures of the Middle East, calls to mind several values such as the Covenant, solidarity, life and wisdom. Light is the first work of God the Creator and is a source of life; the word of God is compared to light (Pope Benedict)
Il sale, nella cultura mediorientale, evoca diversi valori quali l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce (Papa Benedetto)
Even after his failure even in Nazareth (vv.1-6) - his heralds gladly confused the Servant [who was educating them] with the victorious, sighed, respected and glorious Messiah…
Ancora dopo il suo fallimento persino a Nazareth (vv.1-6) - i suoi banditori hanno ben volentieri confuso il Servo [che li stava educando] col Messia vincitore, sospirato, rispettato e glorioso…

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