Apr 7, 2026 Scritto da 

2a Domenica di Pasqua

(1 Pt 1,3-9)

 

1Pietro 1:3 Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva,

1Pietro 1:4 per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi,

 

Pietro sa qual è la nuova realtà che è stata creata nel cristiano e che deve essere data ad ogni uomo. Essa è grazia che discende da Dio. A Dio che ci ha fatto un così grande dono deve elevarsi dal nostro cuore un inno di benedizione, di lode. L’inno di benedizione non solo è riconoscenza per il dono che Dio ci ha fatto, è anche conoscenza del dono. Chi non conosce il dono, neanche lo riconosce e quindi non benedice il Signore. La non benedizione è segno di non possesso del dono di Dio. Chi non benedice il Signore non sa cosa il Signore ha fatto di lui e per lui. Nasce dunque l’obbligo di insegnare la verità di Dio, la sua opera.

Non si può insegnare tutto questo secondo verità, se non si insegna chi è Cristo secondo verità. Ogni “diminuzione” di Cristo si fa una “diminuzione” di gloria e di benedizione nei confronti del Padre. Oggi si assiste ad un cristiano “diminuito” proprio a motivo della “diminuzione” che si è fatta di Cristo. Ma anche il Padre ne risulta “diminuito” proprio in ragione della “diminuzione” che si insegna sul Signore Gesù. Chi vuole innalzare il cristiano deve innalzare la verità di Cristo in tutto il suo splendore. Pietro tiene alta la verità di Cristo e di conseguenza tiene alta anche la verità del Padre e del cristiano.

Il Dio che Pietro benedice è il “Padre del Signore nostro Gesù Cristo”. È Padre per generazione eterna. Prima della creazione del mondo il Verbo era presso Dio ed era Dio, perché generato dal Padre nell’oggi dell’eternità. Quest’oggi è prima del tempo, è senza tempo, è eterno. Da sempre e per sempre Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre genera il Figlio, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Da sempre e per sempre questa è la vita di Dio.

Dio è benedetto a motivo della sua “grande misericordia”. La misericordia è la ricchezza dell'amore divino, del suo cuore ricco di compassione e di pietà, che sono rivolte verso l'uomo. Da una parte c’è Dio che ha tutto, dall’altra c’è l’uomo che è spoglio, privo di ogni bene. Dio si piega su quest’uomo e lo ricolma di grazia.

La grande misericordia di Dio è rigenerazione, nuova nascita, nuova vita, nuova vocazione. Questi doni divini ci sono dati “mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti”. Il Padre ha risuscitato Cristo Suo Figlio. Ha dato una vita nuova al suo corpo. Questa vita nuova viene concessa ad ogni cristiano. Ogni cristiano è avvolto dalla novità di Cristo, ovvero dalla sua risurrezione a vita nuova in Cristo Gesù. Il cristiano è morto a ciò che era prima, è nato alla vita nuova che si vive in Gesù Risorto.

In Cristo siamo stati generati per una speranza viva: questa speranza è la vita eterna che già inizia in questo mondo. Il cristiano è colui che porta nella sua vita i segni della risurrezione di Cristo, è colui che può vivere da risorto insieme a Cristo già su questa terra. Il cristiano può liberarsi dal peccato. Il cristiano può vivere di verità, di carità, di giustizia, di libertà. Il cristiano può essere nel mondo senza appartenere al mondo. È questa la speranza viva. È speranza viva perché attinge la sua vita nella risurrezione di Gesù che opera in lui. Dove non c’è la risurrezione di Cristo che opera, ogni speranza è morta. La speranza viva è un albero verde che produce frutti per ogni stagione. La speranza morta è albero secco, serve solo per essere gettato nel fuoco.

“Per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi”. La risurrezione di Cristo non esaurisce i suoi frutti su questa terra e la speranza viva alimentata in noi non finisce con la nostra morte. Il cristiano non pone la speranza nelle cose del mondo per il tempo presente. La speranza del cristiano è di essere chiamato ad una eredità eterna. Tutte le eredità di questo mondo si corrompono, marciscono, si macchiano, vengono travolte dal tempo e dalla storia. È sufficiente osservare ciò che avviene attorno a noi per renderci conto che tutto passa. Su niente l’uomo può confidare, su niente può sperare, niente attendere dalla terra e dalla storia. Ciò che la storia crea, la storia anche distrugge e ciò che l'uomo fa, l’uomo anche porta alla rovina. L’eredità invece cui ci chiama il Signore è eterna, non finisce, non diminuisce, anzi si può rendere sempre più grande.

