Mar 30, 2026 Scritto da 

Pasqua di Risurrezione

Pasqua, «Risurrezione del Signore»

Mt 26,14 - 27,66  [5 aprile 2026]

(Col 3:1-4)

 

Colossesi 3:1 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio;

Colossesi 3:2 pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra.

Colossesi 3:3 Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!

Colossesi 3:4 Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.

 

“Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio”. San Paolo esorta i cristiani a vivere intensamente la loro nuova vita. Il cristiano è invitato a realizzare concretamente, nella vita di ogni giorno, il mistero che si è compiuto in lui il giorno in cui è stato battezzato in Cristo. Quel giorno veramente lui è risorto a vita nuova con Cristo, veramente è stato avvolto dalla gloria della risurrezione, veramente con Cristo è stato portato nel cielo, perché spiritualmente e sacramentalmente lui è nel cielo. Il cristiano è corpo di Cristo e il corpo di Cristo è nel cielo, assiso alla destra di Dio; dunque anche il cristiano è assiso alla destra di Dio. In Cristo risorto, anche il cristiano ha già compiuto la sua traversata da questa riva alla riva del cielo.

Questa è la sua nuova realtà. Se è nel cielo, se è assiso alla destra di Dio, è nata una spiritualità nuova per lui: non deve più cercare le cose della terra, deve cercare le cose del cielo. Ma con il suo corpo di carne egli è ancora sulla terra. È sulla terra ma per cercare le cose del cielo, le cose di Dio. Sulla terra egli è come uno spigolatore. Lo spigolatore è in un campo mietuto. C’è molta paglia, ci sono poche spighe. Lui deve essere capace di raccogliere tutte le spighe, lasciando la paglia sul campo. La paglia non lo nutre, il buon grano sì che lo nutre. Se lui raccoglie paglia invece di spighe, fa un lavoro vano. Così dicasi del cristiano. Egli è sulla terra: ci sono le cose che non appartengono al cielo, ma ci sono anche quelle che manifestano e rivelano il cielo. Lui deve essere capace di scartare, lasciare, abbandonare tutto ciò che non rivela il cielo, anzi allontana dal cielo, per dedicarsi solo alle cose che sono del cielo, che fanno discendere il cielo sulla terra, perché portano in questo mondo la verità, la giustizia, la carità, e ogni altra virtù celeste.

“Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra”. Le “cose di lassù” sono la volontà di Dio, le cose della terra sono invece la volontà degli uomini. Il cristiano deve camminare in mezzo alla tentazione. Da un lato ci sono gli interessi di Cristo, e che sono l’edificazione del regno di Dio e della sua giustizia. Dall’altro lato ci sono i pensieri dell’uomo, diametralmente opposti ai pensieri di Cristo. Chi si lascia conquistare dai pensieri dell'uomo dimentica il cielo. Come fare e come operare per non pensare alle cose della terra ma a quelle di lassù? Bisogna avere prima di tutto un sano discernimento tra le cose del cielo e le cose della terra. Chi non separa, non discerne, non distingue, vive in perenne confusione. Fa le cose della terra pensando che siano cose del cielo, fa le cose del cielo come se fossero le cose della terra. Fatta la dovuta distinzione, occorre operare la morte al peccato e la risurrezione alla vita della verità, aiutati in questo dalla grazia di Dio, che bisogna attingere ogni giorno nella preghiera quotidiana, innalzata a Dio senza interruzione, nella consapevolezza che l’uomo vive avvolto dalle cose del mondo, e se trascura lo scopo per cui vive, immediatamente si lascia attrarre dalla terra, dimenticando il cielo.

“Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio”! San Paolo dà ora la ragione profonda che deve sempre animare il cristiano nella continua ricerca delle cose del cielo. La terra ci apparterebbe se noi fossimo ancora in vita. In realtà tutto ciò che appartiene alla terra, non appartiene più al cristiano, perché egli è realmente morto nel corpo di Cristo. Se è morto, se è stato trasformato in corpo di gloria, non può più nutrirsi delle cose della terra. Lui ha cambiato natura, è un altro uomo, non è più quello che è nato secondo Adamo. Ora è nato secondo Cristo. Come Cristo non appartiene più alla terra, così il cristiano non può più appartenere alla terra.