Questa eredità non è conservata per noi sulla terra, ma nei cieli. Dio attende di consegnarcela tutta. Per questa eredità vale proprio la pena perdere tutto, ogni cosa, anche la nostra vita. Per questa eredità dobbiamo essere disposti anche ad andare in croce, come Cristo. A che serve conservarci il corpo per qualche giorno e poi perdere corpo e anima nel fuoco eterno? A che serve avere un momento di eredità del mondo, quando poi il mondo si riprende l’eredità e la nostra stessa anima? A che serve vendersi Cristo per trenta monete d’argento, quando poi la storia si prende le trenta monete e anche l’anima? Questo è il servizio che ci rende la storia. Ci dona il niente per un istante: il tempo di contemplarlo con gli occhi e poi ci deruba del nostro bene eterno. Dio invece no! Ci chiede il niente della storia, che poi è anche suo, per donarci il tutto di Sé e del Suo Regno eterno. 

 

 

 

https://www.movimentoapostolico.org/formazione/parola-commentata/nuovo-testamento/27-prima-lettera-pietro.pdf

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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169 Ultima modifica il Martedì, 07 Aprile 2026 20:41
Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Divisions among Christians, while they wound the Church, wound Christ; and divided, we cause a wound to Christ: the Church is indeed the body of which Christ is the Head (Pope Francis)
Le divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo, e noi divisi provochiamo una ferita a Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è capo (Papa Francesco)
The glorification that Jesus asks for himself as High Priest, is the entry into full obedience to the Father, an obedience that leads to his fullest filial condition [Pope Benedict]
La glorificazione che Gesù chiede per se stesso, quale Sommo Sacerdote, è l'ingresso nella piena obbedienza al Padre, un'obbedienza che lo conduce alla sua più piena condizione filiale [Papa Benedetto]
All this helps us not to let our guard down before the depths of iniquity, before the mockery of the wicked. In these situations of weariness, the Lord says to us: “Have courage! I have overcome the world!” (Jn 16:33). The word of God gives us strength [Pope Francis]
Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell’iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). E questa parola ci darà forza [Papa Francesco]
It does not mean that the Lord has departed to some place far from people and from the world. Christ's Ascension is not a journey into space toward the most remote stars […] Christ's Ascension means that he no longer belongs to the world of corruption and death that conditions our life. It means that he belongs entirely to God (Pope Benedict)
Non vuol dirci che il Signore se ne è andato in qualche luogo lontano dagli uomini e dal mondo. L’Ascensione di Cristo non è un viaggio nello spazio verso gli astri più remoti […] L’Ascensione di Cristo significa che Egli non appartiene più al mondo della corruzione e della morte che condiziona la nostra vita. Significa che Egli appartiene completamente a Dio (Papa Benedetto)
«When the servant of God is troubled, as it happens, by something, he must get up immediately to pray, and persevere before the Supreme Father until he restores to him the joy of his salvation. Because if it remains in sadness, that Babylonian evil will grow and, in the end, will generate in the heart an indelible rust, if it is not removed with tears» (St Francis of Assisi, FS 709)
«Il servo di Dio quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime» (san Francesco d’Assisi, FF 709)
Wherever people want to set themselves up as God they cannot but set themselves against each other. Instead, wherever they place themselves in the Lord’s truth they are open to the action of his Spirit who sustains and unites them (Pope Benedict
Dove gli uomini vogliono farsi Dio, possono solo mettersi l’uno contro l’altro. Dove invece si pongono nella verità del Signore, si aprono all’azione del suo Spirito che li sostiene e li unisce (Papa Benedetto)
But our understanding is limited: thus, the Spirit's mission is to introduce the Church, in an ever new way from generation to generation, into the greatness of Christ's mystery (Pope Benedict)

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don Giuseppe Nespeca

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