Questa è realtà misterica. La nostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio. Quella che viviamo nel nostro corpo dovrebbe essere solo una vita apparente, una vita cioè che appare, ma che non è la vera vita, perché la vera vita del cristiano è quella che egli vive nel suo spirito. La vera vita del cristiano è quella che è in Dio nascosta con Cristo. È nascosta perché è una vita da risorti con Cristo. Vive questa vita nel suo corpo di carne ma solo come via per rivestire totalmente Cristo, come momento in cui egli tende verso il cielo, fino al completamento in lui della perfetta realizzazione di Cristo. Questa che il cristiano vive nella carne è solo una vita temporanea, di qualche istante. La vive perché ancora manca qualcosa alla completa realizzazione di Cristo in lui. Deve per questo operare come lo spigolatore. Egli deve solo prendere ciò che nutre il suo spirito che è stato ricreato e rinnovato in Cristo Gesù. Questa è la vocazione del cristiano, la sua missione sulla terra. Ma se lui non si pensa uomo nuovo in Cristo, tutto sarà alla fine inutile. Tutto si rivelerà cosa vana. Non vale allora dare qualche principio di sana moralità. Il cristiano non è uno che deve vivere per la realizzazione di qualche principio morale. Il cristiano deve vivere per portare a compimento sulla terra il mistero che già si è compiuto per lui in Cristo. Egli deve vivere la sua nuova, vera vita; deve abbandonare la sua vita apparente; anzi deve fare di questa vita apparente una scala per raggiungere la vera vita che è nascosta con Cristo in Dio. Questa è la vera vocazione del cristiano e questo il lavoro quotidiano che deve svolgere.

“Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria”. Il cristiano vive ora il tempo della fede e non della visione. Se potesse vedere quanto Cristo ha operato in lui con il suo Santo Spirito il giorno del battesimo, egli rimarrebbe senza fiato, non crederebbe ai suoi occhi. Il mistero che si è creato nel battesimo è così alto, così profondo, così largo, da lasciarci strabiliati, se il Signore dovesse manifestarlo ai nostri occhi. Ma questa grazia è difficile che si possa realizzare. Dobbiamo andare a Dio per fede. Dobbiamo fidarci di Lui, dobbiamo fare della sua Parola l’unica certezza della nostra vita.

Il cristiano vede con gli occhi della carne le falsità che lo avvolgono e lo tentano; non vede con gli occhi del suo spirito le verità invisibili che dovrebbero invece attrarlo verso Dio. Quando il cristiano uscirà da questo mondo di illusione? Quando si manifesterà a lui la vera vita che egli ha già indossato il giorno del suo battesimo e che è ora nascosta con Cristo in Dio? Per San Paolo tutto si compirà il giorno della risurrezione gloriosa nell’ultimo giorno. In quel giorno avremo tutta la visione della gloria e solo allora capiremo tutto il mistero del battesimo. Ora dobbiamo solo camminare alla luce della fede, fidarci totalmente di Cristo. Ora è il tempo dell’ubbidienza e della ricerca delle cose che sono del cielo. Se attraverso la fede cerchiamo le cose di lassù, noi a poco a poco gusteremo, senza però poterlo vedere, il mistero del nostro battesimo. Lo contempleremo con gli occhi del nostro spirito, lo ameremo, lo realizzeremo. Una cosa deve essere certa: questo è il mondo delle apparenze, delle vanità, delle tenebre, dell’inganno, della tentazione. Rivestirà la gloria di Cristo nel regno dei cieli, chi avrà passato attraverso questo mondo vincendo il male e cercando le cose di lassù. 

 

 

 Argentino Quintavalle, autore dei libri 

- Apocalisse commento esegetico 

- L'Apostolo Paolo e i giudaizzanti – Legge o Vangelo?

  • Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo nel mistero trinitario
  • Il discorso profetico di Gesù (Matteo 24-25)
  • Tutte le generazioni mi chiameranno beata
  •  Cattolici e Protestanti a confronto – In difesa della fede
  •  La Chiesa e Israele secondo San Paolo – Romani 9-11

 

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Argentino Quintavalle

Argentino Quintavalle è studioso biblico ed esperto in Protestantesimo e Giudaismo. Autore del libro “Apocalisse - commento esegetico” (disponibile su Amazon) e specializzato in catechesi per protestanti che desiderano tornare nella Chiesa Cattolica.

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Whoever is inscribed in God's name participates in God's life, and lives. Therefore to believe is to be inscribed in the name of God. Thus we are alive. Whoever has a share in God's name is not dead but rather belongs to the living God. In this sense we should be able to understand the dynamism of faith, which entails enrolling our names in the name of God and in this way entering into life [Pope Benedict]
Chi è scritto nel nome di Dio partecipa alla vita di Dio, vive. E così credere è essere iscritti nel nome di Dio. E così siamo vivi. Chi appartiene al nome di Dio non è un morto, appartiene al Dio vivente. In questo senso dovremmo capire il dinamismo della fede, che è un iscrivere il nostro nome nel nome di Dio e così un entrare nella vita [Papa Benedetto]
As sometimes happens in the Gospel, faced with the trap set for him by his enemies, Jesus, with his response, rises above the contingent controversy and goes far beyond the particular and mutually divergent positions (John Paul II)
Come talora accade nel Vangelo, di fronte al tranello mossogli dai suoi nemici, Gesù, con la sua risposta, s’innalza al di sopra della polemica contingente e va ben oltre le posizioni particolari e tra loro divergenti (Giovanni Paolo II)
This Name clearly expresses that the God of the Bible is not some kind of monad closed in on itself and satisfied with his own self-sufficiency but he is life that wants to communicate itself, openness, relationship [Pope Benedict]
Questo nome esprime dunque chiaramente che il Dio della Bibbia non è una sorta di monade chiusa in se stessa e soddisfatta della propria autosufficienza, ma è vita che vuole comunicarsi, è apertura, relazione [Papa Benedetto]
There, however, in the place that should have been taken up by the encounter between God and man, he found livestock merchants and money-changers who occupied this place of prayer with their commerce […] In the temple's purification, however, it was a matter of more than fighting abuses. A new time in history was foretold (Pope Benedict)
Ma là dove doveva esservi lo spazio dell’incontro tra Dio e l’uomo, Egli trova commercianti di bestiame e cambiavalute che occupano con i loro affari il luogo di preghiera […] Nella purificazione del tempio, però, si tratta di più che della lotta agli abusi. È preconizzata una nuova ora della storia (Papa Benedetto)
«Ask Jesus for the grace to follow him closely», so as not to leave him alone, thus overcoming the temptations of looking at ourselves to «share the cake» of personal interests [Pope Francis]
«Chiedere a Gesù la grazia di seguirlo da vicino», per non lasciarlo solo, superando così le tentazioni di guardare noi stessi per «spartirsi la torta» degli interessi personali [Papa Francesco]
First, in Nazareth, he makes him grow, raises him, educates him, but then follows him: "Your mother is there" (Pope Francis)
Prima, a Nazareth, lo fa crescere, lo alleva, lo educa, ma poi lo segue: “La tua madre è lì” (Papa Francesco)
Unity is not made with glue [...] The great prayer of Jesus is to «resemble» the Father (Pope Francis)
L’Unità non si fa con la colla […] La grande preghiera di Gesù» è quella di «assomigliare» al Padre (Papa Francesco)
Divisions among Christians, while they wound the Church, wound Christ; and divided, we cause a wound to Christ: the Church is indeed the body of which Christ is the Head (Pope Francis)

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don Giuseppe Nespeca

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